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QUELLI DELLA SEA SHEPHERD: DIFENDERE L’INTEGRIT DELLA RISERVA MARINA DELLE BALENE NELL’OCEANO DEL SUD

DI PAUL WATSON

guardian.co.uk

La nostra campagna nell’Antartico sta diventando più forte e più efficiente – ma i cacciatori di balene giapponesi sono sconsideratamente aggressivi.

Non credo possa esistere un luogo su questo pianeta più isolato, più remoto, più selvaggio rispetto a quello in cui ci troviamo in questo momento.

Tracciate una linea a sud dello Sri Lanka per 4404 miglia nautiche e vi porterà a Prdyz Bay, nel cuore del Mare della Cooperazione, vicino alla grande calotta di ghiaccio di Amory.

A circa 2632 miglia nautiche a nord-est trovate Perth, Australia Occidentale, e a 2632 miglia nautiche a nord-ovest c’è invece Città del Capo, Sudafrica.

Inoltre siamo a sole 1380 miglia dal Polo Sud.
Durante l’estate nella regione Antartica stando sul ponte, il vento soffia a 30 nodi e la temperatura scende a -10° C.

Sul nostro raggio di porto si vede, ad un quarto di chilometro e appena percettibile tra la neve e la nebbia, la nave Bob Barker di Sea Shepherd. Riesco a vedere il suo prendere acqua bianca al di sopra del suo arco e la brina attaccata come alghe scolorite sul suo scafo blu, grigio e nero screziato.

Davanti a noi, ad un altro quarto di chilometro, un grande scafo nero si getta e si oppone al mare schiumoso. E come se la schiuma del mare non fosse abbastanza, la nave spara sei potenti getti di acqua di mare in direzioni diverse. Ghiaccioli di brina pendono dagli scali.

Riesco a vedere lo scalo di poppa, le cui fauci terribili riescono ad ingoiare letteralmente una balena intera, senza sprecare nulla, si dice, fatta eccezione per le balene stesse.

Queste bellissime creature vengono trascinate sul ponte per essere mutilate e fatte a pezzi, per essere congelate e inscatolate sotto al ponte mentre flussi di sangue fumante vengono versati in mare dagli ombrinali.

L’equipaggio della Sea Shepherd chiama questo mattatoio galleggiante meccanizzato Stella della Morte dei cetacei. È la modalità di procedere della nave giapponese Nisshin Maru, e per nove lunghi anni le abbiamo dato la caccia in queste acque con l’unico obiettivo di interferire con la sua attività principale – l’abbattimento delle balene.

Suppongo che in un certo senso io possa essere l’immagine speculare del capitano Achab. Invece di una balena bianca, sono stato ossessionato dal fermare le navi che uccidono balene.
Ho intrapreso nove viaggi in queste fredde acque infernali, per un totale di quasi trenta mesi. Questo viaggio è giunto al suo 105esimo giorno, viaggio che è iniziato a Melbourne, per condurci a nord delle Samoa, poi a sud di nuovo verso la Nuova Zelanda, e poi ancora più a sud nel Mar di Ross: e negli ultimi 18 giorni abbiamo navigato per circa 2500 miglia verso ovest per raggiungere questo luogo abbandonato.

Abbandonato e ancora incredibilmente bello. I mari sono tempestati di migliaia di iceberg, di dimensioni variabili, dalla forma di un piccolo edificio ad un enorme tavolo più largo di una città. Ed è tutto bianco su blu, gli iceberg vantano una gamma di blu, indaco, e verde e il sempre presente sole schizza l’orizzonte due volte al giorno con spettri di rosso, arancio e giallo.
Nel mare e volando attraverso l’aria ecco i grandi tesori viventi di queste acque – uccelli, balene, foche, pinguini – e sotto la superficie invece ci sono i grandi banchi di pesci, vaste scie di plancton e krill.

A portarci qui anno dopo anno è il semplice fatto che queste acque sono state designate dalla comunità internazionale delle nazioni come riserva delle balene dell’Oceano del Sud, e noi siamo qui per difendere l’integrità e la santità di questo santuario legale delle balene.
Le baleniere giapponesi stanno macellando specie di balene protette, minacciate e in via di estinzione in questo santuario, in violazione di una moratoria globale sulla caccia alle balene. Sono anche in difetto rispetto ad una sentenza della corte federale australiana del 2008 che espressamente vieta di uccidere balene nelle acque territoriali dell’Antartico australiano.
Tre giorni fa la nave arpionata giapponese Yushin Maru #2 ha ucciso una balena minke nelle acque territoriali dell’Antartico australiano, a sole 50 miglia dalla base di ricerca Australian Davis sulla costa Antartica.

È la prima volta dal 2009 che uccidono una balena davanti ai nostri occhi, e lo hanno fatto di proposito, per testare la nostra determinazione.

Nel dicembre 2012, la corte americana del nono distretto ha concesso un’ingiunzione temporanea per le baleniere giapponesi e ha ordinato alla Sea Shepherd Conservation Society USA di star lontana 500 metri dalle navi baleniere.

La Sea Shepherd USA ha subito ottemperato all’ingiunzione. Non ha mai infranto una legge americana a partire dal giorno della sua nascita, nell’agosto del 1977. In conformità a quanto ordinato, la Sea Shepherd USA ha bloccato il fondo Operazione Zero Tolleranza e ha ritirato ogni forma di sostegno, lasciando la campagna nelle mani della Sea Shepherd Australia, sotto il controllo di Bob Brown, ex senatore federale australiano e leader dei Verdi.

Bob Brown aveva già condotto una campagna per la Sea Shepherd con la Steve Irwin per la protezione delle balene in Australia Occidentale, e le campagne nell’Oceano del Sud sono state condotte al di fuori dell’Australia dal 2005.

I cacciatori di balene giapponesi, tuttavia, hanno erroneamente pensato che le corti americane potessero esercitare la loro giurisdizione sulle navi battenti bandiera olandese e australiana sotto il comando di un capitano australiano, francese, indiano, svedese, che opera fuori da porti australiani o neozelandesi in acque internazionali e in acque territoriali australiane.

Così si è creata una strana situazione per cui baleniere giapponesi operanti in oltraggio ad una sentenza della corte federale australiana, uccidendo una balena all’interno delle acque territoriali dell’Antartico australiano, rimproverano un capitano svedese di una nave battente bandiera olandese di essere in contrasto con una sentenza della corte americana, cioè di aver interferito con attività illecite in una riserva internazionale istituita per le balene.

Il capitano Peter Hammarstedt non aveva intenzione di stare a guardare i bracconieri trasferire una balena morta sulla nave senza intervenire. Ha così bloccato il trasferimento. La nave officina e le navi arpionatrici hanno cercato di fermarlo, ma l’equipaggio della Bob Barker ha preso le piccole imbarcazioni e ha tagliato le linee.

Ci sono voluti 12 tentativi e quasi una giornata intera prima che fossero in grado di trasferire la balena cacciata.

Sono finalmente riusciti a gestire un affondo estremamente pericoloso alla Nisshin Maru. Cinque volte più grande della Bob Barker, lo speronamento avrebbe preso lo scafo. Così poiché il capitano Hammarstedt non aveva altra scelta che evitare la collisione, la mossa ha permesso alla nave arpionata di passare davanti alla Bob Barker e dietro la Nisshin Maru, dove era stato velocemente attaccato un cavo al cadavere della balena e issato lo scalo di alaggio sul ponte.
La mattina seguente, la Steve Irwin è arrivata e con due navi a poppa della Nisshin Maru, le operazioni di caccia sono state chiuse.

Tre giorni dopo le operazioni di caccia non sono state ripristinate. Le navi arpionatrici sono scomparse, lasciando la Steve Irwin e la Bob Barker che inseguivano la Nisshin Maru ancora più ad ovest.

Ogni anno che la Sea Shepherd ha fatto ritorno da queste acque sin dal 2005 la campagna è diventata più forte e più efficiente. La scorsa stagione, le baleniere hanno raggiunto solo il 26% della loro quota di uccisioni, e la stagione precedente solo il 17%.

Questa stagione, con quattro navi, la campagna è più forte, ma sta affrontando sfide più complesse. L’ingiunzione imposta alla Sea Shepherd USA ha indebolito le finanze della campagna, ma ha causato qualcosa di ancora più pericoloso agli equipaggi delle quattro navi. Ha incoraggiato le baleniere giapponesi.

Le baleniere giapponesi non sono mai state più incautamente aggressive. Le navi della Sea Shepherd sono state costrette a cedere il rispetto della nostra principale preoccupazione operativa, cioè quella di non causare lesioni ad entrambe le parti.

Le baleniere hanno distrutto la Ady Gil nel 2010 e non hanno dovuto rispondere per questo. Non sono nemmeno state messe in discussione. Hanno interpretato l’ingiunzione della corte degli USA come un permesso de facto di essere più aggressivi. Hanno il sostegno totale del governo giapponese, e anche se l’Australia e la Nuova Zelanda hanno portato il Giappone davanti alla Corte Internazionale dell’Aja quest’anno, nessuno dei due paesi ha fatto qualcosa per fermare effettivamente il massacro delle balene.

Così è stato lasciato ad un piccolo gruppo di volontari internazionali il compito di proteggere e difendere il santuario delle balene, nonostante siano marginalizzati ed etichettati come estremisti o eco-terroristi.

Eppure dopo nove anni di scontri la Sea Shepherd non ha causato nemmeno una singola lesione o arrecato alcun danno alle navi giapponesi; che invece hanno provocato ferite all’equipaggio della Sea Shepherd, danneggiato navi, distruggendone completamente una.

Sono bracconieri, non diversi dai cacciatori di elefanti e rinoceronti in Africa, ad eccezione del fatto che i bracconieri africani sono generalmente neri e poveri e vengono sparati per i loro crimini.

I bracconieri di balene invece sono incoraggiati dal proprio governo a perpetrare i loro crimini.
È una strana battaglia quaggiù, nei mari del sud. Entro due giorni ci aspettiamo che le navi arpionatrici, insieme alla nave Shonan Maru #2 armata dal governo e alla petroliera coreana Sun Laurel, recuperino il ritardo con la Nisshin Maru. Questo opporrà una flotta di 6 baleniere contro 3 navi della Sea Shepherd.

Gli equipaggi della Sea Shepherd si sono impegnati a bloccare le operazioni di caccia illegale, e sembra che i cacciatori abbiano ricevuto l’ordine di uccidere il numero più alto di balene possibile. È una prova di forza maggiore, la sfida per i volontari della Sea Shepherd è di salvare più balene possibili, facendo in modo che non ci siano feriti da parte di un equipaggio di bracconieri sempre più ostili e aggressivi, reso tutto più pericoloso dall’isolamento e dalle intense condizioni meteorologiche e del mare.

L’agenzia della pesca giapponese ha rilanciato il permesso di uccidere 935 balene minke che sono specie protetta, 50 balenottere in via di estinzione, e 50 megattere sempre in via di estinzione.

L’equipaggio della Sea Shepherd ritiene che i bracconieri saranno solo una piccola parte della lista dei condannati e perderanno milioni di dollari di profitti.

E se ritorneranno l’anno prossimo, anche l’equipaggio della Sea Shepherd lo farà, e l’anno seguente lo stesso, se necessario. Perché qual è il fine di dichiarare e stabilire una riserva per le balene se viene permessa la loro uccisione?

Il capitano Paul Watson è fondatore e presidente della Sea Shepherd Conservation Society

Fonte: www.guardian.co.uk

Link: http://www.guardian.co.uk/environment/2013/feb/18/sea-shepherd-defend-southern-ocean-whale

18.02.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARIA MERCONE

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Questi trogloditi giapponesi che mangiano balene non sono stati puniti abbastanza con lo tsunami. Credo che i giapponesi siano i più stupidi del mondo, si meritano le radiazioni e anche un altro tsunami, come vendetta delle balene.