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SEGUENDO LE TRACCE DELL’ANTICA ROMA: DECADENZA MORALE E SCANDALOSA DISEGUAGLIANZA

DI CHARLES HUGH

washingtonsblog.com

Ci sono molte ragioni per cui la Roma imperiale decadde, ma due cause principali che ottengono relativamente poca attenzione sono la decadenza morale e la grandissima ineguaglianza sociale. Le due sono naturalmente ed intimamente connesse: una volta che la morale delle élite dominanti degrada, ciò che è mio è mio e anche quello che è tuo è mio.

Ho già affrontato le altre due caratteristiche fondamentali di un impero in declino terminale: la compiacenza e la sclerosi intellettuale, ciò che ho definito una mancanza di immaginazione.

Michael Grant ha descritto queste cause di declino nella sua eccellente opera sulla caduta dell’impero romano, un breve libro che mi è stato consigliato dal 2009:

Non c’era posto assolutamente per nuovi modi di pensare e nuove idee, la situazione apocalittica che ora si era creata richiedeva soluzioni radicali che minassero lo status quo. L’atteggiamento status-quo è un’accettazione compiacente delle cose così come sono, senza una sola idea nuova.

Questa accettazione fu accompagnata da un eccessivo ottimismo circa il presente e il futuro. Anche quando mancavano solo 60 anni alla fine, e l’impero si stava già sgretolando veloce, Rutilio continuava ad impersonare lo spirito di Roma, con la stessa certezza suprema.

Questa cieca adesione alle idee del passato fu tra le principali cause della caduta di Roma. Cullati dai rassicuranti modi di fare del passato, i romani non si rendevano conto che l’Impero necessitava di misure di pronto soccorso utili a salvarli dalla fine.

Un libro più lungo di Adrian Goldsworthy, “How Rome Fell: Death of a Superpower”, affronta gli stessi problemi da una prospettiva leggermente diversa.

Glenn Stehle, commentando recentemente nell’eccellente sito peakoilbarrel.com (gestito dallo stimabile Ron Patterson) ha fatto una serie di ottime riflessioni che mi prendo la libertà di citare.

L’insieme di valori sviluppati dai primi Romani , comunemente definito mos maiorum, fu gradualmente sostituito dal trionfo dell’ avidità personale e dal perseguimento del proprio interesse (come spiega eccellentemente Turchin nel suo libro: War and Peace and War: The Rise and Fall of Empires)

“Probabilmente il valore più importante era la virtus (la virtù), che deriva dalla parola vir (uomo) e incarnava tutte le qualità di un vero uomo come membro della società“, spiega Turchin.

“Virtus includeva la capacità di distinguere tra il bene e il male ed agire in modi che favorissero il bene, e soprattutto il bene comune. A differenza dei Greci, i Romani non esaltavano le abilità individuale, come accadeva invece agli eroi omerici o ai campioni olimpici. L’ideale di eroe coincideva con quello di un uomo il cui coraggio, saggezza e spirito di sacrificio contribuivano a salvare il suo paese in tempo di pericolo, “

E come Turchin continua a spiegare:

“A differenza delle élite egoistiche dei periodi successivi, l’aristocrazia dei primi anni della Repubblica non ha risparmiato il suo sangue o la sua ricchezza al servizio dell’interesse comune. Quando 50.000 Romani, un numero incredibile corrispondente ad un quinto della forza lavoro totale di Roma, perirono nella battaglia di Canne, il Senato perse quasi un terzo dei suoi membri. Ciò suggerisce che l’aristocrazia senatoria aveva più probabilità di essere uccisa in guerra rispetto al cittadino medio ….

Le classi ricche erano anche disposte ad offrirsi volontarie per pagare tasse extra quando ve ne fosse stato bisogno … Una classificazione sommaria diceva che i senatori pagavano di più, seguiti dai cavalieri, e poi gli altri cittadini. Inoltre, i funzionari e i centurioni (ma non i soldati comuni!) combattevano senza paga, risparmiando allo stato il 20 per cento del libro paga della legione ….

Il più ricco 1 per cento dei romani durante la prima Repubblica era solo 10 a 20 volte più ricco di un cittadino medio romano. “

Ora si confronti con la situazione nella tarda antichità quando

“Un nobile di classe senatoriale aveva proprietà nel quartiere pari al valore di 20.000 libbre romane di oro. Non c’era “classe media”, paragonabile ai piccoli proprietari terrieri del III secolo a.C; la grande maggioranza della popolazione era costituita da contadini senza terra, le terre ovviamente erano dei nobili. Questi contadini avevano quasi nessuna proprietà, ma se la stimiamo (molto generosamente) ad un decimo di una libbra d’oro, il differenziale di ricchezza sarebbero stato 200.000! La disuguaglianza è cresciuta sia per effetto dei ricchi sempre più ricchi (i senatori tardo imperiali erano 100 volte più ricchi rispetto ai loro predecessori repubblicani) e sia per la scomparsa della classe media. “

Vedete qualche somiglianza con la realtà di oggi raffigurata in questi grafici ?

E quanti congressisti hanno combattuto in Iraq o in Afghanistan?

Charles Hugh

Fonte: www.washingtonsblog.com

Link: http://www.washingtonsblog.com/2015/10/following-in-ancient-romes-footsteps-moral-decay-rising-wealth-inequality.html

01.10.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura del BUCANIERE

Pubblicato da Davide

  • maxcanoa

    Applausi!

  • geopardy

    C’è da aggiungere che nel tardo impero (il problema nasce quando Roma si sente impero, fine della democrazia di fatto, con i senatori che diventavano casta nobile, come sta succedendo oggi cominciando dal nuovo impero degli Usa) le lotte intestine tra generali e nobili, per la presa del potere, si in infittivano sempre più ed il popolo era sempre meno coinvolto nelle scelte, fino al punto di subirle senza poter far niente. 

    Da qui l’egoismo delle caste dirigenti esplose in maniera incontrollata.
    Roma finì da sola, perchè, come tutti gli imperi, ebbe un lasso di tempo più o meno lungo per sopravvivere, poi, data la vastità e la presunzione di cui essi si caratterizzano, venendo meno la Virtus (ed entrando la corruzione ed il privilegio come strumenti di potere), non riuscì a tenere a freno altre popolazioni ambiziose oltre e dentro il limes.
    Un impero, per rimanere tale, deve continuamente espandersi ed il farlo lo indebolisce ed è costretto a tracciare un limes, rinunciando di fatto a questa espansione; è come un serpente che si morde la coda ed in entrambi i casi (dell’espansione e del limes) si indebolisce ed inizia a scricchiolare dall’interno, per, poi, finire come sappiamo.
  • Vocenellanotte

    Infatti anch’io mi domandavo: "Ma questo Renzi a chi assomiglia"?

    È la copia precisa del cavallo di Caligola.
  • makkia

    😀

  • whugo

    Fantastica!

  • yakoviev

    Articolo molto interessante. C’è da rilevare però, che se vai in Grecia o in oriente e chiedi quando è finito l’Impero Romano ti dicono nel 1453 e non nel 476. Come al solito nella cultura occidentale si rappresenta sé stessi come il tutto.