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SE FOSSI LAUREATO IN ECONOMIA E NON IN LETTERE

DI MAURIZIO PALLANTE
ilfattoquotidiano.it

Dopo avere letto il post “La decrescita totalitaria”, di Stefano Feltri, ho immaginato di essere un “economista”, ed ho fatto un paio di considerazioni. Ad esempio, se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei: chi ha governato l’economia e la finanza nei decenni passati, chi la sta governando, chi ha la responsabilità della crisi che sta sconvolgendo i paesi industrializzati, chi è incapace di trovare le misure di politica economica adeguate per uscirne: i laureati in economia o i laureati in lettere?

Se fossi laureato in economia e non in lettere, mi domanderei se è veramente desiderabile, ammesso che sia possibile, uscire dalla crisi con la ripresa della crescita di un prodotto interno lordo in cui incidono in misura significativa gli sprechi di cibo (il 3 per cento del pil), gli sprechi di energia (il 70 per cento dei consumi), gli incidenti automobilistici, il consumo di medicine, le spese di riparazione e di ripristino dei danni ambientali causati da processi produttivi finalizzati alla crescita del prodotto interno lordo, la cura delle malattie causate dalla crescita delle emissioni e delle produzioni inquinanti, la produzione di armi e le guerre.

Se fossi laureato in economia e non in lettere, non eviterei comunque di ripassare la differenza tra la congiunzione “e” e il verbo “è”, perché un conto è dire “meno e meglio” e un altro è dire “meno è meglio”. Se per i talebani della crescita più è sempre meglio, anche quando è peggio (es.: gli sprechi di energia in un edificio mal costruito), i sostenitori della decrescita felice non pensano, né scrivono, che meno è sempre meglio, ma sanno distinguere quando lo è (es.: la riduzione dei consumi di energia in un edificio ben costruito). I talebani della crescita si limitano a usare grossolani criteri di valutazione quantitativi, i sostenitori della decrescita felice utilizzano parametri qualitativi.

Se fossi laureato in economia e non in lettere terrei in una certa considerazione l’insegnamento di un economista tra i più importanti del Novecento, John Kenneth Galbraith, che nel 1968 ha suggerito a Robert Kennedy di rivelare l’inganno dell’equazione tra crescita del Pil e crescita del benessere, perché il Pil cresce anche quando cresce la produzione di merci che peggiorano la nostra vita, come le armi, il tabacco, la riparazione delle automobili incidentate, mentre non può misurare il benessere generato da attività che non generano una compravendita, come le relazioni umane, l’autoproduzione di beni, l’economia del dono e della reciprocità.

Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei: se basta il banale buon senso per decidere di produrre cose utili invece di cose inutili o dannose, di utilizzare processi non inquinanti anziché processi inquinanti, di ridurre gli sprechi invece di incentivare un consumo dissipativo delle risorse, come mai i laureati in economia che governano l’economia e la finanza non indirizzano su questa strada gli investimenti per superare la crisi? I laureati in economia sono privi del banale buon senso?

Se fossi laureato in economia e non in lettere mi domanderei se la scelta di aumentare la produttività per far crescere il Pil e rendere le aziende più competitive sul mercato mondiale non comporti una riduzione dell’incidenza del lavoro umano per unità di prodotto e quindi una riduzione dell’occupazione e della domanda a fronte di un aumento dell’offerta; se cioè non aggravi la crisi invece di attenuarla (per non parlare della sofferenza umana di chi non ha occupazione, ma gli esseri umani per chi è laureato in economia sono semplici fattori della produzione, quello che conta è la crescita).

Se fossi laureato in economia e non in lettere, non avrei comunque nessuna ritrosia a leggere ciò che scrivono quelli che la pensano diversamente da me, perché il vero fondamento di una deriva totalitaria è proprio l’intolleranza, soprattutto quando assume l’aspetto di un tabù inviolabile da difendere con tutti i mezzi.

Maurizio Pallante
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/20/fossi-laureato-economia-lettere/192440/
20.02.2013

Pubblicato da Davide

  • IVANOE

    Pallante ha ragione…
    Sol oche c’è un vincolo molot importante…
    adesso non c’ è più tempo per aspettare ,sistemare, aggiustare…
    Adesso bosigna solo intervenire con il machete…
    Perchè in una società così affogata e coinvolta nei consumi non è possibile modificare in un’attimo le abitudini…
    Bisogna per forza rispingere sui consumi per poi raggiunto il picco…e informata la gente, cominciare a scendere…

  • Pai

    Se fossi laureato in economia sapresti che coltivare i pomodori in balcone e la riduzione degli sprechi non fa decrescere il PIL e forse avresti trovato un nome al tuo movimento senza connotazioni negative.

  • ottavino

    Fare in modo che la gente “di sinistra” abbia una qualche voce in capitolo è la cosa peggiore che ci poteva capitare, perchè: 1) il mondo è in mano ai capitali, 2) le persone dipendono dai capitali per il loro lavoro 3) quindi le persone non hanno interesse a decrescere, ma il capitale li ha vincolati in modo che anche loro siano costretti a crescere, perciò anche la persona comune fa l’interesse del capitale, è uno schiavo 4) le persone comuni pensano che “la sinistra” li possa tutelare, ma si sbagliano perchè la sinistra ha semplicemente accettato di gestire la gente per conto del capitale. Morale: il capitale, la modernità ci ha fregati tutti, facendoci diventare complici dello scasso.

  • Santamonica

    Certo che la riduzione degli sprechi fa decrescere il PIL.
    Parlare di crescita e’ patetico oggi ed implica l’adozione del modello di sviluppo cinese.
    Fare competitività’ con i prodotti di alto livello e’ una cazzata teorica, non basta.
    A parte la decrescita (chi se ne importa se il senso negativo della parola non piace) non esiste una sola idea valida per andare avanti senza distruggere i diritti del lavoro e l’ambiente

  • haward

    L’importante è dividere le persone, almeno quelle che hanno la struttura mentale e gli strumenti culturali, in fazioni contrapposti. Divide et impera. Ieri erano le grandi ideologie politiche, i Fascismi ed i Comunismi, la Destra e la Sinistra. Poi è arrivato lo scontro di civiltà tra un Islam medioevale ed oscurantista e l’Occidente democratico e civile. Adesso è il turno della Crescita e della Decrescita, più o meno felice. Grandissime masturbazioni mentali, paradigmi astratti costruiti per illudere, confondere e manipolare il parco buoi dell’umanità mentre viene gestito a piacimento da un’oligarchia che non è ne fascista ne comunista, ne cristiana ne mussulmana e l’unica crescita a cui pensa è la propria.

  • Hamelin

    Quoto e concordo , veramente un bel commento!

  • Hamelin

    Il problema dei laureati è che costruiscono una struttura mentale chiusa fatta di paradigmi di sistemi chiusi in cui anche le variabili relative , non modificano in maniera determinante la struttura mentale chiusa.
    Se poni la domanda di: ” chi ha la responsabilità della crisi ” .
    La risposta dovrebbe uscire facile e logica : ” I gruppi oligarchici che stanno dietro le Corporation mondiali che si stanno arrichendo a dismisura “.
    I soldi non si creano e non si distruggono , cambiano solo tasca .
    Il presupposto su cui si fonda l’articolo poi per me è palesemente errato .
    La verità non sta nell’incapacità di chi è al potere per uscire nella crisi , ma nella volontà .
    La cosiddetta crisi è passo deliberatamente scelto per azzerare le strutture sociale medio basse ,prima di eliminarle dalla scena…
    I Laureati o chi per loro non risolveranno un bel niente , il passo per perpetuare un potere perenne è modificare a proprio vantaggio l’instruzione e la cultura.
    La mente umana è molto elastica e facilmente programmabile .
    I laureati crescono con gli insegnamenti che vengono loro dati , se sono giusti bene , se sono errati perpetueranno l’errore ( quello che accade oggi ) .
    Quando a livello culturale si impone il PENSIERO UNICO anche in ambito accademico ( come avviene oggi dove la pluralità e azzerata in quanto chi finanzia , finanzia per i suoi scopi che non sono magari giusti per l’umanità ) è la fine.
    La gente pensa di essere libera , ma non è mai stata piu’ schiava di come lo sia oggi.
    Solo gli sciocchi credono che le catene imprigionino solo il proprio corpo … Le catene vere imprigionano in Primis la Mente .

  • Roma

    Se Pallante fosse laureato in economia saprebbe che il sistema economico attuale è globalizzato e non basta che 60 milioni di italiani, o 300 milioni di europeri scelgano la decrescita felice quando gli altri 2 miliardi delle economie emergenti non la scelgono.

    Visto che però Pallante è laureato in lettere saprà benissimo che nel caso che la scelta della decrescita felice non sia condivisa in tutto il mondo, restano due opzioni:
    1^ scelta: imporre con la forza la decrescrita felice a quei paesi che non la vogliono condividere (guerra)
    2^ scelta: rinchuidersi con la propria economia al proprio interno (autarchia). In tal caso dovremo rassegnarci ad un lento ma graduale e progressivo impoverimento. Costruirsi i computer da soli senza gli schiavi dell’est avrà prezzi improponibili ed il computer, l’ipad, facebook e l’iphone retseranno ricordi sbiaditi di un epoca in cui non vi era la decrescita felice. Logico corollario a tale impoverimento sarà l’ignoranza, la scarsa possibilità di cultura e quindi la violenza verso i deboli (donne, bambini e vecchi) all’interno di una società decresciuta felicemente ma povera

  • yago

    In medio stat virtus.

  • Mondart

    ECCO: “La donna d’ inverno è tutta un’ altra cosa, e chi vuol andare al mare non sa, non sa, non sa “.

    Ecco il “nuovo immaginario” ( che si contrappone all’ “andare al mare”, al mito consumista dell’ auto e dell’ autostrada degli anni ’50 e ’60, per capirci ), ecco quale sarà il “sostrato psicologico”, il “sapore di fondo”, la “cultura” della nuova forma sociale.

    E poichè di cultura si parla ( più che di un “modello” vero e proprio ), notare please anche lo stilema e l’ eloquio del post e confrontare con quello di Orso di ieri … tutta un’ altra storia.

    Come dico sempre un “modello sociale” è fatto di tantissime componenti, delle quali l’ IMMAGINARIO è la “spinta” più determinante a far muovere le persone, spinta che verrà poi “canalizzata” entro modelli e schemi ben precisi, di cui l’ economia costituisce l’ espediente “forzoso pacifico”: sia della fase di implementazione -vedi anni ’50- che di quella di disincentivazione -oggi- del modello stesso. In una parola l’ economia -complemento oggetto- “viene usata” per dare forma ad un’ idea sociale -soggetto-. Non il contrario: nemmeno chi progetta una semplice pentola a pressione è tanto stupido da farsela scoppiare in mano: figuriamoci chi progetta in modo tanto sottile l’ hardware e il software sociali. E la stessa “obsolescenza programmata” introdotta in una semplice lampadina è cosa a priori pensata e voluta.

    Ergo: è la VOLONTA’ via-via di una nuova forma sociale a determinare le “svolte” storiche; ed il fatto che si vada storicamente sempre in direzione di una progressiva “umanizzazione” del modello implementato lascia tutto sommato pensare ad una precisa “filosofia storico-escatologica” retrostante, e non alla pura follia, al puro capriccio del caso, all’ errore di conduzione. Di fatto oggi più nessuno accetterebbe un ritorno alla monarchia di fatto, per esempio, appunto perchè modello soppiantato nel reale, ma SOPRATTUTTO nell’ immaginario collettivo ( E’ SEMPRE QUESTO alla fine il vero aspetto determinante ) …

    COME VA PRESO quindi quanto qui prospettato ? Per quel che è: costruzione del nuovo immaginario. Poi ovvio che il modello “concreto” dovrà basarsi su cose un poco più estese e complesse, e probabilmente anche meno idilliache dell’ orto di pomodori. Non a caso Grillo parla di diversa gestione ed utilizzo dell’ energia, addirittura di dirigibili … ma anche quelli qualcuno dovrà pur costruirli, no ? … E non a caso spulciando qualche video si vede, per esempio, un incontro a porte chiuse tra Grillo/Casaleggio ed imprenditori triveneti …

    Dirigibili, pannelli solari, pale eoliche, e forse l’ attuazione di tantissimi progetti finora rimasti nei cassetti dei ministeri: il geotermico solare di Rubbia, la fusione fredda, il motore ad idrogeno liquido … ed ecco che, anche limitandoci alla sola energia, il disegno acquista già una maggior e più concreta prospettiva … Ma quella economica non è che “una parte”, forse minimale, dell’ insieme: parallelamente si prospetta sempre anche un nuovo modello sociale e amministrativo, un diverso “software gestionale” … e anche qui vediamo un fil-rouge progressivo.

    Morale della favola: il “modello” c’è già ( nella sua interezza applicativa ), e la “politica”, così come la costruzione del nuovo immaginario sociale, non è che l’ ultima fase necessaria alla sua concreta implementazione: prima si costruisce la lavatrice, poi chi dovrà utilizzarla.

    PERVERSO ? … Boh, io qui sospendo il giudizio. Dico solo che la nostra ( pur minimalissima ! ) possibilità di intervento, oltre all’ essere agiti e ad “assorbire” gli immaginari che ci vengono via-via presentati, è appunto nel cercare di tendere all’ utopia, al topos, alla “qualità” … alla “legge” che è già insita nelle cose, e non posta “fuori” da esse. Ed ecco perchè qualunque tendenza e/o pensiero che vada in tale direzione non può essere che apprezzabile; e deprecabile ogni tendenza e/o pensiero che da tale direzione allontani.

  • mi

    Non è proprio così gran parte della tecnologia che ci viene “imposta” ci viene propinata dalla moda (Ipad,Ipod,IPhone) esiste tutta una tecnologia di più basso livello di marketing ma altrettanto valida non serve sempre l’ultimo grido della tecnologia per accedere ad Internet, Social network ecc
    Senza contare la velocissima obsolescenza (anche dovuta dalla moda) di questi apparati
    In patria potremmo crearci tutta una serie di apparati tecnologici validissimi con sistemi operativi aperti(vedi Linux) e non impoverirci culturalmente
    Comunque nessuno riesce a competere con i pc fatti all’est come dici tu ed infatti l’Olivetti non esiste più per questo.
    Ma quali costi ha questa rincorsa forsennata all’ultimo Ipad?? Enormi di smaltimento di spreco di risorse di sfruttamento di schiavi dagli occhi a mandorla…. Perchè un Ipod di 4° generazione non funziona rispetto ad uno di 5° ????
    LA decrescita parla proprio di questo … utilizzare la tecnologia in maniera più intelligente ….

  • Penta

    Oggi l’unica scelta possibile è fra la decrescita felice e la decrescita infelice.

  • Mondart

    A me sembra che sia proprio l’ economia come fin qui concepita che porta inevitabilmente all’ esito bellico se si insiste a stare in tale “costrutto” ( perchè di artefatto si tratta: niente di “implicito” nelle cose, ma tutto di “appiccicato a forza” ).

    Ma appunto il fatto stesso che ieri nessuno venisse a dirtelo, che facessero una guerra e ciàpa senza tante menate, e che la guerra finisse inevitablmente col favorire le stesse persone che ad essa avevano portato, beh … dovrebbe bastare da solo per considerare il benvenuto ogni diverso approccio.

    C’è una legge “nelle” cose, alla quale i costrutti teorici devono adeguarsi … e non il contrario.

  • DurodiSicilia

    no, esiste un protezionismo moderato e ragionevole, tra il libero mercato globale e l’autarchia.

  • Mondart

    Parzialmente vero, e parzialmente falso.

  • Mondart

    Ogni approccio “scientifico” implica l’ adozione di una logica “deduttiva” ( la legge di un sistema -atomo, universo, ameba, uomo che sia- è NEL sistema stesso, e non “al di fuori” di esso ).

    Applicare una logica INDUTTIVA ( faccio piegare il sistema studiato ad un mio preconcetto ) è sempre stato l’ atteggiamento tipico della conduzione assolutistica delle cose.

    Capire questo è “conditio sine qua non” perchè alla VOLONTA’ DEI POCHI si sostituisca finalmente la LEGGE DELLE COSE.

    E giungere finalmente a capire che interesse “sociale” ed interesse “individuale” non possono che coincidere.

  • Santamonica

    La decrescita no, l’autarchia no, Grillo non va da nessuna parte, er mercato se vole te distrugge, le rinnovabili non ce fai niente….. È allora che facciamooooo?
    I “RASSEGNADOS” ??

  • Aironeblu

    Rileggi il tuo commento e riflettici… E se non ci arrivi da solo, pazienza.

  • Aironeblu

    Vero, ma ci sono mille piccole possibilità per svincolarsi o almeno allentare la corda del capitalismo.

  • roz

    Mi sta sorgendo il dubbio che “il vero fondamento della deriva totalitaria” sia in chi conosce esattamente i meccanismi del potere e abbia modo di lasciare il fiume faccia il suo corso, con i giusti correttivi al momento giusto, per cambiarne la direzione quanto basta, e trovarsi al posto giusto al momento giusto:

    Il piano B [robuz.wordpress.com]

  • Aironeblu

    Il tuo discorso è vero solo per una certa categoria di laureati, che comprende per lo più le professioni “scientifiche”, come medici, ingegneri, e molti economisti, per i quali l’insegnamento avviene in maniera dogmatica e assolutamente acritica, col risultato di accrescere a dismisura la sola presunzione.

    Ma oltre a questi vi sono anche i filosofi, gli storici, i letterati, gli architetti, i sociologi, i politici (quelli veri)… che invece di deformare il mondo secondo grafici e tabelle, provano a riflettere sulla sua natura.

  • nigel

    Debbo aver scritto da qualche altra perte una delle mie idiozie, la ripeto per eventuale valutazione: non credo che la decrescita possa essere felice dal momento che andrebbe a modificare consolidati equilibri socio-economici preesistenti. Credo sia più corretto parlare di decrescita più o meno traumatica per il tessuto sociale. In ogni caso, di necessità, virtu.

  • voglioscrivere

    Decrescita felice non significa non comprare niente , azzerare tutto , può anche significare produrre per consumare meno : costruire nuove abitazioni con rigide regole per il risparmio energetico utilizzando materiali più ecologici possibili , costruire in modo intelligente ad esempio sfruttando il sole cioè costruire in modo che il sole mi illumini casa e me la scaldi senza utilizzare elettricità , tenere conto dei venti della zona in modo che li si possa sfruttare per rinfrescare l’ambiente è una cosa che si può fare con abitazioni nuove , le facevano gli antichi per le dimore dei ricchi dell’epoca adesso si possono applicare anche alla gente comune . Incentivando la ristrutturazione delle abitazioni già esistenti , cambiando anche solo i vecchi serramenti si ottengono dei ottimi risparmi e si farebbe lavorare molta gente per anni , ci sono milioni di serramenti da cambiare solo in italia . Incentivare il KM zero non farà miracoli ma sicuramente eviterà che io mangi prodotti che hanno viaggiato per KM . Costruire automobili che con un litro di benzina faccia 50 – 60 – 100 KM , tutte le auto hanno le stesse performance L/KM , quelle che consumano meno costano uno sproposito , io non ci credo che non ci sia nessun progetto per costruire una macchina del genere .
    Decrescita felice non significa isolarsi dal mondo creando autarchia , le merci che non produciamo in loco le compreremmo sempre , poi bisogna cambiare mentalità , insegnare sin da bambini a non comprare cose inutili solo per l’inpulso del momento .

  • Aironeblu

    Chissà perchè a molti, al solo suono della parola “decrescita” si rizzano all’istante tutti i peli e scatta l’allarme rosso. Forse non hanno capito che il termine non è riferito al loro benessere, ai loro averi, ai loro beni materiali, forse associano la decrescita di un parametro limitato e limitante come il PIL all’impoverimento delle proprie condizioni di vita. Forse non hanno mai pensato che il proprio benessere non dipende sostanzialmente solo da quanto viene prodotto, ma da quello che resta a fronte delle spese e i costi umani necessari al processo produttivo. Eppure l’analisi Costi-benefici la dovfebbero conoscere anche gli economisti…

    Forse non hanno capito, che quello a cui si riferisce la Decrescita Felice di Pallante, non è un abbassamento tout-court della produzione – cosa che peraltro avviene per forza di cose con buona pace delle vecchie ideologie produttiviste, a causa dell’impoverimento delle risorse su cui la produzione è basata – ma una riorganizzazione della produzione e dello stile di vita attraverso un controllo intelligente ed efficiente del ciclo, che agisce sulla riduzione degli sprechi piuttosto che sull’aumento della produzione, col risultato di un incrememto finale del benessere B, a fronte di un calo della produzione P.

    Si tratta di cambiare i paradigmi, ponendo il benessere finale della popolazione, e non la produzione, come parametro di riferimento per ogni scelta economica. E può essere fatto in mille modi, sia a livello collettivo, sia come iniziativa individuale.

  • Arcadia

    ma fammi capire, una decrescita finalizzata alla qualità nn sarebbe una crescita?

  • yago

    Una decrescita che troverebbe d’accordo tutti gli Italiani è quella dei politici , burocrati , provincie , comuni , comunità montane e regioni.
    Qualcuno sa a cosa servono le comunità montane ? Ci sono comuni con meno abitanti di un condominio che per trovare sindaco, giunta e consiglieri devono rivolgersi a chi l’ha visto. Si tende a fare discorsi complicatissimi, ma a volta ci sono soluzioni di una semplicità sconcertante che solo menti malate si rifiutano di vedere.
    Nel mio paesino di origine transita giornalmente un pulman enorme , quasi sempre vuoto. Se venisse sostituito da un elicottero a chiamata costerebbe meno. Siamo amministrati da gente da rinchiudere in manicomio e si fa finta di nulla.

  • yago

    Province , pardon.

  • Kevin

    Scientifica l’economia? Come osi paragonare la matematica o la fisica a quelle minchiate prive di fondamento? SACRILEGIO! 🙂

  • Marcusdardi

    Assolutamente d’accordo con il movimento della Decrescita felice.
    Produrre meno e meglio….cioè prodotti di qualità….avere meno oggetti ma tutti di buona qualità, cambiare le regole economiche e lavorare tutti per il Bene Comune. Insomma sempre d’accordo con Maurizio…peccato che a Ballarò non ha avuto così tanto spazio per divulgare bene queste Sante teorie. Io nel mio piccolo Vi sostengo cantando…… http://www.youtube.com/watch?v=0_YGgG0JK4E

  • RicBo

    Se fossi uno che parla chiaro direi che la radice di tutti i problemi è il modello economico capitalista, ma siccome mi chiamo Pallante, scrivo su un giornale massonico come IFQ e in questo modello economico ci sguazzo, vi prendo in giro con giri di parole che non riuscirete a capire.

  • Caronte

    …sapresti pure quanto segue:

    1. “che coltivare i pomodori in balcone” SOGGETTO +
    2. “la riduzione degli sprechi” ALTRO SOGGETTO

    declinano il verbo AL PLURARE, dunque

    “non FANNO decrescere il pil (…) etc. etc.

    A quanto pare chi ha studiato certa economia deve semplicemente
    ripetere le scuole dell’obbligo a partire dalla seconda elementare.

    Ecco un buon principio economico: “Chi scrive male PENSA male”
    (guarda un po’: UN soggetto E 2 VERBI ?! boh ! sarà mica roba da economisti !? )

  • consulfin

    io la metterei così: se un laureato in economia ricordasse anche solo l’introduzione dei manuali che ha dovuto studiare, sarebbe più capace di trovare i rimedi di politica economica rispetto ad un laureato in lettere. Essì. Perché nei manuali di economia, ad esempio, trovi la teoria delle utilità marginali decrescenti, trovi spiegato il concetto di costo-opportunità. Trovi scritto che occorre utilizzare le tecniche che permettono di ottenere una determinata quantità di prodotto con il minimo utilizzo di risorse (tra le righe, quindi, c’è scritto che è meglio coibentare un palazzo per risparmiare energia piuttosto che consumare più energia per far aumentare il pil). C’è scritto che il PIL non è che un indicatore sintetico che serve soprattutto a far divertire gli statistici e, in subordine, a rendere un’idea ai governanti di come vanno le cose (molto all’incirca).
    Uno che ha letta l’introduzione di un manuale di statistica economica, sa benissimo che se io ed il mio vincino tagliamo l’erba ognuno nel proprio giardino, il PIL non si “accorge” di nulla; se, invece io taglio l’erba sua e gli fatturo 100 € e lui fa altrettanto con me, ecco che il PIL cresce di qualcosa come 200€ (tolti i costi della miscela per la falciatrice). Ergo, il PIL è un indicatore piuttosto idiota e non dice assolutamente nulla sul tenore di vita di una popolazione.
    Tutto questo un laureato in economia lo sa. Tutto questo è ignorato sia da un laureato in economia sia da un laureato in lettere che abbia deciso di appartenere a quella classe di intellettuali che Gramsci definiva “commessi della classe dominante”. Ma è ignorato anche da chi, figlio di giornalisti, ha la fortuna di fare il giornalista ben pagato, che può permettersi di pagare molto per un “bene” inquinante” e che suggerisce di scaricare l’obbligo di FARE ECONOMIA, imposto dalla natura e non da chissà quale polizia segreta che ti entra nella doccia (v. articolo citato nel testo), a coloro che non possono permettersi quello stesso bene, che è caro perché gravato dalle imposte che sono state proposte da lui stesso.

  • nigel

    Detto così suona molto bene, resta poi da vedere all’atto pratico quanto armonico possa essere questo processo

  • yago

    Messa cosi’ si fà chiarezza.

  • Vocenellanotte

    E’ l’azione del coltivare e del ridurre gli sprechi che non FA decrescere il PIL. L’italiano della frase mi sembra corretto, anzi sottintende un comportamento cui è protagonista il soggetto e non gli apparati “sovietici”, di quelli che aspettano gli vengano imposti comportamenti.

  • Primadellesabbie

    Avete mai assistito al confronto di due persone con solide basi scientifiche ma portatrici di tesi diverse per la soluzione di un problema? Anche sul palcoscenico mediatico di queste liti insanabili c’é il pieno. Nucleare, ogm, inquinamento: tanto per ricordarne tre. Teniamolo presente quando presentiamo le cose confrontando la posizione scientifica come alternativa a quella “amatoriale”.

    Il regime nel quale viviamo da tempo, con qualche minima variante, che possiamo chiamare liberismo capitalistico é, di fatto, quanto di più disordinato si possa immaginare, la casualità assoluta essendo limitata solo dalla finalità di arricchirsi e dalla qualità della fantasia applicata a questo scopo. Per inciso questo é uno dei motivi per cui risulta poco credibile qualsiasi tentativo di avvicinamento scientifico (leggi economia) a questo “stile di vita”.

    Tra i commenti mi pare di individuare alcune affermazioni incontrovertibili che mi permetto di “rubare”.

    Mondart dicendo che: ” l’IMMAGINARIO è la “spinta” più determinante ” coglie un bersaglio, ovvio che la potenzialità costituita da uno sviluppo totalmente disordinato induce una fascinazione collettiva difficile da imbrigliare. Roz pensa che: ” “il vero fondamento della deriva totalitaria” stia in chi conosce esattamente i meccanismi del potere e abbia modo di lasciare il fiume faccia il suo corso, con i giusti correttivi al momento giusto, per cambiarne la direzione quanto basta “, cercherei di sostituire “deriva totalitaria” con qualche altra espressione e al posto del fiume penserei a certi influssi prevalenti in alcuni momenti storici. Mi pare difficimente aggirabile l’osservazione di Roma ” il sistema economico attuale è globalizzato ” e le conseguenze che ne fa derivare, non capisco come mai questo colossale ostacolo sia taciuto sistematicamente, aggiungo che la globalizzazione riguarderebbe anche economie ridotte all’essenziale.

    Non ho mai trovato tante persone con i cui pareri concordo

  • Pai

    Ti ringrazio per la difesa d’ufficio, ma effettivamente la frase mi è uscita un po’ così… Certo è che quando si attacca la forma e non la sostanza confermano solo di non avere altre argomentazioni. Oltretutto il mio voleva solo essere un invito a migliorarsi perché mi sono simpatici e se si fossero definiti ad esempio il movimento per la crescita felice forse avrebbero avuto più adepti o almeno adepti diversi. Insomma, non solo quel cluster di popolazione masochista che si sente in pace con se stessa solo se mangia la crusca la mattina.

  • cavalierenero

    descrescita?
    tanti la invocano ma c’è qualcuno che la attua nel proprio stile di vita?
    chi comincia a rinunciare al comsumismo?
    torniano al pre internet?
    i PC solo per farci girare la contablità ( un 386 avanza)?

    o è semplicemente un mito? un “come si stava megliio una volta”?

  • yago

    La semplicità è un punto di arrivo e rendere semplici argomenti complessi non è facile. Si scomodano teorie economiche e filosofiche , globalizzazione, fascinazione colletiva ecc. Ci si dimentica sempre del buon senso che , prescidendo dalle nicchie culturali, deve essere di tutti.
    Piu’ sopra ho parlato dell’autobus da 40 posti che gira vuoto in attesa di inesistenti viaggiatori. E’ ovvio che è solo un piccolo esempio di uno stupidario diffuso . Chiunque dotato di un minimo di bun senso lo capisce.
    Invece niente , lo stupidario continua ad imperversare sovrano.
    Di queste cose è piena l’Italia e non c’è bisogno di complicate teorie per risolverle. La burocrazia è diventata un mostro che stà divorando il sistema. Ci sono cose assurde che gli uffici complicazioni affari semplici riescono ad imporci e solerti funzionari privi di ogni buon senso applicano, convinti peraltro di svolgere un lavoro. Eliminare gli sprechi individuali va benissimo , ma combattere lo stupidario burocratico è indispensabile.
    Se qualche dipendente della pubblica amministrazione cominciasse ad ammutinarsi sarebbe un bun segnale , visto che cominciano ad essere le vittime della protesta.

  • Flex

    Se fosse laureato in Economia Pallante capirebbe intanto che le ricette macroeconomiche attuali sono dettate dalle scuole di pensiero neoliberiste, quelle che hanno reso “realizzabili” e “accettabili da tutti” i bisogni della grande finanza da un lato (Goldman Sachs, JP Morgan, City Group, Pimco ecc. ecc.) che vuole il “laissez faire” del mercato dei capitali e dall’altro delle grandi corporation capitalistiche che vogliono il “laissez faire” del mercato globale delle risorse (umani inclusi).
    Se fosse laureato in economia Pallante capirebbe che la nostra falsa “democrazia” tecnicamente ha affidato l’incarico di governare i processi economici, proprio secondo le logiche del laissez faire: il Trattato di Lisbona, il Trattato di Maastricht, gli accordi GATS, il pareggio di bilancio in Costituzione, il Fiscal Compact, il MES, il Patto EuroPlus ecc. ecc. hanno di fatto “esautorato” qualsiasi governo (anche quelli ‘eventuali’ e nascituri pro-cittadini) a poter metter mano (e quindi contrastare il laissez faire) nel tentativo di “regolare gli “sfasci” (danni sociali, sanitari, ambientali ecc.) che Pallante cita nel suo articolo. Il laissez faire la fa da padrone e, di regola, nel lasseiz faire il più forte domina e mangia il più debole. Se fosse laureato in economia Pallante capirebbe che un governo senza strumenti (imbavagliato totalmente nell’uso degli strumenti tipici che sarebbero necessari per regolare l’economia, la vita ed il benessere delle persone, quali Spesa Pubblica (produttiva) e Tassazione, diviene “asservito” totalmente alle logiche dei mercati di capitali “privati” che, così facendo, sono dittatori in purezza senza alcun concorrente (Governo, Stato, Paese), l’unico potenzialmente in grado di contenere le derive speculative e distruttive del benessere sociale globale e frutto delle logiche liberiste del laissez faire. Se fosse economista Pallante capirebbe che, forse, sarebbe il caso di “lasseiz faire” il tema della decrescita (che lo ha reso celebre e benestante!) affrontato come semplice di atto di conversione per studiare tanti libri e studiosi di economia (quelli eterodossi, tra cui il Gailbraith che cita nell’articolo) da cui potrebbe analizzare e capire che la rivisitazione del PIL in chiave di maggiore benessere e qualità della vita, non può che passare per la strada della regolazione Politica dei processi sociali, economici, ambientali, politica che potrebbe usare adeguatamente spesa pubblica (produttiva in chiave di benessere e qualità della vita) e tassazione (incentivare/disincentivare taluni comportamenti o processi economici). Se fosse laureato in Economia (e non fosse un bocconiano) Pallante capirebbe che il Paese, oggi, è in piena balìa del “laissez faire” e che, volente o nolente, si “decresce” “automaticamente” in benessere, in qualità della vita, in diritti sociali ed ambientali.

    Saluti Fiore

  • Caronte

    NOTA:
    “Certo è che quando si attacca la forma” – FORMA RIFLESSIVA IMPERSONALE e non la sostanza, “confermano” SOGGETTO PLURALE “ESSI” – NON ESPLICITATO ?! solo di non avere altre argomentazioni.” —

    Proprio non c’è speranza eh ? su col morale ! ps. il dissidio tra forma e sostanza è antico quanto la filosofia. Ma per capire la filosofia, di cui l’economia è una disciplina settoriale, bisogna conoscere la lingua.

    Auguri.

  • Primadellesabbie

    Data la tua osservazione mi permetto di raccontarti una storiella vera. Alcuni anni or sono qualcuno si accorse che avvenivano molti furti di imbarcazioni da diporto dai ricoveri situati alla foce del Tamigi. Bisogna sapere che in Inghilterra (come negli USA) la burocrazia non prevede documenti di identificazione per i natanti da turismo (cosa difficile da digerire per un “vero made in Italy” come molte altre d’altronde). Ad ogni modo qualcuno propose l’introduzione dei detti documenti per far fronte all’incremento dei furti. Si riunì una commissione, furono esaminati il pro ed il contro e fu deciso di soprassedere e di continuare come prima perché il costo delle assicurazioni relative era di gran lunga inferiore al costo della burocrazia richiesta dall’istituzione e gestione dei detti documenti.

    Posso raccontarti molte altre soluzioni “incredibili”, che qui non esiste l’anagrafe ad esempio, e nemmeno i notai ed il mondo sembra funzionare decentemente lo stesso, o come funzionano le licenze edilizie in Germania. Basterebbe copiare.

    Ma, purtroppo, la mentalità imperante nel nostro Paese assegna una enorme importanza alla giustizia (eufemismo) ed insorge scandalizzata: ma così qualcuno potrebbe imbrogliare! Ne risultano un numero imprecisato di organizzazioni più o meno mafiose che sguazzano come i pesci nell’acqua, in un numero altrettanto sconosciuto di leggi e regolamenti che uno stuolo di, altrimenti inutili, corpi di polizia si dedica a cercare di far rispettare, operando ciascuno a modo suo in un costosissimo quanto evidentemente vano e quindi inutile sforzo, e che il legislatore provvede a complicare ogni giorno che passa.

    E chi glielo spiega agli italiani? E poi saresti bollato da traditore con simpatie per il “nemico”. Siamo un popolo (?) strano.

  • Caronte

    Proprio corretto anche il tuo di italiano: ” e non gli apparati “sovietici”, di quelli che aspettano gli = A LUI ?!? a lui chi ?! Il lemma corretto è LORO – vengano imposti comportamenti.”

    …se vi fate frati, te e Pai ? così avreste tempo di studiare la lingua e la costruzione logica ?

  • Loto

    E se invece di decrescita felice(a me va benissimo..) la chiamassimo,”La crescita etica”?
    La vita non e` fatta solo di denaro e ricchezza (che senza dubbio permettono di raggiungere obiettivi piu facilmente).
    Io sono una laureata in economia che per non sottostare a compromessi non etici (mi sono sforzata,ma non ce l’ho proprio fatta.Ed avevo offerte “facili” da tuttte le parti..) ha dovuto mettersi ad insegnare..

  • yago

    Il boom economico degli anni 60 fu dovuto alla incrediibile e breve possibilità che ci fu di poter intraprendere qualcosa senza che la burocrazia potesse intervenire a frenare. Poi le coso sono peggiorate in un crescendo tale che è diventato follia pura. Non si investe piu’ e non si cresce non per la crisi , ma perchè tentare di vincere la burocrazia è diventato impossibile. Per non parlare della giustizia. Una causa dura decenni e , dopo aver pagato avvocati e balzelli , si accorge di non aver risolto nulla. Questa è follia collettiva. I politici qualche volta ne parlano , ma sono ormai talmente assuefatti a prendere in giro la gente , che cercano sempre colpevoli nei marziani o in altre stupidate simili. La crisi puo’ anche esser vinta , l’europa puo’ continuare ad imporci regole assurde , ma tutto si puo’ risolvere tranne la burocrazia, è un cancro che ha metastatizzato tutto e ci porterà al fallimento.

  • Pai

    Si, l’intenzione era quella di mettere un soggetto non esplicitato, ma effettivamente una virgola in più poteva aiutare. Comunque sei forte. Mi hai fatto ridere. Se ora volessi spiegarmi come si calcola il PIL ti darei pure ragione…

  • Jor-el

    Si citano spesso come esempi negativi del paradigma della crescita prodotti ad alta tecnologia come computer portatili, tablet e smartphone solo perchè sono percepiti come “costosi” e “di lusso”, mentre invece bisognerebbe citare aeroplani, automobili, camion, imbarcazioni, armi, la ristorazione veloce nel suo complesso, i prodotti alimentari da mass market, e via dicendo, tutto quello che viene percepito come “popolare” e “a buon mercato”. Quelli sono i prodotti che fanno il PIL, mica i giocattoli! I prodotti ad alta tecnologia consumano relativamente poca energia e sono spesso riutilizzabili oltre il loro ciclo di obsolescenza e, per dire un paradosso, se tutti quelli che possiedono un automobile la scambiassero con un iPhone sarebbe meglio che se tutti quelli che possiedono un iPhone lo scambiassero con un’automobile. La verità è che trattasi, in tutti i casi, di argomenti oziosi, privi del benchè minimo aggancio con la realtà. L’economia va maneggiata con cura e sapendo bene cosa si fa. Toccare un singolo segmento della produzione di merci significa provocare effetti a catena imprevedibili e spesso critici. Bisogna “pensare macro”, lavorare sulla moneta, su ciò che determina i grandi flussi, dove si può intervenire con efficacia. Non pretendere di togliere dal mondo solo le cose che non ci piacciono, perché queste potrebbero essere collegate ad altre di cui non possiamo fare a meno, tipo il nostro lavoro, quello dei nostri figli.

  • daveross

    L’ascetismo è cosa individuale. Non funziona per la collettività.