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RIFORME O RIVOLUZIONE

DI CHRIS HEDGES

truthdig.com

Nella notte del 15 gennaio 1919, un gruppo di Freikorps – milizie formate frettolosamente e per la maggior parte da veterani dell’ala destra della prima guerra mondiale – scortarono una Rosa Luxemburg piccola, cinquantenne leggermente zoppicante, all’Eden Hotel di Berlino, il quartier generale delle guardie di cavalleria armata.

“Sei Frau Rosa Luxemburg?” domandò il capitano Waldemar Pabst quando arrivò nel suo ufficio al piano di sopra.

“Decidilo tu” rispose lei.

“Stando alla foto, devi essere tu” disse.

“Se così dici”, disse lei dolcemente.

Pabst le disse che sarebbe stata portata alla prigione di Moabit. Lungo la via fuori dall’hotel, una folla in attesa, che aveva urlato insulti come “puttana” al momento del suo arrivo dopo l’arresto, la fischiò e le sputò addosso. Un soldato, Otto Runge, pagò presumibilmente 50 marchi per essere il primo a colpirla. Gridando “non ne uscirà viva”, le sbatté il cane del fucile dietro la testa. La Luxemburg crollò. Del sangue uscì dal naso e dalla bocca. Runge la colpì una seconda volta. Qualcuno disse “E’ abbastanza”. I soldati la trascinarono verso una macchina in attesa. Una delle sue scarpe venne lasciata indietro. Un soldato la colpì di nuovo. Come la macchina accelerò, il tenente Kurt Vogel le sparò alla testa. I soldati gettarono il suo corpo nel canale di Landwher.

Karl Leibknecht, che aveva convinto una riluttante Luxemburg a prender parte a una rivolta che lei sapeva quasi certamente condannata, era stato giustiziato poco prima.
La rivolta Spartachista venne schiacciata, fu la nascita del fascismo tedesco.

Gli assassini, come la polizia che uccise persone di colore disarmate nella strade delle città americane, furono portati in giudizio – in questo caso, davanti a una corte militare – che emise timidi reprimenda. Lo stato non ebbe alcuna intenzione di punire gli assassini. Avevano fatto ciò che lo stato aveva richiesto.

Il Partito Socialdemocratico Tedesco (Social Democratic Party of Germany ) al comando creò le Freikorps, che divennero l’antecedente del Partito Nazista. Il partito ordinò alle milizie e ai militari di schiacciare la resistenza quando sentì minacciato dalla sinistra. L’omicidio della Luxemburg illustrò la lealtà finale delle elites liberali in una società capitalista: quando vennero minacciate dalla sinistra, quando la faccia del socialismo si mostrò nelle strade, le elites avrebbero – e avranno – concluso delle alleanze con gli elementi più retrogradi della società, includendo i fascisti, per schiacciare le aspirazioni della working class.

Il liberalismo, che la Luxemburg chiamava col suo nome più appropriato – “opportunismo” – è una componente integrante del capitalismo. Quando la cittadinanza cresce caparbia, il liberalismo si ammorbidisce e disprezza gli eccessi del capitalismo. Ma il capitalismo, argomentava la Luxemburg, è un nemico che non può mai essere placato. Le riforme liberali vengono utilizzate per ostacolare il crescere della resistenza e dopo, quando la situazione migliora lentamente, vengono revocate lungo l’inevitabile strada della schiavitù capitalista. L’ultimo secolo di lotte dei lavoratori negli Stati Uniti offre argomenti di studio a testimonianza delle osservazioni della Luxemburg.

Il sistema politico, culturale e giuridico in uno stato capitalista è centrato attorno alla protezione della proprietà privata. E, come aveva evidenziato Adam Smith, quando un governo civile “viene istituito per la sicurezza della proprietà, è in realtà istituito per la difesa dei ricchi contro i poveri, o di quelli che hanno delle proprietà contro quelli che non ne hanno”. Il sistema capitalista è manipolato da principio. E questo rende le idee di Rosa Luxemburg estremamente pertinenti in un momento in cui il capitale sociale, libero da tutte le costrizioni, riconfigura la nostra economia globale, inclusi gli Stati Uniti, in una spietata forma di neofeudalesimo.

La schiavitù della paga e dell’impiego non sono determinate dalla legge, ma dagli imperativi del mercato. Il mercato costringe i lavoratori a inginocchiarsi ai dettami del profitto globale. Questo imperativo non potrà mai essere corretto da riforme legali o legislative.

La democrazia, in questo stadio avanzato del capitalismo, è stata sostituita con un sistema di corruzione legalizzata. Tutte le branche del governo, incluse le corti, e proseguendo con il sistema dell’intrattenimento e delle news, sono sussidiarie completamente in possesso dello stato corporativo. Le politiche elettorali sono degli elaborati spettacoli di burattini. Wall Street e i militaristi, che si tratti di Trump o della Clinton, vincono.

“L’accumulazione capitalista richiede per il suo movimento di essere attorniata da aree non capitaliste”, scriveva la Luxemburg. E il capitalismo “può continuare solo finché viene tenuto in vita da un tale ambiente”. Il capitalismo scandaglia il globo per sfruttare lavoratori disorganizzati e a buon mercato e per depredare le risorse naturali. Silenzia o rovescia le elites locali. Frena le possibilità del mondo in via di sviluppo di diventare auto – sufficiente.

Nel frattempo, i lavoratori del mondo industrializzato, privati di lavori ben pagati, benefits e protezioni legali, sono spinti verso la schiavitù del debito, costretti a prendere in prestito per sopravvivere, e questo presto arricchisce gli speculatori globali.

Un’economia basata sul credito, prevedeva la Luxemburg, trasforma una serie regolare di piccole crisi economiche in una serie irregolare di grandi crisi economiche – vedi i due maggiori colpi inferti all’economia degli Stati Uniti nella prima parte del 21esimo secolo – il collasso dei dot – com del 2000 e la caduta globale del 2008. E siamo presto vicini ad un’altra crisi. Il risultato finale, sia in casa che all’estero, è la servitù della gleba.

La Luxemburg, su un altro punto, importante per coloro che vogliono rimontare durante un singolo ciclo elettivo, vedeva le campagne elettorali, similmente all’organizzazione sindacale, come dei processi di educazione delle persone riguardo la natura del capitalismo. Queste attività, separate dalla “coscienza rivoluzionaria” – il traguardo finale nella sconfitta del capitalismo – erano, sosteneva, un “lavoro di Sisifo”.

Noi, che cerchiamo di costruire un terzo polo di movimenti radicali dobbiamo capire che non si tratta di ottenere il potere adesso. Si tratta di ottenere il potere, nella migliore delle ipotesi, tra dieci anni. Le rivoluzioni, ricorda la Luxemburg, richiedono tempo.

In una comprensione che elude molti dei supporters di Bernie Sanders, la Luxemburg afferrò che il socilalismo e l’imperialismo sono incompatibili. L’imperialismo, lei comprese, non solo rafforza l’industria della guerra e arricchisce i commercianti d’armi e i capitalisti globali. E’ accompagnato da una ideologia velenosa – quella che il sociologo Dwight Macdonald ha chiamato la “psicosi della guerra permanente” – che rende il socialismo impossibile.

La nazione, nel nome della sicurezza sociale, domanda l’eradicazione delle libertà civili. Definisce il dissenso tradimento. Crea un sistema centralizzato di potere che infine – come è successo negli Stati Uniti – serve i voleri dell’impero piuttosto che la democrazia.
La Democrazia diventa farsa, o nel nostro caso, un reality show pacchi
ano fino ad arrivare ai due più impopolari candidati presidenti della storia d’America. La società decade in ciò che Karl Marx chiamava “cretinismo parlamentare” o in quello che il teorico politico Sheldon Wolin definiva “totaliarismo invertito”. La Democrazia è una facciata, è apparenza.

Il capitalismo è governato da due dettami di ferro – massimizzare il profitto e ridurre i costi del lavoro. E come il capitalismo avanza e consolida il suo potere in un mondo dove le risorse stanno diventando sempre più scarse e la meccanizzazione sempre più sofisticata, il costo del guadagno della componente umana e ambientale aumenta.

“Lo sfruttamento della classe lavoratrice come processo economico non può essere abolito o ammorbidito attraverso le leggi nel contesto di una società borghese”, scriveva la Luxemburg.
La riforma sociale, diceva “non costituisce un’ invasione nello sfruttamento capitalistico, ma una regolazione, un ordinare questa spoliazione nell’interesse della stessa società capitalistica”.

Il capitalismo è nemico della democrazia. Nega ai lavoratori il diritto di controllare i mezzi di produzione o di decidere come spendere il guadagno derivante dal loro lavoro. I lavoratori americani – di destra e sinistra in egual modo – non supportano gli accordi di commercio/scambio. Non supportano i salvataggi federali delle grandi banche e delle società finanziarie. Non abbracciano i salari astronomici degli amministratori delegati e la stagnazione delle loro paghe. Ma i lavoratori non contano. E più i lavoratori e le lavoratrici si affannano per essere ascoltati, più dure e più violente si fanno le forme di controllo impiegate dallo stato corporativo.

La Luxemburg inoltre capì qualcosa che eluse Vladimir Lenin. Il nazionalismo – che la Luxembur chiamava “piccolo vuoto parlare borghese e inganno” – è un male. Disconnette la classe lavoratrice da una nazione all’altra – uno dei primi obiettivi della classe capitalista.

Come i partiti di destra e sinistra – nel nostro caso, i Democratici corporativi e i Repubblicani corporativi – tendono ad essere più patriottici e sposare la linea dura, divinizzano i militari e gli organi di sicurezza interna. Revocano le libertà civili di base nel nome della sicurezza nazionale, della legge e dell’ordine. Questo processo prepara parte della popolazione, come vediamo nei raduni di Trump, al fascismo.

Il nazionalismo, avvisava la Luxemburg, è sempre uno strumento utilizzato per tradire la classe lavoratrice. E’, scriveva, “uno strumento della classe politica controrivoluzionaria”. Libera potenti forme di indottrinamento.

Come il contagio del nazionalismo esplose allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, i partiti liberali europei, incluso il Partito Socialdemocratico Tedesco, rapidamente si arresero ai nazionalisti dell’ala destra nel nome della terra d’origine nonostante i molti precedenti anni di retorica contro la guerra. La Luxemburg vide questo tradimento come l’evidenza della fondamentale corruzione morale e politica della classe dirigente liberale in una società capitalista.

Dal momento in cui la guerra finì, 11 milioni di soldati da tutte le parti, la maggior parte lavoratori, erano morti. I capitalisti, arricchitisi grazie alle carneficine, non avevano niente da temere ora dalla classe lavoratrice. Li avevano rimpinzati di fucili.

La Luxemburg diffidava della disciplinata, rivoluzionaria elite d’avanguardia di Lenin. Criticò il terrore come arma rivoluzionaria. Mise in guardia sul fatto che i movimenti rivoluzionari che non erano democratici diventano velocemente dispotici. Capì le dinamiche peculiari della rivoluzione.
Scrisse che in un momento di fermenti rivoluzionari, “E’ estremamente difficile per qualsiasi organo direttivo del movimento proletario anticipare e calcolare quali occasioni e fattori possano portare ad esplosioni e quali non portino a niente”. Quelli che erano rigidamente legati ad un ideologia o che credevano di poter modellare gli eventi con la forza, erano storpiati da una “concezione rigida, meccanica, burocratica”.

Le rivoluzioni, per la Luxemburg, erano il prodotto della lotta delle masse tanto quanto dei loro istigatori. Lei sapeva che la rivoluzione era un’entità “vivente”. “Non si formava al di sopra”, ma dalla “coscienza delle masse”. E per costruire questa coscienza ci vollero anni. Un rivoluzionario deve rispondere a stati d’animo e sentimenti imprevedibili che definiscono qualsiasi rivolta, fino alle inaspettate risposte di una popolazione in rivolta.

Lenin, per raggiungere il poter durante la rivoluzione del 1917, fu costretto a seguire il suo consiglio, abbandonando molte delle sue idee più dottrinarie per rispondere alla forza vivente incarnata dalla Rivoluzione Russa. “Lenin”, scrive Robert Looker, “era un luxemburgista nonostante se stesso”.

Una popolazione in ultimo si solleva contro un sistema in decadenza non grazie alla coscienza rivoluzionaria, ma perché, come la Luxemburg sottolineava, non ha altre scelte. E’ l’ottusità dei vecchi regimi, non il lavoro dei rivoluzionari che accende la rivoluzione. E, come lei evidenziò, tutte le rivoluzioni sono in un certo senso fallimenti, eventi che cominciano da, piuttosto che culminare in, un processo di trasformazione sociale.

“Non c’era alcun piano predeterminato, nessuna azione organizzata, perché gli appelli del partito avrebbero potuto scarsamente tenere il passo con lo spontaneo sollevarsi delle masse”, scrisse della rivolta in Russia del 1905. “Chi è alla guida ha poco tempo per formulare la parole d’ordine della folla presa dall’impeto”.

“Le rivoluzioni”, continuava, “non possono avvenire a comando. E non è solamente questo il compito di un partito. Il nostro dovere e solo e in qualsiasi momento di parlar chiaro senza paura o tentennamenti; è questo, preservare chiaramente prima delle masse i loro compiti nel giusto momento storico, e proclamare il programma politico di azione e gli slogan che risultano dalla situazione. La preoccupazione sul come e quando il movimento rivoluzionario di massa prenderà piede assieme a loro va lasciata fiduciosamente alla storia. Nonostante il socialismo possa in principio apparire come una voce che urla nel deserto, questo gli fornisce una posizione morale e politica i cui frutti più tardi, allo scoccare dell’ora dello storico compimento, verranno raccolti con variegato interesse.

Ho coperto diverse sollevazioni e rivoluzioni attorno al globo – le insurrezioni in America Centrale negli anni ’80, due rivoluzioni palestinesi, le rivoluzioni del 1989 nella Germania dell’Est, in Cecoslovacchia e Romania, le dimostrazioni di strada che portarono alla caduta di Slobodan Milosevic in Serbia. La comprensione della Luxemburg sulla natura autonoma della rivolta è corretta. Un comitato centrale, come quello dei Bolscevichi di Lenin, dato che è senza pietà, segreto, molto disciplinato, è capace di guidare una controrivoluzione per prendere il potere e distruggere le aspirazioni democratiche dei lavoratori. Ma tali organizzazioni non sono il motore primo della rivoluzione. Le sporcizie della democrazia, con tutte le loro paralisi e i loro rovesci, rendono le rivoluzioni vive e vibranti. Questo protegge la popolazione dagli abusi del potere centralizzato.

“Senza elezioni generali, senza la libertà di stampa, libertà di parola, libertà di radunarsi in assemblee, senza la libera battaglia d’opinione, la vita deperisce in ogni istituzione pubblica, diventa una caricatura di se stessa, e la burocrazia emerge come unico fattore decisionale&rdquo
;, diceva la Luxemburg.

Le conseguenze di non attuare una rivoluzione contro il corporativismo sono catastrofiche. Questo rende Rosa Luxemburg vitale. Ci avvisa che durante una crisi, le elites liberali diventano il nostro nemico. Ci mette in guardia contro il terrore e la violenza gratuiti. Ci sollecita a mantenere aperte le strutture democratiche per assicurarci che il potere rimanga nelle mani delle persone. Mantiene la nostra concentrazione sull’estrema ferocia del capitalismo. Comprende il pericolo dell’imperialismo. E ci ricorda che tutti quelli tra noi impegnati nella causa socialista, di costruire un mondo migliore, soprattutto per gli oppressi, devono abbracciare velocemente questo imperativo morale. Se ci compromettiamo, lei lo sa, cancelliamo la speranza.

Chris Hedges ha trascorso quasi due decenni come corrispondente estero in America Centrale, Medio Oriente, Africa e nei Balcani. Ha riportato da più di 50 paesi e ha lavorato per The Christian Science Monitor, National Public Radio, il Dallas Morning News e il New York Times, di cui è stato corrispondente estero per 15 anni.

Fonte: http://www.truthdig.com

Link: http://www.truthdig.com/report/item/reform_or_revolution_20160522

22.05.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da DESASTRADO

Pubblicato da Davide

  • Fischio

    Si sta alzando il livello di discussione: bene, bene ,bene…

    "Quel che importa è distinguere nella politica dei bolscevichi l’essenziale dall’accessorio, la sostanza dall’accidente. A questo riguardo Lenin e Trotsky con i loro amici sono stati i primi che hanno dato l’esempio al proletariato mondiale e sino ad ora sono stati gli unici che possono gridare con Hutten: "Io l’ho osato". Questo è l’elemento essenziale e duraturo della politica bolscevica. In questo senso resta loro immortale merito storico d’aver marciato alla testa del proletariato internazionale, conquistando il potere politico, e ponendo praticamente il problema della realizzazione del socialismo, come di aver dato un potente impulso alla resa dei conti fra il capitale e il lavoro nel mondo. In Russia il problema poteva essere soltanto posto. Non poteva essere risolto in Russia. Ed è in questo senso che l’avvenire appartiene dappertutto al "bolscevismo". (Rosa Luxemburg, 1918)
    "Il problema della realizzazione del socialismo" poteva essere soltanto "posto in Russia, non risolto in Russia" : queste parole della Luxemburg corrispondevano perfettamente alla visione di Lenin e di Trotsky, e dell’intero marxismo rivoluzionario internazionale. La futura teoria staliniana del "socialismo in un solo Paese" non poteva essere ad esse più estranea.
    Ma…la memoria storica è ricostruita dai vincitori, anche all’interno del movimento operaio. A tal punto da far credere che Marx, Lenin, Trotsky, Rosa Luxemburg, Gramsci fossero sullo stesso piano del famigerato Stalin…
    Vogliamo darci da fare o aspettiamo passivamente la catastrofe?     

  • PietroGE

    Un articolo che tenta, senza riuscirci, di riscaldare per il lettore la vecchia e stantìa minestra del comunismo. Inutile far notare  che manca un elenco dei "grandiosi risultati" ottenuti dalla messa in pratica di questa ideologia : 100 milioni di morti in tutto il mondo, Paesi che erano ricchissimi di materie prime oppure che avevano una notevole tradizione industriale e manufatturiera (come quelli del Centro Europa) ridotti in due generazioni a Paesi da terzo mondo. La DDR, quando è implosa aveva riserve valutarie solo per qualche mese.

    Con una simile bacheca piena di "medaglie e di successi" uno si aspetterebbe un minimo di autocritica. E invece no!
    Neanche un accenno di critica alla finanziarizzazione dell’economia portata avanti dagli "internazionalisti" e dalle loro lobby che decidono la politica americana, alla faccia della democrazia.

    Anhe i riferimenti storici non sono un gran ché. La Luxemburg si oppose al trattato di pace di Brest-Litowsk (alla faccia del pacifismo proletario) e salutò il colpo di stato chiamato rivoluzione d’Ottobe in Russia, la prima "rivoluzione" colorata (di rosso) della storia.

  • Leo_Pistone

    E basta con questa storia dei milioni di morti fatti dal comunismo.

    Facendo al riguardo cifre che non solo non sono suffragate da prove certe, ma che lievita a ogni occasione, dato che è passata dai venti milioni di cui parlava il berlusca dei suoi tempi d’oro, quelli delle sue campagne di delegittimazione di tutto ciò che non fosse sfrontatamente liberista, ai 100 attuali.
    Senza contare che quella stessa cifra l’ha fatta una sola delle guerre combattute nel e dal mondo occidentale, guerre che nel movente e nello scopo capitalistico hanno per eccellenza e antonomasia l’unica e sola ragione di essere.
    Dunque se mettessimo assieme le vittime di tutte le guerre combattute in nome e a favore del capitale, otterremmo da un lato una cifra enormemente superiore, e stavolta ben comprovata, rispetto alle cifre di fantasia attribuite alle pretese vittime del comunismo. Mentre dall’altro dovremmo sempre tenere a mente che le vittime di tali guerre sono quasi solo lavoratori e comunque persone appartenenti alle classi subalterne, dato che il capitale e la borghesia dichiarano le guerre per poi, nella loro viltà, mandare a combatterle e a morire per esse, gli antagonisti di classe.
    Al numero delle vittime delle guerre del capitalismo vanno poi aggiunte le ancora più numerose vittime del capitalismo in quello che si definisce falsamente tempo di pace, ovverosia i milioni di morti, mutilati, invalidi, suicidati ed esclusi a vario titolo creati dal processo capitalistico di spossessamento della ricchezza delle classi subalterne e trasferimento a quelle dominanti. 
    Un capitolo a parte poi, è meritato dalla mortalità infantile e da quella in età immatura, che ha la vera e sola causa nelle condizioni di vita disumane pretese dal capitale per le classi subalterne e vero e proprio simbolo della sua crudeltà e barbarie.
    Un altro capitolo riguarda le vittime, numerosissime ma sempre calcolate per enorme difetto del degrado ambientale e dell’adulterazione delle materie prime per alimentazione, figli anch’essi della barbarie capitalista, che a scopo di arricchimento di una minoranza si spinge appunto a devastare persino il luogo in cui vive e le sostanze necessarie per la propria sopravvivenza.
    Senza contare, infine, che le eventuali vittime del comunismo per forza di cose sono in massima parte composte da persone che pretendevano di arricchirsi mediante la riduzione in povertà dei propri simili, senza distinzione tra vecchi, donne e bambini, fino a portarli allo sfinimento e alla morte mediante tutto quanto appena descritto. Chiunque abbia del buon senso, e soprattutto la volontà di applicarlo, non potrà che convenire che le vittime create nell’ambito degli sfruttatori dei propri simili e quelle di cui invece si è procurata la morte proprio in funzione dello sviluppo dell’efficienza del sistema capitalistico, che proprio per quanto detto rappresenta il male assoluto, non potranno mai essere messe sullo stesso piano.
    Anche se, appunto, la vulgata capitalista e i suoi servi più o meno consci, nella semplificazione ad essi necessaria per giustificare le proprie posizioni pretendono da sempre di imporre l’argomentazione falsa e pretestuosa che le vittime dell’una e dell’altra parte abbiano pari rilievo.
  • Georgejefferson

    Critiche di parte marxista olocausto rosso:

    https://it.wikipedia.org/wiki/Olocausto_rosso#Critiche_di_parte_marxista
    Secondo i critici marxisti, ma anche secondo alcuni socialisti, di questa teoria (tra cui Noam Chomsky, Maurice Cury, Jean Suret-Canal, Jacques Jurquet e Pierre Durand), si tratterebbe di una forma di propaganda che mette insieme realtà completamente diverse al fine di screditare l’anticapitalismo in sé, l’intera storia umana è storia di violenza e di conquiste allo stesso tempo, quindi tutte le ideologie e fasi storiche sono macchiate da crimini contro l’umanità: i 100 milioni di morti attribuiti dal Libro nero al comunismo come sistema economico e politico (da taluni ritenuta una cifra esagerata e frutto di propaganda anticomunista), andrebbero suddivisi paese per paese, per fase storica e singoli uomini politici, oltre che distinguere tra morti involontari e provocati; mettendo insieme le cifre, i morti causati da ciascuna ideologia nelle loro forme estreme, come il capitalismo e il colonialismo, o lo schiavismo antico, risultano – per ciascuna di esse – molto superiori ai morti che avrebbe provocato il comunismo in sé, o almeno altrettanti: pur non considerando il capitalismo come unica ideologia, si contano, secondo Il libro nero del capitalismo, circa 102 milioni di morti nel solo XX secolo e inizio XXI secolo (dalle guerreimperialiste a quelle petrolifere, fino alle crisi economiche generate dalla speculazione finanziaria, come nel 1929 e nel 2008), che supererebbero i 210 milioni contando ilcolonialismo e il genocidio dei nativi americani compiuti per il possesso di terre e risorse dal XVI al XIX secolo. La definizione di capitalismo data da questi critici di area marxista comprenderebbe anche lo schiavismo antico, il feudalesimo e il colonialismo, e abbraccerebbe l’intera storia dell’uomo, diversamente dal capitalismo propriamente detto sviluppatosi con le rivoluzioni industriali Per questo, secondo i critici di area marxista, non ha senso parlare di olocausto rosso, inserendo i morti per malattia e carestie, se non si considerano le vittime totali del sistema capitalistico, e questo, secondo i suddetti critici marxisti, non invaliderebbe quindi gli assunti dell’ideologia comunista. Inoltre, attribuire, secondo la tesi critica, agli ideologi comunisti come Karl Marx queste vittime, a un leader comunista come ad esempio Lenin la responsabilità di tutte le vittime, anche indirette (come le carestie e le guerre civili), del proprio periodo o al socialismo tutti i regimi del cosiddetto socialismo reale, sempre secondo gli storici critici della teoria, sarebbe come attribuire a Cristo tutti i morti causati dalla Chiesa cattolica con crociate, inquisizione e campagne di conversione forzata, all’intero sistema europeo occidentale condannato in toto (eliminandone gli aspetti positivi) la responsabilità dell’Olocausto degli ebrei, delle guerre colonialiste o imperialiste (come la prima e la seconda guerra mondiale, contando anche il ruolo dell’industria degli armamenti), ai Padri Fondatori statunitensi lo sterminio dei nativi americani e la guerra del Vietnam o i morti sul lavoro degli ultimi secoli a un solo politico liberista. Parlando poi delle vittime dei regimi collegati (dittature militari, fascismo e nazismo) si evincerebbe che quindi gli stermini non siano colpa intrinseca all’ideologia comunista, ma ad errori umani comuni ad ogni forma di stato (vedere Il libro nero del capitalismo) e che ovunque si possono verificare, o che i campi di prigionia comunisti non fossero esplicitamente (fatta eccezione per i killing fields cambogiani) atti a sterminare, come furono invece i lager, che
    sarebbero un
     unicum moralmente peggiore nella storia umana moderna.I sostenitori della teoria dell’olocausto rosso ribattono che il capitalismo non è un’ideologia, e il paragone non sarebbe possibile. Tra i critici si ricordano studiosi di area marxista (Domenico Losurdo, Ludo Martens, Giorgio Galli, ecc.) che affermano che i "100 milioni morti del comunismo" furono molti meno di quanti sono solitamente indicati (ad esempio portano a 1.500.000 circa come cifra minima, i morti diretti e indiretti del periodo di Stalin, sostenendo l’enormità delle cifre di 20.000.000 e più, portando come prova i censimenti della popolazione sovietica che non mostrano significative diminuzoni, che non siano quelle dovute alla seconda guerra mondiale), a differenza di quelli del capitalismo che sono molti di più (contando anche l’imperialismo e il colonialismo e le derivazioni supererebbero i 200 milioni), e che quindi le cifre gonfiate, al di là di effettivi crimini, sono usate a scopi propagandistici onde screditare in toto il modello socialista (e non una singola esperienza) e qualsiasi modello alternativo al capitalismo, presentato come una via verso il comunismo.
  • Georgejefferson

    Insomma, in accordo o meno nella denuncia dei crimini dei fanatici comunisti (che ci sono stati senza dubbio) il discorso e’ un po più complesso e non liquidabile in poche parole:

  • oriundo2006

    Giusta o meno la conta dei morti, è un fatto che OGGI NESSUN popolo posto di fronte alle urne vuole più il ‘comunismo’. Non è più all’ordine del giorno in NESSUN paese di nessun continente, non è più in nessun programma politico maggioritario di qualsivoglia nazione: e ce ne sono parecchie…Tuttal’ più si parla di ‘socialismo’, di ‘redistribuzione’, di intervento dello stato nell’economia, di giustizia sociale, di socialismo realizzato ( satrapia della Corea del Nord ): ma nessun uomo politico osa asserire che il ‘comunismo’ storico, come è nato e si è sviluppato nel ‘900, costituisce il programma politico ottimale di OGGI per risolvere i problemi che OGGI abbiamo di fronte. Nessuno. Anche in Cina si parla di modernizzazione, di lotta alle inefficienze, di lotta alla corruzione, di contributo alla nascita di una Grande Cina, ecc.: il passato sta alle spalle e NON DI FRONTE A NOI. Questo dimostra due cose, secondo me. Primo: che ciò che è avvenuto nel ‘900 non è considerato ‘positivo’ dati i costi umani immensi che ha determinato, costi umani che non sono solo la conta dei ‘morti’ ed altro: ed i paesi che li hanno subìti ( costi peraltro analoghi ovunque il capitalismo si è imposto: ma il comunismo ha fatto meglio anche lì … ) non pensano che tali sacrifici umani OGGI siano UTILI al raggiungimento degli obiettivi ottimali in campo economico e sociale. Oggi sarebbero inutili: e forse anche … dannosi, data l’enfasi sull’idea rivoluzionaria…Secondo: che la ‘vittoria’ del capitalismo nella sua forma privata non è percepita come ‘male assoluto’, come viceversa la vulgata ideologica lo presentava. E’ un sistema che puo’ modificarsi per raggiungere quegli obiettivi che COMUNQUE la ‘gente’ chiede: ma lo puo’ davvero ? Questa è la sfida odierna tra i ‘positivisti’, che pensano che il sistema attuale possa migliorarsi incessantemente ed ‘automaticamente’ ( ma la ‘manina’ dei soliti aiuta eccome…), e dunque non ci sia bisogno di guida consapevole in senso ‘politico’ del sistema ( ‘pilota automatico’ ), e quegli altri che pensano che il sistema vada avanti solo perchè non ci sia niente di meglio all’orizzonte (e che comunque vada avanti grazie e per mezzo di elites senza scrupoli: i complottisti ) e che peraltro abbia bisogno di ‘correttivi’ in senso sociale per procedere davvero.

    Se mai si presenterà il ‘nuovo’ questo avrà di fronte un ‘sistema’ che raggiunge i suoi obiettivi: un ‘sistema’ che li raggiunge a QUALSIASI COSTO. Ed allora, come prima, bisogna valutare se la ‘maggior efficienza’ sia davvero quello che vogliamo…e se questa debba servire a NOI o a LORO…
  • PietroGE

    @ Leo_Pistone e George

    Io mi riferivo proprio al LIbro Nero e non mi pare che sia mai stato smentito nella sostanza. La cifra è spaventosa e superiore di gran lunga alle vittime delle due guerre mondiali. Il regime comunista ha condotto una guerra di sterminio contro la propria popolazione, e non sono sempre i cattivi anticomunisti che lo dicono, vedere il discorso di Khrushchev al 20 Congresso del partito, con le vittime classificate come causate dallo stalinismo, come se quest’ultimo non fosse stato comunista. E poi il disastro economico dove lo mettiamo? Un Paese ricchissimo come la Russia con la popolazione ridotta a fare file chilometriche per comprare un pezzo di carne rancida? Volete negare il fallimento totale del sistema economico comunista? Tanti auguri!

    E poi il confronto con il capitalismo in generale, il colonialismo e la schiavitù! Dimenticate che il comunismo ha fatto tutti quei morti in solo 70 anni!!!

    A coloro che dicono che gli ideali di eguaglianza erano buoni e degni di essere perseguiti, io dico per coloro che ci credono (io non sono tra quelli visto che per me era solo una ideologia per la conquista del potere) che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. I poteri forti, come si sa, hanno scelto un’altra ideologia come simbolo del "male assoluto", ma loro se ne infischiano dei morti e della miseria, hanno altri interessi e altre connivenze.

  • olmo

    Prometto che voterò comunista se un agguerrito gruppo di internazionalisti- antagonisti-centrisocialisti-toninegristi-lottacomunisti volerà in Cina, prenderà la parola con ogni mezzo (anche violento perchè cosi vuole la regola) per dire che loro non hanno alcun diritto di chiamarsi "comunisti" che sono degli sfruttatori del popolo che non capiscono una mazza di marxismo, che sono luridi capitalisti ecc ecc. (con un miliardo e mezzo di comunisti in giro  dovreste farcela alla svelta, basta risvegliare l’antico ideale!)
    In questo modo mostrerete al mondo di saper fare oltre che parlare a copione, meriterete la guida della rivoluzione mondiale (mentre il vostro eloquio normalmente fa sì che la gente comune non vi veda neanche alla guida delle corriere che portano i pensionati in riviera!) e di fronte a tale determinazione non potrò che inchinarmi.
    Prima di allora aspettetevi ogni tipo di ironia  e sarcasmo. ( e fischi per fiaschi!)

  • Giancarlo54

    Una piccola chiosa storica al riguardo, nella comune di Parigi del 1870 a fianco dei socialisti proudoniani, dei marxisti, dei blaquisti e degli anarchici, in prima fila c’erano anche i neo giacobini. Neo giacobini che come i loro nonni robespierristi non erano sicuramente socialisti ma piuttosto liberal radicali. Faccio inoltre presente che durante la guerra civile spagnola nel fronte repubblicano erano presenti, sempre a fianco dei socialisti, dei comunisti e degli anarchici, anche i repubblicani di sinistra, che socialisti e tantomeno marxisti non erano. E faccio infine presente che nella attuale Izquierda Unida spagnola accanto sempre ai socialisti e ai comunisti ci sono ancora i repubblicani di sinistra. Scusate per la chiosa storica.

  • lanzo

    Mi pare che i nipotini di Rosa, ad Israele, si comportino in modo simile nei riguardi di quella disgraziata popolazione Palestinese, che se ne stava a farsi i cazzi suoi e si e’ ritrovata i suddetti nipotini in casa.

  • Fischio

    Gli scettici e gli anticomunisti dovrebbero studiare qualcosa di Marx. Ma se proprio non ce la fanno, li invito magari a leggersi un ‘libretto’ più recente: "Perchè Marx aveva ragione" di Terry Eagleton. Intanto da più parti, e persino negli USA si comincia a rivalutare le opere del grande pensatore di Treviri… 

  • Leo_Pistone

    Ancora il Libro Nero: propaganda goebbelsiana diffusa a supporto della revanche neoliberista, che per poter avere un minimo di speranza di presa sulle persone ha bisogno appunto di far sparire dall’ordine del giorno i valori alla base del comunismo.

    Fare riferimento a un elemento del genere, nel momento in cui il capitalismo globalizzato, finanziarizzato e terminale esegue il suo attacco definitivo ai diritti e tutele delle popolazioni, con lo scopo di metterne in discussione lo stesso diritto di sopravvivenza, qui mi riferisco a Oriundo 2006, è cosa davvero fuori dal mondo. Oltre a rappresentare in pratica la rinuncia agli strumenti, concettuali, ideologici e materiali a controbattere l’offensiva capitalistica.
    Detto questo, per me i carnefici ammazzati non sono e non potranno mai essere messi sullo stesso piano e tantomeno giudicati alla stessa stregua delle loro vittime.
  • MarioG

    Non si capisce qual e’ il nesso logico fra l’attacco definitivo del capitalismo globalizzato e (cosiddetto) terminale, e l’essere "fuori dal mondo" solo che si metta in discussione la santita’ della causa comunista.

    A proposito, cosi’ per sapere, chi erano questi milioni di "carnefici"? I kulaki russi o i "revisionisti" della rivoluzione culturale.
    (Effettivamente mi guardo bene dal mettere questi carnefici sullo stesso piano delle loro "vittime").
    Questa si’ che e’ propaganda (non goebbelsiana, per carita’)
  • MarioG

    Ci anticipi almeno su cosa aveva ragione (sicuramente qcose ragionevoli le ha dette). O dobbiamo proprio accogliere in blocco di tutto il Sistema? 

  • Vocenellanotte

    Condivido in pieno. Nessuna pietà per questi scarafaggi che non sanno distinguere gli effetti dalla causa. E viceversa. Solo cieca ideologia, al calduccio, nessuna domanda. Le risposte sono pronte già confezionate. Che schifo! Proprio come quando schiacci uno scarafaggio.

  • iskra

    Beata ignoranza…

    Devo ricordarti che i comunisti non votano fanno la rivoluzione .
    Il proletariato o è rivoluzionario o non è nulla.
  • iskra

    Il Marxismo non e un’ideologia è un metodo di analisi per essere compreso va studiato .

    Se non comprendi questa essenza lascia perdere , forse ti riesce meglio discutere di calciomercato , di gossip , e dei furbetti del cartellino fatti invitare da Giletti a buona domenica….
  • MarioG

    Bleah, che schifo!

  • olmo

    Intanto potresti educarci su come passa la giornata un vero proletario rivoluzionario, per vedere eventualmente quanto ci sia di borghese nella tua vita e per illuminare le nostre tristi esistenze

  • iskra

    Di borghese vi è solo il sistema capitalista ,dopo le fatidiche 10 ore di lavoro ci ritroviamo nei circoli  operai con il piacere di studiare ,organizzare , propagandare,essere presenti nelle situazioni di lotta che si presentano, indire assemblee,volantinare ,distribuire i giornali , guidare le lotte dove e possibile  con una coscienza di classe partendo con  l’ABC DEL MARXISMO e creare avanguardie a livello nazionale e internazionale allargare la cerchia di contatti riconoscersi come classe in se e di per se  e adoperarsi per la rivoluzione unica strada praticabile per la liberazione degli schiavi salariati dal giogo del capitale .

  • MarioG

    Ma lasci perdere! Cosa ne sa di quel che discuto io o di quanto me ne freghi del calcio-mercato? Pensa di essere l’unico ad "aver studiato"? Io ho fatto una domanda. Quanto al marxismo o ‘socialismo scientifico’ o ‘metodo di analisi’, si tratta della solita pretesa di "scientificita’" che poteva essere scusata nell’800, ma questo punto non ha proprio piu’ scusanti. 

  • MarioG

    E meno male che era un metodo di analisi…

    Di "classe in se’ e di per se’" forse poteva  parlarne, a malapena, un San Tommaso!
    LA classe… tutta UNA classe, non e’ vero? 
    UNUM, VERUM, BONUM…
    Come ho scritto altrove, non e’ che questo bisogno di creare la "coscienza" di classe nasconde una qualche magagna o contraddizione nei suoi fondamenti marxiani?
  • Fischio

    Marx crede nell’individuo e nutre sospetti verso il dogma astratto. Non tollera l’idea di una società perfetta, è diffidente nei confronti della nozione di uguaglianza. Ciò a cui punta è la diversità, non l’uniformità. E nella sua prospettiva gli esseri umani non sono giocattoli inermi nelle mani della Storia. L’ostilità che dimostra nei confronti dello Stato  è anche più forte di quella dei conservatori di destra, e il socialismo, nella sua ottica , rappresenta un approfondimento della democrazia, non un suo nemico. Una vita felice, per lui si basa sull’idea dell’auto espressione artistica. Crede che alcune rivoluzioni possano essere realizzate in modo pacifico. Marx non cade nell’errore di trasformare in un feticcio la produzione materiale. Al contrario pensa che, per quanto possibile, si debba prescindere da essa. Il suo ideale è il tempo libero, non il lavoro. L’inesauribile interesse per la dimesione economica si spiega con il tentativo di ridurne il potere sull’umanità. Il materialismo da lui concepito è compatibile con le convinzioni morali e spirituali più profonde. Marx tesse le lodi della classe media e considera il socialismo l’erede della sua grande tradizione di libertà, diritti civili e prosperità materiali. Le sue opinioni in merito alla natura e all’ambiente si dimostrano sorprendentemente in anticipo rispetto al tempo in cui è vissuto. Sostenitore nella storia dell’emancipazione della donna, della pace nel mondo, dell’antifascismo o della lotta contro il dominio coloniale, è stato il movimento politico nato sulla scorta del suo pensiero.
    Chi più di lui è stato TRAVISATO?

  • MarioG

    "Sostenitore dell’antifascimo" (Marx)

    "Marx l’aveva previsto", come suol dirsi
  • lanzo

    I soldati la trascinarono verso una macchina in attesa. Una delle sue scarpe venne lasciata indietro. Un soldato la colpì di nuovo. Come la macchina accelerò, il tenente Kurt Vogel le sparò alla testa. I soldati gettarono il suo corpo nel canale di Landwher.

    Cose che sono di normale amministrazione per i nipoti o pronipoti di Rosa nei confronti dei palestinesi…
  • Georgejefferson
  • consulfin

    Purtroppo sempre meno schiavi salariati vogliono farsi liberare dal giogo del capitale! Lo dimostra, nel suo piccolo, il tenore delle risposte che ha ricevute il tuo messaggio.

    E non credere che me ne rallegri.