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RUSSIA, IO NON SO CHI HA UCCISO BORIS NEMTSOV

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DI GIULIETTO CHIESA

ilfattoquotidiano.it

Può sembrare banale dirlo, ma, con i tempi che corrono non lo è affatto: io non so chi ha ucciso Boris Nemtsov (1). Ma, poiché se ne deve parlare, essendo evidente l’eccezionale importanza del delitto, avvenuto a poche centinaia di metri dal Cremlino (non credo sfugga a nessuno il significato simbolico del luogo del misfatto), non resta che affidarsi a un freddo uso del normale buon senso. E il normale buon senso dice che Vladimir Putin è stato il bersaglio di questo attentato, insieme alla Russia che egli sta guidando in questo periglioso frangente. Ed, essendo il bersaglio, è ben difficile che egli ne sia stato autore, o ispiratore.

Lo dimostra proprio – a posteriori – l’ondata di accuse che sta dilagando su tutti i mass media occidentali. Angelo Panebianco, in un editoriale (2) del Corriere della Sera, è arrivato addirittura a paragonare Putin a Mussolini, e l’assassinio di Boris Nemtsov a quello di Matteotti. Evidentemente Panebianco ha già concluso l’indagine, non si sa con quali elementi. Di certo non con l’uso del buon senso. E, per quanto concerne le analogie, sarebbe utile usarle cum grano salis.

Bisognerebbe supporre, ad esempio, per seguire Panebianco nel suo ragionamento, che Boris Nemtsov costituisse un serio pericolo per Vladimir Putin. Ma così non era da parecchio tempo. Nemtsov era , al contrario, molto distante dall’apice di popolarità di cui godette quando Eltsin lo nominò primo vice premier del suo governo, ai tempi del suo – di Eltsin – declino alcoolico. Poi fondò il Partito “Unione delle forze di destra” (SPS) e entrò nella Duma, già come oppositore di Putin. Ma alla tornata successiva il suo SPS non raggiunse il quorum elettorale e rimase fuori dal parlamento. Da allora, negli ultimi anni, il declino della sua figura è stato costante. In uno degli ultimi sondaggi d’opinione Nemtsov non era nei primi sei posti tra le personalità di rilievo della politica russa.

Certo era noto, e non poco. Un bell’uomo, di grande fascino, amato dal pubblico femminile, dall’oratoria sciolta ed efficace. Ma non era attorno a lui che, da tempo, si riunivano le frastagliate e divise opposizioni extraparlamentari al governo di Putin. Questo spiega, ad esempio, perché Nemtsov decise di rilanciarsi recandosi in Ucraina e diventando, per un certo periodo, consigliere dell’allora presidente “arancione” Viktor Jushenko. Fallita la rivoluzione arancione, Nemtsov tornò a Mosca, restando in ombra, per riemergere solo l’anno scorso schierandosi contro la politica del Cremlino nella crisi ucraina. Su questa interpretazione – mio malgrado – mi trovo d’accordo con Edward Luttwak (3): non può essere stato Putin a inscenare questo assassinio, poiché Nemtsov “era sì una delle voci più critiche della politica di espansione di Putin in Ucraina, ma la sua protesta non era assolutamente in grado di minare la popolarità del presidente”.

Fin qui giusto. Del resto tutti i più recenti sondaggi erano lì a dimostrare, con l’86% dei consensi al Presidente in carica, che Putin può stare tranquillo, almeno da quella parte.
E fin qui basta il buonsenso. Ma la macchina comunicativa occidentale è in grado di annullare anche quello, e su larga scala. Così si spiega la rapidissima reazione dello stesso Putin, a poche ore dall’assassinio: una dichiarazione centrata su due pilastri. L’assassinio “è stato commissionato”, e “si configura inequivocabilmente come una provocazione”. Commissionato da chi? Putin non lo dice, per ora. Provocazione per cosa? La risposta l’ha data Mikhail Gorbaciov, ancora una volta arrivato in soccorso del suo nemico: “Per destabilizzare la situazione interna della Russia” (4).

Qui s’innesta la seconda interpretazione che è corsa anch’essa, in lungo e in largo, su molti media, seconda solo all’affermazione perentoria sulla colpevolezza di Putin. Interpretazione che potrebbe essere sintetizzata in questo modo: gli assassini sono da ricercare in Russia, tra gli ultra-nazionalisti russi; oppure tra i russi che volevano che Putin intervenisse militarmente in Ucraina, a difesa del Donbass; oppure in settori dei servizi segreti russi, anch’essi scontenti per la “debolezza” di Putin di fronte all’Occidente. In realtà sono varianti della stessa cosa. Che serve a un doppio scopo: concentrare l’attenzione “sull’interno”, affermando l’esistenza di un’altra frattura della società russa; e allontanando perfino l’idea che possa trattarsi di qualcosa che è venuto dall’esterno”.

Tutto è naturalmente possibile, ma dovrebbe essere suffragato da qualche elemento di prova o, quanto meno, di analisi. Ora ciò che è visibile è, al contrario, un consistente appoggio a Putin proprio dei settori nazionalisti, di tutti i settori nazionalisti russi. Non si è vista traccia, in tutti questi mesi di durissimo scontro tra l’Occidente e la Russia, di un’opposizione a Putin da parte di settori dell’esercito e delle cosiddette “strutture della forza”. L’ipotesi è dunque peregrina, anche se a sostenerla sono in molti, insieme a Edward Luttwak.

E non è a questa ipotesi che pensa Vladimir Putin. Lo sappiamo perché proprio lui aveva avanzato quella di un intervento “dall’esterno”. Lo fece, in pubblico, il 28 febbraio del 2012, durante un talk show.

“Queste tattiche le conosco da tempo – disse – soprattutto quelle di chi sta all’esterno (.) Lo so: cercano una vittima sacrificale tra qualcuna delle personalità più in vista, per poi mettere sotto accusa i poteri dello Stato. Sono capaci di tutto. E lo dico senza alcuna esagerazione”. Ed era – si noti – il 2012, quando la crisi in Ucraina era ancora di là da venire. Putin ragionava però sulla base delle esperienze del decennio appena trascorso: agli Stati Uniti facevano capo una serie di “guerre”, più o meno civili, in Libia, in Siria, in Irak. Mancavano ancora all’appello l’Ucraina e la stessa Russia: l’obiettivo, il trofeo decisivo. Insomma Putin si aspettava che qualcuno, dall’esterno, tentasse di aprire un “fronte interno” per destabilizzare la Russia.
Ecco cosa intende dire oggi Mikhail Gorbaciov.

Ed è strano che, a differenza dei commentatori russi, in Occidente nessuno abbia avanzato l’ipotesi di inquadrare questo assassinio nella strategia americana che punta proprio alla demolizione di Vladimir Putin. Strano davvero. I commentatori “complottisti” di tutti i giornali occidentali manifestano qui una singola distrazione, o carenza d’immaginazione.

E c’è, infine, l’inquietante circostanza dell’intervista che Boris Nemtsov rilasciò al giornale online Sobesednik il 2 marzo del 2014 (5) , nella quale egli affidava alla preoccupazione della madre, la sua propria: di essere ucciso proprio da Putin. All’intervistatore, che lo incalzava, rispose che sì, anche lui “un poco” temeva questa eventualità. Quasi un tremendo, involontario suggerimento a chi – non sappiamo sotto quale meridiano – stava appunto cercando una “personalità in vista” da trasformare in “vittima sacrificale”.

Giulietto Chiesa

Fonte: www.ilfattoquotidaino.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/03/russia-io-non-so-chi-ha-ucciso-boris-nemtsov/1470421/

3.03.2015

  1. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/27/mosca-ucciso-in-agguato-leader-opposizione-ed-ex-vicepremier-nemtsov/1463214/
  2. http://www.corriere.it/editoriali/15_marzo_02/russia-putin-relazioni-imbarazzanti-6d6365f6-c0a4-11e4-b2c9-4738a8583ea9.shtml
  3. http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11761994/Luttwak–vi-spiego-perche-non.html
  4. http://notizie.tiscali.it/esteri/feeds/15/02/28/t_02_20150228_000004.html?esteri
  5. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/28/nemtsov-lintervista-mia-madre-mi-diceva-smetti-criticare-putin-ti-uccidera/1463811/

Pubblicato da Davide

  • andriun

    Chi non è utile da vivo può esserlo da morto. 

    Per quanto riguarda l’analogia fatta con Mussolini, non bisogna dimenticare però, che Mussolini fu solo un involontario istigatore dell’uccisione di Matteotti: lui allora, come Putin oggi, sapeva benissimo che l’uccisione di un "pseudo rivale" in quel frangente, non poteva rappresentare una effettiva soluzione nè sul piano politico nè tanto meno su quello strategico e che se alla fine venisse veramente compiuto, si sarebbe rivelato un boomerang(come in effetti è stato).   
  • Hamelin

    Basta seguire il filo coduttore del  " Cui Prodest ? " , per allontanare i sospetti dalla Russia .

    La pompa magna mediatica che attacca Putin è il secondo buon indizio che dovrebbe fare dubitare .

    Il Terzo indizio è che uno che ha veramente paura non se ne va in giro tranquillamente a passeggio con la propria fidanzata di notte sotto le mura del Cremlino .

    Mi dispiace per Nemtsov che non ha capito in tempo che avrebbe servito i suoi padroni piu’ efficacemente da morto che da vivo .

  • orckrist

    Dialogo con mio padre che sta guardando il TG1 della sera:

    LUI: "Hai visto, guarda quanta gente contro Putin (sullo schermo passano le immagini della manifestazione a Mosca). Senti, dicono che sono settantamila!"

    IO: "Papà, sai quanti abitanti ha Mosca?"

    LUI: "Veramente no"

    IO: "Quasi dodici milioni. Cosa sono settantamila su dodici milioni?"

    LUI: "…. quattro gatti…"

    IO: "Appunto"

  • AlbertoConti

    "Ed è strano che, a differenza dei commentatori russi, in
    Occidente nessuno abbia avanzato l’ipotesi di inquadrare questo assassinio nella
    strategia americana che punta proprio alla demolizione di Vladimir
    Putin."

    Per i venduti alla Panebianco sarebbe strano il contrario.
    Purtroppo però è ormai una regola generalizzata, che ha reso i media italiani
    una vergogna per la categoria dei giornalisti. Pochi, pochissimi, quelli che si
    salvano dai tabù reverenziali verso chi da loro il pane (bianco)
    quotidiano.
    Mentre loro mangiano noi vomitiamo bile!

  • Arcadia

    siamo ancora qui a disquisire di "prime firme " alla Panebianco ? E’ ormai risaputo la sua appartenenza alla massoneria atlantica. Detto qst è detto tt! 

  • AlbertoConti

    Sarà detto tutto quando (quasi) tutti la penseranno come noi. Al
    momento rivendico il diritto a vomitare quando ne sento parlare.

  • adriano_53

    Se esistesse un indice di moralità intellettuale applicabile al giornalismo, Panebianco otterrrebbe un punteggio uguale a quello di emilio Fede.

  • aNOnymo

    Probabilmente l’obiettivo non è screditare Putin di fronte all’opinione pubblica russa, dove ha un consenso popolare altissimo, bensì screditarlo di fronte all’opinione pubblica occidentale per ricordare a tutti babbei creduloni che noi siamo i buoni. Si vuole distorcere l’immagine di un leader europeo per giustificare e legittimare gli interventi che prenderanno

  • GioCo

    Personalmente punterei a un depistaggio, la ragazza è stata lasciata in vita per rallentare le indagini, evidentemente gli autori non erano certi di rimanere anonimi abbastanza a lungo, questo mi lascia supporre che non avessero molto sostegno locale.
    L’ipotesi è suffragata dall’alto numero di professionisti presente.

    L’altro aspetto chiave è "perché un omicidio con una pistola?". Perché insomma esporsi in quel modo? Se il cecchino si fosse appostato, avrebbe potuto sparare da lontano ed evitare di mettersi in vista, in un luogo pubblico dove evidentemente non potevano mancare testimoni e telecamere.
    Perché era evidentemente sicuro di avere sufficiente copertura, cioè il luogo è stato scelto per avere risonanza senza che fosse critica per il killer. Testimoni e telecamere avrebbero rivelato abbastanza per riprendere l’omicidio ma non abbastanza per risalire nell’immediato all’esecutore materiale.

    Ma c’è un altra ipotesi, il killer voleva che la ragazza lo riconoscesse, non per "delitto di gelosia" ma perché parte del piano. Lei potrebbe non essere un agente, non sapere abbastanza, ma questo non cambierebbe la sostanza dell’ipotesi. Lei sa di essere un testimone chiave, fabbricarne uno è essenziale per l’ipotesi del depistaggio, per fare guadagnare tempo. Se tanto mi da tanto, allora è eviente che si tratterebbe di una azione programmata a tavolino dall’esterno che si sa perfettamente diverrà nota, ma se passa sufficiente tempo non avrà importanza.

  • cardisem

    Angelo
    Panebianco, in un editoriale (2) del Corriere della Sera, è arrivato
    addirittura a paragonare Putin a Mussolini, e l’assassinio di Boris
    Nemtsov a quello di Matteotti.
    —-
    mai avuta stima di questo personaggio: qui una nuova conferma del perché mi sia sempre stato sulle…
    Spesso albergano in noi impressioni, antipatie che non hanno nulla di razionale… ma non per questo sono meno fondate.

  • cardisem

    PS – Per quanto poi riguarda il delitto Matteotti io poi non credo che le cose stiano come comumente si narrano… O almeno ho forti sospetti che le cose non siano andate in quel modo… Leggere il "Golpe Inglese”… ma non mi baso solo su questa fonte…

  • geopardy

    Non vivo in Russia, ma in Italia, mi preoccuperebbe di più un’eventuale caso strano qui che in Russia, quindi, vediamo un po’.

    Carmine Schiavone è un boss cutoliano della camorra e "collaboratore di giustizia per la vicenda dell’immondizia in Campania, sostiene, inoltre, di avere un dossier in casa su fatti ben più gravi dell’immondizia.
    Sta nel carcere di Viterbo e cade, si fa male alla schiena, viene ricoverato per un intervento leggero, muore il 22 febbraio per "cause naturali" all’ospedale (gli inquirenti romani sequestrano subito i dossier, chissà che fine faranno?), la famiglia non ci vede chiaro e denuncia l’ospedale.
    Ieri, sempre nel caso delle indagini sull’immondizia e malavita, muore in uno strano incidente (si schianta sul gard rail di un rettilineo) il procuratore che si sta occupando personalmente del caso.
    Il giorno stesso Cutolo che non si sente da 30 anni (sta in carcere seppur abbia scontato la pena, perchè non si è "pentito"), rilascia un’intervista a Repubblica dicendo che se parla crolla il parlamento italiano.
    Se foste un giornalista, pensereste che la politica (i servizi segreti associati) fossero in azione, oppure che sia tutto un caso fortuito?
    Mi sembra ci siano molti più elementi qui che nel caso Nemtsov, che occupa i nostri media, oltre che ci riguarda veramente da vicino.
    Di queste vicende, ne avete sentito parlare ampiamente nei nostri media?
    Panebianco, nello specifico, cosa dice in merito?
  • geopardy

    A quanto pare, neanche su CDC si è pubblicato niente in merito.

  • amaryllide

    come sempre perfetto CHiesa, cui rimprovero solo di contribuire all’arricchimento di quel russofobo patologico di Travaglio (direttore del Fatto) mantenendo il suo blog su quel "giornale".
    Visto che siti per esprimere le sue idee ce li ha già (Megachip e Pandora.tv), perchè regalare clic (e soldi) a uno che è talmente russofobo da aver appaltato la propaganda a gente come Coen e l’amica dei nazi di Pravi Sektor Zunini?
    Chiesa sta oggettivamente contribuendo a pagare lo stipendio a quei due "giornalisti" e ai loro pezzi degnissimi della stampa fascista durante la guerra per russofobia patologica.

  • Tanita

    Bravo.

  • Tanita

    Ah Ah!!! 🙂 🙂

  • egenna

    Panebianco=Press-tituto

  • makkia

    Quindi c’è o non c’è analogia?

  • makkia

    Eh no! Fede ha accumulato tanti Punti Fedeltà da avere gratis la scopa elettrica, la trapunta millefiori e la macchina del pane(bianco).

    Non confondiamo i banali leccaculi coi veri professionisti che sanno fare il pigiama di saliva ai loro padroni.

  • makkia

    Sì, ma ha anche molta più visibilità sul Fatto (più click, appunto).

    Se volessi divulgare il più possibile le mie idee, scriverei persino su Repubblica.

    … oddio… repubbllUURGLGL… ptuah… sì, ma è per la causa… per cui anche repuUUUHRHGHHL… repRHLGLGL… rUAAARGL…

    … [PANT] OK, lì no.

  • geopardy

    AhAhahaH!