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QUESTO O QUELLO, PER ME PARI SONO…

FONTE: ROSSLAND (BLOG)

Qualcuno davvero crede ancora che votare sia il mezzo “democratico” per poter cambiare politicamente qualcosa?

Nemmeno a livello locale, ha ormai senso, visto che le stesse amministrazioni comunali possono, se il budget glielo consente, decidere al più se far ritoccare con una leccata di asfalto le buche delle strade paesane, se spendere denaro pubblico per la nuova giostrina del parco giochi o per rasare le aiuole delle rotonde.

Se la finanza pubblica locale non è completamente libera di disporre dei propri fondi, e non lo è, tanto meno lo è per quanto attiene la spesa per sanità locale, scuola locale, pensioni, welfare, ecc, tutte materie sulle quali a decidere sono Unione Europea e, a discesa, Governo e Regioni che a quella ormai rispondono.

Può forse un sindaco decidere autonomamente, ad esempio, la gestione della raccolta rifiuti?
In teoria sì. In pratica, dovrà tener conto delle direttive nazionali ed europee in materia di ottimizzazione della spesa e, a breve (v. Ttip), degli interessi nel settore da parte di società che sulla gestione rifiuti avessero il loro core business e si sentissero danneggiate dall’esclusione dai profitti che questo business genera.
L’obiettivo, come ormai dovrebbero sapere anche i sassi, non è poi più quello di una più efficace e meno dispendiosa raccolta comunale, ma quello di andare in tempi brevi verso max 4/5 grandi Multiutility nazionali in grado di gestire in cloud tutti i servizi pubblici essenziali quali rifiuti, fornitura energia/gas, trasporti locali/provinciali/regionali, ecc. così da garantire a queste società buone performances in Borsa e quindi buoni guadagni agli azionisti.
La questione è ovviamente più complessa di così, ma il risultato è sempre il medesimo: estrarre più denaro possibile dalle tasche dei cittadini che dei servizi pubblici essnziali hanno bisogno, non certo il ridurre i costi (che infatti continuano a lievitare nonostante la notevole riduzione della rumenta nazionale raccolta).

L’esempio dei rifiuti può essere applicato a ogni gestione dei servizi pubblici locali: privatizzare, eliminare il piccolo e far convergere ogni servizio verso grandi società è l’obiettivo.

Cos’é allora questa esaltazione da stadio post elezioni amministrative?

L’elezione di un sindaco non ha nulla a che fare con destra e sinistra così come non ne ha a livello nazionale.
Votare non ha più nulla a che fare con la politica, non si tratta più di schieramenti o partiti che rappresentano una diversa visione del mondo e della società ma, a ben vedere, ha tutto a che vedere con l’elezione di amministratori, siano questi locali, regionali o nazionali, da assumere al servizio di quella cessione di sovranità cui ci sollecitano apertamente e da tempo politici, economisti, ex presidenti della Repubblica e teutonici leader europei.

Poco/niente potrà fare di testa sua un diverso sindaco eletto sotto diverso simbolo elettorale: eseguirà, alla fine, come quasi tutti quelli che lo precedono attualmente, esattamente ciò che gli è richiesto.
Nulla potrà di diverso, almeno nelle questioni che stanno più a cuore ai cittadini (salute, casa, scuola, sanità, ecc), che sono invece ben chiare nelle direttive di Bruxelles e, in ultima istanza, degli UE-Usa.

D’accordo, asfalterà strade, fare ripulire i tombini, sarà impegnato a presenziare a inizi di anno scolastico, a tagliare nastri alle inaugurazioni di opere pubbliche che non appartengono però ai cittadini ma sono patrimonio a bilancio di cui può disporre l’amministrazione contabile nazionale e, in ultima istanza, Bruxelles, se dovesse servire a recuperare crediti nazionali. Il sindaco parteciperà alle fiere del paese e si assumerà in proprio le rogne derivanti dal primo evento catastrofico che si dovesse verificare, per la cui gestione dovrà chiedere comunque permesso al governo in franchising e poco importa se avrà i soldi o meno per mettere subito all’opera aiuti o cantieri.
Alla peggio, come ormai è d’uso, aprirà un conto corrente sul quale far convergere aiuti economici di volontari benefattori e donazioni di enti o fondazioni, e alla fine, pur sempre di altro denaro estorto, sotto la bandiera della Beneficenza Spa alla cittadinanza, si tratta.
Sue le responsabilità della gestione rogne, sia chiaro, ma né più né meno di quanto non sia ritenuto responsabile della buona gestione economica un qualunque responsabile di una filiale in franchising di una multinazionale.

Ciò che si vota, quando si vota alle amministrative, è appunto un amministratore per conto terzi, che gli stanno sopra nella catena di gestione del territorio.
Il quale amministratore si accolla l’onere di rispondere ai cittadini delle sue mancanze, più della metà delle quali non dipendono però da lui, ma da organismi UE-Usa che gli stanno sopra e dai quali prende le direttive sulle cose che davvero contano (e costano).

C‘importa quindi che a Roma sia in testa la Raggi 5S o se la giochi al ballottaggio con Meloni destra e Giachetti Pd?
Cos’é tutta questa caciara sulle percentuali e cosa sono tutte le ore di sproloqui sui media?
Chiunque “vinca”, chiunque abbia vinto o vincerà, avrà solo vinto al concorsone per un posto di amministratore locale di interessi extra nazionali.
Con buona pace del tifo e degli appelli alla pratica di democrazia del voto.

Ah, ecco, sì: ora mi arrivano quelli che bisogna combattere la corruzione nelle pubbliche amministrazioni e mandare a casa i disonesti.

A volte mi viene il dubbio che, in questa Unione Europea, voluta certo dalla vecchia combriccola di servi ancora al potere, l’unico modo di sopravvivere di un Comune sia appunto tirar su migranti, così da poter lucrare qualche euro extra in compagnia di cooperative e associazioni volontarie ma a pagamento.
Tanto rimane tutto nella stessa pentola de’ noantri, no?

P.S. 7.06.2016 – h. 9.52
Sintonia perfetta con l’autore di questo pezzo su Libreidee dal quale copio/incollo quanto qui sotto:
Nessuno, tra i principali candidati italiani delle amministrative, ha declinato in modo chiaro, a livello locale, l’opprimente quadro sovranazionale, da cui dipende anche la sofferenza quotidiana dei Comuni, a prescindere dal colore politico dei suoi amministratori di turno.
6.06.2016

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Articolo quasi perfetto.

    Con il piccolo inconveniente che nell’affermare che tutti sono uguali e che i problemi sono ben altri, si stimola a pensare che non c’è niente da fare.

    Considero più utile pensare che qualche piccola differenza ci sia e che si possano mettere i bastoni tra le ruote a chi pretende di portarci al macello senza resistenze. E allora intanto combattiamo questa piccola battaglia, perchè se l’impresa è difficile allora bisogna sfruttare tutti i fronti possibili, in particolare se noi siamo tanti e loro sono pochi.

    Poi certamente ci sono battaglie più importanti da combattere e strategie da mettere a punto o addirittura da trovare. Comunque ho sempre visto come strategico il motto dei no-global: “pensa in modo globale e agisci localmente”.

    Poi ci può essere altro, ad esempio il fatto che le macchine del potere sono sempre più forti, ma allo stesso tempo sempre più complesse e sensibili agli inceppamenti. Tanti piccoli sassolini in tanti ingranaggi del potere lo possono neutralizzare.

    E comunque bisogna fare rumore, perchè il potere non sempre riesce a capire cosa c’è sotto il rumore, il rumore sempre più assordante della inciviltà moderna. Nonostante Echelon e simili possono ancora circolare molte informazioni, nascoste dal rumore.

    Ci potrebbe essere anche altro, ma perchè dobbiamo farglielo sapere?

  • Giovina

    Dopo il mio scambio di opinioni dell’altro giorno con Makkia nel forum sugli spazi molto ristretti dei poteri amministrativi comunali non posso che essere in grandi linee d’accordo con questo articolo di oggi, ma una positivita’ come quella di Truman sarebbe stata la migliore conclusione. Finche’ c’e’ vita c’e’ speranza.

  • iskra

    Articolo molto interessante, non e un caso che il maggior partito e quello dell’astensione nella speranza che al non voto faccia seguito  qualche forma di lotta .

    Recarsi al voto comunque giustifica la conservazione dello stato di cose vale a dire rendersi complici del vigente sistema sociale e sicuramente non combatterlo.
    Credo che la vera contrapposizione sociale  non sia ne la" destra" ne la "sinistra" o" il partito dell’onestà" ma proletariato  contro lo stato borghese.
  • spadaccinonero

    ottimo articolo Ross, però già che c’eri potevi parlare della vicinanza dei cri cri quali raggi e appendino all’ambiente dell’ingegnere svizzero tessera numero uno del pd, giusto per mettere un po’ di pepe XD

    ciao ù_ù
  • makkia

    Immagino che non varrà neanche la pena di votare NO al referendum sulla costituzione.

    Tanto c’è il TTIP.

    E il fatto che fra le "riforme" di Renzi ci sia il Titolo V (quello del decentramento amministrativo) è irrilevante: è solo la riforma che serve a rimettere al governo centrale proprio le utility come la nettezza urbana (o l’acqua)… ma Renzi non lo fa mica per privatizzare meglio e più in fretta. No.

    Tanto c’è il TTIP.
    E l’EU, e le lobby euroatlantiche, e Lisbona, e il Bilderberg, e la Trilaterale, e il Codex Alimentarius, e la massoneria, e i sionisti padroni della finanza mondiale.
    Le privatizzazioni si faranno lo stesso. E’ inevitabile. (chiedersi "e allora perché Renzi ci tiene tanto?" è ovviamente irrilevante).

    E allora non andiamoci, a votare il referendum: SI o NO al referendum pari son.

    Perché il problema è altrove.
    Tanto "altrove" che nessuno può farci niente
    .
    Speriamo in Putin, e il resto chissene.

    Ed è TUTTO così:
    – Le leggi contro il negazionismo NON servono a reintrodurre il reato d’opinione che era in via d’estinzione e che impatterà su TUTTO il pensiero dissidente, di qualsiasi tipo. Il problema VERO è altrove: è che vogliono impedire la ricerca storica sull’olocausto.
    – L’Euro NON si sconfigge con la progettazione dell’Exit e col farne partecipi i cittadini (incluso spiegargli che sarà un bagno di sangue, ma necessario). Il problema VERO è altrove: sono i 5stelle che non chiamano gli elettori a essere anti EU (suicidandosi politicamente).
    – Il sistema del debito che sta portando al collasso il pianeta NON è intrinseco del capitalismo. Il problema VERO è altrove: sono i Rotschild, i Soros, ecc che sono cattivi. Il capitalismo, di suo, è buono.
    – L’Italia NON è imbrigliata in un meccanismo perverso di cambi fissi che ne sta frantumando il tessuto produttivo. Il problema VERO è altrove: sono il debito, gli impiegati pubblici, la corruzione e l’evasione. (Ah, già: e c’è anche il TTIP, l’EU, ecc. ecc. ecc.)

    Comincio a pensare che ci sia un modo tutto "alternativo" di essere piddini: ovviamente la somiglianza non consiste nell’essere mummificati nello status quo. La somiglianza sta nel guardare sempre dalla parte sbagliata, con intensità spasmodica e irriducibile, con un fiuto infallibile per la direzione dalla quale NON arriva il cetriolo.

  • Tanita

    Il problema é che i governi, in tutto l’Occidente e anche oltre, sono al servizio delle corporation.

    Vi raccomando questa lettura, cristal clear. Sebbene versa sul terrorismo (e su chi sono davvero i terroristi), contribuisce a spiegare what’s going on.

    http://journal-neo.org/2016/06/17/terrorism-a-matrix-of-lies-and-deceit/

  • SanPap

    Perché il problema è altrove.
    Tanto "altrove" che nessuno può farci niente
    .

    tanto "altrove" che diventa il suo vero significato "alibi"

  • SanPap

    Perché il problema è altrove.
    Tanto "altrove" che nessuno può farci niente
    .

    tanto "altrove" che diventa il suo vero significato "alibi"

  • Servus

    Tutto vero quello che dice, ma con questo pessimismo è una resa totale e incondizionata,

    Vero che destra e sinistra pari sono, ma non tutte le parti politiche sono arrese al grande capitale, almeno non come il PD e gli altri partiti al governo, servi e collaborazionisti peggio delle puttane.

    Tale la faccia di c…o di Renzi, anche ieri davanti a Putin, che per mostrarsi servo degli americani ha fatto quello che non se ne frega niente di lui. Povero demente.
  • PinoRossi

    Cioè la Raggi viene dalla stessa tribù di De Benedetti?

  • PinoRossi

    Beh potrebbe servire, ad esempio, a vedere il 5S come si comporta alle prese con nido di vipere come Roma. Potrebbe servire a far venire certi nodi al pettine, non in termini di amministrazione di condominio, ma in termini di parte della cittadinanza che, a torto o a ragione, per una volta crede in chi vota.

  • rossland

    Perché mai? Non sponsorizzo nessuno, come detto per me pari sono nel momento stesso in cui si candidano accettando con ciò stesso il sistema corrente.
    Fare accenni a qualcuno è di per sé considerarlo "a parte", e qui, di "a parte", non vedo che chi lotta nei mille comitati in difesa dei territori.
    Sono questi cittadini gli unici oggi a fare davvero la politica che conta. Per questo sono regolarmente bastonati (v. No Tav…)

  • rossland

    Makkia

    "Immagino che non varrà neanche la pena di votare NO al referendum sulla costituzione.

    Tanto c’è il TTIP. "

    Non si confonda da solo confondendo i valori e gli obiettivi di un voto.
    Al Referendum andrò a votare e voterò NO. E lo farò non perché pensi che questo mio voto servirà a qualcosa, non cambierà la direzione di marcia imposta al paese da Bruxelles e da J.P. Morgan.
    Una eventuale vittoria del No servirà però a (forse), smascherare anche agli occhi degli ultimi illusi la nulla importanza del votare qualunque cosa.
     
    "La somiglianza sta nel guardare sempre dalla parte
    sbagliata, con intensità spasmodica e irriducibile, con un fiuto
    infallibile per la direzione dalla quale NON arriva il cetriolo."

    Ecco, diciamo che, per come la vedo io, non esistono parti giuste o parti sbagliate, così trovo inutili e perfino devienti i ragionamenti di chi ancora si aggrappa all’idea che basti inoltrarsi nella discettazione di questo o quello specifico tema, per stare dalla parte giusta.
    E’ un ragionare restando sempre ancora dentro al perimetro tracciato a monte, quello che spinge ad avere fiducia, a respingere da sè ogni più nero pessimismo coltivando la speranza che basti fare questo o quello, per "lavorando da dentro", tirarsene fuori.
    E’ la vecchia illusione della speranza in un diverso migliore futuro a dissipare energie lottando contro mostri che nel frattempo continuano indisturbati a elettrificare quel perimetro così che già oggi, l’unico modo di uscirne è uscirne prima mentalmente, dall’inutile gioco dei goal da segnare mentre fuori e sopra al campo di gioco si tirano i fili per farci muovere come pupi a comando.
    Che vuole che contino i nostri ragionamenti, giusti o sbagliati che siano, quando a dirimere ogni argomento è sempre più quel bisogno irreprimibile di riempire la pancia e procurarsi un riparo?
    Al dunque, è la fame a farci calare la testa e ad azzerare ogni discorso.
    E in un’Unione Europea che ha prodotto nella Ue a 28, a marzo 2015, ben 23,748 milioni di disoccupati, di cui 18,105 milioni nella zona euro, sarà la disperazione a decidere da che parte andare
    [www.ansa.it]

  • Vocenellanotte

    Questo è l’atteggiamento tipico del vigliacco. Almeno come prima nota caratteristica. C’è poi il disadattato, l’ignorante, il fallito, l’incompreso, il narciso . . . . . Si può argomentare come si vuole e quanto si vuole. Portare esempi, dare numeri, ma non smuove di una virgola il fatto che chi decide di non partecipare è liberissimo di farlo, disonorevolmente.

    Ed è proprio questo il punto debole dei agitatori della astensione. Essi sono disonorati e se ne vergognano, ma pur di non accettare il proprio disonore, esortano gli altri al disonore. Come se fosse un merito. Poveri cristi.
    La società è complessa, ma essere ad essa inadattti deve essere ragione di miglioramento e non di alienazione. 
    E’ l’atteggiamento più auspicabile dalle elites dominanti che nell’equivoco, e nella complessità che continua ad aumentare, si pongono sempre in posizione più elevata e dominante.
    In altre parole l’astensione è solo organica al mantenimento dello status quo. Punto.
  • Vocenellanotte

    E aggiungo non solo organica, ma anche strumentale, deliberata, e diretta al mantenimento dello status quo.

    In altre parole: chi non vota è in malafede.
  • rossland

    A parte che "vigliacco", "disadattato", "ignorante", "fallito", "incopreso", "narciso" denotano se mai non il "punto debole dei (?) agitatori della astensione", ma dei livorosi sostenitori del voto, i queli non si capisce di quale "disonore" parlino se non del proprio, voglio passar sopra a tale gratuita livorosità invitandoti a dimostrare, dati alla mano, in quali occasioni il voto abbia cambiato qualcosa.
    Senza andare alla notte die tempi, diciamo che mi bastano dei dati relativi agli ultimi 30 anni, che mi pare un buon limite di tempo per iniziare a capire qualcosa…

    Possibilmente, se ti riesce, senza offendere e attenendoti al ragiomnar sui fatti, non sulle illusioni…

  • Albertof

    Chi non vota, probabilmente, non si sente rappresentato da nessuno. 

  • rossland

    Chi continua a votare, invece, è a mio avviso obnobilato dalle proprie fantasie, al punto di nemmeno riuscire a intravvedere che, restando alle elezioni degli ultimi anni, non solo il voto non ha mai cambiato nulla, ma in alcuni casi (v. referendum sull’acqua pubblica) è stato proprio tradito platealmente senza che nessuno, Movimenti dell’Acqua a parte, alzasse un dito per denunciare la violazione del risultato referendario…
    O vuoi che parliamo delle elezioni del febbraio 2013 e di come sia diventato presidente del consiglio Renzi e prima di lui Monti?
    I fatti, attieniti ai fatti…non volare con la fantasia immaginando cose che i fatti sono lì a smentire…

  • Vocenellanotte

    L’unico argomento che posso portare è, per così dire, di tipo "antropologico".

    Spero tu abbia coscienza di cosa intendo.
    Per inciso sono più vicino ai 100 che ai 40 solo per chiarire che la mia posizione non è di tipo "ideologico", ma solo e soltanto pragmatica.
    Il genere umano si avvantaggia nell’aggregazione sociale, a svantaggio, e reprimendo, l’unicità del proprio individualismo che in ultima analisi è la spinta alla sopravvivenza.
    Trovare l’armonia tra il proprio sè, il proprio essere, e il proprio apparire (privo di egoismo ed egocentrismo), è la sintesi cui dobbiamo aspirare.
    Il voto è solo un rituale simbolico, ma racchiude l’accettazione di sentirsi parte di qualcosa di grande.
    Puoi decidere di non praticarlo, ma sappi che non giova a nessuno.
    L’esortare a praticare l’astensione è un atto regressivo. In termini di sviluppo sociale.
  • rossland

    "L’esortare a praticare l’astensione è un atto regressivo. In termini di sviluppo sociale."

    Se quello che vedi in giro, esito di 70 anni di "voto", me lo chiami sviluppo sociale, siamo a posto.
    Se oltre a questo vedi nel voto un "rituale simbolico", temo il momento in cui proverai a indicarmi nell’elezione di un fesso qualsiasi un novello messia…
    Pace e bene, fratello.

  • Vocenellanotte

    Che la pace sia con te.

  • FBF

    Votare é assolutamente inutile. Diventa utile quando è richiesto. Per cui siamo in balia di una maggioranza che vota. Il voto di 100 analfabeti vale di più di una persona veramente preparata e colta. Inoltre si sbaglia sempre a votare a non votare a votare partiti di centro di destra di sinistra. Hanno deciso per noi. Tutto inutile.

  • spadaccinonero

    perché secondo te da dove viene?

    dai giardini fatati?
    qui puoi farti un’idea
    la appendino invece ha il papi che ha trasferito le aziende in Cina
    wow 
    @_@
  • spadaccinonero

    caro ultras del 5s, potresti elencarmi le differenze sostanziali tra il 5s e il pd?

    concetti retorici nonché voli pindarici esclusi, grazie
  • Truman

    Dimenticavo una nota sui numeri: quando la percentuale di astensione si aggira intorno al 50% si ha una situazione per me gradevole, nel senso che è più favorevole ai popoli che alle elites nascoste.
    Provo a spiegarmi meglio: per anni e anni in Italia abbiamo avuto due grandi partiti, con percentuali di votanti altissime e risultati altamente prevedibili, perchè gli elettori erano legati al partito e votavano regolarmente. Dal punto di vista del controllo sociale è una situazione molto favorevole, basta mettere d’accordo i due maggiori partiti in modo che concordino le loro decisioni in privato.
    Analogamente, percentuali di votanti sotto il 20% sono comode per il potere, si può avere il risultato voluto comprando un modesto numero di elettori.
    Le situazioni in cui metà del corpo elettorale non vota, ma valuta di volta in volta e cambia spesso partito, sono difficilmente controllabili.
    Certo, valgono quasi del tutto le obiezioni di rossland, ho detto "quasi". Però in questa situazione si hanno anche elementi  catastrofici, nel senso che i risultati si possono capovolgere improvvisamente ed imprevedibilmente. Sono sassolini, certo, ma sono sassolini che mettiamo nelle scarpe dei potenti.

  • makkia

    Ecco, diciamo che, per come la vedo io, non esistono parti giuste o parti sbagliate

    Parti nel senso di "direzioni", non nel senso di "schierarsi". E ho fatto gli esempi apposta.
    "Guardare altrove" era abbastanza chiaro, mi pare. La miopia auto-indotta per cui si guarda al "terribile nemico" (ma lontano, irragiungibile) che viene da Est quando la coltellata viene da Sud (quando non è direttamente auto-inferta).


    Una eventuale vittoria del No servirà però a
    (forse), smascherare anche agli occhi degli ultimi illusi la nulla
    importanza del votare qualunque cosa.

    Boh, dopo la Grecia che altro c’è da smascherare? Dopo la pastetta PD-PDL, dopo i due referendum sul nucleare, dopo quello sull’acqua pubblica, dopo quello storico sul finanziamento dei partiti, che altro c’è da smascherare?
    Il problema di "smascherare" è relativo (seppur non superato).
    C’è da opporsi, ancora e ancora e ancora. Ci sono occasioni da cogliere per inceppare gli ingranaggi (o almeno tentare).
    Poi sono scelte, certo. Chi decide di lavorare nel proprio piccolo, quotidianamente. Chi di sostenere questa o quella iniziativa nel quartiere, in città, a livello nazionale. Chi vota e chi pensa che astenersi abbia un significato.

    Sono tutte scelte valide.
    Basta che non diventino conflittuali fra di loro, come invece è la norma.
    Perché un conto è avere dei cittadini "imprevedibili" (come suggerisce Truman), tutto un altro conto è avere quei pochi (o non tanto pochi) che si oppongono infognati a farsi la guerra a vicenda per il primato della "scelta giusta".

    Non riguarda direttamente te, questo. Tu sei solo complice di questo gioco al divide et impera, col tuo nichilismo.

    Ma anche in questo non c’è mica gran ché di nuovo: la DC ha governato 50 anni, con il "tanto son tutti una massa di ladri". Perché il cittadino sfiduciato ci aggiungeva "allora tanto vale votare DC che almeno fanno favori sotto banco".

    La rinuncia è il "Loro" migliore alleato. E il tuo "forse il referendum servirà a smascherare…" è un’inconscia ammissione di impotenza. Non ci credi neanche tu.
    Goditi la tua depressione, ma senza fare proclami sulla giustezza di essere depressi. Arrenditi pure, ma senza cercare di convincere gli altri della ragionevolezza di fare altrettanto. Essere sconfortati è una condizione che si subisce, non una scelta ragionata.

  • rossland

    Caro Makkia, mi fai troppo onore.
    Ciò che penso io non cambia di una virgola ciò che pensi tu, quindi l’attribuirmi depressione, arrendevolezza, sconforto, complicità nel gioco del divide et impera mi suona (di nuovo) inutilmente livoroso.
    Avessi tutto questo potere (o l’ambizione) di riuscire a convincere chicchessia, commenti come i tuoi, infarciti più di pregiudizi che di argomentazioni, nemmeno saprei che li partorisci.
    Quindi, rilassati e prova ad essere più gentile, se ti riesce…

  • rossland

    Truman, per me i sassolini che da mettere nelle scarpe sono questi, anche se viviamo ormai in un paese talmente anomalo che nemmeno questi pare poi servano granché:
    http://www.byoblu.com/post/2016/06/18/grasso-imbosca-uninterrogazione-su-napolitano-grassoimbosca.aspx

  • gaia

    Sta sprecando energie!

  • makkia

    Ti suona livoroso ma non lo è: è dispiaciuto.
    Quanto alle attribuzioni, quella "grave" è il nichilismo. Le altre sono conseguenze, alcune anche involontarie (specificamente la complicità nel gioco del divide et impera).
    Che tu non voglia convincere, mi spiace ma non ci credo. Chi si "espone" con opinioni robuste (denunciate fin dal titolo del tuo pezzo) non ha il diritto di nascondersi dietro il trucchetto dell’umiltà: "ma io non volevo convincere, erano solo delle semplici opinioni, calma!".
    Puoi anche farlo, per carità, ma non ti aspettare che mi commuova la tua ulteriore rinuncia: quella a difendere le tue opinioni.

    Le argomentazioni le hai avute, ma hai risposto solo alle ultime due righe, quelle che ti hanno toccato personalmente.
    Mi spiace di nuovo (non è né "carino" né "rilassato" dire quello che segue) ma temo che ti servano "spalle più grosse" per scrivere in home. Meno suscettibilità e più concretezza: dimmi pure quello che ti pare sul mio atteggiamento e la mia personalità, tuttavia le obiezioni che ti ho fatto sono nel merito, e a quelle non vedo replica.

  • ilsanto

    Perchè se non sono de Roma ti schifa ? Se devi far funzionare qualcosa ti circondi di gente in gamba se invece li vai a prendere a Ostia poi non è che puoi pretendere.