Home / ComeDonChisciotte / SINISTRE REALI
11329-thumb.jpg

SINISTRE REALI

DI MIGUEL MARTINEZ

kelebeklerblog.com

Esistono alcune persone che soffrono quando usi in termini poco simpatici la parola “sinistra“.

Dicono, con toni assai vari – Pol Pot fu un delinquente, Lenin sbagliò tutto, D’Alema ha fatto la guerra, Vendola è un venduto, Il Manifesto è un salotto di borghesi buoni, la CGIL è una burocrazia che fa gli interessi dei padroni, le Brigate Rosse sono pazzi delinquenti… ma La Sinistra è cosa buona.

Evidentemente siamo davanti a un caso di attaccamento affettivo a una parola.

Li capisco: personalmente, sono attaccato alla parola lonfo (che, come è noto, non vaterca né gluisce, e molto raramente barigatta), e non saranno certi i fatti a farmi cambiare idea.

Invece, per me “La Sinistra” è quella che vedo realmente, non è un principio metafisico. E quella italiana del 2012 non è quella italiana del 1912, come non è quella indiana di oggi, né quella turca.

Certo, ci sono innumerevoli sinistrelle, ma parliamo della Sinistrona.

Quella che vedo realmente, è una massa ancora considerevole di persone, in larga misura residenti nell’Italia centrale, che ha interiorizzato molti doveri sociali – un modo complicato per dire che stanno attenti a riciclare i rifiuti più di altri, ci tengono alla scuola pubblica e così via.

Questa gente è rappresentata da una rete di amministratori locali, di cooperative, di organizzazioni sociali e imprenditoriali.

C’è gente che ci nasce e ci cresce e ci invecchia in quella rete, e per questo non fanno, in genere, sciocchezze clamorose. Però sono pericolosi, proprio perché pianificano con attenzione, e non conoscono confine tra pubblico e privato.

Recentemente, ho letto due articoli che dicono più o meno quanto ci sia da dire, a proposito della Sinistra Realmente Esistente.

Il primo si intitola Mps, la banca del Pd che nel 2012 è costata 3,9 miliardi agli italiani. Più dei tagli della riforma Fornero, ma in realtà è molto di più: è un quadro molto lucido del sistema di potere del Pd.

Nel secondo articolo, Pd, Lega, Verdini: i dolori di “avere una banca”. Il “leghismo rosso” a Mps traspare una certa spocchia liberista, ma l’autore ha chiaramente capito il sistema toscano e la questione del Monte dei Paschi.

Ma un terzo articolo, ci svela un altro mistero.

Il Monte dei Paschi di Siena è la Sinistra Realmente Esistente, come – in maniera diversa – Mediaset è la destra realmente esistente.

Il resto è fuffa, come le chiacchiere sui matrimoni gay o sulle opinioni di Silvio Berlusconi sul fascismo.

Bene, Huffington Post ci spiega perché Silvio Berlusconi evita di dare il colpo di grazia alla Sinistra, da cui pure afferma di aver liberato l’Italia.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebeklerblog.com
Link: http://kelebeklerblog.com/2013/01/29/sinistre-reali/
29.01.2013

Pubblicato da Truman

  • Onilut

    Quindi quelli di sinistra non inquinano. Quelli di destra buttano le cartacce delle merendine nei parchi pubblici…

  • yakoviev

    C’è della verità nell’articolo di Martinez. La sostanza attuale dell'”essere di sinistra” (in Italia ma credo comunque anche in Europa Occidentale)vuol dire che sei collocato in un certo modo nel quadro del nostro sistema politico, economico, sociale, culturale, ideologico senza esserne alternativo o comunque senza contestarlo, ma facendone parte a pieno titolo in una posizione di sostanziale sostegno. Tempo fa Preve diceva che già un tempo non si usava molto il termine “sinistra”, ma c’erano i socialisti e i comunisti che si definivano tali e amavano farsi chiamare con il proprio nome. Evidentemente non volevano essere confusi con un Giolitti. Penso che in questo avessero ragione. Io nelle discussioni fra amici, fra colleghi etc. quando mi definiscono “di sinistra” ribadisco di essere comunista, non per rigore ideologico apparentemente fuori luogo, ma per non essere confuso con altri con cui non ho niente a che fare e che avverso totalmente.

  • Allarmerosso

    Mamma mia che tristezza .. ancora a dare alle idee e ai modi di comportarsi civili e di buon senso l’etichetta destra sinistra … ma siamo ancora a queste banalità pure in un articolo su questo sito ??? ma bastaaaa

    Non vuol dire niente … Allora … il riciclo è di sinistra ma l’ordine e la pulizia sono di destra , con il profito che se ne ricava da esso con le materie prime si è …mmm capitalisti ? … il pubblico è di sinistra ma se poi lo è stroppo è nazionalismo allora è di destra ( roba da fascisti) se si mischiano ?! sempre solo profitto .. quindi ? come prima .. ??

    Andiamo avanti così all’infinito … ??!!! E’ così che ci fottono signori miei come il test del cerchio e dell’ellisse non lo conoscete ?
    Date un occhiata qui http://www.youtube.com/watch?v=mVmTY5nz6lg per QUALCUNO potrebbe essere piacevolmente condivisibile forse per alcuni illuminante … gli altri ?! be gli altri restino a credere alla favola; che le idee , le buone idee,debbano essere catalogate in tifoserie calcistiche sotto bandierine da contrapporre per non arrivare mai a quello che conta di più , il benessere di tutti !

  • yago

    Una sinistra neoliberista, che sposa le idee del libero mercato e di una Europa che applica ricette di scuola austriaca è un ossimoro.
    Gli elettori credono di votare a sinistra , ma in realtà votano per la destra estrema. Marx si stà rivoltando nella tomba. Le tesi neokeynesiane invece vedono sotenitori a destra. Questo è uno scenario dove il manicomio vero è all’esterno.

  • Truman

    Quoto yago:
    Una sinistra neoliberista, che sposa le idee del libero mercato e di una Europa che applica ricette di scuola austriaca è un ossimoro.

  • radisol

    Il problema è che quella di cui parliamo non è più “sinistra” … è un’altra destra che appare ancora vagamente come “sinistra” solo per l’esistenza del Berluska …. il Pd, alla sua nascita, ha tolto la parola “sinistra” anche dal nome, si è dichiarato statutariamente “neutrale” anche nel conflitto capitale/lavoro, cosa che formalmente non hanno detto mai nemmeno i laburisti inglesi o i socialdemocratici tedeschi … Martinez poi non è nuovo a queste tesi facilone …. paragonare D’Alema a Pol Pot o Mussari alle Br poi, francamente è una solenne minchiata …. forse vuol fare dimenticare i suoi trascorsi in Ordine Nuovo prima ed in strane sette affaristico/esoteriche dopo … o più semplicemente vuole “stupire” a tutti i costi, come tanti altri bloggers autoreferenziali ed in cerca di continua autopromozione …

  • sisifo

    Concordo. Qui, di sinistra, non c’è rimasto più neanche il nome.

  • tania

    http://www.sinistrainrete.info/sinistra-radicale/176-dodici-anni-fa-marco-revelli-pubblico-un-libro-intitolato-qle-due-destreq.html

    “Le Due Destre” di Luigi Cavallaro

    Dodici anni fa, Marco Revelli pubblicò un libro intitolato “Le due destre”. Vi si sosteneva che lo scenario politico italiano vedeva contrapporsi non una destra e una sinistra, bensì due destre, una tecnocratica ed elitaria, l’altra populista e plebiscitaria. Che entrambe avevano l’obiettivo di offrire una sponda al processo di ristrutturazione in corso nel mondo produttivo, smantellando le regole e le garanzie su cui si era costruito il compromesso socialdemocratico della seconda metà del ‘900. Che entrambe rimettevano al centro del discorso politico l’impresa, in pro della quale si prefiggevano privatizzazioni del patrimonio industriale pubblico, flessibilizzazione del mercato del lavoro e tagli delle prestazioni sociali (dalle pensioni alla sanità alla scuola). E che, unite nei fini, esse si distinguevano nei mezzi, la destra tecnocratica ed elitaria puntando essenzialmente alla mobilitazione dei ceti medi riflessivi in un progetto di società individualizzata e competitiva, la destra populista e plebiscitaria rivolgendo invece la propria offerta politica alle fasce sociali che più avrebbero sofferto del crollo della domanda indotto dalla dissoluzione del precedente patto sociale, vale a dire la piccola e media impresa, i disoccupati, i precari, i sommersi (e mai salvati).

    Si poteva eccepire che l’analisi non teneva conto di alcune oggettive contraddizioni tra gli interessi della grande e della piccola industria. Che non considerava adeguatamente il ruolo frenante che, rispetto al disegno liberalizzatore, avrebbero giocato potenti interessi costituiti, taluni dei quali interni alla stessa area del lavoro dipendente (specie pubblico). Che non sviscerava fino in fondo le premesse economiche su cui si era retto il compromesso sociale precedente, che rimandavano alla costituzione economica impostasi in tutto l’Occidente durante gli anni Trenta del secolo scorso. Ma nell’insieme, si trattava di un’analisi corretta e lungimirante, tanto più se si pensa che, nel 1996, le uniche privatizzazioni di rilievo che si erano avute concernevano il sistema bancario e le “controriforme di struttura” avevano toccato la sanità e le pensioni, ma non ancora il mercato del lavoro.

    Invece, dopo breve tempo, quell’analisi cadde nel dimenticatoio. Troppo forte era il contrasto fra l’opinione che analisti, dirigenti ed elettori avevano del centrosinistra (e dei Ds in primis) e l’acuta ipotesi di Revelli secondo cui proprio il centrosinistra sarebbe stato l’hardware su cui avrebbe girato il software della destra tecnocratica ed elitaria: occorreva una capacità di straniamento analoga a quella che portò Copernico a intuire (e poi a dimostrare) che non era il sole che girava intorno alla terra, ma l’esatto contrario. Proprio per ciò, la tesi di Revelli subì negli anni successivi uno slittamento concettuale e di campo affatto radicale: le “due destre” scomparvero e lasciarono il posto a due sinistre, l’una “moderata” e l’altra “radicale” (o “antagonista”), che competevano per l’egemonia della rappresentanza politica e sociale del mondo del lavoro.

    La nouvelle vague delle “due sinistre” trovò seguito soprattutto nell’entourage politico e intellettuale della cosiddetta “sinistra radicale”, che non poteva tollerare il dubbio di cercare insistentemente accordi di desistenza o programmatici con il proprio opposto, e certo giovò ai dirigenti della “sinistra moderata” per convincere il proprio elettorato che no, non c’era alcun “tradimento” della causa del mondo del lavoro e che si trattava solo di “modernizzare” il proprio patrimonio culturale per stare al passo coi nuovi tempi. Sennonché, mentre il palcoscenico della politica si sforzava di rappresentare al meglio quel copione, il precipitare degli eventi s’incaricava di smentirne ogni possibile parvenza di plausibilità, specie in relazione a quell’inoppugnabile cartina di tornasole che è la politica economica.

    In effetti, se ci chiediamo quale politica economica sia lecito attendersi da un governo di centrosinistra, la risposta è semplice: all’incirca, dovrebbe aumentare la pressione fiscale e la spesa sociale, adoperarsi per la diminuzione della povertà e della disoccupazione, imprimere una più rigida regolazione al mercato del lavoro, ridurre l’occupazione “atipica” e il lavoro nero, guardarsi bene dal privatizzare il patrimonio pubblico, promuovere la transizione tecnologica della nostra struttura produttiva e mantenere nei confronti dei conti dello stato un atteggiamento non più “rigoroso” di quello di Lord Keynes (per il quale preoccuparsi del bilancio invece che dei disoccupati era degno di un malato di mente).

    Ebbene, tutti i dati dei dieci anni trascorsi – inclusi gli ultimi due – ci dicono non soltanto che i governi dell’Ulivo e dell’Unione non hanno fatto nulla del genere, ma che hanno fatto esattamente l’opposto. Per dirla tutta, i dati evidenziano che il governo di centrodestra è stato nel complesso abbastanza “keynesiano”, per quanto si possa certamente discutere dell’uso che ha fatto della spesa pubblica. Ma questo non dovrebbe sorprendere chi appena ricordi in quale complessa temperie ideologica maturarono le prime realizzazioni del keynesismo (o più semplicemente quali siano i trascorsi ideologici di Giulio Tremonti).

    Oggi la scelta del Pd di sopprimere ogni riferimento alla “sinistra” e di “correre da solo” alle elezioni consente finalmente di far chiarezza. Per riprendere la metafora, è come se tutti noi fossimo stati d’improvviso proiettati al di fuori del nostro sistema solare, in modo da vedere che non è il sole a girare intorno alla terra, ma appunto il contrario. Non c’è nulla di polemico in queste considerazioni: la realtà è realtà, e solo chi ha interesse a nasconderla (o magari a non vederla) può scambiare la sua analisi con un attacco ad personam, come fece la Chiesa quando Galileo disse che Copernico aveva ragione.

    Resta piuttosto da dire che la dimostrazione ex post factum della fondatezza dell’ipotesi delle “due destre”, oltre a spiegare al meglio i pressanti rumors di “grande coalizione”, costringe la sinistra a un’analoga operazione chiarificatrice. Troppe volte essa ha invocato i rapporti di forza sbilanciati a favore della “sinistra moderata” (cioè della destra tecnocratica) per mascherare un proprio deficit programmatico e culturale. Le difficoltà in cui si dibatte il processo di costruzione de “la Sinistra l’Arcobaleno” ne sono sintomo eloquente: senza una sintesi ordinatrice, non si possono tener insieme diritti sociali e pratiche di autogestione, eguaglianza di opportunità e differenze identitarie, lotta alla povertà ed ecologismo “radicale”, programmazione economica e libertarismo.

    Se il programma economico su cui le “due destre” stanno fondando la loro convergenza potesse nel medio periodo funzionare, più o meno come funzionò il “fascismo democristiano” negli anni 50, potremmo rinviare la questione a data da destinarsi. Ma quel programma, come ha argomentato Emiliano Brancaccio su queste colonne, è costruito sull’argilla, e può franare al minimo scossone della congiuntura internazionale. Dunque bisogna chiarirsi, qui e ora.

    17/02/2008

  • yakoviev

    L’articolo è del 2008, “Le due destre” è quindi del 1996. Analisi intelligente, ma paradossalmente fu proprio lo stesso Revelli, qualche anno dopo, nel 2001 con “Oltre il Novecento”, a fornire una base ideologica all’omologazione di fatto delle presunte “due sinistre”, diventando riferimento culturale della campagna bertinottiana “contro la violenza” (in questo caso, come osservato acutamente da Preve, metafora della rivoluzione).

  • tania

    Non ho letto “Oltre il Novecento” di Revelli , ma non credo siano stati gli ideali pacifisti a spingere l’ex sinistra radicale in braccio ad una delle due destre ( nel senso che il cosiddetto “centrosinitra” ha dimostrato ampiamente la sua cultura guerrafondaia , anche socialmente ) . Credo siano prevalsi invece meri calcoli politici come il “timore di scomparire” o cose simili .. Invece sul carattere “pacifista” o “violento” dell’idea di rivoluzione credo che il dibattito rimarrà sempre aperto . In fondo quasi tutti partiti comunisti novecenteschi nascono come funghi subito dopo l’Ottobre , in ogni angolo del Mondo , anche negli USA , in nome della “pace” : l’Ottobre , e la conseguente pace di Brest-Litovsk ha sostanzialmente dato la parola fine alla Grande Guerra ; l’intento di quei partiti era anche porre fine al carattere guerrafondaio intrenseco al capitale eccetera .

  • yakoviev

    Non c’entra per niente il pacifismo, ma l’apertura di una discussione sulla “violenza”, in assenza non solo di violenza ma anche di pericoli di scelte in tal senso, fu strumentale, volta a mettere in discussione e a modificare la ragione sociale della ditta. In tal senso il dibattito su violenza-non violenza, calato dall’alto con i soliti articoli-evento del cicisbeo Bertinotti, era una metafora per parlare (senza dirlo) di rivoluzione. “Oltre il novecento” in questo caso era una formula ipocrita

  • tania

    In che senso “in assenza di violenza” ? Io ero ancora una ragazzina del liceo , ma me le ricordo bene le giornate del luglio 2001 a Genova . E a prescindere dai singoli episodi , la violenza è ormai immanente.. O forse non ho capito cosa intendi ..

  • RicBo

    Martinez è sempre efficace (ettecredo, vivendo a Firenze sa bene cos’è la “sinistra” reale) ma l’articolo dell’Huff post è penoso.

  • nicolamorgantini

    giusto: e parcheggiano sempre in doppia fila. Berlusconi dimettiti!

  • radisol

    Genova 2001 fu una meteora, pur importante e dal valore ormai “storico” …. e comunque la violenza principale in quel caso fu quella degli sbirri …. e non c’è dubbio che in Italia, la “violenza politica” è ormai pressochè inesistente …. e concordo quindi col fatto che evocarla, anche solo in negativo, è del tutto strumentale … che lo faccia Berlusconi o Bertinotti …. tutto questo però poco c’entra con le “sinistre reali” …. che sinistre non sono più da lunga pezza ….