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SCENEGGIATURE E SCENEGGIATE

DI PIOTR
megachip.globalist.it

Tra la sceneggiatura del golpe in Ucraina e la sceneggiata di Vladimir Luxuria a Soci, assistiamo al marketing del nuovo imperialismo. Bugie, martellamenti e amnesie.

Sceneggiatura. L’Ucraina

1. Quando nel mio post di un mese fa ho scritto che prevedevo che l’Ucraina stesse per diventare la Siria europea, la profezia era purtroppo molto facile.

Tutto si è ripetuto da copione. Mi viene in mente la barzelletta del carabiniere che va due volte a vedere Ben Hur perché pensa che possa cambiare il risultato della corsa delle bighe.

No. Il risultato è lo stesso ovunque Cia, Nato e suoi uffici specializzati in “rivoluzioni colorate”, con contorno di Ong e di media e intellettuali progressisti (che sono diventati i nemici giurati di ogni ipotesi di emancipazione umana, comunque la si declini, vuoi con Marx, vuoi con Gesù o vuoi soltanto per puro amore di noi stessi, dei nostri figli e dell’Umanità e della Natura).

Il risultato è lo stesso perché il copione è esattamente lo stesso. Persino la pretesa “morte in diretta” dell’infermiera. Quando l’ho vista mi è subito venuta in mente la “morte in diretta” di Neda Soltan a Teheran. Ve la ricordate? Fece piangere indignato tutto il cortile della distopia ginocratica di sinistra, con a capo Lidia Menapace, più propriamente detta Menaguerra da quando votò a favore delle nostre missioni sub-imperiali a fianco degli Usa con motivazioni pseudo-poetico-intellettuali da presa per il culo.

Tutta la sinistra, da quella rossobruna al Parlamento (spiegherò in un altro post perché “rossobruna”) a quella confusionaria e disorientata fuori dal Palazzo, trainata dalle ginocrati si mise allora a piangere una sedicenne, ma anche ventunenne, ma anche ventiseienne, che aveva un volto ma anche un altro, che aveva un papà che la prese tra la braccia morente ma che invece era anche il suo insegnante di musica, che aveva un fidanzato che dichiarò come Neda fosse determinatissima ad andare a quella manifestazione, ma anche il suddetto insegnante di musica che dichiarò invece che erano rimasti imbottigliati in auto per caso in quella manifestazione, che era musulmana ma anche cristiana, che fu seppellita ma anche fatta sparire dal “regime”. E soprattutto, che era morta ma anche viva, perché resuscitò in buona salute in Germania.
Ragazzi! Che superbo ma-anchismo. Nemmeno Veltroni.
2. Insomma, amica veritas, sed magis amicum imperium.
La nostra infermiera ucraina ci ha messo un solo giorno a resuscitare, ma in quel breve lasso di tempo si sono riscatenate le lacrime dirittumaniste ma di fatto imperiali di tutti, di tutta la destra come di tutta la sinistra.
Dato che il copione era noto, le lacrime erano state preparate da tempo, pronte per essere distribuite ai buonisti moderati e a quelli estremisti. Preparate assieme ai titoloni.
Kiev brucia, guerra civile!” titolava Venerdì scorso La Repubblica. E faceva fatica a nascondere la soddisfazione. Da quanto tempo infatti i suoi stakeholders Nato e Cia stavano preparando questo risultato!
Pensate che non sia così? Ma dai! Abbiamo visto il bacio in bocca tra John Kerry e Oleh Tiahnybok, Führer dei nazisti che hanno tenuto in ostaggio le piazze ucraine. E non finisce lì. Da quelle piazze è trapelata da tempo la notizia del soldo dei “manifestanti democratici”: 100 grivnia (8 euro) per le persone normali, 300 grivnia (25 euro) per gli studenti. Ed è stato anche spifferato che il più munifico “datore di lavoro” nelle piazze insanguinate di Kiev è il Konrad Adenauer Stiftung, legato alla CDU della Merkel (l’Unica in Europa che ci guadagnerebbe qualcosa).
Tanto è vero che l’Assistant Secretary of State, Victoria Nuland (quella del famoso «In culo l’Unione Europea»), si è sentita sollevata e ha deciso di fare outing dichiarando lo scorso dicembre al National Press Club che gli Usa avevano «investito» 5 milioni di dollari per organizzare un “network” finalizzato a «raggiungere gli obiettivi statunitensi in Ucraina».
A parte il fatto che se questa signora, che la sinistra statunitense (ma non la nostra!) definisce “a rabid warmonger“, cioè una guerrafondaia affetta da rabbia, ammette cinque milioni, allora evidentemente devono essere stati almeno cinquanta, a parte ciò chiediamoci da cosa è fatto il suddetto “network“? Ma lo sappiamo benissimo: dalla rete di partiti e partitini neonazisti di cui è affetta l’Ucraina.
Eccoli qua sotto, i nostri vecchi amici, nelle loro migliori estrinsecazioni democratiche di piazza (ricorda qualcosa?).

cecchini1

cecchini2

Ed eccoli eseguire gli ordini finali:

cecchini3

Sapete, no, a cosa servono i fucili di precisione (che la polizia ucraina non ha in dotazione nelle piazze)? Servono a fare cecchinaggio, quello stesso cecchinaggio sulla folla che poi metodicamente verrà incolpato al governo in carica.

Questo fa parte integrante del copione.

Non ci credete ancora? L’Occidente non fa di queste cose? Noi non organizziamo i massacri? Occidente brava gente? State allora a sentire, perché è istruttivo.

Audrius Butkiavicius era a capo della sicurezza della capitale lituana quando il 13 gennaio 1991 qualcuno sparò sulle migliaia di manifestanti che si erano radunati attorno alla torre della televisione di Vilnius, uccidendo 14 persone.
In seguito questo losco figuro è diventato ministro della difesa (integrata nella Nato). Nel 2000 rilasciò un’intervista alla giornalista Natalia Lopatinskaja del giornale lituano in lingua russa Obzor:
Domanda: Fu lei a pianificare i morti di quel gennaio?
Risposta: Sì… io non posso certo giustificarmi di fronte ai parenti delle vittime, ma davanti alla storia posso farlo. Voglio aggiungere: quelle vittime inflissero un colpo decisivo alle due principali colonne del potere sovietico, l’esercito e il KGB. Lo dico apertamente, sì io ho organizzato tutto ciò. Avevo lavorato per lungo tempo nell’Istituto Einstein, con il professor Gene Sharp, che si occupava di quella che allora si chiamava difesa civile. Cioè di guerra psicologica. Sì, io pianificai come mettere l’esercito sovietico in una posizione psicologica tale che ogni ufficiale avrebbe dovuto vergognarsi di farne parte.
Quelle erano le “Primavere baltiche” a cui il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, non a caso paragonò in seguito le “Primavere arabe”: «Quando guardo all’Europa centrale e orientale, sono estremamente ottimista riguardo il futuro che possiamo raggiungere in Nord Africa».
Purtroppo alla sinistra non basta nemmeno farle i disegnini. Tutta presa dai suoi piagnucolosi miti e dalle sue nostalgie per il bel tempo andato, quando c’erano i buoni e i cattivi, gli indiani e i cow-boy, finisce per scodinzolare di fronte anche alle più sputtanate azioni imperiali. Basta, per l’appunto, che gli si dica “i buoni stanno lì e i cattivi là“. Poi il suo bisogno irrazionale di credere in qualcosa fa il resto (e a volte ha persino la spudoratezza di definirsi marxista).
In Venezuela si ritenta oggi per l’ennesima volta il medesimo copione. Per ora siamo all’inizio. Ma facile facile, tra poco arriveranno i cecchini. Lo dice la sceneggiatura. Dovete guardare assolutamente questo video, perché la sceneggiatura è tutta lì e vale per il Venezuela, l’Ucraina, la Siria, la Libia, l’Iran e per tutti i Paesi nel mirino dell’impero; anche per noi se occorresse (immaginatevi le parti): http://www.youtube.com/watch?v=ZB3Zzm7bEkQ

In Ucraina adesso si parla di accordo, di governo di unità nazionale. Staremo a vedere, perché una cosa a me sembra chiara: la Nato non mollerà finché l’Ucraina non sarà balcanizzata e la Russia vi si opporrà con tutte le forze.

Auguri agli Ucraini e auguri a noi.
Sceneggiata. La mercificazione imperiale del corpo
1. Ho avuto già modo di dire che la mercificazione del corpo a scopi di conquista imperiale, l’esibizione ad esempio dei corpi nudi delle donne come strumento di marketing della superiore civiltà occidental-imperialista, per me è una delle più laide forme di pornografia.
Le Femen sono parte di queste agenzie di marketing, così come le Pussy Riot in Russia.
All’allegra brigata non poteva non aggiungersi Vladimir Luxuria.
Le ultime notizie note sull’attività politica di questa signora è che strizzava l’occhiolino al Cavaliere dopo un temporaneo passaggio al servizio del saltimbanco mediatico Bertinotti.
Ora, come ben si sa, Vladimir Luxuria è stata fermata per un paio d’ore dalla polizia a Soci. Le agenzie dicono a causa di bandiere e cartelli pro omosessualità. Eccola qui sotto, “maltrattata” dagli agenti russi in borghese.
sochiluxuria
Bene. Parliamoci chiaro, il signor Wladimiro Guadagno non è al soldo di Obama. Aveva solo la necessità di rinverdire gli allori mediatici da tempo appannati e lo ha fatto come è richiesto dalla società dello spettacolo e come era in grado di fare, cioè come compartecipe alle insulsaggini dirittumaniste della sinistra. In altre parole, il signor Guadagno è la prova che l’impero non agisce solo con commitment diretti, ma forse ancor di più creando un milieu politico e culturale paludoso. Un milieu rivolto prevalentemente alla sinistra, che possa affascinarla. Per un motivo ovvio: la destra è già al fianco dell’impero mentre la sinistra deve essere costantemente rassicurata che se appoggia l’impero, lo fa per cause buone e giuste. Per dirla brutalmente, la sinistra ha sempre bisogno di essere un po’ masturbata, così si acquieta.
Il lavoro imperiale è ben fatto, perché i miasmi della palude entrano nei polmoni di tutti, anche inconsapevolmente.
Non so quanto sia inconsapevole Vladimir Luxuria, fatto sta che pensare che la comunità gay italiana sia rappresentata da questa persona è raggelante. Per fortuna non è così. Questa pretesa ce l’ha però Vladimir Luxuria che si è sentita investita del ruolo di rompighiaccio nella fredda Soci fregandosene di come la pensasse la comunità gay russa (si veda sotto).
Le lobby nascono in vari modi tra i quali anche l’autoinvestitura. Ma se la lobby di un settore industriale rappresenta proprio quel settore industriale, quando si tratta di fenomeni sociali e culturali la cosa è ben diversa, e così la lobby omosessuale sta agli omosessuali come quella ebraica sta agli ebrei. Con complicazioni in più di carattere ideologico e culturale, le relazioni sono come quelle del board di una corporate con i lavoratori di una sua controllata. Il loro compito è quello del vantaggio dei membri della combriccola, indipendentemente dal fatto che si possa creare un danno ai propri presunti rappresentati (sia chiaro che qui essere omosessuali o ebrei è del tutto accidentale, perché queste dinamiche sono comuni a tutti i gruppi di “rappresentanti” e di “facenti vece”; pensiamo, purtroppo, a cosa diventò il già glorioso Partito Bolscevico).
2. Ora, per favore, non incominciamo con la solfa che a me piace Putin. Non è così perché a me non piace nessun potente. Sto solo cercando di ragionare su un fatto abbastanza insignificante che però è paradigmatico di quelle dinamiche che hanno portato la sinistra, anche radicale, a fare da cassa di risonanza del “senso comune dell’avversario all’attacco” (espressione di Rossana Rossanda, felice ma molto, molto antica). Ovviamente qui parlo di sinistra come insieme di fenomeni culturali e non necessariamente politici.
Ad ogni modo qualche precisazione è dovuta, data la generale disinformazione che ci viene riversata addosso. Per prima cosa, la contestata legge non è “di Putin”, perché è stata votata da tutti i partiti, anche quelli d’opposizione.

tatu

In secondo luogo, la legge non proibiscel’omosessualità ma la «propaganda di orientamenti sessuali non tradizionali davanti a minori».Le pene previste non contemplano la Siberia come qualche sciocco si è subito affrettato a dire, bensì multe che vanno dai quattromila ai cinquemila rubli (circa 100-125 euro) per il cittadino comune al milione di rubli (circa 19.000-23.400 euro) per chi ha un ruolo nella magistratura. Gli stranieri, infine, sono punibili con una multa fino a 100.000 rubli e possono essere detenuti per 15 giorni ed espulsi (questo è l’aspetto geopolitico della legge, se così possiamo dire).
Se per “propaganda di orientamenti sessuali” si intendono adescamenti e pornografia, questo è proibito dappertutto, che siano tradizionali o meno. Penso però che il problema sia meno banale. Mi chiedo, infatti, se con “tradizionale” si intende l’usare i termini “papà” e “mamma” davanti a bambini e con “non tradizionale”, invece, “genitore 1” e “genitore 2” come qualcuno politicamente corretto vorrebbe fare da noi. Si capisce subito che se si vuole entrare nel merito di quella legge, si entra in un bel ginepraio, più facile da districare col machete dell’ideologia che scostando i rami e le spine con pazienza, gentilezza e sensatezza.
Comunque cercherò d’informarmi, perché solo in questo caso ci sarebbe discriminazione.
Fatto sta che Nikolay Alexeyev, leader gay e attivista LGBT, con alle spalle anni di battaglie per i diritti degli omosessuali e tentativi spesso repressi di organizzare gay pride a Mosca, per nulla amante di Putin, ha dichiarato che pur non approvando la legge ritiene che definirla “persecutoria” sia esagerato.
E fatto sta che il famoso ballerino gay Dmitry Oskin ha dichiarato: «Putin non è un omofobo. Amo Putin, lui è grande. Ha fatto un sacco di cose buone per la Russia. E’ il mio presidente preferito Lo rispetto». Il ballerino fa l’ossequioso perché vivendo in Russia vuole fare carriera? Proprio per niente: Oskin si è trasferito da quattro anni a Londradove si è unito civilmente al suo compagno.
3. Strano, eh? Non è che la realtà sia diversa da come ce la raccontano? Certo, a volte si fa una fatica infernale a cercare un po’ di controinformazione. Una volta la sinistra la faceva, adesso la sua controinformazione si discosta a stento dall’informazione mainstream e quando se ne discosta è quasi esclusivamente su questioni di politica economica, come se tutto si riducesse a quella sfera.
Putin può sicuramente fare della propaganda quando esalta l’arte di Tchaikovsky affermando che quando una persona è meritevole, è meritevole e basta, indipendente dal suo orientamento sessuale. Però è un dato di fatto che il duo lesbico t.A.T.u. abbia cantato alla cerimonia d’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Soci, come vediamo qui a fianco.
Ora però le cose si fanno più serie e vi prego di prestare attenzione al ragionamento che segue.
Tutti si ricorderanno della grande performance di Vladimir Luxuria all’indegno reality chiamato “L’Isola dei Famosi”. L’isola si trovava in Honduras. Il 28 giugno del 2009 il presidente democraticamente eletto di quel Paese, Manuel Zelaya, accusato di essere favorevole a Hugo Chávez (che riposi in pace) fu arrestato dai militari fascistoidi formatisi alla famigerata “Scuola delle Americhe” in un colpo di stato tramato in prima persona dall’entourage dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton, altra losca virago per la quale stravedono tutti dal Manifesto a Repubblica. Io mi ricordo bene gli ammiccamenti di quest’ultimo giornale col presidente golpista Roberto Micheletti. L’intervista che gli fece Omero Ciai iniziava con queste frasi surreali: «Dottor Micheletti ma chi glielo ha fatto fare di cacciarsi in questo guaio? Non si rende conto di essere perlomeno fuori moda?» (La Repubblica, 3 luglio 2009). Cioè, un golpe fascista era diventato un guaio per il golpista e una questione di “moda politica”.
artppiotr
Così l’organo del PD. O forse è il PD ad essere l’organo del Gruppo Espresso. Boh! Mentre ci penso andiamo avanti.
Qui di seguito vedete la lista di lesbiche, omosessuali e transessuali uccisi dai fascisti subito dopo il golpe (fonte globalgaiz.com; riporto la lista con un copia-incolla, così com’è):
Vicky Hernández Castillo, transgender, June 29, 2009
Valeria, (Darwin Joya), transgender, June 30, 2009
Martina Jackson (Martín Jackson), transgender, June 30, 2009
Fabio Adalberto Aguilera Zamora, gay, July 4, 2009
Héctor Emilio Maradiaga Snaider, gay, August 9, 2009
Michelle Torres, (Milton Torres), transgender, August 30, 2009
Enrique Andrés García Nolasco, gay, September 2, 2009
Jorge Samuel Miranda Mata (Salome), transgender, September 20, 2009
Carlos Reynieri Salmerón (Sadya), transgender, September 20, 2009
Marión Lanza, transgender, October 9, 2009
Montserrat Maradiaga (Elder Noe Maradiaga), transgender, October 10, 2009
Juan Carlos Zelaya, transgender, October 26, 2009
Rigoberto Wilson Carrasco, transgender, November 2, 2009
José Luís Salandía, gay, November 2, 2009
Anonymous man, gay, November 4, 2009
Walter Tróchez, gay, December 13, 2009
L’ultimo ucciso, dopo essere stato orrendamente torturato, Walter Tróchez, era uno dei più amati leader LGBTI (in Honduras “I” sta per “intersex”) e membro del Frente Nacional de Resistencia Popular, FNRP, contro il golpe in Honduras. Un bravo compagno omosessuale.
Orbene, avete mai sentito che Vladimir Luxuria sia andata a protestare in Honduras? Mai.
Però, guarda caso, è andata a Soci.
Eppure nel gennaio del 2011 l’organizzazione honduregna LGBTI Red Cattrachas aveva chiamato alla protesta contro le decine di uccisioni di gay, lesbiche e transessuali perpetrate dal momento del golpe. Si è fatta vedere Vladimir Luxuria?
No. Però si è fatta vedere a Soci.
Alla fine dello scorso anno in Uganda è passata una legge per cui l’omosessualità può essere punita persino con l’ergastolo. Certo, Vladimir Luxuria ha protestato sul suo sito. Anzi aveva pre-protestato, perché la sua protesta è ferma al novembre del 2012. Si è fatta vedere in Uganda dopo l’approvazione della legge? No. E ci credo: nessuno se la sarebbe filata di pezza in Uganda. Per essere presa in considerazione avrebbe dovuto rischiare di grosso. Meglio andare a Soci dove al più ti fermano per un paio d’ore, così si può sbraitare a buon mercato, ci sono le Olimpiadi e tutti aspettano solo che succeda questo. La visibilità è assicurata.
In Arabia Saudita la sodomia viene equiparata al reato di fornicazione e pertanto punita alla stessa maniera: se il colpevole è un uomo sposato deve subire la lapidazione fino alla morte; se invece si tratta di uno scapolo la pena ammonta a 100 frustate nella pubblica piazza e l’esilio per un anno. Lapidazione fino alla morte. I nostri progressisti però ci hanno spinti a protestare non contro l’Arabia Saudita, ma contro l’Iran per la lapidazione di Sakineh Ashtiani mai avvenuta e che non potrà mai avvenire perché in Iran non la si praticava da decenni ed è stata ufficialmente abolita due anni fa. Siccome ci sono certamente cose per cui l’Iran potrebbe essere a ragione censurato, un giorno bisognerà riflettere come mai gli apparati propagandistici occidentali cerchino invece di far leva su casi farlocchi. Ma ritorniamo adesso in quella spensierata nazione che è proprietà privata dei principi Sauditi.
Abbiamo mai visto lì Vladimir Luxuria col parruccone arcobaleno inneggiante ai diritti LGBT? No. Troppo rischio e poi non è certo il caso di disturbare chi è impegnato a preparare i massacri in Siria.
Quindi meglio farsi vedere a Soci a disturbare quelli che quei massacri tentano di impedirli.
Così è, e delle gesta dell’intrepida Vladimir Luxuria in Hoduras ci ricorderemo solo di quando esulta con le mutande di Valeria Marini in testa, con Piero Sansonetti, allora direttore di “Liberazione”, che scriveva che per Rifondazione Comunista la vittoria di Luxuria era un po’ come la vittoria di Obama in America. Contenti lui e Bertinotti, oltre che Luxuria. Ma in realtà ex parte subjecti era sensato, perché da quelle parti non andavano oltre nella visione delle cose. Bertinotti elucubrava di «circolo vizioso guerra-terrorismo» e di «guerre ingiuste ma inefficaci» (notate il fantastico “ma”, che dice tutto dell’idiozia del concetto). Più tardi Ferrero si lanciava in un fantasmagorico “Compagne Pussy Riot” (cioè un gruppo sponsorizzato politicamente dalla Clinton, ovvero dalla mandante di gorilla fascistoidi che si dedicano alla mattanza in serie di gay e transessuali), così che l’universo mondo capiva la pregnanza della visione della direzione di Rifondazione riguardo i conflitti mondiali e riguardo i problemi della gente, lasciando migliaia di poveri militanti ad arrabattarsi disorientati e a cercare di capirci qualcosa.
L’importante, ancora una volta, era poter dire “Io c’ero“. C’ero all’evento mediatico, c’ero all’evento di marketing, ho in qualche modo partecipato al fenomeno di cui tutti parlavano. Posso magari perdere ogni appuntamento con la Storia, ma mai un appuntamento al cabaret globale.
Poi qualcuno ancora si domanda come mai i partitini della sinistra radicale stiano sparendo dalla faccia della Terra. Al punto in cui siamo, sarà doloroso ma è l’unico modo perché rinasca qualcosa.
Nel frattempo è meglio distogliere lo sguardo da queste miserie e rallegrarci che in altre parti del mondo le cose sono affrontate in modo molto più serio e infinitamente più dignitoso oltre che più coraggioso.
Ecco un manifesto del Movimiento de Diversidad en Resistencia sul presidente honduregno:

E sapete da cosa si nota che si sta parlando non di un altro continente ma proprio di un altro pianeta? Dal loro slogan:

“¡SOCIALISMO SÍ, HOMOFOBIA NO!“.
Piotr
Fonte: http://megachip.globalist.it
Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=98183&typeb=0&Sceneggiature-e-sceneggiate
23.02.2014

Pubblicato da Davide

  • mazzam

    Bell’articolozzo!

    Mi pare che il finanziamento sia stato di 5mld (con 5mil compri bibite e panini) però solo mi pare per letture fatte.
    Attendo un commento di Tania.
    Infine, è chiaro che poche persone sono degne di un minimo interesse, in tema: chi è Vladimir Luxuria?
  • Giaurro

    A me interessa
    solo il cuore teorico dell’articolo, che è ciò che l’articolista
    chiama dirittumanismo,
    ma che in realtà può essere chiamato in modo proprio
    universalismo
    dell’individuo

    (o
    individualismo
    universalista
    ).
    L’articolista
    lo considera unicamente come strumento ad uso degli interessi
    imperiali
    occidentali,
    da cui ne trae la definizione di
    mercificazione
    imperiale del corpo
    .
    Il che è come se stesse dicendo: l’universalismo dell’individuo è
    ideologia.
    E fin qui il procedimento scorre liscio, sebbene viziato da un
    moralismo di fondo che pretende di giudicare l’essere storico (=il
    successo geo-politico dell’universalimo individualista) in base a un
    dover
    essere che non è

    (la
    pura e semplice convinzione individuale dell’articolista, in quanto
    astratta dal corso storico stesso). Ciò che Hegel avrebbe notato e
    rimproverato. L’articolista è dunque e peraltro egli stesso
    esponente dell’individualismo che – nella sua forma imperialistica –
    va criticando.

    Proprio
    a seguito di questa impostazione dell’articolista, arrivano i
    problemi, nella forma di questa affermazione, nella quale si proclama
    che l’universalismo individualista (mediante gli intellettuali
    progressisti) è nemico:

    "[…]
    di
    ogni ipotesi di emancipazione umana
    ,
    comunque la si declini, vuoi con Marx, vuoi con Gesù o vuoi soltanto
    per puro amore di noi stessi, dei nostri figli e dell’Umanità e
    della Natura"

    L’articolista
    non si avvede (e non può avvedersi, causa il suo moralismo
    dualistico) che in realtà l’universalimo individualista promuove una
    certa forma
    di
    emancipazione
    umana
    .
    Infatti, al giorno d’oggi ed in tutto il Mondo, nessuno può più
    affermare valori gerarchici sul piano spirituale (l’aristocrazia)
    o naturale (la razza,
    il
    sesso)
    senza sentirsi in profonda contraddizione con lo spirito dei tempi.
    In questo senso l’universalismo individualista ha promosso
    un’universale emancipazione degli uomini sussunta sotto la forma
    dell’universale
    emancipazione formale
    .
    Una sorta di liberalismo allargato alla superfice mondiale (che,
    certo, secondo un marxista, è il programmatico tentativo di
    espungere la sfera economico-sostanziale della vita per garantire la
    salvaguardia fittizia della parità civico-formale). E’ superfluo
    dire che è la forma d’emancipazione umana che ha reso noi
    occidentali benestanti e potenti, al punto da renderci abili a
    sentenziare di faccende mondiali nella coscienza della piena
    legittimità di questo esercizio. E’ quella forma di emancipazione
    umana che libera
    il soggetto individuale dalle pastoie dell’annullamento nel gruppo.
    Ma è anche, e proprio per questo, la forma che ha promosso la
    prospettiva
    del diritto

    al benestare e alla potenza presso tutti, annullando simbolicamente i
    recinti etnici, sociali, generici consegnati dalla tradizione
    (espressioni storiche di ciò sono l’emancipazione delle minoranze,
    come i neri americani, le donne europee, ed più recentemente coloro
    che eccedono le tradizionali categorie dell’orientamento sessuale e
    di genere). Non sarà tanto e non sarà bello, o forse si’, ma è
    un’effettiva forma
    di emancipazione umana
    .

    Naturalmente,
    questo può essere colto soltanto da chi desidera comprendere
    il proprio tempo in
    pensieri (sulla scorta della saggezza arcaica, ad esempio
    platonico-aristotelica), e non giudicarlo
    al
    fine di cambiarlo,
    emancipandosene
    (secondo
    la pulsione utopistica e futuro-centrica che la storia occidentale ha
    ereditato, in definitiva e primissima istanza, dal
    giudeo-cristianesimo).

    Sono
    interessato a parlarne con chiunque. Si astengano però quelli che mi
    considerano un "pagato dal PD" soltanto perché oso
    esprimere pareri dissonanti rispetto alla nota fissa che
    tende a dominare questi spazi.

  • Dostojevskij
    quindi in pratica lei sta affermando che, scomodando Hegel, la propaganda montata sull’universalismo dell’individuo e l’universalismo dell’individuo stesso sono la stessa cosa? o forse sta cercando di dire che la propaganda esiste solo nel realtà creata dall’articolista, incapace d’intendere che quest’ultima è in realtà l’essere storico stesso?
    o forse sta dicendo che gli organi tramite cui viene esercitata questa propaganda (che siano attivi o passivi nel processo) sono niente poco di meno che l’universalismo individualista personificato (nello specifico gli intellettuali progressisti)? 
    capisco che lei cerchi di dire che in fondo l’articolista nel suo essere smaccatamente di parte finisca per negare (sbagliandosi) alla macchina occidentale di aver comunque rappresentato una forma di emancipazione per l’uomo. eppure se parliamo di questa forma di emancipazione in senso astratto allora le dico che a mio parere poco di quello che abbiamo avuto non è frutto di una convenienza e di una necessità strategica/di sopravvivenza della macchina stessa, tant’è che dove questa non si manifesta si eclissa immediatamente anche il principio di emancipazione con buona pace degli intellettuali progressisti che dovranno trovare un altro alibi per le loro coscienze se ne stanno cercando uno.
    negli ultimi anni la reale necessità strategica di un’emancipazione umana ai fini dell’efficenza/sopravvivenza del sistema occidentale è venuta via via meno per ragioni che non sto qui ad elencarle e nel difficile mondo che si prospetta rischia di diventare a tutti gli effetti uno dei principali antagonisti del sistema stesso e già oggi è possibile constatare gli effetti di questo cambiamento (la logica finale dell’austerity le dice niente?).
    scendendo nello specifico di universale nell’individualismo di cui parla non è rimasto proprio nulla. è anzi sempre più selettivo (e sempre di più lo sarà), toccando punte di assoluto ridicolo nei casi più eclatanti di propaganda o società dello spettacolo, e tragicomiche nel caso di chi si troverà a fare mattanza sociale in nome di qualcosa in cui crede perchè oggi (e qui forse ha ragione) giustifica il suo personale benessere.
  • Georgios

    Inutile scomodare 25 secoli di filosofia. Questi sono i risultati dell’infiltrazione e della presa dei tradizionali partiti operai da parte della borghesia e dei poteri forti. E’ cominciato tutto a Gotha nel 1875 con l’amico del Bismarck Lassalle. Peccato che nel tranello cadde anche Liebknecht (padre).
    Della "sinistra" ne sappiamo qualcosa noi qua. Non solo si appresta a portare a compimento quanto iniziato da Papandreou e Samaras ma crea un’incredibile confusione politico-ideologica negli ambienti "progressisti", specie tra i giovani, regalando il patriottismo ai nemici naturali del patrittismo: i nazisti.
    E cosi come scrisse il poeta "vili, fatalisti e indecisi, tutti insieme – ci aspettiamo forse il miracolo".
    Mentre bastava cosi poco 4 anni fa.

  • Giaurro

    "lei sta affermando che […] la propaganda montata
    sull’universalismo dell’individuo e l’universalismo dell’individuo
    […] sono la stessa cosa?"

    Si’. Come due opposti dialettici che, proprio in quanto sono tali,
    costituiscono unità.

    "[…] se parliamo di questa forma di emancipazione in senso
    astratto allora le dico che a mio parere poco di quello che abbiamo
    avuto non è frutto di una convenienza e di una necessità
    strategica/di sopravvivenza della macchina stessa"

    Perfettamente condivisibile. Noto però la tua tendenza a
    ragionare in termini moralistici, nell’indicare che la macchina, se
    produce benefici di funzionamento, non ne ha meriti. Questo è
    un aspetto secondario. La nostra comune e primaria assunzione, contro
    l’articolista, è che la:

    […]macchina occidentale […][ha]
    comunque rappresentato una forma di emancipazione per l’uomo.

    "negli ultimi anni la reale necessità strategica di
    un’emancipazione umana ai fini dell’efficenza/sopravvivenza del
    sistema occidentale è venuta via via meno […] e nel difficile
    mondo che si prospetta rischia di diventare a tutti gli effetti uno
    dei principali antagonisti del sistema stesso […] già oggi è
    possibile constatare gli effetti di questo cambiamento (la logica
    finale dell’austerity le dice niente?)"

    Concordo sul fatto che l’universalismo dell’individuo è destinato
    a tramontare. Ma in realtà grossi segni tangibili del suo tramonto
    ancora non ne vedo (se non, appunto, ancora lontati quanto
    l’orizzonte – che, per carità, nell’epoca della tecnologia, può ben
    avvicinarsi in fretta!). La logica finale dell’austerity, ad esempio,
    rappresenta un potenziamento dell’emancipazione formale, non
    una diminuzione. Infatti, se nel contesto mondiale chiunque del 99%
    (che sia asiatico, africano od europeo) è soggetto a sfruttamento
    competitivo, in verità nessuno lo è. In altri termini, l’unità
    simbolica del genere umano è garantita proprio dal suo integrale
    sfruttamento economico. Capisco che possa suonare ostico (non da
    capire, ma da accettare) quanto vado scrivendo, ma sono convinto di
    non dover spiegare a qualcuno che porta quel nickname cosa è
    possibile e cosa non è nell’epoca della morte di Dio.

    "scendendo nello specifico di universale nell’individualismo di
    cui parla non è rimasto proprio nulla. è anzi sempre più selettivo
    (e sempre di più lo sarà)"

    Qui c’è confusione tra l’aspetto
    sostanziale e quello formale. Ovviamente la selettività della
    distribuzione economica (aspetto sostanziale), cui fai riferimento è
    IL fatto della nostra epoca. Ma bisogna registrare che IL secondo e
    altrettanto grande fatto della nostra epoca è che la dignità
    simbolica di essere umano è riconosciuta a tutti, senza distinzione
    di razza, sesso, culto, appartenenza sociale (aspetto formale) – nel
    senso che anche chi non vorrebbe farlo, è costretto, dalla coscienza
    di essere in contraddizione con lo spirito del tempo, a fingere il
    suo pubblico accordo. Non credo affatto che questo genere di
    contraddizione sia destinata a durare a lungo (credo che intorno alla
    metà del secolo si sarà risolta, in un senso o nell’altro), ma
    credo che vada esattamente compresa in questi termini senza
    inopportuna furia del dileguare (avrebbe
    detto Hegel).

  • mazzam

    "A me interessa solo il cuore teorico dell’articolo"

    Arrivassero anche a casa tua, i tuoi interessi si amplierebbero. 
  • Giaurro

    Qualcosa da dire, a parte banalità sconcertanti? O puoi attaccarti soltanto a quelle per via della mediocrità cui sei evidentemente destinato?

  • mazzam

    Il tuo commento all’articolo e la tua risposta alla mia implicita richiesta di argomentare sulla tragedia di interi popoli schiiavizzati dai falsi ideali deile potenze mondialiste, chiarisce appieno la tua incapacità di partecipare, se non altro con senso di pudure, alle sofferenze reali.

    Le tue dita annoiate sul tuo pc, prima ancora di quelle dei cecchini sul grilletto, grondano sangue.
    Vergognati.
  • roberto4321

    non penso ci sia bisogno di scrivere un articolo di 8 pagine per dimostrare che c’è la manina dell’America dietro l’affaire ukraino, così come pure dietro le varie rivoluzioni arancioni o quelle in libia, siria ecc, ecc….
    Detto ciò aggiungo che l’America fa bene, e spero tanto che continui a farlo, a difenderci da spietati dittatori come Putin ridimensionandone le ambizioni imperiali, lo stesso dicasi per le ambizioni dei vari leader mediorientali in vena di atomica o di attentati, e spero solo che non facciano l’errore di mollare la presa sull’Iran.

  • Dostojevskij

    Riguardo la selettività mi riferivo innanzitutto all’aspetto formale. Ecco io dividerei il suo sostanziale e formale in termini più chiari: chi sta sopra e chi sta sotto. L’idea di una emancipazione universale è fittizia come fittizio è lo spirito del tempo (nei termini da lei descritti) perché trattasi di una costruzione, modellata sugli attributi divini per carità, ma pur sempre artiificiale e soprattutto volta ad un fine tangibile e che ha padri ed ha figli (anche se c’è da giurare che al momento opportuno la lasceranno orfana).

    ecco questa costruzione esiste solo dove la luce dei riflettori dell’impero viene puntata, dovunque arrivi la società dello spettacolo, i suoi tentacoli e la sua impalcatura insomma; è questa la forza che scatena nell’uomo quel naturale calcolo di convenienza che lo porta ad acconsentire anche se in disaccordo con questa forza. 
    a ben vedere sono i riflettori dell’impero a garantire il rispetto di quella che lei dipinge oggi come una conquista universale dell’umanità (formale); ma quando la luce che "garantisce" non c’è vuoi per disinteresse strategico vuoi per impossibilità d’esserci allora il vero volto dello spirito del tempo si manifesta in tutta la sua violenza perché lì si muovono tutte le forze represse/nascoste/indigene e contemporaneamente è anche il livello in cui si muove la strategia operativa (militare innanzitutto) profonda del sistema. 
    il diritto occidentale è garantito insomma nella misura in cui lei riesce ad essere visibile agli occhi dei riflettori ed è proprio questo uno dei grandi bug del sistema (sono stati gli artisti i primi ad indovinarlo). 
    istintivamente l’intera umanità oggi cerca la luce che "garantisce" perché vede in quella luce l’unica possibilità di legittimazione dei propri diritti di cui nel sottobosco reale non riesce a trovarne traccia, poiché lì sente di essere costantemente umiliato nella sua dimensione umana.
    internet è stata la risposta del sistema al primo grande bug: il tentativo dell’impero di far arrivare questa luce pressoché ovunque attraverso la creazione di un non-luogo poiché la stessa operazione nella realtà sarebbe stata un suicidio (annullando tutti gli spazi di manovra dell’impero) peraltro impossibile (l’impero oggi non ha i mezzi né la possibilità reale né la reale volontà di "vestire il manichino" che ha creato).
    oggi, grazia a quest’intuizione, lei e tanti altri potete agevolmente scambiare per lo spirito del tempo questo mix di realtà rappresentata e non-luoghi virtuali dove le luci dell’impero sono sempre accese e la magia dello spaventapasseri che prende vita si realizza. non si dimentichi però che si tratta di una creazione artificiale: essa non potrà sostituirsi per sempre alla realtà e negare a oltranza l’esistenza della miseria (sostanziale) che abbiamo sotto i piedi. 
    chi di dovere sa con cosa dovrà fare i conti e mentre continua a posticipare il momento decisivo in cui il velo non basterà più a coprire ciò che nasconde è sempre più tentato dall’idea tutta umana di eliminare fisicamente ampie parti di quel "negato" che non sa più come nascondere né gestire per rendere così più efficiente e sostenibile la macchina che si è creato. l’austerity coniuga quasi perfettamente queste 2 "tendenze" dell’elite anche se forse asseconda troppo lentamente la seconda che probabilmente è quella che sta dietro genialate del tipo la geopolitica del caos.
    tornando a noi lei dice che io sono eccessivamente moralistico in alcuni passaggi e probabilmente è vero anche se non credo che il termine moralistico renda giustizia a quello che muove il mio dissentire a questo spirito del tempo impostore. 
    in quanto uomo mi rifiuto di far passare la mia legittimazione e la mia emancipazione attraverso le lenti di questa farsa globale neo-pagana perché la mia coscienza sa troppe cose per accettare una simile fesseria e per inciso credo che in fondo sia lo stesso sentimento che ha mosso la frase dell’articolista su cui lei ha dissentito (non io, so esserla sbagliata ma sono profondamente d’accordo sul sentimento di quell’errore).

    non ho soluzioni, non ne vedo e per questo raramente ne propongo ed è vero che nei miei panni ci si sente molto soli ma le posso assicurare che dentro di me ho tutta l’emancipazione di cui sento il bisogno, anche all’ombra dei riflettori. ed entro certi limiti posso guardare tutti negli occhi e parlare con sincerità.
    sono moralistico perché in fondo vedo chiaramente i contorni di una Tragedia con protagonisti gli architetti di questo folle esperimento in primis e mi fa ridere e un po’ rabbia la disperata ostinazione con cui questi si aggrappano al relativismo sostituendo tutti i soggetti con terze persone. 
    la tragedia si abbatterà ovviamente anche sul resto dell’umanità ma per la maggiorparte di loro (quelli abituati all’ombra per intenderci) è forse stato mai diverso?
  • Giaurro

    L’idea di una emancipazione
    universale è fittizia come fittizio è lo spirito del tempo (nei
    termini da lei descritti) perché trattasi di una costruzione […]
    [che] esiste solo dove
    la luce dei riflettori dell’impero viene puntata […] a ben vedere
    sono i riflettori dell’impero a garantire il rispetto di quella che
    lei dipinge oggi come una conquista universale dell’umanità
    (formale); ma quando la luce che "garantisce" non c’è [..]
    allora il vero volto dello spirito del tempo si manifesta in tutta la
    sua violenza […]

    Consideri fittizia l’universale
    emancipazione formale di cui parlavo, in quanto essa sarebbe
    unicamente simulazione la cui realtà è transitoriamente garantita
    dall’intermittenza delle luci. Ma è proprio questo il punto: alla
    pubblica luce, nessuno ha il coraggio di opporsi alla
    dottrina dell’universalismo individualista
    . Questo significa che
    chiunque, per quanto possa considerare l’ombra il suo regno naturale
    in cui sfogare tutto il rimosso, riconosce che alla luce del mondo
    non può affermare se non la dottrina dell’emancipazione
    universale-individualistica
    . In questo senso il mondo dell’ombra
    è declassato a fittizio, perché tutti sanno che è alla luce che
    si vive
    . Il mondo della luce è l’unico vero, perché è l’unico
    pubblico, ovvero l’unico riconosciuto da tutti. E così
    l’emancipazione universale e formale che garantisce. All’ombra può
    essere calpestata: ma proprio perché sanno che alla luce del mondo
    non può essere fatto, si destinano a poterlo fare soltanto in
    terra di nessuno.

    internet è stata […] il tentativo
    dell’impero di far arrivare questa luce pressoché ovunque attraverso
    la creazione di un non-luogo poiché la stessa operazione nella
    realtà sarebbe stata un suicidio

    Condivisibile. Ma
    il non-luogo è a tutti gli effetti un altro luogo. Una
    simulazione che viene scambiata per realtà e che proprio per questo
    è realtà (una finzione performativa è identica alla
    realtà). Si tratta evidentemente di realtà irreale (perché
    aumentata, o diminuita, ecc.) ma in ogni caso non tanto di irrealtà,
    quanto di altra realtà. Come tale è vissuta da miliardi di
    persone, oggi, e tale resterà finché potrà durare. Liquidarla come
    mera simulazione è sintomo di superficialità analitica.

    la mia coscienza sa troppe cose per
    accettare […] credo che in fondo sia lo stesso sentimento che ha
    mosso la frase dell’articolista su cui lei ha dissentito (non io, so
    esserla sbagliata ma sono profondamente d’accordo sul sentimento di
    quell’errore)
    .

    Affermi, da una parte, che sai essere
    sbagliata l’affermazione a cui quel sentimento conduce. Ma d’altra
    affermi che ti trovi in accordo con quel sentimento: ciò che indica
    una contraddizione tra il sapere e il sentire. Sei infatti un
    dualista, un cristiano (o post-cristiano). Da ciò proviene il
    moralismo:

    sono
    moralistico perché in fondo vedo chiaramente i contorni di una
    Tragedia con protagonisti gli architetti di questo folle esperimento
    […]

    Pensi che il presente storico sia una
    Tragedia o un folle esperimento.
    E’ significativa la tua scelta di termini, perché sia nel caso della
    tragedia che
    dell’
    esperimento si
    tratta sempre di operazioni presiedute da un soggetto creatore (sia
    il regista o lo scienziato), libero (cioè autodeterminantesi) e
    potente (cioè capace di determinare in modo assoluto il corso
    dell’ordine storico). Questo soggetto è ovviamente Dio, che,
    nell’antropologia cristiana e post-cristiana (cui pure tu appartieni)
    diventa la
    Persona
    cui ben si attaglia la definizione di
    architetto
    che tu stesso fornisci. E’ evidente che, ai tuoi occhi, un mondo
    siffatto, cioè fondato sulla scelta di un soggetto, non solo può,
    ma
    deve essere
    giudicato.

    Io, al
    contrario, credo che il presente storico sia un attimo dell’ordine
    identico, eterno e necessario, indipendente, nel suo divenire, né da
    Dio né da Uomo. Non nutro nemmeno il culto cristiano nella persona,
    ma credo che l’Uomo (ogni uomo, che sia re o schiavo) non sia
    assolutamente in grado di determinare nulla di ciò che lo circonda
    (ed ovviamente non di autodeterminarsi). E’ evidente che in questi
    termini il problema di
    giudicare
    il mondo non si pone. Si tratta solo di
    contemplarlo.
    Apparteniamo a due mondi filosofici molto distanti.

  • Giaurro

    Le mie dita grondano sangue: è certamente vero. Non me ne vergogno, però. Mi pone a disagio invece la tua incoscienza: anche le tue dita grondano sangue. Con i tuoi abiti, la tua automobile, il tuo cibo. La mia insensibilità è effettivamente materia di tristezza, ma soltanto la tua incoscienza (o presunzione, detta in modo opposto) è vergognosa e colpevole.
    Quanto alla falsità degli ideali e alla realtà delle sofferenze, né io né tu protremo mai conoscerne la vera entità, perché non siamo Dio. Dunque non riservarti tanto facilmente il potere del giudizio, perché non si addice alla tua puerile statura di uomo.

  • Dostojevskij

    Se pure ciò in cui lei crede (un atto di fede tout court allo stato attuale delle cose) corrispondesse al vero nel momento stesso in cui lei si è affacciato alla sua comprensione ha piantato un seme che un giorno potrebbe cambiare anche l’identico, l’eterno, il necessario, in altre parole intervenire sull’ordine immodificabile stesso. 

    In secondo luogo se pure ciò in cui lei crede fosse vero lei non avrebbe alcun modo per provare la correttezza della sua ipotesi che non sia un’intuizione spregiudicata allo stesso modo del suo esatto contrario. Dati due casi uguali la differenza dal mio punto di vista è semplicemente morale nel presente storico (lei si deresponsabilizza, io no. ma a lei questo ovviamente non interessa!). 
    La sua posizione è già superata dalla volontà in divenire (come ogni posizione nichilista) e la sua non-voglia di partecipare è già un ingrediente base del processo di creazione che aggredirà la sua stessa ipotesi contenendo la possibilità di modificarla. e badi bene parlo di possibilità perché so benissimo che potrei anche sbagliarmi ma so bene che potrei avere anche ragione.