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QUELLO CHE STA PER SUCCEDERE E PERCHE'

DI FABRIZIO TRINGALI
il-main-stream.blogspot.it

Dopo un 2012 turbolento, il nuovo anno è iniziato in un clima economico di relativa tranquillità. Gli spread sono bassi e la crisi sembra concedere una tregua. Ma cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Le difficoltà sono davvero superate o sono destinate a riproporsi? Poiché esistono due opposte chiavi di lettura della crisi, per rispondere a queste domande è necessario capire quale sia la più convincente. Vediamole:

Chiave di lettura 1: Crisi dei debiti sovrani.

Secondo questa chiave di lettura, alcuni Paesi europei hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità. Hanno aumentato il loro debito pubblico senza migliorare la competitività, rischiando il default. L’aumento degli spread indica che i mercati sono restii ad investire in titoli di Paesi spendaccioni e già molto indebitati.
La soluzione della crisi consisterebbe dunque nel rafforzare la disciplina di bilancio, imponendo un tetto al rapporto debito/PIL e implementando drastiche misure di austerity che diminuiscano la spesa. Per scoraggiare la speculazione, a livello europeo andrebbero inoltre introdotte forme di mutualizzazione dei debiti sovrani (acquisto di titoli da parte della BCE, emissione di Eurobonds) in modo che tutti i Paesi si impegnino a garantire, collegialmente, il pagamento degli interessi e il rimborso dei titoli in scadenza emessi dai singoli Stati. Tuttavia, per evitare azzardi morali, i governi nazionali dovrebbero accettare di essere vincolati a realizzare le politiche indicate dagli organismi europei, indipendentemente dalla volontà dei loro cittadini.

Chiave di lettura 2: Crisi dell’euro.

Secondo questa chiave di lettura, invece, alcuni Paesi europei avrebbero sfruttato l’appartenenza alla moneta unica per aumentare la loro competitività, a discapito di altri. Contenendo salari e domanda interna, avrebbero mantenuto la propria inflazione sistematicamente a livelli inferiori rispetto ai partners. I quali, condividendo la stessa moneta, non avrebbero potuto operare una svalutazione difensiva per determinare un riequilibrio. I primi avrebbero accumulato surplus commerciali, mentre i secondi avrebbero visto peggiorare i conti con l’estero, fino ad entrare in crisi.
L’aumento degli spread indicherebbe che i mercati sanno che in futuro il valore dei titoli dei Paesi in crisi potrebbe diminuire: essi potrebbero uscire dall’euro, svalutare, rinegoziare il debito o rinominarlo nella nuova valuta.
Per uscire dalla crisi servirebbe dunque introdurre un meccanismo automatico di riequilibrio fra i Paesi in surplus strutturale e quelli in deficit. Inoltre, data la recessione in atto, le politiche di austerity andrebbero smantellate e sostituite con interventi di segno opposto, a sostegno della domanda e dell’occupazione. Nei Paesi in surplus andrebbero poi alzati significativamente i salari.
Tuttavia, apparendo questa strada impercorribile, poiché presupporrebbe che tutti i principali Paesi europei invertano le politiche economiche adottate fino ad oggi, e che quelli più forti accettino trasferimenti automatici verso quelli meno competitivi, l’unica via di salvezza resterebbe l’uscita dall’euro e il recupero della sovranità nazionale in materia di politiche economiche e monetarie.

Quale è quella corretta?

Chiaramente, queste tesi sono fra loro inconciliabili. Se si accetta l’idea che ad andare in sofferenza siano stati quei Paesi che presentavano un alto rapporto debito/PIL, allora la prima spiegazione appare come quella corretta. Invece, se si crede che la crisi abbia colpito chi ha avuto un tasso di inflazione più alto, converrà orientarsi sulla seconda.

Ecco una breve tabella riassuntiva:

 debito pub / PIL (%)
Squilibri esterni e differenziali di costo nell’eurozona
Paese199920072011Saldo conto corrente / PIL
(* 100) 1999-2012
Costo unitario del lavoro
var % 1999-2010
Indice prezzi al consumo
1999-2012
Germania

61

65

83

 52.0 1.421.8
Portogallo

50

68

106

-132.211.135.1
Italia

114

104

121

 -24.428.530.9
Grecia

103

105

166

-123.254.943.1
Spagna

62

36

67

 -75.524.838.4
[Dati estratti da Europa: una crisi di debito o di bilancia dei pagamenti? – A.F. Presbitero, Università Politecnica delle Marche, pubblicato su linkiesta.it ]

Le prime colonne mostrano che la prima chiave di lettura è infondata: due dei Paesi più colpiti dalla crisi, il Portogallo e la Spagna, fino al 2007 presentavano un rapporto debito/PIL simile o addirittura migliore rispetto a quello della “virtuosa” Germania. La parte destra della tabella conferma quel che abbiamo già avuto modo di affermare: il problema non è il debito pubblico. La Germania ha beneficiato di una minore inflazione (ultima colonna) grazie al contenimento del costo del lavoro (penultima colonna) ed oggi vanta il “record” del maggior numero percentuale di lavoratori a basso reddito di tutta l’Europa occidentale ( il 22.2%, secondo Eurostat). In questo modo ha aumentato la propria competitività, a discapito dei partners europei (terzultima colonna) mandandoli in crisi.

Dunque, i dati indicano che la tesi corretta è la seconda, la quale infatti è sostenuta da numerosi esperti nazionali ed internazionali. Tuttavia la quasi totalità dei media sposa la prima chiave di lettura, l’unica ad essere ufficialmente accettata da tutte le élite di governo europee, di destra come di sinistra. Questo non deve stupire: sia ai governanti dei Paesi forti che a quelli degli Stati in crisi conviene far credere che il problema principale siano la spesa dello Stato e il debito pubblico. In questo modo, infatti, i primi possono proseguire il contenimento della domanda interna, arricchendosi grazie alle esportazioni e garantendosi surplus utili ad acquisire aziende pregiate dei Paesi in crisi (come testimonia, per esempio, la recente acquisizione di Ducati da parte di Audi-Volkswagen). I secondi (gli stati in crisi) ottengono di poter sbandierare un “vincolo esterno” grazie al quale imporre ai cittadini quello che altrimenti sarebbe stato impossibile realizzare: tagli ai servizi pubblici e alle pensioni, restringimento delle tutele dei lavoratori, privatizzazioni, continue manovre finanziarie “lacrime e sangue”.

Così, mentre smantellano lo stato sociale, i governi di Italia, Francia e Germania danno vita ad un insulso gioco delle parti: quando Monti e Hollande spingono per introdurre forme di condivisione dei debiti sovrani, la Merkel risponde pretendendo cessioni di sovranità verso le istituzioni UE. Due facce della stessa medaglia, entrambe riconducibili alla chiave di lettura 1. Quella sbagliata.

In seno al Consiglio Europeo è stata già siglato l’accordo che consentirà a ciascun leader di cantare vittoria nella propria patria: da Giugno 2013 la Commissione UE potrà far sottoscrivere ad ogni Stato un vero e proprio contratto, ove indicherà le “riforme” da attuare e le modalità con cui realizzarle; eventuali “meccanismi di solidarietà” saranno riservati ai Paesi che avranno sottoscritto tali intese.

Ecco quindi il leitmotiv che ascolteremo nel 2013: “solidarietà” in cambio di cessioni di sovranità. Lo conferma il presidente del consiglio europeo, Van Rompuy, che però omette di precisare che la solidarietà sarà fasulla: le eventuali forme di mutualizzazione dei debiti saranno parziali e temporanee, come ha già chiarito Angela Merkel, intervenendo al Bundestag. E in ogni caso esse non potranno mai r
isolvere gli squilibri strutturali fra le economie.

Pertanto c’è da aspettarsi che la crisi riesploda. Anche perché dal primo gennaio 2013 è entrato in vigore il fiscal compact, che statuisce, tra le altre cose, che il rapporto debito/PIL deve assestarsi al 60%. L’Italia, per tentare di raggiungere l’obiettivo, dovrà varare manovre su manovre, ogni anno, per decine e decine di miliardi. In assenza di una crescita sostenuta, le conseguenze saranno inimmaginabili, come testimoniano le analisi della Corte dei Conti e l’ISPI. L’Italia e gli altri PIGS resteranno intrappolati in una spirale recessiva, senza via di uscita. Ma gli alfieri della chiave di lettura sbagliata non si fermeranno. Anzi, rincareranno la dose. Quelli italiani hanno già nel mirino la privatizzazione della sanità, che non a caso si sta già realizzando in Spagna.

Uno dopo l’altro i Paesi dell’eurozona dovranno richiedere gli “aiuti” del MES e, in cambio, dovranno cedere ogni residua forma di sovranità nazionale. Così, le decisioni verranno prese direttamente a Bruxelles e Francoforte, senza che né i cittadini né i Parlamenti nazionali possano opporvi resistenza. Ma ciò che è più drammatico è che alla gran parte dell’opinione pubblica, tutto ciò apparirà come necessario, in quanto coerente con la teoria della crisi dei debiti sovrani, propagandata dalla stragrande maggioranza dei media.

Per questo, il primo fronte sul quale schierare le forze che vogliono impedire lo sfacelo è quello dell’informazione. Un’informazione corretta sulle reali cause della crisi.


Fabrizio Tringali
Fonte: http://il-main-stream.blogspot.it
Link: http://il-main-stream.blogspot.it/2013/01/quello-che-sta-per-succedere-e-perche.html
28.01.2013

Pubblicato su byoblu.com – 28 Gennaio 2013

Pubblicato da Davide

  • Aironeblu

    D’accordo su tutto, in particolare sulla unica contro-offensiva che ci rimane, quella di una corretta informazione e della sua diffusione: a questo scopo, è sempre utile richiamare qualche dato relativo al periodo pre-euro per confrontarlo con la situazione di oggi, giusto per mettere un po’ in luce la reale natura della trappola europea e uscirne al più presto. O vogliamo continuare a chiedere la solidarietà dei nostri usurai?

  • yago

    Perchè nessuno dei principali protagonisti della campagna elettorale parla di questi argomenti ? Capisco che si possono avere opinioni diverse , ma il nostro futuro dipende da tali scelte e non parlarne significa prendere in giro l’elettorato. Personalmente credo che questa europa si sfascerà da sola , ma il processo sarà lungo e per noi molto doloroso. Il progressivo indebolimento della nostra capacità produttiva con tempo diventerà irreversibile ed i danni provocati da una lunga depressione rischiano di farci precipitare in una deriva antidemocratica. Quindi credo che prima se ne èsce, meglio è.

  • rebel69

    La stessa domanda che mi stavo ponendo io.Le ricette che si propongono in politica economico sono queste:”
    Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari”.

  • albsorio

    Direi che serve la soluzione tre, cioè l’Euro deve essere emesso da una BC del popolo, senza debito.—-Dobbiamo smettere di usare una moneta privata garantita da debito pubblico.—-Poi per conoscenza personale, nell’articolo si dice che il “Costo unitario del lavoro var % 1999-2010” per la Grecia è 54,9%, ora vi cito un caso di una signora che rifaceva le camere di albergo in Grecia, 2010 18 camere/1000 Euro, 2011 36 camere/1000 Euro, 2012 36 camere/500 Euro—- forse se aggiorniamo i dati capiamo meglio la realtà.—- Per quanto riguarda l’Italia stiamo andando in quella direzione.—- Il debito pubblico è una frode perchè nasce come garanzia di una moneta privata, sono gli Stati che devono emettere moneta non i privati, senza questo passaggio giriamo in tondo… mentre precipitiamo.

  • AlbertoConti

    Sono ovviamente d’accordo con Fabrizio (e con Alberto B.: il debito eccessivo nasce privato e poi diventa pubblico). Sia nell’analisi sia nella “cura” possibile: rendere consapevoli le vittime, tutti noi, per poter reagire politicamente in modo razionale ed efficace. Un buon punto di partenza perciò è l’analisi del debito pubblico, che è il grimaldello costruito ed usato da “montisti” & C. per imporre obtorto collo la loro “ricetta” distruttiva dei PIIGS, a tutto vantaggio della Germania, o meglio degli interessi finanziari che in questo momento in quest’europa fanno capo alla Germania, e paradossalmente anche a Francia e Italia, in diversa misura. Cosa passa il convento in proposito? Conosco solo due realtà, entrambe marginali: L’iniziativa di Gesualdi (es. produzione di un Kit di slide sul debito pubblico italiano) e quella di Cremaschi, nel comitato nodebito. Qui a Milano però esiste un gruppo di attivisti di tale comitato che io definirei meglio passivisti, in quanto si limitano ad aderire alle iniziative progettate a Roma, come l’ultima riuscitissima manifestazione di Milano del marzo 2012. Discussione, tavole rotonde, riunioni? ZERO ASSOLUTO! Questo è il clima milanese degli alternativi al regime, al fascismo monetario dei due Mario. Che dire, sono deluso e un po’ disgustato. Se c’è qualcuno batta un colpo, visto poi che Genova è in “zona”.

  • antsr

    Loretta Napoleoni ha scritto e fatto uscire a gennaio il libro democrazia vendesi, che oltre a svillupare una teoria, suffragata da fatti pe l’uscita dall’euro termina con delle proposte di referendum e di riappropriazione dei cittadini della democrazia con una legge elettorale che possa mandare via i politici incapaci, disonesti, poco intelligenti,… Il progetto è quello di partire dal basso con una vera solidarietà per far crescere una classe politica all’altezza di una realtà democratica. E’ un percorso lungo e difficile, ma oggi abbiamo davanti un governo monolitico delle banche e fra i loro vassalli politici non c’è niente di buono nessuno da poter prendere in considerazione. E’ per questo che bisogna iniziare dalle fondamenta in modo umile, ma costruttivo.

  • antsr

    Dimenticavo di dire che il libro propone con ciò la ripresa della sovranità monetaria, ma c’è da riprendersi anche quella politica, alimentare (multinazionali-km0) educativa (deprivazione scuole pubbliche a favore delle private, no a ricerca…) territoriale (103 basi Usa, oggi MUOS…)…per avere una democrazia che abbia un nome più concreto.

  • Hamelin

    Deriva Antidemocratica ?
    Perchè l’Europa cos’è? Piu’ Antidemocratico e Totalitario del Regime Oligarchico Europeo non so cosa ci sia.
    La parvenza di democrazia è rimasto l’unico specchietto per le allodole che accorreranno come sempre per dare un voto che non serve a nessuno se non a far illudere le persone stesse di avere un potere di scelta che nella realtà dei fatti non hanno (e raramente nella storia hanno avuto).

  • nigel

    Noi Grillini abbiamo il dono della sintesi

  • nigel

    Non occorre essere dei geni per capire che il Paese non potrà sopportare le manovre economiche dettate da MES e Fiscal Compact. Come già segnalato su questo Blog, alla Camera Crosetto e Martino (voci isolate nel PdL) espressero con chiarezza e oserei dire partecipazione emotiva il loro pensiero al riguardo, denunciando (Crosetto) la mancanza d’informazione circa un impegno che il Paese NON AVREBBE POTUTO ONORARE. Che altro occorre per decidere di lasciare il carrozzone EU, diretto a folle velocità verso Cassandra Crossing? La caduta non sarà indolore, ma sarà comunque preferibile alla morte certa.

  • uomospeciale

    Io propendo per la tesi 1:

    -” alcuni Paesi europei hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità…”

    E aggiungo che tra questi paesi “cicale” l’italia si sarebbe meritata di gran lunga la “Pole position” visto che fino alla fine del 2000 c’era uno sciopero un giorno si e l’altro pure, tutto era improntato al massimo sperpero e al massimo clientelismo, mentre la più alta aspirazione di quasi tutti era il “fancazzismo a vita”……………………………
    O al limite, un posto statale da imboscato dove fare il meno possibile con stipendio sicuro, posto di lavoro inamovibile, e per sempre al riparo da qualsiasi competizione-stress della vita, e del vivere.
    E mentre era la regola vedere migliaia di ragazzini appena ventenni e neoassunti con la macchina da 25-30 milioni a rate, (visto che a tutte le altre spese ci pensava papà….)
    io mi chiedevo da dove cazzo venissero i fiumi di soldi necessari a garantire un simile stile stile di vita tra ponti, ferie, settimane e corte, il tutto condito da uscite, quotidiane bevute e abbuffate in pizzeria o al ristorante quasi tutti i giorni…….

    Da dove venivano i soldi visto che l’italia non aveva e non ha nè materie prime nè una grande industria in grado di produrre utili invece che debiti?

    Ora sappiamo da dove venivano…
    in primis dai sacrifici e i risparmi dei genitori e poi dai debiti….Tanti debiti.

    Per questo l’italiano medio poteva vivere da ricco con ponti e ferie ( pure all’estero..) lavorando appena 35-40 ore con tutti i confort o addirittura SENZA LAVORARE per un certo numero di anni sfruttando il risparmio dei genitori, il “grasso che cola”, o anche lo stato socio-assistenziale

    Ma adesso i soldi sono finiti.
    E’ arrivata l’ora della realtà.

  • nigel

    Hai vinto un posto da sottosegretario nel prossimo governo Monti

  • Iacopo67

    Spegni la TV e leggiti qualche buon libro di economia.

  • uomospeciale

    La TV non la guardo mai.

  • yago

    I soldi sono stati creati dal nulla dalle banche con la riserva frazionaria e con i derivati. E’ ovvio che con una massa monetaria cosi’ elevata qualcuno ha creduto ad una crescita ifinita. L’esmpio di chi ha comprato l’appartamento preferendo il mutuo all’affito spiega molte cose. La gente ha semplicemente fatto il conto della serva : invece di pagare 600 euro di affitto, ne pago 800 ma alla fine l’appartamento è mio. Ha sbagliato? Non credo. E’ che è stato ingannato. Nessuno poteva pensare che il lavoro sarebbe stato massacrato, che i debiti delle banche sarebbero stati trasferite agli stati e quindi ai cittadini, che le case avrebbero perso valore ecc. La gente poteva fare corsi di economia avanzata e prevedere che il sistema dei derivati sarebbe crollato? Non si rischia di identificare le vittime con i carnefici? Abbiamo vissuto tutti al di sopra delle nostre possibilità?
    E’ giusto punire con le tasse chi ha risparmiato facendo sacrifici per compensare chi invece ha sperperato? E’ giusto far pagare l’imu a chi ha fatto un mutuo e nel contempo trasferirlo alle banche?

  • nigel

    Il dramma e’ che per comprendere il casino in cui siamo, non occorre neppure studiare Economia ( “leggere” e’ un termine che non mi è’ proprio, una materia o la si studia o è’ meglio lasciar perdere). In quanto alla TV credo che vada vista, ma con adeguati filtri, per cercare di capirevdove vuole arrivare il Sistema.

  • Nauseato

    Uomospeciale. Un nome, una garanzia.