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QUESTO E’ IL LIVELLO DI DEGENERAZIONE A CUI E’ ARRIVATA L’ECONOMIA E LA SOCIETA’ AMERICANA DI OGGI

DI FINIAN CUNNINGHAM

informationclearinghouse.org

L’articolo che proponiamo qui di seguito, ci racconta una delle tante situazioni di asservimento-coatto che si verificano ai giorni nostri, anche se in modo meno appariscente che ai tempi della schiavitù. Succede negli Stati Uniti d’America.

Avremmo potuto trattare lo stesso argomento scegliendo tra centinaia di altre situazioni penose che si verificano negli altri paesi “moderni e civili”, ma abbiamo preferito presentare uno spaccato di vita di uno dei paesi più “ricchi” del mondo, non solo perché le ingiustizie sociali sono evidenti ovunque, ma particolarmente perché, ormai gli uomini sono tutti dipendenti da un sistema (di informazione e di educazione) che orienta la loro mente, impone dei tabù e ne limita la fantasia.

In questo modo si è riusciti a farci sembrare “normale” che certi comportamenti sociali o lavorali non rispettino nessun diritto umano e vengano tollerati e sopportati, ancora oggi, con lo stesso spirito con cui veniva accettato un Castigo degli Dei.

Qui si parla di Fast-Food e di America ma, ripetiamo, è solo un esempio, come tanti altri. (Nota di CdC)

La piaga della povertà dei lavoratori dei fast-food negli Stati Uniti è il sintomo della vera composizione della società americana. Milioni di lavoratori di questo settore sono tanto sfruttati che si stima che più della metà riesca a malapena a sbarcare il lunario, solo grazie a qualche forma di elemosina del governo.

Ci sono perfino dei rapporti che parlano di gente che lavora nei fast-food e che, alla fine del suo turno, non ha un posto in cui tornare e si rifugia insieme ai senzatetto, perché non può permettersi di comprare o affittae nemmeno un buco di casa per la sua famiglia.

Mandiamo un pensiero alla povera Maria Fernandez. Una donna di 32 anni che lavorava per la Dunkin Donuts, nell’area metropolitana di New York e, per tirare avanti, andava da un punto vendita all’altro, per poter arrotondare con qualche turno di lavoro in più. La povera Maria era tanto stanca per questo continuo strapazzo che si è addormentata in macchina in un parcheggio, mentre aspettava di riprendere il suo turno. E’ morta per asfissia provocata dai gas di scarico della sua auto. Maria è solo una dei milioni di persone oppresse e oberate dal lavoro nel settore dei fast-food americani.

Malgrado ciò, quando queste vittime di uno sfruttamento-su-scala-industriale cercano di far conoscere le condizioni in cui vivono e scendono per le strade per protestare, come hanno fatto questa settimana, trovano agenti di polizia armati di manganello che li arrestano a centinaia. Ma che cos’è questa società in cui viviamo?

Questo è il livello di degenerazione a cui è arrivata l’economia e la società americana di oggi.

Negli ultimi due decenni abbiamo visto che, in generale, le società hanno de-localizzato il lavoro dei prodotti americani all’estero, in modo da poter pagare il lavoro a prezzi stracciati. Apple, per esempio, dovrebbe essere una delle grandi storie di successo della tecnologia americana. Ma tutto quello che produce la Apple – dai computer agli smart phone – ora sono fatti in Cina, dove possono sfruttare i lavoratori per una frazione di quanto avrebbero dovuto pagare i lavoratori che vivono nella realtà sociale americana.

Nel frattempo, la situazione è cambiata, si è adattata ed è diventata una scelta obbligata per molti americani rimasti a casa senza lavoro : sono stati costretti a ripiegare su settori industriali a basso reddito, come ad esempio il settore dei fast-food.

Secondo certe stime gli americani che lavorano nei ristoranti in genrale o nei fast-food sono circa 2,25 milioni in tutti gli Stati Uniti. La maggior parte di queste persone lavora part-time, anche se preferirebbe un lavoro a tempo pieno, con cui potrebbe arrivare ad un salario decente. Ma è più facile sfruttare i lavoratori part-time perché sono più deboli a causa della loro precarietà e per il fatto di non ricevere nessun beneficio (assicurativo o sanitario) dalle aziende. Ma questo è solo il modo di lavorare che vogliono le aziende.

Questa settimana, i lavoratori hanno organizzato una grande campagna per protestare contro i magri salari e contro la povertà a cui sono costretti per le loro tristi condizioni di lavoro, compreso il divieto di iscriversi ad un sindacato. Le proteste sono state organizzate in circa 150 città degli Stati Uniti, tra cui New York, Chicago, Detroit, Houston e Los Angeles. I lavoratori volevano semplicemente chiedere un salario orario minimo di 15 dollari – quanto serve appena per vivere e il diritto di potersi iscrivere ad un sindacato per tutelare i propri interessi in futuro. Di solito le imprese vietano ai propri dipendenti di iscriversi ad un sindacato.

Potrebbero sembrare richieste ragionevoli ma, invece di essere accolte come tali, i dimostranti si sono trovati a doversi difendere dalle tattiche di una polizia dalla mano pesante che li ha bloccati e che ha arrestato oltre 450 manifestanti in diverse città.

Ma stiamo parlando di una società moderna, o di un Gulag dove si lavora a cielo aperto-per-un-boccone-di-pane?

L’industria del fast-food negli Stati Uniti vale circa 200 miliardi di dollari l’anno ed è in mano ad alcune delle aziende più redditizie del mondo. A costo di fare pubblicità gratuita, ecco i nomi della vergogna tra cui figurano McDonald, Burger King, Dunkin Donuts, Pizza Hut, KFC, Subway e Domino. Tutta l’industria del fast-food è dominata da solo 10 imprese, che rastrellano un totale di 7,5 miliardi di dollari di profitti ogni anno.

Ma quei milioni di persone che lavorano e che portano a casa queste cifre astronomiche vengono pagate con stipendi da miseria. Uno studio condotto dalla Berkeley University of California segnala che quasi la metà di tutti i dipendenti del settore fast-food in America, devono ricorrere a qualche forma di aiuti pubblici per riuscire a integrare i loro scarni salari. Secondo altri studi il 20% delle famiglie che fanno affidamento sullo stipendio di un dipendente del settore fast-food vivono al di sotto della soglia ufficiale di povertà.

Oscenamente all’altro estremo della scala retributiva ci sono gli alti dirigenti delle società di fast-food che guadagnano stipendi multi-milionari, bonus e altri incentivi aziendali. Donald Thompson, CEO di McDonald, incassa qualcosa come 13,7 milioni di dollari l’anno. Cioè 900 volte più di uno dei suoi dipendenti che a fatica portano a casa uno stipendio da 15.000 dollari.

Il risultato di questo sfruttamento capitalistico in stile americano è che il resto della società, in pratica, deve sovvenzionare le aziende di fast-food perché i loro dipendenti, sottopagati – per riuscire a sopravvivere con i loro miseri salari – sono costretti a richiedere il sussidio del governo.

Le entrate pubbliche ormai da tempo stanno diminuendo, da quando cioè, le aziende americane hanno decentrato le loro operazioni all’estero, mentre le aziende che continuano a mantenere il lavoro negli Stati Uniti sfruttano la manodopera pagandola con redditi tanto bassi che i contribuenti devono sovvenzionare gli stessi lavoratori. Eppure, ci dicono che questo dovrebbe essere un paradigma economico a cui dovremmo tutti aspirare.

Il National Employment Law Project stima che i lavoratori di fast-food costino al contribuente americano intorno ai 3,8 miliardi di dollari l’anno che l’amministrazione federale deve pagare per il sostegno dei redditi più bassi, per il Medicaid e per i buoni pasto. Se le società di fast-food spendessero 3,8 miliardi di dollari detraendoli dai loro enormi profitti e se pagassero dei salari dignitosi, per prima cosa il contribuente americano non si vedrebbe arrivare un conto che, se si rispettassero le regole non scritte, non avrebbe motivo di essere emesso.

Ma non aspettatevi che il duopolio americano formato da democratici e repubblicani faccia qualche cosa contro questo racket aziendale. Entrambi i partici sono al servizio delle grandi imprese e dei ricchi che devono sempre diventare più ricchi a spese di qualsiasi lavoratore.

Quindi, ecco il punto: il capitalismo americano e la libera impresa non hanno niente in comune – almeno nel settore del fast-food. Questo capitalismo poggia sulle spalle di un contribuente già in difficoltà, mentre i dirigenti delle imprese continuano a farsi fuori milioni di dollari per aver inventato un business che è, a dir poco, un modello di schiavitù moderna.

Ma in questa storia c’è anche un fondo di amara ironia: il business del fast-food sta andando a gonfie vele in America, perché molti lavoratori e molti disoccupati americano si sono talmente impoveriti che tutto quello che possono permettersi di mangiare è uno schifoso hamburger.

Uno studio della Federal Reserve di questa settimana conferma che il divario della ricchezza in America è arrivato a proporzioni da record. Così la stragrande maggioranza degli americani sta rendendosi conto che l’unico modo per sopravvivere è portare le loro famiglie in qualche buon ristorante fast-food perché, alla fine costa meno che mettere sulla tavola di casa un cibo decente e fresco.

Nel frattempo, quelle famiglie povere sedute al ristorante, guardando fuori dalla vetrina, potrebbero vedere che ci sono poliziotti e militari che arrestano i lavoratori dei fast-food che protetano per le strade contro i loro salari da fame. O magari, potrebbero anche vedere altri poliziotti che sparano e ammazzano un povero disoccupato nero, solo perchè mentre lo stavano malmenando sdraiato sul marciapiede, non aveva negli occhi lo sguardo giusto.

Oppure, mentre masticano un hamburger – che anziché nutrirli li rende solo obesi – potrebbero vedere su uno schermo TV che il loro governo sta progettando di spendere altri milioni di dollari delle loro tasse per fare ancora più attacchi aerei contro Iraq e Siria, insieme agli altri paesi-membri-della-NATO, questa volta per ammazzare gli stessi miliziani che, tempo fa, aveva fatto addestrare a sue spese.

In effetti, c’è qualcosa di marcio nel capitalismo americano.

Finian Cunningham (born 1963) ha scritto molto su questioni internazionali, con articoli pubblicati in diverse lingue, è laureato con un Master in Chimica Agraria ed ha lavorato come redattore scientifico per la Royal Society of Chemistry, Cambridge, in Inghilterra, prima di intraprendere una carriera nel giornalismo. E’ anche musicista e cantautore e per quasi 20 anni, ha lavorato come redattore e scrittore nei media più importanti, tra cui The Mirror, Irish Times e Independent.

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/article39607.htm

8.09.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Titolo originale: USA: Le Industrie del Fast-Food prosperano su Lavoratori oppressi dalla Povertà

Pubblicato da Davide