Home / ComeDonChisciotte / RESISTERE, PREPARARSI E IMMAGINARE
13888-thumb.jpg

RESISTERE, PREPARARSI E IMMAGINARE

DI CITODACAL

goofynomics.blogspot.it

Ricevo da un amico, qualche giorno fa, un estratto di Gramellini da La Stampa (09-10-2014): “Si tratta di problemi epocali, che possono non interessare chi deve far quadrare i bilanci a fine anno, ma che interrogano chiunque abbia a cuore il futuro dell’umanità: tutti, si presume. Più tecnologia e più rendite uguale meno occupazione e meno benessere. L’equazione al momento è questa. Ma si può cambiare, almeno per chi rifiuta il vittimismo e non crede alla profezia di una civiltà che implode su se stessa. La fine dei vecchi lavori non significa la fine del lavoro. Anticipa soltanto la nascita di quelli nuovi. Indietro non si torna, ma per fortuna non si rimarrà ancora fermi a lungo in questo limbo di paura. Nel frattempo bisogna resistere, prepararsi. E immaginare.”.

Risuona troppo come una finzione umanistica, simile agli entusiasmi razionali, fiduciosi d’un domani demagogico, che poi condussero alla sporca guerra di trincea.

Ora, a parte la contraddizione per cui, se tutti fossero interessati al futuro dell’umanità, lo sarebbero anche coloro che debbono far quadrare i bilanci, la storia da tirar fuori nelle grandi occasioni secondo cui l’umanità sia sempre a preoccuparsi d’avere un futuro, significa che, in termini ontologici, un futuro non ce l’ha e non ce l’ha mai avuto, o non è mai stabilmente arrivato, come la classica carota legata innanzi all’asino (oppure è un futuro simile all’obsolescenza programmata): ergo, suona sempre come una ricetta strumentale e funzionale per continuare a far correre la gente verso prestabilite mete (ma da chi…?).

Inoltre il giornalista parla di profezie; forse secondo lui è una profezia anche l’affermare che una casa probabilmente crollerà, essendo stata costruita in zona sismica o con eccesso di sabbia nel cemento (anche la meteorologia dovrebbe dunque rientrare in questa casistica, come pure la visione di quel professore di Pescara che sostiene essere la Germania appollaiata sullo stesso ramo che sta segando…).

In merito alla nascita di lavori nuovi, se i prodromi son quelli osservabili, c’è da tenersi le palle ben strette nella mano. E il fatto che per fortuna non si resterà fermi a lungo in un limbo di paura potrebbe rappresentare lo stesso liberatorio desiderio, per udir scorrere la lama, di chi ha già la testa immobilizzata sotto alla ghigliottina (la fune attorno al trave è una variante).

Onde per cui rispondo all’amico in questi termini: “Mi chiedo se i giornali dell’epoca scrivevano cose simili quando Hitler invase la Polonia: non vi preoccupate, la vita va avanti, indietro non si torna, basta darsi da fare… Qualche mese fa ho risposto a un tizio su internet che sosteneva che l’umanità ha superato momenti peggiori e ce la farà anche stavolta; gli ho detto che umanità è un concetto un po’ troppo ampio e generale in questo caso e che, pur avendo “superato”, come diceva lui, ad esempio due guerre mondiali una a ridosso dell’altra, ha tuttavia dovuto contare qualche decina di “insignificanti” milioni di individui che l’ostacolo non lo hanno superato. Se potessimo parlar loro gli racconteremmo del nostro conforto con fiducia e leggerezza?” (peraltro nessuno conosce il numero che porta in tasca: magari il non superar l’ostacolo tocca proprio al fiducioso futurista…).

Citodacal

commento estratto da: La Grecia, ovvero la desinenza in “buoni

16.10.2014

Pubblicato da Davide

  • yakoviev

    Ancora state dietro al prete Gramellini con le sue storielline morali da tre e una lira…

  • albsorio

    Che schifo di narrazione, peggio di Spadini, non ho nemmeno capito di cosa voleva parlare, bho forse perche sono uno che deve arrivare a quadrare i conti e non sono abbastanza sveglio per capire 

  • GioCo

    In una birreria chiusa in un vicolo stretto e rintanata in uno scantinato nel pieno del gozzoviglio di fumo, giochi clandestini e facili adescamenti, entrano tre figure: un poeta, un saggio e un bagatto.
    Hanno un piano e silenziosamente si siedono a un tavolo appartato, chiusi in mantelli e cappucci scuri, come ladri in una tana di filibustieri. Non faticano a muoversi in quello spazio anche se c’entrano come una zucca di halloween sull’altare di una chiesa cattolica.
    Si avvicina l’oste, un grosso e sudato uomo con tanto di baffi scuri e chiede l’oro "cosa cercano". Non chiede "cosa ordinano", ma "cosa cercano". Il poeta fa un cenno ma non rivela il volto, il bagatto tira fuori un mazzo di carte e il saggio dice "portaci tre birre".
    Non dirò qui come e perchè, i semplici sono sempre pronti a dimostrare che è meglio per tutti così: c’è chi non capisce, chi non gradisce senza capire e chi reagisce in malo modo perchè non vuole capire.

    Basti sapere che quando i tre se ne andarono, fu salva la vita a tutti, compresi i farabutti, perchè il poeta indicò la direzione, il bagatto diede gli strumenti e il saggio radunò gli armenti.
    C’è poi chi è curioso e vuol capire, nel mistero queste figure: è un buon inizio per capire che nessuno poteva uscire dalla bisca.

  • psy

    Quoto in pieno. Inoltre, credo che quando l’amico ha detto che "l’umanità ha superato momenti peggiori", intendesse cose peggiori che le due guerre mondiali affrontate nell’ultimo secolo di 5000 anni di civiltà.

  • luiginox

    gramellini,sepolcro imbiancato,diligentemente scrive ciò per cui è profrumatamente pagato.egli sicuramente è in malafede come quasi tutti i suoi colleghi.cachiamoli a spruzzo

  • Georgios

    Se, "da curioso che vuole capire", ho capito bene la tua intrigante "metafora", cos’è che ci manca di più oggi?

    Dei saggi? O forse dei poeti?

  • anonimoak77

    Direi entrambi, abbiamo tanti bagatti, ma nessun saggio e ancora meno poeti.

  • Georgios

    A indicare la direzione c’è qualcuno qui e mi pare che ci siano alcuni anche da voi, sia pure con sfumature diverse.

    Quello che non vedo da nessuna parte e’ la persona o gruppo di persone capaci di radunare la gente alla causa comune. E sono in troppi a dire che la colpa sia proprio della gente stessa. Personalmente non ci credo. Troppo comodo e troppo semplicistico dare la colpa alla gente.

  • FreeDo

    Eppure una grande verita’ la dice:"Più tecnologia e più rendite uguale meno occupazione e meno benessere". Con le meraviglie dell’elettronica in particolare, ce lo stanno mettendo nel culo a tutti.

  • ilsanto

    Inutile dire che di motivi per preoccuparsi ce ne sono a bizzeffe, ma si deve andare avanti e questo per me significa prendere atto che il sistema così non funziona.

    Non si tratta di mettere una pezza quà e là, bisogna ripensare alla convivenza tra noi, alla divisione dei frutti del lavoro etc.
    La buona notizia è che la tecnologia non è un male ma anzi un grande bene.
    Vi invito a pensare che solo 2 secoli fà quasi tutti lavoravano la terra e morivano per una banale infezione.
    In un nuovo sistema la tecnologia non provocherà disoccupazione e sfruttamento come adesso che è appannaggio dei capitalisti che la sfruttano per fare armi, aumentare gli utili, procurarsi il potere e deprivare gli altri.
    Però serve trovare la strada tutti insieme per dire adesso basta, unirsi e organizzare questo nuovo sistema.
  • makkia

    Solo a me, leggendo questi  elevati pensieri gramelleschi, salta alla mente un collegamento colle beffarde "magnifiche sorti, e progressive" del Leopardi?

  • Georgejefferson

    Più tecnologia e più rendite uguale meno occupazione e meno benessere". 

    Assolutizzare lo stato di cose presenti non e’ la verita,perche sempre incerto  il passato,vago per il presente e non prevedibile il futuro.

    Quindi andrebbe scritto diversamente il contenuto,pur importante.