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STRATEGIA DELLO SHOCK: COME IL FMI E L'UNIONE EUROPEA SVENDONO LA GRECIA AL MIGLIOR OFFERENTE

DI AGNES ROUSSEAUX
bastamag.net

E’ tempo di saldi. La più grande promozione del XXI secolo. Tutto deve sparire ! Per cercare di ridurre il suo debito, la Grecia liquida tutti i suoi beni pubblici : energia, trasporti, compagnie d’acqua, università, coste protette… il paese cade sempre più in una crisi economica senza fondo, nonostante i « piani di salvataggio » europei. Questi portano profitti in gran parte al settore finanziario, mentre per i greci l’austerità è diventata uno stile di vita. Reportage ad Atene, presso un popolo vittima del trattamento choc imposto dal «capitalismo del disastro»

« Più di un terzo della popolazione greca non ha più accesso alla sanità nazionale » stima Giorgos Vichas, cardiologo. Alla clinica autogestita di Hellinikon, in periferia d’Atene, un centinaio di medici curano gratuitamente un numero sempre crescente di pazienti. Da un anno e mezzo, 10000 persone hanno varcato le soglie di questa clinica di fortuna, installata nel mezzo di una vecchia base militare americana. A causa dei drastici tagli ai salari abbassatisi del 40% in qualche anno- anche chi ha un lavoro non ha più i mezzi per pagare le spese mediche. E gli ospedali pubblici greci mancano di medicine, specialmente per la cura del cancro.

Il settore della sanità è uno dei simboli della delinquenza dei servizi pubblici greci. In una sala di consultazione dai muri bianchi, il cardiologo snocciola storie che la dicono lunga sullo stato del paese : quella di una donna che ha appena partorito e a cui l’ospedale non vuole dare il figlio finché non paga le spese mediche. Un’altra è stata trattenuta nella sua camera d’ospedale, con una guardia davanti alla porta, perché doveva pagare 2000 euro. « Riceviamo molte persone che non possono più pagare per l’acqua e l’elettricità da quando le tasse sugli immobili sono aumentate. La corrente è stata tagliata anche a persone che hanno bisogno di strumenti medici permanenti, come l’ossigeno. » Dice Giorgos Vichas. Lo scorso inverno, non potendo comprare l’olio, di cui il prezzo è raddoppiato, gli abitanti hanno rimesso in funzione i vecchi camini negli appartamenti. Si sono riscaldati con la legna… o la spazzatura. « La sera, ad Atene, l’aria era irrespirabile. » commenta Makis Zervas, professore all’Hellenic open University.

Nonostante i « piani di salvataggio », il debito greco esplode.

Tre anni dopo il primo « piano di salvataggio » europeo, la Grecia scivola in una recessione che sembra non dover finire mai. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 27%, il triplo rispetto al 2009. Una cifra ufficiale ancora al di sotto della realtà. « I giovani che cercano un lavoro dopo la fine degli studi non sono inseriti nel calcolo, né tutti quelli che lavorano un’ora alla settimana. » precisa Makis Zervas. Nemmeno i lavoratori indipendenti che hanno appena terminato la loro attività a causa di mancanza di clienti. Nel centro di Atene, le saracinesche sono abbassate su una parte delle attività commerciali. Il 63% dei giovani con meno di 25 anni è senza lavoro. La crescita ? Con un tasso del 6% nel 2012, sembra molto lontana. Il Pil è caduto del 25% dal 2008. Come quello degli Stati Uniti al momento della crisi del 1929.

Quali prospettive dopo sei anni di recessione ? La Grecia è « sulla buona strada per raggiungere il suo ambizioso piano di pareggio del debito » osa dire la direttrice generale del FMI, Christine Lagarde. Il paese potrebbe ritornare a crescere nel 2016, profetizzano il FMI e l’Unione Europea (1). Ma per arrivare fin qua, bisognerà fare degli sforzi. Come se si esigesse ancora dalla Grecia già stremata, di correre ancora una maratona in più. Gli obiettivi di riduzione del debito, fissati dalla Troika (FMI, Commissione Europea, Banca Centrale Europea) sembrano irreali. Qualcuno in un ufficio, da qualche parte a Bruxelles o Francoforte, ha disegnato delle curve, smaneggiato la sua calcolatrice, disegnato delle proiezioni. Riprese pari pari dai capi di stato europei. Obiettivo : un debito al 124 % del Pil nel 2020. Era del 156 % nel 2012. Sarà del 175 % nel 2013. E’ cominciata male. Veloce, risponde la Troika, bisogna accelerare le privatizzazioni, smantellare i servizi pubblici, e in assenza di alternative, ricapitalizzare le banche. La vendita delle compagnie di gas è cominciata la settimana scorsa, e la televisione pubblica è stata colpita dal ritorno del boomerang. (2) 2600 disoccupati in più.

Miliardari, è l’ora dei saldi !

Compagnie d’elettricità, d’acqua, di gas naturale, porti e aeroporti, ferrovie e autostrade, lotteria nazionale… la Grecia svende i suoi beni pubblici. Questi dovrebbero portarle 9,5 miliardi di euro entro il 2016. « Stanno anche privatizzando la riscossione delle tasse » si indegna Makis Zervas. « E le università sono state ricomprate al 49 % da società private, il che è contrario alla Costituzione. » Il « piano di cessione delle attività pubbliche » preteso dal FMI e l’Unione Europea, è messo in opera dal Fondo di espropriazione del patrimonio pubblico (Taiped). Questa società anonima greca, fondata nel 2011, ha per obiettivo di « massimizzare il valore » dei beni pubblici venduti. Poiché queste privatizzazioni sono « l’elemento chiave per il ripristino della credibilità, precondizione fondamentale per il ritorno della Grecia sul mercato dei capitali mondiali », martella il sito dell’organismo. Che propone, come in un catalogo turistico, spiagge, foreste, isole deserte o siti archeologici. Tutto deve sparire. Signore e signori miliardari, promotori immobiliari e industrie del turismo, non esitate : è l’ora dei saldi.

In testa sul sito del Taiped : un terreno di 1,8 milioni di m2 (l’equivalente di 250 campi di calcio) con 7 km di costa sull’isola di Rodi. E le zone classificate Natura 2000 sulle quali Taiped suggerisce di costruire alberghi, campi da golf e centri commerciali. O il vecchio aeroporto di Atene, un terreno di 623 ettari (tre volte la superficie di Monaco) in riva al mare, dove qualche resto di infrastruttura costruita per le Olimpiadi del 2004 si eleva nel mezzo di erbacce. « Hanno cercato di venderlo al Qatar, che non l’ha voluto. » spiega Natassa Tsironi, una riparatrice che qui si occupa di un giardino autogestito. « Una legge ha votato che si autorizzino gli investitori a fare quello che vogliono di questo terreno, ivi compreso costruire delle torri. » « 69 ostacoli regolamentari, amministrativi e tecnici, che rallentavano le privatizzazioni, sono stati eliminati. » gioisce Taipedn, nella sua relazione del 2013.

«Il più grande programma di cessione al mondo »

La società di « denazionalizzazione » è guidata da un ufficio di cinque membri, tutti usciti dal settore privato e delle banche greche. Il suo presidente dirigeva fino al 2013 la più grande compagnia della acque in Grecia, e ha fondato un’impresa di costruzione di piscine – le entrate sembrano assicurate, visti tutti i complessi preposti allo svago che cresceranno sulla costa… Il direttore generale di Taiped, Yannia Emiris, era responsabile della banca d’investimenti Alpha Bank. Accompagnato da due « osservatori » nominati dall’UE e dall’Eurozona, questo gruppo è stato incaricato della liquidazione dei beni pubblici greci. E dispone di una « autorità assoluta circa le decisioni ». Tutte le entrate trasferite al Fondo devono essere vendute o liquidate : « il ritorno degli attivi allo Stato non è autorizzato» La grande svendita –
« il più grande programma di cessione del mondo » è iniziato.

Alla guida: le imprese private e la Troika.

Il popolo greco fatica a veder partire il suo patrimonio sbriciolato ? « Non si può fare una frittata senza rompere le uova » dice retorico il Primo ministro, Antonis Samaras, in un forum (3) a proposito della privatizzazione della radio-televisione pubblica greca, ERT. « Dobbiamo mostrare al popolo (greco) che noi osiamo opporci ai pilastri più urlanti dell’opacità e dello spreco » scrive. ERT era dunque un eccesso. Che i cittadini trovino il modo di vedere una logica in queste decisioni arbitrarie. La frittata è riuscita, almeno ? Gli obiettivi sono lontani dall’essere raggiunti : in due anni, le privatizzazioni non hanno portato che 2 miliardi di euro. Neanche 1% del debito.

La priorità: ricapitalizzare le banche.

Questo d’altronde non diminuisce di una virgola. Era di 310 miliardi nel 2009. Nel 2013, qualche « piano di salvataggio » più tardi, il paese che si infossa nel marasma economico e che la democrazia greca è in agonia, il debito si eleva sempre a 309 miliardi di euro. Tutto questo per questo. Il Pil ha subito violenti colpi d’arresto e il debito rappresenta oggi il 180 % del pil (contro il 130 % del 2009) (4) La Grecia non è più un paese sviluppato, stima il fornitore di indici di borsa MSCI, che la pone ormai nella categoria dei paesi emergenti. Quanti anni ci vorranno per ritrovare il tasso d’occupazione del 2009 ? « Con il 4% di crescita, si può sperare di raggiungere quel livello nel 2020-2025, valuta Sotiris Koskoletos, economista all’Istituto di ricerca Nicos Poulantzas (5). Ma chi può sperare oggi in una crescita al 4% ? »

A cosa sono serviti i piani di salvataggio successivi ? A salvare la Grecia da una bancarotta immediata concedendole nuovi crediti. E cancellando un parte del debito, grazie a una sua « ristrutturazione » (6) aggiungendole dei nuovi prestiti. Ma anche – e soprattutto – salvando le banche greche e i creditori stranieri. « Una buona parte del piano d’aiuto è stato utilizzato per la ricapitalizzazione delle banche, è un dato di fatto. Erano infatti sotto-capitalizzate, versando in gravi difficoltà finanziarie e a rischio di fallimento » descrive la situazione Céline Antonin, economista presso il dipartimento analisi e previsione dell’OFCE (7).

77 % dell’aiuto europeo diretto verso il settore finanziario

Chi ha ricevuto i 207 miliardi di euro sbloccati dall’Unione Europea e dal FMI dal 2010 ? Le banche greche (per 58 miliardi) e i creditori allo Stato greco (per 101 miliardi), in gran parte banche e fondi di investimento. Almeno il 77 % dell’aiuto europeo non è andato a beneficio dei cittadini ma, direttamente o indirettamente, al settore finanziario ! Uno studio di Attac Autriche mostra che solo 46 miliardi sono serviti a rigonfiare le casse pubbliche – sempre sotto forma di prestito, ovviamente. Da mettere in parallelo con i 34 miliardi pagati dallo Stato ai suoi debitori come interesse sul debito nello stesso periodo. (8)

Salvare le banche è quindi la priorità della Troika. « Si può avere l’impressione, in quanto cittadino, e giustamente, è un assegno in bianco alle banche » prosegue Céline Antonin, dell’OFCE : E’ soprattutto un mezzo di trasformare il debito privato detenuto dalle banche e dai creditori, in debito pubblico ! La parte del debito greco detenuto dai creditori privati è stata divisa in due. (9) Su chi peserà d’ora in poi il rischio di bancarotta della Grecia ? Sull’Unione europea e il FMI. Quindi sugli Stati e sui cittadini europei.

Capitalismo del disastro

Perché i greci hanno accettato queste misure di austerità in cambio di un piano di salvataggio che non ha risolto niente ? « Abbiamo perso un milione di posti di lavoro nel settore privato. E’ come se, in Francia, si sopprimessero d’un colpo 6 o 7 milioni di posti di lavoro. Si ricevono più volte al giorno delle cattive notizie. Come un cervello umano può sopportare questa cadenza ? » si interroga Panagiotis Grigoriou, storico e etnologo, autore del blog Greek Crisis. « Più di 8000 manifestazioni e scioperi hanno avuto luogo in tre anni, i greci si sono rassegnati. Cosa si può fare di più ? Ogni linea del memorandum (lista delle misure di austerità imposte dalla Troika, ndr) è stata votata. Si annullano delle leggi in vigore da decenni. La Costituzione è stata violata. A cosa serve il Parlamento ? »

« Non siamo più nel capitalismo, ma nel suo prolungamento, una sorta di meta-capitalismo » prosegue. Il trauma collettivo. Una situazione che ricorda stranamente la strategia dello choc, definita da Milton Friedman, teorico del liberismo economico : « Aspettarsi una crisi su ampia scala, poi, mentre i cittadini sono ancora sotto choc, vendere lo Stato pezzo per pezzo, a degli interessi privati prima di trovare il modo di rendere eterne le « riforme » varate sotto il segno della fretta » (10)

Benvenuto in Grecia, laboratorio europeo del « capitalismo del disastro» ! Milton Friedman descrive come dei cambiamenti economici improvvisi e di grande ampiezza provochino delle reazioni psicologiche « facilitanti la risoluzione ». Una risoluzione che si traduce in attacchi sistematici contro la sfera pubblica. Un approccio simile alla dottrina militare degli Stati Uniti in Irak, Shock and Awe (Choc e spavento), descrive l’autrice canadese Naomi Klein, che aveva lo scopo di « controllare la volontà, le percezioni e la comprensione dell’avversario e di privarlo di ogni capacità di agire e reagire .» Per meglio riuscire, infine, la terapia dello choc economico.

« Pagheranno un giorno per i loro crimini »

« Far uscire la Grecia dalla crisi non era la più grande preoccupazione della Troika, analizza Haris Grolemis, responsabile dell’Istituto di ricerche Nicos Poulantzas. Se avessero voluto davvero aiutare il paese, avrebbero agito in maniera meno violenta e più solidale. Ma l’essenziale per loro era di proteggere l’euro. E di imporre una disciplina ai paesi che non seguivano alla lettera le regole di Maastricht. » Risultato : la Grecia è diventata una sorta di zona economica speciale, dalla mano d’opera a buon mercato.

Il 5 giugno 2013, il FMI ha fatto il suo mea culpa : Christine Lagarde ha ammesso che il primo piano di salvataggio in Grecia è terminato con dei « notevoli fallimenti ». E indica come responsabile l’Unione Europea : gli stati europei non avrebbero le « competenze » richieste per far bene avanzar questo tipo di programma di aiuti ! Ma la privatizzazione dei beni pubblici e il salvataggio degli interessi finanziari privati prosegue.

« In Francia siete i prossimi. Preparatevi »

« Miliardi di persone perdono la loro vita o subiscono dei danni irreparabili alla loro salute, a causa della vita politica condotta oggi in Grecia, insorge il dottor Giorgos Vichas. Non sono delle semplici morti. Sono degli omicidi. Quelli che hanno votato delle leggi che provocano l’esclusione di un numero di persone crescente dalla copertura sanitaria nazionale sono degli assassini. Non è solo una responsabilità politica, ma una responsabilità criminale. Speriamo che un giorno pagheranno per i loro crimini »

La morte subita dalla televisione pubblica ha sferzato la popolazione greca. Un risveglio della democrazia ? E’ quello che ci spiegano, gli occhi lucidi, quelli che incrociamo nel locali occupati della televisione pubblica ERT, là dove i tecnici e i giornalisti si affannano per continuare la diffusione de programmi, su dei canali clandestini. La Grecia non è che un laboratorio, altri paesi saranno presto coinvolti. « In Francia, voi sarete forse i prossimi. Preparatevi. » Le politiche d’austerità e la strategia dello chock della Troika saranno presto estese a tutto il continente ? Il solo mezzo di impedirlo è di lottare accanto a chi sarà la prossima cavia.

Agnès Rousseaux
Fonte: www.bastamag.net
Link: http://www.bastamag.net/auteur18.html
20.06.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di BARBARA SIMONA LEVA

Note

(1) Analisi non condivisa dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico)
(2) La giustizia greca ha annullato il 17 giugno il decreto governativo sulla chiusura della radio-televisione pubblica ERT. Aspettando il giudizio definitivo, i programmi possono temporaneamente riprendere.
(3) Forum pubblicato il 16 iugno dal quotidiano Kathimerini (http://www.kathimerini.gr/4dcgi/_w_articles_kathremote_1_15/06/2013_504274).
(4) Confronti : il debito pubblico rappresenta il 197% del Pil in Giappone, 127% in Italia, 92% negli Stati Uniti e in Francia, 82% in Germania. Fonte : Attac.
(5) Istituto di ricerca fondato dal partito di opposizione Synaspismos, membro della coalizione di sinistra Syriza (http://www.poulantzas.gr).
(6) Nel 2012, 107 miliardi di debito sono stati cancellati. Il debito è passato a marzo da 337 miliardi a 251 miliardi di euro.
(7) Leggere l’intervista su Arte Journal, pubblicata il 17/06/13 (http://www.arte.tv/fr/attac-a-l-assaut-du-plan-de-sauvetage-de-la-grece/7558700.html)
(8) O con i 10 miliardi di spese militari per le quali la Grecia, indica Attac Aurtiche, ha ricevuto delle pressioni dalla Francia e dalla Germania : tagliare questi budget avrebbe avuto delle conseguenze sulle imprese di questi due paesi. Rappresenta pertanto il 4% del Pil in Grecia, contro il 2,4% in Francia.
(9) Nel 2012, solo il 27% del debito è rimasto nelle mani delle banche e delle altre istituzioni finanziarie. Fonte : Le figaro, 09/05/2012
(10) Citato da Naomi Klein, La stratégie du choc, 2008.

Pubblicato da Davide

  • Shivadas

    Carissimi, vi chiedo di aiutarmi a comprendere un aspetto per me incomprensibile. Come ho pià volte scritto la Grecia è il laboratorio dove i “grandi criminali” stanno sperimentando a tavolino fino a che punto il grande crimine può spingersi. Quale asticella può abbassare l’austerity. Quante linee possono essere superate in materia di macelleria sociale, svendita di asset pubblici, ecc. ecc., prima che la misura sia colma e scoppi la rivolta nelle piazze. Ora, se in Grecia dove il grande crimine si è spinto così avanti (come ricorda l’articolo) non è ancora scoppiato nulla. E’ attenzione i Greci sono gente tosta che non te la mandano a dire, credo che negli altri paesi, Italia in primis, non capiterà niente di noi. Questo per me resta il mistero più grande. Tra 100 o 200 anni tutti si chiederanno perchè i popoli europei non si siano ribellati alla fine della loro democrazia e modello di stato sociale creato in tanti anni di sacrifici. Qualcuno potrrebbe darmi la risposta ora. Grazie.

  • albsorio

    La Grecia dicono abbia nell’Egeo il petrolio per il fabbisogno europeo per i prossimi 25 anni, non a caso anche Cipro è stato “salvato” da BCE. —- Cosa fare per salvarsi? —- Io penso che il popolo greco ha mal riposto la sua fiducia in una classe politica peggiore di quella italiana, qui abbiamo un 25% di M5S che non ha accettato le conivenienze della politica e inciuci relativi, questo è un monito per gli altri, non a caso il Governo è titubante su come procedere con l’agenda Monti, o chi per esso. —- Direi che la gente deve capire che una piccola parte di umanitá usa il debito pubblico per demolire gli Stati e direi anche le devianze, spacciate come libertá sessuale, per demolire la famiglia, ci vogliono quanto piú possibile soli/deboli. —- Ne consegue che dobbiamo aggregarci, non dividerci, recuperare il senso di Stato coincidente con NOI, riguardo alla moneta va tolta dalle mani dei privati che la garantiscono non con le loro proprietá ma con debito pubblico, anche le banche la devono smettere con la riserva frazionaria, prestano soldi che non hanno e ricevono in cambio interessi reali, tutto questo deve finire.

  • AlbertoConti

    Caro Shivadas, la mia risposta è questa: questa è una guerra violentissima, con milioni di morti, feriti, impoveriti e rovinati, ma non è combattuta con armi di tipo militare classico, di distruzione fisica, ma con armi psichiche, di manipolazione di massa, di disinformazione e terrorismo psicologico. Da anni, sopratutto via TV, siamo bombardati da psico-bombe, la cui forza devastatrice non è certo inferiore alle cluster-bombs degli inglesi e americani (sempre loro) nella seconda guerra mondiale! Naturalmente ci vogliono cavalieri ed “eroi” per spargere questo tipo di terrore, distruzione e morte, ed hanno nomi e cognomi famosi, tra i giornalisti, i docenti universitari, gli showman e gli anchorman, e naturalmente la grassa casta decerebrata dei politici.
    Quindi noi, anche qui sul web, ma meglio ancora nelle relazioni sociali dirette, possiamo combattere la nuova resistenza, nell’eroico tentativo di ristabilire il primato della ragione e del cuore.

  • Hamelin

    Per me invece è semplicissimo da comprendere.
    La tua risposta si reassume in una sola parola : PAURA .
    La gente non fa e non farà niente di niente per semplice paura.
    Nessuno ha piu’ coraggio di rischiare la sua vita anche perchè attorno a noi l’amore muore e la corruzione avanza.
    La verità è che gli Italiani che meritano di essere salvati sono molto meno di quello che ci si aspetta e molti meritano appieno la fine a cui vanno incontro.
    In un ambiente del genere non possono nascere rivolte , ma solo ribellioni di una percentuale di prepotenti disperati contro il resto delle altre persone piu’ deboli.
    Il Popolo non è una massa omogenea , soprattutto in Italia dove Milioni di persone sono mosse esclusivamente dall’Egoismo…

  • clack

    @Shivadas
    Nulla di strano: come gli animali non si ribellano nel mattatoio pur sentendo l’odore del sangue, gli ebrei non si lasciavano portare docilmente nei campi di concentramento dove li attendeva la camera a gas?
    Erano paralizzati dal terrore e ognuno di loro dalla consapevolezza di essere solo contro un nemico troppo più forte.
    L’istinto di conservazione non valuta il breve o il lungo termine, non si sta a considerare la probabilità di andare incontro a una sorte di maggior sofferenza rispetto al farsi sparare a bruciapelo e si spera sempre per il meglio. L’essenziale è sopravvivere sul momento.
    Dunque obbedivano ai loro aguzzini, limitandosi a tentare di esorcizzare il loro terrore con le leggende che circolavano attorno alla destinazione che li attendeva. D’altronde non potevano essere smentite da nessuno.
    Dopodiché, terminata l’emergenza, i sopravvissuti più “radicali” e i loro figli hanno dato vita a uno stato che fa anche di peggio e arriva ad azioni di guerra proditorie e unilaterali. E persino a trasformare interi territori in un enorme campo di concentramento a cielo aperto. Ma, bada bene, non nei confronti dei loro carnefici, quanto di chi non può difendersi.

    Così i greci, gli italiani e tutti gli altri popoli europei non saranno mai in grado di rivoltarsi, per quanto siano atroci le sofferenze cui li si sottoporrà.
    In primo luogo per egoismo, perché comunque si avrà sempre l’accortezza di lasciare parte della popolazione con la pancia sufficientemente piena, che proprio con lo stesso procedimento mentale tenderà a minimizzare e non ascoltare le grida di allarme di chi non ha più nulla.
    Perché di fronte a un’aggressione o a un pericolo, l’essenziale è che colpisca qualcun altro. Chiunque sia.
    Ricordi Winston in 1984? Quando gli attaccarono alla faccia la gabbia coi topi, egli gridò:” Fatelo a Julia, non a me! Fatelo a Julia!”
    Così, quando i nazisti andavano a prendere gli ebrei nelle loro case, crediamo che i vicini non si accorgessero di quel che accadeva? Però si limitavano a sentirsi sollevati perché la malasorte aveva colpito qualcun altro.
    Inoltre, ognuno degli individui che formano gli odierni popoli europei è solo. Ovvero non c’è un sindacato, un partito o un movimento che organizzi materialmente le masse, ma ci sono milioni di rabbie e istinti di rivalsa personali e isolati, che in quanto tali non contano nulla.
    In condizioni simili anche le masse più grandi sono e restano inermi.
    Le elite lo sanno perfettamente e hanno speso anni per preparare nel modo giusto il terreno, prima di iniziare la parte finale della loro offensiva. Ovverosia quella condotta alla luce del sole. Uno stato dopo l’altro, porterà infine al controllo totale delle risorse del continente, nessuna esclusa.
    Presone uno, si prenderanno anche il resto.

  • Shivadas

    Cari coleghi di sventura, le vostre osservazioni sono perfette e le condivido. Anch’io credo che non ci sia speranza ma solo testimonianza. L’aspetto personale è che ho due figli e pertanto non ho intenzione di fottergli il futuro per paura. Nel senso che, come la stragrande maggioranza della gente sono anch’io impaurito di perdere quello che ho (e miei genitori e nonni prima di me hanno) costruito con immensi sacrifici. Venerdì scorso ho litigato con un Senatore della Repubblica (è in commissioe giustizia) al quale ho rinfacciato l’ignavia della classe politica e la complicità nel grande crimine. La banalità delle risposte era imbarazzante e la preoccupazione più grossa era sperare che venga erogato un po’ di ossigeno dopo le elezioni in Germania. Non riesco comunque a comprendere come potranno tagliare sanità, scuola, previdenza, asseti pubblic, risparmi privati, ecc. senza un sussulto di dignità (tipo rivolta nel ghetto di Varsavia) della classe media. Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio.

  • Notturno

    Bella la domanda di Shivadas e la risposta di Alberto Conti…

    Io credo che per capire la vastità del disastro in cui ci troviamo e per individuare i responsabili e le soluzioni possibili siano necessari IMPEGNO, RISORSE E TEMPO.

    Né io né te, caro Shivadas, siamo dei tecnici dell’amministrazione e dell’economia e non toccherebbe a noi affrontare questa situazione.

    Ci ritroviamo a farlo e a parlarne perché coloro che avrebbero dovuto occuparsene CI HANNO TRADITI e hanno generato questo immenso cul de sac.

    In una società complessa come la nostra ciascuno ha un compito e non può occuparsi di tutto. Se il responsabile di un settore tradisce diventa difficile scoprirlo e capirlo perché gli altri devono studiare a lungo prima di capire che cos’è accaduto.

    I politici, gli amministratori, i giornalisti, tutti sono venuti meno ai loro doveri e hanno taciuto su questo disastro che era ed è l’euro.

    E solo dopo molti anni e grazie a poche persone di coscienza stiamo cominciando a capire che cosa ci hanno fatto.

    Ora io mi sento disgustato e affranto per quello che vedo e perché penso che sarà necessario attendere ancora a lungo prima di trovare un modo per uscirne e ho paura….. perché non so quanto doloroso potrà essere quella strada di uscita.

  • clack

    Caro Shivadas
    personalmente non ho figli, ma ho amici che ne hanno.
    La loro ostinazione nel non voler prendere in considerazione lo scenario che hanno davanti agli occhi mi lascia basito. Ma come ti dicevo hanno entrambi di che riempirsi la pancia e assicurarsi la dose di superfluo necessaria a tenerli tranquilli.
    Quindi, io che vado dicendo certe cose da mesi, sono preso per matto, sia pure bonariamente.
    Quanto al senatore, quelli stanno lì per sistemarsi a colpi da 25.000 euro al mese.
    A fine legislatura avranno risolto i loro problemi esistenziali. Inoltre, il fato stess di aver lasciato che si compissero determinati processi è il miglior lasciapassare per non essere coolpiti dai loro effetti, anche la storia insegna che prima o poi il calcio in culo arriva per tutti. Tutto il resto non conta, come evidenzia anche la risposta che ti ha dato, indice migliore che non pensano ad altro che al loro interesse personale. Di fronte al quale anche la perdita materiale di sovranità del paese, dimostrata dal fatto che si attendano le elezioni in GERMANIA, non è di rilevanza alcuna.
    Credo che con dei testimoni e un buon avvocato, o meglio con l’aiuto di qualche associazione o movimento politico, potresti fare non dico una denuncia ma almeno un esposto in procura, basato sul fatto che determinate azioni effettuate da quel paese corrispondono ad atti di guerra non militari nei confronti del nostro.
    La strategia di utilizzare i trattati UE contro Stati strategicamente e/o commercialmente concorrenti usata dai tedeschi è descritta, con alcuni esempi pratici, nel noto libro Guerra senza limiti, autori Qiao Liang e Wang Xiangsui, prefazione e postfazione del generale Fabio Mini. In sostanza si tratta di violare impunemente le norme e pretenderne invece l’applicazione da parte degli stati concorrenti. Ovviamente ciò presuppone il controllo sugli organismi chiamati a dirimere eventuali controversie. I tedeschi vanno oltre, perché vogliono impedire anche comportamenti conformi alle norme. I due teorici militari cinesi definiscono tali strategie “operazioni di guerra non militari”. Altri atti rientranti nella categoria sono la guerra finanziaria (come l’improvvisa e pubblicizzatissima vendita da parte di Deutsche Bank della quasi totalità dei titoli di stato italiani detenuti in portafoglio), la guerra psicologica, la guerra mediatica (normalmente ancillare di quella psicologica), la guerra culturale, la guerra delle risorse (depredare patrimoni saccheggiando scorte di risorse). Scrivono gli autori nelle pagine 85 e 86 “E’ probabile che i metodi che non si caratterizzano per l’uso della forza degli armamenti né per l’uso della potenza militare e neanche per la presenza di vittime (dirette, si dovrebbe aggiungere) e spargimenti di sangue siano altrettanto efficaci se non addirittura di più, per raggiungere gli obbiettivi della guerra.”
    Dimostrato lo stato di guerra, sia pure non militare, credo che chi dichiari pubblicamente di attendere le elezioni in quello stesso paese potrebbe essere accusato se non di intelligenza almeno di asservimento al nemico.
    Inoltre, a quel punto, verrebbe meno la precondizione di parità con gli altri membri che l’art. 11 della Costituzione impone nella devoluzione dei poteri sovrani verso una comunità di stati.
    Di sicuro non servirà a nulla, ma quantomeno si avrà la prova che anche il potere giudiziario, oltre a quello legislativo ed esecutivo, resta inerte o è addirittura partecipe al processo di sottrazione della sovranità nazionale e di spartizione delle sue spoglie tra l centrali della finanza internazionale che in ultima analisi sono i mandanti e i controllori di tutto il processo. Non sono un costituzionalista, ma credo che la Costituzione dichiari che verificatesi condizioni simili, il popolo ha il diritto-dovere di insorgere per ristabilire la propria sovranità.
    http://orizzonte48.blogspot.it/2013/05/la-grande-trappola-delleuro-la-germania.html

  • clack

    @Notturno: noi stiamo iniziando a capire ora le conseguenze di quel trasimento, ma come è ben noto, fin dagli anni 70 a livello politico erano state previste le conseguenze dell’UE e della moneta unica. In primo luogo da quel PCI da cui deriva il PD che oggi è il suo più strenuo e fondamentalista assertore.
    http://il-main-stream.blogspot.it/2012/09/lo-sme-leuro-e-la-sinistra-italiana.html

  • Mattanza

    Divide Et Impera.Cosi’ dicevano i nostri vecchi.