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Republican presidential candidate Donald Trump holds up a child he pulled from the crowd as he arrives to speak at a campaign rally in New Orleans, Friday, March 4, 2016. (AP Photo/Gerald Herbert)
Republican presidential candidate Donald Trump holds up a child he pulled from the crowd as he arrives to speak at a campaign rally in New Orleans, Friday, March 4, 2016. (AP Photo/Gerald Herbert)

Prossimi passi: Ripulire il partito Democratico, opporsi a Trump

DI MOON OF ALABAMA

Le persone hanno capito e accettato che Trump è inevitabilmente il nuovo Presidente degli Stati Uniti. E cercano di raffigurarsi le conseguenze. Non lo sappiamo noi e non lo sa nessun altro. Circolano voci di corridoio e speculazioni su chi assumerà questa o quell’altra posizione di Governo nell’ambito dell’amministrazione Trump. Voci create prima di tutto da quelli stessi interessati che ambiscono a tali posizioni, o dalle loro personali lobbies. Si dovrebbe ignorare queste chiacchiere.

I media di potere sono a stento capaci di abbozzare un mea culpa per la loro campagna estrema pro-Clinton e per il fallimento totale per riferire quale fosse il vero “Stato dell’Unione”. Adesso è alla ricerca di pretesti per offuscare questi fallimenti, come sostenere che in ogni caso nessuno era in grado di predire un risultato simile. Una facile scusa per mascherare incompetenza.

E’sconvolgente che lo stesso attore mediatico che ha fatto di più per informare sulla reale consistenza della Clinton sia adesso ignorato da tutto il mainstream all’indomani del risultato elettorale. Mi riferisco a Wikileaks e Julian Assange che hanno fatto del loro meglio, assumendosi personali rischi, per riferire la verità sulla immensa corruzione della Clinton e della intera DNC (Democratic national committee, direttivo del partito democratico, ndt). Li ringraziamo tanto!

La Clinton, nel suo tardivo discorso di concessione della sconfitta, non ha trovato parole per giustificare le sue colpe o quelle dell’intera modalità di gestione della sua campagna. Ma questa sconfitta è interamente una sua personale sconfitta. I sostenitori di Bernie Sanders e i “deplorevoli” l’hanno ringraziata della sua ostilità astendendosi dal voto. Ha ricevuto 6 milioni di voti in meno di Obama mentre Trump ne ha ottenuti circa lo stesso numero di Romney! Anziché soffermarsi sul disastroso programma economico di Trump è stata troppo impegnata a capitanare una campagna guerrafondaia al grido di “E’tutta colpa di Putin!”. Il suo programma economico vivacchiava ai margini dello status quo neoliberale. Anni luce da quello che si auguravano di sentire i votanti che si trovano in difficoltà finanziaria, e negli Stati Uniti di oggi sono numerosi. Assistiamo adesso a tentativi di ottenere condono per la Clinton dalle accuse rivolte alla Clinton di avere infranto regole sulla sicurezza delle comunicazioni ufficiali (Classification rules) nel caso dell’utilizzo del suo server privato per comunicazioni ufficiali in qualità di Segretario di Stato ed altre norme rispetto ai suoi raggiri con la sedicente fondazione Clinton:  raccoglitore  di fondi di “beneficienza” destinati a beneficio privato e mezzo di evasione fiscale. Se i Democratici vogliono mantenere almeno qualche vaga apparenza di probità devono lasciare cadere qualsiasi tentativo di scusarla.

Lascino che paghi una pena pesante per i suoi azzardi.

L’apparato del Partito Democratico è corrotto ed era tutto interamente schierato con la Clinton. Ciò è costato al partito la Presidenza con tutto il Congresso e la possibilità di aumentare la presenza in Senato. Mi sembra piuttosto probabile che Sanders avrebbe vinto le primarie se l’apparato di partito fosse stato neutrale come dovrebbe essere. E aveva possibilità nettamente migliori di battere Trump. Con Sanders come candidato alle elezioni generali i seggi al Congresso e al Senato sarebbero stati sarebbero stati più semplici da mantenere, o pure avanzare. Per questo partito urge una pulizia a 360 gradi, da cima a fondo, dalla base ai vertici. A Sanders tocca la leadership del partito con la missione di riguadagnare il terreno perso al Congresso e in Senato nelle elezioni di medio termine del 2018.
Il vero programma di Trump adesso avrà modo di manifestarsi. Il più di quello che diceva durante la campagna elettorale sarà presto dimenticato. Il suo programma economico è un replay dell’economia Reaganiana con una dose di isolazionismo commerciale. Come potrebbe funzionare con la strategia precedente del “pivot to Asia” e come potrebbe effettivamente contrastare la Cina è un mistero. La sua opposizione ai Musulmani era una falsa, e lo ha dato a intendere alle ambasciate degli Stati del Golfo a tempo debito.

All’esercito andranno più soldi destinati a programmi ridicoli. Che in sè non è niente di nuovo. La marina ha appena finito di spendere per navi da guerra da 7,5 miliardi di dollari a esemplare perchè armano delle nuove specialissime armi, che adesso non si useranno mai perchè le loro specialissime munizioni costano 800.000$ al pezzo, troppo care! Una montagna di soldi buttati al ventoe, ma quantomeno hanno pagato lavoratori qualificati (Anche se potevano crearne molti di più finanziando programmi più importanti, non militari).

Trump abbasserà le tasse alle imprese e ai ricchi. Taglierà i programmi sociali. E il budget generale andrà profondamente in rosso. Tra qualche anno dovrà per forza, ripetendo il copione di Reagan, aumentare le tasse per recuperare un qualche equilibrio di bilancio.

La sua campagna ha scatenato una nuova ondata di razzismo. Il razzismo non è scomparso, era già parecchio presente in giro negli anni di Obama. ma possiamo ipotizzare un incremento di ostilità verso “gli altri”. Sarà difficile e ci vorrà qualche tempo per ristabilire la norma.

Sarà importante fare il più possibile opposizione a Trump. E’ in qualche modo un megalomane e al momento ha la maggioranza delle due camere. Dovrà imparare che non tutto ciò che tenta è buono o anche soltanto possibile. Trump ambirà di sicuro a farsi rieleggere e ottenere un altro mandato di quattro anni. Può incontrare opposizione, anche da gente che ha votato per lui, una volta che questa gente vedrà una possibile alternativa. Il vivacchiare della Clinton sulle sponde dello status quo non costituisce questa alternativa. Serve una proposta di politica economica di largo respiro, plausibile e semplice da spiegare, che fa sperare a un mondo migliore. Se i Democratici, o un partito terzo, possono sviluppare e presentare un programma con queste caratteristiche ci sono grandi possibilità che l’era Trump si dimosterà solo un capitolo breve e insignificante nei futuri libri di Storia.

Fonte: www.moonofalabama.org/
Link:  http://www.moonofalabama.org/ 2016/11/next-steps-clean-up- the-democratic-party-oppose- trump.html
10.11.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI

Pubblicato da Davide

  • Persicus Magus

    Vorrei far notare che il partito democratico americano aveva una opzione vincente nei confronti di Trump e cioè Bernie Sanders.
    Se hanno scelto la Clinton è perché ritenevano che Trump, per loro, fosse meglio di Sandres.
    Però la gente in America questo sembra non capirlo..

  • Aironeblu

    Le ideologie sono dure a morire…
    Bisogna ripulire il Partito, cosi’ evidentemente sporco, corrotto e colluso, per opporsi al Partito avversario, che rappresenta il Male per antonomasia, basti citare i nomi di Reagan e Bush. Come se Obama o Clinton (non la moglie, quello con la segetaria sotto la scrivania) si fossero distaccati di qualche virgola dall’asservimento supino alle cosche del potere.
    Ma l’importante non e’ appoggiare chi a queste cosche si oppone (o almeno lo dichiara fortemente), l’importante e’ restare fedeli alla bandiera, la sola capace di rappresentare il Bene Supremo e la Verita’ incondizionata.
    Mi sembra di sentir parlare un PDiota.

    P.S. Il bimbominkia della foto di propaganda messa in copertina, piange perche’ da grande voleva fare il LGTB.

  • PietroGE

    Articolo superficiale perché evita di parlare dei conflitti di rappresentanza tra le varie etnie che votano democratico e che sono tutt’altro che integrate. Di fatto il partito democratico americano è diventato il partito dei non bianchi, e con questo antagonismo cerca di nascondere le differenze di interesse economico ( e non ) che ci sono tra coloro che vuole rappresentare. I programmi economici che ne risultano, votati alla redistribuzione della ricchezza e all’emancipazionismo, scontentano non solo i bianchi ma anche una buona parte del loro stesso elettorato.
    Poi c’è il problema della sudditanza nei confronti delle lobby, di quella ebraica in particolare, che spinge per sempre a nuove avventure in MO al fine di eliminare i nemici di Israele, con conseguenze disastrose per tutti.
    Come si vede in Europa da alcuni decenni, anche il partito democratico ha abbandonato gli interessi economici della classe lavoratrice in favore delle cosiddette ‘libertà individuali’. La Clinton voleva andare alla Casa Bianca perché era giunto il momento per una donna presidente, Putin è stato demonizzato perché non permette il gay pride, e così via.
    Stranamente chi ha permesso l’arricchimento dei più ricchi della società americana, con la finanziarizzazione dell’economia non è stato il partito repubblicano, da sempre il partito della piccole e medie azienda, ma quello democratico. Risultato? I lavoratori americani, come quelli europei, votano oggi sempre più a destra.

  • Annalisa Rossi

    Il soggetto in questione dimostra i suoi limiti intellettuali quando scrive che Sanders poteva battere Trump. Segnalo l’idiozia e nemmeno la argomento, ritenendo che chiunque sia dotato di raziocinio e di capacità di analisi sappia benissimo perché non è così. A meno che conosca gli USA solo tramite i film di Allen.

  • Luigi za

    Cominciano a capire che ANCHE Trump é un bluff?