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PRIVATIZZAZIONI: COSI' CI SIAMO FATTI RUBARE TUTTO !

La storia delle privatizzazioni e dei privatizzatori che hanno svuotato questo Paese di ogni sua ricchezza, trasformandolo da settima potenza economica mondiale a un grande discount per ricchi speculatori senza scrupoli. Il racconto di Valerio Lo Monaco, direttore della Voce del Ribelle.

Buongiorno Claudio e buongiorno a tutti i lettori del tuo blog! Verso la fine di novembre, il Ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio, ha rilasciato una dichiarazione. Ha detto che, nel corso del 2016, il 40% delle Ferrovie dello Stato verrà privatizzato. O meglio: Ferrovie dello Stato verrà quotata in borsa e in borsa saranno messi appunto il 40% delle azioni. Una postilla a questa operazione, epsressa nel classico “bizantinismo” del linguaggio politico, è il fatto che Ferrovie dello Stato si riserva di mantenere il controllo delle infrastrutture, cioè vale a dire della rete ferroviaria, mentre invece la veicolazione dei mezzi su questa rete ferroviaria, perlomeno per il 40%, verrà ulteriormente privatizzata.

Questa è solo l’ultima, in ordine di tempo, di tutta una serie di privatizzazioni che sono state fatte nel corso degli anni. I criteri che vengono veicolati per giustificare le privatizzazioni sono da una parte quello di fare cassa (perché avendo un debito pubblico alle stelle, avremmo bisogno di vendere) e dall’altro lato quello di consentire un migliore utilizzo di opere pubbliche, di beni pubblici, di asset pubblici che invece, se gestiti dallo Stato, verrebbero gestiti male. Ma vediamo, in nome di questi criteri, cosa è stato fatto nel corso degli anni.

Il divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro

Una prima data storica che va assolutamente scolpita nella testa è quella del 1981/82, perché sancisce il divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro. All’epoca il Governo era quello di Forlani e di Spadolini, membro del gruppo Bilderberg, e Banca d’Italia era allora diretta da Carlo Azeglio Ciampi. Però l’uomo chiave di questa operazione si chiamava Beniamino Andreatta, che fu colui che sancì il divorzio tra il Tesoro e la Banca d’Italia. In parole povere, fino a quel momento la Banca d’Italia era obbligata a comperare i Titoli di Stato, mentre da quel momento in poi i Titoli di Stato italiani furono immessi sui mercati. Il che vuol dire che il tasso d’interesse al quale venivano venduti non era più deciso internamente, tra il Tesoro e la Banca d’Italia, ma lo decideva qualcun altro. Se guardate un qualunque grafico del livello del debito pubblico nel tempo, si vede a occhio nudo che dal 1982 fino al 1990 il nostro debito pubblico ebbe un’impennata colossale, cosa che poi servirà per giustificare la vendita degli asset di cui stiamo parlando. Se fino ad allora si parlava di duecento miliardi, a un certo punto, dopo l’immissione dei Titoli di Stato sui mercati, il debito pubblico schizza letteralmente, in meno di un decennio, a circa 1.600 miliardi, quindi cifre tutto sommato prossime a quelle odierne.

Il panfilo Britannia

Secondo momento chiave, all’interno di questa storia – e qui entriamo effettivamente nel punto critico delle privatizzazioni – si situa invece nei primi anni novanta. Carlo Azeglio Ciampi – ancora lui – ci impone di rimanere ancorati allo SME. Poi arriva il famoso incontro informale (informale un piffero, direi) sul panfilo Britannia a Civitavecchia. Su quel panfilo salirono tanti esponenti italiani ed è lì che fa la sua comparsa, in una posizione di un certo rilievo, Mario Draghi, che all’epoca era a capo del Ministero del Tesoro. Pensate un po’: abbiamo dato a suo tempo il Tesoro in mano a colui che, poco dopo, lo avrebbe ceduto ad altri. Insomma, non è che fossimo stati poi così tanto lungimiranti. Come che sia, sul Britannia c’erano non solo Mario Draghi, ma anche Ciampi (Banca d’Italia, ancora lui!), Beniamino Andreatta (ancora lui!), Mario Baldassarri, c’erano i vertici dell’IRI e di tutta un’altra serie di importanti asset strategici italiani. Ma c’erano soprattutto gli investitori: c’era Barclays, c’era Goldman Sachs, nella quale poi ritroveremo Draghi come vice presidente, forse per meriti acquisiti proprio di quella circostanza. E nel passaggio dal Tesoro a Goldman Sachs non vorrete mica dirmi che qualche conflitto di interessi non si potrebbe ravvisare! Ma che successe su quel panfilo? Si diede il via alle privatizzazioni: da lì in avanti moltissimi asset pubblici strategici italiani vennero smembrati e venduti, o meglio sarebbe a dire “svenduti”, a tutta una serie di investitori internazionali e alla finanza internazionale.

Da Soros a Romano Prodi

Immediatamente dopo succedono tre eventi: intanto c’è l’attacco di Soros alla Lira, grazie al quale lo speculatore statunitense riuscì a portarsi a casa circa un miliardo di dollari. Dopodiché ci fu tangentopoli, che segnò la fine della prima Repubblica. E ci furono gli attentati a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, il primo dei quali – si sa oramai con certezza – a suo tempo aveva scoperto degli ingenti flussi di denaro, con l’intervento mafioso, che transitavano verso alcuni ambienti della finanza internazionale.

Fu allora che un altro nome assurse alla ribalta delle cronache: Romano Prodi. Già attivo fin dal 1982, almeno fino al 2007 possiamo considerare l’intera attività di Romano Prodi racchiusa in un’unica missione: quella di svendere o addirittura regalare ad alcuni suoi alleati – chiamiamoli così – tra i quali Carlo De Benedetti ( l’uomo chiave del quotidiano “La Repubblica”), tutti gli enti pubblici dello Stato, operazione resa finalmente possibile grazie (guarda un po’!) al Governo Amato, che trasformò la maggior parte degli enti statali in società per azioni, con un decreto legge del 1991 (vedete che le date si cominciano ad allineare?), in modo che l’élite finanziaria e la speculazione potessero ovviamente aggredirli.

Prodi e De Benedetti sono due uomini chiave: il primo fu a capo dell’IRI, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale per sette anni. La sua attività, in quel tempo, fu quella di smembrare l’IRI e di spacchettarlo al fine di venderne i pezzi al miglior offerenti. De Benedetti è stato uno di questi: ha acquistato a prezzi di realizzo alcuni asset storici, che vediamo a breve, rivendendoli a venti volte il prezzo di acquisto. Prodi, tanto per dirne una, mentre era a capo dell’IRI, concesse incarichi miliardari alla sua stessa società di consulenza che si chiamava Nomisma, in un evidente conflitto di interessi a fronte del quale quello attuale tra il Ministro Boschi e Banca Etruria fa sorridere. Eppure, Prodi assurse alle cronache come “il salvatore della Patria”, perché era l’unico in grado di organizzare una coalizione politica in grado di opporsi a Berlusconi. Ma questa è un’altra storia…

Lo smembramento dell’Iri

L’IRI, fondato negli anni trenta, era un istituto fondamentale: l’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Alcuni elementi industriali dello Stato dovevano assolutamente essere sotto il controllo pubblico, proprio perché di utilità strategica dal punto di vista pubblico. Tra gli asset che facevano parte dell’IRI c’erano ad esempio Alitalia, il settore delle autostrade, la Banca Commerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano, Fincantieri, Finelettrica, Finmare, Finmeccanica, Finsider, Finsiel, Italstat, Rai, Sme e Stet. In pratica, intorno all’IRI erano rappresentati gli interessi fondamentali dello Stato italiano: il settore alimentare, il settore aerospaziale, il settore delle auto, quello delle costruzioni navali, della chimica, dell’editoria, della finanza, dell’informatica, della microelettronica, della metallurgia, delle telecomunicazioni e dei trasporti. L’IRI venne letteralmente smembrato! Fu un record mondiale per l’epoca: parte delle numerose aziende statali all’epoca detenute dall’IRI (che veniva definita “galassia IRI”, “carrozzone IRI”, senza capirne l’importanza strategica) vennero cedute ai privati. Si trattava di aziende gloriose del nostro Stato, erano asset strategici e vennero cedute. La Nestlé nel 1993 si comprò tra le altre Motta e Alemagna; Benetton e GS a Carrefour, nel 1995; Telecom che andò a finire nel ’97 alla famiglia Agnelli, poi a Colaninno, Pirelli, Benetton ancora una volta e poi a Telefonica (gruppo spagnolo); Autogrill e Autostrade per l’Italia, finite ancora a a Benetton nel 1999; operazioni che hanno fruttato plusvalenze enormi; ENI ed ENEL, che vennero privatizzate del 70%, nel 1995 la prima, e nel 1999 la seconda.

Privatizzazioni Anni '90

Basterebbero gli ultimi due nomi per capire cos’abbiano determinato ai giorni nostri queste privatizzazioni selvagge: aprite l’ultima bolletta della luce. Nel ’93 il Credito Italiano finirà nel nuovo gruppo Unicredit, la BNL nel gruppo Paribas nel ’98, la Banca Commerciale Italiana che nel ’94 viene venduta a Banca Intesa e poi a San Paolo; il Banco di Roma; l’IMI; Finsider; Finmeccanica privatizzata nel ’93 e prima ancora FIAT, nel 1986.

Gli uomini chiave di questa seconda fase (la prima, abbiamo detto fu quella di Beniamino Andreatta, del divorzio della Banca d’Italia dal Tesoro) sono Mario Draghi, direttore del Tesoro dal ’91 al 2001, poi finito in Goldman Sachs (chissà perché, chissà per quali meriti) e poi addirittura alla Banca Centrale Europea; Carlo Azeglio Ciampi, passato dalla Banca d’Italia addirittura alla Presidenza della Repubblica; Massimo D’alema e Romano Prodi, presidenti del Consiglio e così via.

Le conseguenze delle privatizzazioni

Ci sono almeno tre conseguenze, di queste privatizzazioni selvagge. La prima, banale: una volta che un asset dello Stato viene venduto ai privati, non è più tuo, nel senso che se appartiene allo Stato, è parte del patrimonio di ciascuno di noi. La seconda: il prezzo di utilizzo dell’eventuale servizio (parliamo ad esempio di ENEL ed ENI) viene alienato. È vero che anche prima si pagava un corrispettivo a una società, ma essendo tale società di Stato era in realtà un pagamento che tu facevi e che però rientrava nelle casse dello Stato e quindi, in quota parte, anche nelle tue tasche. Invece, nel momento in cui viene trasferito ai privati, è evidente che quel pagamento finisce nelle tasche di chi possiede quell’asset. La terza conseguenza è che cambia il prezzo di utilizzo di quel servizio. Anche qui, basta prendere una qualsiasi bolletta di ENEL ed ENI e si può facilmente verificare se ci abbiamo guadagnato o perduto. Fino a che un asset è pubblico, il prezzo viene fissato, di fatto, dallo Stato; nel momento in cui diventa privato, il prezzo di quel servizio viene fissato dal proprietario che, volendoci guadagnare, lo alza.

Conclusioni

Va smantellata – e bisogna ficcarselo in testa a martellate – la narrazione alla base di qualunque privatizzazione, ovvero innanzitutto che sia necessario fare cassa”. È evidente che saremo sempre costretti a fare cassa nel momento in cui continuiamo a essere indebitati, ma se torniamo indietro, dal punto di vista storico, possiamo capire perché siamo indebitati: ci siamo indebitati maggiormente dal momento in cui i nostri Titoli di Stato sono diventati appannaggio dei mercati. Il processo è diabolico: i mercati, quindi le élite finanziarie, la speculazione, ci continuano a indebitare e ci tengono indebitati sempre di più. Da qui la cosiddetta necessità di fare cassa; da qui la cosiddetta necessità di continuare a svendere gli asset strategici di Stato. E chi li acquista? La stessa élite finanziaria che è all’origine del nostro debito pubblico. Quindi prima ci indebitano e poi ci costringono, di fatto, per via politica, a vendere a loro i nostri asset strategici.

Il secondo elemento della narrazione alla base delle privatizzazioni è che “il privato sia sempre meglio del pubblico” (ndr: vedere “la balla dello Stato palloso e del privato rivoluzionario). Tutto parte dal fatto che il pubblico viene gestito male e quindi sarebbe necessario che a gestire questi asset siano i privati. I quali, siccome hanno bisogno di generare profitti dalla loro gestione, certamente saranno in grado di gestirli meglio. Si tratta di una logica ridicola, per non dire disastrosa, perché nel momento in cui ci si accorge – il che è vero – che gli asset pubblici vengono gestiti male, la soluzione non dovrebbe essere “e allora vendiamoli ai privati“: la soluzione dovrebbe invece essere “e allora rimuoviamo chi li gestisce e facciamoli gestire meglio“. Altrimenti da qui non se ne esce!

Questi due elementi narrativi inducono nella percezione collettiva la bontà delle privatizzazioni. Siccome oggi oramai dovremmo essere coscienti che questa bontà non c’è stata e che abbiamo avuto tutto da perdere dalle privatizzazioni, dimostrando che questa narrazione, costantemente veicolata dai media di massa, è falsa, dovremmo essere in grado di capire la situazione nel suo complesso e quindi rigettare con sdegno e forza qualsiasi dichiarazione, come quella di Del Rio da cui siamo partiti, che è solo l’ultima a favore delle privatizzazioni.

Valerio Lo Mnaco

Fonte: www.byoblu.com

Link: http://www.byoblu.com/post/2016/01/14/privatizzazioni-cosi-ci-siamo-fatti-rubare-tutto.aspx

14.01.2016

Pubblicato da Davide

  • Stodler

    Solo un appunto sulla separazione tra Banca d’Italia e Tesoro.

    Quella fu una presa di posizione ideologica per spianare la strada a quella effettiva avvenuta dieci anni dopo.
    La Banca d’Italia continuò a fare prestatore di ultima istanza, il problema però degli alti tassi era dovuto agli accordi di cambio dello SME e per mantenere le parità con le altre valute, la banca centrale doveva tenere alti i tassi per far affluire i capitali nel paese e difendere così la lira.
    La trappola all’epoca era lo SME, non a caso la valuta comune dell’epoca.
  • sfruc

    Sulla responsabilità del golpe Ciampi-Andreatta (il c.d. divorzio Tesoro-Bankitalia) nella CREAZIONE di un debito pubblico insostenibile e non ripagabile, perché il tasso d’interesse non era più pre-stabilito dalle autorità pubbliche italiane ma dal mitico "mercato" ossia da quelle entità finanziarie private che lo controllano e manipolano grazie allo spostamento di immensi capitali, consiglio di leggere con attenzione il documentatissimo articolo:

    debito_andreatta.png

    Si tratta del consueto schema della trappola usuraria ossia, direbbero a Roma, la "tecnica del cravattaro" che pian piano ti stringe il collo senza scampo fino a soffocarti: 

    – prima ti coinvolgono in un debito inestinguibile per definizione, giacché auto-moltiplicantesi;

    – poi ti spogliano di tutti i beni, costringendoti a svenderli (proprio al "cravattaro") per pagare gli interessi su quel debito insostenibile e inestinguibile.

    E ciò, si badi bene, senza che quel debito si riduca di un capello.

    Qualunque privato lo faccia, rischia la galera come un criminale comune. Ma questi signori, privati e criminali ma non comuni, sono invece stati premiati col Quirinale et similia.

    Quanto allo SME: si trattava della prova generale dell’Euro (si legga Bagnai in proposito) e con l’Euro è arrivato a compimento il processo di spoliazione della sovranità monetaria dello Stato – in favore di entità private, irresponsabili (nel senso che non rispondono a nessuno se non ai propri interessi) e prive di controllo democratico – di cui il golpe Ciampi-Andreatta è stato il primo e fondamentale passo.

  • Hamelin

    E’ lo schema utilizzato dall’ FMI per depredare i paesi del terzo mondo .
    Ora aaplicato anche ai paesi occidentali .

  • annibale51

    Una volta sentii dire da un amico inglese che noi in Italia abbiamo tanti CADORNA…a distanza di anni mi rendo conto che sono talmente tanti che non ci vedo nessuna via di uscita.

  • lopinot

    La cosa più triste è che in realtà non si è neppure trattato di un furto, è stata una truffa e una circonvenzione di incapace.
    Incapace è stato il popolo italiano che stressato dalla propaganda antistatale anche oggi continua a cianciare di preferire in privato solo perchè il privato garantisce di prendere a calci in culo i lavoratori.
    In questo modo stanno per rubarci anche la sanità riducendo all’osso i servizi e indirizzandoci verso la Terra Promessa delle cliniche e centri di analisi privati, la avremo impiegate in minigonna, luci soffuse e operatori tanto schiavizzati da non protestare neppure se avessero la bocca piena di liquame.
    Lasciamo poi stare l’azione sindacale che non si schiera a difesa del Pubblico anche perchè gli stessi lavoratori pubblici odiano se stessi.
    Ci opprimono, ci derubano, ci spremono solo grazie al fatto che l’intero popolo italiano sembra impazzito e schizzofrenico e dalla pazzia raramente può venire fuori qualche analisi sensata.

  • GioCo

    La paura serpeggia tra le intimità dei popoli e ha il volto del terrore. Come l’urlo di Munich. Sarebbe ridicolo se non fosse associato all’iconografia del disagio interiore, il dipindo in fondo pare una pera rovesciata disegnata da poliomelitico che canta "i bambini fanno oh".

    Se mentre rimango incantato dallo spettacolo circense di un mago da strada, il compare mescolato tra il pubblico mi sfila il portafogli, potrò poi accusare il mago? Lui mi ha solo donato il piacere del suo spettacolo, per ciò grido "al ladro", indirizzo la mia rabbia su chi ha commesso l’atto e spero che il servizio d’ordine lo becchi, recuperi il maltolto e consegni quel malandrino alla giustizia.

    Putroppo da sempre (da sempre) la giustizia ha funzionato davvero al pari che se non ci fosse mai stata, forse ci avremmo pure guadagnato (in generale umanamente). Non siamo al tempo dei bravi di Don Rodrigo, per fortuna, ma è evidente che le "forze dell’ordine" funzionano bene principalmente quando non hanno niente da perdere. Cioè quando colpiscono i disperati, i deboli e fragili, come quelli che rubano perché non riescono più ad avere altre alternative oltre al semplice "lasciarsi morire" o peggio, veder morire i propri cari. Non necessariamente di fame, la mancata sanità miete altrettante vittime. Tra disperati poi non c’è intesa, non può esserci. Se c’è una mucca e da il latte per 6 e di tasse ne devo la metà, non ho modo di mantenere nemmeno un secondo figlio. Figuriamoci uno straniero che quando bussa alla mia porta per rimanere in casa mia, non posso certo essere felice.
    Ora, se tanto mi da tanto, COME un cittadino medio può impedire che il GARANTE della sua vita politica, demandato a servire GLI INTERESSI COLLETTIVI si faccia i fatti suoi? Non può.
    O meglio, non ha strumenti legali dati per quello scopo. Quindi non siamo mai stati in democrazia, giusto? Se il cittadino NON controlla i suoi RAPPRESENTANTI, perché mai questi sedicenti autonomi della loro propria rappresentazione privata dovrebbero sentirsi in dovere di esercitare una politica PER TUTTI? Lo faranno come in passato i nobili, giusto quel tanto per salvarsi la faccia.
    Non perchè sono cattivi, ma perché in quel ruolo -ritagliato senza controllo- si fa così. Oppure non fai il finto rappresentante di nessuno.
    Che poi costoro siano stati così resi implicitamente il punto più fragile, esposto e in ombra della nuova Società dei Governi di Stato (demoniocratico) nati dall’Illuminismo -fatto con la pelle dello schiavo colonico- del 1800, al un ricatto antigovernativo, è perfettamente coerente con il contesto.

    Peccato che le minoranze umane vampire che pensano di poter diventare totalmente autogene e che sopportano così male la mancanza della LIBERTA’ di poter essere immorali fino al modollo con i loro simili umani senza conseguenze legali, siano dipendenti dalle politiche stataliste con cui sono nati e a cui devono integralmente le loro fortune. Pensare di fare a meno degli Stati potendoli svuotare dall’interno di potere (senza sostituirli con niente) è come pensare di poter far funzionare a moto perpetuo un missile appena staccato da terra e già senza più carburante, giusto perché è in movimento. Quanto ci vuole per il disastro? Un calcolo ad occhio ci può dare già la risposta. Poi però non sapremo la portata delle conseguenze, dato che il fenomeno non ha precedenti.

  • oldhunter

    Per approfondire:

    LA STRATEGIA ANGLO-AMERICANA
    DIETRO LE PRIVATIZZAZIONI IN ITALIA: IL SACCHEGGIO DI UN’ECONOMIA NAZIONALE



    http://www.movisol.org/draghi3.htm [www.movisol.org]


  • gilberto6666

    La stessa operazione Tangentopoli era finalizzata al saccheggio privatistico. Ma dopo più di vent’anni gli italiani ci ricascano e votano i pentastellati che non parlano d’altro che di ruberie. Ieri Mani Pulite ed oggi il M5S, ma il prodotto è lo stesso diversamente confezionato. Si guardano i ruba galline e si ignorano i predatori che si stanno prendendo tutto. L’Italia intera. Esattamente come programmato.

  • yakoviev

    "…il pubblico viene gestito male": ammesso e non concesso che sia vero (bisognerebbe vedere caso per caso, e inoltre il pubblico è spesso vincolato a leggi e normative non buone a cui si deve attenere), la sua cattiva gestione è spesso cercata apposta per preparare economicamente e ideologicamente la futura gestione privata.

  • spadaccinonero

    ottimo commento

  • AlbertoConti

    "privato", voce del verbo "privare", togliere il godimento di un bene agli altri, per goderne da soli, in esclusiva. Il metodo più brutale è il furto, con tutte le sue varianti, con o senza violenza, con o senza truffa. Ma quello che "rende" di più non è il metodo illegale, quello sanzionato da che mondo è mondo. Vale il vecchio detto del Far West: se vuoi far soldi non rapinare la Banca, comprala!

    Oggi il Far West esiste moltiplicato per mille, si chiama Wall Street e derivati.

    La truffa però ha diverse facce, tra cui la più subdola, quella ideologica. Consiste nel confondere la truffa monetario-finanziaria col "capitalismo" e la "libera impresa" opposta al "comunismo". Truffa di destra contro truffa di sinistra, come se "non ci fossero alternativa" (TINA). L’alternativa invece c’è, ed è di tutt’altra natura, ed appartiene alla maggioranza di persone "per bene", maggioranza in (quasi) tutti i Paesi. Una categoria che però ha un difetto, un peccato originale: "vuole vivere in pace a casa propria". Ed è proprio lì che il sistema privatistico va a colpire, sempre, per sua stessa natura e necessità. Purtoppo il successo di tale sistema si fonda sulla speranzosa aspirazione di stare sempre dalla parte del privatizzatore, di quello che vuol guadagnare di più della controparte, e a culo tutto il resto, cioè la collettività, o il prossimo tuo come diceva qualcun’altro.

  • fabKL

    Per fortuna qualcuno ha ancora MEMORIA !!! congratulazioni per la ricostruzione, che andrebbe insegnata nelle scuole.

    Aggiungerei solo che l’attuale situazione insostenibile delle pensioni – ad
    esempio – e’ originata dal fatto che negli anni 80 si prevedeva di
    coprire tali costi con i prevedibili sviluppi smisurati dei settori
    TELEFONICI e TELEVISIVI che avrebbero portato nelle casse dello stato
    profitti incalcolabili; i profitti pero sono nelle tasche delle
    multinazionali….

    i 5s non faranno altro che accelerare la distruzione dello stato a
    favore del potere economico privato. In questa direzione, il ruolo
    trainante e’ fornito dalla diminuzione degli stipendi che ha il compito
    oltre che di attrarre i consensi del populino, DI ALLONTANARE DALLO
    STATO LE PERSONE COMPETENTI E VALIDE che riceveranno compensi altissimi
    dai privati LASCIANDO AGLI INCAPACI LE CARICHE DELLO STATO…. il resto
    verra da solo

  • Sven

    Infatti basta vedere cosa succede con Autostrade: ogni 1 gennaio praticano aumenti. I servizi a tariffa sono dei monopoli di fatto, anche se ci sono 1-2 o 3 contendenti.
    Lo Stato farebbe bene a riservarsi questa tariffa per farla confluire nelle proprie casse anche se essendo in Italia tutto ciò sarebbe accompagnato da clientelismi, tangenti e ruberie varie.

    Però meglio una gestione discutibile ma finalizzata comunque al bene pubblico, che svendere ogni servizio (presto vedremo le ultime briciole cadere, come i servizi o "utilities") per il profitto privato, che come noto deve essere sempre crescente in termini percentuali, deve garantire bonus ai dirigenti e al CdA e via dicendo.

    Del resto le colonie devono fornire beni e ricchezze.
    Facciamocene una ragione.
    Ad ogni modo queste svendite non hanno molto di dissimile da quanto avvenuto in Russia sotto la gestione Yeltsin (svendita dei gioielli petroliferi, delle risorse estrattive ecc.), considerati dalla popolazione locale come come un furto.
    Da noi in Italia se dici a qualcuno "Amato", "Ciampi", "Prodi", "Britannia", "1992" la maggior parte della gente pensa ad abili statisti o salvatori della patra oppure a tangentopoli e all’entrata nell’euro che era giusta e inevitabile.
    Ben pochi conoscono i retroscena, sanno chi è realmente Amato o quali siano i trascorsi di Ciampi fin da quando era in formazioni "azioniste" filobritanniche.

    P.s.
    Da notare come i media mainstream ed i servi pennivendoli italici appoggino sempre con entusiasmo queste politiche di privatizzazione.
    Anche sui risparmi e sulle piccole banche di provincia, che poco hanno a che dare con la crisi globale, in ossequio ai già decantati (anche nell’articolo) sofismi dell’ "inefficienza" che furono usati fortemente fin dagli anni ’90, si sta posando l’occhio rapace della finanza anglo..
    Leggere: http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/gallo-rbs-troppe-banche-in-italia-inefficienti-anche-se-solide/224517/223778

    Ascoltare le sirene mediatiche può chiarire molte cose e anche qualche futuro progetto.

  • Sven

    I 5 Stelle, al di là della facciata antisistema,sono una creazione ponderata e realizzata abilmente a tavolino.
    Pieni di conrtraddizioni interne e di punti deboli, inconcludenti ed assimilabili alle altre forze politiche "navigate" sono serviti ad una cosa: A CONDENSARE IL DISSENSO DA UNA PARTE CHE NON AVREBBE REALMENTE POTUTO NUOCERE ALLO STATUS QUO.

    Attenzione però all’ENDORSEMENT dal Financial Times per DI MAIO…
    O apre scenari di governo oppure…?

    Quella non è gente che spreca inchiostro o riempie la pagina per non saperci cosa mettere.
    Sono curioso di vedere come andrà a finire e che cosa significhi quell’articolo.

  • falkenberg1

    Ai predoni sorosimili ,speculatori, privi di scrupoli, ripugnanti sotto ogni punto di vista, degenerazioni subumane da rimuovere ogni eccezione rimossa, andrebbe ”inserita” ,tra gli occhi, una cellula plumbea possibilmente espansiva affinchè consimili ameboidi realizzino, senza ombra di dubbio, che certi malsani appetiti portano alla tomba. La speculazione e la smania di ricchezza ad ogni costo e calpestando decenza, decoro e scupoli sono crimini contro natura, stragismo e terrorismo: chi ne fa la sua ragione di vita DEVE essere rimosso con ogni mezzo!

  • gilberto6666

    Finalmente qualcuno che ragiona! Sottoscrivo tutto il tuo perfetto commento. 

  • ilsanto

    Ma perchè si devono trovare scuse ai nostri errori ?

    Lo stato non doveva fare debiti ma restare entro i limiti di un sano bilancio.
    Lo stato non doveva permettere di gonfiare la galassia iRI di assunzioni politiche.
    Lo stato non doveva permettere che la corruzione arrivasse a diventare il sistema.
    Lo stato non doveva permettere ai sindacati di governare disastrosamente l’economia.
    Lo stato non doveva permettere che un dipendente fosse intoccabile a vita.
    Lo stato non doveva permettere ai dirigenti di non decidere mai un tubo.
    Lo stato non doveva produrre migliaia di leggi ingestibili.
    Lo stato non doveva avere leggi per mantenere a vita gli avvocati.
    Lo stato non doveva permettere la penetrazione della massoneria ne della chiesa.
    e il resto mancia.