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RINAZIONALIZZARE LE PENSIONI CONVIENE

DI SERGIO CESARATTO
ilmanifesto.it

Non c’è due senza tre. Dopo Argentina e Ungheria anche la Polonia governata da un liberista ha rinazionalizzato il sistema pensionistico.

Il governo di Varsavia ha obbligato i fondi pensione a trasferire forzatamente gli investimenti in titoli di stato del valore di 37 miliardi di dollari nelle mani del Tesoro, diminuendo di botto il debito pubblico di un valore pari all’8% del Pil. Con la debacle del sistema cileno di qualche anno fa – che però è una storia un po’ diversa – la disfatta dell’offensiva contro la previdenza pubblica guidata una ventina d’anni fa dalla World Bank è completa. E pour cause. Quello che i primi tre paesi fecero fu semplicemente trasferire la gestione del sistema pensionistico pubblico ai privati sicché, mentre il sistema restava fondamentalmente il medesimo, i costi di gestione si accrescevano per la minore efficienza della gestione privata e dei profitti che questa intende lucrare. Per capire facciamo un passo indietro. Semplicissimo.

Nel sistema pensionistico pubblico gli enti mutualistici (come l’Inps) prelevano i contributi dei lavoratori (supponiamo 100 euro) e ne restituiscono altrettanti ai pensionati correnti (diciamo 98, con 2 euro che sono i costi di gestione del sistema pubblico che è molto più efficiente del sistema privato). I lavoratori sono consenzienti perché contribuendo oggi acquisiscono il diritto alla pensione da anziani.

Con le privatizzazioni, invece, gli stessi 100 euro dell’esempio venivano devoluti a fondi pensione i quali li investivano nel mercato finanziario. La promessa era che le pensioni future non sarebbero state più erogate dallo stato, bensì dal riscatto dei fondi investiti incluso il rendimento realizzato. Ma è proprio così? Intanto gli enti mutualistici come fanno a pagare le pensioni correnti una volta che vengano meno i contributi (se questi vanno ai fondi pensione)? Ciò che accade è che il Tesoro emette titoli di stato (per 100 euro) per pagare le pensioni correnti. E chi li compra? Gli stessi fondi pensione coi contributi dei lavoratori. Insomma, prima della riforma i lavoratori davano 100 allo stato e questo ci pagava le pensioni. Ora danno 100 ai fondi pensione che ci acquistano 100 titoli di stato con cui quest’ultimo ci paga le pensioni. È cambiato qualcosa? Nella sostanza no: i 100 di contributi servono sempre a pagare le pensioni correnti – com’è nella logica di qualunque sistema pensionistico in cui chi lavora sostiene gli anziani – solo che fanno un giro più tortuoso. E in questo giro c’è chi ci perde e chi ci guadagna.

Lo stato deve pagare degli interessi sui titoli che emette. Per esempio, a un tasso del 5% per erogare 100 euro di pensioni deve pagare 5 euro di interessi all’anno su 100 di titoli emessi. E chi si intasca gli interessi? Supponiamo che i gestori dei fondi attribuiscano il rendimento dei titoli ai lavoratori, è questo un guadagno netto per loro? No, perché nella veste di lavoratori o di pensionati (e nella vita capitano entrambi i ruoli) lo stato chiederà loro 5 euro di imposte di più all’anno. Inoltre è molto probabile che dei 100 euro di contributi investiti in titoli di stato, i fondi pensione ne restituiscano ai lavoratori quando andranno in pensione solo, diciamo, 80 o 90, per le spese di gestione, marketing e profitti. C’è solo un vincitore, i fondi pensione che fanno la cresta.

Questi fatti erano chiarissimi già a fine anni ’90 a economisti come Stiglitz e altri. Meno chiari erano a presunti tecnici nostrani, Elsa Fornero in testa, una studiosa vicina a potenti interessi finanziari (ma incompresi anche da esperti di pensioni vicini alla sinistra radicale).

Gli economisti della World Bank, la principale paladina delle riforme, non erano così sciocchi da non vedere che si trattava di un gioco delle tre carte. Ma avevano un argomento di riserva. Con la riforma il debito pubblico cresce perché, come s’è visto, lo stato si indebita per pagare le pensioni correnti. Ma nella logica del tanto peggio tanto meglio della World Bank, ciò avrebbe aperto la strada a ridurre altre voci della spesa sociale.

«Il fatto eclatante – nota uno sconcertato Vittorio Da Rold su Il Sole del 6/9 – è che i fondi pensione non saranno minimamente risarciti». Ma il giornalista si dà da sé la ragione: il governo polacco ritiene, infatti, «che i bond siano stati acquistati con i contributi dei dipendenti che altrimenti sarebbero andati al governo». Lo stato cioè si riprende titoli che appartengono ai lavoratori, e li cancella dal proprio debito, garantendo a questi ultimi le pensioni future, probabilmente più certe ed elevate, visto che chi ci rimette sono solo i fondi pensione che dovranno smettere di fare la cresta alle spalle di stato, lavoratori e pensionati.

Sergio Cesaratto
Fonte: www.ilmanifesto.it
10.09.2013

Pubblicato da Davide

  • polidoro

    Ecco: definire Elsa Fornero una “studiosa” mi sembra una esagerazione.

    Si: grande esagerazione

  • glab

    dal dizionario, studioso/a:
    chi si dedica allo studio di una determinata disciplina

    se non si specifica la disciplina in oggetto ne può conseguire che occorre ammettere che è stata una studiosa sicuramente in una disciplina.

  • Georgejefferson

    Pomeriggio del 15 novembre 2012, WorldPensionSummit ad Amsterdam, la conferenza che riunisce i colossi mondiali delle pensioni private, gente con interessi finanziari per 1.925 miliardi di dollari, millenovecentoventicinque miliardi. Cioè: solo in quella sala erano presenti una decina di gruppi privati con interessi quasi pari all’intero Prodotto Interno Lordo italiano. Sono quelli che aspettano a bocca spalancata come lo squalo bianco sotto la barca, che la barca affondi, l’Inps. Sulla barca ci siete voi, vogliono i vostri soldi, la vostra pensione, i contributi di chi lavora. E voi, torturati dalla Fornero e da quelli che a lei seguiranno, glieli darete, farete le pensioni integrative costretti a mazzate, e loro ci speculeranno sopra cifre inimmaginabili. Poi, quando uno o cento di questi gruppi esploderanno come accaduto negli USA nel 2007, milioni di voi perderanno la pensione per sempre. Ma chissenefrega, voi siete la gente, quelli che non contano.

    Ok, è il pomeriggio del 15 novembre, al WorldPensionSummit prende la parola Elsa Fornero e dice che

    “”””””I cambiamenti portati dalla riforma delle pensioni del governo Monti erano necessari per compiacere i mercati finanziari, altrimenti i mercati avrebbero devastato l’Italia.””””””

    Fermi, fate un lungo respiro, per favore. La capite la gravità di questa cosa detta e firmato da un Ministro della Repubblica?

    Un Ministro di un Paese, che risponde allo Stato, alla Costituzione, e al popolo sovrano, il cui dovere costituzionalmente sancito è l’interesse pubblico nello Stato, ha fatto una riforma delle pensioni per compiacere le banche, le assicurazioni, i fondi monetari, gli hedge funds, cioè i gruppi privati di speculatori dediti al profitto che, altrimenti, ci avrebbero distrutti, distrutto l’intero Paese.

    Un Ministro di un Paese, che risponde allo Stato, alla Costituzione, e al popolo sovrano, il cui dovere costituzionalmente sancito è l’interesse pubblico nello Stato, NON HA FATTO un riforma delle pensioni per motivi legati all’interesse del popolo sovrano. Non è vero che la riforma Fornero è la cura economica giusta per l’Italia. Poteva essere l’abolizione nazionale del diritto di allattare i figli, non importa un accidenti, ma se la ordinavano i mercati il Ministro della Salute era costretto a sancirla.
    Viviamo in un golpe finanziario. Lo Stato non esiste più, Monti e la Fornero lavorano per i mercati violando la Costituzione. Il presidente Napolitano è in coma. In centinaia di procure italiane sono state depositate denunce di cittadini esattamente su questo. Esiste un giudice degno in questo Paese? Apra un fascicolo d’inchiesta, altrimenti Silvio Berlusconi aveva ragione. Magistrati siete servi di chi?

    Paolo Barnard
    Fonte: http://paolobarnard.info

    Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=504

  • rebel69

    Concordo.Per varare la riforma che ha escogitato,lei o chi per lei,avrà ricevuto dei lauti guadagni.Quindi la definizione esatta non è nemmeno ignorante(chi ignora le cose invece che studiarle)ma venduta.

  • rebel69

    Fornero.Personaggio con totale mancanza di empatia.Ci vuole del coraggio per fregare il futuro a milioni di lavoratori futuri pensionati.Riusciremo mai a vedere certi personaggi,non dico giustiziati con una pallottola in testa,ma almeno 30 anni in un carcere a fare lavori forzati?

  • Tao

    Il governo del Paese dell’Est Europa ha deciso di nazionalizzare la previdenza integrativa, copiando Argentina e Ungheria, per ridurre 8 punti il debito pubblico e portarlo al di sotto del 50% del Pil. Ma in Italia l’operazione varrebbe solo l’1% del debito.

    Lo Stato potrebbe far cassa con le pensioni. In Polonia è già accaduto: il governo ha deciso di nazionalizzare la previdenza integrativa, sulla scia di provvedimenti attuati in altri Paesi come l’Argentina e l’Ungheria, per ridurre 8 punti il debito pubblico e portarlo al di sotto del 50% del Pil. In sostanza, il patrimonio dei fondi pensione polacchi investito in obbligazioni di Stato finirà nelle casse pubbliche.

    Un’operazione di finanza creativa che sembra un esproprio e di cui, almeno per il momento, in Italia non si parla nemmeno come ipotesi, anche perché nel nostro Paese il risparmio, compreso quello previdenziale, è protetto dalla Costituzione. Però a far tremare basta il ricordo di quanto accadde nel 1992, quando quando il governo Amato, in un Paese sull’orlo del crac, non si fece scrupolo a prelevare in maniera forzosa il 6 per mille dei conti correnti delle famiglie, in barba a qualsiasi principio costituzionale a difesa dei risparmiatori.

    In favore dei contribuenti c’è il fatto che in rapporto al nostro debito pubblico il patrimonio della previdenza complementare italiana è assai limitato, un tesoretto di poco superiore a 76 miliardi di euro, pari a circa il 5% del Pil di cui appena 23 miliardi sono investiti in titoli di Stato del nostro Paese. Il che significa che da un’operazione simile a quella polacca il governo ricaverebbe una riduzione del debito di appena l’1%, troppo poco per rischiare una rivolta sociale.

    Fonte: ww.cadoinpiedi.it
    Link: http://www.cadoinpiedi.it/2013/09/09/pensioni_e_se_letta_copiasse_la_polonia.html
    10.09.2013

  • ilsanto

    Sulle pensioni si possono dire tante cose in un senso o nell’altro, possiamo ricordare errori e favoritismi, ingiustizie e sopprusi. La mia idea è che la cosa migliore e più semplice è eliminarle ! Non devono essere ne lo Stato ne le finanziarie ne i sindacati ne il datore di lavoro a gestire i MIEI soldi, voglio gestirmeli IO , così, tanto per cominciare, non ci sono spese amministrative ne dello stato ne delle finanziarie, ne ci sono intrallazzi vari come il buco del fondo dirigenti accollato all’INPS o i contributi non pagati dallo stato. Stessa solfa per il TFR perchè mai devo lasciarlo nella ditta dove lavoro che magari fallisce o in un fondo deciso da qualcuno che non rende una fava ? Ma la risposta che più mi ha colpito è stata di un impiegato “Meno male che li prende lo stato altrimenti io li avrei spesi” ecco come ci hanno ridotto “ci fanno pure un favore”!!!!!