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RENZI LA MANOVRA COL BOTTO (LETTERALMENTE)

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Come era facile immaginare, anche in occasione della presentazione della Legge di Stabilità, il governo Renzi ha impugnato il megafono per urlare e alzare la posta.

Il documento appena presentato è presente al momento su tutti i siti di informazione. Si tratta di un elenco di misure e di cifre che è impossibile da commentare a fondo, visto il carattere attuale di mero annuncio. Ma anche solo a prima vista, salta immediatamente all’occhio che si tratta di cifre tanto grandi dal rendere impossibile anche solo pensare a una loro reale applicazione.

A seguito: “Matteonomics. L’avventurosa legge di stabilità del governo Renzi” (senzasoste.it);

Valga solo uno dei punti più esilaranti, sul quale si regge poi buona parte dell’impalcatura generale di questa manovra: il governo ha messo nero su bianco che il rapporto tra deficit e Pil sarà del 2,9%: così facendo ha conquistato 0,7 punti di spazio finanziario in più rispetto al 2,2% inizialmente indicato. In soldoni, si tratta di circa 11 miliardi di euro che si potranno andare a raccogliere sui mercati, generando deficit aggiuntivo ma non intaccando il parametro del 3% voluto dall’Europa.”

Le parole chiave per capire il trucco sono le prime: “il governo mette nero su bianco”. Cosa? Una previsione. Noncurante di tutte quelle sino a ora sbagliate, in merito al Pil dell’anno in corso e al suo rapporto col debito, il Governo si arroga il diritto non solo di fare una previsione tanto importante per il 2015, ma addirittura di incardinarci sopra una buona metà della manovra. Che ha un totale di 36 miliardi.

Si tratta di cifre enormi. Impossibili da raggiungere. Impossibili da andare a pescare da nessun bacino, o tesoretto, di cui l’Italia non dispone da decenni. Solo un anno addietro si è discusso mesi e mesi, in Parlamento, per trovare 4 miliardi in merito all’affare dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa. E, sempre che gli italiani se ne siano nel frattempo accorti, anche in quel caso a fronte dell’annuncio di aver poi trovato, alla fine, tale cifra, il tutto si è concepito e realizzato con la sua abolizione ma anche con l’introduzione della Tasi, semplicemente differita di un po’. È notizia di questi giorni, in merito, che la Tasi alla fine, nella maggior parte dei casi, concorre a far pagare tasse sulla casa più alte di quelle che si sarebbero pagate, e che si pagavano a suo tempo, quando invece l’Imu era cosa corrente. In quel caso, visto che di denaro per finanziare l’operazione non ce ne era, il Governo vendette pubblicitariamente una operazione che non è altro che un gioco delle tre carte. Via l’Imu, dentro la Tasi. A somma negativa, per il contribuente.

Le cose, oggi, non sono cambiate. Perché non è cambiata la traiettoria disastrosa dei conti pubblici. Anzi, semmai questi sono peggiorati, e anche se l’ultima rilevazione sul debito pubblico vede una discesa di 20 miliardi, i livelli di disoccupazione e quelli dei consumi sono arretrati ulteriormente, per non parlare del Pil e del relativo rapporto con il debito sul quale l’Europa è in procinto di chiederci conto.

Come è possibile allora che oggi, a conti peggiorati, il Governo sia in grado di varare una manovra così ampia e con spese così “folli” per i nostri conti pubblici? Ovviamente non è possibile nei numeri, per un semplice calcolo aritmetico. E ovviamente ciò significa che, posto che agli annunci seguiranno i decreti attuativi, il che è tutto da vedere, il denaro per coprire tale manovra dovrà essere racimolato altrove. Cioè, per dirla in altre parole, rastrellato da una parte delle tasche dei cittadini e poi immesso, in qualche percentuale, da altre parti. Gli ulteriori tagli a Comuni, Province e Regioni – cioè ai servizi al cittadino – ne sono già un assaggio.

La sola copertura dell’operazione degli 80 euro in busta paga, confermata per il 2015, consta di quasi 10 miliardi. Che non ci sono. E che devono dunque essere raggranellati altrove. Nel complesso, del 36 miliardi della manovra, ben 26 vengono da tagli e da spesa in deficit.

Come accaduto in passato, i mezzi attraverso i quali qualsiasi Governo può rastrellare denaro sono le tasse. Dirette e indirette. Palesi o mascherate. Visibili e invisibili. Per tasse invisibili intendiamo tutte quelle voci, quei balzelli, che non saltano all’occhio immediatamente, ma che poi concorrono all’esproprio complessivo cui ogni cittadino viene condannato. Un esproprio articolato in varie voci, diversificate, e sparpagliate all’interno di tantissimi ambiti in modo da non essere percepite immediatamente come tanto importanti e impopolari. In modo da non destare immediatamente il sospetto, o la certezza, che una concessione fatta da una parte sia poi vanificata da un prelievo dall’altra.

Per intenderci, se a fronte degli 80 euro di Renzi fosse stata varata immediatamente una nuova tassa che andava a concorrere per un importo uguale, il bluff sarebbe stato percepito immediatamente, e il gioco mediatico non avrebbe retto. Invece in occasioni del genere – e lo abbiamo visto innumerevoli volte in passato – si concede 50 e si preleva 55, o 60, spalmando il tutto in voci ulteriori di tassazione di non facilissima e immediata identificazione.

Ora, posto che i denari necessari alla manovra appena annunciata non ci sono, si tratta di capire dove essi saranno prelevati. Per buona parte, almeno a quanto si sa in queste ore, come abbiamo visto la spesa che il Governo ha deciso di effettuare è in deficit, anche se si è premurato immediatamente di precisare che tale spesa andrà a incidere per alcuni punti di Pil ma sempre rientrando all’interno del tetto del 3% per quanto attiene al 2015. Cosa significa? Lo ribadiamo in parole molto semplici: il Governo scommette su delle previsioni. Scommettendo – letteralmente – che nel 2015 il nostro Pil possa essere in ripresa rispetto al disastro del 2014, il Governo conta di poter investire oggi in deficit, e poi aspettare la crescita per ripagare il tutto, come da previsione.

Sulle reali possibilità di vincere la scommessa in merito alla crescita del Pil nel 2015 nutriamo qualche dubbio. Non solo perché le previsioni, in merito, sono periodicamente riviste al ribasso rispetto a quelle precedenti, ed è cosa che accade da molti anni, ormai, ma anche perché non c’è un solo indicatore che sia uno in grado di far pensare che il Pil possa riprendere a crescere. Né in Italia né in tutta Europa e men che meno negli Stati Uniti (visti i crolli di ieri?).

Ecco, l’Italia sta scommettendo su questo quando a livello europeo persino la Germania, ed è notizia anche in questo caso recente, è costretta ad ammettere forti rallentamenti. In estrema sintesi: scommettiamo di andare più forte dei tedeschi, nel 2015. E ognuno può supporre, a questo punto, ciò che vuole.

Lo scenario sperato è quello di spendere ciò che non si ha, essendo certi di effetti sulla ripresa economica tanto forte da essere poi in grado di coprire nel 2015 ciò che si va a fare a debito oggi.

Lo scenario realistico è invece quello della deriva del “sistema del debito” della nostra società, i cui effetti sono evidenti in ogni parte del mondo, che ha già ampiamente dimostrato di non funzionare.

Se si dovesse verificare il primo, tutto a posto, si fa per dire. In caso contrario, delle due l’una: o si sfora pesantemente con il deficit e si aumenta ulteriormente il debito pubblico – con tutto ciò che a livello europeo la cosa comporta – oppure il denaro dovrà essere drenato ai cittadini in altro modo.

L’annuncio di oggi del Governo Renzi va a nostro avviso letto come una fatale condanna per quello che sarà nel prossimo futuro: un inasprimento delle tasse nella migliore della ipotesi, per esempio mediante l’aumento ulteriore dell’Iva e delle accise, un esproprio con una patrimoniale consistente (e ovviamente più visibile) nell’ipotesi a nostro avviso più probabile, oppure il traghettamento diretto verso il commissariamento da parte della troika.

L’operazione di Renzi di oggi non va dimenticata, perché dovremo rammentarla, tra qualche mese, come l’innesco di una ulteriore pesante fase di declino del nostro Paese

Valerio Lo Monaco

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/10/16/renzi-e-la-manovra-col-botto-letteralmente.html

16.10.2014

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Roma. “La differenza tra la finanziaria 2014 e quella 2015 è che ci sono 18 miliardi di tasse in meno. Tutto qui”, ha twittato ieri mattina Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio, prima di riunire il governo in serata per approvare la legge di stabilità da inviare a Bruxelles e in Parlamento, non ha nominato nemmeno il predecessore, Enrico Letta, ma il confronto al momento è impietoso. Nell’ottobre 2013, Letta le tasse le ridusse di soli 3,7 miliardi per l’anno successivo, in una manovra di 11,6 miliardi. Renzi punta ad alleggerire il fardello per i contribuenti di 18 miliardi su una manovra di oltre 30 miliardi. Domanda più che legittima: ma come è possibile che Renzi d’un tratto, dopo gli ultimi anni di manovre levigate con un timido cesello, trova invece i soldi per tentare uno stimolo robusto dell’economia? Perdipiù nei giorni in cui le nubi di una nuova tempesta finanziaria si avvicinano minacciose superando di parecchio il proverbiale orizzonte? 

    Un primo indizio si trova proprio nel fosco scenario internazionale. Ieri la Borsa di Atene ha perso 6,32 punti: si teme che la fretta di abbandonare la tutela della Troika (Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) e l’accelerazione verso possibili elezioni faccia deragliare il percorso di risanamento. Proprio lì dove la crisi dell’euro è deflagrata nel 2010.Contemporaneamente l’attesa per i risultati degli esami della Bce sulle banche europee trascina giù un po’ tutti i listini (Milano ha perso 4,4 punti). Si aggiunga il calo sempre più rapido dei prezzi del petrolio e un qualsiasi dato statunitense peggiore del previsto: la congiuntura economica mondiale rallenta, e per l’Eurozona già a rischio deflazione non è un belvedere. “Un possibile nuovo choc recessivo per l’Italia, associato a un rallentamento europeo e a segnali di un certo tipo che arrivano dalle urne…

    Qualcuno, anche a Bruxelles, si è allarmato”, dice Sergio De Nardis, economista di Nomisma. Anche così si spiega “il percorso potenzialmente in conflitto con la Commissione” avviato dal governo Renzi che rinvia il pareggio di bilancio strutturale al 2017 e conta (per trovare circa 11 miliardi) sull’aumento del deficit nel 2015 dal 2,2 al 2,9 per cento del pil. Le regole europee per stringere i bulloni della finanza pubblica, tra cui il noto Fiscal compact, furono finalizzate tra 2011 e 2012: allora Bruxelles e i mercati dicevano con una sola voce che il default degli stati era possibile ed era necessario un segnale. Due anni dopo, con un “whatever it takes” di Mario Draghi alle spalle che ha placato lo spread, i vincoli austeri di Bruxelles non sono cambiati, ma Fmi, analisti e agenzie di rating hanno cambiato musica: l’ortodossa Berlino se ne faccia una ragione, la crescita viene prima di tutto. I dati di contesto contano, dunque, poi c’è il quid di spavalderia connaturato al premier rottamatore: “Renzi fin dall’inizio ha insistito sullo ‘sviluppo’ – dice Paolo De Ioanna, economista che ha coperto ruoli di governo e ai vertici della Pa – Ora, per la prima volta rispetto agli ultimi due governi, l’effetto netto della legge di stabilità sarà espansivo  e non riduttivo”.

    “La forza politica di Renzi è un ingrediente di questa finanziaria di cui non si può non tenere conto”, aggiunge De Nardis. Così, mentre ieri l’Abi (Associazione bancaria italiana) rompeva tutti gli indugi sull’idea del tfr in busta paga, si registra pure un cambiamento di tono della Confindustria che giudica “un sogno” il tris composto da stabilizzazione del bonus di 80 euro, abbattimento dell’Irap per 6,5 miliardi e decontribuzione sui nuovi contratti a tempo indeterminato. Le risorse per fare tutto ciò e pagare le spese indifferibili, oltre che nel deficit (11 miliardi) e nella consueta lotta all’evasione fiscale (3 miliardi), si troveranno in tagli alla spesa per oltre 15 miliardi. Cifra monstre pure questa per i nostri standard, da recuperare tra regioni, enti locali, ministeri e acquisti di beni e servizi della Pa. Se la spending review non basterà, ed è probabile, il governo procederà con tagli lineari. Il Parlamento capirà, dicono spavaldi nell’esecutivo. Altrimenti toccherà far scattare le clausole di salvaguardia (leggi: aumenti di tasse). E sarà proprio così, secondo autorevoli “gufi”, che alla fine si troverà invece una risposta alla domanda di cui sopra: ma com’è possibile che oggi Renzi i soldi li trova, e nemmeno pochi ?

    Marco Valerio Lo Prete

    Fonte: http://www.ilfoglio.it [www.ilfoglio.it]

    Link: http://www.ilfoglio.it/articoli/v/121931/rubriche/economia-legge-stabilita-renzi-trovare-i-soldi-nella-tempesta.htm [www.ilfoglio.it]

    16.10.2014

  • lucamartinelli

    Io leggo gli articoli, leggo i commenti ma sorrido all’idea che le persone perdano tempo in analisi come quelle che ho letto. La verità invece è di una semplicità disarmante: Il gioco è finito, il sistema capitalistico è arrivato al capolinea, la festa è finita, come diceva il defunto avvocato di Torino. Il capitalismo necessita per vivere e prosperare di una continua espansione. Non sto ad annoiarvi con l’elenco dei motivi che hanno decretato la sua fine, almeno dalle nostre parti, perchè li conoscete tutti. Noi possiamo poco ma quel poco farà la differenza. Uscire immediatamente da ogni gioco di borsa, liberarsi immediatamente di ogni carta straccia obbligazionaria e di titoli di stato-spazzatura e anche di fondi di investimento.   Beato chi ha un pezzo di terra…..Convertire i risparmi, pochi o tanti che siano, in beni e metalli preziosi. Il tempo sta per scadere e questi avvertimenti sono in rete da almeno 6 anni……saluti a tutti e….. auguri!

  • pierodeola

    Sembra che ci siano 10 mld.di tasse in più.

    Vedi Daniele Basciu.

  • MarioG

    L’ennesimo necrologio del capitalismo. Come le date del giorno del Giudizio seminate via via dai testimoni di Geova.

     

  • Roma
    lucamartinelli, temo anch’io che il tempo stia per scadere, ma non
    sono d’accordo sul tuo consiglio ai lettori di convertire i risparmi in beni o
    metalli preziosi. Quando avrai fame (e succederà, purtroppo …) cosa mangerai e
    cosa darai da mangiare ai tuoi figli? Un lingottino d’oro? Nel 1940, agli ebrei
    del ghetto di Varsavia, veniva venduto un kg di pane per un kg d’oro. "Prendere
    o lasciare! Se è troppo caro mangiati pure il tuo oro!" Avere un pezzo di terra
    da coltivare e da cui poter trarre fonti di alimentazione potrebbe essere una
    buona idea, ma bisognerà saperla difendere dalle orde di sbandati a caccia di
    cibo. Se ci sarà il tracollo bisognerà essere bene armati, in siti lontani
    più di un serbatoio di benzina dal centro abitato più vicino, attrezzati per
    (cercare) di sopravvivere al nuovo medioevo.

  • GiovanniMayer
    (Angolo del buon umore)

    Beh…trovo singolare che per commentare un articolo di Lo Monaco si utilizzi un articolo di Lo Prete. Amen.

  • Tao

    Se fossimo negli anni ’80, quando l’eco di una finanziaria terminava bruscamente ai confini di un paese, avremmo registrato una legge che trovava il silenzio dei penalizzati (sindacati, mondo del lavoro, enti locali, servizi locali) e il timido plauso degli avvantaggiati (imprenditori, confesercenti e qualche isola di lavoro autonomo). Se fossimo stati invece prima di Lehman Brothers, tra uno dei governi Prodi o Berlusconi, dopo la finanziaria sarebbe partita una trattativa con Bruxelles per aggiustare, con la governance europea, la logica italiana con quella continentale. Come fecero Germania e Francia, ma anche l’Italia, verso la metà degli anni 2000.

    Siccome veniano da un’epoca di esplosione di grosse bolle finanziarie, e di “bassa crescita” strutturale dell’economia globale (basta chiedere al FMI) , per andare verso una simile se non peggiore, la legge di stabilità del governo Renzi va letta soprattutto in quest’ottica. Il resto, le reali conseguenze nazionali o sulle singole categorie professionali o sociali, verrà dopo come conseguenza di aggiustamenti o crisi a livello globale. Certo è l’ABC della politica oggi ma è pur sempre vero che questo paese mostra, da tempo, segni di analfabetismo politico. Andiamo quindi subito al mondo reale per capire che accoglienza troverà la finanziaria di Renzi, che deve essere valutata da Bruxelles e votata dalle camere, in alcune testate embedded nei mercati globali.

    La Frankfurter Allgemeine è chiara: la finanziaria di Renzi comporta “più debiti”, esattamente quello che la Germania non vuole: allargare il mercato delle obbligazioni europee. Solo per motivi di dipendenza dei debiti sovrani europei dalla finanza internazionale ma anche per motivi più, diciamo, mondani: come si è visto alla Borsa di Atene alla prima crisi continentale i capitali fuggono verso Berlino e così la Germania finanzia il proprio debito. Il Financial Times può quindi permettersi di far capire il quadro: “Renzi sfida il giudizio di Bruxelles” per far capire che il giudizio europeo, dettato dal Two Pack (e dalla Germania) può portare al conflitto tra Roma e la governance continentale. La scelta del governo Renzi, nel complesso e al netto delle differenziazioni interne, è chiara: tenere contenuto il deficit, evitando il meno possibile gli strali di Bruxelles, per allargare il debito cercando di ridare fiato all’economia. Ma c’è qualche problemuccio a) allargare il debito significa farselo finanziare dal mercato globale e dalla Bce. Quest’ultima per adesso è bloccata dal veto tedesco, il primo mostra segni di crisi. In poche parole Renzi rischia un ritorno dello spread che potrebbe costargli caro b) Copertura sgravi fiscali. Se esiste allora Bruxelles sarà sostanzialmente contenta, salvo qualche ammonizione di prammatica, ma sarà macello sociale (si legge di almeno 13 miliardi in meno di “sociale” a vario titolo). Se non esiste, o esiste solo parzialmente, gli esiti del conflitto con Bruxelles, e con Berlino, non sono scontati c) Renzi gioca su dumping salariale (detassazione Irap, abolizione articolo 18 (proclamata in conferenza stampa senza che la Cgil abbia poi fiatato), finanziamento neassunti e sgravio contributivo perché “vede” il calo dell’euro in un’ottica orientata all’export. Allo stesso tempo prova ad attirare capitali, gli accordi Italia-Cina sono finiti alla rubrica economica della Bbc, in una sorta di modello Singapore suggerito magari in qualche visita a Londra: massimo possibile di libertà dell’impresa, minimo possibile di rigidità del lavoro. Il punto è se la stagnazione economica globale (vista dal FMI) gira in modo per lui positivo o no. In quest’ottica va giudicata la manovra non in quella delle dichiarazioni di Squinzi.

    Considerando che solo in stato di allucinazione, e di quelli vicini al punto di non ritorno, si può considerare seria l’opposizione di Camusso, Fassina, Civati (per i quali è difficile trovare una collocazione che sia diversa da quella di una nuova serie del Muppet Show o di una collocazione nel fantastico mondo di Peppa Pig) resta la questione enti locali. Se le slide di Renzi dicono il vero, e se la legge di stabilità prende questa forma al voto delle camere, per partecipale, enti e servizi locali di base potrebbe anche essere un bagno di sangue. Per non parlare di quei beni comuni, sottoposti a referendum nel 2011, ai quali il governo Renzi non sembra destinare nemmeno la retorica.

    E’ quindi partita l’avventurosa gita della prima legge di stabilità del governo Renzi. In un quadro economico e finanziario molto mosso. Perchè se si confermano le indicazioni degli intermediari di borsa, ovvero che a smobilizzare in borsa in Europa sono stati soprattutto gli americani, ne vedremo di ogni come avrebbe detto l’ex igienista dentale di Berlusconi. Già perchè gli Hedge Fund, i fondi speculativi per eccellenza, secondo il Financial Times sono ai minimi di profitto dal 2011. E se sono loro a smobilizzare capitale, per investire altrove, Renzi, che guarda proprio a questo mondo grazie al suo mentore finanziario Davide Serra e al suo guru economico Gutgeld, potrà anche occupare la tv a reti unificate come fa adesso. La tenaglia fatta di ostilità tedesca da una parte e di disinvestimento generalizzato in Europa dall’altra potrebbe ugualmente rivelarsi letale. Ma questi sono solo scenari. Ormai la gita della legge di stabilità è partita. Poi si vedrà. Anche se affrontare ogni genere di percorsi senza essere attrezzati è un problema. Per tutti.

    Fonte: http://www.senzasoste.it
    Link: http://www.senzasoste.it/internazionale/matteonomics-l-avventurosa-legge-di-stabilita-del-governo-renzi [www.senzasoste.it]
    16.10.2014
     

  • Tao

    Caro, non è un commento “singolare” ma un piccola integrazione all’articolo di Lo Monaco. Leggilo perché è stato pubblicato apposta.
    Più sotto nei commenti invece troverai un’altra piccola integrazione.
    Un articolo dal sito senza soste. Magari ci aiutano a capire meglio.

  • GiovanniMayer

    Ovviamente la mia era una battuta. Comunque, certo che l’ho letto…

  • MarioG

    Uhm, originali!

  • alvise

    Quello che tu proponi fu scritto da Benetazzo ben 6 anni fa circa, nel libro Duri e Puri. Eugenio non sarà un Genio, ma questo concetto lo aveva descritto analizzando l’economia prossima a venire, e quando lo scrisse non è che (a parte economisti con un vero Know-how) nell’immaginario collettivo si poteva prevedere quello che poi è successo dal 2008 ad oggi.

  • lucamartinelli

    vedo che leggere bene un commento prima di rispondere costa troppa fatica: ho scritto:"almeno dalle nostre parti".

  • lucamartinelli

    certo, ma nessuno ha detto che si debba rimanere in questo disgraziato e sfortunato paese. Eppoi il paragone con gli ebrei di Varsavia è fuori luogo perchè quello era tempo di guerra. La storia insegna che i preziosi mantengono il valore, la cartamoneta no. E’ altresì evidente che ognuno farà le sue scelte. L’importante è preparare almeno un piano A e uno B.

  • lucamartinelli

    Appunto.

  • MarioG

    Quando lo vedro’ ci credero’.

  • Earth

    Ahahah la prima cosa che ho pensato anch’io, monaco vs prete

  • Giovina

    🙂

  • LuigiFabozzi

    Il tutto è così palesemente chiaro che l’Italia sembra il malato terminale che aspetta solo di aver fatta l’eutanasia (almeno quella).

    Perché se no un governo Renzi non ci sarebbe stato.
    Doveva andare a battere i pugni e a ricontrattare con l’europa. Si vede che ha trovato chiuso. 
    Poi scommettere sull’aumento del PIL??? ma come fa il PIL ad aumentare se mancano le AZIENDE? soprattutto le grandi AZIENDE che erano il piccolo (mai grandissimo) motore del paese? sono andate tutte via con il plauso dei governi vari che hanno solo rotto le balle ai sindacati.
    Mentre Omsa Fiat e compagnia bella andavano via.
    Chi lo dovrebbe fare questo PIL???
  • LuigiFabozzi

    questo è assolutamente ovvio. ma prima di finire il cadavere del capitalismo deve crollare a terra e deve fare morti e feriti. più morti.

    per poi tornare o creare il duo polio EST e OVEST che è l’unica evidente sentenza.
  • sotis

    l’articolista dice cose importanti ma dimentica che noi italiani siamo
    un popolo strano.Un popolo che alle ultime europee ha dato più del 40% dei voti a un partito che dichiaratamente è contento di essere nel club europa e di strangolarci  di tasse senza creare lavoro togliendoci nel contempo – falsamente  nel nostro interesse!-  tutti  quei diritti  che i nostri nonni e i nostri genitori avevano ottenuto. Siamo  un popolo di servi e camerieri sempre pronto a
    servire il potente di turno perchè servire per noi è il massimo
    della vita salvo subito dopo rinnegarlo osannando il suo
    successore.In effetti aspiriamo sempre al massimo dei minimi. Non ci
    basta averlo preso nel c…. da chi ci ha portato in Europa con
    condizioni capestro ma vogliamo toccare il fondo e se possibile
    andare più sotto cercando nuove opportunità nelle quali daremo di
    sicuro e con gioia il peggio di noi stessi.