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SPINELLI E IL GERME DELLA GUERRA

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Tempi da leggenda e sirene di guerra … mentre per la prima volta dalla fine della guerra fredda, il governo tedesco si appresta a varare un “Piano di Difesa Civile” per fare fronte ad eventuali emergenze catastrofiche, terrorismo, incidenti nucleari e conflitti armati. Il documento di 69 pagine insiste sul rafforzamento delle strutture sanitarie e sull’implementazione di un sistema d’allarme affidabile, preme per il supporto dei civili alle forze armate, e soprattutto invita la popolazione a fare scorta di acqua, due litri a persona per 5 giorni, e specialmente di alimenti che siano sufficienti per 10 giorni. Queste misure, spiega il piano di emergenza, sarebbero necessarie per istruire in modo appropriato i cittadini, perché in un prossimo futuro “non si possono escludere situazioni che minacciano la vita e l’esistenza delle persone”. L’ultimo programma di difesa civile tedesca era stato elaborato nel gennaio del ’89, prima della caduta del muro di Berlino, e quando la Nato si esercitava per una guerra nucleare con l’Urss. Anche oggi la Nato ha accerchiato la Federazione Russa con decine di basi nucleari, quindi si ripropone la stessa tensione geopolitica di allora.

Mentre a Ventotene è andato in onda l’ultimo atto della commedia dell’arte europea, che smentirebbe inesorabilmente il “sogno europeo di benessere e progresso” dei Padri Fondatori … ma quale “sogno”? Con una becera propaganda di regime i figli legittimati dai padri hanno reso omaggio alla tomba del falso mito di Altiero Spinelli, quando sarebbe il caso di riflettere sulle ragioni che hanno portato alla nascita della “Comunità Europea”, figlia dell’imperialismo americano, che conteneva già dalle origini tutti i germi delle future disgrazie … scrive infatti Spinelli il 12 aprile 1953, nel suo Diario: ” … Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono” (A. Spinelli, Diario Europeo 1948-1969).

Dal Manifesto di Ventotene emerge dunque un progetto unionista europeo ben diverso dal propagandato “sogno di pace”, ed ora serve una guerra per consolidarlo … dopo il Brexit, che ha fortemente squassato il “fogno”, si è sentito il bisogno di rilanciare il mito leggendario, recuperando tutti i simboli di un naufragio storico, sociale, civile … a Ventotene è andato in onda il funerale dell’Ue (Mauro Bottarelli), quell’Unione che ha tradito con ogni mezzo i propri cittadini, in modo particolare quelli dei paesi del sud, con politiche economiche mirate a rimpinguare i forzieri dei banksters e a distruggere diritti sociali, benessere, occupazione e welfare, che avevano finora tutelato la vita delle persone.

Dietro la leggenda si cela la falsa informazione. Non è assolutamente vero infatti che l’unificazione europea abbia garantito settant’anni di pace sul continente, se consideriamo “sine ira ac studio” tutte le guerre avvenute negli ultimi anni: Irlanda del Nord, Paesi Baschi, Guerra Fredda, Balcani, Ucraina. Appunto nel settembre 2000 esce un curioso articolo del “Telegraph” di Ambrose Evans-Pritchard, uno dei pochi articoli pubblicati dalla stampa ufficiale, che denunciava l’intervento della CIA nella campagna di propaganda degli anni ’50 e ’60 per un’Europa unita …

Infatti alcuni documenti governativi americani resi di dominio pubblico mostravano che i servizi segreti americani avevano finanziato e diretto il movimento federalista europeo. I documenti erano stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore della Georgetown University di Washington, e comprendevano file resi pubblici dai National Archives. Da ciò si deduce che il principale strumento di Washington per forgiare l’agenda europea fu l’American Committee for a United Europe (ACUE), costituitosi nel 1948 … in pratica un Comitato americano nato e finanziato proprio dagli Usa (Rockefeller Fondation e Ford Foudation).

Guarda caso il primo Presidente del “Comitato” fu William Donovan, capo dell’ufficio USA dei servizi strategici durante la Seconda Guerra mondiale (Office of Strategic Services, OSS), e precursore della CIA. Il vice presidente fu Alen Dulles, direttore della CIA dal 1953 al 1961. Fu presente nel consiglio anche Walter Smith, nominato nell’ottobre 1950 primo direttore della CIA. Poi c’era Paul Hoffman, ex ufficiale dell’OSS, capo dell’amministrazione del “Piano Marshall” e presidente della Fondazione Ford, che divenne capo di ACUE verso la fine degli Anni Cinquanta. In pratica i fondatori di ACUE erano tutti uomini dei servizi segreti americani, ciò spiega come l’UE sia stata una creatura del Dipartimento di Stato e della CIA. Il progetto politico completava il piano di dominio americano e comprendeva tre fasi: “Piano Marshall”, nel 1948-1952, (dominio economico), NATO dal 1949 (dominio militare), UE (dominio politico).

La filiale europea di ACUE poi fu rappresentata dal “Movimento Europeo” ed era la più importante organizzazione federalista del dopoguerra. Uno dei fondatori del Movimento Europeo era Joseph Retinger ossia colui che qualche anno più tardi diventerà il segretario responsabile delle riunioni del Club Bilderberg. Il “Movimento Europeo” giocherà un ruolo essenziale nel processo di colonizzazione europea «esercitando influenza sulle istituzioni nazionali e comunitarie».

I Presidenti del Movimento furono proprio alcuni degli uomini ritenuti i “Padri dell’UE” come Henry Spaak, Giscard D’Estaing e Robert Schuman, ed anche Winston Churchill, Konrad Adenauer, , François Mitterrand … gli italiani sono stati insieme ad Altiero Spinelli, De Gasperi che ne è stato presidente onorario e Giorgio Napolitano.

Successivamente Rockefeller finanziatore di ACUE e Retinger del “Comitato Europeo” diedero vita nel 1954 al “Gruppo Bilderberg”, per proseguire gli interessi USA nella creazione di una UE che fosse diretta rappresentanza delle élite sovranazionali e non dei popoli. Ed ecco che al Bilderberg si succedono in ordine di tempo Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli e Romano Prodi … ossia quelli che vengono osannati come i “Padri Fondatori dell’Unione Europea”.

E come ha affermato Zbigniew Brzezinski , Consigliere Usa per la sicurezza nazionale, nonché fondatore della Commissione Trilaterale nel suo saggio “La grande scacchiera”, l’Europa Unita doveva fungere da strumento di colonizzazione Usa e testa di ponte verso il continente asiatico … perché lo stato dell’economia oggi “richiede imperativamente la guerra”.

Del resto leggendo il “Manifesto di Ventotene” del 1941, ci rendiamo conto di quanto fosse velleitario e utopistico il progetto di Spinelli, totalmente slegato da un’analisi oggettiva della storia europea e fortemente guidato da un’ideologia falsamente “socialista”, subdolamente neoliberista, o comunque ferocemente ostile allo stato nazione, l’unico che nei millenni di storia occidentale ha permesso il sorgere di una qualche sorta di “democrazia”.

Spinelli dice che: “La sconfitta della Germania non porterebbe automaticamente al riordinamento dell’Europa secondo il nostro ideale di civiltà. Nel breve intenso periodo di crisi generale, in cui gli stati nazionali giaceranno fracassati al suolo, in cui le masse popolari attenderanno ansiose la parola nuova e saranno materia fusa, ardente, suscettibile di essere colata in forme nuove, capace di accogliere la guida di uomini seriamente internazionalisti, i ceti che più erano privilegiati nei vecchi sistemi nazionali cercheranno subdolamente o con la violenza di smorzare l’ondata dei sentimenti e delle passioni internazionalistiche, e si daranno ostinatamente a ricostruire i vecchi organismi statali. Ed è probabile che i dirigenti inglesi, magari d’accordo con quelli americani, tentino di spingere le cose in questo senso, per riprendere la politica dell’equilibrio delle potenze nell’apparente immediato interesse del loro impero.”

In più l’internazionalismo socialista di Spinelli smentisce tristemente quello che già si stava realizzando nella società imperialistica, dove il proletariato restava legato al territorio e a politiche localistiche, mentre il potere finanziario si stava gradualmente sganciando dal territorio e stava diventando sempre più transnazionale e globalizzato. “Il nuovo ordine mondiale, che troppo spesso appare come un nuovo disordine mondiale, ha bisogno proprio di stati deboli per conservarsi e riprodursi.” (Z. Bauman)

La miopia profetica di Spinelli prosegue poi attraverso un’analisi prospettica che si è rivelata indiscutibilmente disgraziata: “Le forze conservatrici, cioè i dirigenti delle istituzioni fondamentali degli stati nazionali: i quadri superiori delle forze armate, culminanti là, dove ancora esistono, nelle monarchie; quei gruppi del capitalismo monopolista che hanno legato le sorti dei loro profitti a quelle degli stati; i grandi proprietari fondiari e le alte gerarchie ecclesiastiche, che solo da una stabile società conservatrice possono vedere assicurate le loro entrate parassitarie; ed al loro seguito tutto l’innumerevole stuolo di coloro che da essi dipendono o che sono anche solo abbagliati dalla loro tradizionale potenza; tutte queste forze reazionarie, già fin da oggi, sentono che l’edificio scricchiola e cercano di salvarsi. Il crollo le priverebbe di colpo di tutte le garanzie che hanno avuto fin’ora e le esporrebbe all’assalto delle forze progressiste.” In realtà è accaduto esattamente il contrario, le forze conservatrici non hanno difeso lo stato nazione, ben sapendo che sarebbe stato avverso ai loro interessi turboliberisti, con tutte le proprie pastoie democratiche divenute ormai desuete per l’alta finanza … ed hanno invece forzato l’aggregazione transnazionale degli stati, con tutto quello che ne consegue: libera circolazione delle merci, degli uomini e dei capitali.

Alla fine Spinelli demolisce definitivamente anche solo l’idea di “stato nazione”, considerato la peggior sventura possibile, nemico del progresso, del benessere, della democrazia e della pace: ” Ma essi hanno uomini e quadri abili ed adusati al comando, che si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia. Nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffati. Si proclameranno amanti della pace, della libertà, del benessere generale delle classi più povere. Già nel passato abbiamo visto come si siano insinuati dentro i movimenti popolari, e li abbiano paralizzati, deviati convertiti nel preciso contrario. Senza dubbio saranno la forza più pericolosa con cui si dovrà fare i conti. Il punto sul quale essi cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico.” (Altiero Spinelli, Manifesto di Ventotene 1941-44)

In verità il “falso e pasticciato socialismo” di Spinelli ha rappresentato la retorica più ipocrita di un’ideologia rivelatasi malsana, sbagliata e funesta, pilotata dalle oligarchie finanziarie transnazionali, che hanno condannato alla stagnazione tutta l’Europa e hanno imposto il nuovo regime dei banksters. Le politiche neoliberiste di macelleria sociale che in questi anni hanno creato disoccupazione, disperazione e innumerevoli suicidi per motivi economici, vogliono cancellare i diritti sociali e i diritti dei lavoratori faticosamente conquistati, vogliono imporre una disoccupazione strutturale ed una migrazione compulsiva e continua, per provocare deflazione salariale e flessibilità spinta nel mondo del lavoro.

E poi dall’europeismo spinelliano patologico sono nati gli attuali sicari dell’euro: Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, e Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea … sono loro che decidono il futuro d’Europa, un futuro grigio, fatto di povertà e rigore. I cinque eurocrati hanno prodotto il “Five Presidents Report” nel giugno 2015, che pianifica il futuro dell’Europa da qui al 2025, e progetta la creazione di un “Superstato Europeo”.
Un abile stratagemma per creare un governo economico unico europeo, al fine di salvaguardare accuratamente l’eurozona dall’assalto delle forze centrifughe populiste. Perfino Boris Johnson, poco prima del Brexit, si era scatenato sulle colonne del “Telegraph”, rivelando lo scoop dei nuovo piani nazisti di unificazione della UE da parte dell’eurocrazia dominante.

Giusto per blindare i piani imperialistici poi, è in atto una lenta ma graduale militarizzazione dell’Europa … in Francia al ritorno dalle vacanze gli studenti seguiranno corsi appositi antiterrorismo, mentre i presidi dovranno seguire un addestramento specifico presso i centri della Gendarmeria e fungeranno nei mesi a venire da agenti di raccordo con i funzionari della sicurezza, che aumenteranno di numero. Intanto il governo tedesco, dopo l’annuncio di zia Angie che il terrorismo islamico non è stato una diretta conseguenza del massiccio afflusso di immigrati musulmani in Germania, sta considerando di riportare la coscrizione a livello nazionale, per rispondere agli attacchi terroristici e per difendere le frontiere dall’immigrazione clandestina.

Berlino ha annunciato di voler prendere misure più efficaci e di voler spendere molto di più per le forze di polizia e di sicurezza, per creare anche una speciale unità di contrasto alla criminalità informatica e al terrorismo. Il governo tedesco infatti aveva abolito il servizio militare obbligatorio nel 2011, sostenendo che non vi era in quel momento la necessità geopolitica per mantenerlo, scelta chiaramente manovrata dagli Usa, perché un’Europa priva di un proprio efficiente apparato di difesa diveniva ulteriormente ostaggio dell’egemonia militare degli Usa. Rimarcando l’inaspettata militarizzazione della società tedesca, il ministro della Difesa Ursula von der Leyen ha detto che la futura “Bundeswehr” sarebbe una formazione di polizia federale, adibita alle operazioni di antiterrorismo nazionale.

La carta del Ministero degli Interni cita anche gli obblighi dei civili e delle organizzazioni per l’assistenza del Bundeswehr, in particolare aiutando le “organizzazioni di reclutamento e le infrastrutture di alloggio” … alcune delle funzioni di supporto dei militari potrebbero anche essere affidate alla società civile, come “una disposizione limitata di ristorazione per le truppe durante le operazioni”. Tuttavia, il documento va ben oltre le attività di outsourcing militari moderni e discute di altre proposte, simili alle misure da prendersi in tempo di guerra.

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

29.08.2016

Riferimenti

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/1356047/Euro-federalists-financed-by-US-spy-chiefs.html

Pubblicato da Davide

  • PietroGE

    Condivido le critiche a Spinelli. Anche leggendo solo gli estratti del pensiero di Spinelli citati dall’articolo si capisce quanto falsa e strumentale agli interessi anglo-americani fosse la sua idea di federazione europea.
    Oggi appare totalmente obsoleta, un relitto storico che non ha retto il passare del tempo.

    La UE è sempre stata l’implementazione politica degli obiettivi della NATO : tenere i sovietici fuori dall’Europa, gli americani dentro e i tedeschi sottomessi. La stessa moneta unica è nata perchè Mitterand credeva falsamente che il segreto della potenza economica tedesca fosse il DM. In realtà era vero il contrario come la Francia e gli altri Paesi europei hanno dovuto constatare a loro spese.

    D’accordo, l’internazionalismo proletario è fallito ( in realtà non è mai esistito) e invece al suo posto è nato l’internazionalismo elitario e finanziario, a spese del proletariato e delle classi medie dell’occidente.

    La militarizzazione della Germania non ha nulla a che vedere con la Russia o la situazione in Ucraina e tanto meno con una minaccia di guerra nucleare. Ha a che fare con la situazione interna alla Germania e al fallimento del progetto di società che la leadership non ha il coraggio di ammettere. L’elettorato però ormai lo sta capendo e si farà sentire.

  • Rosanna

    Che la militarizzazione della Germania non abbia  nulla a che vedere con la Russia o con una
    minaccia di guerra nucleare … non è ancora chiaro, dato che la Nato sta
    assediando la Russia con un bel numero di basi nucleari e la guerra fredda è
    ripresa più violenta di un tempo … per di più l’Ue viene utilizzata come un
    vassallo sottomesso e fedele dall’impero … a ciò si aggiunga che il bipolarismo
    geopolitico è finito da tempo e invece si sta affermando un multipolarsimo, con
    nuove forze economiche emergenti tra i Brics … la Cina sta fornendo aiuti per
    la guerra in Siria, il quadro geopolitico internazionale si complica, e per di
    più l’impero del caos si trova in fase discendente e sta perdendo l’egemonia di
    potenza imperiale … e come una belva ferita sta diventando sempre più
    pericolosa …

    per ora ci ha salvato il Brexit, che ha innescato
    un effetto centrifugo della difficile amalgama europea … per esempio il TTIP
    sembra saltato … ma forse questo è anche un sintomo di ulteriore fallimento per
    gli Usa, che al momento opportuno saranno pronti ad usare anche il nucleare se
    ce ne fosse bisogno … del resto lo hanno già fatto.

    http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-08-28/ttip-negoziati-falliti-salta-trattato-libero-scambio–usa-ue–165927_PRV.shtml?uuid=AD5huLBB [www.ilsole24ore.com]

  • mago

    I Presidenti del Movimento furono proprio alcuni degli uomini ritenuti i "Padri dell’UE" come Henry Spaak, Giscard D’Estaing e Robert Schuman, ed anche Winston Churchill, Konrad Adenauer, , François Mitterrand … gli italiani sono stati insieme ad Altiero Spinelli, De Gasperi che ne è stato presidente onorario e Giorgio Napolitano

    Una lista di galantuomini.

  • Fischio

    Mi fermo sul punto….alla fine di salvaguardare l’eurozona dall’assalto delle forze centrifughe populiste…Cosa vuol dire, che i populismi potrebbero essere la risposta alla crisi economica-politica-militare-culturale?
    Il populismo di natura per lo più reazionaria non appartiene all’espressione spontanea delle masse proletarie. Esse partecipano passivamente su una posizione subalterna, mai dirigente. La piccola borghesia esercita la propria influenza su una parte dei salariati. Ad esempio, il M5S non è un movimento spontaneo, ma movimento strutturato, organizzato e diretto. Centralizzato su due linee: centralizzazione telematica (Casaleggio) e centralizzazione carismatica (Grillo).
    Nei movimenti populisti odierni è presente un solo elemento di spontaneità: il sentimento sociale profondo e diffuso di rifiuto verso gli attuali governanti europei, nazionali, regionali e locali. Ma le direzioni populiste hanno potuto rappresentare e organizzare questo sentimento spontaneo in conseguenza di due fattori combinati:1) il ritardo storico di Prtito di classe, 2) l’arretramento della coscienza di classe dei salariati, conseguente alla disgregazione materiale della classe lavoratrice. Questa disgregazione ha la sua origine alla fine degli anni Settanta con il declino della grande industria (Torino, Genova, Milano) e lo sviluppo delle piccole e medie imprese, continuata negli anni Novanta quando l’imperialismo italiano è stato incapace (crisi di internazionalizzazione) di ricollocarsi nella nuova divisione mondiale del lavoro, nella nuova gerarchia imperialista mondiale aperta dalla restaurazione del capitalismo nell’Europa orientale e in Russia prima, in Cina dopo, e dallo sviluppo generale del capitalismo asiatico; e si approfondisce oggi con la crisi di recessione da sovrapproduzione. L’attuale crisi internazionale di recessione da sovrapproduzione è il prodotto naturale delle leggi oggettive del modo capitalistico di produzione: legge della sovrapproduzione/sottoconsumo, legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, legge della sproporzione tra i rami della produzione. La sovrapproduzione attuale ha iniziato a manifestarsi a metà degli anni Settanta, ma è esplosa nel 2007-2008, dopo un processo contraddittorio durato circa un trentennio tra le tendenze alla crisi e le relative cause antagoniste. L’aumento del saggiodi sfruttamento della forza lavoro (politiche neoliberiste), la diffusione del capitalismo nelle aree geografiche arretrate, la restaurazione del capitalismo nell’Europa orientale in Russia e in Cina, il conseguente aumento della concorrenza all’interno del proletariato mondiale, il conseguente abbassamento dei salari e le condizioni di lavoro, sono tutti fattori che per circa trent’anni hanno posticipato in avanti nel tempo l’esplosione della crisi. Ora le cause antagonistiche sono state sovrastate dalle cause di crisi, e ciò che prima si muoveva lentamente verso il basso, ora si muove velocemente e tende a scardinare tutto il complesso sovrastrutturale.
    In conclusione, cosa possiamo fare?…Intanto abbandonare incantesimi di facciata (Podemos, Tsipras, M5S ecc.), e poi rimboccarsi le maniche per ravvivare lotte di classe all’interno della massima unità d’azione delle forze anticapitaliste, con la fermezza nella demarcazione teorica, strategica e organizzativa.

  • Eshin

    Temo che veda bene Rosanna

    ed ecco l’invito a fare scorte…
  • Rosanna

    Sono d’accordo con la prima parte del tuo commento, quanto a
    quella che tu chiami crisi di sovrapproduzione iniziata negli anni ’70, in
    realtà questa è una crisi di mancanza di domanda integrata indotta
    dall’introduzione dell’euro, esplosa appunto nel 2007/2008 …

    Abbandonare gli incantesimi di facciata e riprendere una
    seria e organizzata lotta di classe non credo sia possibile, dato che le
    risorse delle minuscole forze politiche di sinistra si sono rivelate
    disorganizzate  e insignificanti, e
    comunque hanno tradito già da tempo i valori del socialismo.

    Anzi parafrasando una frase famosa di Warren Buffet , per il
    momento "La lotta politica c’è sempre stata, e l’abbiamo vinta noi …"

  • riefelis

    D’accordo, l’internazionalismo proletario è fallito ( in realtà non è
    mai esistito) e invece al suo posto è nato l’internazionalismo elitario e
    finanziario, a spese del proletariato e delle classi medie
    dell’occidente

    Verissimo. Frase riassuntiva del nostro momento storico.

  • Holodoc

    "… In conclusione, cosa
    possiamo fare?…Intanto abbandonare incantesimi di facciata (Podemos,
    Tsipras, M5S ecc.), e poi rimboccarsi le maniche per ravvivare lotte di
    classe all’interno della massima unità d’azione delle forze
    anticapitaliste, con la fermezza nella demarcazione teorica, strategica e
    organizzativa. "

    … in pratica?

  • gix

    Che esista una Europa dei buoni, come Spinelli, ed una Europa dei cattivi, come quella dei burocrati attuali, è una scemenza enorme, a cui nessuno alla fine può credere più di tanto, nonostante i tentativi di far passare questa idea. L’Europa in se non esiste, non esiste un popolo europeo, può solo esistere una convivenza civile fra popoli vicini e che hanno vissuto parallelamente secoli di storia, di guerre e di pace più o meno felice. Perciò quella dei padri nobili dell’Europa è una retorica veramente insopportabile, molto di più dell’arroganza degli attuali burocrati, che almeno non ci provano neanche più a nascondersi per quello che sono. E’ sicuramente molto più attendibile l’Europa raffigurata in un graffito presso una casa di Pompei, come una nave intitolata al mito della figlia del re Agenore, forse non a caso rapita da Zeus, sotto le mentite spoglie di un toro. 

    Per quanto riguarda il germe della guerra, il terrorismo ecc. alla base degli avvertimenti tedeschi, evidentemente tutto fa brodo per tenere la gente inchiodata dalla paura e dalla mancanza di certezze stabili nei rapporti con le altre persone e gli altri popoli; non ci si deve fidare neanche un po’ gli uni degli altri. Difficilmente ne avremo mai le prove, ma per l’Italia probabilmente qualcuno deve aver pensato che il terrorismo, le mafie ecc, non bastano più, anche perché dopo 40 anni di sordide manovre, la gente comincia ad avere qualche sospetto…per cui meglio buttarsi sulle catastrofi, i terremoti, che tutto sommato ottengono lo stesso risultato di terrorizzare la popolazione distraendo da cose come referendum e quant’altro. Poi se 290 persone muoiono e alcune centinaia perdono tutte le loro cose è un dettaglio trascurabile…

  • PietroGE

    Il partito di classe non è in ritardo storico, è fallito già da molto tempo.

    La "disgregazione materiale della classe lavoratrice" è iniziata con la globalizzazione. I partiti che sulla carta dovevano rappresentare gli interessi della classe lavoratrice la hanno invece tradita e venduta ai finanzieri internazionali, nel nome di un inesistente internazionalismo.

  • Rosanna

    "Il capitalismo finanziario è
    sempre stata una componente dell’economia capitalistica, necessaria al suo
    funzionamento complessivo e al suo continuo sviluppo. 
    A partire dal 1980, la componente
    finanziaria
    del capitalismo ha avuto un sopravvento sempre più marcato
    sulla
    componente produttiva di merci, sia in termini di volumi di
    attività che di tassi di incremento e valori dell’accumulazione.

    Nel 1980 il valore degli attivi
    finanziari globali e il Pil annuale del mondo erano pari a 27 trilioni di
    dollari ciascuno. Nel 2007 gli attivi finanziari globali valevano 4,50 volte il
    Pil mondiale: 241 trilioni di dollari contro 54 trilioni.
    Ciò implica che il Pil del
    mondo è cresciuto a un tasso medio annuo del 3%, mentre gli attivi finanziari
    anno superato l’8% annuo. Uno squilibrio del genere attesta, tra l’altro, che
    immense quote di reddito sono state trasferite dal lavoro e dagli investimenti
    produttivi al reddito da capitale monetario.

    Il sistema finanziario operante
    all’interno del capitalismo sta inoltre sempre più influenzando le strategie e
    la gestione delle imprese capitalistiche “industriali”, trasformandole in
    imprese i cui attivi derivano sempre di più da attività finanziarie, anche di
    natura speculativa, piuttosto che dai processi produttivi.

    Ecco dunque che il capitalismo
    odierno viene denominato finanzcapitalismo (facendo precedere la parola
    “finanza” alla parola capitalismo), per rimarcare l’avvenuto sopravvento
    della componente finanziaria del capitalismo rispetto al capitalismo della economia
    reale.

    Entrando più nel merito, nel finanzcapitalismo
    operano specifici soggetti imprenditoriali e mercati.

    Tale sistema finanziario è rappresentabile come una mega-macchina costruita
    negli ultimi decenni dal capitalismo allo scopo di massimizzare il valore
    estraibile
    dal maggior numero possibile di esseri umani e dalla natura.

    La estrazione di valore è
    un concetto del tutto diverso dalla produzione di valore.

    Si produce valore quando
    si costruisce una casa, si pianta un albero, si crea una merce. Si estrae
    valore
    quando si provoca un aumento del prezzo delle case modificando i
    tassi di interesse o le condizioni del mutuo; quando si aumentano i ritmi di
    lavoro o l’orario a parità di salario; quando si distrugge un bosco per farne
    un parcheggio.

    Il capitalismo industriale ha
    avuto storicamente come motore l’industria manifatturiera.

    Il capitalismo
    odierno
    ha come motore il sistema finanziario.

    La
    finanziarizzazione dell’economia è stata sapientemente guidata da una classe
    capitalistica transnazionale.
    Una classe i cui membri si possono stimare in
    circa 10 milioni di persone di tutto il mondo sostenuta sul piano politico e
    ideologico da una classe parallela, di grandezza forse doppia – venti
    milioni – formata da politici, intellettuali, accademici, editori, giornalisti,
    alti funzionari dello stato."

    Luciano Gallino, Finanzapitalismo


  • Fischio

    Potrei cavarmela rispondendo con: ‘allora lasciamo stare così le cose, tanto…’
    E invece…’La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi’ (Marx, Manifesto del Partito Comunista). E nulla poggia sull’eterno, mi permetto di aggiungere.
    Premesso poi che il socialismo dei Marx, Lenin e altri non è fallito ma casomai è stato TRADITO (da Stalin), possiamo ripartire da quella massa di oltre 2miliardi di salariati sparsi nel mondo. Difatti il punto centrale della crisi della classe operaia internazionale non sta nei suoi numeri, o nelle sue potenzialità. Sta nell’arretratezza della coscienza. Sta nel fatto che di fronte alla più grande crisi capitalistica degli ultimi 80 anni, il livello di coscienza di classe e di organizzazione del movimento operaio mondiale è infinitamente più arretrato di quello con cui affrontò la grande crisi degli anni ’20 e ’30.  Per questo, ricostruire un partito internazionale che sviluppi la coscienza della classe operaia, che organizzi la sua avanguardia, che recuperi la sua memoria è oggi più che mai la responsabilità dei rivoluzionari del mondo. Difficile? Certo, e direi addirittura impresa titanica…Ma intanto potremmo raccogliere la voce che arriva dall’Argentina, una voce che ci parla di occupazione delle fabbriche e dei mezzi di produzione (Partito Obrero), potremmo fare nostra la grande protesta francese…Contaminazione buona per l’unità di classe anticapitalistica.
    Concludo rammentando una frase di Trotky: ‘Senza un Partito….con un surrogato di Partito, la rivoluzione proletaria non può vincere’.
    O si capisce o discutiamo allora dell’oroscopo o del tempo meteorologico…

  • Rosanna

    Ancora una volta hai tutte le
    buone ragioni Fischio , però farei alcuni distinguo:

    – il motto di Marx
    "proletari di tutto il mondo unitevi !" poteva avere senso in quel
    tempo in cui la classe operaia era molto massiccia ed era anche dotata di una
    coscienza di classe, era il tempo della progressiva industrializzazione della
    società capitalistica

    – oggi le fabbriche vengono
    delocalizzate, o automatizzate o chiudono addirittura i battenti nella peggiore
     delle ipotesi

    – oggi la flessibilità e la
    conseguente precarietà di vita incidono notevolmente anche sul processo di
    formazione della coscienza di classe. La delocalizzazione o la chiusura di
    fabbriche ha eliminato la possibilità per il proletariato di avere uno spazio
    fisico nel quale maturare la consapevolezza di appartenere ad una stessa classe
    sociale

    – sono stati cancellati anche
    quegli spazi in cui, dopo il lavoro, i lavoratori potevano socializzare le
    proprie esperienze lavorative, sostituiti, magari, da grandi centri commerciali
    funzionali alla riproduzione di “bisogni” indotti dai modelli di consumo
    imposti dall’ideologia dominante.  Ma è
    addirittura all’interno della stessa fabbrica che sono mutate le condizioni che
    in precedenza permettevano il formarsi della coscienza.

    – un tempo  gli operai lavoravano insieme per svariati
    anni alle dipendenze di uno stesso padrone, ora essendo assunti a tempo determinato,
    cambiano molto spesso compagni, ed è molto più difficile che i lavoratori maturino
    quella consapevolezza che potrebbe coinvolgerli nella lotta di classe.

    – la flessibilità ha un fine
    politico ben preciso, puntare alla frammentazione delle classi lavoratrici e
    delle loro forme associative. La flessibilità è sinonimo di sfruttamento del
    lavoro e la crescita dell’impiego temporaneo o  tempo parziale di lavoratori ne dequalifica il
    valore.

    –  ci sono anche i lavori poco qualificati del
    settore terziario che contribuiscono a rompere le fila di questa grande classe
    globale. Il lavoratore del call center non si sente generalmente un proletario,
    in quanto è convinto che quella  sia solo
    un’occupazione di passaggio. In realtà non è più un lavoro di passaggio da diversi
    anni.

    – quindi per vari motivi la coscienza
    della classe operaia è stata depotenziata, e sarà veramente un lavoro titanico
    ricostruirla … non per questo bisogna rinunciare a cercare altre soluzioni, e
    la lotta non deve cessare … 

  • Fischio

    La crisi economica può favorire le dinamiche sociali più diverse, nel suo intreccio con la parabola della lotta di classe nei diversi paesi. E seppur disomogenea rintracciamo molbilitazione in giro per il mondo, dall’America Latina fino ai paesi asiatici passando per Portogallo, Spagna, Francia, Romania , Bulgaria, e persino in Africa settentrionale. I governi riscuotono sempre meno consensi prestando il fianco a disordini, e dove ci sono disordini e malcontento non è detto che non si possono realizzare rivoluzioni. La difficoltà, come ho scritto nel commento antecedente, risiede nell’unire la volontà di cambiamento dei proletari di tutto il mondo. I margini esistono ancora e questo è il compito delle avanguardie…  

  • Alias
  • Rosanna

    Infatti …

    http://vocidallestero.it/2016/08/29/tre-motivi-per-dire-no-al-ceta-il-ttip-uscito-dalla-porta-rientra-dalla-finestra/ [vocidallestero.it]

    TRE MOTIVI PER DIRE NO AL CETA (IL TTIP USCITO DALLA PORTA RIENTRA DALLA FINESTRA) …   È DI QUESTI GIORNI LA NOTIZIA CHE IL GOVERNO TEDESCO CONSIDERA “FALLITO” IL TTIP. MA PRIMA DI ESULTARE BISOGNA FARE ESTREMA ATTENZIONE: QUELLO CHE È USCITO DALLA PORTA PUÒ SEMPRE RIENTRARE DALLA FINESTRA, LE FORZE CHE LO HANNO VOLUTO SONO SEMPRE VIVE E OPERANTI. QUESTO POST DI NICK DEARDEN SPIEGA PERCHÉ DOBBIAMO TEMERE IL CETA, L’ACCORDO TRA CANADA E UE, TANTO QUANTO IL FALLITO TTIP, E PERCHÉ IL SECONDO PUÒ DI FATTO RIENTRARE IN SCENA TRAMITE IL PRIMO.