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SEMBRA CHE QUELLA TRISTE PROFEZIA SI STIA AVVERANDO

DI ISRAEL SHAMIR

counterpunch.org

L’Occidente fa apparire Putin come un guerrafondaio sanguinario con ambizioni imperialistiche. La realtà è che Putin vuole un’Ucraina stabile e federale – ogni altra cosa costerebbe troppo alla Russia.

Febbraio, manca ancora molto alla primavera, si lamentava il poeta Joseph Brodsky. Ed è vero, la neve cade ancora pesantemente su Mosca, Kiev e nelle steppe sconfinate che segnano i confini tra Russia e Ucraina: qui però la neve è tinta di rosso. I soldati sono un po’ restii a combattere in inverno, poiché la vita è già difficile di per sé a queste latitudini; tuttavia la lotta continua ad infuriare nella dilaniata Donbass—e gli Stati Uniti si preparano a dare un’escalation al conflitto fornendo a Kiev dei sofisticati armamenti.

Stremati dall’assedio e dai bombardamenti intermittenti, nonostante la neve, i ribelli hanno preso lo strategico aeroporto di Donetsk. Questo aeroporto, con i suoi tunnel dell’era staliniana, simbolo di un solido lavoro di difesa sovietico, rappresentava un’ardua sfida per i miliziani mal equipaggiati. I suoi livelli multipiano sotterranei furono costruiti per far fronte ad un attacco nucleare; eppure i ribelli, dopo mesi di lotta, hanno sbaragliato il nemico e lo hanno occupato.

In un’azione offensiva ancora più violenta, hanno intrappolato le truppe di Kiev nella ‘sacca’ di Debaltsevo e Kiev sta già chiedendo una tregua. I ribelli sperano di cacciare il nemico da tutti i territori; ora controllano solo un terzo di Donbass. Ma il leader Russo schiaccia ancora sui freni: preferisce una brutta pace ad una buona guerra. Per lui, l’Ucraina è importante, ma non rappresenta un sine qua non, l’unico suo problema al mondo.

Questo atteggiamento è condiviso dal leader Americano. Ma c’e’ una bella differenza: la Russia vuole un’Ucraina in pace, l’America la preferisce in guerra.

La Russia preferirebbe vedere un’Ucraina unita, federale, pacifica e prospera. L’alternativa della scissione di Donbass non è molto allettante: Donbass è fortemente unita con il resto dell’Ucraina e non è facile rompere i suoi legami. La guerra ha già scaricato in Russia milioni di profughi da Donbass e dal groppone dell’intera Ucraina, ed è un grosso peso da sostenere. Putin non può staccare la spina e dimenticare Donbass – la sua gente non lo avrebbe comunque permesso. E’ un uomo prudente, che non vuole entrare in una guerra aperta. Così deve optare per una forma di pace.

Ho avuto un incontro con una fonte Russa bene informata e di alto livello, che ha voluto condividere con me, e con voi lettori, alcuni pensieri, chiedendo però di restare anonima. Anche se l’Occidente è certo che Putin voglia ripristinare l’Unione Sovietica, in realtà il presidente Russo ha fatto di tutto per risparmiare all’ Ucraina la disintegrazione, ci dice la fonte. Ecco cosa ha fatto la Russia per portare la pace in Ucraina:

• La Russia ha appoggiato l’accordo negoziato dall’Occidente il 21 Febbraio 2014, ma gli Stati Uniti hanno ulteriormente spinto per il colpo di stato del giorno dopo, il 22 Febbraio 2014, o “negoziato per un passaggio di potere in Ucraina”, secondo le parole di Obama.

• Dopo il colpo di stato, il Sud-Est dell’Ucraina non si sottomise al nuovo regime di Kiev e ha dichiarato la scissione. Ciononostante, Mosca chiese ai ribelli di Donbass di evitare il Referendum di Maggio (richiesta che non ascoltarono).

• Mosca ha riconosciuto i risultati delle elezioni indette dal nuovo regime di Kiev a Maggio scorso, e ha riconosciuto Poroshenko come Presidente di tutta l’Ucraina – anche se le elezioni non hanno riguardato il Sud Est e fu proibito ai partiti all’opposizione di prendervi parte.

• Mosca non ha riconosciuto ufficialmente i risultati delle elezioni di Novembre a Donbass, per la grande delusione di molti nazionalisti Russi.

Questi passaggi sono stati piuttosto impopolari tra la popolazione Russa, ma Putin ha preferito attuarli per promuovere una soluzione pacifica per l’Ucraina. Alcuni leader di Donbass favorevoli alla guerra furono convinti a ritirarsi. Invano: le azioni e le intenzioni di Putin sono state del tutto ignorate da USA e EC, che invece hanno incoraggiato il “partito della guerra” di Kiev. “Qualsiasi cosa facciano, non troveranno un errore commesso riguardo a Kiev” ha detto la fonte.

La pace in Ucraina si può raggiungere con un suo federalismo, dice la mia fonte. Ecco perché non si è mai sentito parlare dei due più importanti parametri degli accordi di Minsk (tra Kiev e Donetsk): le riforme costituzionali e socio-economiche. La Russia vuole preservare l’integrità territoriale dell’Ucraina (meno la Crimea), che può essere raggiunta solo attraverso la federalizzazione dell’Ucraina, con un certo grado di autonomia concesso alle regioni. Che il suo ovest ed il suo est parlino lingue diverse, che adorino eroi diversi, che abbiano diverse aspirazioni. Il paese potrebbe essere gestito solo se fosse uno stato federale, tanto quanto gli USA o la Svizzera o l’India.

A Minsk, le parti hanno concordato di istituire una commissione congiunta per le riforme costituzionali, ma il regime di Kiev non l’ha riconosciuta. Ha invece creato un piccolo comitato costituzionale ristretto della Rada(Parlamento). Quest’organo è stato condannato dalla Commissione di Venezia, organo consultivo Europeo sulle questioni costituzionali. Il popolo di Donetsk non lo avrebbe accettato e non era quello che aveva stabilito l’accordo di Minsk.

Per quanto riguarda l’integrazione, a Minsk è stato convenuto di reintegrare Donbass con l’Ucraina. Questa è stata una delusione per Donbass (avrebbe preferito unirsi alla Russia), tuttavia ha accettato – e questo mentre Kiev la assediava, chiudeva le sue banche, interrompeva gli acquisti di carbone da Donbass e il pagamento delle pensioni. Le truppe di Kiev bombardano quotidianamente Donetsk, città con milioni di abitanti (in tempo di pace!). Invece dell’amnistia per i ribelli, come convenuto a Minsk, ci sono sempre più truppe governative che si riversano verso est.

I Russi non hanno perso la speranza sugli accordi di Minsk. L’intento di tali accordi era la pace, ma ora devono essere attuati concretamente. Forse il Presidente di Kiev Poroshenko vorrebbe farlo, ma il partito “Kiev-bellico” insieme ai suoi sostenitori occidentali sarebbe pronto a detronizzarlo, se osa andare troppo oltre.

Paradossalmente, l’unico modo per forzarlo alla pace passa attraverso la guerra – anche se la Russia preferirebbe che l’Occidente facesse pressione sui suoi clienti di Kiev. I ribelli e i loro sostenitori Russi hanno usato la guerra per forzarlo a firmare gli accordi di Minsk: la loro offensiva contro Mariupol sul Mar d’Azov ha avuto pieno successo, e Poroshenko ha preferito andare a Minsk per poter mantenere Mariupol. Da allora, Kiev e Donetsk hanno avuto qualche cessate-il-fuoco, si sono scambiate prigionieri di guerra, ma Kiev si è rifiutata di adeguarsi alle richieste costituzionali e socio-economiche stabilite dagli accordi di Minsk.

Che senso ha accettare un cessate-il-fuoco, se Kiev lo utilizza solamente per poter riorganizzare le truppe ed attaccare di nuovo? La tregua dovrebbe portare a riforme costituzionali, continua la mia fonte, riforme negoziate attraverso un dialogo aperto e trasparente tra le regioni e Kiev. Senza riforme, Donbass (o NovoRussia) resterà in guerra. Quindi, l’operazione Debaltsevo può essere considerata un modo per forzare Poroshenko a chiedere la pace.

La Russia non ha intenzione di entrare in guerra, o in negoziati di pace, dice la fonte. I Russi hanno dimostrato chiaramente di volerne restare fuori, mentre gli Americani hanno dimostrato altrettanto chiaramente di voler far apparire la Russia come una parte attiva del conflitto.

Nel frattempo, con l’ Ukraine Freedom Support Act del 2014, i rapporti Russo-Americani sono tornati indietro di 40 anni all’emendamento Jackson-Vanik del 1974. Il Segretario di Stato John Kerry ha definito questo fatto uno sviluppo indesiderato, tuttavia solo temporaneo. I Russi invece non sembrano molto ottimisti al riguardo: per loro quel Support Act ha sancito l’inizio delle sanzioni contro la Russia. Gli Stati Uniti hanno tentato, con un certo successo, di rivoltare contro la Russia anche altri stati. In un colpo solo, la Kanzlerin (cancelliera) Merkel ha fatto fuori tutte le organizzazioni, strutture e legami che nel corso dei decenni si erano costruite tra Russia e Germania. Ogni visita di Joe Biden causa una deflagrazione.

I Russi sono arrabbiati per la storia del Boeing Malese. In ogni incontro ad alto livello con gli Americani, non possono fare a meno di ricordarsi delle isteriche accuse e rivendicazioni che l’aereo sia stato abbattuto dai ribelli con missili Russi. Sono passati sei mesi dalla tragedia; tuttavia finora gli Americani non hanno prodotto alcuna prova concreta di un reale coinvolgimento dei ribelli o della Russia. Non hanno mostrato alcuna immagine dai loro satelliti, né tantomeno registrazioni dai loro AWACS che sorvolano l’Europa orientale. La mia fonte mi ha detto che i funzionari Americani non insistono più tanto sul coinvolgimento Russo o dei ribelli, ma si ostinano a non volersi scusare per quelle sconsiderate accuse affrettate. Non chiedono mai scusa.

Eppure, gli Americani vogliono avere la loro parte nel gioco. Insistono che non vogliono una “resa” Russa, che reputano uno scontro costoso e sgradito; allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno bisogno del sostegno Russo per gestire il programma nucleare iraniano, la distruzione delle armi chimiche siriane e il problema palestinese. I Russi rispondono che questa cosa l’hanno già sentita durante la vicenda libica e che non sono affatto impressionati.

I contrasti di opinione tra Russia e Stati Uniti sono notevoli. Ma c’e’ un elemento comune: dalla Siria a Donbass, i Russi sostengono la pace, l’America la guerra. Ora i Russi hanno invitato personaggi dell’opposizione e rappresentanti del governo siriano a colloqui a Mosca. Sono andati, hanno parlato, sono partiti e torneranno. Potrebbero addirittura arrivare ad un accordo, ma gli Americani insistono nel non accettare la presidenza di Assad e non voler combattere fino all’ultimo siriano per poterlo mandare via. Non si tratta di essere semplicemente dei sanguinary: è che la Guerra per loro ha molto senso, ogni guerra nel globo sostiene il dollaro statunitense e rafforza il Dow Jones, mentre i capitali cercano dei porti sicuri e li trovano negli Stati Uniti.

Non pensano al futuro dei siriani che fuggono in Giordania – o agli Ucraini che si rifugiano sempre più numerosi in Russia. Che peccato, erano due paesi così belli! Siria era pacifica e prospera, il diamante del Medio Oriente finchè non è stata rovinata dagli Islamisti appoggiati dagli Stati Uniti. L’Ucraina era la zona più ricca dell’ex blocco Sovietico, finchè non è stata rovinata dagli estremisti di destra e gli oligarchi appoggiati dagli Stati Uniti. Joseph Brodsky predisse amaramente nel 1994, quando l’Ucraina dichiarò la sua indipendenza dalla Russia, che nell’ora della loro morte gli Ucraini ‘liberati’ avrebbero invocato i poeti Russi.

Sembra che quella triste profezia si stia avverando.

Israel Shamir lavora a Mosca e a Jaffa; lo si raggiunge all’indirizzo adam@israelshamir.net

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2015/02/05/putin-prefers-a-bad-peace/

5.02.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    "dalla Siria a Donbass, i Russi sostengono la pace, l’America la
    guerra."

    Questo è tanto evidente a chi si interessa dei fatti veri,
    riflettendo sulle logiche che li sottendono, quanto negato da chi invece si fa
    una propria distratta opinione ascoltando stralci di TG, su qualsiazi canale TV
    (Putin aggressore, brutto e cattivo).

    Ma entrambe le posizioni sono di
    minoranza; la maggioranza ignora tutto volutamente, ancor più distratto dai
    liquami comunicativi di massa, fasulli, a "compensazione" dei
    propri problemi veri che questa crisi gli scarica addosso di
    riflesso.

    Tutto ciò somiglia alla demenza senile che allevia le
    sofferenze di una fine altrimenti consapevole ed ancor più dolorosa. O semplice
    stupidità e ignoranza, la più facile risposta esistenziale.

  • clausneghe

    Lucidissimo, veritiero e ben tradotto articolo del prestigioso I. Shamir.

    Lo ha scritto alcuni giorni fa, ora la situazione è nettamente peggiorata.
    Abbiamo un nulla di fatto con il triangolo Putini Hollande Merkel  mentre continuano i bombardamenti indiscriminati nel Donbass dove scorazzano bande di sabotatori della Junta, che oltre a sparare granate sui civili, avvelenano i pozzi e minano le strade.
    A Monaco va ancora peggio. Infatti, si è visto e sentito, in video un coro di scherno e fischi di funzionari Occidentali a corollario del discorso tenuto da un terreo, offeso, disgustato Lavrov.
    Addirittura sembra che Lavrov e Kerry si siano lasciati andare alle minacce dirette reciproche.
    La Profezia sembra davvero realizzarsi, ma ahimè ancora peggiore di quella a suo tempo enunciata dal per me sconosciuto Joseph Brodsky.
    che spero vivamente non si realizzi.
    Poichè, ricordiamocelo, "Nulla è più potente di una Profezia che si avvera". 
  • giannis

    L occidente e’ una merda e merita la distruzione

  • brumbrum

    che fai, mi rubi i pensieri ??

  • albsorio

    Credo che gli ucraini hanno capito che gli americani, direttamente o indirettamente gli danno o daranno armi e attraverso FMI debibiti.

    Praticamente grazie a chi comanda ora l’Ucraina è già finita economicamente.
    Credo abbiano capito che se vogliono combattere sono loro, o qualche mercenario che devono farlo, in altre parole sono carne di porco in attesa della grigliata.
    Se il conflitto si estenderà non lo so, di certo se accadesse potrebbe portare gravi conseguenze per tutti.
    Forse BRICS e non allineati vari dovrebbero porre fine a quella cancrena di economia globale basata sulla egemonia del dollaro.
  • sentinella

    Mi dispiace di essere una voce fuori dal coro ma il semplicismo, il riduzionismo semplicistico antiamericano mi va stretto.
    Purtroppo Putin è proprio uno che ha delle Grandi Ambizioni Imperialistiche, ovvero Grandi Sogni di risalire a tutti i costi a quella posizione di leadership mondiale che aveva  l’Unione Sovietica.

     Lo ha detto lui stesso con le seguenti parole: "Non possono gli Usa pensare di essere l’unico protagonista che fa il bello e il brutto tempo sul Pianeta.

    Più chiaro di così… Il fatto è che la crisi economica e le difficoltà delle ultime guerre hanno veramente suonato il De Profundis per la Politica Imperialista Americans  fondata sugli interventimilitari.

     Putin lo sa perfettamente che l’opinione pubblica degli Usa non vuole più guerre tantomeno per salvare ancora una volta l’Europa.
    Obama da perfetto presidente democratico è anche lui molto poco propenso a fare della politica estera e dà la precedenza ai problemi interni.
    Quindi uno sviluppo della crisi può essere che  la Russia si fa un solo boccone dell’Ucraina per buona pace di tutta quanta l’Europa che cambierà forse padrone?

  • GioCo

    Cito dal testo "Psyops" di Sonange Manfredi, "[…] Il giovane Francesco Cossiga passa la notte precedente le elezioni dentro la sede del comitato provinciale della DC di Sassari armato fino ai denti con bombe e mitra fornitegli da Antonio Segni convinto che i comunisti assalteranno la sede del partito (sia Segni che Cossiga verranno, poi, eletti Presidenti della Repubblica).
    All’indomani delle elezioni del 1948, che vedono la vittoria della DC sui partiti di sinistra, nessun assalto da parte dei comunisti, nessuna rivolta e, ancora una volta, nessun pretesto per poter attuare il colpo di Stato. Il partito di Togliatti non è nel governo, ma in molti desiderano mettere definitivamente fuori legge il PCI e risolvere il problema una volta per tutte." [pg. 170, "Psyops" di S. Manfredi]

    Come ci ricorda la Napoleoni, a volte le pulsioni emotive hanno più ragioni per dettare la loro legge delle ragioni ragionevoli più convincenti, e questo ha senso sia nelle sale del potere, dove circola sempre una qualità tensiva dell’aria, decisamente più intensa, assimilabile a quella di un Grande Casinò. Questo perché non è possibile prodursi in pensiero o azione senza che si abbia piena coscienza che le ricadute saranno eccezionalmente più ampie rispetto ai risibili fatti. Se io litigo con il mio vicino, al massimo ci scorticheremo a vicenda, lo stesso non si può dire se accade se accadesse ai vertici della politica mondiale.
    Si presume per ciò che chi è al potere "paghi" un prezzo alto per ogni sua decisione, che sia sottolineata la sua responsabilità civile e morale e che sia per ciò costantemente posto "sotto pressione". Ovviamente non esiste un individuo che vuole quella pressione, chiunque è logico voglia fare quel che vuole, cioè esercitare il potere senza pagarne nessuna conseguenza.
    Questo è quello che potremmo chiamare neo-liberismo o liberismo neo-conservatore, un ossimoro per dire "casta di nuovi tiranni", che non significa necessariamente "cattivi", solo persone che si auto-riconoscono l’esercizio del potere ma non le responsabilità che questo comporta. Per "responsabilità" si intende nello specifico le ricadute (di qualsivoglia natura) che non rientrino nella sfera privata, personale e individuale. L’idea da cui nasce questa evidente psicopatologia sociale, è semplice quanto smisuratamente distruttiva: "con la mia proprietà faccio quello che voglio".
    Nella dimensione di un pensionato, di una casalinga, di un tramviere, di un disoccupato, di uno spazzino o di chiunque altro faccia parte della massa indistinta di questa società psicolabile, cioè per citare il vocabolario Treccani, dalla "accentuata mutevolezza del comportamento, sia sul piano sentimentale sia su quello volitivo e operativo", appare un ragionamento corretto e condivisibile. Ma le proprietà non sono tutte uguali. Cosa significa essere proprietari di una scuola? Di un ospedale? Di un parco? Di una sorgente? Si una miniera? Dell’istruzione? Di una formula chimica? Di un teorema matematico? Di un invenzione? Di una flotta? Di una Nazione? Di organi? Di Geni? Di viventi?

    E’ abbastanza chiaro che a prescindere dal discorso politico "collettivo" contrapposto alla "libertà individuale", mettere sullo stesso piano la percezione della proprietà, in tutti questi casi è da una parte totalmente folle e dall’altra anche umanamente sensata. Cioè ogni umano che sia nelle stanze del potere, non può che desiderare che sia giustificata questa follia e che si possa "acquisire proprietà privata senza limiti". Per uno studioso di psicologia evolutiva non può non tornare a mente quel "mio" che rievoca infantili memorie, di cui tutti siamo al contempo protagonisti e testimoni.

    Tuttavia questi "bambini spregiudicati" al punto da ricordare "Il villaggio dei dannati" del 1960 di Wolf Rilla, godono da almeno trent’anni di quasi assoluta impunità. Il "quasi" va inteso nel senso che le punizioni, sono state tanto blande da sortire effetti opposti a quelli desiderati. Tuttavia ora è cambiato qualcosina. Tra loro è sorto il dissidio, perché qualcuno ha iniziato a intendere il quadro di potere come multipolare e non più unico, compatto e unipolare. Peccato che dentro l’idea della libertà di proprietà, ci sia la consapevolezza che la stessa è sostenibile solo in realtà rigidamente verticali, piramidali e panottiche, la cui bontà non è strutturale ma sorgiva, cioè il regno è bello se il Re è buono. Dove "buono" non deve far pensare a Gesù, o Budda, o chi volete voi tra le icone religiose unificatrici e sorgive del bene dell’individuo. Per "buono" si intende solo "prospero" e identificato con il regno. Se poi nel regno due terzi delle persone crepa nell’indigenza, nell’orrore e nell’impotenza, non signifca che in generale questo non sia un regno prospero: se ci sono 20 cosce di pollo e 10 individui, il fatto che 4 ne mangino 5 e 6 niente, non cambia la giustizia dell’equazione, il regno permane prospero.
    Questo regno, il nostro è stato prospero fin’ora esattamente secondo quella equazione e chi governa sa perfettamente che non ci sono altre possibilità che si riorganizzi in modo sensato.

    Tutto questa è però la crosta, la superficie sottile della pack [it.wikipedia.org], che si assottiglia di minuto in minuto. Prima o poi tutto frenerà, si tratta di sapere quando. Le date per i collassi sistemici dovuti al degrado ambientale sono state indicate da diverse simulazioni a scenari multipli, che detto con linguaggio più terra terra, significa che non ci può che essere una certezza: in un mondo a risorse finite, nessuno sviluppo può essere infinito, senza adeguati interventi la fine dello sviluppo arriva con un collasso sistemico. Ad esempio a un certo punto non ci sarà più elettricità, riscaldamento, acqua potabile se non per pochi e per un tempo ridotto. L’evento si manifesterà invariabilmente (cioè a prescindere dal tipo di scenario o collasso) all’improvviso e nello spazio di poche ore quindi non sarà governabile al momento i cui avviene, solo prima o dopo. Sapere quale collasso avverrà per primo equivale a giocare alla roulette russa. Sai che qualcuno si farà esplodere le cervella primo o poi, ma non sai chi sarà "il fortunato". Non ci sarà nemmeno tempo e modo di anticiparlo, per un effetto domino particolare a "feedback": ogni incremento è doppio rispetto al pecedente, quindi basta che il minuto prima dell’ultimo incremento si abbia un danno ambientale superiore al 25% (tutto sommato ancora non allarmante) che al successivo incremento il danno supererà l’asta del 50% innescando il collasso.

    Per paradosso quindi Putin con la sua pace, vota per togliere il freno al treno del progresso, che i neocon avrebbero fatto naturalmente affondare in un bagno di sangue planetario, in una loro personalissima declinazione del "protocollo di Kyoto". L’unico mio commento a questo "disastro" è un laconico: "non so davvero più dove siano i buoni". Se mai sono esistiti (ovviamente),

  • leopardo

    Dunque  siccome Putin dice: Non possono gli Usa pensare di essere l’unico protagonista che fa il bello e il brutto tempo sul pianeta….allora egli ha delle " Grandi Ambizioni Imperialstiche ".
    La tua analisi non é soltanto una  voce fuori dal coro, ma anche fuori dalla logica piú evidente. Mi chiedo che  cosa potesse fare ancora di piú Putin, per evitare il conflitto. Se hai letto l´articolo, ma a questo punto ho i  miei  dubbi, non puoi non aver constatato che il suo comportamento é esattamente l´opposto di chi ha grandi ambizioni imperialistiche. La guerra la vogliono e la cercano gli Usa, per il semplice fatto che per questi, guerra e caos sono una necessitá per poter mantenere l´imperialismo sempre piú traballante.