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SE CROLLA INTERNET

DI FEDERICO RAMPINI
repubblica.it
«Per quanto la Rete sia meravigliosamente elastica e resistente, non possiamo dimenticare che fu concepita alle origini per qualche milione di utenti al massimo, ora siamo miliardi. È un sistema che si sta avvicinando al livello di guardia, nel senso che sta raggiungendo quel limite oltre il quale potrebbe sfuggire al controllo umano».

«Se esistesse una scala Richter da 1 a 10 per i terremoti su Internet, quello che abbiamo subìto pochi giorni fa sarebbe a quota 11». L’esperto di crittografia Bruce Schneier ha fatto questo bilancio drammatico sul New Yorker, a proposito del super-virus Heartbleed. 500.000 siti violati per due anni, inclusi colossi come Twitter, Yahoo, Amazon, Dropbox, Tumblr. Centinaia di milioni di password, carte di credito, accessi bancari potrebbero essere finiti in mano a hacker, ladri, truffatori. Il bilancio è ancora provvisorio. Questi disastri si susseguono sempre più spesso e con un’intensità crescente: è di pochi mesi fa il maxifurto di milioni di carte di credito dei clienti di Target, la catena di grandi magazzini. Tra le cause, spiccano due anomalie.

Primo, nella Rete la sicurezza non è una priorità così stringente come lo è per esempio nel trasporto aereo (dove gli incidenti diminuiscono da anni anziché aumentare). Secondo punto, a conferma del primo: molti dispositivi di sicurezza (come il software di crittografia OpenSsl che è stato vittima del supervirus Heartbleed) sono frutto di lavoro volontario, semi-gratuito o scarsamente remunerato, nonostante gli immensi profitti incassati dai giganti dell’economia digitale. Ma questa sottovalutazione potrebbe portarci verso un cataclisma molto peggiore. È il Grande Blackout della Rete, evocato in una conferenza Ted da Dan Dennett, raccogliendo plausi e allarme nel mondo degli esperti. «Cerchiamo almeno di prepararci a sopravvivere per le prime 48 ore di caos e paralisi totale», è una delle esortazioni di Dennett. In quei primi due giorni forse ci giocheremmo tutto, l’umanità (almeno quella che abita nei paesi avanzati) rischierebbe di retrocedere in una sorta di Medioevo. «L’11 settembre 2001 sembrerebbe un episodio minore al confronto», rincara Dennett, ricordando che in effetti l’attacco alle Torri Gemelle avvenne in un’era quasi preistorica dal punto di vista della nostra dipendenza digitale.

Dennett non è un apocalittico. Al contrario, a 72 anni il celebre scienziato e filosofo cognitivo è considerato uno dei più grandi esponenti di un pensiero laico, iper-razionale. Direttore del Center for Cognitive Studies alla Tufts University di Boston, Dennett è autore di numerosi saggi tradotti in italiano (tra gli ultimi La religione come fenomeno naturale da Raffaello Cortina, Coscienza da Laterza). Ai cicli di conferenze Ted, affollati di esperti di informatica, lui viene presentato come “il filosofo preferito dagli studiosi dell’intelligenza artificiale” per le sue analisi sull’analogia tra il pensiero umano e il funzionamento della robotica. Quando lo intervisto, partiamo dallo scalpore che ha suscitato la sua profezia sul Grande Blackout.

Questo pericolo è sempre apparso remoto, per via della struttura stessa di Internet: agli antipodi di un sistema centralizzato, la Rete è stata concepita fin dalle origini per essere policentrica, federata, non gerarchica, diffusa, flessibile, perciò stesso non esposta ad un collasso generale. «Verissimo – mi dice Dennett – e infatti tutti sono ammirati dalla robustezza, anzi dalla resilienza di Internet. E tuttavia il monito che ho lanciato non è un’idea mia, l’ho raccolta consultando molti esperti di tecnologia. Per quanto la Rete sia meravigliosamente elastica e resistente, non possiamo dimenticare che fu concepita alle origini per qualche milione di utenti al massimo, ora siamo miliardi. È un sistema che si sta avvicinando al livello di guardia, nel senso che sta raggiungendo quel limite oltre il quale potrebbe sfuggire al controllo umano. Alcuni esperti calcolano che un Grande Blackout abbia probabilità remote, ma non nulle. Potrebbe accadere fra moltissimo tempo, o la settimana prossima ». Evento improbabile ma non impossibile, un po’ come il Big One nella versione estrema (con mezza California che sprofonda nel Pacifico).
Ieri, intanto, si è registrato il down di Instagram, il social network di condivisione di fotografie, rimasto fermo per ore. Quello che preoccupa Dennett è la totale mancanza di preparativi. O perfino di immaginazione. «La gente non si rende conto che oggi tutto dipende dalla Rete, nessuna funzione vitale può continuare se si blocca Internet. Qui negli Stati Uniti si spegnerebbero tv e cellulari, si fermerebbero bancomat, supermercati, distributori di benzina. Ecco perché il maggiore pericolo sarebbe il panico, il folle panico delle prime 48 ore, quando la gente non sa che fare, non ha notizie, non ha istruzioni, non ha mai fatto un’esercitazione per prepararsi. Occorre un piano B per resistere le prime 48 ore, in attesa che si riattivi qualche funzione essenziale della società. Altrimenti si rischia la disperazione di massa, e dunque la disintegrazione di una civiltà».
Il piano B, come “battello di salvataggio”. Dennett usa proprio quest’immagine, il vecchio canotto di salvataggio in dotazione obbligatoria sulle navi e i traghetti, con torce elettriche, acqua potabile e altri strumenti di soccorso. Ma il suo canotto di salvataggio dovrebbe includere «una seconda Rete, un Internet isolato e autonomo, pronto a mettersi in funzione, riservato esclusivamente agli scopi vitali, alle comunicazioni di emergenza ». Quando ci fu l’attacco dell’11 settembre, c’erano ancora delle tecnologie pre-digitali che ora stanno scomparendo. Molti telefonini a Manhattan si ammutolirono, ma le tv funzionavano, la radio pure. Oggi è tutto talmente interconnesso che il Grande Blackout sarebbe davvero totale.
Proprio perché è uno dei massimi pensatori della razionalità, Dannett mi spiega di aver lanciato il suo appello «anche per dare un’alternativa ai Survivalist, quei movimenti apocalittico-religiosi che hanno una presa sull’opinione pubblica americana, ispirano filoni di cinema e tv, s’impadronirebbero del Grande Blackout digitale per immaginare un mondo post-civilizzato, uno scenario da Independence Day». Curiosamente, mentre nella Silicon Valley è obbligatorio fare esercitazioni regolari per le evacuazioni in caso di terremoto (la zona è sismica), non esiste nulla di simile per un cataclisma digitale. Presunzione? O avarizia?
«Certo i costi del piano B sono elevati – riconosce Dennett – ma bisogna prendere sul serio questo pericolo, il buio elettronico non è abitabile per gli occidentali del 2014, abituati ad avere un intero universo d’informazione alla portata dei polpastrelli sul display dello smartphone. In uno scenario di caos generale, molti di noi hanno perso da tempo quei nuclei locali di sostegno che un tempo si chiamavano la parrocchia, il club, le associazioni di quartiere. Una parte delle spese per attrezzarci collettivamente dovrebbero sostenerle le banche, che sono tra le più vulnerabili». E la Casa Bianca, dopo gli avvertimenti dei cyber-attacchi contro i suoi siti? È possibile che Washington non abbia pensato di prepararsi all’ipotesi finale, la più estrema? «Ci pensano, c’è dell’interesse – risponde – ma c’è anche una reticenza, un gioco di veti. La destra repubblicana non vuole che sia un’amministrazione democratica ad aprire un cantiere di sicurezza di queste dimensioni, che potrebbe sfociare in nuovi poteri per il governo federale ». Di certo lui trova paradossale che «Internet ci abbia reso così dipendenti, al punto da poterci ricacciare verso l’età della pietra».

Pubblicato da Davide

  • Gil_Grissom

    L’uomo non rinuncera’ mai ai servigi di HAL 9000 pur sapendo che un giorno il supercervellone potrebbe impazzire e ribellarsi al suo creatore: e’ un rischio che si puo’ tentare di rendere minore ma mai annullare completamente.

  • Pai

    Articolo senza mezzo "perché". Buttato lì non si capisce per quale motivo…

  • Notturno

    Concordo. Non capisco la ratio…

  • Hamelin

    In effetti molti soprattutto i piu’ giovani dovrebbero fermarsi a riflettere sulla fragilità della nostra "vita moderna" .
    Ormai sempre piu’ spesso quando sono in giro , vedo gente ipnotizzata dai loro telefonini che non si guardano nemmeno piu’ attorno .
    L’articolo prende in considerazione solo l’ipotesi di collasso fisiologico di internet , ma il vero pericolo sottovalutato da tutti ( a parte pochi scienziati della NASA che sanno e tacciono ) è rappresentato dal sole .

    Se un Flare Solare di magnitudine sopra X dovesse colpire la terra in pieno  , la maggior parte dei circuiti elettrici verrebbero distrutti e la griglia elettrica terrestre collasserebbe .

    Allora si che torneremmo al medioevo .

  • Cataldo

    Ma il grande blackout c’è stato proprio il 11/9, il blackout del senso comune, del principiò di causa effetto e financo quello della legge di gravita di Newton, DIventa difficile oggi ricordarlo, ma la narrazione degli eventi a partire da quel giorno ha ormai un peccato originale di insanabile falsità, la redenzione da questo peccato sarà un mito fondativo nel futuro.
     Il pericolo reale per Internet è la sovrapposizione di protocolli al livello applicativo che canalizzano le informazioni in modo sistematico, non un generico collasso strutturale, che pure sarebbe pericoloso, ma per motivi completamente diversi da quelli paventati in questo articolo.

  • Quantum

    Questo articolo è stato scritto da un ignorante…
    Non è stato un supervirus ma un errore di programmazione in una libreria crittografica.

    La libreria crittografica è stata sì scritta da un hobbista ma rilasciata con una licenza (BSD) che permette ad altri soggetti di prenderla e riutilizzarla a fini di lucro.

    È vero che da queste aziende poi non c’è contributo al miglioramento e non viene rilasciata con le modifiche come obbliga invece la licenza libera GPL. Ci sono librerie crittografiche (GNU/TLS) che non hanno avuto di questi problemi, ma proprio perché con licenza che impedisce di chiuderla e riutilizzarla senza mantenere i meriti degli autori, non è stata la più utilizzata.

    È ancora un segno beffardo di come l’avarizia dell’arraffa e lucra, in questo caso è stata punita.

  • Truman

    «Se esistesse una scala Richter da 1 a 10 per le bufale sulla stampa, Repubblica sarebbe a quota 11».

    Nel merito: Heartbleed non è un virus, ma il nome dato ad una falla (una vulnerabilità) di progettazione di un protocollo. Potrebbe essere voluto dalla NSA, ma comunque non è un virus, né tanto meno un supervirus.

    Interessante poi il riferimento alle conferenze TED, dove TED sta per Technology Entertainment Design, in pratica si vendono miti tecnologici per passare il tempo. Repubblica continua a spacciare mitologie andate a male.

  • Aloisio
    sono sempre più convinto che , a meno che uno non sia affetto da coprofilia, non dovrebbe leggere repubblica e giornali pari degrado.

  • consulfin

    – «Centinaia di milioni di password, carte di credito, accessi bancari potrebbero essere finiti in mano a hacker, ladri, truffatori». perché, prima in mano a chi erano?

    – cos’è una "conferenza Ted"?

    «l’umanità (almeno quella che abita nei paesi avanzati) rischierebbe di retrocedere in una sorta di Medioevo». Addirittura! ma sono poco più di 15 anni che internet è usata massicciamente. Non sarebbe più probabile tornare agli anni Novanta?

    – quelli che parlano di «analogia tra il pensiero umano e il funzionamento della robotica» mi fanno sentire un po’ superficiale: non è l’uomo a progettare i robot? E non è banale che l’uomo progetti un robot "in analogia" al suo [dell’uomo] funzionamento? Messa nel senso dell’"analogia tra il pensiero umano e il funzionamento della robotica" sembra quasi che i robot si facciano da se e, di punto in bianco, inquietantemente, mostrino analogie con il pensiero umano!

    – anche i telefoni furono progettati con i centralini e adesso raggiungono tutte le abitazioni e, forse purtroppo, non sono sfuggiti di mano a nessuno di coloro che li vogliono controllare.

    – sempre 48 ore! gli americani sono fissati con questa storia. l’altro ieri è caduto il sito di instagram, quindi?! Bah! io ero alla manifestazione e, con molti altri, non ci siamo accorti di niente. Pensate che rivendicavamo il diritto alla casa e ad un lavoro non da schiavi, roba vecchia.

    – chi avrebbe interesse a mettere sabbia nell’ingranaggio se non chi ci guadagna a toglierla? chercher l’argent

    – Questa storia dei virus informatici mi risulta quantomeno curiosa: sono più di cinque anni che uso il sistema operativo linux senza antivirus e non mi è mai capitato di incappare in un virus; in precedenza, nonostante potentissimi antivirus (forniti addirittura dalle banche che mi davano i computer), i miei computer erano colpiti quasi ogni sei mesi. Che internet sia più benevola nei confronti di linux?

  • consulfin

    "pari degrado" è magnifico! complimenti

  • consulfin

    grazie per aver spiegato l’acronimo. Purtroppo non avevo letto il tuo messaggio prima di scrivere il mio

  • MartinV

    Non sono d’accordo, la lettura de "La Repubblica" (on line naturalmente, e con adblocker…) è fondamentale per conoscere la linea ufficiale della propaganda Globale… i dipendenti di tale organo di comunicazione alle masse sono stati educati ad amplificare e difendere le versioni ufficiali.

    Lo stesso dicasi per "Le Monde", che però, a causa della ancora troppo recente acquisizione da parte del potere finanziario, ha ancora qualche raro sprazzo di informazione che fuoriesce dal calderone propagandistico…

  • Tetris1917

    Rampini capisce d’informatica come un’elettricista attribuisce potenzialità’ illuminanti ai testicoli di un asino, scambiandoli per lampadine elettriche….

  • albertos

    Ti stimo…

  • Cataldo

    Il problema dei virus, e di tutto quanto ruota attorno a questa realtà, nasce per un motivo commerciale strategico preciso del monopolista Microsoft. Bill Gates nasce come giovane programmatore per la IBM, e quando va via si porta dietro il "suo" sistema operativo, memore di questo, gli sviluppi successivi del codice sono sempre stati improntati ad una semplice regola, non deve esistere una decodifica completa del sistema nelle mani di qualcuno, in altri termini tutti i sistemi microsoft sono sviluppati con al nocciolo una compartimentazione ed una serie di codice "nascosto" agli stessi programmatori che lavorano su gruppi paralleli. Il motivo era impedire a qualcun altro di fare come fece lui illo tempore. CI sarebbe da dire molto, ma la base della stiria e questa. Cosi facendo nel codice di base dei sistemi operativi Microsoft ci sono tanti buchi neri, grandi e piccoli, che vengono sfruttati dai programmatori di virus per i più diversi motivi, a partire dallo spionagguio sistematico per finire alle truffe al minuto ed allo spam. Questa evidenza è un altra delle grandi verità contemporanee più o meno nascoste al grande pubblico dei consumatori. Linux, al contrario, è un sistema aperto con un codice trasparente a tutti, ed in questo modo diventa impossibile sfruttare "buchi neri" in quanto i bug del codice vengono fuori subito, e non ci sono trappole e bombe a tempo governative o meno che siano.

  • Cataldo

    Il problema dei virus, e di tutto quanto ruota attorno a questa realtà, nasce per un motivo commerciale strategico preciso del monopolista Microsoft. Bill Gates nasce come giovane programmatore per la IBM, e quando va via si porta dietro il "suo" sistema operativo, memore di questo, gli sviluppi successivi del codice sono sempre stati improntati ad una semplice regola, non deve esistere una decodifica completa del sistema nelle mani di qualcuno, in altri termini tutti i sistemi microsoft sono sviluppati con al nocciolo una compartimentazione ed una serie di codice "nascosto" agli stessi programmatori che lavorano su gruppi paralleli. Il motivo era impedire a qualcun altro di fare come fece lui illo tempore. CI sarebbe da dire molto, ma la base della stiria e questa. Cosi facendo nel codice di base dei sistemi operativi Microsoft ci sono tanti buchi neri, grandi e piccoli, che vengono sfruttati dai programmatori di virus per i più diversi motivi, a partire dallo spionagguio sistematico per finire alle truffe al minuto ed allo spam. Questa evidenza è un altra delle grandi verità contemporanee più o meno nascoste al grande pubblico dei consumatori. Linux, al contrario, è un sistema aperto con un codice trasparente a tutti, ed in questo modo diventa impossibile sfruttare "buchi neri" in quanto i bug del codice vengono fuori subito, e non ci sono trappole e bombe a tempo governative o meno che siano.

  • Jor-el

    Sottoscrivo. Aggiungerei anche che Rampini ha identiche competenze anche in economia.

  • makkia

    Unica risposta possibile a questi articoli:

    https://www.youtube.com/watch?v=cDZShke8rCM