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PUTIN SPINGE OBAMA A CAPITOLARE SULLA SIRIA

counterpunch.org

La coalizione militare guidata dai russi sta vincendo pesantemente contro i mandatari di Washington in Siria, questo è il motivo per cui John Kerry chiede un “Time Out”.

Lunedì scorso, il Segretario di Stato Usa John Kerry ha chiesto un vertice di emergenza da tenere durante questa settimana per discutere con i leader di Russia, Turchia, Arabia Saudita e Giordania su come evitare la “distruzione totale” della Siria. Secondo Kerry, “Tutti, compresi russi e iraniani, hanno detto che non c’è nessuna soluzione militare, quindi dovremo fare uno sforzo per trovare una soluzione politica. Si tratta di una catastrofe umanitaria che minaccia l’integrità di tutti i paesi della regione” ha aggiunto Kerry.

Certo, non era mai stata chiamata “catastrofe”, quando i terroristi distruggevano città e villaggi in tutto il paese, quando si stava sradicando metà della popolazione di quella nazione, che una volta era unificata e sicura e nemmeno quando la Siria stava diventando uno stato fallito e anarchico. E’ diventata una catastrofe solo quando Vladimir Putin ha sincronizzato i tempi della campagna di bombardamenti russi con quelli delle forze alleate sul campo, cominciando a spazzar via centinaia di militanti sostenuti dagli Stati Uniti e riconquistando le città più importanti del corridoio occidentale.

Ora che l’aviazione russa sta martellando con i suoi bombardamenti i depositi di munizioni e di armi jihadiste, le roccaforti dei ribelli, e l’esercito arabo siriano (ASA), ora che sta stringendo la presa su Aleppo, e gli Hezbollah stanno infliggendo pesanti perdite ai militanti di Jabhat al Nusra e agli altri parassiti collegati ad Al Qaida: ora Kerry ha deciso che è una catastrofe.

Adesso proprio quando la guerra sta volgendo a favore del presidente siriano Bashar al Assad, Kerry vuole un “Time out”.

Tenete a mente, che Putin ha lavorato instancabilmente durante i mesi estivi per cercare un accordo tra le parti in lotta (compresa l’opposizione politica di Assad) per vedere se un negoziato avrebbe potuto risolvere la stabilizzazione della Siria e la lotta contro l’ ISIS. Ma Washington non voleva partecipare a nessuna coalizione a guida russa. Avendo esaurito tutte le possibilità di risolvere il conflitto con un più ampio consenso, Putin ha deciso di coinvolgersi direttamente, inviando l’aviazione russa a guidare la lotta contro gli estremisti sunniti e contro le altre forze anti-governative che stavano lacerando il paese e aprendo la strada ad Al Qaida ed i suoi alleati che avrebbero preso il controllo della capitale. L’intervento di Putin ha bloccato l’emergenza dell’arrivo del califfato terrorista a Damasco.

Ha respinto la marea dei quattro anni di lunga guerra, e ha dato un duro colpo alla strategia maligna di Washington. Adesso sta per finire il lavoro.

Putin non è tanto ingenuo da cadere nella tattica di stallo che vuole Kerry. Ha intenzione di uccidere o catturare il maggior numero di terroristi possibile e non ha intenzione di lasciare che lo Zio Sam si metta in mezzo.

Questi terroristi – oltre 2.000 arrivano dalla Cecenia – sono una minaccia esistenziale per la Russia, così come il piano degli Stati Uniti che usa gli estremisti islamici per promuovere i propri obiettivi di politica estera. Putin ha preso sul serio questa minaccia e sa che se la strategia di Washington dovesse funzionare in Siria, sarà utilizzata anche in Iran e poi ancora in Russia. Ecco perché ha deciso di scaricare tonnellate di soldi e risorse in questo progetto. È per questo che i suoi generali hanno messo a punto tutti i dettagli per trovare una strategia solida e per annientare tutto questo putiferio messo in atto da giovani delinquenti e per ripristinare le frontiere sovrane della Siria.

Ed è per questo che non si farà abbindolare da artisti del calibro di quell’ ipocrita di John Kerry. Putin andrà a vedere fino alla fine, non ha nessuna intenzione di fermarsi di fronte a niente e nessuno. Vincere in Siria è una questione di sicurezza nazionale, di sicurezza nazionale per la Russia.

E ancora Kerry: “Se la Russia è lì per aiutare Assad, deve trovare un modo per una soluzione politica, così come per combattere il Daesh (ISIS) e l’estremismo, solo allora ci sarà una possibilità per prendere una strada molto diversa.”

Putin ha presentato soluzioni fin dall’inizio, era Washington che respingeva qualsiasi terapia. Putin ha sostenuto il cosiddetto bollettino di Ginevra risalente al 2012. In realtà, fu l’allora segretario di Stato Hillary Clinton a buttar via la chiave, quando chiese che Assad non facesse più parte di nessun organo del governo di transizione. (Nota: Ora Obama ha ceduto su questo punto). La Russia interpretò questa richiesta come equivalente a una richiesta di cambiamento di regime, mentre Assad era il capo riconosciuto a livello internazionale di uno stato ed aveva il pieno diritto di essere parte di qualsiasi governo di transizione.

Il negazionismo degli Stati Uniti ha sabotato tutti i tentativi di organizzare delle “elezioni libere e multipartitiche” come richiesto dalla comunità internazionale e ha precluso qualche possibilità per una rapida fine della guerra. Washington era più determinata ad andare per la sua strada (“Assad deve andarsene“), che a salvare la vita di decine di migliaia di civili, morti dopo che la Clinton ha lasciato Ginevra.

E ora Kerry sta porgendo un ramo d’ulivo? Ora Washington finge di preoccuparsi di una “distruzione totale” della Siria?

Io non imbocco. Quello di cui si preoccupa Kerry sono solo quei teppisti dei suoi “cagnolini taglia-teste” che i russi stanno falciando come se raccogliessero margherite. È questa la sua vera preoccupazione. Date un’occhiata a questo da RT:

“Il presidente siriano Bashar Assad non dovrà lasciare il potere né domani né il giorno dopo”, ha dichiarato il Dipartimento di Stato americano (il portavoce Mark Toner). “Washington permette che Assad prenda parte ad un processo di transizione, ma non dovrà far parte del prossimo governo della Siria …”

“… non sono gli Stati Uniti a fare questa affermazione, ma è la sensazione di molti governi di tutto il mondo, e francamente, della maggior parte del popolo siriano”, ha detto Toner.

Quando gli è stato chiesto di chiarire “quanto tempo”, il Dipartimento di Stato ritenga che possa durare il processo di transizione, Toner non è riuscito a indicare un periodo di tempo esatto.

“Non posso avere un quadro temporale esatto. Non posso dire due settimane, due mesi, sei mesi “, ha detto, aggiungendo che gli Stati Uniti stanno cercando “una soluzione politica del conflitto. “…

Toner poi ha ammesso che gli Stati Uniti stanno ancora lavorando per un “processo per avviare il processo” sottolineando che si tratta di “una questione urgente”, che “va avanti da troppo tempo.” (‘Assad non deve lasciare domani e può partecipare al processo di transizione’- Dipartimento di Stato “, RT)

“Un processo per avviare il processo” ?? Come?

Toner sta raccogliendo i pezzi, tanto di corsa che non è nemmeno sicuro di quello che dice. È tanto chiaro che l’amministrazione è così agitata dagli sviluppi sul terreno in Siria, e così smaniosa di fermare l’uccisione dei jihadisti da loro appoggiati, che hanno mandato il povero Toner a parlare con i giornalisti prima ancora che avesse capito bene quali erano i punti su cui doveva rispondere. Sembra una barzelletta. L’amministrazione è passata dal rifiutare di incontrare una delegazione russa ad alto livello, proprio la settimana scorsa (riunione in cui si doveva parlare di coordinare gli attacchi aerei in Siria), a una completa capitolazione. Dal ridicolo “Assad deve andarsene” alla posizione di oggi. Questo è proprio un bel testa-coda, non vi pare? Resto sorpreso solo per non aver visto una grande bandiera bianca che sventolava al 1600 di Pennsylvania Ave., mentre la banda della Marina suonava Taps.

Ma non pensiate che questa possa essere l’ultima umiliazione capace di far deragliare il piano di Washington per distruggere la Siria come Stato sovrano e funzionante, per suddividerla in un milione di staterelli impotenti che non rappresentino nessuna minaccia per i corridoi delle Big Oil Pipeline, o per le basi militari, o per il tentacolare Valhalla sionista di Israele. Perché non sarà così. Quel piano sta ancora sui binari malgrado tutti gli sforzi di Putin di contrastare i militanti e di difendere i confini. L’ultima versione della strategia di dissoluzione della Siria è stata articolata dal presidente del Council on Foreign Relations, Richard Haass che ha detto:

“….gli Usa e gli altri paesi dovrebbero perseguire una politica su due binari. Il primo dovrebbe essere un canale che serve a sostenere il bilanciamento dei poteri in campo in Siria. Questo significherebbe fare di più per aiutare i curdi e per dividere le tribù sunnite, e contemporaneamente continuare ad attaccare lo Stato islamico dal cielo.

Di conseguenza dovrebbero emergere degli enclavi sicuri. Una Siria composta da enclavi o da cantoni può essere il miglior risultato sia per il presente che per il futuro. Né gli Usa né nessun altro paese hanno un interesse nazionale, vitale nel tenere in piedi un governo siriano capace di controllare appieno tutto il suo territorio. Quello che è essenziale è respingere lo Stato islamico e gli altri gruppi assimilabili.

Il secondo binario è un processo politico nel quale gli USA e gli altri governi lasciano spazio alla partecipazione dei Russi (e perfino degli Iraniani). L’obiettivo dovrebbe essere facilitare l’uscita di Assad dal potere e stabilizzare un nuovo governo che, come minimo, goda dell’appoggio della base Alawita e, idealmente, di una parte dei Sunniti.” (Testing Putin in Syria, Richard Haass, Project Syndicate)

Rovesciare Assad e dividere il paese. Distruggere la Siria una volta per tutte. Questa è la strategia operativa di Washington. Si tratta di un piano proposto per primo dall’ analista di Brooking, Michael O’Hanlon, che di recente ha detto:

“…la Siria del futuro potrebbe essere una confederazione composta da diversi settori: uno largamente Alawita (il settore che occupa Assad), che andrebbe lungo la costa del Mediterraneo; un altro curdo, lungo il corridoio Nord e nord-est vicino al confine turco; poi un terzo settore prevalentemente Druso, nella zona a sud-ovest; un quarto formato largamente da sunniti musulmani; e infine una zona centrale con una mescolanza dei gruppi nella zona più popolata del paese il corridoio da Damasco fino ad Aleppo…

Con un sistemazione di questo genere, Assad alla fine dovrebbe lasciare il potere di Damasco… Potrebbe sostituirlo un governo centrale debole e il grosso del potere, come il grosso delle forze armate dovrebbero restare in mano ad ogni singolo autonomo settore — e appartenere ai vari governi regionali…

Gli istruttori americani e degli altri paesi dovrebbero impegnarsi di più all’interno della Siria, dove le aspiranti reclute si trovano attualmente — e dove devono restare, se vogliono proteggere le loro famiglie. (Siria, una speranza come una volta avevano in Bosnia, Michael O’ Hanlon, Reuters)

Ancora volta, sempre la solita storia: buttare giù Assad e spartirsi il paese. Naturalmente gli USA dovranno addestrare le “vorrei essere una recluta” per controllare con la polizia, i nativi e prevenire la nascita di una qualsiasi coalizione o milizia che potrebbe minacciare le ambizioni imperiali USA nella regione. Ma questo va da sé. (A proposito, Hillary Clinton ha già dato il suo sostegno al piano di O’Hanlon, sottolineando l’importanza di “zone sicure” che potrebbero essere utilizzate per ospitare militanti sunniti e altri nemici dello stato.)

John “Wacko” McCain è stato il maggior fautore del piano per spaccare la Siria. Ecco parte di quello che ha detto sul tema:

“ora dobbiamo agire per difendere la popolazione civile e i nostri alleati delle opposizioni in Siria ….. Dobbiamo creare degli enclavi in Siria dove i civili e le opposizioni moderate al leader siriano Bashar al-Assad e all’ ISIS potranno sentirsi molto più sicuri. Questi enclavi devono essere protetti con il massimo della forza aerea americana e di tutta la coalizione ed eventualmente anche con truppe di terra. Non dobbiamo dimenticare che le forze U.S.A possono giocare solo compiti limitati in questo contingente temporale …

“Dobbiamo fare in modo che la nostra politica riesca a tenere sotto controllo le ambizioni di Putin e plasmare il suo modo di fare. Se la Russia attaccherà i nostri partner dell’ opposizione, dovremo fargliela pagare più cara – per esempio, colpendo direttamente la leadership siriana ogli obiettivi militari. Ma non dovremo limitare la nostra risposta contro la sola Siria. Dovremo aumentare il livello della nostra pressione sulla Russia anche altrove. Dovremo dare armi per difendersi e tutta la necessaria assistenza alle forze ucraine, in modo da far aumentare il prezzo da pagare per le forze russe “. (The Reckless Guns of October, Daniel Lazare, Consortium News)

Certo, diamolo questo calcio d’inizio della Terza Guerra Mondiale. Perché no?

A quell’uomo dovrebbero mettergli la camicia di forza e non lasciarlo libero di far danni aggirandosi per il Congresso.

L’intero establishment politico degli Stati Uniti vuole la rimozione di Assad e la spezzettatura della Siria. Un improvviso appello di Kerry al dialogo non rappresenta nessun cambiamento fondamentale nella strategia. E’ solo un tentativo di far guadagnare tempo ai mercenari mandati dagli USA, quelli che sentono tutto il peso della campagna di bombardamenti della Russia. Putin farebbe bene a seguire il consiglio di ignorare i ragli di Kerry e a continuare la sua guerra al terrorismo fino a quando il lavoro sarà finito.

(Nota: Mentre questo articolo andava in stampa, il Turkish Daily Zaman scriveva : “... .gli Stati Uniti e diversi stati europei e del Golfo … hanno concordato un piano per cui il presidente siriano Bashar al-Assad rimarrà al potere per i prossimi sei mesi nel corso di un periodo di transizione … . La Turchia ha abbandonato la sua determinazione [quella di sbarazzarsi di Assad] ed ha accettato un periodo transitorio nel quale Assad resterà al potere” E’ l’ex ministro degli Esteri Yaşar Yakis che lo ha dichiarato martedì … e continua : “Se il popolo siriano decide di continuare con Assad, allora non c’è molto per una opposizione della Turchia” (La Turchia accetta una transizione politica siriana con Assad ancora al governo)

Questo non lo dice ancora nessun media occidentale, ma la politica siriana di Obama è completamente fracassata.

MIKE WHITNEY vive nello Stato di Washington. Ha  contribuito alla scrittura di Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion (AK Press). Anche disponibile  in Kindle edition.  E’ raggiungibile a fergiewhitney@msn.com.

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario.

Pubblicato da Bosque Primario

  • Tao

    DI GIULIETTO CHIESA

    it.sputniknews.com

    Continua, incessante, perfino implacabile, l’iniziativa politico-strategica di Vladimir Putin sul fronte medio-orientale. Con la visita a sorpresa di Bashar el Assad a Mosca l’iniziativa militare della Russia si converte e si duplica in iniziativa diplomatica.

    L’incontro nella notte tra Putin e Bashar chiarisce nettamente le intenzioni del Cremlino: giungere in fretta a una tregua garantita, dopo la sconfitta dei terroristi di Daesh e compagnia, con l’accordo internazionale più ampio possibile.

    Il Cremlino, ancora una volta, brucia sul tempo le possibili operazioni diversive del campo occidentale, che cercano —seppure confusamente e in ordine sparso — di sminuire il successo già ottenuto dalla Russia con la sua operazione militare in Siria. Una di queste è al tempo stesso assai simile a un “wishful thinking” (cioè alla speranza che Mosca si trovi presto impigliata in un nuovo Afghanistan) e a una minaccia (cioè all’avvertimento esplicito che l’esercito islamico e le altre formazioni terroristiche, più o meno “moderate”, riceveranno altri armamenti e equipaggiamenti, tali da costringere la Russia a mettere piede, fisicamente sul territorio siriano, ovvero a impegnare truppe di terra).

    Putin chiude subito il discorso su questo aspetto propagandistico. La Russia vuole una soluzione politica. La soluzione politica passa attraverso la sconfitta delle formazioni terroriste, primo passo per consentire che “tutti i partiti politici e tutti i gruppi etnici e religiosi” possano sedersi a un tavolo negoziale. Il che significa implicitamente che Bashar el Assad resta al suo posto e sarà uno dei protagonisti del negoziato. Viene dunque decisamente respinta la pregiudiziale (cara alla Francia, per esempio) secondo cui un negoziato qualunque deve essere preceduto da una uscita di scena del presidente siriano.

    CONTINUA QUI [it.sputniknews.com]

  • fendente

    L’unica possibilitá che ha Obanana di non capitolare e perdere completamente influenza sul Medio Oriente ed altro, é di attacare Israele.

    Solo cosí riacquisterá credito presso il mondo Arabo e Mediorientale..
    Potrebbe a prima vista  sembrare una tesi demenziale, ma ormai non vedo quale altro stratagemma possono inventare.
    Lo fecero anche i romani.
  • fendente

    L’altra soluzione é cozzare contro il pluralismo in una guerra dall’esito molto incerto.

    Vale la pena per gli eroici boys correre il rischio di un fracasso cruento e totale per proteggere il regno di Gerusalemme?
  • paolomess

    Hai ancora un po di quella roba, dico, ne è rimasta un po ?

  • marcoferro

    vai zio putin non fermarti distruggi la teppaglia creata dalla cia, fino all’ultimo straccione. a quel fesso di kerry dagli un calcio in culo e mandalo a fabbricare il kechup che solo quello può fare visto che la moglie e la proprietara del marchio heinze.

  • marcoferro

    vai zio putin non fermarti distruggi la teppaglia creata dalla cia, fino all’ultimo straccione. a quel fesso di kerry dagli un calcio in culo e mandalo a fabbricare il kechup che solo quello può fare visto che la moglie e la proprietara del marchio heinze.

  • Servus

    Potresti avere ragione. Forse è per questo che Netanyahu è andato da Putin. 

  • oriundo2006

    L’aggressione al mondo islamico – perchè di questo si tratta – ha valenze anche ‘eso’ e la tabella di marcia ha nella lista ancora un paio di stati. In fine tutto il mondo sarà sottoposto al regime chiamato ‘demo(n)crazia’ su base giudaico-cristiana, in accordo alle profezie che vogliono il ‘Vangelo’  ‘predicato’ su tutta la terra ( e dunque imposto ) prima della SECONDA VENUTA: va da sè che i sionisti spingono in tal senso per aver la strada spianata dai goy imbecilli: fanno tanto buon lavoro PER LORO( non sapendo che alla fine proprio a loro toccherà ). I neocon americani e jewish reborn vogliono a tutti i costi demolire gli unici stati che hanno una base ‘religiosa’ e di costume NON aderente ai dettami politici a loro coerenti. Se vista da questo lato la situazione appare estremamente semplice, Yemen compreso ( l’Arabia Saudita è un regime imposto da dunmeh cripto-giudei e quindi al momento proprio percio’ è indenne da attacchi e critiche occidentali ). La Russia è inattaccabile ideologicamente perché cristiana ortodossa: si tenterà dunque di farla rientrare nell’ovile, con le buone ( dapprima ) o con le cattive ( poi ), se le ’sanzioni’ ( che sono solo una forma di dissuasione dall’avere una ‘politica’ propria e non convergente con questo piano ) non servissero. Indubbiamente Obama ha oggi un problema in piu’. Normalmente gli Usa non risolvono i problemi, non avendo i mezzi mentali per farlo, li sopprimono e basta. Adesso per loro è diventato tutto piu’ difficile, ma non impossibile. 

  • makkia

    Putin vuole elezioni, dalle quali Assad uscirà vincitore.

    Quello che noi occidentali sembriamo non capire è che le menate fra sunniti, sciiti, cristiani e quant’altro NON sono un "risultato naturale" della cultura araba. La cultura araba sarebbe anzi portata a considerarle questioni minori, come le nostre diatribe fra anglicani e cattolici: niente per cui non dico uccidere, ma neanche alzare la voce al bar.
    Per i musulmani, i cristiani e gli ebrei sono "gente del libro", gente di fede, "compagni che sbagliano". Figuriamoci se si mettono a tagliarsi la gola fra musulmani.

    Certo, se mi organizzi delle cellule di pazzi che professano lo sterminio degli infedeli (infedeli che guarda caso sono altri musulmani e mai anglosassoni o ebrei), allora può succedere che dei governi arabi li contrastino.
    E le masse "musulmane" non si sentono obbligate a distinguere fra alawiti e "gli altri" o robaccia simile. Convivono tranquillamente.

    Ma poi tu mi spazzi via i governi che tengono sotto controllo i pazzi assassini, in Somalia, Sudan, Egitto, Libia, Iraq, Afganistan (e non dimentichiamoci Libano, Tunisia, Algeria) e vorresti fare lo stesso in Cecenia, Iran, Siria. Inoltre sponsorizzi dovunque possibile forme di governo radicalizzate su base confessionale.

    Beh, allora anche il più ascetico dei sufi comincia ad avere paura, ma non di essere convertito o di dover rinunciare a professare minuscole differenze dogmatiche: Proprio di essere massacrato in casa sua con la sua famiglia.

    Ed ecco i nascere i "miliziani" confessionali (sciiti iracheni, Hezbollah, Hamas, Houti). In risposta all’assenza di un governo che tenga CON SUCCESSO a freno i pazzi.

    Quello che invece [b]Putin sa benissimo[/b], perché lui presiede una nazione multireligiosa e multiculturale, è [b]che laddove c’è un governo centrale che garantisce sicurezza, le controversie religiose cessano di avere rilevanza[/b].
    Che i musulmani non sono affatto "la religione più intrinsecamente sanguinaria". Che anzi sono elemento di stabilità perché, come tutti i religiosi, sono tendenzialmente conservatori dello status quo.
    E questa è una VERA differenza con noi occidentali: i musulmani sono mediamente più osservanti dei cristiani e degli ebrei (come lo sono anche gli ortodossi e i copti).

    Quindi non ha alcun interesse a un "governo di transizione", debole e impotente (alla irachena o afgana). Lui vuole delle VERE elezioni in un VERO clima politico disteso, che producano un VERO governo stabile.
    Il che sopirà anche l’importanza delle milizie confessionali con cui si troverà ad allearsi (e ci includo i curdi).

    Assad è l’uomo perfetto. Non è mai successo che un leader che porta il proprio popolo fuori da una guerra perda le elezioni. E’ la carta migliore che Putin ha per continuare il rapporto con un governo affidabile.
    Americani, turchi e israeliani possono anche tagliare i vetri antiproiettile coi denti, ma [b]la "soluzione politica" di Putin sarà solo questa: elezioni con Assad come candidato[/b].
    Che, guarda caso, è anche perfettamente legale dal punto di vista del diritto internazionale.