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SACCOMANNI CI RIPROVA: ORA DICE CHE LA CRISI GLOBALE E’ FINITA ! ED INTANTO ANNUNCIA LA (S)VENDITA DEI GIOIELLI DI STATO (COME PREVISTO). L’EUROPA TEDESCA RINGRAZIA

DI MITT DOLCINO
scenarieconomici.it

Saccomanni ci riprova. Dopo aver più volte annunciato a partire dalla scorsa estate la fine della crisi italiana i, ora arriva anche a superare se stesso affermando che addirittura la crisi mondiale è finita (TG1 Online, 27.10.2013, commento ad intervista a “Che Tempo che fa” del Ministro dell’Economia). Da toccarsi dove non batte il sole.

Unitamente a questo splendido annuncio ecco quello che attendevamo fin dall’estate, vedasi gli articoli citati ii, ossia l’annunciata privatizzazione dei beni statali. Ma mica partendo da quelli secondari, si parte addirittura dall’ENI, il gioiello dei gioielli! Tutto come previsto viene da dire.

Più o meno: a parte l’incomprensibilità dei messaggi del ministro dell’economia – a vedere le previsioni fatte ed i risultati consolidati c’è da temere che si tratti di una forma di presa per i fondelli degli italiani, o nel migliore dei casi di problemi a fare di conto, o magari semplicemente di difficoltà a controllare quanto viene detto, non so -, il magnifico Saccomanni ora annuncia che vuole vendere l’asset migliore che l’Italia ha in portafoglio, asset che rende al Tesoro – fonte Paolo Scaroni, circa una settimana or sono – il 6%, per poi utilizzare i proventi della vendita per pagare il debito di Stato che mediamente paga interessi inferiori al 4%. Follia! I conti non tornano, tanto per cambiare. Dunque, mi domando, a parte le sue previsioni grossolanamente sballate, abbiamo forse a che fare con un caso simile a quello che fu “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, vi ricordate il film per cui non si riusciva a capire per quasi tutta la durata della proiezione dove si andava a parare? Inspiegabile, il fenomeno Saccomanni è apparentemente inspiegabile.

O meglio, sentendo Bonanni in un incisivo intervento trasmesso nel TG di Radio 3 alle 13:45 del 27.10.2013 in cui, anch’egli stupito da quanto proposto dal grandissimo ministro dell’economia (dovremmo sapere l’economia di quale paese, però – vedasi l’intervista di Bonanni), per giustificare la personale iniziativa saccomanniana sulla vendita di ENI citava come spiegazione l’interesse straniero a comprare ENI piuttosto di quello italiano a vendere. Della serie: Saccomanni per chi lavora, per l’interesse degli italiani o per quello dei partners europei/potenziali compratori di ENI? Il dubbio è più che lecito, memento le privatizzazioni del 1992 in cui il suo nume tutelare M. Draghi ebbe un ruolo estremamente importante, in effetti a venti anni di distanza ha fatto una grande carriera essendo per altro persona molto brillante. Devo dire che ho apprezzato molto il rude intervento di Bonanni, ho avuto l’occasione di ascoltarlo di persona alla radio, chapeau! In ogni caso questa situazione fa ben capire la gravità della situazione: anche un sindacalista vede le stesse cose che stiamo stigmatizzando noi da qualche mese, notasi che l’ottica di chi scrive non è precisamente quella di un sindacalista. In ogni caso il dubbio è lecito. La cosa bella, e qui ci si allinea perfettamente con quanto indicato dal segretario CISL, è che Saccomanni deve capire che le partecipazioni statali non sono sue, prima di fare certe affermazioni bisogna innescare un dibattito parlamentare e via dicendo. E fare i conti nell’interesse del Paese. Perseverando nella direzione indicata da Saccomanni – stile voglio, posso, comando: a’ Saccoma’! Esiste ancora un Parlamento…! – ci avvicineremo velocemente ad un qualcosa di simile al colpo di stato, estremizzando.

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Inoltre, vale certamente la pena di spendere alcune parole sulle azzardate e per nulla azzeccate passate previsioni del ministro dell’economia. Prima di tutto ammetto candidamente di pensare, purtroppo, che Saccomanni deliberatamente e con la grancassa annunci a ripetizione che la crisi è finita – secondo me senza alcun supporto reale – solo per giustificare successivamente azioni straordinarie, anzi approfittando dei problemi che emergeranno e della crescita che non ci sarà per privatizzare quanto lo Stato non dovrebbe privatizzare: il grande dubbio resta il perchè di tale comportamento, che abbia qualche tornaconto (politico intendo, non posso pensare ci sia dell’altro)? Dunque, tornando alle sue previsioni: l’articolo pubblicato la scorsa settimana su questo sito ” name=”sdendnote3anc”>iii relativamente alle previsioni fallaci dei vari governi sulla crescita italiana oltre che sul debito e sul deficit fanno scuola: sembrerebbe che tutti stiano cercando di tranquillizzare la popolazione dicendo che la crisi è finita, solo per correggere costantemente al ribasso le previsioni in un secondo tempo. E magari trovando la scusa per (s)vendere i gioielli di famiglia. Di seguito gli esempi di imprecisioni, diciamo così, governativa nel prevedere i dati di crescita e debito pubblico (fonte: vedasi nota iii).

Per l’Italia c’è anche di più: i consumi di energia veleggiano verso un minimo storico, ben oltre il -3% anno su anno nel 2013 (dati a fine Settembre 2013 – fonte SNAM e Terna -, gas: -8% ; power: -3.7%). Dunque, la saggezza convenzionale dice che la decrescita economica dovrebbe essere non lontana dalla decrescita energetica, comunque certamente non il -1,7% stimato oggi dal Governo. Vedrete che il prossimo anno la decrescita economica verrà corretta ex post al ribasso, sono pronto a scommetterci. E questo a partire da febbraio/marzo in avanti, quando il disastro dei conti pubblici sarà chiaro a tutti e quindi nasceranno le condizioni per azioni “drastiche”. Ricordiamo per altro che nessun politico, per cialtrone che sia (quanti,…), ha interesse a far cadere il Governo attuale, meglio che la colpa di provvedimenti impopolari non abbia un nome, un responsabile, un colore: tutti colpevoli, nessun colpevole! Ma la caduta del Cavaliere potrebbe scompaginare le carte ed indurre Berlusconi a far sì cadere il governo, obbligando alle elezioni anticipate o ad un governo molto ben connotato sia nelle responsabilità che nelle misure da prendere: secondo voi qualcuno avrà il coraggio di assumersi la responsabilità, ad esempio, di un provvedimento straordinario sul debito? Io lo dubito. Dunque, a logica, verrebbe da dire che il Cavaliere verrà salvato dalla decadenza, sul voto segreto ci sarà da ridere, vedremo (ma, vi prego, non aspettatevi comportamenti necessariamente razionali dai nostro politici…).

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L’ultimo punto che vorrei commentare è reiterare l’inutilità di provvedimenti straordinari, soprattutto sul debito: un’ipotetica patrimoniale – misura per altro citata da Saccomanni sabato scorso nella sua intervista a “Che Tempo che Fa” – non servirebbe a nulla se non a deprimere ulteriormente i consumi e la successiva crescita annullando il credito bancario disponibile (in quanto si andrebbe a prelevare principalmente dai valori mobiliari depositati negli istituti di credito), ossia attuando proprio quanto vorrebbe la Germania con il fine da una parte di trasformare il suo più grande competitor manifatturiero continentale in una sacca di manodopera a basso costo, dall’altra di acquisirne i pezzi pregiati.

Italiani sveglia, bisogna fare qualcosa. Se oggi si può dire che, finalmente, la maggioranza dei cittadini ha capito che la moneta unica è nell’interesse principalmente della Germania e non dei paesi periferici, ora bisogna anche reagire e dunque minacciare seriamente di uscire dall’euro se non verranno rivisti pesantemente i limiti di bilancio imposti dalle regole europee, essendo pronti anche ripudiare la moneta unica se necessario. Non bisogna continuare a permettere a politici come Saccomanni di prendere decisioni contro gli interessi del Paese, neanche solo a parole. E questo deve avvenire, si noti bene, senza alienare le aziende strategiche, utili in un futuro non troppo lontano per eventualmente collaterizzare il debito pubblico, come da precedente intervento dello scrivente (nota vii): anche Micromega, storica testata dell’intelligezia progressista, si è spinta a dire che l’euro è una moneta senza futuro, sulla scia di Le Monde Diplomatique (aggiungo, seguendo il filo logico dell’eminente testata d’oltralpe, che si sta attuando lo storico sogno egemonico tedesco in Europa, di fatto riferendosi senza citarlo all’applicazione del progetto nazista di Europa comune di W. Funk (vi): quello che NON deve succedere è che nel transitorio – da qui alla caduta della moneta unica – l’Europa tedesca possa impossessarsi di aziende strategiche dei paesi periferici che possano contribuire a rafforzare il sistema tedesco di stampo renano anche dopo l’inevitabile caduta dell’euro – sono parole di Le Monde Diplomatique, relativamente all’inevitabile fallimento del progetto europeo incentrato sulla moneta unica –.

Un ultimo pensiero merita una delle cause “esterne” dell’immenso pasticcio che si sta ingenerando in Europa. Visto che chi scrive ritiene che, nell’ambito della crisi dell’euro, quello che sta accadendo ai periferici in generale e all’Italia in particolare non può non essere stato quanto meno “sdoganato” dall’alleato/ex alleato storico d’oltreoceano, vedremo nelle prossime settimane se l’attuale amministrazione USA, avendo “assaggiato” la rigidità da parte tedesca a derogare sulle innegabili colpe dell’NSA nel caso Datagate e relative intercettazioni alla Cancelliera, ritenga ancora che la politica di rafforzamento tedesco in ambito europeo (con parallelo indebolimento dei paesi mediterranei) sia nell’interesse degli Stati Uniti, rafforzamento che fa leva sulla stessa rigidità germanica che nel caso dell’Italia si riferisce all’indisponibilità a riconoscere vie di fuga a quei paesi che agli occhi teutonici non hanno rispettato i patti, soprattutto del debito. Chi di spada ferisce….. Incredibilmente, l’America sembra non accorgersi che sta contribuendo alla nascita di un nuovo e temibile competitor globale – che va ad aggiungersi alla vicina Russia e alla Cina -: la storia si ripete. I prossimi mesi saranno interessanti.

Mitt Dolcino
Fonte: www.scenarieconomici.it
Link: http://www.scenarieconomici.it/saccomanni-ci-riprova-ora-dice-che-la-crisi-globale-e-finita-ed-intanto-annuncia-la-svendita-dei-gioielli-di-stato-come-previsto-leuropa-tedesca-ringrazia/
29.10.2013

Riferimenti e Note:

v :

– La sinistra e il tabù dell’uscita dall’uro, E: Grazzini, Micromega, 28.08.2013

– Frederic Lordon, Le Monde Diplomatique – il manifesto, agosto 2013, “Uscire dall’euro? Contro un’austerità perpetua”

vi :

– “Europäische Wirtschaftsgemeinschaft”, – Berlin 1942, The Society of Berlin Industry and Commerce and the Berlin School of Economics – Editore: Haude & Spener, 1943 / Berlin – WorldCat OCLC number: 31002821

– Limes 4/2011 “La Germania tedesca nella crisi dell’euro, [http://temi.repubblica.it/limes/la-germania-tedesca-nella-crisi-delleuro/27080 ]“: analisi del documento da parte della rivista italiana di geopolitica

vii http://www.scenarieconomici.it/patrimoniale-per-uscire-dalleuro-pagando-il-debito-estero-sarebbe-un-prestito-richiesto-ai-cittadini-e-costerebbe-quanto-la-patrimoniale-che-la-germania-vuole-imporre-allitalia/

Pubblicato da Davide

  • rocks

    Secondo me Saccomanni intendeva dire che bisogna vendere ciò che è appetibile in modo che si possa ricavare a sufficienza per incidere veramente sul monte debito in modo da abbassare la quota interessi.
    Se vendiamo enti falliti, primo chi se li compra? E secondo, a quanto?

  • 4gatti

    L’assioma Fiscalità diffusa = spesa pubblica è completamente forviante. è una mistificazione così ben inculcata da rendere stupido anche il più sapiente. Le tasse non servono per la spesa! Gli Stati prima spendono la loro moneta e poi tassano, sempre in quella moneta. Il motivo della tassazione è per il controllo del flusso monetario. Si tassa per scongiurare oligopoli, si tassa per disincentivare mercati (vedi tasse sugli alcolici o tabacchi), o per incentivare (detassando in questo caso) alcune aree o ambiti (zone territoriali a fiscalità ridotta, detrazioni fiscali sull’efficienza energetica) ed in ultimo, si tassa per regolare la circolazione monetaria per il controllo dell’inflazione. LE TASSE NON SI USANO PER LA SPESA PUBBLICA! SOLO L’EURO HA CREATO QUESTO ASSURDO MECCANISMO OBBLIGANDO GLI STATI A PRENDERE PIU’ DI QUANDO SPENDONO COL RISULTATO DI CREARE POVERTA’ E DIVARICAZIONE (IN TUTTI I SENSI) SOCIALE!

  • karson

    Ma noi Italiani ce l’abbiamo nel dna… i Genovesi svendettero la Corsica ai Francesi, poi venne il turno del conte di Cavour… questo addirittura gli regalò Nizza e la Savoia sempre ai Francesi… con la scusa che ci dovevano aiutare a sconfiggere gli Austriaci… è il nostro dna che ci condanna… non c’è niente da fare!

  • Georgejefferson

    Caspita rocks,ma sei proprio pagato,o sei convinto veramente?Dopo una lunga discussione e infinita’ di prove che posso portarti quando vuoi,te ne esci con gli slogan stile ballaro?Ma possibile che non vedi la malafede delle elite estere atte a distruggere quel poco di buono che resta in Italia con la retorica mistificante dell’estero efficente,Italia brutta…per impoverirci e ridurci a sudditi?Se queste sono le tue conclusioni e i “pragmatici” di noise from aMERICA ti hanno ridotto cosi,caspita e’ proprio grave.Ma quale stock del debito.Vuoi link (ufficiali / non ufficiali /divulgativi /professionali quello che vuoi) che ti dimostra che non serve ad una cippa e togli gli ultimi pilastri di reddito netto del paese per alleggerire rapporto debito/pil che poi invece aumenta?Ma conosci tutte le privatizzazioni distruttive sulle spalle di milioni di italiani degli anni 90 e oltre?Posto qua i link?Vuoi anche il dossier piu completo che dimostra che lo stock di debito italiano e’ tutto interessi su interessi decisi da USURAI privati dopo la cessione di sovranita “per disciplinarci contro lo stato nazione brutto w l’internazionalismo”?Pazzesco

  • Georgejefferson

    Stronzate,quale dna?Credi alle favole che “dimostrano”il dna con gli aneddoti?Allora siccome ci sono stati fior fiore di personalita degne e fiere con le palle in Italia significa che l’Italia NEL DNA e’ la piu bella del mondo gli altri brutti noi solo bravi?Ma come ragioni?Come i ragazzini?

  • alvise

    Forse karson non sa che quando i genovesi svendettero la corsica non c’erano sindacati, comunisti, fascisti.Dirai che c’entra, vero karson?C’entra, perchè quella che è definita – sinistra – non dovrebbe vendere nulla, perchè per la sinistra il bene privato è un delitto, mentre invece pare che questa “sinistra”, faccia dello slogan carta straccia e si arroga il diritto di fare SUE le aziende che vuole svendere, mentre invece guarda caso sono degli ITALIANI, e guarda caso al potere c’è la sinistra.So bene che non esiste ne la sinistra ne il suo dogma, ma mi piace citarla per sfottò, per quelli che ancora si ritengono di sinistra senza accorgersi che il loro rappresentante, il massone letta coaduviato dal delinquente berlusconi,li ha ben imburrati…..Comunque una cosa è certa, la svendita è colpa di Grillo, ovvio no……?

  • yago

    Mattei si sta rivoltando nella tomba.

  • rocks

    Ma guarda io Ballarò non lo guardo mai. Ho provato a capire cosa intendeva Saccomanni. Non che io sia d’accordo con la procedura che il governo ha scelto per dismissioni e conferimento di proprietà immobiliari statali. Se parli di privatizzazioni capisco cosa intendi sulla svendita. Ma non sono informato a dovere. Bé ti posso linkare io NfA con cose sulla spesa pubblica (ci si riferisce a Fassina, ma penso ci sia qualcosa anche sulla composizione del debito). Se accetti. Linka pure anche tu.
    http://noisefromamerika.org/articolo/fassineide-trilogia-parte-prima
    http://noisefromamerika.org/articolo/fassineide-trilogia-parte-seconda
    Non ti piacerà, ma fa lo stesso. Serve per uscire dall’ossessione delle lobbies che premono per togliere di mezzo l’Italia e volgere lo sguardo anche verso altri orizzonti. Ripeto, ANCHE!

  • Georgejefferson

    Ma gira e gira e’ sempre quello il punto,nessuno nega parassitismi e clientelismi in Italia,ma e’ argomento strumento per depredare,ora,in questo periodo storico serve a quello il martellamento del Mainstream.Far credere che fuori dall’italia esista l’ “internazionalismo” delle pari opportunita.E’ falso,i paesi piu sleali e imperialistici mettono le barricate ai propri asset,anche se “clientelari” (piu di 300 misure protezionistiche in occidente negli ultimi anni)e fanno la retorica agli altri dei “civili” non spreconi solo per depredare.Ovvio che il saccomanno usa la retorica degli asset che rendono per “pagare il debito brutto creditori bravi” e’ una ovvieta,come anche quella che serve ad alcuni per comprare (o mettere fuori competizione) a saldo.Le Mani nel sacco,letteralmente.Fassina e’ un illuso venduto pure lui che pensa che “certi eredi” bolscevichi siano i buoni per la grande europa contro il resto del mondo,non vuole vedere l’occupazione della nostra Europa,troppo accecato dal “sogno dell’avvenire”.

  • rocks

    Il protezionsimo è il male contro cui combatte NfA, in Italia come all’estero. certa gente è convinta che togliere vincoli ad un sistema economico lo renda più efficiente e che l’efficienza è tanta roba in un mondo dove le risorse sono limitate, non solo quelle naturali, ma anche i soldi, che non crescono sugli alberi. Comunque in genere la differenza fra Italia (e paesi mediterranei in genere) e quelli nordici si nota sulla facilità a vivere e muoversi all’interno delle regole stabilite dallo Stato.

  • Georgejefferson

    PS.Maiuscolo per distinguere le risposte,non come alzata di voce:

    Il protezionsimo è il male contro cui combatte NfA, in Italia come all’estero…

    INFATTI,OTTIMI CAMERIERI INCONSAPEVOLI E NON A FAVORE DEL NAZIONALISMO DEI PAESI IMPERIALISTI

    …certa gente è convinta che togliere vincoli ad un sistema economico lo renda più efficiente…

    OTTIMA RETORICA PER SPOGLIARE LE MASSE DEI LORO AVERI CON IL”PRAGMATISMO SOGGETTIVO” DELL’EFFICENZA FINE A SE STESSA.IN EFFETTI,C’E’ MOLTA EFFICENZA A FARE GLI INTERESSI DI LOBBY E ULTRA RICCHI PRIVATI.BASTA VINCOLI DEMOCRATICI DEL POPOLO BUE ALL’EFFICENZA,MA SI INTENDE,PER IL LORO BENE E PER DISCIPLINARLI.

    l’efficienza è tanta roba in un mondo dove le risorse sono limitate

    BASTA CHE SIANO PER “GLI ELETTI E MERITOCRATICI PER NATURA”LE RISORSE,GLI ALTRI POSSONO BENISSIMO DECRESCERE FELICI

    non solo quelle naturali, ma anche i soldi, che non crescono sugli alberi.

    NON DOVREBBERO CRESCERE SUGLI ALBERI,LI STAMPANO DIRETTAMENTE “A GRATIS” QUELLI IN TV DELLA BCE CON IN BOCCA SEMPRE L’EFFICENZA E MERITO COME PARADIGMA A PRESCINDERE.

    ..la differenza fra Italia (e paesi mediterranei in genere) e quelli nordici si nota sulla facilità a vivere e muoversi all’interno delle regole stabilite dallo Stato.

    AL SOLITO,TUTTO IL MONDO DEI BUONI E CATTIVI IN UN MINUTO,PER LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO…BASTA “VIVERE E MUOVERSI…RIMANDO AI 2 LINK DI SEGUITO (2 a caso dei tanti)

  • Georgejefferson

    QUESTO PER LE STUPIDAGGINI (A MIA OPINIONE,SI INTENDE) RIGUARDO AI NORDICI BELLI,SUDISTI BRUTTI PERCHE BASTA VIVERCI

    Imperialismo, Colonialismo, Nazionalismo

    Con il termine Imperialismo si intende la tendenza degli stati ad estendere il territorio sotto la loro influenza per creare comunità politiche che conglobano, sotto un unico dominio, popolazioni e territori originariamente diversi e separati. L’imperialismo fonda la sua ragion d’essere sull’esistenza di un rapporto di minaccia reciproca tra gli stati, di una inimicizia tale da rendere in ciascuno di essi irresistibile il desiderio di rafforzarsi e di espandersi a spese degli altri. Nell’accezione più moderna, indirizzo di politica mondiale, tipico delle grandi potenze e sollecitato dal loro sempre crescente sviluppo tecnologico e industriale, rivolto al conseguimento di un egemonico predominio politico-economico sulle nazioni industrialmente meno sviluppate e specialmente su quelle sottosviluppate. Il termine imperialismo fu coniato inizialmente per definire la volontà egemonica di Napoleone III, ma si affermò definitivamente solo negli anni ’70 dell’800 in relazione al disegno espansionistico del primo ministro inglese Disraeli. L’imperialismo al quale ci riferiamo è storicamente determinato, cioè il periodo che va grosso modo dal 1870 al 1914-1918. Per estensione, poi vengono definite politiche imperialiste (anche oltre il limite del 1914) quelle hitleriana dello spazio vitale rivolta alla costituzione in Europa della Grande Germania a scapito soprattutto dei popoli slavi, la lotta per la sottomissione dell’Etiopia da parte dell’Italia ed il crescente ruolo egemonico svolto dagli Stati Uniti soprattutto in America e dal Giappone in Asia. Nell’ultimo quarto del XIX sec. L’evento più importante della storia mondiale fu la spartizione del mondo in possessi coloniali e zone di influenza delle grandi potenze europee tra cui quelle di:
    · Gran Bretagna, che nel 1914 raggiunsero i 33 milioni e mezzo di km quadrati con circa 394 milioni di abitanti.
    · Francia, le quali nello stesso periodo raggiunsero i 10 milioni e 600 mila km quadrati con 55 milioni e 500 mila abitanti.
    · Russi, Germania, Belgio e Italia, parteciparono in diversa misura e varie forme alla conquista di nuovi territori finché il dominio coloniale si estese a tutte o quasi le aree disponibili.

    Inghilterra

    L’imperialismo divenne una forma universale di azione politico-economica delle potenze industrializzate o che erano sulla via dello sviluppo capitalistico ed ebbe allora la sua manifestazione principale nelle conquiste coloniali o nell’assoggettamento economico di alcuni paesi ridotti a condizioni di semi-colonie. Sterminate regioni furono inserite nell’area della civiltà moderna, ma nella forma della subordinazione coloniale e quindi in condizioni drammatiche di inferiorità. I presupposti ideologici delle tendenze imperialistiche, inizialmente enunciati in Inghilterra in un’opera di Charles Dilke (la più Grande Bretagna, 1868) trovarono larga risonanza nella cultura europea. Il tema principale era l’affermazione della superiorità di determinate razze e nazioni nei confronti degli altri popoli della terra. Poiché questi ultimi erano incapaci di utilizzare le ricchezze dei loro paesi, le nazioni “superiori”rivendicavano il loro diritto di impadronirsene. Scrittori e uomini politici, tra cui il ministro delle Colonie Joseph Chamberlain e il narratore Rudyard Kipling, applicarono queste tesi al popolo inglese ed elaborarono il tema della missione di civiltà che l’Inghilterra doveva svolgere nel mondo. A loro si aggiunsero uomini d’affari come Cecil Rhodes (eroe dell’imperialismo inglese arricchitosi con lo sfruttamento dei giacimenti diamantiferi dell’Africa del Sud) i quali colpirono l’opinione pubblica, più che con la propaganda delle idee, con la pratica dimostrazione delle possibilità di profitto offerte dalle imprese coloniali. Di fondamentale importanza per la politica imperialista inglese fu la spartizione dell’Africa in cui l’Inghilterra stabilì il proprio protettorato nelle regioni d’Egitto, Sudan e diversi territori dell’Africa del Sud. Acquistò inoltre le colonie della Somalia e della Nigeria; il governatore della Colonia del Capo, il sopracitato Cecil Rhodes fece inoltre numerosi tentativi per impadronirsi anche dei territori boeri fino a provocare lo scoppi di una guerra (1899-1902). La resistenza dei boeri, che suscitò una larga simpatia nell’opinione pubblica europea fu stroncata alla fine dalla superiorità militare e dai metodi brutali adottati dagli inglesi. Con la pace di Pretoria (1902) le due Repubbliche boere dei Transvaal e dell’Orange furono annesse agli altri possedimenti inglesi del Sud Africa e formarono con essi l’Unione Sud Africana, sotto la sovranità britannica, ma che godeva di un proprio governo. Non alla conquista dell’Africa si arrestò certamente l’impero inglese. Alle colonie più antiche (Canada, Australia e Nuova Zelanda), a cui fu riservato un trattamento di particolare favore, concedendo una larga autonomia politica ed economica per gli affari interni e il riconoscimento a tutti gli abitanti di cittadini dell’impero britannico con diritti pari agli inglesi, venne annessa l’India, che entrò a far parte dell’Impero Britannico nel 187 quando la Regina Vittoria fu proclamata Imperatrice delle Indie. Dapprima si trattò soltanto di un duro sfruttamento (ad esempio la fiorente manifattura indiana che produceva tessuti di cotone venne completamente rovinata dalla concorrenza inglese), successivamente dopo alcune ribellioni, l’Inghilterra modificò il proprio modo di governare l’India impegnandosi anche a modernizzare la sua economia e a creare una classe media di funzionari indiani istruiti e ben addestrati che collaborassero nell’amministrazione del paese. Il volto più brutale e aggressivo dell’imperialismo fu quello che l’Inghilterra mostrò nei confronti della Cina, costretta dopo una vera e propria guerra ad accettare l’infame commercio dell’oppio. Tale droga veniva importata in Cina, in grandi quantità proprio da mercanti inglesi che la scambiavano con prodotti cinesi. Essa produsse in pochi anni conseguenze catastrofiche sulla popolazione. Ma alle proteste e alle resistenze del governo cinese l’Inghilterra rispose con una guerra che durò dal 1839 al 1842 e fu chiamata appunto Guerra dell’Oppio. La sconfitta della Cina portò al conseguente insediamento inglese ad Hong Kong ed a una lunga serie di trattati commerciali ingiusti, vantaggiosi solo per gli occidentali e imposti con la forza. Il grande antico e civilissimo impero cinese divenne un semplice mercato per la vendita dei prodotti occidentali.

    Francia

    La Francia non fu certo da meno nella corsa imperialista al dominio coloniale, stimolata in maniera decisiva dalla ideologia politico-economica dei propri funzionari più importanti. Tra questi Ferry che nel 1885 nella sede del parlamento francese pronunziò una vera e propria “Teoria del Colonialismo”; si parlava di una forma moderna di colonizzazione: non più le esportazioni di coloni, ma di capitali e di merci che non trovassero opportuno collocamento nella madrepatria. Ferry affermava che durante una crisi economica la fondazione di una colonia costituisse la creazione di uno sbocco grazie al quale si potesse superare il periodo di crisi. All’affermazione della funzione economica delle colonie si accompagnava nella concezione di Ferry il “diritto”delle “razze superiori”a dominare “quelle inferiori”. Ferry ribadiva con forza il suo concetto secondo cui compete alle razze superiori un diritto cui fa riscontro un dovere che loro incombe: quello di civilizzare le razze inferiori. Gli appelli all’orgoglio nazionale, alla potenza economica e militare e all’ideologia della “missione civilizzatrice”dell’uomo bianco e delle razze superiori trovarono un uditorio sempre meglio disposto ad accoglierli. Alla spartizione dell’Africa partecipò in maniera decisa anche la Francia. Riprese la sua espansione in Africa (dove aveva già i possedimenti coloniali dell’Algeria, del Senegal, della Costa d’Avorio e dell’isola di Reunion) con la conquista della Tunisia nel 1881. Negli anni immediatamente successivi estese il suo dominio anche nella parte centrale e interna del continente costituendo un impero africano che comprendeva, oltre agli antichi territori anche il Congo francese, il Dahomey e il Sudan occidentale. Il dominio francese si estese in Asia nel 1884 con la conquista del Tonchino, la parte settentrionale dell’attuale Vietnam, realizzata attraverso una campagna contro la Cina.

    Russia

    Nel corso dell’800 la Russia aveva iniziato una lenta politica di espansione, che l’aveva portata progressivamente verso sud e verso est. A sud, dopo la guerra di Crimea, si era saldamente installata sul Mar Nero, contrastando la frontiera la potenza turca e l’influenza austriaca nei balcani. La maggiore espansione della Russia era però avvenuta verso oriente con la colonizzazione della Siberia e l’occupazione di territori di confine con la mongolia e la Manciuria. Il maggior porto russo orientale, Vladivostok, fu costruito ai confini della Corea e proprio davanti al Giappone. Nei primi anni del ‘900 la Russia e il Giappone si fronteggiarono. La Russia aveva approfittato della guerra cino-giapponese e del successivo intervento politico delle altre potenze, per consolidare la propria presenza in Manciuria. Nella parte meridionale della regione, a Port Arthur, in una importantissima posizione dal punto di vista strategico e commerciale i Russi costruirono una base navale e militare che costituiva un punto chiave di controllo della Manciuria e della Cina. Il 4 febbraio 1904, senza dichiarazione di guerra, i giapponesi attaccarono la base russa di Port Arthur. Essi avevano l’appoggio politico della Gran Bretagna con la quale due anni prima avevano stipulato un trattato di alleanza. L’efficienza militare del Giappone fu così sorprendente che dopo un anno di assedio l’ersercito russo di Port Arthur dovette arrendersi. Nel 1905 a seguito di altri scontri fra le due potenze fra Russia e Giappone stipularono un trattato di pace la cui mediazione venne attuata dal presidente americano T. Roosvelt.

    Italia

    La storia dell’espansione coloniale italiana è senza ombra di dubbio molto più breve e meno brillante di quelle delle altre potenze coloniali. Spinta anch’essa da forti movimenti nazionalisti e aspirazioni ad una estensione del territorio nazionale prese parte anche l’Italia alla corsa imperialista di fine ‘800. Interessata al dominio sul territorio africano acquistò la baia di Assab, sul Mar Rosso, e di Massaua, che con il suo territorio formò la colonia di Eritrea, pose sotto il suo dominio una parte della Somalia (1844-1890). Dopo la sconfitta inglese di Kartum anche le guarnigioni italiane attraversarono momenti di aspra difficoltà. L’eccidio di 500 soldati a Dogali da parte delle truppe etiopiche, eccitò il risentimento nazionalistico e propositi di rivincita e di conquista. Ma il corpo di spedizione inviato nel 1896 per la conquista dell’Etiopia fu sconfitto e distrutto quasi completamente dall’esercito di Menelik ad Adua. Fu il più grave insuccesso che gli europei ebbero nella spartizione del territorio africano. Il dominio italiano vide la propria espansione anche nel territorio della Libia, occupata insieme alle isole del Dodecaneso ed a Rodi, tra il 1911 e il 1912 avendo approfittato della crisi balcanica che aveva messo in difficoltà l’impero ottomano. Anche se al di fuori dell’arco di tempo preso in considerazione, è da ricordare la conquista dell’Etiopia avvenuta in seguito all’attacco dell’esrcito italiano nel 1935 e all’utilizzo delle nuove armi offensive sperimentate nella Grande Guerra. L’invasione italiana in Etiopia si macchiò di atrocità gravissime contro la popolazione civile. Assieme alla Somalia e l’Eritrea l’Etiopia andò a formare l’Africa orientale italiana.

    Frusi Emanuele

    Rapiti Stefano

  • Georgejefferson

    QUESTO,UNO A CASO,RIGUARDO ALL’ITALIA BRUTTA (BASTA VIVERCI) E IL RESTO PI “EFFICENTI”

    ZIBORDI

    Il discorso che ci sono aziende che vanno bene e non hanno molto bisogno di credito e aziende che vanno male e anche se gli dai più credito continuano ad andare male è vero, ma non significa niente al momento in Italia e non significava niente durante le altre Depressioni economiche.

    Le aziende le ho viste un poco dall’interno come consulente di organizzazione e strategia, due estere (Corning e Pepsi) e cinque italiane (Ansaldo Trasporti/Alfa Avio, Iritecna, Italimpianti, Alenia…) oltre ad aver studiato i casi di business al MBA e aver visto cosa di mi dicevano altri consulenti che giravano per Merloni o Mediaset o Christie’s. Se devi gestire un azienda o un attività fare il consulente esterno non è molto utile, ma se devi capire come vanno le cose è utile. Da una singola azienda non capisci come va l’economia e spesso nemmeno il suo settore.

    Ci sono ad esempio oggi in Europa (uscito ieri) 1,200 miliardi di crediti incagliati ( “Troubled loans at Europe’s banks double in value”) e cinque anni erano la metà. Di colpo gli imprenditori europei sono diventati incapaci ? Il motivo è che, CETERIS PARIBUS, a parità di abilità, ingegno e capacità o incapacità, la domanda (la spesa) è calata di un 10 o 15% a seconda dei paesi e il credito, che a sua volta crea domanda, si è ridotto per le costruzioni, per i mutui, per i consumatori, per lo stato e gli enti locali e per le imprese. E il motivo è la bolla immobiliare, l’aver fatto triplicare i prezzi degli immobili con il credito, aver usato il 60% circa del credito per 20 anni di fila per finanziare gli immobili. Per cui quando poi l’immobiliare frana le banche tagliano il credito indiscriminatamente all’economia

    Il singolo imprenditore non capisce molto dell’andamento dell’economia. Negli anni ’30 sono fallite un terzo delle aziende tra il 1931 e il 1934 , in Italia ne falliscono oggi un 5% circa l’anno e questo NON AVEVA E NON HA NIENTE A CHE FARE CON IL SINGOLO IMPRENDITORE. Ma vedendo che le cose vanno male ed essendo relativamente ignorante del mondo esterno fuori dalla sua azienda, il singolo imprenditore se la prende con quello che gli è più vicino e facile da capire, gli sprechi di denaro pubblico, i sussidi, i privilegi di categorie di statali…

    In realtà:

    1) l’Italia ha sempre avuto inefficienze, sprechi, sussidi e parassitismi come quelli di oggi e non sono quelli che hanno creato la depressione attuale. L’Italia avrebbe un economia mediocre, ma non depressa SE NON AVESSE LASCIATO CHE LE TOGLIESSERO IL CONTROLLO DELLA MONETA

    2) l’Italia NON E’ UN PAESE PEGGIORE DEGLI ALTRI, se la confronti non solo con le solite Germania e Svezia, ma con il resto del mondo industriale. In Asia rubano più che in Italia, ma essendo paesi lontana l’Asia lasciamo stare. Ad esempio però negli Stati Uniti e Gran Bretagna, che un poco conosco, lo spreco e il parassitismo è maggiore che in Italia. E però l’economia non va così male.

    In America si spende il 17% del PIL per la sanità, il 4% per la difesa e un 3% per la giustizia e prigioni, contro un 8% per la sanità e un 1% per la difesa e un 1,4% per giustizia e prigioni in Italia. Fino a prova contraria spendere il doppio per curarsi dalle stesse malattie e con gli stessi risultati (ìn media), spendere il quadruplo per armamenti e basi militari, spendere il doppio per mettere in carcere 3 milioni di persone non sono attività produttive e molto utili.

    La riforma sanitaria di Obama ad esempio ha creato tanti posti di lavoro come “Broker sanitario”, gente che ora fa da consulente e broker per chi deve orizzontarsi nel labirinto dei piani assicurativi, pubblici, privati, semi-pubblici mettendosi in mezzo tra HMO, cliniche, enti pubblici, corporations e asssicurazioni perchè il sistema sanitario attuale è folle nella sua complicazione.

    Ma lo spreco più enorme che noti viene dal fatto che la ricchezza sia è concentrata ora in modo ridicolo, per il 73% è nelle mani del 10% più ricco e per un 38% nelle mani dell’1% più ricco e questo distorce tutta l’economia e crea un enorme settore parassitario in cui milioni di persone lavorano per servire alcune decine di migliaia di ricchi.

    L’America oggi crea posti di lavoro (oltre che nella sanità) nei “servizi” come dice Bloomberg o Reuters. Ma quali servizi ?: tre valletti che ti parcheggiano l’auto al ristorante, camerieri praticamente intorno ad ogni tavolo, inservienti che per qualche dollaro ti portano loro la spesa a casa così non fai neanche la fatica di metterla in auto tu, “pet-sitter” (i baby sitter dei cani e gatti dei ricchi), assistenti personali, “personal shopper” (la tizia che ti va a fare tutte le spese della famiglia, dalle cravatte alle saponette), autisti, giardinieri e cuochi a iosa. E poi anche mestieri, pagati un poco meglio, che consistono in agenti immobiliari centinaia di migliaia (in Inghilterra hanno superato i 600mila), personal trainer, guru di yoga, fitness, psicoanalisti, esperti di arredamento, antiquari, esperti di vino che ti riempiono la “wine cellar”, avvocati per fare le cause più strampalate e ovviamente divorzi e “pre-nuptial”, preparatori dei figli per gli esami SAT del college e persino per farli entrare nelle scuole elementari più esclusive… E ovviamente financial advisors, brokers, personal bankers, family office e funds of funds, mercanti d’arte, tutti rivolti a gestire i milioni dei loro clienti “affluent” e poi ovviamente lo stuolo di medici, massagiatori, dietisti e guru della salute. E tornando ai servizi pagati invece 8 dollari l’ora, le enormi catene di negozi sempre più nuovi, scintillanti che sono affollate di inservienti malpagati che si precipitano su di te con la lingua penzoloni appena entri.

    Chi abbia vissuto a Los Angeles, Londra o New York ha notato come ci sia oggi questo esercito che serve i ricchi e benestanti, in dozzine di mestieri che qui in Italia o non esistono o esistono in modo marginale. E sono lavori, ad esempio quelli nel settore “retail”, dove prendi 25 mila dollari LORDI e non mantieni una famiglia, se lavori a Wall Mart devi chiedere i “food stamps”…

    Questi però NON SONO IMPIEGHI PUBBLICI, rientrano quindi nel “libero mercato”, sono lavori nel settore privato, in cui puoi essere licenziato dall’oggi al domani e non hai contributi, garanzia del posto di lavoro. Quindi forse a te sembrano una cosa “efficiente”. Ma consistono in pratica in 200 persone in giro per la città che, in tante occupazioni e mansioni diverse, servono direttamente e indirettamente una singola famiglia ricca che ha 70 milioni di dollari e ne spende mezzo milione l’anno per mantenere le sue cinque case con 12 bagni ciascuna. Questa è un economia “privata”, ma simile a quella che hai in Dubai o Messico che sono anche loro economie private dove lo stato non pesa molto e però piuttosto parassitarie perchè hanno un elite che vive di rendita e che impiega tanti servitori

    Ma se poi vuoi parlare del settore pubblico, che ne dici degli impiegati federali che in USA media guadagnano più di 70 mila dollari l’anno in media, ad esempio Michelle Obama che si occupava, all’ospedale di Chicago, delle “relazioni con la comunità nera” e veniva pagata 250 mila dollari l’anno (nei nostri ospedali non abbiamo ancora uffici che hanno come compito “tenere le relazioni con le diverse comunità etniche” della città che l’ospedale serve). E lasciamo stare le università che costano 40mila dollari l’anno di tuition perchè hanno creato un sistema di prestiti agli universitari che è arrivato a 1,000 miliardi di debito totale (per pagarsi gli studi)

  • karson

    caro Giorge io per dna intendo una certa mentalità… che ci portiamo dietro da prima dell’unità d’Italia. certo che non siamo tutti brutti o tutti belli o tutti bravi o meno bravi (leggitela nell’ordine che ti piace di più…) il succo del mio discorso era che (per esempio) i francesi (nella stragrande maggioranza) sono molto più patriottici di noi… invece noi (nella stragrande maggioranza dei casi) siamo molto meno patriottici e più farfalloni… siamo (la maggior parte) come aquiloni… seguiamo il vento.
    I francesi (ad esempio) nn svendono come facciamo noi… loro comprano!
    io la vedo così, mi piace come ragionano i ragazzini…

  • karson

    Ma io infatti la penso come te

  • Georgejefferson

    Va bene,non la penso esattamente cosi ma non importa,sono opinioni.C’e’ chi ritiene la realta come un dato di fatto “per natura” c’e’ chi vede la realta come voluta e attuata,riguardo all’uomo,quindi non imprescindibile,il “non sara mai” dimostrato con gli aneddoti sono trucchi strumentali per alimentare e indirizzare il “non sara mai” futuro.Aspettative che si autorealizzano,le chiamano.

  • rocks

    L’Italia ha sempre avuto sprechi. Bene, almeno partiamo da un dato comune. L’altro dato potrebbe essere questo: Cito da Nfa:”Nei venti anni tra il 1960 e il 1980 l’Italia ha aumentato la spesa primaria di 10 punti, passando dal 30% al 40% del PIL. Negli anni 80 il processo di crescita è continuato ed è esplosa la spesa per interessi, conseguenza da un lato degli elevati tassi dell’epoca e del perdurare di disavanzi primari (ossia, anche al netto degli interessi, i governi italiani continuavano a spendere più di quello che incassavano). Il processo di crescita si ferma con la crisi del 1992. Nel periodo 1992-2001 la spesa primaria rimase poco sopra il 40% del PIL. La riduzione della spesa complessiva fu essenzialmente una riduzione della spesa per interessi. Da un lato siamo stati beneficiati dai minori tassi e dall’altro il governo italiano ha iniziato ad avere avanzi primari, ossia ha fatto aumentare la pressione fiscale fiino a far sì che le entrate superassero la spesa primaria. Poi, con il nuovo secolo, arrivò al governo il centrodestra (a parte il biennio prodiano) che riprese le vecchie abitudini craxiane, tornando a far crescere la spesa primaria ed evitando di abbassare la pressione fiscale. Finché e scoppiata la crisi, e siamo stati costretti in fretta e furia a tagliare la spesa e aumentare la pressione fiscale nel peggior momento e nelle peggiori condizioni possibili.”

    Per ovviare agli sprechi la spesa cresce. Questo è vero in Italia come altrove. Negli USA anche. Perché quindi bisogna accettare sprechi e inefficienze come dato di fatto e non combatterle perché basterebbe invece essere liberi di stampare moneta e usarla male? Come dicevo non è solo moneta che si spreca, ma energia, tempo e fatica mentale.

    Per tornre al confronto con gli altri, il fatto che loro spendano male il loro budget non ci giustifica. E’ noto che la loro sanità è organizzata malissimo (se tu leggessi NfA lo sapresti già) e che la nostra è migliore. Si può anche disquisire sul budget per le carceri che qui (reato di clandestinità a parte) spendiamo meno, ma le carceri sono riempite oltre i limiti e i condoni sono all’ordine del giorno. E magari questo attira anche po’ di piccola criminalità e corruttori che poi beneficiano dei condoni.

    Che l’Italia non sia peggio degli altri sotto il profilo della corruzione sarebbe un tema di dibattito. Ci sono le classifiche volendo. Resta il fatto che non è questo il punto o meglio, questo discorso lascia intendere che le inefficienze e gli sprechi non abbiano un effetto sull’economia. Mentre lo hanno. Non capisco bene perché si debba discutere su ‘ste cose…