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RIDIMENSIONARE IL MITO ECONOMICO CHE LA GUERRA E' BUONA PER GLI AFFARI

FONTE: WASHINGTONBLOG.COM

Economisti molto stimati come Paul Krugman e Martin Feldstein sostengono il mito che la guerra sia vantaggiosa per l’economia. Opinionisti come il giornalista del Washington Post David Broder ripetono come pappagali lo stesso concetto. Tutto ciò è basato sul mito economico che principalmente incoraggia alla guerra: la teoria della “finestra rotta”.

David R. Henderson – professore associato di economia presso il Naval Postgraduate School di Monterey, California e precedentemente senior economist per il Consiglio dei Consulenti Economici sotto il presidente
Ronald Reagan – scrive:

I conflitti militari sono davvero vantaggiosi per le economie dei paesi coinvolti? La risposta economica di base è un roboante “no”.

Nella foto: dipinto di Alessandro Maggiorino

Il denaro non speso nel sostegno della guerra potrebbe essere speso in altra maniera. Lo stesso discorso si applica alle risorse umane. Il personale militare in Iraq e Afghanistan, più di 200.000 persone, potrebbe essere sfruttato in occupazioni utili in patria.

Perché è così difficile da capire? La prima ragione è un’affermazione che il giornalista economico francese del 19° secolo Frederic Bastiat fece nel suo saggio, “Cosa si vede e cosa non si vede”. Tutti possono vedere che i
soldati hanno un impiego, ma non si possono vedere i lavori e gli altri impieghi creativi cui potrebbero dedicarsi se non fossero impegnati nel settore militare. La seconda ragione è che quando la situazione economica è dura e la disoccupazione è alta è molto facile pensare che altri lavori non esistano. Ma non è così.

Questo riconduce ad un’argomentazione di Bastiat circa la smobilitazione dell’esercito francese dopo la caduta di Napoleone. Il giornalista ha rilevato che quando il governo riduce il comparto militare, non solo libera forza lavoro, ma anche denaro. Il denaro che verrebbe utilizzato per retribuire i soldati può essere impiegato per
assumerli come lavoratori civili. Ciò può accadere in tre modi, sia singolarmente sia in combinazione l’uno con l’altro: riduzione delle tasse, riduzione del deficit o un aumento della spesa pubblica.

La maggior parte delle persone ancora crede che la seconda guerra mondiale abbia posto fine alla grande depressione, ma bisogna guardare più a fondo.

Parte del PIL venne impiegato dai governi per armi, veicoli, aerei, carri armati, carburanti, navi, uniformi, paracaduti e forza lavoro. Cosa hanno tutte queste cose in comune? Quasi tutte furono distrutte. Non solo i beni materiali, ma anche tutti i miliardi di ore lavorative spese dai soldati furono utilizzate senza creare alcun valore per il consumatore. Gran parte del capitale e della forza lavoro impiegati per costruire le centinaia di
migliaia di veicoli militari e le decine di migliaia di aeroplani e carri armati avrebbero potuto essere impiegati altrimenti producendo automobili e autocarri per uso civile. Le catene di montaggio di Detroit, che produssero
3,6 milioni di autovetture nel 1941, furono convertite in aziende produttrici di veicoli militari. Dalla fine del 1942 al 1945 la produzione di automobili ad uso civile fu pressochè nulla.

Questo è solo un esempio. Le donne non avevano calze di nylon perché le fabbriche dovevano produrre paracadute, i civili dovettero fronteggiare severi razionamenti dei carburanti per permettere ai bombardieri
statunitensi di volare fin sulla Germania, la popolazione non aveva carne di cui nutrirsi, perché veniva data ai soldati.

Tutte queste risorse aiutarono a vincere la guerra – dettaglio non indifferente – ma la guerra non fu programma di stimolo, sia nelle sue intenzioni sia nei suoi effetti, e non era necessaria per risollevare gli Stati Uniti dalla grande depressione. Se la seconda guerra mondiale non fosse mai avvenuta, milioni di automobili sarebbero state prodotte; le persone avrebbero potuto viaggiare molto di più e non ci sarebbero stati razionamenti. In breve, in condizioni di normalità, la popolazione sarebbe stata molto più prospera.

Oggi la grande maggioranza dei cttadini statunitensi sono più ricchi delle persone più opulente dell’epoca, ma nonostante questa prosperità, una cosa non è cambiata: la guerra è nociva per la nostra economia. I 150 miliardi di dollari che il governo spende ogni anno per le guerre in Iraq e Afghanistan (e, in crescendo, in Pakistan) potrebbero essere impiegati per ridurre le tasse o il debito. Terminando le sue guerre in atto il governo degli Stati Uniti avrebbe un’economia più prospera.

Ci possono essere molte ragioni per sostenere una guerra, il miglioramento dell’economia non è mai una di queste.

Certamente abbiamo una approfondita documentazione del fatto che la guerra ci renda poveri.

PS: mentre la guerra è un problema per noi, è molto vantaggiosa per coloro i quali vincono gli appalti per la difesa e per i banksters che guadagnano enormi somme di denaro combattendo e finanziando guerre inutili.

Fonte: www.washingtonsblog.com

Link: http://www.washingtonsblog.com/2014/05/war-economy.html

9.05.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di STEFANO ZAPPA

Pubblicato da Davide

  • Servus

    Questi americani scrivono solo per scrivere, ovvero lo sono o lo fanno? (lo sono)

    Certo, l’unico scopo della guerra è descritto nel Post Scriptum, ma non c’era bisogno di un articolo.
  • psy

    Analisi ad minchiam, inutilmente pacifista e superficiale.
    La guerra ERA un buon traino per l’economia e l’occupazione, per motivi semplici, basilari, quasi ovvi direi:
    1- Le guerre si facevano sui campi di battaglia e nelle trincee, non dietro a un computer manovrando droni a migliaia di km di distanza;
    2- Ergo, servivano molti uomini per le grandi guerre. E c’erano le "chiamate alle armi": molti uomini lasciavano il loro lavoro per arruolarsi, chiamati dallo Stato a "difendere" la patria;
    3- Tantissima gente moriva. Non ci vuole uno scienziato o un economista per capire che chi muore lascia un posto vuoto in società (e presumibilmente anche un lavoro) che dovrà essere riempito da qualcun’altro.

    meno persone nella società —> più lavoro disponibile —> consumi che aumentano —> produzione che aumenta

    E questa senza considerare che l’industria della guerra aumentava la produzione, richiedendo per forza di cose più personale a lavorare per costruire cannoni, carri e fucili.

    Ma la guerra era diametralmente diversa 100 anni fa rispetto ad oggi, adesso è probabilmente vero che non porterebbe significativi benefici economici.

  • soviet65

    Oltre a considerarsi i padroni del mondo, gli americani osano anche essere saccenti… Mah la boria non ha mai fine e come diceva mio nonno, prima de parlar tasi…oppure, te faria ben zinque schei de mona in scarsea…

    Lo sanno anche i muri che se gli americani non fossero entrati in guerra la grande depressione avrebbe disintegrato il paese.Anni di stimoli all’economia non aveva prodotto nulla. Come ora anni di stimoli e crescita nulla. Purtroppo il periodo e il modo di fare la guerra oggi è diverso. Questo è il problema…
  • Ercole

    Quando il capitalismo entra nella fase finale della crisi di sovrapproduzione di merci e di  denaro ( quale è  la fase attuale  ) la guerra a livello mondiale  non solo si rende necessaria ma è l’unica via di sbocco per far ripartire un nuovo ciclo economico di accumulazione  visto che il mercato è saturo .E’  il ciclo del capitale CRISI- GUERRA- RICOSTRUZIONE i distinguo su come potrà essere combattuta sono inezie .