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QUANDO SI DIVENTA GRANDI

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it/

No, Beppe Grillo non se lo aspettava: adesso sta meditando come fare se Domineddio – dopo aver pescato un papa alla fine del mondo ed aver scelto non proprio bene, vedi le polemiche sulla dittatura che ne offuscheranno per sempre il prestigio – dovesse chiedergli, con le elezioni del prossimo Giugno, di governare il Paese.

Capita, capita: ricordate la vecchia barzelletta di Dio che scaglia un fulmine per colpire il Cremlino e, invece, prende in pieno il Vaticano? Il commento dell’Altissimo fu «Che mira di m…». Anche recentemente sembra che abbia sbagliato, con una saetta sul Cupolone.

Scherzi a parte, qui si tocca un tasto dolente e pericoloso, ovvero la “razionalità della Storia” che, da questo bel quadretto, ne esce a pezzi. A meno che, la Storia sia troppo razionale per essere compresa da esseri umani, i quali di “razionalità” ne hanno per lo meno 7 miliardi: in Italia 60 milioni, come per i Commissari Tecnici della Nazionale. E tutte diverse l’una dall’altra.
Premetto d’averlo votato, convinto che – dopo – varasse un governo col PD, magari un appoggio esterno, con la massima libertà di votare quello che gli pareva: altrimenti, ciccia. In pratica, avrebbe controllato il PD: alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai. Invece.
Invece, Beppe Grillo si sente “grande” in questo momento, ed a ragione, ma bisogna stare attenti alle trappole perché l’Italia è il Paese dei trappoloni, delle imboscate, dei tradimenti: chiedetelo a Bersani, lui ne sa qualcosa.
Inoltre – visto che il PD non gli va bene – Beppe Grillo dovrebbe (o vorrebbe) conquistare la maggioranza assoluta per governare: qui, il discorso della responsabilità cambia, e temiamo che dalle parti di Grillo non si valuti a sufficienza il pericolo della completa mancanza di democrazia interna.
Nelle prime fasi la dirigenza di tipo “leninista” può anche andare, ma dopo? Non basta andare di fronte al notaio di Pegli e registrare il marchio del M5S, come se fosse un detersivo, a nome suo e del figlio Enrico. Quindi, nemmeno Casaleggio ha diritti sul M5S: sinceramente, di partiti “commerciali” ne abbiamo fin sopra i capelli.
Ieri, con la votazione su Grasso il nodo è giunto al pettine: non si può controllare un partito da S. Ilario pubblicando semplicemente un post ogni tanto. E pretendere obbedienza assoluta: se desideravano gettarsi nell’agone politico, perché Grillo e Casaleggio non si sono impegnati direttamente facendosi eleggere?
Tutto questo assomiglia molto ad un teatro di burattini diretto dall’alto – sfruttando l’inesperienza dei giovani parlamentari grillini – e c’è un “illustre” precedente sul quale non vogliamo fare accostamenti. E lo diciamo chiaro e tondo, ma qualcuno che voleva controllare tutti da Arcore già l’abbiamo visto all’opera: per favore, Grillo, non farci venire in mente roba del genere.
Non è un caso se a distanziarsi sono stati i senatori siciliani: loro, la “strana alleanza” la vedono tutti i giorni a Palermo e sperimentano che non è poi tanto male, senz’altro meglio di un governo PD-Monti-Lega come sembra appressarsi per forza di cose.
E, attenzione: è un governo che ha tutto l’aria di durare – toglietevi le pelli di salame dagli occhi – ma di continuare nella vecchia maniera: giustamente, come ha detto Grillo stesso, la P2 al potere.
Non potrà reggere per il Senato? E che ci vuole ad aggiungere ai 161 senatori di maggioranza qualche senatore della circoscrizione estero? Gli altoatesini ed i valdostani? Col vecchio sistema, tutto s’aggiusta: chi, come me, aveva votato Grillo sperando in un’inversione di tendenza è, francamente, deluso. Vanno così male le cose in Sicilia?
I pasdaran di Grillo affermano che non si deve far nulla, che il frutto cadrà da solo dall’albero…aspetta e spera che già l’ora si avvicina…ma non ragionano a fondo: per un caso fortuito la Storia ha avuto un “incidente” – ricordiamo che il successo di Grillo è maturato soprattutto nelle ultime settimane prima del voto – ed ha lasciato la Casta col sedere al vento.
Bersani (col quale non sono mai stato tenero) non è un benefattore: ha capito che non c’era altra scelta, soprattutto per l’esiguo seguito raccolto da Monti. Tutto l’apparato è contrario: da Berlusconi – che vede le sue speranze di una “copertura” giudiziaria svanire – a Monti che, prima di svanire lui stesso, spera almeno (per conto Europa) di salvare le sue riforme succiasangue a favore del sistema bancario.
Bersani – forse obtorto collo – vedeva la possibilità di “osare” quel che il partito non gli avrebbe mai concesso, ossia provare a moralizzare le vita pubblica. D’altro canto, se sgarrava, Grillo non ci metteva nulla a sfiduciarlo.
Non c’è ragione di credere che una seconda occasione così si presenti di nuovo: a Giugno (probabilmente 2014, se va in porto il progetto PD-Monti-Lega), la Casta avrà il tempo di riorganizzarsi e di prendere le dovute contromisure, come una nuova legge elettorale e nuovi partiti, fatti apposta per togliere a Grillo il sostegno. Un “grillismo” di destra, un “centrismo” senza le false lauree di Giannino, una sinistra radicale priva dei vecchi marpioni…tutto nuovo, per ingannare gli elettori.
D’altro canto, queste elezioni hanno visto sparire elettorati piuttosto consistenti – Alleanza Nazionale era un partito dal 13% e passa – dove sono finiti gli elettori?
Sul fronte sindacale, anch’esso stordito dal risultato delle elezioni, si cercano i termini di un’autocritica – per carità, la vera autocritica è ancora distante – e s’inizia a bisbigliare qualcosa:

 
Dobbiamo ancora rimanere prigionieri delle logiche di apparato che decidono per tutti o è giunto il momento di voltare pagina, se vogliamo veramente imparare qualcosa dal voto del 24-25 febbraio?” (1)

 
Beh, cari sindacati…se volete imparare qualcosa…cominciate a porvi il problema: perché, in occasione della riforma Fornero delle pensioni, indiceste solo un’ora di sciopero? Questa (ed altre) sono cose che si pagano: difatti, chi ha appoggiato Monti ha perso quasi 10 milioni di voti, mica bazzecole.
Da un parlamento di condannati siamo passati ad uno di prigionieri: logica direbbe che abbiamo fatto un passo avanti, ma è una logica sbagliata perché non si tratta delle stesse persone. Alcuni condannati sono ancora là – in primis il “re della prescrizione”, Silvio Berlusconi – mentre i prigionieri sono altra gente, dalle parti di quelli del M5S.
Non si può mettere all’indice i deputati che liberamente hanno votato Grasso, perché non era stato affibbiato loro nessun mandato dagli elettori, ma solo da Beppe Grillo. Decide tutto lui?
Bene ha fatto il coordinatore Crimi ad affermare che la decisione dell’assemblea era stata “no a Schifani”, per il resto se la vedessero come desideravano. Hanno interpretato al meglio il loro compito.
Se la democrazia digitale deve funzionare, siano indette rilevazioni fra gli iscritti per le principali questioni sul tavolo, la prima quella del governo. E’ o non è democrazia? Altrimenti, Grillo & Casaleggio iniziano ad assomigliare a Lenin & Beria.
Grillo ha poi commesso due errori marchiani appena ha vinto, non so se sia così sprovveduto o così furbo: era il caso di “rassicurare” qualcuno? Perché scagliarsi lancia in resta contro i dipendenti pubblici con un folle post (2), nel quale confondeva reddito di cittadinanza, statali, pensioni e assegni di disoccupazione?
Gli statali messi insieme a quelli “che hanno attraversato la crisi iniziata dal 2008 più o meno indenni”…ma Grillo, lo sai quanto ha perso negli ultimi anni uno statale?
Forse ti riferivi alla Casta ed al suo milione di propinqui e parentes: lo sai che gli stipendi dei dipendenti pubblici hanno perso il 30-40% negli ultimi cinque anni? E gli esodati che hanno visto in voi una speranza, dove li mettiamo? Diciamo anche a loro “aspetta e spera”? Credi che vi voteranno di nuovo, come hanno fatto in massa, pieni di speranze, in queste elezioni?
Ricorda che l’Austria Ungheria aveva un concetto quasi “sacro” per i suoi funzionari, e li trattava bene, perché da essi dipende il buon funzionamento dello Stato e dell’Amministrazione: ti sei mai chiesto perché, da un lato, molti anziani veneti rimpiangevano Franz Joseph e molti liguri, dall’altra, Napoleone che annesse la Liguria al territorio metropolitano francese fino a Genova?
Il secondo errore, madornale – proprio da disinformazione – è stato quello di confondere il reddito di cittadinanza con l’assegno di disoccupazione.
Il reddito di cittadinanza è, anzitutto, un principio giuridico prima che economico: perciò, non si può tirarlo per la giacchetta per cosa ci serve e dimenticarsi del resto. Questo è grave. Bene, mettiamo i paletti che Grillo non sa piantare.

 
A partire dai primi anni Ottanta, contemporaneamente alla caduta del muro di Berlino, si assiste, invece, al trionfo senza rivali della teoria neoliberista. Viene a mancare qualunque contrapposizione teorica se non, in termini puramente formali, all’interno dell’impostazione neoclassica dominante. L’economia politica si trasforma in scienza oggettiva, la cui promulgazione é ad appannaggio di “specialisti” e di “tecnici”, al di fuori delle diatribe teoriche tipiche delle scienze sociali. Indipendentemente dalla formula di governo al potere (destra o sinistra), la politica economica diventa una tecnica di sostegno dei meccanismi di accumulazione in modo che siano sempre più compatibili con le esigenze dell’impresa e della finanza anche nel brevissimo periodo.”

 
Sono parole chiare e durissime: data? 1998. Le scrisse il prof. Andrea Fumagalli (3) nell’introduzione del suo saggio “10 tesi sul reddito di cittadinanza” che, insieme ai lavori di De Simone (“Un milione al mese subito”, “Dove andrà a finire l’economia dei ricchi”, ecc), sono le principali basi per comprendere il reddito di cittadinanza “sganciandolo” – ma solo per comodità d’analisi – dal suo complementare, il signoraggio bancario, del quale già scrive Marx nel Capitale (4):

 
Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro. Quindi l’accumularsi del debito pubblico non ha misura più infallibile del progressivo salire delle azioni di queste banche, il cui pieno sviluppo risale alla fondazione della Banca d’Inghilterra (1694). La Banca d’Inghilterra cominciò col prestare il suo denaro al governo all’otto per cento; contemporaneamente era autorizzata dal parlamento a batter moneta con lo stesso capitale, tornando a prestarlo un’altra volta al pubblico in forma di banconote. Non bastava però che la Banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra, ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato”. (Karl Marx, Il Capitale, cap. 24).

 
Andrea Fumagalli è un bocconiano: si laureò – ironia della sorte – avendo Mario Monti come relatore.
Se si legge con attenzione il suo lavoro, s’evince che il reddito di cittadinanza è completamente sganciato da altre forme di sussidio al reddito quali assegni di disoccupazione, ecc. Al massimo è complementare, ma un “complementare” molto a latere.
In altre parole, la principale fonte di finanziamento del reddito di cittadinanza è la tassazione dei trasferimenti finanziari dai quali Fumagalli calcolò, nel lontano 1998, un gettito di 466.800 miliardi di lire annui, che sono pressappoco 233 miliardi di euro l’anno, mediante un prelievo dello 0,05% con elusione fiscale del 20%.
Una tassa del genere non è certo indolore: su 100.000 euro se ne prende 50 (di molto inferiore alle gabelle di Stato quali imposte di registro, marche da bollo, ecc), ma quante cose si possono fare con 233 miliardi l’anno?
Con una simile cifra a disposizione si può iniziare a destinare circa 300 euro/mese ad ogni italiano, dalla nascita alla morte: questo è il concetto di reddito di cittadinanza, un “ritorno” di risorse dal mercato finanziario al sociale. Non è un assegno di disoccupazione.
Un simile strumento si presta a molte interpretazioni: ad esempio, può sostituire in parte o del tutto gli assegni familiari (che oggi sono una miseria) ma non può sostituire uno stipendio od una pensione! In altre parole, non si può dire ad un pensionando che ha lavorato 40 anni (e versato i contributi) “adesso torni ai 300 euro iniziali”!
Non per questo, il reddito di cittadinanza – sottolineo, completamente staccato da altri redditi – non può essere utile in molti frangenti: soprattutto per la disoccupazione. Una famiglia di quattro persone a reddito zero incamera zero.
Con il reddito di cittadinanza incamera 1.200 euro – non sono molti, è vero, però si sopravvive (male) – ma se uno solo trova lavoro a mille euro, ecco che il reddito diventa 2.200, e le cose vanno meglio.
C’è discussione se limitare il reddito di cittadinanza ai redditi sopra i 50.000 euro: a parte tradire l’originario principio giuridico, si potrebbe comunque pensare ad una sua concessione “ridotta” dai 50.000 ai 100.000 euro.
Il reddito di cittadinanza è uno strumento meraviglioso, perché favorisce le associazioni (più sei, meno spendi) e quindi famiglie, convivenza fra famiglie, piccole comunità, ecc. E la natalità?
Inoltre, è quel poco che non ti lascia mai col sedere a terra: affermava Parmenide che il poco è cosa assai diversa dal nulla.
L’importante è fare le scelte con un po’ di saggezza, e non far fare i conti al ragionier Giuseppe Grillo da Genova!

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/03/quando-si-diventa-grandi.html
17.03.2013

(1) Fonte: http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/un-voto-che-interroga-anche-i-sindacati.flc

(2) Vedi: http://www.beppegrillo.it/2013/02/gli_italiani_non_votano_mai_a_caso.html

(3) Vedi: http://www.ecn.org/andrea.fumagalli/10tesi.htm

(4) Fonte: http://lapalanca.altervista.org/signoraggio-una-realta.pdf  

Pubblicato da Davide