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STORIE DI DONNE PRIGIONIERE. L'ORRORE DELLE CARCERI IRACHENE

DI WIJHAT NADHAR

globalresearch.ca

In Iraq quando una donna viene arrestata, viene sottoposta regolarmente ad una serie di abusi orribili che vanno dall’umiliazione, seguita dalla tortura e spesso dallo stupro. Ho ricevuto notizie allarmanti da due diverse fonti ben informate sui fatti: assistenti sociali qualificati della prigione femminile di Al-Kadimiyah e tre agenti della Guardia Nazionale che hanno lavorato nella prigione.

La normale procedura si svolge così:

Durante l’arresto

Il viaggio nella tortura inizia quando le forze dell’ordine, in blitz che possono essere commissionati quanto arbitrari, irrompono nell’abitazione e la sottopongono a perquisizione.

Ciò è stato confermato anche dal Quarto Comandante della Seconda Brigata- sesta Squadra, Maggiore Jumaa Al-Musawi. Quest’uomo, con precedenti penali, deve la sua posizione alle forze armate americane che gliel’hanno assegnata durante le loro prime esercitazioni sulla raccolta di informazioni. Viveva ad Al-Thawra (ora Sadr City)/Settore 87. Queste le sue parole:

“Quando riceviamo ordini di incursione e perquisizione dall’Intelligence, di solito iniziamo con un festino a base di alcol e droga. Per questo genere di operazione scegliamo i soldati che sappiamo essere più spietati. La prima cosa che facciamo è rinchiudere in una stanza il capofamiglia e i ragazzi, e in un’altra la madre con i più piccoli. Iniziamo col rubare ciò che può essere sottratto rapidamente come la gioielleria e mettiamo a soqquadro l’abitazione ad esempio lanciando la biancheria intima della padrona di casa in giro (alcuni di questi indumenti vengono poi rubati dai soldati). Dopodiché perquisiamo la donna e ci divertiamo a toccarle il seno e le parti intime. La minacciamo di arrestare il marito se rifiuta di farsi toccare. Se capita che siano belle donne le violentiamo subito e poi abbandoniamo la casa se non troviamo armi o materiale incriminante. Nel caso in cui invece vengano rinvenute armi, ogni uomo o ragazzo della casa vengono arrestati e se non sono presenti uomini al loro posto arrestiamo tutte le donne. Ciò in linea con gli ordini che riceviamo”.

Quella che segue è soltanto una delle tante storie riguardo i crimini commessi da queste creature corrotte, che senza vergogna si vantano l’uno con l’altro dei loro misfatti. Al-Musawi e il suo assistente tenente Rafid Al-Darraji (un altro criminale recluso ad Abu-Ghraib e condannato a morte, ma rilasciato dagli americani che lo usarono come sentinella insieme ai loro cani da guardia assegnandogli poi il grado di tenente) Viveva nel distretto di Al-Nuariyah. Questo è quanto hanno dichiarato:

“Nel luglio 2006 ricevemmo ordine di irruzione e perquisizione della casa di un commerciante di tessuti di Karradah (il suo nome non è menzionato). Raggiunta l’abitazione all’una di notte non trovammo l’uomo ma solo sua moglie e il figlio diciassettenne. Durante la perquisizione trovammo un fucile il cui possesso è permesso ai civili per autodifesa. Tuttavia minacciammo la donna di arrestare suo figlio se si fosse opposta alle nostre violenze. Dunque, ammanettato il ragazzo in una stanza, tutti i soldati uno dopo l’altro violentarono la donna nell’altra camera . Altri rubarono quello che poterono e quindi ci dirigemmo verso un noto bordello nel distretto di Al-Doura in casa di Um Alaa per goderci il resto della nottata.”

“La prima cosa che facciamo nel veicolo quando una donna viene arrestata e trasportata nel luogo di detenzione, è toccarla ovunque usando parole oscene. Quando giungiamo presso il carcere la lasciamo nella stanza delle indagini dove viene sorvegliata da un ufficiale dei servizi segreti e i suoi assistenti che la spogliano, bendano e ammanettano e quindi la stuprano. Più tardi le chiederanno se è innocente o colpevole, la ricattano dicendole che deve cooperare e dare informazioni importanti riguardo il distretto in cui vive, o altrimenti pubblicheranno foto di lei nuda mentre viene violentata. Se denunciasse gli abusi e le torture, verrebbe imputata di false accuse. Se viene condannata, di solito rimane nello stesso istituto per un periodo che va da uno a tre mesi necessari per espletare le procedure e inviarle ai quartier generali. Durante questi mesi, subirà violenze da parte di ogni singolo soldato e ufficiale dei servizi segreti della Brigata. In seguito sarà mandata alla prigione Al Tasfeerat di Shaab Stadium o ad Al-Muthanna Airport Prison. A volte la prigioniera viene trasferita presso la struttura del comandante in capo nella Green Zone, una prigione posta nei sotterranei del Baghdad Operations Headquarter, sotto la supervisione del generale maggiore Adnan Al-Musawi. Si tratta di una delle prigioni più pericolose e degradate di Al-Maliki.

Prigioni di Al-Tasfeerat

E’ il secondo stadio di questo illecito arresto. La detenuta viene mandata o alla Shaab Stadium Prison o alla nota Al-Muthanna Airport Prison. I supervisori di queste carceri sono i peggiori psicopatici, una commissione di criminali corrotti dell’intelligence militare, i servizi segreti del Ministero degli Interni, e un rappresentante dei servizi segreti e della security dell’ufficio del comandante in capo. Tale commissione viene nominata dal dipartimento penitenziario iracheno e attraverso il Ministero di Grazia e Giustizia. Il 45% dei suoi impiegati sono membri della milizia di Al-Mahdi, il 30% fanno parte della Badr Organization. Il restante 25% è diviso tra gli altri partiti criminali al governo.

Questa fase è considerata la più barbarica. Gli addetti alla sicurezza , guardie carcerarie e altri membri della prigione praticano le forme più terribili di tortura, umiliazione, deprivazione, discriminazione etnica e politica, ricatto sui detenuti, violentando uomini e donne senza eccezione. Le donne vengono recluse per periodi lunghissimi senza indagini o capi d’accusa legittimi. Nelle prigioni di Maliki molte sono le donne recluse per periodi che vanno da uno a sei anni senza assistenza o procedura legale.

Ci sono molti esempi delle procedure brutali e immorali subite da prigionieri, uomini e donne, nelle prigioni di Al-Tasfeerat. Alcuni ufficiali del Ministero dell’Interno e della Difesa, l’ufficio del comandante in capo, partigiani e leader criminali della milizia visitano queste prigioni e scelgono alcuni detenuti per torturarli per ore e violentarli per ragioni di setta. Alcuni prigionieri muoiono in seguito a questi abusi. Tra il 2008 e il 2012 la prigione Al-Rasafah Tasfeerat ha registrato la morte di più di 250 detenuti, tra cui 17 donne. Nello stesso periodo, la prigione Al-Muthanna Airport ha registrato il decesso di 125 detenuti tra cui tre donne.

Queste torture non hanno luogo solo nella prigione di Al-Tasfeerat, ma in tutte le prigioni supervisionate dal Ministero della Giustizia, soprattutto le carceri minorili, la prigione femminile di Al-Kadimiyah, la famosa prigione di Abu-Ghraib, oltre alle prigioni segrete di Al-Maliki per cui non sono reperibili registri d’archivio riguardo i detenuti deceduti a causa delle brutali torture che hanno affrontato.

Vale la pena di menzionare che sotto l’egemonia di Al Maliki alcuni noti prigionieri ad alto rischio –uomini e donne- sono stati rilasciati o portati segretamente fuori dalla prigione di Al-Tasfeerat dopo aver distrutto qualsiasi documento relativo al loro caso, su ordine di ministri e VIP del Ministero dell’Interno e della Difesa e dell’ufficio del comandante in capo. Ecco alcuni dei detenuti “rilasciati”:

  1. Radiyah Kadum Muhsin : era una dei membri di spicco del partito Dawa, venne rilasciata su ordine di Al-Maliki stesso sotto la supervisione dei suoi consulenti dei servizi segreti e della sicurezza. Venne accusata di dirigere una delle più grosse bande criminali operanti nel traffico di bambini (che venivano rapiti e poi venduti), di prostituzione,di aver sedotto ufficiali e funzionari per poi ricattarli con le loro stesse foto compromettenti o addirittura eliminarli. Venne anche accusata di spaccio di stupefacenti e contraffazione di documenti ufficiali.
  2. Adnan Abdulzahra Al-Aaraji: E’ uno dei leader della milizia Mahdi nonchè capo della gang più nota nella storia irachena in termini di sadismo, discriminazione e delinquenza . Era stato arrestato dagli americani mentre tentava di trasferire segretamente i corpi di 5000 vittime in Iran durante le guerre settarie del 2006. Questi corpi venivano mandati in Iran su tre veicoli refrigerati e destinati al commercio di organi. E’ stato accusato di contrabbando d’antiquariato, esplosivi, armi e droga. Abbiamo menzionato qui solo due dei detenuti “rilasciati” dalle prigioni di Al-Maliki.
  3. Dopo il processo

E’ qui che inizia la vera tragedia. Dopo l’arresto, la prigioniera- se è sopravvissuta- presenta ferite su tutto il corpo, soffre di problemi psicologici dovuti al terribile trattamento cui è stata sottoposta in prigione, inclusi tortura e stupro.

E questo è un altro serio ostacolo da affrontare per le detenute.

Ci sono donne pregiudicate in queste prigioni, condannate per vari crimini. Le guardie carcerarie usano proprio queste detenute per intimidire quelle che invece sono state recluse arbitrariamente, donne innocenti imprigionate per ragioni di setta, grazie a false accuse o documentazioni di informatori segreti. Le detenute pregiudicate le minacciano, controllano e ricattano in continui tentativi di scoprire notizie sulle loro vite personali. Le informazioni ricavate vengono poi usate contro di loro per farle crollare psicologicamente grazie a bugie e notizie fuorvianti riguardo le loro famiglie.

I metodi di tortura inflitti alle detenute irachene

1- Tortura fisica e psicologica: le guardie carcerarie usano diverse forme di tortura fisica e psicologica, imparate da supervisori americani e iraniani. Tali metodi includono:

  • Denudare il prigioniero insultandolo per più di due ore.
  • Picchiarlo violentemente con dei bastoni o prenderlo a calci sui reni.
  • Scariche elettriche sul petto, sui reni o in testa.
  • Qualsiasi tipo di violenza sessuale (non ne riveleremo i dettagli data l’oscenità dei fatti).
  • Stupri ricorrenti dopo la mezzanotte commessi dai guardiani e altro personale del carcere, anche in presenza del direttore visto che lo stupro spesso avviene nel suo ufficio.

Il direttore del carcere e gli altri supervisori ripetono continuamente questi atti ripugnanti. Invitano altri agenti della sicurezza dal Ministero dell’Interno e della Difesa a partecipare alle loro orge selvagge che finiscono sempre con violenze sulle detenute.

Menzionerò solo un episodio cui ho assistito nella prigione di Al-Kadimiyah nel 2008 e può essere confermato da un assistente sociale che lavora lì:

In una delle prigioni di Al-Maliki nella Green Zone, c’era un detenuto di nome A.A.Al-Zaidi. Era un Colonnello della polizia prima e aveva ottenuto una posizione all’interno del dipartimento dell’intelligence della Bard Org. conosciuta come una delle milizie terroriste più estremiste. Il suo ruolo era quello di assistere il comandante delle forze rivoluzionarie iraniane nella raccolta di informazioni, nomi e indirizzi degli ufficiali della sicurezza e sei servizi segreti del regime di Saddam, così che le forze rivoluzionarie iraniane potessero trovarli ed eliminarli. Anche sua moglie lo aiutava così come il cugino, Sayid Jalal Al-Magsoosi, tenente delle truppe speciali del Ministero dell’Interno

A.A.Al-Zaidi fu anche responsabile di aver reclutato delle donne per portare a termine attentati suicidi in Giordania, Arabia Saudita e le zone Sunnite in Iraq, soprattutto Diyala e Baghdad. Venne arrestato dagli americani mentre tentava di entrare clandestinamente in Giordania insieme alla moglie e altre tre donne, portando con sé attrezzature da spionaggio. Sua moglie e le altre tre donne vennero imprigionate nel carcere di Al-Kadimiyah, mentre lui venne portato nella prigione di Al-Maliki nella Green Zone.

A capodanno gli agenti dell’intelligence e alcuni addetti alle indagini mentre stavano bevendo e festeggiando all’interno della prigione, fecero chiamare A.A.Al-Zaidi. Al detenuto venne chiesto se voleva parlare al telefono con la moglie. Chiamarono il direttore della prigione di Al-Kadimiyah, chiedendogli di portare la moglie del prigioniero. I due parlarono al telefono, poi il detenuto venne riportato nella sua cella.

Dopodichè l’addetto alle indagini parlò con la moglie e disse: “vogliamo festeggiare con te e altre cinque delle tue amiche più carine. Arriveremo tra un’ora al carcere femminile, fatevi trovare pronte. Sarete cinque e noi sei.” Il direttore della prigione preparò per loro una stanza e tutte le detenute vennero violentate più volte dagli agenti e due guardie carcerarie che intanto inneggiavano ad “Al-Maliki, il magnaccia, il bugiardo, il ladro di Baghdad”.

2- Deprivazione:

La parola non riesce a dare un quadro fedele della tragica situazione delle detenute, cui vengono negati diritti ed esigenze fondamentali, ad esempio:

  • Divieto di visite anche da parte dei familiari, chiamate telefoniche e ogni tipo di contatto con l’esterno.
  • Mancanza di qualsivoglia assistenza sanitaria.
  • Divieto di vedere o consultare un avvocato, violazione dei diritti legali.
  • Privazione di regolari ore d’aria, assenza di detergenti o disinfettanti necessari.
  • Viene negato il diritto di riportare gli abusi presso commissioni ad hoc, anzi i detenuti vengono minacciati e spinti a non denunciare. D’altra parte se anche un carcerato riuscisse a presentare un reclamo, nessuno vi presterebbe ascolto dal momento che queste commissioni raccolgono i reclami per poi ignorarli.

3- Ricatto e intimidazione:

Spesso le detenute vengono minacciate di vedere i membri delle proprie famiglie arrestati con falsi capi d’accusa e costrette a pagare cifre spropositate. Devono pregare di poter contattare la famiglia e chi non possiede abbastanza soldi per la telefonata dovrà vendere il suo corpo per permettersela

Questo è solo un breve resoconto di quanto sta accadendo nelle carceri femminili. Baghdad da sola conta più di 3000 detenute distribuite tra le seguenti prigioni:

  • Al-Kadimiyah Prison
  • Al-Tasfeerat Prison, Shaab Stadium.
  • Al-Muthanna Airport Prison.
  • Al-Baladiyyat Prison.
  • Al-Rustumiyah Prison.

Un ulteriore carcere segreto, la cui sede viene cambiata regolarmente, supervisionato dall’ufficio del comandante in capo ospita altre 65 detenute. Oltre a queste altre prigioni più piccole si situano in diversi quartier generali di operazioni dell’intelligence o dell’esercito.

Wijhat Nadhar

Fonte: www.globalresearch.ca

Link: http://www.globalresearch.ca/the-dark-and-secret-dungeons-of-iraq-horror-stories-of-female-prisoners/5313974

8.03.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANZIS H

The Brussells Tribunal and Global Research 2 December 2012

Region: Middle East & North Africa

Theme: Crimes against Humanity, Women’s Rights

In-depth Report: IRAQ REPORT

Questo articolo è stato pubblicato il 2 Dicembre 2012

Pubblicato da Davide

  • Giangiuz70

    Torture…al massimo sono "tecniche rafforzate".

    Quindi?
    Detto questo?
    A che pro?
    Se famo un nuovo giretto in Iraq?
    Se cambia quei fetentoni che, oltre ad essere sanguinari scelti da noi stessi, adesso hanno almeno trovato un briciolo di vision collaborando con l’Iran e la Russia per la questione Siria?
    Che famo?
    Gli esportiamo un più disciplinato ordine salafita saudita?
    Articolo sospetto…tutte cose interessanti e censurabili, ma un pochino ad orologio.
    Dai Iraq…torna da Zio (Sam).
  • Vocenellanotte

    Vorrei sapere dall’autore del post se ha notizia di come vengono trattati gli uomini, e se ce ne siano visto che la popolazione carceraria in Iraq sembra composta da sole donne.

  • andriun

    Articolo pretestuoso. Poi dicono e parlano della onesta intellettuale della donna.

    "Tra il 2008 e il 2012 la prigione Al-Rasafah Tasfeerat ha registrato la morte di più di 250 detenuti,tra cui 17 donne. Nello stesso periodo,la prigione Al-Muthanna Airport ha registrato il decesso di 125 detenuti tra cui tre donne."
    Ci sono 250 detenuti di cui 17 donne che vengono uccisi. Di chi si parla delle 17 donne ovviamente.
    Ci sono 125 vittime di chi si parla delle 3 ovviamente. Perchè? ma perchè sono donne.
    In Italia esiste un tasso di disoccupazione molto alto, ma i maggiori sforzi sono fatti verso chi? Verso le donne ovviamente. Contributi a fondo perduto per chi vuole cimentarsi nell’imprenditoria o sostegni sociali di vario genere. Per chi? Ma per la donna ovviamente.
    Posti garantiti nella politica e nei consigli di amministrazione se vi sono carenze di domande anche se non possiede i numeri per rappresentare alcuno a chi sono riservati? Ma alla donna ovviamente e se non le riservano il posto dietro raccomandazione(perchè queste sono raccomandazioni a tutti gli effetti, ma essendo di genere e a favore della donna, hanno preferito chiamarle quote rosa), vi è anche l’ammenda da pagare. Però inorridiscono quando sentono parlare di mafia o baronato. Sono le parole che illudono un sacco di gente non i fatti basta affermare che si fa tutto in onore della parità ed il gioco è bello che fatto.
    Se si fa mettere incinta, ma non vuole sostenere nè il vincolo nè la responsabilità di una vita famigliare può accedere ad ogni forma di sostegno sociale compreso l’assegno divorzile e l’appartamento che normalmente le viene assegnato per il 79% dei casi. Di chi stiamo parlando? Ma della donna ovviamente.
    Accetta ogni forma di collaborazione per poter guadagnare e far carriera più velocemente a fianco del capo, compresa l’accondiscendenza sessuale. Poi un giorno il capo viene scoperto magari sulla soffiata di qualche collega invidiosa, e loro che fanno? Ma lo denunciano per violenza sessuale istigazione alla prostituzione uscendone pulite e linde (non posso dire vergini) in onore di quel decoro femminile che occorre difendere a tutti i costi, anche provocando delle vere ingiustizie.
    Si lamentano del femminicidio e gridano e denunciano il maschilismo perchè di maschilismo vero qui in Italia non esiste nemmeno l’ombra: sono per la maggior parte effeminati, quindi una conferma che anche nelle trovare le soluzioni alla fine fanno il buco più grande del taccone che inventano per coprirlo. Ricordo che una statistica americana riportava che nel 2008 che la violenza nonchè omicidio a carico dell’uomo per motivi passionali lo vedevano soccombere di 3 uomini contro 1 donna. 
    Un ultima osservazione la faccio sul capofamiglia. La donna ha pensato bene da noi di togliere anche quella figura rappresentativa in quanto per lei risultava troppo oppressiva e vincolante. Con i risultati che sono gli occhi di tutti. Lì almeno ne esiste ancora una di cui parlare e non mi pare che per loro(donne) sia così traumatico parlarne.
    Alla fine di tutto. Hanno ancora il coraggio l’8 marzo di ricordare questa loro conquista alla faccia della onestà intellettuale. 
    Concludo ricordando che l’abuso di una donna può essere traumatico, ma non così traumatico come quello che si potrebbe operare nei confronti di un uomo, non per nulla in alcuni Paesi orientali è addirittura accettato culturalmente parlando(vedi Giappone): Quel che potrebbe apparire strano (ma non certo all’UOMO) e che sono le stesse donne a difenderlo visto che i vantaggi che tale scelta comporta. Il che è tutto dire.
  • tersite

    Non capisco. Se violentano mia sorella, la rincuoro dicendole che anche molti uomini subiscono vilolenze??
    Se pubblico un’inchiesta sulle donne stuprate dai mercenari pagati dall’occidente, manco, automatcamente, di rispetto agli uomini?…che ragionamento è?
    E tra l’altro l’articolo dice chiaramente che la maggior parte delle vittime è di sesso maschile e che subisce le medesime violenze. Tacciare di femminismo la denuncia di tali crimini mi sembra fuori luogo.

  • raniran

    Perfettamente d’accordo.

    Concordo sottolineando che il potere chi più ne ha più lo esercita a proprio scopo individuale/di genere: la maggior VISIBILITA’ mediatica solamente per certi episodi è allo scopo di lavare il cervello/condizionare l’opinione pubblica sul fatto che il "sesso debole" da proteggere/favorire rimane quello femminile, così via di leggi decreti di rosa colorati che alla fine si ritorcono proprio contro le donne.
    Saluti
  • andriun

    Tersite, non è la denuncia che ho voluto evidenziare essere fuori luogo, ma il diverso peso che se ne da. Appunto per il fatto che sono maggiormente uomini quelli che ci rimettono che l’articolo dovrebbe orientarsi principalmente agli uomini e solo marginalmente alle donne. Qui come è avvenuto quando hanno varato la legge contro il femminicidio nonchè quando si parla di qualsiasi argomento che abbia a che fare con le donne la frittata viene sempre ribaltata(padri spodestati umiliati per aver agito nel giusto vengono tacciati di maschilismo violenza psicologica e via di questo passo). Se poi siamo arrivati a questo punto (punto di non ritorno), io credo che sia avvenuto proprio in funzione di una serie di conflitti di interesse che normalmente l’uomo effeminato, più di ogni altro, tende a preservare, nonchè alla naturale predisposizione dell’UOMO ad agire in modo protettivo nei confronti della donna. 

    Il fatto stesso di considerare la donna una madre(potenziale o reale) e solo successivamente una femmina, e non viceversa quindi riconoscerla come una donna e poi una madre, operando una semplice inversione dei fattori, induce poi nell’uomo(occidentale) a commettere tutta una serie di azioni a scapito non solo dell’uomo, ma anche della stessa società in cui viviamo dal momento che tutti hanno una madre (ed un padre) a prescindere dai rapporti favorevoli o no che con questi possiamo aver avuto con loro. 
    Quando si toccano "le corde" della sensibilità emotiva è molto difficile essere imparziali e quindi giusti. L’unica alternativa in questo caso sarebbe quella di affidarsi all’onestà intellettuale che la femmina afferma di avere, ma che i fatti tendono a smentire spudoratamente.
    La mia non è una lotta contro la donna in sè, come molti che mi leggono vogliono farla sembrare tacciandomi di misogino per liquidare così la questione velocemente e non parlarne più, ma verso la vera ingiustizia che molti per i motivi di cui accennavo sopra fanno finta di non vedere. IO nel bene e nel male non posso dire di possedere tali caratteristiche.
  • tersite
    Ho letto centinaia di articoli ( molti su cdc) che parlano in maniera diffusa e non specifica delle violenze subite dal popolo iracheno, siriano ecc… e ora,  per uno che racconta alcune testimonianze dirette di stupri alle donne, vi risentite?  e dai..

  • MartinV

    tersite non te la prendere, andrium è un misogino compulsivo… su qualsiasi argomento, basta dare un’occhiata ai suoi interventi.

  • andriun

    popolo iracheno, siriano ecc. Già ha detto bene tersite, popolo, non donne..le risulta che dalla parola popolo siano escluse le donne. Le risulta che quando si parla di disoccupazione vi sia una nota particolare per gli handicappati o per i froci o per altro tipo di distinzione sociale? Perchè allora occorre distinguere tra donne e uomini, ma attenzione, solo quando l’evento va a loro a favore(leggi agevolazioni). 

    Come ripeto non entro nel merito delle violenze(vere o presunte che siano), ma piuttosto nel modo con cui vengono condotti alcuni articoli. Il popolo "bue" ne risente enormemente, e anche se non proprio "bue" anche da questo sito, credo che molti abbiano dei preconcetti ben precisi sulle donne e i relativi abusi. La manipolazione mediatica fa il suo effetto mi creda, e noi UOMINI abbiamo il dovere di denunciarlo quando ciò si presenta.
    Ho visto articoli dove si parlava di abuso/violenza di una donna verso una figlia(anche se poi va detto che il termine "abuso" come molti altri termini giornastici forse è abusato nei suo significato), e la foto che accompagnava l’articolo rappresentava l’uomo dall’aspetto minaccioso nei confronti della donna rannicchiata nell’angolo indifesa ed impaurita. Poi quando si parla di promulgare leggi a generis, uno inconsciamente fa conto anche degli articoli di questo tipo se non ha avuto la pazienza di leggerli a fondo come pochi fanno. 
    Per quanto riguarda il dare troppo peso a tutto ciò, sembra volesse dire: "e che c..zo non sono mica queste le cose importanti!", beh se era questa la sua intenzione legittima intendiamoci in quanto presuppone proprio il pensiero di un UOMO, devo anche farle notare che forse l’errore più grande da parte dell’UOMO e sempre stato quello di aver dato giustamente(in un mondo meno effeminato) poco peso a questo tipo di "presentazione" che guarda a caso colpisce quando il soggetto della manipolazione sono gli "USA"(in termini generali), ma non colpisce affatto quando sono donne.
    Le voglio dire anche, che se non cogliamo "la palla al balzo" quando commettono questi errori di strategia(ovviamente del tutto ignari di averli commessi) non è possibile evidenziarne nemmeno il marcio che sta alla base di esso, e quindi l’uomo italiano medio(effeminato) continua a prendersela nel c..lo. Non che la cosa in sè mi dispiaccia intendiamoci, ma si da il caso che quella poi diventi anche l’unica mia alternativa. Il che, non so lei come la pensi in proposito, ma il sottoscritto non si trova del tutto a proprio agio in merito a ciò. 
    E’ la femmina la parte passiva non il maschio e quindi è la femmina che nell’ottica di dare/avere riceve. Credo che questo sia un punto importante da mettere ben a fuoco, anche se visto come vanno le cose in Italia, non si può che prendere atto, che come già detto da me altre volte, molti effeminati vi hanno da tempo rinunciato.
  • tersite

    L’articolo racconta quello che c’è scritto nel titolo. Punto. 

    Avranno realizzato ..quanti?..20 film sulla guerra in Iraq? Centinaia di libri, migliaia di articoli che raccontano altrettante storie di guerra, di soldati, di mercenari, uomini, donne, bambini, animali(!), politica, religione .Storie viste da varie angolazioni in un periodo di oltre 10 anni.
    Non vedo alcuna discriminazione, nessuna effeminatezza, nessun secondo fine a parte quello di voler legittimamente sensibilizzare ed informare  riguardo gli orrendi crimini commessi in quei luoghi.
  • andriun
    Già sensibilizzare…certo ci si sensibilizza molto parlando delle cose che accadono al di fuori del nostro Paese, molto di meno per quelle che accadono nel nostro Paese.
    Le ricordo poi che è sempre difficile, se non a posteriori riconoscere dei secondi fini(quando hanno inneggiato all’angelo di kobane il sospetto che vi fosse una campagna mediatica in proposito, era forte, ma non certa). L’uso di alcuni articoli si prestano bene ad essere strumentalizzati quando si vuole sensibilizzare come dice lei. 
    Certo è, che i trattamenti subiti dalle detenute sono identici anche per i detenuti, la differenza sta forse nel fatto che le detenute possono guadagnarsi da vivere usando il loro corpo come merce di scambio, mentre per i detenuti maschi questa possibilità viene meno. Questo è un dato di fatto(riconosciuto in parte anche dall’articolista) e guarda a caso è una condizione(quella di usare il corpo) diffusa anche da noi, che non siamo un Paese in conflitto. 
    Ricordiamoci poi, che piaccia o no, quelle che vengono descritte sono le normali condizioni carcerarie tipiche di un Paese in conflitto, ma anche no, quindi l’errore in questo caso commesso nel descrivere tali condizioni di vita carceraria è stato proprio, a cominciare dal titolo, di parlarne isolandone la parte femminile. 
    Concludo dicendo che per come la penso io, se si vuole veramente informare come dice lei, quando si trattano certi argomenti non si fa o meglio non si dovrebbe fare distinzione tra donne o uomini, se ciò viene fatto significa che esiste un secondo fine che è appunto quello appunto di sensibilizzare, che ovviamente resta solo un mezzo, non il fine ultimo per ottenere qualcosa. Nè più nè meno di quanto avviene da noi.
  • MartinV

    "Certo è, che i trattamenti subiti dalle detenute sono identici anche per
    i detenuti, la differenza sta forse nel fatto che le detenute possono
    guadagnarsi da vivere usando il loro corpo come merce di scambio, mentre
    per i detenuti maschi questa possibilità viene meno."
    Ma chi te le ha dette ‘ste cose, bel ciccino ?

  • andriun

    MartinV, legga l’articolo con attenzione e in particolare faccia riferimento al numero di decessi. Vedrà che con un po’ di sforzo mentale ci arriverà da solo.

  • MartinV

    Dal numero dei decessi Lei deduce che le donne so’ "zoccole" ?

    Ma mi faccia il piacere, mi faccia…

  • andriun
    Me lo faccia lei il piacere….me lo faccia…

    No, ci mancherebbe, la verità è che loro resistono meglio degli stessi uomini ai trattamenti dei loro aguzzini: non per nulla la donna viene definito il sesso forte. Che sbadato, c’era scritto anche nell’articolo. Peccato che la smentita le arrivi direttamente da li considerato che dice proprio che sono costrette a vendere il loro corpo in cambio di una telefonata. Ma pensa un po’! Ingenuo!