Home / ComeDonChisciotte / RUSSIA- UCRAINA- EUROPA
13180-thumb.jpg

RUSSIA- UCRAINA- EUROPA

DI JOSEPH HALEVI

facebook.com

Non si può capire la situazione russia-ucraina-“europa” se non si parte dal rapporto USA-Cina. La procedura per formarsi un quadro d’insieme non è semplice.

Alcuni consigli:

(1) NON TRATTARE PUTIN come una specie di surrogato progressista faute de mieux è questo che rende la sinistra ovunque totalmente imbecille e comincio a credere che lo sia sempre stata). Non è così, in tutti i sensi. A cominciare dal fatto che Putin venne scelto dalla vecchia nomenclatura comunista- KGB (è stato il KGB ed esclusivamente il KGB a tener insieme la Russia durante Eltsin dato che stava andando a pezzi) per bloccare la sicura vittoria dei neo-comunisti alle prime elezioni post-Eltsin. Tutto venne fatto dagli USA direttamente e soprattutto via “europa” per sostenere e rafforzare il potere di Putin prima come premier poi come presidente succeduto a Eltsin.

L’elemento saliente di quel periodo è la seconda guerrra cecena (1999-2001). La strategia militare elaborata da Putin implicò delle perdite fortissime tra i civili residenti in Cecenia (sia ceceni che russi) e questa violazione dei diritti umani non venne mai denunciata politicamente e formalmente dagli “occidentali” perchè troppo importante era Putin in relazione ad un possibilissimo ritorno al potere dei (neo) comunisti

(2) NON TRATTARE LA CINA COME QUALCOSA di ROSSO PERCHE’ C’E’ il PCC AL POTERE (altro fatto che rende una grossa parte della sinistra completamente scema senza possibilità d’appello).
Il modo migliore, a mio avviso, di intepretare la Cina è vederla come un fenomeno ultra-bismarckiano. Ovviamente la formazione di una potenza bismarckiana delle dimensioni della la Cina pone dei problemi per l’altra potenza. La visione elaborata già nel 1999 dalla Rand Corporation in proposito mi sembra condivisibile sebbene non includa esplicitamente una componente economica. Il termine coniato presso la Rand è congage (neologismo derivante da confront and engage).
A formularlo fu Zalmay Khalilzad, afghano emigrato negli USA diventato sotto Bush figlio ambasciatore USA a Kabul dopo il 2001, poi ambasciatore in Iraq dopo il 2003 ed infine ambasciatore USA all’ONU. Nel paper della Rand Corporation, linkato sotto, Khalilzad spiega dal lato geopolitico perchè con la Cina gli USA non possono avere soltanto rapporti di cooperazione amichevole o di solo conflitto. Congage unifica cooperazione e scontro. Economicamente si capisce meglio però. Pochi hanno colto la dimensione duale e contraddittoria degli interessi USA in Cina ma basta studiarsi, leggendo il WSJ e l’International New York Times, Walmart, Apple, e la General Electric per coglierli. Quelli sono in Cina per rifornire, in primo luogo, il mercato USA, in secondo luogo, il resto del mondo, in terzo luogo per vendere sul mercato cinese in crescita asfissiante (letteralmente). Il successo della loro presenza in Cina dipende dalla crescita cinese che è organizzata dallo Stato bismarckianamente. Questa crescita significa capacità di mettere in piedi in breve tempo grosse strutture industrialli con ampie economie di scala e con ritmi di lavoro parossistici. Conferisce una dimensione concreta alla globalizzazione.
Prendete il caso Apple I-pad-I-phone ecc: sono progettati negli USA, prodotti da una società di Taiwan ma localizzata in Cina perchè a Taiwan e nemmeno negli USA avrebbero potuto costruire, in poco tempo e con tutte le infrastrutture di collegamento, un insieme di impianti che occupano oltre 700 mila persone. Ma ciò significa che si è creato uno iato crescente tra gli interessi economici del capitale USA e la capacità dello Stato USA di garantirne gli interessi in maniera coerente (vedi le discussioni USA sulla necessità di far rivalutare la moneta cinese, lo Yuan: a non volerlo sono proprio le società USA che operano dalla Cina). Fino alla fine degli anni 90 il mantenimento della egemonia USA si fondava sul ruolo della spesa pubblica federale (senza la quale il sistema militar politico finanziario non funzionerebbe) e sul ruolo del dollaro che permettevano e permettono il controllo delle cruciali zone energetiche del medioriente.
Nel suo libro The Grand Chessboard: American Primacy And Its Geostrategic Imperatives (N.Y. Basic Books, 1998) Zbigniew Brzezinski sostenne che il controllo dell’arco energetico che va dall’Arabia Saudita all’insieme del medio-oriente pemette di tenere al guinzaglio simultaneamente sia il Giappone che l’UE. Giustissimo per quel periodo. Da allora la Russia è emersa come superpotenza energetica e la Cina come fulcro della produzione industriale mondiale, nonchè come asse dei meccanismi finanziari sui mercati delle materie prime, del carbonio ecc. Insieme alla finanziarizzazione degli Oceani e soprattutto dell’Artico, la dinamica dei prodotti finanziari globali non è certo determinata dal debito pubblico italiano e dallo spread, bensì dalla Cina.
La formazione di un continuum economico tra Cina-Russia-Europa (Germania) è nei piani sia cinesi che tedeschi e russi. La parte più debole meno coordinata è quella russa perchè il processo di disgregazione dell’URSS apertosi nel 1991 è lungi dall’essersi concluso. La Russia è una superpotenza energetica ma come forza statuale è ancora nel day-after del 26 dicembre del 1991. Per gli USA è essenziale che non si formi alcun continuum euroasiatico altrimenti entrerebbe seriamente in crisi la capacità dello Stato americano di proteggere coerentemente gli interessi del capitale USA.
Joseph Halevi
27.04.2013

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Alcune note:

    1) la frase francese faute de mieux per me era nuova, sembra significhi “in mancanza di meglio”;

    2) credo Halevi abbia ragione a dire che Putin fu scelto dagli USA, però è ben visibile che egli poi si è mosso nell’interesse della Russia, non nell’interesse degli USA. Stranamente (?) Halevi sembra non notarlo. Lo racconta invece bene The Saker negli articoli qui pubblicati. E questo è un fatto non marginale nelle logiche del potere: troppo spesso bisogna obbedire ai forti finchè non si è sufficientemente potenti da poter agire a modo proprio.

    3) Sulla Cina Halevi tende a usare, come è usuale nella dottrina occidentale, delle categorie occidentali per tratteggiare una cultura che proviene da millenni di sapienza. Il risultato è grottesco, come sempre avviene se si vuole sintetizzare in pochi semplici paradigmi delle problematiche estremamente complesse. Nemmeno provo a dare alternative, ricordo solo che un certo Needham scrisse un saggio su “Scienza e civiltà in Cina”. Il primo volume, che forniva i lineamenti introduttivi, era oltre mille pagine di grande formato.

  • Truman

    Alcune aggiunte al punto 3:

    Orientalismo del compianto Said raccontava bene come la visione dell’Oriente sia quasi sempre arrivata tramite le lenti deformanti delle categorie occidentali;

    – ho provato a ricercare il libro di Needham citato e sembra che sia più piccolo di quanto ricordavo, i lineamenti introduttivi sono poco più di 500 pagine.

  • Georgios

    Giustamente e’ stato notato che Putin si muove nell’interesse della Russia. Trattandosi di un paese che ha sempre svolto un ruolo importante nella storia non poteva essere diversamente. Prima o poi sarebbe successo, la Russia non e’ un paese periferico qualsiasi. E questo aspetto significativo manca completamente nell’analisi dell’articolo.
    La Cina poi oltre ad essere l’epicentro di fenomeni fisiologicamente contraddittori di natura capitalistica a livello mondiale (correttamente riportati nell’articolo) si sta rapidamente avvicinando allo stato di prima potenza militare. Al mondo.
    Oltre al dollaro questa e’ la seconda più grande preoccupazione USA. Se la memoria non mi inganna l’anno di parità militare sarebbe tra 2 anni, nel 2016. Almeno cosi prevedeva il "Progetto per il nuovo secolo americano" redatto dai falchi del governo Bush padre negli anni 90.
    Infine esiste una incognita che riguarda sia la Russia che la Cina e che non viene tenuta in considerazione mai da nessuna analisi "ufficiale" o "autorevole". Non e’ la prima volta, nella storia e’ stato sempre cosi, ed e’ la spiegazione della domandina innocua "se non hanno pane, perché non mangiano brioches?" (fatta per davvero o no, non ha importanza, la riporto per il suo valore altamente simbolico).
    Entrambi questi paesi hanno conosciuto per alcuni decenni degli aspetti del socialismo che, anche se non si possono "misurare", lasciano sempre il segno sulla società. Naturalmente non mi riferisco alle sottili interpretazioni della teoria di Marx sul piano politico o filosofico, ma ai bisogni quotidiani della gente: casa, lavoro, salute, educazione. Almeno in Russia questo e’ un fatto. Tutta quella gente che spesso la sentiamo dire "prima era meglio" o che sventola le vecchie bandiere dell’URSS, non sono mica tutti ex funzionari di partito o della nomenclatura partitica. E’ gente che ha visto il capitalismo "reale" e la differenza reale con l’autoritario regime sovietico. Ha messo a confronto il paradiso capitalistico con la dittatura cosiddetta comunista.
    Per la Cina dovrebbe valere lo stesso anche se di quel paese non ne sappiamo molto. Certo, la linea ufficiale si basa sul famoso 75% della cose che il grande timoniere le avrebbe bene e del 25% fatte male secondo Deng Xiaoping. Ma la Cina e’ un paese a capitalismo e sfruttamento selvaggi e i paradigmi storici non sono molto lontani. Mao aveva premuto sull’acceleratore molto forte. Non si sa mai.

  • luigiza

    ...cultura (quella cinese)  che proviene da millenni di sapienza.

    E c’è da augurarsi che i cinesi non tornino ad attingere a quella sapienza ma continuino a scimiottare, come stanno facendo, la nostra, perchè il giorno che abbandoneranno i ns. paradigmi interpretativi della realtà, per noi ci saranno ben poche speranze di sopravvivenza come potenza economica egemone.