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QUANDO IL DEBITO E' TROPPO NON SI PAGA

Questo articolo è tratto dalla rivista on-line EffediEffe che ringraziamo

DI MAURIZIO BLONDET

effedieffe.com

Dal lettore Francesco arriva una lunga mail sui problemi monetari, e su qualche soluzione da lui ideata: che sostanzialmente rientra nell’emissione di monete complementari. Il discorso sarebbe troppo complesso, ne ho del resto trattato nel mio «Schiavi delle Banche» al capitolo su Gesell.

Mi limito a prendere da lui uno spunto. Questo:

«… per decidere di uscire dalleuro occorre una strategia precisa e condivisa con altri stati incravattati, occorre creare un fronte comune, lavorando sia sui movimenti dopinione che alla fondazione di una nuova istituzione politica internazionale che vada a fronteggiare quelle nemiche già esistenti. Insomma bisogna informare i popoli che si andrà incontro ad anni di embargo economico e soprattutto commerciale, non avremo più medicine a buon mercato e pane e latte sotto casa, molte cose dovremo produrcele da noi e per far fronte a tutte queste necessità sarà vitale approntare da subito misure drastiche per la riorganizzazione nazionale…»

Anche se plaudo alla tua idea, Francesco, che la difficoltà attuale richiede una «riorganizzazione nazionale» come in uno stato di guerra (in cui effettivamente siamo), vorrei tranquillizzarti sulle ritorsioni che potremmo subire: embarghi commerciali, blocchi finanziari, autarchia stretta eccetera.

Non avviene così. Vorrei ricordare che se gli Stati europei del Sud hanno «bisogno» di indebitarsi, i creditori e la finanza ha «bisogno» di indebitare; chi ha masse di liquidità enormi come quelle in circolo attualmente, ha necessità di investire le per ricavarne interessi. Non può farne a meno. La finanza non può fare a meno di estrarre dal lavoro umano il suo prelievo e tributo; e lo fa prestando. Anche in questo senso Ezra Pound scrisse: «Un popolo che non s’indebita fa rabbia agli usurai».

Il giorno in cui uscissimo dall’euro e tornassimo alla liretta, ovviamente in concomitanza ripudiando (o ristrutturando) il debito pubblico, agli occhi dei prestatori internazionali – che hanno bisogno di «impiegare» i fondi – torneremmo competitivi, con prospettive di crescita (che ora l’euro forte e l’austerità ci toglie), e dunque «i mercati» farebbero la fila per prestarci denaro, per indebitarci di nuovo, a nuove condizioni. Il problema sarebbe rifiutare di indebitarci troppo alla svelta di nuovo. Con la classe politica che abbiamo, e con i milioni di parassiti pubblici in attesa di aumenti automatici di stipendio, è questo il problema da risolvere. Non certo quello di avere denaro in prestito per i nostri Bot, BTP e per le nostre aziende – se tornano competitive.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, i Paesi europei affondavano nei debiti contratti con gli Stati Uniti. Debiti stratosferici, che costituivano palle al piede anzi macine da mulino per le economie. Per anni, Italia Francia e Regno Unito pagarono al creditore miliardi di interessi e quote del debito.

debiti euro 1 Quando il debito è troppo, non si paga. (di Maurizio Blondet)

Ad un certo punto, nei primi anni ’30, Washington condonò i debiti di guerra degli alleati. La cifra che rinunciò a reclamare dal debitore Italia era enorme, pari al 19% del nostro Prodotto interno lordo di allora; alla Francia, condonò il 22% del Pil; alla Gran Bretagna, addirittura il 25%. È come se i creditori ci condonassero, oggi, circa 300 miliardi di euro. Inoltre, Washington ridusse le proprie pretese sulle riparazioni di guerra richieste alla Germania sconfitta dal Trattato di Versailles.

Perché lo fecero gli americani? Perché erano altruisti? Erano diventati buoni samaritani? No. Lo fecero a loro proprio vantaggio. Per tre motivi: primo, il peso del debito nelle nazioni europee le schiacciava, l’immane prelievo (interessi più ratei) sottraeva risorse alle loro economie (investimenti, commercio e consumi), che segnavano il passo o erano in recessione, sicché anche la finanza americana non aveva più niente da guadagnare da una simile paralisi. Secondo: in ogni caso, presto o tardi gli Stati ultra-indebitati avrebbero fatto default e ripudiato il debito, sicché la superpotenza creditrice e la sua finanza avrebbero comunque subito una perdita maggiore. Terzo (ma non ultimo), la finanza americana aveva già lucrato abbastanza dal decennio di interessi riscossi, per poter essere generosa. Si aggiunga che gli stessi Stati Uniti imposero ai propri creditori una sforbiciata sul loro debito, quando uscirono dal Gold Standard: un alleviamento pari al 16% del Pil americano.

La «generosità» serviva – come il condono dei debiti, il Giubileo, prescritto nella Bibbia – a rimettere in moto il gioco economico-finanziario. Le pedine rimesse alle caselle di partenza, i debitori tornavano a potersi indebitare, e ricominciava la partita.

È proprio quello che due economisti di Harvard, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, in uno studio per il Fondo Monetario, consigliano all’Europa: una serie di generose sforbiciate ai debiti pubblici, ristrutturazioni concordate, «condoni stile anni ’30». I debiti dei Paesi europei – anzi di tutti i Paesi sviluppati – dicono i due professori, sono ad un livello mai visto nei due secoli precedenti. Non v’è alcuna possibilità che tale debito venga onorato.

debiti euro 2 Quando il debito è troppo, non si paga. (di Maurizio Blondet)

Tutte le economie avanzate sono stra-indebitate: fra pubblico e privato, il loro debito supera il 250% del Pil; le economie emergenti al contrario stanno riducendo il loro debito.

Il denaro in prestito irriga gli investimenti e i consumi, e dunque favorisce la crescita, fino ad un certo livello (che i due economisti valutano attorno al 90% del Pil); quando il denaro prestato supera quella soglia, al contrario, ostacola la crescita, la rallenta e infine la impedisce. È nell’interesse dei creditori, a quel punto, accettare una ristrutturazione del debito, per rimettere in moto il motore collettivo.

Il consiglio dei due professori è rivolto sostanzialmente allo Stato creditore, la Germania coi suoi satelliti. «La dimensione del debito mostra che occorre una ristrutturazione, per esempio nei periferici europei, ma non se ne discute». I creditori (leggi: Germania) continuano a pensare «ottimisticamente» che i Paesi indebitati possono essere costretti ad onorare il debito, traendo le risorse da profondi tagli della propria spesa pubblica e privata (austerità), senza ripudiare il debito né altre misure che «ridurrebbero la loro credibilità» come debitori. Ma invece, come si vede, l’insistenza del creditore nell’esigere austerità, la sua ostinazione nel vedersi pagati i ratei e gli interessi, allo stesso tempo impedendo lo «stimolo monetario» (la stampa di euro dalla BCE), porta a questo risultato: che per i paesi periferici il debito, anziché calare, cresce rispetto al Pil (perché questo cala); la loro credibilità presso i mercati è a terra; la possibilità che gli stati più vulnerabili finiscano per fare default è aggravata dal fatto che, non avendo più le loro monete sovrane, «si trovano nelle stesse condizioni che si indebitarono in dollari negli anni 1980-90», come l’Argentina, che dovevano ripagare i debiti in una moneta che dovevano guadagnarsi con le loro esportazioni, svendendole. E non ce la fecero comunque.

La Germania farebbe meglio ad accettare grosse riduzioni dei debiti in un colpo solo, accettandone le perdite, anziché tirare in lungo con aggiustamenti e «tolleranze» che non risolvono il problema. Anche se aderisse a qualche mutualizzazione del debito europeo (cosa che non vuole) la Germania non farebbe che dissanguare la sua economia. Meglio «una botta e via»: fallimenti e poi si ricomincia.

Ostacolare tale soluzione, come fanno i tedeschi, finirà per aggravare anche loro, il loro indebitamento e la loro propria crisi demografica. Certo è dura per i creditori, specie se sono di vedute ristrette (o se sono creditori poveri, come i pensionati o i piccoli risparmiatori): ma quando il debito è al livello mai raggiunto negli ultimi 200 anni, non c’è altra cura da accettare che questa: default, più alta inflazione e persino tasse sui risparmi. Già perché tutta la cura consiste, in fondo, in una confisca parziale dei risparmi, magari non con prelievo fiscale diretto e palese, ma con inflazione non compensata da interessi in crescita. Anche così i Paesi si liberarono del debito enorme accumulato nella seconda guerra mondiale: in Italia, per vari anni dopo il conflitto, i tassi d’interesse reali furono negativi per -5%; in Gran Bretagna (ed Usa) fra il -2 e il -4%.

Così, caro Francesco, non credo che dovremmo soffrire di ritorsioni o penuria di credito se uscissimo dall’euro e riducessimo i nostri debiti. La cosa si ridurrebbe ad una ridistribuzione: all’interno, sarebbero penalizzati pensionati e detentori di risparmi («i vecchi») ma ad avvantaggiarsene sarebbe «i giovani», liberati dalla macina da mulino del debito da «servire», e pronti a ricominciare. Personalmente, io come puoi capire ne sarei danneggiato; ma il prezzo mi pare degno di essere pagato, per la rinascita dell’Italia e delle speranze delle generazioni nuove.

Ciò che non è degno, è venire tosati e indebitati per pagare gli stipendi a questa cosiddetta classe dirigente. Perché questo è il punto: una volta liberatici dell’euro e del debito, non ci siamo liberati delle categorie che hanno prodotto questo indebitamento. E che ci indebiterebbero ancora per le «spese correnti», ossia per stipendiare se stessi e le proprie lobbies e cosche che li tengono al potere, pagandosi con soldi che non hanno, perché l’economia non li produce. In una parola: lorsignori che vivono al disopra dei nostri mezzi, e che – come dimostrano – non hanno alcuna intenzione di ridurre il loro «stile di vita».

La vicenda degli scatti d’anzianità degli insegnanti, prima dati poi rimangiati da Saccomanni poi ridati per le urla di proteste di varie platee sindacali e politiche, è tristemente istruttivo, per molti versi. Anzitutto, è scandaloso che gli insegnanti abbiano scatti automatici d’anzianità, qualunque cosa accada al resto dell’economia, oggi in tragica recessione. Il resto dei lavoratori nel settore privato riceve tagli e tagli, e il gettito tributario cala per la recessione: ma per alcuni milioni di privilegiati, è come se l’Italia fosse sempre nel miracolo economico.

Inoltre: quelli che Saccomanni voleva riprendersi sono degli «incentivi» fino a 1800 euro annui, che qualche migliaio di insegnanti avevano preso per «mansioni che vanno oltre i normali compiti» (sic). È probabile che siano illegittimi. Ma davanti alle urla politiche, sindacali e mediatiche, Letta ha ceduto subito: «Gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro».

Sùbito si sono fatti avanti i sindacati degli altri statali: «Oddio, i nostri stipendi sono bloccati da anni! vogliamo gli aumenti!»… e li avranno, perché sono ben protetti lorsignori. A spese nostre, ovviamente. Noi non ci protegge nessuno.

Ripugnante e preoccupante lo scaricabarile fra il ministro Saccomanni e la ministra Carrozza: «Sono un mero esecutore», ha detto lui; «È colpa di qualche burocrate», ha detto lei, annunciando sùbito dopo che «non avrebbe fatto la caccia al colpevole» nei suoi uffici.

È lo stile Schettino arrivato ai vertici: scarico delle proprie responsabilità dopo il disastro, il comandante che salta per primo nella scialuppa di salvataggio. Incompetenza sesquipedale, superficialità, viltà ed abiezione.

Quello che mi allarma di più, caro Francesco, è che questi due, Saccomanni e Carrozza, sono stati messi in quelle poltrone raschiando il fondo del barile: uno prelevato dalla mitica Banka d’Italia, leggendario serbatoio delle «riserve della repubblica», l’altra dal settore della celebrata «ricerca scientifica». La Carrozza, al ministero, non ha mai dato segno di sé, e come inutile rivaleggia persino con la Kienge, se non per il fatto che almeno se ne stava zitta sperando che nessuno si ricordasse di lei. Saccomanni? È la dimostrazione che il personale di Bankitalia non riesce più nemmeno a fare quello che ha sempre fatto: simulare importanza e competenza, intelligenza, riservatezza, serietà.

Ogni nuovo governo fa rimpiangere il vecchio. Il governo Monti, preso dalle università (e dalla Bocconi) doveva essere il meglio del meglio; oggi possiamo dire che al confronto, il ministro Tremonti giganteggia sullo sfondo della storia; anzi persino Prodi sembra un titano. Il governo Letta con Carrozza, Saccomanni e Kienge, fa rimpiangere Monti e la Fornero. Il tragico (o tragicomico) è che non ci sono più settori dai quali pescare personale tecnico-politico decente, minimamente all’altezza della dimensione della crisi. Il sospetto complottista che questi siano stati scelti così dall’eurocrazia, dalla BCE e dai tedeschi per eseguire i loro ordini, non giustifica nulla: credo che persino i tedeschi siano stupefatti di come Monti, Letta, Saccomanni siano scemi. Volevano esecutori, ma appena appena intelligenti e di carattere. Questi non lo sono.

debiti euro Quando il debito è troppo, non si paga. (di Maurizio Blondet)

Ciò dà la misura di quanto immane sia il degrado italiano. Fino a qual punto s’è guastata la cosiddetta selezione delle élites. E non esentiamo «il popolo italiano» dalle responsabilità che ha in questo: invariabilmente, ostinatamente, per istinto, l’ho visto applaudire i più ignoranti, esaltare alle poltrone i più facilisti e pressapochisti, dare fiducia ai peggiori zoticoni negandola alle persone serie. Da Di Pietro a Grillo, passando per Berlusconi e Bossi, fino all’ultima, estrema farsa tragica italiana: le famiglie urlanti che hanno preteso per i loro disgraziati incurabili figli, che il pubblico denaro pagasse le «cure» con le staminali inventate da tale Vannoni, che si fa chiamare «professore» essendo insegnante di lettere, e che ha una faccia così:

Secondo dette famiglie, questo qui sarebbe uno scienziato, e ispira fiducia. È evidente che il male italiano è incurabile, anzi peggiora.

L’ignoranza imperiosa dell’italiota, che non sente ragioni ed esige di essere obbedita «subito subito»; che si fida di una faccia così mentre non riconosce nessuna credibilità a ricercatori delle cellule staminali, tanto da ricorre contro i loro responsi al TAR del Lazio che (ovviamente) dà loro ragione, è l’esatta causa per cui la selezione delle élites fa schifo, con tutto quel che ne consegue.

Per esempio la «dittatura del TAR» (del Lazio) sulla libertà scientifica ed accademica, in nome dell’ignoranza imperiosa. Dato questo, è ovvio che ci sia un Befera, e non un competente, a capo del più importante apparato fiscale – un apparato che esso stesso ha dichiarato un «buco» di quasi un miliardo solo qualche giorno fa. È l’incapacità di massa italiana di dar fiducia a persone serie che ha portato ad università furbesche che danno pezzi di carta ormai inutili, procure che commettono arbitri e soprusi a man bassa impunemente, anzi applaudite da una parte enorme dell’opinione pubblica e dei giornali, Regioni che spendono in corruzione pura incontrollata senza che nessuno provi a fermarle, Corti Costituzionali politicizzate e furbastre (fra l’altro, questa ha sancito che i magistrati «devono» avere l’aumento automatico, altrimenti la loro «serenità» ne soffre), e su tutto, stipendi immani, enormi, che agli italiani (che li pagano, o peggio: che lo stato li paga a prendendo soldi a prestito) non pare bon ton contestare.

Esempio. Qualche giorno fa, il 7 gennaio, su Libero, l’ottimo Franco Bechis ha rivelato che i dirigenti della Presidenza del Consiglio (un ufficio con centinaia di dipendenti) si sono dati aumenti del 30% negli ultimi due anni, anni in cui gli altri italiani hanno visto diminuire le paghe o non riceverle più). Ben 54 dirigenti che nel novembre 2011 prendevano 140-150 mila euro annui , nel novembre 2013, ne percepiscono 180-200 mila e passa. E siccome sono 54, costano a coi contribuenti praticamente 10 milioni l’anno; senza contare i dirigenti di seconda fascia, passati da 73 a 88 mila euro annui. E non oso pensare alla quantità di dipendenti che un così gran numero di dirigenti deve avere sotto di sé: tutto nella sola presidenza del Consiglio.

Ebbene: un ingenuo poteva aspettarsi una risposta dal presidente del Consiglio attuale, tale Letta. Una promessa di correre a ridurre quegli aumenti fastosi e del tutto ingiustificati. Di rimediare alla spesa scandalosa. Macché. Niente. Silenzio. E impunito.

Perché impunità? Ma perché gli italiani non hanno inscenato manifestazioni contro questo scandalo; non hanno fatto nessuna delle proteste urlanti per pretendere «subito-subito» le presunte cure del presunto professor Vannoni. Non hanno agitato le manette, come fecero quando amarono tanto Di Pietro, e gli diedero fiducia. Né sono scesi in piazza in 300 mila come fu per Grillo; e i sondaggi dicono che mantengono la loro fiducia nel Cavaliere… cosa volete farci. Vi siete voluti questa classe dirigente, questi magistrati, questi docenti universitari e no, questi stipendiati da sogno mentre a voi tolgono le pensioni e i salari privati.

Possiamo anche uscire dall’euro, e sarebbe già un po’ di respiro; ma se teniamo questa classe dirigente predona, avida, ignorante e stupida – che ci piace così – non sarà che un sollievo temporaneo.

Maurizio Blondet

Fonte: http://www.effedieffe.com/

Link: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_jcs&view=jcs&layout=form&Itemid=141&aid=279289

9.01.2014

“Su gentile concessione di EFFEDIEFFE.com”

Pubblicato da Davide

  • Black_Jack

    Dice Blondet:
    "Meglio «una botta e via»: fallimenti e poi si ricomincia."

    Quello che non capisco e di cui parlava anche Brancaccio è dove vai vendere i tuoi titoli di Stato una volta che ti sei rifiutato di pagare il debito precedente.

    Brancaccio scrive.

    "…una ristrutturazione unilaterale del debito, attuata senza
    risolvere il problema del disavanzo delle partite correnti, implica
    l’esigenza per il paese di tornare a chiedere prestiti all’estero appena
    dopo avere rifiutato di pagare quelli assunti in precedenza. Questà
    eventualità sarebbe funesta…"

    Eventualità funesta, non se ci si rende conto del vocabolo che ha usato.

    http://www.emilianobrancaccio.it/2013/06/24/brancaccio-sul-documento-del-m5s-il-reddito-di-cittadinanza-ha-dei-limiti-occorre-un-piano-che-punti-a-creare-occupazione/

  • yago

    Possiamo anche uscire dall’euro, e sarebbe già un po’ di respiro; ma se teniamo questa classe dirigente predona, avida, ignorante e stupida – che ci piace così – non sarà che un sollievo temporaneo.

    Nulla di più vero , ma il problema non esclude l’altro.

    Con questa Europa anche il miglior governo del mondo non sarebbe in grado di uscire dalla recessione. Se uno stato non puo stampare denaro ed è costretto a chiederlo in prestito, una volta indebitato non ha scampo. E’ ovvio che più si stampa più aumentano i rischi di inflazione, ma è altrettanto vero che più si svaluta e più si diventa competitivi con l’estero e questo non fa certo piacere ai ns concorrenti.

  • uomospeciale

    il fatto è che la moneta  o la crisi economica ormai sono solo le ultime in ordine di importanza tra le cause dei nostri problemi,
    perché più dell’euro e dell’Europa, è l’intera classe dirigente italiana non solo politica ma anche imprenditoriale, ( giustamente grillo la definiva: "CLASSE PRENDITORIALE…") che sarebbe da rottamare e sostituire in blocco.
    Ma da sostituire come? …….E con quali elementi?……Qualcuno vede persone veramente capaci ed all’altezza della situazione da qualche parte?…….Io no.
    Solo imboscati, incapaci, saltimbanchi, ladri, e mezzecartucce.
    Dovunque eh? In ogni settore "che conta" in Italia dalla grande industria, all’alta finanza,  alla politica, troviamo solo e soltanto questi soggetti…… Dovunque.
    Infatti non a caso anche Blondet  sembra capirlo bene, e conclude che anche uscendo dall’euro tutti i problemi italiani resterebbero praticamente immutati, tali e quali.
    Inutile illudersi, nessuno salverà l’Italia e gli italiani da sé stessi dalla propria mediocrità, mancanza di serietà, di dignità, e di onestà…..
    E forse, è giusto che sia cosi.

     

  • AlbertoConti

    Il debito, o una parte di esso, non si paga per due opposte ragioni:
    1) non
    si è in grado di pagarlo, ma si resta nel campo della coerenza contrattuale.
    Default per causa di forza maggiore, che poi altro non è che una clausola del
    medesimo contratto tra creditore e debitore.

    2) perchè è ingiusto e/o
    "odioso", quindi si applica una diversa legalità che prevale su quella originale
    del contratto debito-credito. E’ questo il caso nostro sui titoli di Stato
    collocati all’estero, in base ad una deregulation criminale. Ma come, mercato
    unico e "debiti sovrani" separati? Questa è volgare truffa, con tanto di
    corollario che ne costituisce la prova, la pistola fumante, cioè lo spread
    (oltretutto eterodiretto come aggravante). Ma ci sono molti altri altri motivi
    d’illegittimità, fonte di altrettanti reati quasi sempre a danno dei debitori.
    Clamoroso il caso dei subprime + cartolarizzazione, che ai bei tempi del far
    west si sarebbe presto risolto con la forca, col vantaggio incommensurabile
    di rimanere un problema circoscritto ai confini di casa (dei
    delinquenti).

    In tutti i casi l’insolvenza è clausola integrante di ogni
    contratto debito-credito, che sia scritta o no. Per questo anche i default più
    clamorosi non inficiano tale istituto.

    Nel caso nostro, invece di perder
    tempo, faremmo bene a discutere di tutti i casi d’illegittimità del debito
    pubblico ed anche di quello privato, la cui causa per noi PIIGS è chiaramente
    l’euro, la truffa unica europea.

  • Arcadia

    A mali estremi, estremi rimedi 😉 E’ l’unica e sola soluzione!

  • ilsanto

    Mah io personalmente penso che i soldi si spendono quando ci sono, se non ci sono si aspetta, si risparmia e solo allora si spendono, chi stupidamente spende soldi che non ha è un irresponsabile, uno che rimanda ad un domani ricco di promesse pur di non rinunciare a quello che ritiene il suo giusto tenore di vita.

    Che lui ritiene ma che non corrisponde alla realtà quindi stiamo parlando di gente o malata o non in grado di valutare la realtà e questi dovrebbero essere perdonati, condonati, aiutati ? perchè ?
  • ilsanto

    Le economie "sviluppate" sono piene d debiti per il semplice motivo ce NON vogliono prendere atto che NON possono più mantenere il loro tenore di vita per il semplice fatto che qualcuno ha deciso di fare la "Globalizzazione" a vantaggio delle multinazionali e a detrimento della popolazione ma ovviamente di questo non si parla, ipocriti !

  • chiaro_davvero

    il rischio di insolvenza fa parte del gioco e questo è dimostrato dall’esistenza stessa dello spread. I titoli "a rischio" come quelli italiani per essere collocati devono garantire una rendita più alta, se non fosse contemplata la possibile insolvenza questa differenza di rendita (e quindi specularmente di costi per lo stato) non avrebbe senso.
    dall’altro lato il terrorismo è tale che l’insolvenza è diventata un tabù e si vorrebbe che gli italiani continuassero a pagare il rischio di default senza poterne beneficiare il che è paradossale.

  • Black_Jack

    Temo che in concreto significherebbe che l’Italia non avrebbe più la possibilità di vendere i propri titoli del debito pubblico il che è una eventualità, nelle parole di Emiliano Brancaccio, funesta.

  • chiaro_davvero

    allora bisognerebbe chiedere a brancaccio di indicare a quale fausta alternativa stava pensando.. mi pare evidente che le ricette di rigore imposte dall’europa non hanno fatto altro che far precipitare la situazioni (lo dicono i numeri). rendiamoci conto che con l’obbligo del pareggio in bilancio la crisi del 29 non sarebbe mai finita, e gli strumenti recessivi applicati oggi non si limitano a questo, a vantaggio di chi si compra il paese mano a mano che fallisce. cos’è più funesto? fare default o fare default dopo che ti sei venduto anche la mamma? 

  • Saysana

    Blondet dovrebbe per lo meno avere l’onesta’ intellettuale di non accomunare Grillo (e quindi il M5S, i cui elettori sono da lui inquadrati come rincitrulliti o qualcosa di simile, finche’ lo leggevo) con gli altri nomi che ha citato visto che il M5S e’ l’unico "partito" che non e’ mai stato al governo mentre gli altri hanno gia’ dimostrato da anni quello che valgono.

    Se poi si vogliono fare i processi, e comminare condanne, in base ai propri (pre)giudizi personali e non ai dati di fatto, faccia pure.
    Resta sempre il fatto che Blondet ne ha sempre per tutti ma non si capisce mai come, per lui, si possa risolvere concretamente il problema di una classe "politica" italiana cosi’ indecente, cosa su cui concordo comunque pienamente.
    A lamentarsi sono tutti bravi…
  • regixx

    Il debito non si deve pagare non perche’ sia troppo, ma perche’ e’ illeggittimo, e queste cose Blondet le sa, ma da’ per scontato che non si riuscira’ mai, o quantomeno nel breve termine, a ripristinarne la leggitimita’, che poi consiste nell’attribuire la proprieta’ del denaro all’atto dell’emissione al popolo. Ma per questo ci vuole una politica fatta da gente che – come dovrebbe normalmente essere – parteggia per il popolo, il che mi sembra qui molto difficile, perche’ di fatto l’Italia come nazione e’ veramente giovane, e i politici non la amano. Come invece accade in Germania in Ungheria,  anche in Russia credo, in sostanza i nostri politici antepongono i loro interessi a quelli della nazione, di cui evidentemente non gliene importa una beata…

  • MespE

    Da utente di Effedieffe mi sento di spezzare una lancia in favore di Blondet. In realtà molto spesso nei suoi articoli propone idee per riformare il Sistema (più o meno condivisibili). La sua critica nei confronti di Grillo (anch’essa più o meno condivisibile) è più che altro riferita alle idee promulgate da Casaleggio nel suo video Gaia e nella sua visione del mondo un po’ "new age".

  • alvise

    "negandola alle persone serie"

    Sarebbe stato interessante leggere chi sono, per Blondet, le persone serie.Se intendeva quelli che non ridono mai, beh allora c’è l’imbarazzo della scelta, magari con fassino al primo posto, quello che "seriamente" disse di Grillo "e faccia un suo partito". Blondet, Grillo sarà pure uno zoticone, uno zoticone palese, con tutto quello che concerne l’etimologia dell’aggettivo, poi ci sono gli zoticoni  seriosi, quelli che non urlano se non in background, all’inverso di Grillo, per esempio monti, letta, alfano, e perchè no, renzi, ma lui un po urlicchia, che ce lo sbattono su, seriosamente….supportati ovviamente, dalla loro GRANDE cultura. Qualità che personalmente non me ne fotte niente, se i non zoticoni mi rapinano lo stipendio o la pensione. Non sarà che per Blondet, per non essere zotici bisogna comportarsi alla stregua di un esegeta?