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QUELLA VOLTA LA GUERRA MONDIALE DA IMPOSSIBILE DIVENNE INEVITABILE. OGGI COME ALLORA ?

DI ANATOLE KALETSKY

blogs.reuters.com

Perché l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando – l’evento che scatenò la Prima Guerra Mondiale 100 anni fa – ancora evoca nefasti presagi ? Virtualmente nessuno crede che una Terza Guerra Mondiale possa essere provocata dai recenti conflitti militari in Ucraina, in Iraq o nei mari della Cina, anche se molti fattori oggi, rispecchiano la situazione che condusse alla catastrofe in quel 28 giugno 1914 a Sarajevo.

L’avanzare della globalizzazione fu drammatico e disorientò nel 1914 come ora. Molta era la paura di un terrorismo che poteva colpire improvvisamente e ovunque – l’anarchico dal cappello nero che stringe una granata era uno stereotipo diffuso quanto lo jihadista islamico dei nostri tempi. Tuttavia il parallelismo più incisivo può essere la compiaciuta certezza che l’interdipendenza e la crescita economica abbiamo reso la guerra impossibile – almeno in Europa.

Un libro best seller del 1910, “La Grande Illusione” usava argomenti economici per dimostrare che le conquiste territoriali non erano più convenienti, e quindi che il capitalismo aveva rimosso i rischi di guerre globali. Questa visione, analoga a quella dei media moderni secondo i quali non c’è mai stata guerra tra due paesi con un Mac Donald, divenne talmente consolidata che appena un anno prima dello scoppio della Grande Guerra, giornali come l’ Economist rassicuravano i propri lettori con editoriali dal titolo “La guerra è divenuta impossibile in un mondo civilizzato”.

“I rapporti commerciali tra noi e la Germania,” insisteva l’Economist, “sono stati enormemente intensificati nei recenti anni passati… rimuovendo la Germania dalla lista dei nostri possibili nemici.”

La vera “Grande Illusione” si dimostrò essere l’idea che l’interesse economico avesse reso la guerra obsoleta.Tuttavia una variante di questo materialismo naive è tornata. Per esempio, è alla base della politica estera degli Stati Occidentali che presentano le sanzioni contro Russia e Iran come sostitutive ad un compromesso politico o ad un intervento militare.

La verità, come il mondo la scoprì nel 1914 e la sta riscoprendo ora in Ucraina, in Medio Oriente e nei mari della Cina, è che gli interessi economici sono spazzati via una volta che il genio della lampada del nazionalismo o del militarismo religioso viene liberato. Come ho avuto già modo di scrivere da queste pagine, la Russia nei passati conflitti ha sofferto delle perdite economiche inimmaginabili per la politica e la diplomazia occidentale – ed è vero lo stesso per l’Iran e la Cina.

Così la strategia americana di “far lievitare i costi economici” non sembra poter raggiungere importanti obbiettivi geopolitici, come preservare i confini dell’Ucraina o le isole disabitate del Giappone. Delle due l’una: o i territori in oggetto sono pronti a rinegoziare i propri limiti geografici, oppure l’Occidente deve prepararsi a combattere per preservare la “santità” dei confini, cosa che mostra inquietanti parallelismi con la situazione storica nel 1914.

Nonostante gli storici continuino a dibattere sulle cause della Prima Guerra Mondiale, due fattori geopolitici dei prima anni del ventesimo secolo crearono le condizioni necessarie per l’improvvisa spirale che generò il conflitto: l’ascesa e la caduta della grandi potenze, e la fin troppo rigida osservanza dei trattati di mutua assistenza in caso di conflitto. Questi elementi stanno riemergendo per destabilizzare la situazione geopolitica, esattamente un secolo dopo.

La rotazione del potere nel 1914 vide l’Impero Austro-Ungarico e quello Ottomano in declino a favore della Germania potenza emergente. Nello stesso momento la Gran Bretagna, la Francia e la Russia, che ricoprivano un ruolo subalterno al livello regionale, cercavano di mantenere il dominio sull’Europa. Ma scarseggiavano sia di denaro che di risorse militari e perseveranza politica.

Oggi la Russia è una potenza in declino, mentre la Cina è in pieno sviluppo, e gli Stati Uniti cercano di mantenere il loro potere, potendo contare sull’Europa e sul Giappone come partner minori. Date queste condizioni, di solito sia le potenze in declino che quelle in ascesa entrano in conflitto con le nazioni che detengono attualmente il potere.

Le potenze in ascesa vogliono estendere il loro dominio o correggere alcune errate percezioni storiche. Queste vogliono combattere l’equilibrio consolidato, lo status quo, come la Cina sta facendo nelle aree marittime contese con il Giappone. Le potenze in declino invece, vogliono prevenire qualsiasi erosione di predominio territoriale e soprattutto tendono ad evitare umiliazioni diplomatiche. Paesi come la Russia oggi o l’Impero Austro-Ungarico nel 1914 entrano in conflitto con i poteri dominanti che presiedono quello che sembra loro un naturale ed inevitabile declino. Gli Stati Uniti non vedono il motivo per cui la Russia possa avere da ridire su un allargamento dell’Unione Europea e della NATO Ma alla Russia questa sembra un’aggressione territoriale e, di fatto, un accerchiamento da parte di forze ostili.

Le potenze emergenti e quelle in declino tendono naturalmente ad entrare in conflitto con chi presiede l’ordine costituito. Germania, Impero Austro-Ungarico e Ottomano lo fecero contro la Francia, la Gran Bretagna e la Russia; oggi è una naturale conseguenza del discorso che Russia e Cina collaborino contro il dominio di USA, UE e Giappone.

Questa logica è stata recentemente suffragata dallo strano atteggiamento dell’amministrazione Obama che ha deciso di enfatizzare il suo supporto a Giappone, Filippine e Vietnam nelle loro dispute territoriali contro la Cina, come ha fatto del resto con la situazione in Ucraina.

Cosa che riporta alla lezione più importante che possiamo desumere dal 1914: il nesso pernicioso tra trattati e alleanze che obbligano le grandi potenze a combattere a fianco dei loro alleati. Questo è un elemento che trasformò dispute regionali in guerre globali – con una velocità ed un’imprevedibilità terrificanti.

Gli esempi più ovvi sono la NATO e il trattato USA-Giappone di assistenza reciproca, che in teoria obbliga gli Stati Uniti a dichiarare guerra alla Russia e alla Cina se queste dovessero invadere i territori oggetto di disputa nell’Europa dell’est o nel Mar della Cina. Potrebbero questi trattati provocare una guerra mondiale come nel 1914?

Prendiamo in considerazione quello che ha dichiarato il Generale in pensione Sir Richard Shirteff, il secondo membro più anziano della NATO. Ad un dibattito sulla Russia: “Tutti siamo concordi nel dire che scenderemmo in guerra per difendere i confini della Gran Bretagna. Ecco come membro della NATO i confini UK sono oggi in Lituania.

Ad oggi sembra quasi impossibile che Washington possa muovere guerra contro Pechino per difendere alcune isole giapponesi, peraltro disabitate. O contro Mosca per alcune piccole città minerarie in rovina a Dombas, se mai l’Ucraina dovesse entrare nella NATO. Ma all’inizio del 1914 sembrava impossibile che la Gran Bretagna e la Francia scendessero in guerra contro la Germania per difendere la Russia sopra una disputa contro la Serbia.

Tuttavia il 28 Giugno 1914 la guerra da impossibile divenne inevitabile, senza neanche passare per lo scalino intermedio dell’improbabilità. Quatto anni dopo, 10 milioni di persone erano morte.

Anatole Kaletsky

Fonte: http://blogs.reuters.com/

Link: http://blogs.reuters.com/anatole-kaletsky/2014/06/27/world-war-one-first-war-was-impossible-then-inevitable/

27.06.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MISHA di www.teatronelbicchiere.it

Pubblicato da Davide

  • lucamartinelli

    Sta emergendo un’altra lettura dell’attentato contro Francesco Ferdinando. L’anarchico fu manipolato e i veri mandanti furono le potenze occidentali. In sè la faccenda non è poi così inverosimile ma si presta a una rivalutazione storica della scintilla che scatenò la guerra.

  • Ercole

    Oggi come 100 anni fa la guerra è l’unica via di uscita per il capitalismo visto il prolungarsi e il dilatarsi a livello mondiale della crisi di sovrapproduzione di merci e di denaro che attanaglia il sistema da più di 20 anni, sta a noi proletari non cadere nella trappola nazionalista ,di non schierarsi con i blocchi imperialisti per evitare l’ennesima carneficina che la borghesia sta preparando : dichiariamo guerra alla guerra,organizziamo il nostro esercito e costruiamo le nostre avanguardie imparando dalla storia.

  • lucamartinelli

    Purtroppo caro amico penso che i proletari rappresentino il famoso popolo bue. Quando capiranno che non devono andare in guerra ma lasciare che ci vadano i figli dei padroni, allora riprenderò fiducia in loro…..il fatto è che nella storia molti hanno parlato in nome del popolo mentre quest’ultimo era intento a ubriacarsi. Sono sempre convinto che Ernesto Guevara (nome che dovrebbe dirti quacosa) avesse pienamente ragione: le cose cambieranno quando saremo cambiati noi….quando avremo preso coscienza….e mi sembra che i proletari debbano fare ancora molta strada. Con tutto il rispetto, naturalmente.