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QUELLE FERITE APERTE SUL FUTURO…

DI HS

comedonchisciotte.org

Da qualche anno a questa parte il 9 maggio – data in cui, nell’ormai remoto 1978, venne rinvenuto il cadavere del Presidente della DC Aldo Moro e, come pochi forse ricordano, venne dilaniato da un ordigno il povero Peppino Impastato con il solito corollario di messinscene e depistaggi – è stato proclamato giorno della commemorazione dei morti e delle vittime per strage, mafia e terrorismo e, come di consueto, non mancheranno i soliti esercizi di retorica a beneficio soprattutto – ed è tremedamente triste ribadirlo – dei parenti e dei familari degli assassinati. Il tutto è arricchito questa volta dall’apparente intraprendenza del giovane e dinamico Presidente del Consiglio, il quale, sulla base della nuova e recente legge del 2007 sulla regolamentazione dei servizi di informazione e di sicurezza e sulla disciplina del “Segreto di Stato”, ha ben pensato di disporre la rimozione del “segreto” dai documenti riguardanti le più gravi stragi compiute nel nostro paese dal 1969 al 1984, con l’apparente intento di consentire agli interessati e agli studiosi di consultare quel materiale utile a schiudere le porte della verità e, quindi, a perseguire eventualmente i responsabili di quegli atroci gesti rimasti in vita.

A una prima disamina della decisione assunta dal Presidente del Consiglio Renzi l’osservatore più superficiale potrebbe anche giubilare di fronte al presunto “coraggio” di un giovane leader che si mostra interessato a far luce su molti capitoli oscuri – e criminali – della nostra storia di italiani difficile e sofferta anche se permangono troppi e legittimi dubbi… Davvero si sta tentando di intraprendere un percorso del tutto inedito da parte della nuova generazione dei rappresentanti delle istituzioni ? Ne dubitiamo…

Qui non si tratta di rimarcare e sottolineare il solito opportunismo da campagna elettorale – in un paese come il nostro, fra l’altro, in cui sembra che le elezioni debbano tenersi quasi quotidianamente offuscando qualsiasi analisi realmente scientifica e razionale – ma di riaffermare i vari motivi di perplessità di fronte ad argomenti tanto complessi e scottanti. Innanzitutto pare non sia mai stato varato un regolamento attuativo che renda operativa quella legge che, sulla carta, dovrebbe riconoscere la possibilità e la facoltà, se non l’obbligo, di rimuovere dopo trent’anni il “Segreto di Stato” sui materiali attinenti gravissimi reati come le stragi. Ragione sufficiente a rendere quantomeno difficoltosa e ardua la consultazione delle carte da parte degli addetti ai lavori, considerata la mancanza di una disciplina di “dettaglio”.
In secondo luogo quelle carte – giudiziarie e non – che, comunque, non esauriscono i punti e i dettagli delle singole vicende, sono già stati visionati e consultati dai magistrati inquirenti e dagli investigatori incaricati senza che vi fossero ravvisate particolari notizie di reato “collegate” o che, comunque, non venisse rintracciata alcuna prova veramente utile per coltivare nuove “piste” e identificare altri soggetti da incriminare. Certo, siamo anche consapevoli dei limiti e dei “perimetri” entro cui gli organismi inquirenti si sono sempre mossi, spesso confrontandosi con altri “servitori dello Stato” coinvolti a diverso titolo… Tuttavia è pur vero che, singolarmente presi, quei documenti non aggiungono, nè tolgono nulla di quel che già è possibile sapere e analizzare.
In ultimo la decisione del Premier riguarda i numerosi episodi di strage impunita e non rivendicata (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Italicus, stazione di Bologna, Ustica, ecc…) ma lascia fuori, ad esempio, l’affaire Moro – che proprio recentemente è balzato nuovamente agli onori delle cronache in più occasioni, seminando ulteriori dubbi circa l’esclusiva firma e matrice brigatista del delitto -, così come altri delitti e attentati spesso mirati consumati nei confronti di politici, magistrati, carabinieri, poliziotti, prefetti, giornalisti, ecc… generalmente attribuiti esclusivamente alla mafia, alla criminalità organizzata o a varie “sigle” del terrorismo nostrano. Così come, ad esempio, vengono lasciate fuori le bombe e le stragi riconducibili alla “strategia della tensione” mafiosa del biennio 1992 – 1993, la stessa stagione della “rivoluzione giudiziaria” di Mani Pulite”.

Tutto sommato, anche escludendo i documenti da “declassificare”, chi veramente lo voglia può attingere alle fonti più svariate e disparate e ivi riscontrarvi elementi di estremo interesse. Penso naturalmente alle numerose relazioni e alle documentazioni partorite dalle varie Commissioni Parlamentari d’Inchiesta (Stragi e terrorismo, Antimafia, Loggia P2, Moro, escludendo la “Sindona” ancora, pare, blindata), agli atti giudiziari, al materiale rintracciabile negli archivi della PS, dell’Arma dei CC e dei numerosi corpi repressivi del nostro Stato, alle testimonianze e alle interviste, agli articoli di giornale e alle altre fonti secondarie come le opere di saggistica, ecc… Senza dimenticare gli archivi degli Stati esteri e, in questo senso, vanno menzionati per il loro lavoro quasi insostituibile gli storici esperti di “misteri italiani” Mario J. Cereghino e Giuseppe Casarrubea, che hanno setacciato con perizia i National Archives di College Park (USA) e Kew Gardens (GB) allargando qualche spiraglio sulla longa manus dei servizi statunitensi e britannici in diversi frangenti della nostra più o meno recente storia repubblicana. Sul versante della ricerca e con diversi accenti di vis polemica vanno citati diversi autori – storici, ricercatori e giornalisti specializzati – che hanno mantenuto viva la fiamma della memoria fornendo ulteriori stimoli per la ricerca della verità. Mi permetto di menzionare i più noti, brillanti e sagaci, aperti all’adozione di letture nuove, alternative e profonde… E mi vengono in mente Sergio Flamigni, Gianni Flamini, il prof. Giuseppe De Lutiis, Paolo Cucchiarelli, Aldo Giannuli, Giacomo Pacini, Stefania Limiti, Antonella Beccaria, Giovanni Fasanella, il compianto “pistarolo” Marco Nozza, ecc… Naturalmente se ne potrebbero citare altri, ugualmente importanti, pionieri di un percorso che, forse, sta conoscendo un’autentica svolta. Fra gli stranieri non posso non citare l’inglese Philip Willan, autore dell’incredibile “The Puppetmasters” e l’americano Webster Tarpley… Nonostante l’intraprendenza di questi esperti e specialisti, tuttavia la ricerca è stata confinata in una nicchia da tenere quasi a distanza dal comune cittadino, troppo affaccendato e occupato in altri interessi…

Portella della Ginestra, i golpe più o meno “virtuali” (De Lorenzo, Borghese, Sogno, Cavallo, Pacciardi), promessi e rientrati, Piazza Fontana e le bombe del 12 dicembre 1969, Peteano, Questura di Milano, Piazza della Loggia, Italicus, Ustica, Stazione di Bologna, Rapido 904, le bombe “mafiose” del biennio 1992 – 1993. E ancora, le decine di attentati mirati, falliti e riusciti: Mattei, Scaglione, Feltrinelli, Calabresi, Pasolini, Occorsio, Coco, Alessandrini, Rossa, Pecorelli, Bachelet, Amato, Reina, Mattarella, La Torre, Terranova, Costa, Calvi, Dalla Chiesa, Chinnici, Sindona, Palermo, Rostagno, Falcone, Borsellino, Alpi, ecc… E naturalmente Aldo Moro, l'”affaire Moro”, il crocevia dei grandi crimini e “misteri” italiani. All’apparenza tutti questi tragici e sanguinosi episodi sembravano semplicemente slegati, frutto della preoccupante diffusione di svariate forme di criminalità mafiosa o terroristica. Invece a ripercorrere i fatti e a rileggersi le carte – e non quelle “classificate” – si avverte la ripezione di certi schemi, la presenza di precise modalità “operative” che fanno sospettare che un filo rosso avesse attraversato la nostra storia fin dalle radici della Repubblica e anche molto prima… Il punto è che siamo rimasti a lung
o ancorati ad un’interpretazione dei fatti puramente giudiziaria e “legalitaria” – spesso evocata e diffusa da pur coraggiosi magistrati impegnati a contrastare preoccupanti fenomeni criminali con tutte le risorse che passa il convento – che, comunque non è stata capace di allargare il proprio orizzonte e di disvelare taluni intrecci e collegamenti che, ormai, è difficile non riconoscere… Per semplificare, ad esempio, servizi, segreti, P2, massoneria, strutture paramilitari e clandestine similGLADIO, Cosa Nostra e le altre mafie, le sigle più inquietanti del terrorismo nostrano e non solo, riciclaggio di denaro sporco, i traffici di rifiuti, scorie radiattive, stupefacenti, armi, preziosi, ecc… sono state affrontate come se fossero stati fenomeni del tutto separati l’uno dall’altro, mentre le più recenti novità – e si pensi al caso Moro – si sono incaricate di liquidare questo approccio che dovrebbe rimanere confinato necessariamente alle aule di tribunale. Fin dal Dopoguerra si palesano schemi operativi e di comportamento che si ripetono fino ai tempi più reecenti lasciando campo alle ipotesi costruite sull’esistenza di protocolli per le azioni e le operazioni clandestine. Per rispondere alle domande cruciali e ineludibili occorre formulare con precisione quelle domande… Ad esempio, perchè gli organismi informativi e di sicurezza non dovrebbero perseguire i mandanti, gli ispiratori e, a volte, i diretti esecutori, di attentati indiscriminati e mirati ? Perchè invece viene frapposto il silenzio, si abusa del “Segreto di Stato”, si occultano documenti e testimoni ? Perchè vengono condotte fantasiose e incredibili campagne di depistaggio e di inquinamento delle prove da parte dei cari spezzoni dei servizi segreti ? Perchè si eliminano i testimoni scomodi ? Perchè ? Quali possono essere gli interessi che spingono uno Stato ad accettare queste condotte ? Logica vorrebbe che i poliziotti arrestassero assassini pluriomicidi, mafiosi, criminali incalliti per assicurarli alle cure di una magistratura caparbia ed efficiente. In maniera schematica e semplificatoria potremmo affermare che interviene la “Ragion di Stato”, ma quale Ragione ? La necessità di mantenere la riservatezza per proteggere e tutelare testimoni e collaboratori di giustizia non ha retto ad una più ficcante prova dei fatti. Le alternative non sono poi molte da mettere sul piatto: o lo Stato è esso stesso assassino o dentro lo Stato cova degli assassini che, poi, è costretto a proteggere o uno Stato o più Stati stranieri (alleati ?) sono coinvolti in questi gravi delitti contando su note coperure…

Un altro aspetto ricorrente nei grandi delitti e “misteri” italiani è la compartecipazione di più soggetti apparentemente diversi e cointeressati nel portare a termine i progetti criminosi. Anzi, spesso chi finisce nel mirino degli inquirenti diventa il comodo capro espiatorio, si tratti del folle o del fanatico isolato, della gang malavitosa o del gruppuscolo estremista o pseudoterrorista. Le menti rimangono quasi sempre nell’ombra così come i moventi più “profondi” delle stragi e degli attentati… Addirittura più recentemente è emerso da particolari testimonianze che diverse operazioni stragiste e terroriste sono state compiute da diversi “gruppi di fuoco”, cellule i cui componenti erano probabilmente all’oscuro di quale fosse la funzione di ognuno. Se c’è una grande lezione che si può ricavare dai grandi crimini e dai grandi delitti è la complicità e la contiguità di svariati soggetti spesso associati e uniti da transitorie e temporanee necessità “tattiche”. Questo schema si palesa soprattutto per quel che concerne i cosiddetti grandi “delitti di mafia” in cui la sola ed esclusiva presenza dei “picciotti” quadra sempre meno…

Nonostante la discreta mole di materiale documentale raramente ci si è arrischiati a tentare un’interpretazione più generale dei fatti, a disegnare un quadro più ampio e vasto e a collegare eventi e storie apparentemente distanti per mettere ordine là ove il caos e l’arbitrio sembrano regnare senza rimedio. A dire il vero qualche recente eccezione degna di nota – e da segnalare ai lettori interessati – bisogna citarla e, in particolare, penso all’ottimo “Doppio livello” di Stefania Limiti e, sul versante degli intrecci con Cosa Nostra italoamericana e siciliana, “Una lunga trattativa ” di Giovanni Fasanella, entrambi pubblicati da Chiarelettere, a dimostrazione di un rinnovato interesse a interrogarsi e a riflettere sulla nostra storia più “oscura”. Comunque in questi ultimi anni la piega presa dalla pubblicistica in materia potrebbe far ben sperare e allargare orizzonti rimasti miseramente “provinciali” e limitati in questi ultimi vent’anni.

Occorrono la pazienza e la perizia necessarie a ricostruire il “contesto”, per riprendere il titolo di un inquietante romanzo di Sciascia che preconizzava la catena di delitti di magistrati agli inizi degli anni Settanta ispirando l’ottimo “Cadaveri eccellenti” del grande regista Francesco Rosi (“Salvatore Giuliano”, “Le mani sulla città” e “”Il caso Mattei”). A mio avviso non si può non adottare un approccio “pasoliniano”…
Eravamo solo agli inizi della stagione delle stragi e del terrorismo e poco o nulla era alla portata di un pubblico bene e ragionevolmente informato, eppure l’eclettico e polemico poeta ed intellettuale friulano aveva fornito un’interpretazione efficace e, ancora oggi, non troppo lontana da quella che reputiamo essere l’essenza di quel che accadde allora, sulla cosiddetta “strategia della tensione”. Nel corpus di scritti – spesso pubblicati dall’allora “progressista” Corriere della Sera – conosciuti come “Scritti corsari” Pasolini offriva un ritratto impetuoso, caustico e quasi senza speranza della trasformazione antropologica dell’Italia e del suo popolo, ormai avviati ad abbracciare la società dei mass media e il consumismo, secondo i “dettami” di quello che oggi chiameremmo neocapitalismo di marca “angloamericana” e “anglosassone” e neoliberista e che, all’epoca, il nostro etichettava semplicemente come “nuovo fascismo”.
Naturalmente per Pasolini esisteva un rapporto fra la “strategia della tensione” e quell’Italia in frenetica trasformazione indotta da una sorta di “potere invisibile”. E’evidente che, anche per far passare un nuovo assetto politico, economico, sociale e culturale era necessario giocare la carta del ricatto della paura, incentivando le politiche securitarie di “legge ed ordine”. Di particolare interesse è la teoria “pasoliniana” sui due mondi o sui due stati che convivono nel Belpaese. Certo c’è un paese disonesto, violento, corrotto, ignorante e un paese onesto, pacifico, intelligente – che all’epoca si identificava con il PCI, o, meglio, con i suoi elettori e la sua “gente” – in continua tensione fra loro, ma costretti anche a parlarsi, a capirsi, a trattare, ecc… In qualche misura Pasolini anticipava ed “elaborava” il “bipolarismo” all’italiana che non necessariamente si identifica in toto con due grandi partiti o schieramenti. Da qui nasce la “congiura del silenzio” che si protrarrebbe fino ai nostri giorni, per convenienza, per ragione di “partito”, per pura e semplice ossessione per una presunta stabilità. Al di là dei troppo citati “Io so”… Questa specie di “congiura del silenzio” ha finito per avvelenare il clima di un paese che, peraltro, già si caratterizzava come una democrazia monca e assai imperfetta. Pasolini non condivideva fondamentalmente la convinzione dei “compagni” circa la colpevolezza democristiana nei fatti di strage anche se spesso ripeteva che una rifondazione del paese poteva compiersi solo con un processo a quella classe dirigente. Ai suoi occhi i vecchi ministri e politici democristiani – ormai inadeguati a governare un paese postmoderno – erano responsabi
li della protezione dei veri autori, ispiratori e mandanti della “strategia della tensione”, detentori del “vero potere”. Per contro, dialogando con la DC e cercando di accreditarsi come “partito democratico”, il PCI aveva rinunciato ad inseguire la verità per una sorta di “ragion di partito” che, comunque, l’intellettuale Pasolini non poteva condividere. E’ forse sulla base di questo atteggiamento che, alla fine, quei due mondi, quei due popoli finirono per mischiarsi e per confondersi a detrimento dei principi e dei valori sanciti dalla Costituzione. Ed è allora inevitabile che si succedano in rapida sequenza le varie P2, P3, P4, ecc… e che si verifichino connubi e trattative “Stato – mafia” che celano risvolti e retroscena che non riguardano solo i mafiosi e che investono le nuove architetture delle istituzioni italiane. E tutto alle spalle del cittadino italiano… Come può un paese del genere sopportare la verità sulle stragi, sugli omicidi eccellenti della mafia, sul terrorismo, ecc… ?

Per incamminarsi realmente e senza tabù di sorta sulla strada della verità occorre liberarsi dal peso della retorica “antifascista” che ha impedito di andare fino in fondo per cogliere l’essenza della nostra storia repubblicana. Indubbiamente i partiti nati dalla Resistenza hanno partorito una grande e ottima Costituzione avanzata e ispirata ai più validi principi della democrazia, del cattolicesimo sociale, del socialismo e del liberalismo, ma una serie di fattori hanno impedito a questa “carta” dal carattere fortemente programmatico di realizzarsi. In effetti, e a tutti gli effetti, il nostro è il paese del “golpe”, anzi, dei golpes striscianti portati quotidianamente contro i principi costituzionali, spesso a beneficio di un “presidenzialismo” nascosto e di un “premierato” sostanziale, promossi proprio da quei partiti e da quei gruppi che, in teoria, avrebbero dovuto difendere e incoraggiare un parlamentarismo più democratico, efficiente e aperto alle istanze del paese. Il più celebre di questi tentativi di “golpes strisciante” rimane senza dubbio il piduista e “gelliano” Piano di Rinascita Democratica, di stampo anche molto “anglosassone” – si pensi solo al concepimento di una sorta di bipartitismo o di bipolarismo che precorreva i tempi – e ispirato anche a un famoso documento della Trilateral del trio neoliberista e neoconservatore Rockefeller – Kissinger – Brzezinsky. Questo elitarismo, queste concezioni oligarchiche assai diffuse presso i grandi finanzieri, imprenditori, diplomatici e politici – spesso iscritti e affiliati alla massoneria – non è certo estraneo al consumo dei grandi crimini rimasti impuniti…

In particolare vorrei segnalare due peculiarità che hanno segnato il nostro paese e ne hanno fatto una Repubblica refrattaria alla verità. Innanzitutto, al di là della realtà dei partiti che dovrebbero rappresentare le domande di democrazia e diritti dei cittadini, la scena è stata dominata da lobbies, consorterie, sodalizi politico – economico – finanziari – massmediatici l’un contro l’altro armati per il controllo delle principali risorse strategiche e per il mero profitto economico. Fra queste possiamo annoverare tranquillamente certe logge massoniche popolate da “fratelli” facoltosi e le varie mafie nostrane – Cosa Nostra siculoamericana, la camorra campana, la ndrangheta calabrese, ecc… -. Dagli anni Ottanta ad oggi il “bipolarismo” italiano ha preso le forme della contesa fra il “sodalizio” economico – politico costruito intorno a Berlusconi e quello che fa riferimento all’ing. De Benedetti. Una “piccola” guerricciola combattuta sui terreni politici, finanziari e massimediatici: se il Cavaliere ha fondato un partito azienda modellato sulla propria persona, l’Ingegnere ha sponsorizzato dietro le quinte il movimento “legalitario” Giustizia e Libertà. In mezzo l’universo confindustriale concentrato nella RCS – Corriere della Sera. E’ inutile ricordare come anche le “piccole guerre” non escludano i colpi bassi e le vittime sul campo…

Last but not at least non si può fare a meno di trascurare i risvolti internazionali a fondamento della nostra Repubblica reale… Troppo spesso ci si dimentica che, nonostante la Resistenza, il nostro paese è uscito sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale e ha dovuto accettare le condizioni imposte dagli Alleati angloamericani i quali, peraltro, hanno iniziato la loro marcia sulla penisola anche grazie all’apporto dei mafiosi italoamericani e siciliani. Poco conta se poi gli americani hanno sostituito i britannici ricoprendo un ruolo egemone… Non solo lo sviluppo sociale, economico e culturale italiano ha dovuto progressivamente adattarsi al modello “angloamericano”, ma gli States hanno fatto del nostro paese la gigantesca portaerei dell’Alleanza Atlantica sul Mediterraneo nel nuovo preteso contesto della Guerra Fredda. Avremmo imparato in ritardo che, in realtà, la distanza tecnologica, economica e militare fra la superpotenza statunitense e l’URSS era siderale e che il “pericolo rosso” è stato accampato troppo spesso come pretesto per far lievitare le spese militari e per consentire a determinati soggetti di lucrare beatamente. “L’anticomunismo” celava ambizioni egememoniche supportate anche dagli interessi di soggetti “criminosi”. Infatti, caduto il gigante sovietico e pressochè scomparso il comunismo, sono apparsi all’orizzonte nuovi nemici da combattere – islamici, stati – canaglia, signori della guerra, narcotrafficanti, mafiosi, terroristi, ecc… – a giustificazione delle cifre spropositate per mantenere in piedi un gigantesco sistema di “difesa” e “sicurezza” globale. A partire dagli anni della guerra gli States – con il concorso dei loro alleati – in primis Israele e i paesi europei dell’area NATO – hanno sviluppato un gigantesco apparato e dispositivo per la “guerra totale”, da combattere con ogni mezzo e risorsa – non solo strettamente militare, ma anche poliziesca, ideologica, politica, finanziaria, economica, scientifica, psicologica, massmediatica e perfino criminosa -. Milioni su milioni di dollari sono stati investiti nella cosiddetta “guerra clandestina”, “segreta”, “sovversiva” e “psicologica”, nella quale sono stati impiegati tutti gli strumenti possibili per condizionare ed orientare le pubbliche opinioni. Come è stato ammesso da un importante direttore della CIA – William Colby – l’Italia è stato un grandissimo laboratorio per le operazioni clandestine che è anche servito per operazioni golpiste come quella cilena. Un affermazione tanto grave che vorrà dire pure qualcosa nel paese della “strategia della tensione” e delle stragi impunite… Quali operazioni le agenzie di intelligence USA e alleate hanno compiuto in Italia nel quadro del programma CHAOS per le azioni clandestine di infiltrazione e provocazione ? Di certo, se vogliamo rendere visibile quel filo rosso che collega i crimini più devastanti della Repubblica, non possiamo trascurare di illuminare la “pista americana” e quell’intreccio che riporta all’apparato suppostamente “anticomunista” – ma spesso utilizzato anche per azioni più inconfessabili – che coinvolge, oltre agli States e agli alleati occidentali, il Vaticano, la massoneria, Cosa Nostra siculoamericana e l’alta finanza e imprenditoria. In un poche parole il “vero Potere”. Non è un caso che per circa vent’anni – dagli anni Sessanta agli anni Ottanta – la loggia coperta Propaganda Due si fosse trovata al crocevia fra questi soggetti costituendo quello che Gelli stesso ha definito “l’ombrello dell’anticomunismo” in Italia. Ed è innegabile che le fortune di Gelli & c. inizino quando la massoneria italiana della “famiglia” di Palazzo Giustiniani sottoscrive un protocollo di impegno “anticomunista” con i “fratelli americani” e quando vengono impiantate le logge americane e NATO nel
Belpaese presso l’ambasciata statunitense (la loggia Colosseum) e le basi militari. L’ineffabile Presidente – “gladiatore” Cossiga ammetterà che la stessa loggia P2 era nata presso la base militare americana di Bagnoli come una sorta di gruppo misto di militari e civil servants al servizio degli States… Non sorprende, allora, la carriera da “spioni” dei due presumibili massimi rappresentanti della P2, lo stesso Licio Gelli e Umberto Ortolani.
Forse se vogliamo capire il ruolo assegnato al Belpaese nel quadro atlantico occorre domandarsi quale fosse il contenuto dei codicilli segreti dei Protocolli NATO sottoscritti nel 1949. Quali le modalità operative degli agenti segreti e speciali ? Quali dispositivi scattano quando vengono avviate le operazioni coperte ? Qual’è il ruolo degli UPSA (Uffici Protezione e Sicurezza Patto Atlantico) istituiti presso i Ministeri della Difesa e degli Interni ? Quale disciplina regola i rapporti fra i “servizi” americani e quelli italiani ? Cosa è realmente STAY BEHIND – la rete paramilitare allestita dagli statunitensi e dai britannici e inquadrata nell’Alleanza atlantica – e quali compiti hanno i suoi nuclei come GLADIO ? Cosa sono i Piani di Sopravvivenza ? Perchè costantemente si ripetono, senza eccessivo clamore – le illegalità da parte degli apparati statunitensi nei paesi europei (pensiamo alle Extraordinary Renditions, ad Echelon, al Datagate, al citato CHAOS, ecc…) ? Per tacere dei traffici di rifiuti, armi e droga di cui il nostro paese è il crocevia e che riempiono le casse della criminalità organizzata autoctona e non… E tutto in un paese ove la presenza di basi militari americane e NATO è capillare come in nessun altro paese…

Dobbiamo fare i conti con noi stessi, senza sconti per nessuno, ristabilire la verità per ripristinare i principi della Costituzione e, a mio avviso, ciò non sarà possibile finchè non gettiamo la zavorra delle reticenze, dei silenzi, delle menzogne e delle ipocrisie interessate nella pattumiera della Storia.

La verità bisogna dirla tutta…

O saremo sempre attaccati a catene invisibili e non vedremo mai il volto degli ispiratori, dei mandanti e degli assassini…

Forse c’è poco tempo per rimarginare quelle ferite ancora aperte sul futuro…

HS

Fonte: www.comedonchisciotte.org

9.05.2014

Pubblicato da Davide

  • Truman

    Noto una buona definizione dell’Italia da parte di HS:

    il nostro paese … una Repubblica refrattaria alla verità.

  • Tetris1917

    Concordo, ficcante definizione