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SINISTRA ? NO, GRAZIE: HAI FALLITO, E NON VEDE LA CATASTROFE

DI GIULIETTO CHIESA
libreidee.org

La tradizione comunista e socialista, dopo la disfatta dell’esperimento sovietico, non è stata capace di produrre nulla di alternativo in grado di contrastare il pensiero unico, che infatti ha vinto. Gli epigoni di quell’esperienza sono ormai – come scriveva acutamente Alexadr Herzen, pur riferendosi alla generazione del 1848 – «stranieri del tempo loro» e non capiscono di essersi lasciati «sfuggire il presente e il futuro», mentre continuano a «lottare contro il loro stesso passato». Non è questione di “tradimenti”; questi ci sono stati, ma sono stati piuttosto l’effetto che la causa. Il fatto è c’era un buco nella teoria, anzi una voragine. Marx non poteva averla vista, perché quella voragine si aprì dopo di lui, sebbene qualche importante intuizione lui e Friedrich Engels la ebbero. I loro epigoni, invece, ci cascarono dentro.

Le sinistre in generale furono debellate nel corso della rivoluzione neoliberista, in primo luogo perché rimasero ferme nella contemplazione di strutture – quelle individuate dall’analisi marxiana – che venivano progressivamente erose e demolite da una “distruzione creatrice” di impressionante potenza, che andava molto oltre quella descritta dall’economista Joseph Schumpeter nei primi anni del XX secolo. Oggi gran parte di quella configurazione economica, sociale, di classe, è in rovina, dunque non è a essa che si può fare riferimento per organizzare una risposta democratica e popolare. Con il crollo dell’Unione Sovietica e del cosiddetto “campo socialista”, venne a mancare un’ipotesi alternativa. Quell’ipotesi, in realtà, non era alternativa nella sostanza, in quanto anch’essa era fondata sull’ipotesi di una crescita infinita. Ma fu vista e vissuta come tale per settant’anni, da milioni di individui. Ciò la trasformò in un possente baluardo difensivo.

La sua fine parve a molti, in entrambi i campi contrapposti della guerra fredda, come la prova definitiva dell’impossibilità di un modello alternativo a quello capitalista, uscito vittorioso dallo scontro. Che infatti non fu più cercato. Da una parte – quella delle classi dominanti dell’Occidente imperiale – cessò la paura e crebbe la tracotanza. Dall’altra ci furono la smobilitazione graduale di tutti gli strumenti di lotta, la resa all’ideologia dominante, la rinuncia allo studio e all’analisi della molteplice e inedita che si veniva delineando. Questa , quella attuale di cui stiamo discutendo, fu infatti individuata, prevista e analizzata non dalle sinistre, ma all’interno dei centri di ricerca del capitalismo più colto e lungimirante. Mi riferisco in primo luogo al Club di Roma, che all’inizio degli anni ’70 del XX secolo disegnò a grandi linee i “limiti dello sviluppo” e implicitamente avvertì il mondo circa l’inevitabilità di una svolta epocale.

Ho già accennato al fatto che l’idea stessa dei “limiti” fu respinta con scandalo, esecrazione e infine irrisione dal potente apparato informativo-comunicativo che si stava costruendo in quegli anni nei centri motori di quel capitalismo finanziario di nuovo tipo che oggi è diventato il padrone assoluto delle nostre menti. Ma essa fu respinta all’unanimità anche dai residui istituti e centri politici sia delle socialdemocrazie sia delle correnti più radicali del marxismo. In tal modo, alle classi subalterne veniva imposta la camicia di forza dello sviluppo senza fine, con la partecipazione attiva delle loro ormai obsolete organizzazioni politiche al conseguente delirio sviluppista. Inoltre, l’assenza di un’analisi critica delle trasformazioni in corso – quelle promosse dalle classi dominanti – rendeva impossibile la definizione delle lotte che sarebbero state necessarie per l’instaurazione di nuovi rapporti di forza, meno sfavorevoli per le classi subalterne.

Le sinistre si trovarono completamente avulse dalla battaglia: credevano di combattere ma erano “altrove”, mentre i cambiamenti avvenivano nelle forme e ai ritmi che i dominanti dettavano, sul terreno scelto da loro. L’idea sostanzialmente deterministica che prevedeva uno sviluppo lineare della contrattazione tra capitale e lavoro, fino al punto di rottura della transizione rivoluzionaria al socialismo, era stata smentita dai fatti. Perché? La quantità gigantesca di ricchezze prodotta dallo sviluppo capitalistico nel periodo tra l’accumulazione primitiva e la maturità delle società industriali fu tale da permettere alle classi dominanti proprietarie di usarne una parte per attenuare gradualmente il conflitto (altrimenti inconciliabile nelle condizioni date) tra gli attori della produzione, cioè tra capitalisti e lavoratori.

Fu una serie di processi oggettivi a produrre tale esito, non un piano. Ma a esso contribuì indubbiamente la qualità intellettuale delle più avvertite élite capitaliste dell’epoca. Il keynesismo fu la chiave di volta per indurre i capitalisti a prelevare una parte significativa e crescente di risorse dal processo di accumulazione e riproduzione del capitale, per destinarla al processo di “stabilizzazione” del sistema. A questo processo contribuirono diverse componenti: la distribuzione della ricchezza su strati sociali diversificati attraverso aumenti salariali, il miglioramento delle condizioni di vita attraverso la politica del “wefare state” che fu assunta dai governi, la formazione di sistemi politici atti a contenere e assorbire le spinte sociali al miglioramento, incanalandole in direzioni compatibili con l’esistenza del sistema dato di rapporti sociali. Una parte di risorse, anch’essa ingente, fu poi indirizzata alla creazione di un efficiente e articolato sistema di repressione.

Questa strategia portò a una forte differenziazione sociale all’interno dei paesi industriali, con la creazione di una classe media (la più privilegiata delle classi subalterne) che divenne l’asse portante, lo strumento decisivo della creazione del consenso sociale. Naturalmente, tutto ciò poté essere realizzato in condizioni di generale rapina delle risorse a vantaggio del Nord del pianeta e a scapito delle immense masse del Sud: dell’Asia, dell’Africa e dell’America latina. Il “fallout” dei resti abbondanti della tavola imbandita dei potenti, che stavano depredando il resto del mondo, fu largamente sufficiente a tenere a bada le classi lavoratrici dell’Occidente e a consolidare la stratificazione sociale che lo stesso sistema aveva prudentemente incoraggiato. Se ne ricava che la classe operaia del Nord poté – certo combattendo, perché nulla fu regalato – in larga misura elevare la propria condizione, come sottoprodotto del progetto keynesiano di stabilizzazione del sistema capitalistico.

Questa fu la sostanza. Dentro la quale poterono convivere lotte e forme di solidarietà tra gli sfruttati del Nord e i depredati del Sud del mondo. Ma la demolizione spirituale e di classe passò in Occidente con poca o nulla resistenza. Delle verità così impopolari non potevano essere dette agli operai dei paesi industrialmente avanzati, e infatti non furono dette. Neanche le organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori furono capaci di dirle. In queste condizioni, «il punto di non ritorno non è stato raggiunto in quanto si è parzialmente tolto dallo scacchiere il presunto protagonista della transizione», cioè la classe operaia “rivoluzionaria” (Guido Cosenza, “La transizione”, Feltrinelli). L’aggettivo “presunto” è ferocemente sarcastico. Nel corso di gran parte del XX secolo, l’idea dominante a sinistra rimase appesa alla certezza che la classe operaia fosse di per sé rivoluzionaria e che sarebbe stata la protagonista della futura transizione. All’inizio del XXI secolo quella certezza si rivela totalmente infondata. Ma nella confusa galassia delle posizioni radical-marxiste questa certezza resta immutata. A riprova che un’analisi errata delle forze in campo produce, prima ancora che sconfitte, un dilagare di stupidità.

Era evidente che, alla lunga, ciò avrebbe prodotto modificazioni radicali nelle dinamiche dello scontro sociale. La contraddizione cruciale tra capitale e lavoro veniva spostata in avanti nel tempo e si perdeva alla vista in un tempo indeterminato. In parallelo, veniva rivoluzionata la geografia sociale dei paesi industrialmente avanzati, sconvolgendo i rapporti di forza. In terzo luogo, l’irrompere delle nuove tecnologie dell’informazione-comunicazione modificava le forme organizzative delle parti sociali, cancellando in pochi decenni tutto il patrimonio di casematte difensive costruito dalle classi lavoratrici nel corso del XX secolo. Più in generale ancora, il rapporto stesso tra struttura e sovrastruttura veniva radicalmente modificato, con l’ingresso nella struttura di elementi – come l’informazione, la comunicazione, lo spettacolo, la pubblicità – che storicamente non ne facevano parte.

Certo che la classe operaia, in quanto insieme di individui che producono plusvalore, non è sparita. Essa si è persino smisuratamente accresciuta su scala mondiale. basti pensare alle centinaia di milioni di operai che sono apparsi in India, in Cina, in Brasile, in Turchia. Né si può certo dire che la classe operaia non esista più in Occidente, negli Stati Uniti, in Europa. Ma in quest’ultima area è “sparita la coscienza dell’appartenenza a una classe”, sostituita da una scala di valori fondata sull’individualismo assoluto e su una serie massiccia, onnipresente, di spinte al consumo senza limiti, all’indebitamento, alla soggezione alle merci, a un’ascesa sociale presentata come accessibile a tutti, seppure in forme rigorosamente dettate dalle regole della massificazione. La carota permanentemente sotto il naso, ma sempre irraggiungibile, di cui ha parlato Michael Moore. E le moltitudini operaie della Cina, dell’India e dell’ex terzo mondo si trovano nello stadio di una forma di accumulazione primitiva così selvaggia che non ci consente di prevedere una loro influenza nei tempi brevi, cioè nel corso di questa crisi. Arriveranno anch’esse sulla scena, se vi arriveranno, molto più tardi. Fuori tempo massimo.

Quando si pone la questione in questi termini, ecco che da sinistra fioccano obiezioni, quando non addirittura furibonde accuse di eresia: ma allora voi sostenete che la lotta di classe non esiste più? Naturalmente la lotta di classe continua a esistere, e se qualcuno lo avesse dimenticato basterebbe a ricordarglielo la già citata battuta sprezzante di Warren Buffett. Tuttavia è fondamentale capire che, da un lato, occorre ora rifare tutti i calcoli dei rapporti di forza, e dall’altro è indispensabile conoscere con precisione come sono cambiate le classi sociali. E non solo in termini numerici, ma anche in termini psicologici, di “coscienza per sé”. Di più: non si può progettare un qualsivoglia combattimento senza aver esaminato le condizioni del terreno e gli strumenti di offesa e di difesa di cui si dispone.

Sotto questo profilo, la terminologia militare risulta utilissima ai fini del programma politico che ci si pone. Chi ha in mano oggi, per esempio, gli strumenti per l’organizzazione delle masse? Nel XX secolo, come sappiamo, ci fu una fase, quella delle rivoluzioni socialiste, in cui le classi povere e sfruttate elaborarono potenti strumenti di organizzazione (il partito di tipo nuovo, il partito di massa) e le condussero alla vittoria su una larga parte del globo, in Asia soprattutto. Ma adesso è l’avversario a dominare su tutto il campo. Almeno per quanto riguarda l’Europa e gli Stati Uniti, vale a dire il “miliardo d’oro”, il più ricco e il meglio armato del pianeta. Forse ancora per poco: ma sarà in questo “poco” che, con ogni probabilità, si giocheranno le mosse decisive.

Infine la dilazione temporale che è stata impressa alla battaglia tra ricchi e poveri ha introdotto fattori completamente nuovi che non erano presenti nella teoria rivoluzionaria del XX secolo. La lotta tra le classi esiste e si è estesa a dismisura, ma esiste ora, al primissimo posto per urgenza e drammaticità, anche la lotta tra l’Uomo e la Natura. Una lotta inedita, come abbiamo già rilevato, che richiede una strumentazione del tutto diversa, sulla cui costruzione stiamo appena cominciando a interrogarci. Una lotta contro un “avversario” (sono costretto a chiamarlo in questo modo, per quanto paradossale possa essere tutto ciò) – la Natura, appunto – che non negozia con noi e che è in grado, in qualunque momento, di presentarci il conto.

Su tutto questo arco di problemi, il vuoto a sinistra è completo: sia sul versante rosaceo, riformista, sia su quello che ama considerarsi radicale, antagonista. Peggio: non vi sono, da quella parte, segnali di resipiscenza. Dove emergono, rimangono episodici e marginali. Dunque non è da quel versante che potranno venire contributi per la costruzione dell’alternativa alla sconfitta politica e sociale e alla catastrofe ambientale. Uno dei compiti da affrontare è studiare come si siano determinati questi cambiamenti e come sia possibile – sempre che lo sia – invertire il corso delle cose. Cioè bisogna determinare con precisione cosa abbia deviato il corso della crisi dello sviluppo capitalistico e come il capitalismo abbia fronteggiato la sua , procrastinandola e modificandosi. E perché il capitalismo, ormai divenuto sostanzialmente finanziario, stia organizzando esso stesso una rivoluzione epocale che è destinata a cancellare gran parte dei parametri sulla base dei quali la società occidentale ha dominato il pianeta. E’ il capitalismo finanziario che sta rovesciando la scacchiera, non i popoli, non le classi subalterne. Agli pseudo-rivoluzionari del tempo presente occorrerà ricordare ancora una volta che non c’è generale più imbelle di colui che pensa di stare all’attacco mentre in realtà è costretto a difendersi.

Giulietto Chiesa, estratti dal capitolo “La convergenza dei punti critici”, del libro “Invece della catastrofe”, Piemme, 291 pagine, euro 17,50.

Fonte: www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2013/08/sinistra-no-grazie-ha-fallito-e-non-vede-la-catastrofe/
20.08.2013

Pubblicato da Davide

  • Nauseato

    C’è un errore (forse un “cerca sostituisci” ?) … in primo luogo perché rimasero ferme nella contemplazione di Giulietto Chiesastrutture – quelle individuate dall’analisi marxiana –

  • oriundo2006

    Ma l’attuale configurazione economico-capitalistica non ha ‘ i semi ‘ del futuro. Replica sè stessa in forme sempre uguali e sempre differenti nell’apparenza. Prova ne è la consolidata appartenenza alle medesime forze sociali della sua direzione. Sono queste a costituire il nocciolo duro della permanenza: del resto, quando hai dalla tua parte lo sviluppo scientifico e tecnico, cosa vai cercando di piu’ ? Hai realizzato il mandato del dominio sulla terra ( un tempo promessa dal tuo ‘dio’ ) attraverso l’economia piegata alle TUE esigenze. Per definizione tutto quello che ti ostacola è tuo ‘nemico’ da distruggere. La sua ‘colpa’ imperdonabile è appunto quella di essere altro da te.

  • oriundo2006

    Dimenticavo la chiusa: basta assimilarlo. La ‘sinistra’ ha fallito perchè si è lasciata assimilare completamente nelle spire del suo ‘nemico’, scelto improvvidamente in quanto pensato sia benefico nel distruggere i residui pre-capitalistici ( e dunque ok alla distruzione di tutto cio’ che da’ un senso STORICO alla vita: il presente come ‘tabula rasa’…e su cosa ca@@o costruisci allora ? ) sia ‘negativo’ in quanto non ‘distributore’ del plus-valore estorto. Errore: basta distribuirne un po’ e tutto quadra…La pars construens di Marx e adepti era ed è contraddittoria con i risultati ‘critici’ della teoria. Di fatto non ha smosso nulla nel meccanismo.

  • Aironeblu

    Ci sono PARECCHI errori di copia-incolla, che distraggono dal testo, se fosse possibile corregerli…

    Il fatto è che la “sinistra” dal dopoguerra in poi è stata un puro miraggio che ha contribuito tanto quanto la “destra” all’affermazione del modello capitalista, con partiti infiltrati, sindacati incapaci e mezzi di comunicazione controllari. Un modello capitalista che quando si presenta concretamente una reale apertura verso orientamenti diversi provvede subito a sopprimerla con la propaganda o con l’eliminazione fisica dei loro promotori (vd omicidi Kennedy, Moro…). Possiamo tranquillamente affermare che il dualismo destra-sinistra in realtà non è più esistito in occidente almeno dal dopoguerra, ed ha avuto la semplice funzione di distrarre le masse dai loro veri interessi, e da nessuno dei due falsi versanti verranno mai alternative al modello che li tiene in vita.

    L’unica soluzione è tornare a prendere coscienza della propria situazione rispetto alla dimensione geografica, naturale e sociale, per identificare quali sono le reali condizioni di benessere e spingere la trasformazione in quella direzione. Iniziando dal piccolo se nessuno lo fa dall’alto.

  • Tonguessy

    L’idea sostanzialmente deterministica che prevedeva uno sviluppo lineare della contrattazione tra capitale e lavoro, fino al punto di rottura della transizione rivoluzionaria al socialismo, era stata smentita dai fatti.

    Nessuna novità. Fu Lenin nel suo “Che fare?” a tracciare i limiti del tradunionismo (sindacalismo) nel percorso della “transizione rivoluzionaria al socialismo”. Un secolo dopo se ne parla ancora?

    bisogna determinare con precisione cosa abbia deviato il corso della crisi dello sviluppo capitalistico e come il capitalismo abbia fronteggiato la sua crisi, procrastinandola e modificandosi. E perché il capitalismo, ormai divenuto sostanzialmente finanziario, stia organizzando esso stesso una rivoluzione epocale che è destinata a cancellare gran parte dei parametri sulla base dei quali la società occidentale ha dominato il pianeta. E’ il capitalismo finanziario che sta rovesciando la scacchiera, non i popoli, non le classi subalterne.
    Beh, a leggere E.Todd l’implosione dell’impero USA è alle porte (lui predisse correttamente l’implosione dell’ex URSS). Questo significa ridisegnare gli assetti geopolitici. E significa che “procrastinare e modificare” la crisi funziona fino ad un certo punto. Oltre il quale non ce n’è per nessuno. Per questo dubito che tale “rivoluzione” possa effettivamente funzionare: un conto è creare (come giustamente annotato nell’articolo) una classe portatrice dei valori del capitalismo (la classe media) ed un conto è demolirla come sta facendo l’attuale capitalismo finanziario. Rovesciare la scacchiera quando si sta per vincere significa qualcosa o no?

  • bstrnt

    Bisognerebbe però, prima, definire qual’è la sinistra. Non certo il PD! SEL e PRC ???
    Poi, quello che manca è una classe politica almeno decente. Lo vediamo quasi quotidianamente con le figure barbine che l’Italia colleziona sia in casa che all’estero.
    Persino i paesi anglofoni, che sono politicamente allo sbando (da almeno 30 anni), sanno far di meglio, il che è tutto dire!

  • dana74

    che sia stata felicemente cooptata e remunerata adeguatamente gioisce del liberismo?
    No per carità. Cmq come non ricordare i gulag e gli espropri di massa dei mezzi di produzione compresi gli aratri ai contadini che usavano per sfamare la famiglia?
    Non è che abbia tanto deposto a loro favore allora, nel tempo poi…..
    Si si ci vuole un nuovo partito a sinistra bla bla bla……

  • ottavino

    La storia e la “cultura” occidentale deve sempre fare i conti con se stessa, deve sempre ricominciare da zero o dedicarsi a catturare farfalle. Perchè? Perchè non ha mai affrontato e risolto i punti fondamentali del nostro essere umani, del nostro vivere su questo pianeta. E allora? E allora il percorso che fanno i singoli non può essere replicato dalle masse. Le masse ora stanno al mare a tirare tardi, bere birra e leccare gelati….

  • mimmogranoduro

    Caro Chiesa ,con questa sinistra e destra mi hai veramente rotto i coglioni-Se qualcuno ,anni fà,non avesse concesso al sistema capitalistico di creare ricchezza dal nulla con la finanza creativa,oggi il mondo si reggerebbe ancora su quella che era l’unica fonte creatrice di ricchezza vera; IL LAVORO;e su di essa si sarebbe basata tutta la struttura sociale sia etica che morale,mantenendo inalterati nel tempo valori come onestà e serietà-
    Invece con la finanza creativa ha preso sempre piu piede il malaffare e la corruzione ,facendoli diventare uno stile di vita quotidiano,corrompendo e alterando i valori reali su cui dovrebbe reggersi una società-quella che oggi si pretende di definire sinistra non è nient?altro che un grimaldello usato dalla finanza creativa e da un capitalismo becero per scardinare quei valori etici e morali che ripudiavano questo sistema da pervertiti-
    Per favore ,non osare piu definire il sistema politico odierno di sinistra ,poichè esso non lo è mai stato in passato e tanto meno oggi,semmai chiamali ladri di identità-e adesso vai a fare in culo pure tù-

  • polidoro

    sostituita da una scala di valori fondata sull’individualismo assoluto

    Ecco: la meccanica delle cose, la storia di quel che è successo e succede, va tutto bene, ma ci si rigira sempre nelle stesse cose, all’Interno. Non c’è una formula che spieghi tutto e ci salvi.

    Per me manca un “pezzo”. Questa scala di valori da DOVE è venuta fuori ? E’ un evento “naturale”, spontaneo ? E’ l’inevitabile frutto del cosidetto progresso (progresso, progressione, e in che cosa ?)

    Scala di valori ? L’agibilità politica ? Chi l’ha inventata ? Io sono fermo al “certificato di agibilità” per la casa: sono rimasto indietro ? Chi manipola le parole e ci rincretinisce giorno per giorno ? agibilità politica, primavere arabe, gente ammazzata in carcere ….. beh , mi fermo qui.

  • Affus

    Non è tanto la creazione di moneta ad avere determinato la vittoria del capitalismo occidentale che guida il mondo, ma il controllo e la produzione dell ‘energia mondiale . Se controlli tutti i pozzi di petrolio e di gas puoi avere tutte le banche che vuoi e governare il mondo con le radio e i giornali,le armi etc.
    Quando un contadino , un pescatore , un artigiano , un commerciante civilizzato per produrre deve dare un terzo del suo lavoro alle multinazionali sotto forma di pagamento energia e aiuto finanziario , allora chi comanda saranno sempre loro e detteranno le loro leggi e creeranno cultura ……
    Quando il contadino non avrà più bisogno dell’enel , della loro energia perché sarà lui a produrla e a venderla , allora cambieranno i rapporti di forza politica ed economica.

  • Don-Kisciotte

    E’ vero, il controllo dell’energia e’ determinante e riguarda un potere decisamente fisico, cosi come Chiesa accennava parlando dell’altra battaglia, quella contro in limiti delle risorse naturali. Il controllo energetico a sua volta dipende dal potenziale militare e per effetto lo rafforza.
    Tuttavia tu mi stimoli una domanda: se Don Chisciotte combatteva contro i mulini a vento, tu come pensi che il popolo possa vincere questa battaglia, con i pannelli solari?!?! Ma dai…

  • Gracco

    mah! Chiesa dice molte mezze verità e poi le avvolge nella nebbia. Pontifica sul fallimento storico della “Sinistra” a livello planetario, ma su questo punto elude una domanda fondamentale: l’Urss aveva certamente un sacco di problemi, ma era inevitabile il suo crollo? Se non erro (correggetemi se sbaglio) lui era amico di Gorbaciov (non so se lo è tuttora) e forse potrebbe illuminarci meglio sulla inevitabilità del crollo anzichè glissare scrivendo che “Non è questione di tradimenti”. In effetti molti analisti in Russia oggi convengono sul fatto che la “perestroika” fu l’esatto contrario di ciò di cui l’Urss aveva bisogno e indicano la via cinese come possibilità (all’epoca) alternativa alla perestroika. Questa parola fu l’emblema della mistificazione nella quale furono avvolte le coscienze delle masse per pilotare l’autoaffondamento del sistema sovietico. Le conseguenze valicarono i confini dell’ex Urss che da centro di propulsione rivoluzionaria divenne centro di propulsione controrivoluzionaria. Ma non parliamo di queste cose, dice Chiesa, chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto…scordammoce o’ passato…E invece capire il passato (in tutte le sue sfaccettature, anche quelle avvolte dalla penombra) è indispensabile per impostare le lotte del secolo XXI, però i personaggi ambigui che vogliono mettere una pietra sul passato non potranno avere alcun ruolo nelle nuove sfide che ci attendono.

  • ilsanto

    La sinistra ha fallito ? Perchè il capitalismo ha vinto ? Per come la vedo c’è un solo perdente, l’uomo. Che dire l’Industria si è internazionalizzata, la Finanza si è globalizzata, in teoria per controbilanciare le cose come minimo ci vorrebbe una internazionalizzazione dei Sindacati. Senza contrappesi un potere tende a prendere tutto.

  • mimmogranoduro

    Come pensi che abbiano potuto ottenere tanto potere,regalando caramelle e cioccolatini ai governanti dei principali paesi produttori di materie energetiche?
    La corruzione la puoi esercitare solo disponendo di enormi quantità di moneta ,chi pensi che specula in borsa,il contadino vietnamita?sono sempre gli stessi che hanno creato il meccanismo con il quale si crea ricchezza dal nulla,con la quale corrompono il sistema,concentrando il potere nelle mani di pochi,i quali a loro volta dispongono delle ricchezze naturali come vogliono-la puoi girare come vuoi,ma senza quella carta straccia ,spacciata per ricchezza reale,non avrebbero potuto corrompere nessuno e non si sarebbero potuti appropriare dell’intero pianeta-

  • mimmogranoduro

    sindacati? come quelli italiani?ma se sono proprio loro il problema principale di questo paese-sono piu venduti e corrotti dei politici che ci governano-

  • ilsanto

    Un momento, di fronte alle crisi demografiche, energetiche, alimentari, ecologiche, tecnologiche il sistema capitalistico sta rispondendo “selezionando i più adatti” il famoso 1% e fregandosene del 99% come del resto è nel suo DNA allora forse il “sistema comunista” dovrebbe essere velocemente rispolverato come una risposta decisamente più giusta, ovviamente sempre che non si faccia parte di quell’Uno per cento .

  • ilsanto

    No ovviamente sto parlando di una forza internazionale a protezione della classe lavoratrice, ex lavoratrice, futura lavoratrice contro la prevaricazione di ogni tipo di potere, sia esso capitalista o altro.

  • mimmogranoduro

    Qui o ci si mette bene in testa ,che la ricchezza deve provenire dal lavoro,quello vero,tangibile,oppure non si và da nessuna parte-,l’arricchimento facile,è e sarà sempre uno strumento di corruzione,con il quale comprare il favore di chi governa e dirige una nazione,ti puoi inventare tutte le forze internazionali che vuoi,ma fino a quando 1 lavora e 4 scroccano alle sue spalle,sarà sempre cosi,i parassiti vanno eliminati e basta,altrimenti uccidono chi li ospita,senza curarsene tanto,poichè questa è la loro indole-

  • Affus

    Veramente si incomincia a intravvedere qualcosa di serio e concreto all’ orizzonte .
    A mio parere il woodgas prodotto nelle campagne ( che potrebbero produrre ) e anche facilmente trasformabile in energia elettrica senza pannelli solari ingombranti .
    Mille contadini che in una regione producono energia elettrica e gas , faranno chiudere le centrali nucleari , l Enel , Edison e Gaz Suez- , certo potrebbero ridimensionarli molto .

  • Primadellesabbie

    Il richiamo a Herzen all’inizio del pezzo, mi ha indotto a leggere con attenzione un articolo che mi ha più volte fatto pensare al destino dei forti difensivi fino alla I Guerra Mondiale.
    Questi forti venivano lungamente studiati tenendo conto delle caratteristiche orografiche del luogo, della gittata dei pezzi, delle possibilità di manovra delle forze a difesa del forte stesso, poi venivano costruiti con enorme dispendio di mezzi e, dopo qualche anno, erano regolarmente abbandonati per la sopravvenuta messa a punto di una nuova bocca da fuoco che rendeva obsoleto tutta la struttura. Alcuni venivano ancora usati per le manovre di esercitazione.

    Tutto questo articolo sembra preparare un salto di qualità, pare una ricerca di qualcosa che forse Chiesa individua nei confronto con la Natura, i Limiti dello Sviluppo cui accenna.

    É interessante ma non é abbastanza. Pur importantissimo mi pare che distragga l’attenzione dal cuore (no, non é per questo che dicevo Herzen) del problema.

    Chiesa! Credo sia lontano dal tuo modo di pensare, ma forse faresti bene, data la tua consuetudine con Gorbaciov ed i richiami all’Unione Sovietica come ridotta difensiva (che condivido), a dare un’occhiata alla teoria della terza Roma, secondo la quale, ora, non ci sarebbero più barriere difensive dal “male”, la cui natura comincia a delinearsi con chiarezza, come traspare anche dal tuo scritto.

  • Slobbysta

    Credere nei partiti…è come mettere il carro davanti ai buoi..io non delego la mia vita a nessuno…e a Giuglietto Chiesa..dico che tutto questo schifo di scritto serve a dirvi:farsi guidare è normale…si per una pecora!dico io..

  • mariomonti

    o forse un lapsus freudiano… fermi nella contemplazione di giulietto chiesa…

  • ilsanto

    Perfetto sono d’accordo. Ma dimmi come la risolvi che oramai il 2% basta a produrre tutto il cibo e il 20% produce tutti i beni non agricoli ? siamo al 22 – 25 % e il resto ?