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QUESTA E' LA STATEGIA DEL TERRORISMO FBI

DI GLENN GREENWALD

firstlook.org/theintercept

L’FBI e i principali media ieri hanno strombazzato l’ultimo trionfo dell’agenzia antiterrorismo : l’arresto di tre uomini di Brooklyn, di età da compresa 19 a 30 anni, con l’accusa di aver cospirato per recarsi in Siria con lo scopo di combattere sotto le bandiere dell’ ISIS. Come giustamente notato dal mio collega Murtaza Hussain, “sembra che nessuno dei tre uomini fosse in condizione di viaggiare o di sostenere lo Stato islamico, senza l’aiuto di un informatore dell’FBI.”

Uno di questi terribili e temibili terroristi ha rivelato all’informatore dell’FBI che, oltre alla mancanza di soldi, vi fosse un problema significativo che metteva in dubbio tutta l’operazione orchestrata dall’Fbi: sua madre gli aveva ritirato il passaporto. Notando lo sbiasciacare bizzarro e sgangherato di questo sospetto terrorista, Hussain ha osservato su Twitter che questo caso “suonava come l’ennesima manipolazione condotta dell’FBI su poveri malati mentali.”

A questo proposito, i recenti arresti sembrano essere molto simili alla stragrande maggioranza degli arresti anti-terrorismo che l’Fbi ha orgogliosamente propagandato nell’ultimo decennio. Come io e il mio collega Andrea Fishman abbiamo scritto il mese scorso – dopo che l’FBI aveva spinto un ragazzo solitario di 20 anni, che viveva con i suoi genitori, ad accettare di partecipare a un complotto orchestrato dall’Fbi per attaccare il Campidoglio – questi casi seguono uno schema molto collaudato:

I fatti noti di questo ultimi giorni sembrano adattarsi bene all’interno d un modello ormai familiare in cui l’agenzia federale non sventa gli attacchi terroristici pianificati, ma piuttosto li crea, salvo poi pubblicamente lodarsi per aver fermato le trame auto-prodotte.

In primo luogo, mirano a un musulmano: non perchè sussista una qualsiasi prova di determinazione concreta o di notevole capacità di compiere atti di terrorismo, ma semplicemente per aver espresso idee politiche “radicali”. Nella maggior parte dei casi, il musulmano “pescato” dal FBI è molto giovane (tarda adolescenza, 20 anni), sbandato, solitario, disoccupato, che già ha mostrato difficoltà a padroneggiare le funzioni vitali di base, figuriamoci se ha la possibilità di effettuare un grave attacco terroristico, e – anche se volesse – non ha alcun legame operativo con gruppi terroristici reali.

Trovano in seguito altri musulmani che sono fortemente motivati a contribuire a sventare un “complotto terroristico”: o perché sono l’Fbi gli paga ingenti somme di denaro o perché (come sembra essere nel caso in oggetto) sono accusati di qualche crimine non correlato e sono pronti a tutto pur di compiacere l’FBI in cambio di clemenza (è possibile che entrambi gli scenari coesistano). L’FBI consegna poi all’informatore un piano dettagliato di attacco, e talvolta anche il denaro e gli altri strumenti per portarlo a termine, e l’informatore conseguentemente condivide tutto ciò con il target di cui abbiamo parlato prima. In genere, l’informatore induce, preme, blandisce e cerca in tutti i modi persuadere il poveretto ad accettare di eseguire il piano pre-fabbricato. Nei casi in cui il target si rifiuta di andare avanti, si passano all’informatore enormi quantità di denaro per convincere in maniera definitiva la preda.
Una volta che finalmente viene carpito fraudolentemente il consenso della vittima, l’FBI piomba nella all’ultimo minuto, arresta il bersaglio, emette un comunicato stampa nel quale si auto-compiace per aver impedito un attacco pericoloso (in realtà concepito, progettato e finanziato da lei stessa), e i giudici federali speditamente inviano il loro obiettivo in prigione per anni o addirittura per decenni (spesso rinchiuso in celle speciali). I tribunali statunitensi asserviti sostengono le accuse applicando un’interpretazione così ampia e permissiva di “intrappolamento” tale da neutralizzare qualsiasi istanza di scarcerazione

Ancora una volta, tutti noi dovremmo fermarci un momento per ringraziare gli uomini e le donne del FBI che ci hanno salvato dai loro stessi complotti terroristici.

Si può, se davvero lo si vuole, discutere se l’FBI possa continuare a comportarsi in tal modo. Per ragioni che io e molti altri abbiamo più volte sostenuto, questi casi sono sommamente ingiusti: una forma di accusa pre-fabbricata in cui individui vulnerabili sono adescati e manipolati non per atti criminali che hanno intenzione di fare, ma piuttosto per le idee politiche “sgradevoli” che hanno espresso. Si finisce con l’inviare giovani in prigione per decenni per “crimini” che anche i giudici stessi, che hanno emesso la condanna, riconoscono come menzogne, come cose che i poveretti presi di mira non avrebbero mai preso seriamente in considerazione, né tanto meno mai commesso, in assenza di un inganno orchestrato dall’Fbi. E ‘difficile immaginare qualcuno che possa sostenere questa sia una tattica giustificabile, ma sono sicuro che ci sono persone pronte a farlo. Lasciamo tale dilemma al lato per il momento e affrontiamo una questione diversa.

Siamo costantemente bombardati da avvertimenti circa la grave minaccia dei terroristi home-grown, degli estremisti “lupo solitario” e ovviamente dall’ISIS. Questi ammonimenti da parte dei funzionari Fbi sono così pressanti che il New York Times all’inizio di questo mese ha riportato l’opinione di anonimi funzionari dell’intelligence USA secondo cui la minaccia crescente dell’ISIS pone “la prospettiva di una nuova guerra globale al terrorismo.”

Ma quale razza di grave minaccia può essere se, almeno a livello nazionale, l’FBI deve continuamente ricorrere alla fabbricazione di sempre nuovi complotti, setacciando la rete Internet alla ricerca di giovani sbandati e / o malati di mente a cui rivolgere le proprie attenzioni, che in seguito reclutano e che infine manipolano a scopo terroristico? Ciò non dimostra, di per sé, quanto sia in realtà sopravvalutata e inconsistente questa “minaccia”? Non dovrebbero esserci complotti veri, quelli che vengono cioè creati e alimentati senza l’aiuto dell’FBI, a cui l’agenzia dovrebbe dedicare le sue ingenti risorse?

Questa tattica FBI ricorda molto il comportamento della Drug Enforcement Agency (DEA) che costantemente avverte circa la grave minaccia rappresentata dalla tossicodipendenza, mentre nel contempo utilizza contemporaneamente spacciatori a suo libro paga per creare deliberatamente persone dipendenti dalla droga in modo da poter arrestare i “nuovi” tossicodipendenti e quindi giustificare la propria esistenza e il proprio budget (e questo tipo di creazione della minaccia, a proposito, non è poi così lontano da quello che gli altri organi di polizie federali, come l’FBI, stanno in realtà facendog).

Come abbiamo osservato l’ultima volta che abbiamo scritto su questo argomento, il Dipartimento di Giustizia sta aggressivamente facendo pressioni sugli alleati degli Stati Uniti affinchè essi stessi implementino queste tattiche di intrappolamento al fine di creare i propri terroristi, che possono quindi essere utilizzati come prova della grave minaccia incombente sull’Occidente.

Le minacce, che siano reali e sostanziali, non hanno bisogno di essere fabbricate e architettate. Infatti, come la blogger Digby – citando Juan Cole – ha recentemente mostrato, la violenza a mano armata opera di “lupi solitari” è così grandemente maggiore rispetto al “terrorismo interno”, utilizzando qualsiasi indicatore statistico, che è quasi impossibile esagerare la disparità:

A questo proposito, non è difficile capire perché il “terrore domestico” e “l’estremismo cresciuto in casa” siano cose che l’FBI sta disperatamente tentando di creare. Ma questo confuso intruglio di complotti made in Fbi dovrebbe, di per sé, essere sufficiente a dimostrare quanto questa minaccia sia in realtà esagerata artificiosamente per scopi non chiari.

UPDATE: La ACLU del Massachusetts, Kade Crockford, ha notato questa citazione straordinariamente rivelatrice da ex FBI “aiuto regista” Thomas Fuentes, mentre difende uno dei peggiori misfatti compiuti dall’Fbi (l’accusa Cromitie che descriviamo a lungo qui):

Se si stanno presentando delle proposte di bilancio per un’agenzia di applicazione della legge, o per un’agenzia di intelligence, non dirai certo che “Abbiamo vinto la guerra al terrorismo e tutto è fantastico” perchè la prima cosa che succederà è che il tuo budget sarà tagliato di una metà. Sai, il mio motto è l’ opposto di Jesse Jackson quando diceva che bisoga mantenere viva la speranza. Bisogna tenere in vita la paura. Tenerla in vita.

Questa è la strategia del terrorismo FBI – mantenere viva la paura – e guida tutto ciò che fanno.

Glenn Greenwald

Fonte: https://firstlook.org/theintercept/

Link: https://firstlook.org/theintercept/2015/02/26/fbi-manufacture-plots-terrorism-isis-grave-threats/

26.02.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura del BUCANIERE

Pubblicato da Davide

  • makkia

    UPDATE: La ACLU del Massachusetts, Kade Crockford, ha notato questa
    citazione straordinariamente rivelatrice da ex FBI “aiuto regista”
    Thomas Fuentes, mentre  difende uno dei peggiori misfatti compiuti
    dall’Fbi (l’accusa Cromitie che descriviamo a lungo qui):

    Eeh!?