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PUO' IL JAZZ ESSERE ANTISEMITA ? INTERVISTA A GILAD ATZMON

DI CARLO PEREZ CRUZ

elasombrario.com

Il municipio della città di Nottingham ha annullato il concerto del sassofonista israeliano Gilad Atzmon e del suo gruppo,The Orient House Ensemble, dopo aver ricevuto una lettera firmata da tredici persone in cui è accusato di antisemitismo.

Ci sono ebrei che si oppongono apertamente alle politiche di Israele, paese che sostiene di parlare a nome di tutti gli ebrei e che si definisce come la casa di tutti loro, ma non per questo sono accusati di essere antisemiti. Perciò è sbalorditivo che un israeliano, con familiari di origini ebree, venga censurato per questo motivo.

Questo è quanto è successo al sassofonista Gilad Atzmon (1963), musicista residente a Londra, che ha visto un paio di giorni fa, in un consiglio comunale britannico l’annullamento del concerto del suo gruppo, The Orient House Ensemble, dopo aver ricevuto una lettera di protesta firmata da tredici persone. Atzmon, che vive in Inghilterra dalla metà degli anni novanta, è così creativo ed intenso con la sua musica e con i suoi pensieri, che plasma frequentemente articoli e libri come ‘L’identità errante’, pubblicato nel 2012. Instancabile e feroce difensore della libertà parola e di pensiero, risponde al Asombrario & Co. su quello che è successo a Nottingham in pieno tour per promuovere il suo nuovo album, ‘The whistle blower’.

“Annullato in Gran Bretagna l’attuazione di un ex israeliano, ‘musicista jazz e antisemita Ebreo.'” Ecco come viene titolata la notizia su Haaretz (trad.ita qui), un quotidiano israeliano. In primo luogo, non sapevo che si essere antisemita. Come si fa ad essere antisemita e contemporaneamente sostenere i palestinesi, che sono un popolo semitico?

Non dobbiamo prendere troppo sul serio l’etichetta di anti-semita del quotidiano Haaretz. Inizialmente, il termine antisemita veniva usato per riferirsi a persone che non amano gli ebrei; Ora, antisemita si riferisce a quelle persone che non piacciono agli ebrei. Naturalmente non sono antisemita, odio tutti allo stesso modo. [Risata]. Tuttavia, è stato dimostrato che la decisione del comune è stata controproducente perché oggi vi è una protesta per le strade di Nottingham, che è incredibile, e che non mi aspettavo; sono anche stato intervistato dalla BBC, e mi hanno appena chiesto di andare in televisione … Il comune non credeva davvero in quello che ha fatto, sono stati spinti a fare qualcosa in cui non credevano e hanno cercato di mantenere in segreto la verità . Non resero pubblica la spallata che mi avevano dato. Il manager trovò un altro posto e divenne un concerto di massa in mio sostegno, dove sono state raccolte centinaia di firme. Il posto divenne troppo piccolo per tutte le persone che volevano entrare. Il Comune ha voluto mantenere il silenzio, ma tre giorni fa il Comitato secolare per la libertà di espressione, o qualcosa del genere, non so come si definisce, ha deciso di portare alla luce questa storia. Nonostante le mie idee politiche, che anch’io denuncio ogni tanto [Ride] -, quello fu un concerto. In realtà, il promotore ha scritto una lettera dicendo che sono uno degli artisti più popolari, che suono regolarmente in quel club, che ci ho suonato ogni anno negli ultimi dieci anni, non una volta sola! E nessuno si era lamentato finora.

Leggo la notizia: “una lettera di tredici vicini ha portatp ad una mobilitazione contro Gilad Atzmon”. Tredici firme non sembrano molte, non capisco come sia possibile che influenzino una decisione politica. Chi sono?

Così funziona il potere ebraico, e così è come manifesta la sua potenza. Vi posso assicurare che tredici musulmani non sarebberp sufficienti a fermare un incontro sionista razzista nello stesso luogo. Neanche trecento. Ma tredici sono già molti, basta un solo Ebreo per sospendere un concerto jazz. Questo è il significato esatto del potere ebraico. Il potere ebraico, come io definisco, è il potere di mettere a tacere il dibattito su potere ebraico. Il potere ebraico è il potere di mettere a tacere il dibattito sui crimini israeliani. Il potere ebraico è il potere di mettere a tacere il dibattito sulla lobby ebraica. Permettimi di essere molto chiaro con te: questo non è il sionismo. Il potere ebraico è qualcosa che preoccupa la sinistra ebraica. Non so se lo sai, ma quando John Mearsheimer e Stephen Walt pubblicarono il loro libro sulla lobby israeliana, il primo a rifiutarlo è stato effettivamente Noam Chomsky; era ‘Democracy Now’, che ha discusso con lui del libro senza invitare ne Mearsheimer ne Walt. La sinistra ebraica, infatti, è quella che mantiene il discorso ‘kosher’. E questo è molto preoccupante, questo è il motivo per cui sono contrario a qualsiasi forma di politica ebraica, sia di sinistra, che di destra o di centro.

Sai esattamente chi sono queste 13 persone?

Non esattamente. So che il ragazzo che era a capo della campagna ha una libreria di sinistra in città, è un ragazzo abbastanza meschino. E’ l’editore di David Rosenberg, una persona che presento nel mio libro come una frode completa. Ho citato il caso di Rosenberg e sua moglie -ora non ricordo il suo nome-, e ho dimostrato come il loro programma ebraico socialista è insignificante. Ma anzi il contrario. Sorprendentemente, hanno condotto un rito religioso ebraico di sangue con i loro figli, la circoncisione ebraica, mentre si definivano ebrei laici e atei. Quindi quello che faccio è esporre David Rosenberg come una frode politica completa, e da allora mi perseguita. Ovviamente non poteva portarmi in tribunale, perché tutto quello che ho detto su di lui è vero ed è accertato, ed è pubblicato nel mio libro “The wandering who?” [Tradotto in Spagna come “La identidad errante”].

Secondo il ‘Nottingham Post, hai dichiarato: “Non mi importa se la gente si oppone a ciò che scrivo, ma la mia musica non ha nulla a che vedere con questo. Penso che sia ingiusto “. Quando ho letto questo mi ricordai del movimento BDS [Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni] e ho pensato che un artista israeliano avrebbe potuto pensare lo stesso quando viene promosso il boicottaggio delle sue attuazioni.

Permettimi di essere molto chiaro su questo. Come saprai, o forse no, non supporto per niente il BDS culturale. Credo che gli israeliani e gli ebrei che si oppongono sono nel giusto. Non è un aspetto del BDS che mi sembra buono. Penso che lo scambio intellettuale deve rimanere aperto; Penso che gli artisti, indipendentemente dalle loro opinioni politiche, dovrebbero ovunque essere i benvenuti. Ovviamente la decisione deve essere mia nel decidere dove suonare e dove no, ma posso dire che ho suonato in molte parti del mondo, con gli israeliani che disapprovavano totalmente la mia posizione, e che dopo 20 secondi, alla settima strofa del primo blues, abbiamo dimenticato politica e ci siamo trovati benissimo. Non mi importa delle idee politiche di ogni artista, mi preoccupa la questione artistica, la sua capacità di produrre bellezza. Non sopporto John Zorn, ma non perché è un suprematista ebreo, ma perché più che sassofonista è un tipo con un sassofono in mano.

Il metodo usuale della hasbara [termine usato per la propaganda israeliana] e i troll è attaccare chi critica Israele, accusandolo di antisemitismo. Abitualmente la risposta di questo attacco è rispondere che bisogna distinguere tra israeliani ed ebrei. Fai anche tu questa distinzione?

C’è una certa differenza tra essere un israeliano ed essere un Ebreo, ed è molto interessante, è qualcosa sulla quale ho scritto un libro. L’idea del sionismo in Israele era dare vita a una nuova identità ebraica illustrata. I sionisti primordiali venivano visti come un gruppo di antisemiti, perché, di fatto, ammettevano che c’era qualcosa di molto sbagliato negli ebrei! Questo è quello che dicevano, che gli ebrei non si univano alla produzione, erano capitalisti, usurai, banchieri, capitalisti speculatori, ma non era colpa loro e che tutto quello che è successo è perché non avevamo una terra. “Una volta che ci saremo installati, tutto questo cambierà.”

Quello che è successo è che si stabilirono, i medici divennero agricoltori, gli insegnanti di matematica divennero carpentieri, ma dopo due o tre settimane si resero conto che i palestinesi erano meno costosi e fu quella la fine del sogno sionista. Per rispondere alla tua domanda. Sono cresciuto come un israeliano così come lo ammette Shlomo Sand in articoli recenti, per alcuni di noi era naturale essere identificati come israeliani a causa della nostra lingua, l’ebraico, ma non per una questione di “ebraicità”. In realtà, stabilirsi in Gran Bretagna è stato quello che mi ha fatto capire che la questione dell’identità della diaspora ebraica è qualcosa di veramente serio, ed è stato in Inghilterra che ho deciso che non volevo più essere ebreo. Quando ero solo un israeliano, mi bastava dire che non volevo essere israeliano, non volevo vivere in terra palestinese, ma è stato quando ho iniziato a vivere in Gran Bretagna, in Europa, che mi sono reso conto che c’era qualcosa di problematico con l’identità della diaspora ebraica, e particolarmente con l’identità ebraica di sinistra.

La cancellazione del tuo concerto per motivi “antisemiti” si verifica nell’esatto momento in cui.. [Interrompe].

A proposito, e questo è molto importante. Haaretz ha scritto che è stato per ragioni di antisemitismo, ma il Comune non ha detto che erano queste le ragioni. E’ molto interessante, si dovrebbero leggere le dichiarazioni del comune, magari era quello che avevano in mente, non lo so. Senza dubbio avevano paura di fare dichiarazioni pubbliche in tal senso. Questo è merito di Haaretz, questa è la distorsione ebraica di questa storia.

Quindi no, non possiamo confidare su Haaretz!

No, no. Haaretz è una valvola di sfogo della hasbara israeliana, ma deve essere letto con cautela. Ci sono ottimi giornalisti che lavorano in Haaretz, la linea editoriale è in parte buona, ma bisogna fare attenzione.

Dicevo che quello che è successo a te, è successo mentre in Europa c’è un dibattito sulla libertà di espressione dopo il massacro di Parigi. C’è spazio per l’ottimismo circa la nostra libertà?

È una guerra. La libertà di espressione non è qualcosa che si può dare per scontato, è qualcosa per la quale si deve lottare. Io sono un artista jazz, per me la libertà è un modo di vivere. Questo è quello che faccio per vivere. Sperimento con il concetto di libertà e questo significa anche che devo anche affrontarne le conseguenze. Io sono un patriota, non sono un cosmopolita di sinistra, la Gran Bretagna è casa mia. Sono patriota rispetto a questo luogo. Questo è qualcosa di importante per me ed è qualcosa per la quale lotterò se si raggiunge il punto in cui non si può dire quello che voglio. Vivo riconsiderando le mie posizioni. Ma per ora, tutto quello che vedo è che molte persone sono davvero interessate a quello che è successo a Nottingham. La cancellazione del concerto in sé è abbastanza grave e penso che prima o poi si scuseranno.

Ora sei in tour con The Orient House Ensemble, e stai presentando il materiale del tuo nuovo album, “The Whistleblower”. Sono le spie (“whistle blower”) l’unica speranza che abbiamo per ottenere informazioni reali?

Questo è ciò che trovo abbastanza imbarazzante, che nel mondo libero ha tanto bisogno di spie per sapere ciò che realmente accade. Perché abbiamo bisogno di spie?! Perché non possono la BBC, CNN, o RT, dare vera informazione? Perché mantengono il silenzio? Quindi sì, è un omaggio alle spie, alle persone che cercano la verità. Ma quando si ascolta il disco si capisce che c’è un significato più profondo. Non so se si ha familiarità con Moana Pozzi. E ‘stata una bellissima donna italiana e ad un certo punto è parso chiaro che era una porno star e fu amante del Primo Ministro. Io non la conoscevo, è stato un amico musicista che mi ha mostrato una sua foto e me ne innamorai all’istante. Non potevo credere quanto fosse bella questa donna. Mi veniva voglia di urlare e mi sono ricordato che quando ero giovane si poteva fischiare alle donne per mostrare il nostro apprezzamento. Non sono mai stato un granché a farlo [Gilad prova a fischiare], ma in Gran Bretagna è permesso fischiare solo se sei un muratore. Quello che sto cercando di fare nelle mie serate, alla chiusura del primo passaggio, è di ripristinare il fischio. Abbiamo una canzone intitolata “The whistle blower”, dove l’intenzione è quella di creare un sibilo collettivo tra uomini e donne, si mostrando insieme il nostro lato libidinoso.

Penso che il “politically correct” sia eccezionalmente pericolosa. Si tratta di una tirannia di sinistra sulla quale già scriveva Orwell, descrive quelle politiche che non permettono un opposizione politica. E ‘esattamente la definizione di una dittatura, ma è molto più pericolosa di una dittatura, perché nel caso della dittatura c’è qualcosa di esterno che limita la vostra libertà, e si chiama Stalin, Hitler, Franco, chiunque. Tony Blair. Il “politically correct” è un auto-repressione, sono io stesso! E ci mettiamo a pensare prima di parlare invece di dire quello che pensiamo. Sono stanco di questo, ho intenzione di passare i prossimi anni della mia vita a una guerra implacabile contro tutte le misure per la “correttezza”. Questo è quello che sto facendo.

E’ la musica che ti salva? È un modo per sopravvivere in mezzo a tanta merda?

Sicuramente. E ‘qualcosa che mi mette al posto giusto per capire la verità. E sai una cosa? Quando si tratta di musica non si può mentire, o bello o noioso. In un certo senso, tutti i grandi artisti, pittori, musicisti, artisti jazz, danzatori, drammaturghi … siamo tutti cercatori di verità. Questo è il motivo per cui gli artisti sono così, così pericolosi per la tirannia del corretto.

Carlos Pérez Cruz

Fonte: http://elasombrario.com

Link: http://elasombrario.com/gilad-atzmon-puede-el-jazz-ser-antisemita/

22.01.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.Org a cura di TORITO

Pubblicato da Davide

  • Aironeblu
    È un sollievo ascoltare queste parole da un (ex) israeliano, che riesce a tirarsi fuori dalla propaganda semita per parlare di libertà di pensiero reale espressa tra note musicali e parole scritte.
     Da incorniciare la definizione dell’antisemitismo:
    "Inizialmente, il termine antisemita veniva usato per riferirsi a persone che non amano gli ebrei; Ora, antisemita si riferisce a quelle persone che non piacciono agli ebrei. ".
    Ciononostante, credo che non ascolterò i suoi dischi, a causa della mia avversione per il genere jazz.
  • Tonguessy

    Ma che modi, anche tu. Se ti piace Gilad come parla, ti DEVE piacere anche come suona. Sennò la sua idea secondo cui " gli artisti sono …pericolosi per la tirannia del corretto" viene meno. E allora si scopre che i jazzisti possono essere come il citato John Zorn che "più che sassofonista è un tipo con un sassofono in mano".
    E se anche Gilad fosse come Zorn? Chi o cosa certifica che l’artista è tale ERGO si batte contro la tirannia (qualsiasi essa sia)? O è invece possibile che un artista abbia capacità specifiche da una parte e tare inaudite dall’altra? Perchè se stanno così le cose potrebbe essere che Gilad parli benissimo ma suoni malissimo, mentre Zorn suona benissimo ma parla malissimo.
    Insomma non vedo nessun pericolo per "la tirannia del corretto", visto che anche Gilad che sostiene questa tesi in realtà non è in grado di dimostrarla a posteriori: gli artisti possono essere gran farabutti morali e splendidi esecutori, lo dice lui stesso. Non portano necessariamente a una qualche forma di miglioramento, sono solo dei ricercatori nel campo dell’estetica, non dell’etica. E neanche a me il jazz piace, troppo poco divertente. Troppo mentale, come questi fumosi discorsi di Gilad, che pure ha ragione da vendere sulle lobbies ebraiche.

  • makkia

    No, non ha affatto collegato l’arte e la politica, né il messaggio artistico come qualcosa di automaticamente politico. Né si è sognato di dire che la qualità musicale corrisponde alla correttezza delle posizioni politiche.

    Nessun musicista direbbe queste cakkiate.

    Anzi ha detto che se John Zorn fosse bravo lo ascolterebbe volentieri NON OSTANTE sia un suprematista ebraico. Così come tutti gli appassionati di classica ascoltano Karaian, non ostante le sue simpatie naziste, motivo per cui Horowitz (ebreo) si è rifiutato di stringergli la mano ma contemporaneamente si è dichiarato "colpevole" per non poter suonare con lui ("mi spiace ma proprio non ce la faccio").

    Atzmon ha detto che la musica (l’arte) hanno un valore dirompente rispetto alla volontà livellatrice del politically correct. Si può obiettare, ma su QUESTO, non su cose che non ha detto. E non parlava di sé stesso, ma dell’arte in generale.

    Conseguantemente NON ha detto che l’artista si batte contro la tirannia (mediamente gli artisti hanno idee politiche piuttosto confuse). Ha detto che l’esistenza stessa dell’arte e degli artisti sono un potenziale antidoto alla tirannia. E con "potenziale" intendo una cosa non scientificamente dimostrata, ma aneddoticamente osservabile, così come il suo contrario: la diffidenza dei tiranni verso l’arte e gli artisti.

    p.s.:
    il Jazz è "mentale" quanto la letteratura o la danza moderne. infatti il lettore da Harmony e il ballerino da discoteca capita spesso che non li apprezzino. Ma è un problema loro.
    Anche a me non piacciono certi generi musicali, ma so che è un problema mio (non li avvicino nel modo giusto) non di questo o quel genere musicale.
    Ergo non ho bisogno di inventare motivazioni per dichiararli "intrinsecamente" poco piacevoli.

  • cardisem

    Importantissimo questo brano dell’intervista:
    « Il potere ebraico, come io definisco, è il potere di mettere a
    tacere il dibattito su potere ebraico. Il potere ebraico è il potere di
    mettere a tacere il dibattito sui crimini israeliani. Il potere ebraico è
    il potere di mettere a tacere il dibattito sulla lobby ebraica.
    Permettimi di essere molto chiaro con te: questo non è il sionismo. Il
    potere ebraico è qualcosa che preoccupa la sinistra ebraica. Non so se
    lo sai, ma quando John Mearsheimer e Stephen Walt pubblicarono il loro
    libro sulla lobby israeliana, il primo a rifiutarlo è stato
    effettivamente Noam Chomsky; era ‘Democracy Now’, che ha discusso con
    lui del libro senza invitare ne Mearsheimer ne Walt. La sinistra
    ebraica, infatti, è quella che mantiene il discorso ‘kosher’. E questo è
    molto preoccupante, questo è il motivo per cui sono contrario a
    qualsiasi forma di politica ebraica, sia di sinistra, che di destra o di
    centro.»

    Ed è da tenere a mente per altre discussioni sul tema in questo stesso Forum… Trovo la formulazione molto limpida e pregnante!

  • Tonguessy

    Makkia, mi sa che non ci capiamo. Gilad ha detto chiaramente che " gli artisti sono …pericolosi per la tirannia del corretto". Questo è un dogma, un’affermazione non dimostrabile. Ricordo solo la marcia di Radetzky di Strauss che viene propinata al gran ballo di Vienna ogni capodanno che Dio manda in terra e che ricorda quel lestofante che, tra le tante nefandezze, ordinò processi ed impiccagione entro due ore dall’arresto per i colpevoli di atti di insubordinazione. E giù tutti a ballare il walzer…
    Questo da solo basta come contro argomentazione, credo.
    Che poi il jazz sia una musica mentale (quindi poco istintiva, almeno in buona parte) non vuol dire che bisogna apprezzarlo per non esser classificati come lettori di harmony, vuol dire che è mentale, punto e basta. Se a te non piacciono alcuni generi musicali e non sai collocarli storicamente può succedere che tu ti autoflagelli col gatto a nove code per la grave colpa di non saperli apprezzare. Ma se dichiari un genere "mentale" non lasci molto scampo ad interpretazioni diverse: c’è poco da ridere su un’espressione artistica "mentale": può far riflettere fin che si vuole  per carità, ma non ha quella vitalità che altri generi possiedono.
    Io semplicemente non sopporto al dittatura di questo specifico politically correct che vuole tutti i generi egualmente "buoni" anche se fanno cagare. Lo dice anche Gilad che così non va bene.

    PS Siamo noi i giudici di ciò che ci piace, nessun artista o critico (artista fallito) ha il diritto di dirci ciò che ci deve piacere, e l’educazione al gusto è troppo spesso una propaganda.

  • makkia

    mi sa che non ci capiamo
    Càpita. Ma a me sembra che il problema sia inquadrare quello che ha detto Atzmon 😉


    ha detto chiaramente che " gli artisti sono
    …pericolosi per la tirannia del corretto". Questo è un dogma,
    un’affermazione non dimostrabile.
    Lo ha detto. Sei tu che carichi di negatività l’affermazione con un giudizio aprioristico (è un dogma).
    Non è affatto un dogma. E’ una constatazione. Ed è fondata: l’arte si esprime porgendo la "visione" di un aspetto della realtà filtrata attraverso una lente simbolica.
    Cioé l’arte non è una comunicazione diretta e funzionale (come ad esempio quella verbale/scritta fra me e te). Per questo è suscettibile di interpretazioni diverse a seconda del fruitore. Per questo è sempre nuova e desideri RI-assaporare la stessa opera più e più volte. Perché, essendo simbolica, è aperta, non conclusa.
    Ma per "deformare" la realtà attraverso questa lente simbolica, l’artista ha necessità di pensare fuori dagli schemi, uscire dai binari consueti. Il politically correct, colla sua aspirazione a guidarci in in una comunicazione innocua, che non offenda nessuno e per questo sostanzialmente livellata e annacquata, è l’esatto contrario della libertà (e ambiguità) della comunicazione artistica. L’artista è fondamentalmente anarchico e quindi, appunto, "pericoloso per la tirannia del politically correct".

    Il che, se tu fossi coerente, dovrebbe vederti d’accordo. Infatti anche tu "non sopporti la dittatura del politically correct".


    Che poi il jazz sia una musica mentale (quindi poco istintiva, almeno in buona parte) non vuol dire che bisogna apprezzarlo

    Non c’è nessuna legge che ti obbliga, infatti.
    Ma non capendone niente, si possono fare affermazioni sciocche come quella che è musica poco istintiva e "mentale".
    Il "valore" del jazz è proprio la qualità dell’improvvisazione (e quindi dell’istinto) sullo schema di base. Molto più che nel blues o nel rock, dove l’improvvisazione ha spazi assai più limitati. Il che non fa del Jazz qualcosa di superiore a Rock o Blues. Ma certo l’accusa di essere poco istintivo è solo ridicola.


    c’è poco da ridere su un’espressione artistica
    "mentale": può far riflettere fin che si vuole  per carità, ma non ha
    quella vitalità che altri generi possiedono.

    Questi sono i tipici giudizi di chi è esterno a un certo genere.
    Non lo capisci ma ti senti in dovere di spiegare razionalmente perché fa cagare, per dimostrare che "fai bene" a non apprezzarlo.
    Non ce n’è bisogno. Non devi giustificare una "spreferenza". De gustibus eccetera.
    E’ solo il tuo bisogno di sentirti "giusto" nei gusti (musicali, in questo caso) che ti spinge a intellettualizzare e cercare di dare una ratio alle tue preferenze. Ma è un TUO bisogno, il Jazz non ha colpa della tua carenza di autostima.


    tutti i generi egualmente "buoni" anche se fanno cagare

    E chi lo decide quando "fanno cagare"? Tu?
    Esistono generi che non capisci e generi che capisci.
    Ci sono studi sul perché veniamo attratti o respinti da un certo genere musicale. E non c’è niente di "oggettivamente giusto" in una preferenza a scapito di un’altra: se sviluppiamo le "antennine" (tecnicamente si chiamano "strategie di ascolto") per un certo genere, lo apprezziamo. Se no no. Fine del mistero.
    Tutti i generi musicali sono ugualmente validi per i rispettivi cultori. Se segui un certo genere riconosci all’interno di quel genere chi fa cagare o meno, perché, in quanto appassionato, hai la competenza per fare distinzioni.
    Ma quello di criticare i generi musicali nel loro complesso è il classico a chi ce l’ha più lungo: "il mio genere musicale è più figo del tuo".
    Passati i 14 anni ci si dovrebbe stufare di questi giochetti.

    Lo dice anche Gilad che così non va bene
    Ah, sì? Dov’è che dice che bisogna fare la classifica di quale genere musicale è meglio di quale altro? Me la sono persa, questa.

    Siamo noi i giudici di ciò che ci piace, nessun
    artista o critico (artista fallito) ha il diritto di dirci ciò che ci
    deve piacere, e l’educazione al gusto è troppo spesso una propaganda.

    Bah! De gustibus mi sta bene, ma finché te lo tieni per te. Quando invece lo imponi agli altri rivendicando la tua superiorità di giudizio istintiva rispetto a chi studia e vive la musica stai solo sponsorizzando il valore dell’ignoranza contro la competenza. Di "figli dei fiori" musicali ce n’è a palate e vengono via a un tanto alla tonnellata.