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SESSO, DROGA E SOLDATI MORTI. QUELLO CHE AFRICOM NON VUOLE CHE TU SAPPIA

DI NICK TURSE

tomdispatch.com

Sei persone giacciono senza vita in putride acque marroni.

Erano le 5:09 a.m. quando la loro Toyota Land Cruiser è caduta giù da un ponte nel Mali, stato dell’ Africa occidentale.

Per circa due secondi il SUV si è trovato in aria, piroettando di 180° e, dopo un volo di 70 piedi (21,3 metri), si è schiantato nelle acque del fiume Niger.

Dei sei deceduti tre erano soldati speciali americani “commandos”. Il conducente del’auto, un capitano soprannominato “Whiskey Dan,” era il leader di un oscuro gruppo di agenti segreti mai menzionato dai media e raramente dalle pubblicazioni governative. Uno di loro proveniva da un’unità ancor più segreta le cui attività sono spesso parte integrante del Joint Special Operations Command (JSOC), che conduce missioni clandestine all’estero con licenza di uccidere e catturare.

Gli altri tre deceduti non erano affatto militari nè tanto meno americani. Erano invece tre donne marocchine descritte a volte come bariste ed altre come “prostitute”.

I sei, nell’ aprile 2012 hanno girato tutta la notte per i bar della capitale del Mali, Bamako, come riferisce un rapporto non più segreto dell’ U.S. Army criminal investigators. Aperitivo e cena al ristorante Blah- Blah, qualche cocktail a La Terrasse e altri ancora all’ XS Club, cicchetti al Plaza Club, insomma un’ allegra nuotata attraverso un fiume di vodka. Vodka e Red Bull. Vodka e succo d’arancia. Vodka vaniglia e melograno. Chivas Regal. Jack Daniels. Birra Corona. Birra Castel. Per non dimenticare i B-52, un cocktail fatto solitamente con Kahlúa, Grand Marnier, e Bailey’s. Il conto di uno solo di questi bar, il Plaza Club ammontava all’ equivalente di 350$ dollari americani.

Verso le 05:00 del mattino del 20 aprile, i sei ammassati in quel Land Cruiser, con il capitano Dan Utley al volante, si dirigono verso un altro punto caldo: Bamako By Night. Circa otto minuti dopo, Utley chiama una donna sul suo cellulare per chiederle se fosse arrabbiata . Poi le dice che sarebbe tornato indietro e prenderla, ma lei gli risponde di non preoccuparsi. Utley poi passa il telefono a Maria Laol , una delle donne marocchine. “Non ti arrabbiare. Torniamo a prenderti”, le dice. Poi la donna all’altro capo del telefono sente urlare.

Un Comando con qualcosa da nascondere

Negli anni a seguire, il comando africano degli Stati Uniti AFRICOM , che è responsabile per le operazioni militari in quel continente, è rimasto incredibilmente silenzioso su questo strano incidente avvenuto in un paese che aveva visto di recente il presidente democraticamente eletto deposto in un colpo di stato guidato da un ufficiale addestrato dagli americani, un paese con il quale gli Stati Uniti avevano sospeso le relazioni militari un mese prima.

E ‘stato, a dir poco, strano. Ma non e’ la prima volta che militari americani muoiono in circostanze oscure in Africa , né la prima (o l’ultima) volta che lo spettro di comportamenti spiacevoli porta ad un’indagine penale. In realtà, da quando hanno intensificato le operazioni militari americane in tutta l’Africa , raggiungendo un record di 674 missioni nel 2014, i rapporti di abuso di alcol, di sesso con le prostitute, uso di droghe, violenze sessuali, e altre forme di violenza da parte del personale AFRICOM sono aumentati, anche se molti sono stati tenuti sotto silenzio per settimane o mesi, a volte anche per anni .

“Il nostro esercito è basato su una reputazione di solidi valori fondamentali, che sono l’essenza della nostra fama,” ha scritto in un discorso alle truppe l’anno scorso il Generale maggiore Wayne Grigsby Jr. (all’epoca Generale di brigata) ex capo del comando subordinato dell’AFRICOM , il Combined Joint Task Force-Horn of Africa (CJTF-HOA), “Vivere ogni giorno nel rispetto dei nostri principi fondamentali e professionali è parte dell’ appartenenza a questo gruppo d’èlite. Incorporare questi valori in tutto ciò che facciamo è il nostro mestiere, la nostra professione delle armi”.

Ma documenti legali, riportati dal Pentagono, e fascicoli di indagine penale, molti dei quali ottenuti dal sito TomDispatch attraverso decine di richieste di accesso a documenti governativi (FOIA) e mai rivelati prima, dimostrano che il personale dell’ AFRICOM si sia spesso comportato in contrasto con quei “valori fondamentali”.

L’immagine immacolata che il Comando mostra attraverso comunicati stampa, testimonianze ufficiali davanti al Congresso, e articoli di stampa tradizionale — spesso di giornalisti selezionati apposta che hanno ottenuto accessi altrimenti non disponibili al personale e ai residenti — non regge l’ispezione.

“Come cittadino e soldato, apprezzo quanto sia importante avere un pubblico informato che aiuta a fornire un’amministrazione più responsabile ed è anche importante per conservare la fiducia tra l’esercito e la società e la nazione che serve”, ha detto in una conferenza stampa lo scorso anno il Comandante Generale dell’AFRICOM David Rodriguez. La verifica di questi misfatti con l’ufficio stampa dell’ AFRICOM per determinare quanto siano rappresentativi, tuttavia, si è dimostrata impossibile.

Ho fatto centinaia di tentativi per contattare il Comando ed avere commenti e chiarimenti mentre scrivevo questo articolo, ma sono stati sempre respinti. Decine di telefonate all’ufficio Affari Pubblici rimaste senza risposta e decine di richieste di posta elettronica sono state ignorate. Ad un certo punto, ho chiamato il capo dell’ufficio stampa dell’AFRICOM Benjamin Benson 32 volte in un solo giorno da un telefono che mi identificava per nome. Ha squillato e squillato. Non ha mai risposto.
Così ho provato a chiamare da un numero diverso in modo che la mia identità non fosse evidente. Ha risposto al secondo squillo. Dopo essermi identificato, ha affermato di non sentire bene ed ha interrotto la telefonata. Le chiamate successive dal secondo numero hanno seguito lo stesso schema – una comportamento ripetuto giorno dopo giorno per settimane e settimane.

Questa strategia, ovviamente, rispecchia gli sforzi del Comando per mantenere riservati gli incidenti imbarazzanti, nascondendone molti e ammettendone alcuni con i più ridicoli dossier. Il comando, per esempio, ha emesso un comunicato stampa lungo cinque frasi riguardo l’incidente di Bamako. Non hanno fornito né i nomi degli americani, né le identità dei “tre civili” che sono morti con loro. Hanno omesso che gli uomini facessero parte delle forze speciali, hanno solo menzionato che si trattava di militari dell’esercito americano. Per mesi dopo l’incidente, il Pentagono ha tenuto segreto il nome del Sergente maggioreTrevor Bast, un tecnico delle comunicazioni del Comando Intelligence e Sicurezza (il cui personale spesso lavora a stretto contatto con il JSOC) – fino a quando l’informazione è stata portata alla luce da Craig Whitlock del Washington Post.

“Sottolineo che le attività delle forze militari statunitensi in Mali sono state di pubblico dominio,” ha detto il colonnello Tom Davis di AFRICOM rispondendo a TomDispatch in seguito all’incidente, senza spiegare il motivo per cui gli agenti speciali si trovassero ancora nel paese un mese dopo che gli Stati Uniti avevano sospeso le relazioni militari con il governo del Mali. Negli anni successivi, il Comando non ha rilasciato ulteriori informazioni circa l’accaduto.

Fedele alla stessa linea di comportamento Benjamin Benson dell’ AFRICOM non ha risposto alle richieste di commento e di chiarimento, ma secondo il rapporto finale sull’incidente da un’indagine dell’esercito (ottenuto dal sito TomDispatch attraverso una richiesta FOIA), la morte di Utley, Bast, il
sergente maggiore capo Marciano Myrthil e le tre donne “è stata accidentale, tuttavia le azioni del Capitano Utley sono da considerarsi negligenti per la conseguente morte dei passeggeri”. Una revisione finale da parte di un procuratore generale militare dello Special Operations Command Africa ha scoperto che vi sono motivi per concludere che Utley fosse colpevole di omicidio colposo.

I crimini sessuali di AFRICOM

L’inchiesta penale dell’incidente in Mali ha menzionato i rapporti tra il personale militare statunitense e “donne” africane. In effetti, l’esercito americano ha molte disposizioni in materia di attaccamenti romantici e attività sessuali. Il personale dell’AFRICOM non ha sempre aderito a tali restrizioni e, nel corso della mia segnalazione, ho chiesto a Benson se il comando avesse avuto problemi a causa di cattive condotte sessuali. Non ha mai risposto.

Negli ultimi anni, diverse accuse di crimini sessuali hanno bersagliato l’esercito americano. Un sondaggio del Pentagono stima che 26.000 membri delle forze armate siano state aggredite sessualmente nel 2012, anche se solo 1 su 10 di quelle vittime abbia fatto rapporto. Nel 2013, il numero di dipendenti che ha denunciato tali incidenti è salito del 50% fino a 5.518 e l’anno scorso ha raggiunto quasi 6.000. Data la grande quantità di aggressioni sessuali non denunciate, è impossibile stimare quanti di questi crimini abbiano coinvolto il personale dell’ AFRICOM, ma i documenti esaminati da TomDispatch suggeriscono che un problema effettivamente esista.

Nel mese di agosto 2011, per esempio, un Marine del Joint Enabling Capabilities Command assegnato all’AFRICOM ha soggiornato in un hotel in Germania, dove si trova la sede del Comando. Ha cominciato a fare telefonate casuali da stanza a stanza, che alla fine sono state rintracciate. Secondo i documenti del tribunale marziale esaminati dalla TomDispatch, il destinatario di uno di loro ha detto che il “tema della telefonata essenzialmente affrontava una sollecitazione per un appuntamento sessuale”.

Circa una settimana dopo le chiamate, il marine, che in precedenza era stato consulente per la CIA, ha iniziato a chiacchierare con un ragazzo nel salone dell’hotel. Dopo aver appreso l’eta’ del giovane, 14 anni, “il marine ha chiesto al ragazzo se fosse mai stato interessato a fare sesso orale con degli uomini. Ha poi aggiunto che, se lui o qualsiasi dei suoi amici maschi si fossero eccitati, avrebbero fatto sesso orale tra di loro “, secondo alcuni documenti legali. Il ragazzo ha tentato di cambiare argomento, ma il Marine si è avvicinato a lui “massaggiandosi la zona inguinale attraverso i pantaloncini” ed ha continuato a parlare con lui “in termini espliciti su questioni e tecniche sessuali” prima che il giovane lasciasse il salone. Il Marine è stato poi sottoposto alla corte marziale e dichiarato colpevole di false dichiarazioni, e di essersi “dedicato a confidenze indecenti con un bambino”, in un atto destinato a suscitare o gratificare il desiderio sessuale, in un presenza del bambino.

Nello stesso anno, secondo un rapporto del Pentagono, un sottufficiale ha commesso una violenza sessuale su un subordinato donna in una non citata base statunitense nella Repubblica di Gibuti (presumibilmente Camp Lemonnier, la sede della Combined Joint Task Force-Horn of Africa). “Il soggetto ha afferrato la testa della vittima e l’ha costretta a continuare ad avere rapporti sessuali con lui”, dice il rapporto. Ha ricevuto una punizione non giudiziaria tra cui una riduzione di grado, una multa di mezza busta paga per due mesi, 45 giorni di restrizione, e 45 giorni di servizio in più. Le ultime due punizioni sono state successivamente revocate e il colpevole “condannato al congedo”.

In un “luogo sconosciuto” del Gibuti nel 2011, una donna arruolata ha riferito di essere stata violentata da un collega “mentre era di guardia.” Secondo un sintesi del Dipartimento della Difesa, l’uomo «non è stato accusato di reato in riferimento all’accusa di stupro. E la vittima si è dichiarata colpevole di non aver obbedito ad un ordine legittimo e di aver rilasciato false dichiarazioni ufficiali”.

In un terzo caso in Gibuti, una donna arruolata ha dichiarato di essere stata attaccata dopo aver aperto la porta nel suo alloggio . Un aggressore sconosciuto “le ha messo la mano sinistra sulla bocca e la mano destra sotto la maglietta scorrendo verso l’alto”. Tutti gli indizi sono stati considerati esauriti e nessun sospetto e’ stato identificato. Secondo i documenti dell’ Air Force ottenuti da TomDispatch, sono emerse accuse anche per quanto riguarda un assalto con l’intenzione di stupro in Marocco, una sodomia forzata in Etiopia, e il possesso di pornografia infantile in Gibuti, il tutto nel 2012.

Il 22 luglio dello stesso anno, un gruppo di americani si recò a una festa privata a Gibuti alla quale parteciparono l’ambasciatore americano Geeta Pasi e il maggiore generale Ralph Baker, il comandante di una forza antiterrorismo nel Corno d’Africa. Baker aveva bevuto pesantemente, secondo una consigliera politica di grado superiore che sedeva con lui sul sedile posteriore di un SUV nel viaggio di ritorno al campo Lemonnier. Mentre due militari, uno dei quali un agente della Naval Criminal Investigative Service (NCIS), erano seduti a pochi passi di distanza, Baker “forzo’ la mano tra le gambe [della consigliera] e tento’di toccarle la vagina contro la sua volontà”, secondo un fascicolo di indagine penale classificato ottenuto attraverso un Freedom of Information Act.

«Gli ho afferrato la mano e l’ho tenuta ferma sul sedile per impedirgli di metterla tra le mie gambe”, ha detto ad un investigatore. “Ha risposto sorridendo dicendomi: “Il gatto ti ha mangiato la lingua?” Sono rimasta allibita per quello che mi ha fatto e non sapevo cosa dire.” Ha poi riferito il reato tramite la linea diretta del Dipartimento della Difesa di Crimini Sessuali . Secondo un rapporto del Washington Post, “A Baker è stata data una pena amministrativa, al momento dell’incidente, nonché una lettera di rimprovero – che di solito conclude la carriera”. Retrocesso al grado di Generale di brigata, gli fu permesso di andare tranquillamente in pensione nel mese di settembre del 2013.

Un rapporto del Pentagono sulle violenze sessuali elenca le accuse di tre incidenti in Gibuti nel 2013 -. Un atto di “Contatto sessuale illecito” e due rapporti di “contatto sessuale violento”. Il rapporto descrive anche un caso in cui un membro delle forze armate statunitensi riferi’ che lei e un gruppo di amici erano stati a mangiare fuori. Al ritorno nel suo alloggio alla base, uno dei suoi compagni le chiese di entrare nella sua stanza e lei gli diede il permesso. Poi comincio’ a baciarle il collo e le spalle. Ma quando lei ha resistito, secondo il rapporto, “le ha afferrato i pantaloncini e ha cominciato a baciare e leccare la sua vagina.” Questo uomo è stato in seguito accusato di stupro, di contatto sessuale violento, e di contatto sessuale illecito. Processato e assolto.

Il Pentagono non ha ancora emesso il suo rapporto 2014 sulle violenze sessuali e l’ AFRICOM ha evitato di rilasciare statistiche, ma dato che il personale militare non riesce a denunciare i crimini sessuali, i numeri che emergeranno saranno senza dubbio incompleti.

Sesso, droga e pistole

La mattina del 10 Aprile 2010, un investigatore della Marina e’ entrato nella stanza 3092 al Sarova Whitesands Beach Resort a Mombasa, in Kenya. Due bottiglie di vino vuote giacevano nel cestino. Un’ altra era sul pavimento. C’erano resti di prodotti per l’igiene femminile sul bancone del bagno, un deodorante Axe in un armadio, preservativi non aperti su un tavolo, e all’interno di un cassetto della scrivania, una polvere abbronzante scambiata per “un narcotico illegale,” tutto questo secondo un rapporto ufficiale da parte di un agente NCIS ottenuto da TomDispatch attraverso un Freedom of In
formation Act.

Tre giorni prima, il 7 aprile, il sergente Roberto Diaz-Boria della Puerto Rico Army National Guard aveva sogiornato in questa stanza. In congedo da Manda Bay, Kenya – sede del Camp Simba, un avamposto militare segretissimo in Africa – era venuto a Mombasa per rilassarsi. Quella sera, insieme ad un collega, fini’ al Causerina, un vicino bar famoso per droga e prostituzione. Diaz-Boria lascio’ Causerina con un “compagna”, secondo documenti ufficiali, pago’ la tassa necessaria per tali ospiti all’hotel, e la portò nella sua stanza. Al mattino, era morto.

Una notizia rilasciata subito dopo dal Combined Joint Task Force-Horn of Africa ha dichiarato che Diaz-Boria era morto mentre “di stanza” a Mombasa. La causa della morte, osserva l’articolo, era “sotto inchiesta.” Il CJTF-HOA non ha risposto ad una richiesta di ulteriori informazioni sul caso, ma un’ indagine dell’esercito in seguito stabili’ che il sergente era “accidentalmente morto intossicato dopo aver bevuto alcol e fatto uso di cocaina ed eroina”. Dove ottenne la droga non è mai stato determinato, ma in un interrogatorio un caro amico della sua unità di fanteria ha detto
che giravano “voci all’interno del battaglione sul facile accesso a potenti narcotici illegali a Manda Bay, in Kenya” .

Il Kenya non e’ l’unica anomalia. Indagini penali relative all’uso di sostanze illecite sono state svolte anche in Etiopia nel 2012 e in Burkina Faso nel 2013, mentre un’altra indagine sulla distribuzione di queste sostanze è stata condotta in Camerun quello stesso anno, secondo documenti dell’ Air Force ottenuti da TomDispatch. AFRICOM non ha risposto alle domande su queste indagini.

Alla fine del 2012, quando chiesi che cosa stessero facendo gli Stati Uniti a Dire Dawa, in Etiopia, il portavoce dell’AFRICOM Eric Elliott ha risposto che le truppe stavano “sostenendo attività umanitarie nella zona.” Infatti, i documenti ufficiali ed altre fonti indicano attività di aiuto in quella regione da anni. Ma non era tutto quello che stavano facendo.

La guida Lonely Planet scrive che il Samrat Hotel offre le migliori camere della città, con un “ingresso di classe” e “una bella discoteca e un buon ristorante”. “Unico svantaggio: i materassi rigidi”. Questo a quanto pare non ha influenzato l’attività di almeno nove dei 19 militari statunitensi del 775esimo Distaccamento di Ingegneri dell’esercito della guardia nazionale del Tennessee. Dopo che una non meglio identificata “donna locale” è stata vista uscire da una “protetta camera dell’albergo adibita alle comunicazioni ” , è stata avviata un’ indagine preliminare che ha scoperto che “i militari avrebbero regolarmente adescato prostitute nella hall dell’albergo e poi le avrebbero portate nelle loro camere o nella camera protetta adibita alle comunicazioni, “secondo documenti ottenuti tramite richiesta FOIA. Un rapporto successivo redatto da agenti dell’esercito ha stabilito che il personale del 775esimo Distaccamento e del 415esimo Battaglione per gli Affari Civili “ha ottenuto favori sessuali in cambio di denaro” nell’ hotel tra il primo e il 22 luglio 2013. Nella stanza di un sergente, gli investigatori hanno anche trovato quello che sembrava essere khat, un famoso narcotico locale che offre uno sballo iperattivo caratterizzato da aggressività e che lascia alla fine in stato confusionale.

Una dichiarazione giurata di un medico che ha prestato servizio a Dire Dawa nello stesso mese – ottenuta da TomDispatch – dipinge un degenerato clima di festa, “amiche” del luogo e una varietà di atti sessuali. “Prima di partire per l’Etiopia, ho preso circa 70 preservativi. Ma hanno detto che non erano abbastanza”, dichiara il medico, evidenziando che portare forniture mediche fosse il suo lavoro . Cosi’, ne ha portati 200. Ha confessato di essersi procurato una prostituta attraverso il barista del Samrat Hotel e di aver avuto rapporti sessuali con un’altra donna che ha poi ammesso di essere una prostituta. Le ha pagato l’equivalente di 60$ dollari americani. Un altro membro del servizio gli ha mostrato le foto di una “donna del posto, nel letto della sua camera d’albergo”, ha dichiarato il medico all’agente NCIS. Ha continuato:

“So che questa ragazza è una prostituta, perché l’ ho rimorchiata al club in precedenza. Il club si chiama The Pom-Pom’ … Ho avuto rapporti sessuali con lei prima di [nome censurato] così quando mi ha mostrato la foto l’ ho riconosciuta subito. [Nome censurato] ha poi aggiunto che lei aveva un bel sedere e che era brava a letto … [nome censurato] mi ha detto che ha pagato circa 1.000 Birr (circa 30$ dollari), ma non ricordo bene. “

Documenti di indagine dell’esercito ottenuti da TomDispatch indicano simili attività extralavorative da parte dei membri del 607esimo Squadrone Air Control e della 422esima Squadriglia Communications nel vicino Gibuti. Un’altra indagine stabilisce che ci sia la possibilita’ che tre sottufficiali “abbiano commesso il reato di frequentare una prostituta” in un “residence esterno alla base” nel giugno 2013.

AFRICOM non ha risposto alle ripetute richieste di commento e non ha fornito ulteriori informazioni sui membri del comando che hanno avuto rapporti sessuali illeciti. E non ha risposto quando si trattava di inchieste penali sulle accuse di incendio doloso in Sud Africa, furto in Burkina Faso, trapianto in Algeria, e ubriachezza molesta in Nigeria, tra gli altri presunti reati. Il comando ha taciuto anche su incidenti violenti.

Il 19 aprile 2013, per esempio, qualcosa è andato terribilmente storto a Manda Bay, in Kenya. Uno specialista della Guardia Nazionale dell’esercito del Kentucky, schierato a Camp Simba e arrabbiato per un post su Facebook, si e’ ubriacato con del bourbon Jim Beam, secondo testimoni – ha rubato una pistola 9 mm, ed ha sparato ad un ufficiale superiore. Avrebbe anche puntato la pistola ad un sergente maggiore e un sergente capo per poi barricarsi nella sua stanza caserma. Un membro delle forze speciali dell’esercito in servizio presso la base ha raccontato ad un agente dell’NCIS ciò che ha visto quando il soldato e’ uscito dal suo alloggio:

“Aveva una pistola in mano e la agitava in giro con la canna puntata. Stava dicendo qualcosa come ‘Vaffanculo!’ o qualcosa del genere. Ho sentito [nome censurato] dire qualcosa come ‘metti giù la pistola!’ un paio di volte prima di sparare verso il soggetto 2-3 volte con la sua pistola. “

Il soldato ubriaco è stato colpito una volta alla gamba e poi si e’ arreso. Un’indagine ha stabilito che lo specialista aveva probabilmente commesso una serie di reati ai sensi del Codice Uniforme di Giustizia Militare, tra cui appropriazione indebita di proprietà del governo, la mancata obbedienza ad un ordine, e assalto aggravato, anche se l’accusa di tentato omicidio è stata ritenuta “infondata”. L’incidente, dettagliato in documenti precedentemente classificati, non è mai stato reso pubblico.

Attivita’ illecite del Generale

AFRICOM ha certamente avuto i suoi problemi da quando ha iniziato a vigilare il perno militare degli Stati Uniti in Africa. Il suo primo capo, il generale William “pisolino” Ward, che ha guidato il comando dal 2007 fino al 2011, è stato retrocesso dopo un’indagine nel 2012 dell’Ispettore Generale che scoprì che aveva commesso una serie di misfatti, come l’utilizzo di velivoli militari finanziati dai contribuenti per viaggi personali e spese generose per gli hotel.

Durante un viaggio di 11 giorni a Washington, per esempio, ha fatturato al governo 129 mila dollari in spese per la moglie, 13 dipendenti, e se stesso, ma ha condotto attività ufficiali in solo due di quei giorni. Secondo il rapporto dell’Ispettore Generale, Ward ha chiesto al personale AFRICOM di portare la moglie in giro , e di fare commissioni per conto loro, tra cui lo shopping di “caramelle, oggetti per bambini, fiori e libri, consegnando spuntini, e comprando bigliett
i per eventi sportivi”. Ha anche accettato “pasti gratuiti e biglietti per spettacoli di Broadway” da una “fonte vietata che ha diversi contratti con il Dipartimento della Difesa”.

Ward è stato condannato a rimborsare al governo 82.000$ dollari ed è stato degradato da quattro a tre stelle, che gli ha comportato una perdita di 30.000$ dalla sua pensione, che si e’ ridotta a soltanto 208.802$ all’anno. Una pagina web AFRICOM dedicata ai momenti salienti della carriera di Ward non menziona nulla della sua trasgressione, retrocessione, o punizione. L’unico indizio a tutto questo è la sua foto ufficiale. In questa, indossa quattro stelle, mentre nella sua biografia si afferma che “Ward si e’ ritirato dal servizio con il grado di tenente Generale nel novembre 2012.”

Gli sprechi di Ward hanno fatto notizia, ma il racconto delle sue attivita’ è stato un’eccezione. Per ogni SUV caduto da un ponte o per ogni generale arrestato per comportamenti scorretti, quante altre aggressioni sessuali, scandali di prostituzione e sparatorie dell’ AFRICOM vengono taciute?

Da quando il personale militare degli Stati Uniti si è trasferito in Africa in numero sempre più crescente, l’AFRICOM ha effettivamente minimizzato, mascherato o coperto quasi ogni aspetto delle sue operazioni, dalle posizioni dei suoi dispiegamenti a quelle in espansione degli avamposti, continuando ad ignorare domande riguardanti i crimini e la presunta cattiva condotta del suo personale, rifiutandosi persino di rispondere alle e-mail o alle telefonate. Con i soldi dei contribuenti che coprono gli stipendi dei trasgressori e degli uomini e le donne che li indagano, con i figli dell’America che muoiono dopo abbuffate di alcol e droga e le sue figlie che vengono aggredite e abusate sessualmente durante la missione, il popolo americano merita risposte quando si tratta del comportamento delle forze Usa in Africa. Personalmente, resto ansioso di sentire la versione della storia dell’AFRICOM , se dovesse mai venir in mente a Benjamin Benson di rispondere alle mie telefonate.

Nick Turse è caporedattore di TomDispatch.com e ricercatore presso l’Istituto Nazione. Nel 2014 vincitore del Premio Izzy e American Book Award per il suo libro “Uccidi qualsiasi cosa si muova”, ha riferito dal Medio Oriente, Sud-Est asiatico e dall’Africa e i suoi lavori sono apparsi sul New York Times, il Los Angeles Times, il Nation, e abitualmente su TomDispatch. Il suo ultimo libro, “Il campo di battaglia di domani: le guerre per procura e operazioni segrete in Africa”, è stato appena pubblicato.

Fonte: www.tomdispatch.com

Link: http://www.tomdispatch.com/blog/175984/tomgram%3A_nick_turse,_africom_behaving_badly/

21.04.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di KOKO

Pubblicato da Davide

  • Fedeledellacroce

    Questo pezzo é uno specchio per le allodole.
    Africom, dagli alti valori umani, ha purtroppo qualche mela marcia…..
    Mavaffancina va…..
    Hanno creato Boko-Haram, e la divisione del Sudan con la violenza, stanno mettendo a ferro e fuoco l’africa, colpi di stato, creazione di milizie clandestine.
    E’ un articolo per gli stessi ammerigani, anzi, quasi una propaganda: AFRICOM, sesso droga e armi. Il vero "american dream" per buona parte di questa popolazione aberrante.

  • Nieuport

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    Ma perchè bisogna fare sempre dei commenti da benaltrismo, di
    vanto di essere il più rivoluzionario di tutti?

    L’autore vuole parlare di problemi nascosti di Africom, poi
    una dissertazione generale su America e Africa e Africom la farà qualcun altro
    da qualche altra parte.

    Uno offre un bell’articolo e ci si sputa sopra? Provaci tu,
    o indica un giornalista qualunque in Italia, che saprebbe scrivere un lungo
    articolo sugli altarini delle missioni italiane all’estero. 

  • Nieuport

    A proposito, Koko, grazie mille per averlo tradotto. Bene, fra l’altro.

  • GioCo

    Grazie per la fatica Koko. Davvero ammirevole.
    Scelta articolo splendida.

  • FlavioBosio

    La scoperta dell’acqua calda..

    Riassumendo: ai soldati piace bere, scopare, drogarsi ed a volte capita un incidente, i generali rubano più che possono e gli stati usano gli eserciti per i propri fini..
    Azzo! Che novità, è dalla notte dei tempi che le cose vanno così, basta aprire qualche libro di storia ogni tanto..
    Ragion di Stato bello! 
  • adriano_53

    "Un sondaggio del Pentagono stima che 26.000
    membri delle forze armate siano state aggredite sessualmente nel 2012,
    anche se solo 1 su 10 di quelle vittime abbia fatto rapporto. Nel 2013,
    il numero di dipendenti che ha denunciato tali incidenti è salito del
    50% fino a 5.518 e l’anno scorso ha raggiunto quasi 6.000".

    Il sondaggio diceva, inoltre,  che la maggioranza delle aggressioni non era da parte dei maschi nei confronti delle femmine, ma da parte di maschi nei confronti di altri maschi.