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PRONTI PER LA FINE DEL PETRODOLLARO ?

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DI BRANDON SMITH
alt-market.com

Anche dopo sette anni da quando mi occupo di analisi macroeconomiche dopo aver visto con i miei occhi i casi più sorprendenti di stupidità finanziaria e politica di tanti che si dicevano “scettici”, non cessa mai di stupirmi la fede cieca nella forza del dollaro che nutre ancora l’ americano medio.
Si potrebbe parlare per ore sulla storia della moneta a corso forzoso (fiat), si potrebbe ricordare l’inevitabile distruzione che si provoca stampando moneta che crea inflazione e tutti i rischi che corre un paese quando decide di monetizzare il proprio debito, solo per rimanere a galla e spesso, senza riuscirci.Salvataggi delle banche, salvataggio di mutui aziendali, salvataggio di obbligazioni del Tesoro, salvataggio di azioni di mercato, salvataggio di istituti esteri: niente di tutto questo sembra entrare nelle balbettanti teste vuote che credono nella religione della Federal Reserve. Logica, ragione e saggezza rimbalzano come una palla di gomma sulle loro teste dure e continuano a ripetere a pappagallo uno dei due argomenti dolorosamente e pietosamente prevedibili:

Argomento n° 1: I paesi esteri non riusciranno mai a scaricare il dollaro americano, perché dipendono dai consumatori americani, che comprano le merci che loro vogliono esportare.

Argomento n° 2: Il valore del dollaro non potrà mai crollare, perché è la valuta-base per comprare il petrolio e il mondo intero ha bisogno dei dollari per comprare il petrolio.

Ho scritto letteralmente centinaia di articoli nel corso degli anni per smentire il primo argomento basandomi su segnali innegabili:

• Il sottile dumping della Cina contro il dollaro — gli accordi commerciali bilaterali con i paesi del BRIC e, più recentemente, con altre grandi potenze economiche come Germania e Giappone
• La massiccia corsa all’acquisto di oro intrapresa da Cina e Russia — anche come reazione alla estrema manipolazione del mercato fatta da JP Morgan, Chase & Co. e CME Group Inc.
• La vendita dei titoli del Tesoro USA a lungo termine da parte dei creditori stranieri che comprano invece titoli del Tesoro a breve termine, che possono essere liquidati con un preavviso minimo.
• Il fatto che le obbligazioni ora sono sostenute quasi interamente dalla politica della Fed per stimolare l’economia. Quando questo stimolo finirà, finirà la capacità dell’America di onorare i debiti esteri e la fiducia nel dollaro crollerà.
• Le chiare dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale che parlano della fine del dollaro USA come riserva mondiale e l’istituzione di diritti speciali di prelievo (DSP) che dovranno sostituirlo.

Il secondo argomento ha avuto peso solo per un breve periodo, quando le tendenze politiche nel Medio Oriente non erano ben definite e la finanza non aveva ancora preso bene le misure. Oggi tutto sta cambiando in fretta. Lo status del petrodollaro dipende da un gran numero di fattori che rimangono perfettamente allineati dal punto di vista sociale, politico ed economico. Se uno solo di questi elementi dovesse uscire dal gioco, il mercato del petrolio esploderebbe in una inflazione dei prezzi che spingerebbe il resto del mondo all’abbandono del biglietto verde.
Vediamo adesso qualcuno dei principali catalizzatori e perché possono essere considerati come primi sintomi della inevitabile morte del petrodollaro.

La Guerra Civile Egiziana

Qualche tempo fa un lettore mi fece una domanda su un mio articolo e chiese le possibilità di una guerra civile in Egitto, una guerra civile che scoppiò solo poche settimane più tardi.

Mi chiese perché avessi aspettato fino a quest’ anno per fare questa previsione e perché non avessi parlato di un evento del genere, dopo il rovesciamento di Hosni Mubarak, come molti esperti dei media ufficiali avevano fatto. La domanda ha un motivo. Perché in Egitto non scoppiò un violento conflitto interno dopo la deposizione di Mubarak? Sembrava del tutto plausibile, ma i mainstream sbagliarono completamente i tempi (e le ragioni).

La mia risposta fu semplice: I fatti del Medio Oriente sono manipolati da organizzazioni elitarie che spingono verso l’instabilità, e questa instabilità è un processo in corso. L’architettura della primavera araba, credo, non riguardi tanto il Medio Oriente quanto tutta la struttura dell’economia globale. Una crisi energetica potrebbe essere uno strumento efficace per cambiare questa struttura. Un crollo in Medio Oriente potrebbe fornire l’occasione perfetta e la copertura per un grande cambiamento nel paradigma globale. Tuttavia, qualsiasi passo politico richiede che si sia creata una atmosfera economica adeguata, e viceversa.

Se vogliamo capire le prossime tendenze di una società, dobbiamo prendere in considerazione che esiste una manipolazione esterna. Dobbiamo guardare a come ogni evento economico si muova parallelamente con gli eventi politici e dobbiamo intuire come questi eventi possano avere effetti sulla globalizzazione nel suo complesso.
Quando fu rovesciato Mubarak non era ancora il momento giusto. I media mainstream hanno fatto una partenza falsa. Se il bersaglio vero è il dollaro USA e l’Egitto è solo una diversione, quest’anno si è presentata l’occasione perfetta per giustificare il fallimento, ormai evidente, come stimolo dell’economia, del Quantitative Easing.

Stante la situazione attuale, il regime militare egiziano che ha rovesciato Mohammed Morsi ha completamente tagliato fuori dal processo politico i Fratelli Musulmani e ucciso almeno 450 manifestanti, tra cui anche i prigionieri già in galera.

I sostenitori di Morsi hanno reagito incendiando edifici governativi e sparando alla polizia. Ma il vero combattimento comincerà probabilmente presto, quando l’attuale governo chiederà di sciogliere gli stessi Fratelli Musulmani. Allo stesso tempo, l’odio per gli Stati Uniti e il suo costante sostegno, alla base del potere in Egitto – indipendentemente da chi sieda sul trono – sta crescendo a un ritmo febbrile in tutta la regione. Questo non è salutare per la vita del petrodollaro nel lungo periodo.

E’ importante che gli americani capiscano che, quando si parla di Egitto non si tratta di prendere una posizione. Il problema qui è che le circostanze sono quasi mature per la guerra e che se scoppierà una guerra, sarà di grandi dimensioni e danneggerà i mercati petroliferi. Il Canale di Suez vede passare quasi l’8% del commercio marittimo mondiale e 4,5 milioni di barili di petrolio al giorno passano attraverso questo corridoio. Già, i prezzi del petrolio hanno registrato un’impennata per la semplice minaccia del blocco di Suez (come avevo previsto). E questa volta, la nazione non ha intenzione di tornare indietro. Un conflitto estenuante è sicuro, data la natura del colpo di stato militare in atto e vista l’opposizione irremovibile della popolazione musulmana.

Stranamente, ci sono ancora certi mainstream che continuano a sostenere che Suez “non chiuderà mai” perché “è troppo importante per l’economia egiziana”. L’importanza di Suez però, per il governo egiziano, sarà irrilevante se scoppierà una rivoluzione. Suez chiuderà proprio perché non resterà più nessuna struttura per mantenere il canale aperto. Nel frattempo, i prezzi del petrolio continueranno a salire e la diffidenza verso gli Stati Uniti continuerà ad inasprirsi.

Poi toccherà all’Arabia Saudita ?

Il rapporto tra Stati Uniti e Arabia Saudita è contemporaneamente simbiotico e parassitario, a seconda di come si guarda la situazione. I primi pozzi petroliferi e le prime estrazioni in Arabia Saudita furono fatte dai cartelli petroliferi internazionali della Royal Dutch Shell, Near East Development Company, Anglo-Persian, ecc, ma alla fine tutto fu preso in mano dalla Standard Oil di Rockefeller. A parte la storia oscura della Standard Oil, questo significava che gli affari sauditi sarebbero stati gestiti principalmente da interessi americani. E la sete per il petrolio di tutto l’Occidente, soprattutto dopo la prima guerra mondiale, avrebbe segnato il nostro rapporto con la monarchia regnante al momento.

Come membro fondatore dell’ OPEC, l’Arabia Saudita è stata una delle poche principali nazioni produttrici di petrolio che mantenne un oleodotto diretto che by-passava il Canale di Suez. (La pipeline fu poi chiusa nel 1983). Questo permise alla Standard Oil e agli Stati Uniti di rientrare in punta di piedi in Egitto per lavorare sulla instabilità interna, che già si sentiva e che alla fine culminò nella guerra civile del 1952. All’epoca erano considerati fantocci dell’Impero britannico e le classi dirigenti d’Egitto furono rovesciate dai Fratelli Musulmani, fatto che determinò la scomparsa della sterlina britannica come Top petro-Pound e come valuta di riserva mondiale. L’economia britannica poi ha cominciato a vacillare e non è mai tornata al suo antico splendore.

In apparenza, l’Arabia Saudita sembra aver evitato gli effetti del clima della Primavera Araba, ma non è tutto come sembra. La defezione del principe saudita Khalid Bin Farhan al-Saud ha fatto sorgere domande sorprendenti sul vero stato di salute del gigante tra i produttori di petrolio.

Credo che questa defezione sia solo l’inizio dei problemi dell’Arabia Saudita e che il più grande partner petrolifero dell’America stia per assistere ad un tumulto interno che destabilizzerà le spedizioni di petrolio in tutto il mondo. Il sostegno dell’America ad una monarchia, tanto brutale con la sua popolazione, potrà solo accelerare la fine dell’uso del dollaro nel commercio mondiale del petrolio, soprattutto se questi regimi fantoccio saranno rovesciati.

A chi dubita che l’Arabia Saudita sia sulla strada di una disgregazione sociale, vorrei domandare perché questo paese abbia sentito la necessità di sovvenzionare con miliardi di dollari la nuova giunta militare egiziana al potere.

Mentre il paese serve, in certi casi, come prestanome dell’Occidente, il governo saudita teme che il successo di idee dissenzienti possa raggiungere i suoi confini. Capiscono poco di questo gioco in cui sono solo pedine di un progetto globale. Senza il controllo saudita sul petrolio, gli Stati Uniti perderebbero il loro ultimo solido punto d’appoggio nel mercato del petrolio, e non c’è assolutamente nessun dubbio sul fatto che il dollaro, immediatamente dopo, non sarebbe più una petro-moneta. La disperazione che causerebbe una crisi energetica come questa porterebbe i mercati internazionali a mendicare una qualsiasi soluzione, che i cartelli bancari globali guidati dal FMI saranno ben felici di trovare.

L’asso nella manica Iraniano

Il fatto che il governo americano abbia creato uno stato di fatto con la rivolta siriana e il suo finanziamento e con l’armamento degli agenti di al-Qaeda ha comprensibilmente irritato molte nazioni del Medio Oriente, compreso l’Iran. L’Iran si trova sulla via del petrolio più importante del mondo: lo Stretto di Hormuz. Circa il 20% delle esportazioni di petrolio di tutto il mondo vengono spedite attraverso Hormuz, e la stretta insenatura è incredibilmente facile da bloccare, basterebbe far affondare qualche nave cargo. In realtà, questa tattica è esattamente quella che l’Iran si è abituato ad usare per neutralizzare qualsiasi progetto di invasione USA / Israele.
Una presenza degli Stati Uniti o della NATO sulla terra o nello spazio aereo della Siria, dell’Egitto o dell’Iran molto probabilmente potrebbe provocare la chiusura dello Stretto di Hormuz e forti aumenti dei costi della benzina, che gli americani non si possono permettere.

Gli affari petroliferi Russia / Cina

Infine, così come la maggior parte dei commerci bilaterali che non stanno utilizzando il dollaro come moneta di riferimento, sono stati ignorati dai media mainstream. Anche dell’ultimo grosso affare sul petrolio stipulato tra Russia e Cina non si è detto nulla. La Russia ha firmato un contratto con i cinesi per la fornitura di 25 anni di petrolio, – secondo le linee guida bilaterali stabilite in precedenza – questo significa che il dollaro non sarà utilizzato dai cinesi per pagare questo petrolio. .

Mi aspetto che questo sia solo l’inizio di una reazione a catena di accordi petroliferi che rifiuteranno il dollaro come principale meccanismo commerciale. Questo tipo di affari potrà aumentare in tutto il Medio Oriente se ci saranno sempre più lotte interne e se il disgusto della popolazione verso gli Stati Uniti diventerà una condizione essenziale per mantenere il potere.

Il dollaro è una tigre di carta

Qualcuno potrebbe obiettare che le scoperte di petrolio nel Mid-west degli Stati Uniti potrebbero essere utilizzate per contrastare la discontinuità degli oleodotti del Medio Oriente, sicuramente c’è molto petrolio non sfruttato in America. Tuttavia, affermare che questo petrolio basterebbe per negare, in qualche modo, che esiste una crisi è da ingenui, essenzialmente perché il petrolio non è il vero problema; lo status del dollaro come Petro-Dollaro è il problema vero. Questo status fa pericolosamente affidamento sul mantenimento e sulla stabilità dei regimi amici in Oriente. Possiamo produrre tutto il petrolio che vogliamo, dentro i nostri confini, ma se il dollaro perde la sua posizione predominante di riserva mondiale, dovremo aspettarci una massiccia svalutazione del valore della nostra moneta, avremo ancora altri crolli, e, vi garantisco, che la maggior parte del petrolio nazionale finirà per essere esportato come pagamento ai creditori stranieri, solo per soddisfare i debiti in sospeso.

Il dollaro non è più invincibile come qualsiasi altra moneta a corso forzoso nella storia. In qualche modo, è veramente molto più debole rispetto a qualsiasi altra moneta che c’era prima. Il dollaro fa completamente affidamento sul proprio status di moneta di riserva mondiale, per poter mantenere il suo valore sul mercato globale. Come è evidente, paesi come la Cina stanno già evitando di usare il biglietto verde negli scambi con particolari nazioni. E’ del tutto sconsiderato ritenere che questa tendenza sia in qualche modo “fortuita” e non piuttosto “intenzionale”. I paesi stranieri non starebbero avviando un processo di abbandono del dollaro oggi se non intendessero continuare per questa strada fino in fondo domani. Tutto questo va interpretato come una crisi di copertura e le tensioni esistenti sono un segnale di crisi dilagante in Medio Oriente, molto probabilmente di una crisi energetica, nel breve termine.

Brandon Smith

Fonte: http://www.alt-market.com

Link: http://www.alt-market.com/articles/1667-get-ready-for-the-death-of-the-petrodollar


21.08.2013

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di BOSQUE PRIMARIO

Pubblicato da Bosque Primario

  • Georgejefferson

    Ma,qualche fonte che indica le percentuali del livello del dollaro come moneta di riserva internazionale ce l’abbiamo?Cosi diamo sostanza alle “previsioni evidenti”sull’imminente,eterno,crollo del dollaro.

  • ericvonmaan

    La fine del petrodollaro viene pronosticata periodicamente dalla crisi del petrolio del 1974… vedo che non e- cambiato proprio nulla, i giornalisti non tengono mai conto del fattore ESERCITO e FORZA MILITARE… bah!

  • lucamartinelli

    in effetti è da tempo che ci diciamo che è il dollaro ad essere carta straccia e non l’euro.

  • saurowsky

    Citando l’articolo “Mi aspetto che questo sia solo l’inizio di una reazione a catena di accordi petroliferi che rifiuteranno il dollaro come principale meccanismo commerciale”.

    A me la soluzione sebra ben piu complessa, o meglio mi sembra che l’articolo tratti il tema cose se fosse solo una questione economica.
    Di fatto ci sono gia paesi che hanno tentato di sganciarsi dal Petroldollaro ma le conseguenze che haqnno subito sono sotto gli occhi di tutti. La Libia di Gheddafi per esempio, subito dopo aver annunciato di iniziare a vendere il PROPRIO petrolio non piu in dollari bensi in Euro (con l’aggiunta della creazione di una moneta sovrana ed una banca nazionale che prestava soldi senza interessi !!!) e’ stato UCCISO e il suo paese devastato. Gli USA useranno la enorme potenza militare (creata grazie alla truffa dell’ORO ai danni di tutti i paesi del mondo dai lontani anni 70) contro chiunque cerchi di uscire dalla situazione attuale