Home / ComeDonChisciotte / PRIMI RISULTATI DELLE INCURSIONI AEREE RUSSE IN SIRIA
15327-thumb.jpg

PRIMI RISULTATI DELLE INCURSIONI AEREE RUSSE IN SIRIA

DI VALENTIN VASILESCU

reseauinternational.net

Le incursioni aeree russe si sono, fino a questo momento, limitate ad una zona che si estende 50-55 km attorno alla città di Jablesh, nel governatorato di Lattakia, sede della base aerea russa. Gli obiettivi presi di mira nel governatorato di Lattakia, d’Idlib (nord di Lattakia), Hama (di Lattakia) e Homs (a sud-est di Lattakia), ospitavano colonne di veicoli semplici e corazzati, depositi di carburante (con lo scopo di limitare le manovre dei ribelli islamici), depositi di munizioni (per limitarne la potenza di fuoco), centri di comando e di comunicazione (per limitare il coordinamento dei ribelli).

La Russia ha raggiunto dei progressi innegabili nell’ultimo decennio per quanto riguarda la nuova tipologia di velivoli aerei, quali il Su-34 (presente in Siria) e l’ammodernamento di aerei ed elicotteri già esistenti, quali i Su-24M2, Su-25SM3, Su-27M, Il-20 M1, Mi-24PN, Mi-35M, Mi-8AMTSh, presenti ugualmente in Siria. La precisione di tiro per il raggiungimento degli obiettivi di terra da parte dell’aviazione russa ha raggiunto, in quest’ultimo anno, un nuovo livello, molto simile a quello dell’aviazione americana, grazie all’uso diffuso di armi teleguidate da raggi laser.

Quali sono stati i primi obiettivi perseguiti dai raid aerei russi in Siria ?

Teoricamente, a queste prime incursioni russe, dovrebbe seguire un’offensiva di terra da parte delle forze armate siriane, nella provincia d’Idlib, Hama e Homs. Per aver successo, questa offensiva necessita della consegna, da parte della Russia, di una quantità maggiore di munizioni, in particolare di munizioni intelligenti, come i proiettili di artiglieria cal. 122 mm Kitolov-2M et cal. 152 mm Krasnopol M, dei sistemi missilistici anticarro Kornet D et Khrizantema, entrambi guidati dai laser.

Sarà solo in quel momento che avrà inizio la parte difficile della missione dell’Aviazione russa in Siria. Per eliminare completamente i punti d’appoggio dei ribelli islamici e facilitare l’avanzata delle truppe siriane, i caccia russi effettueranno alcune missioni di sostegno ravvicinato. In una regione dove la linea di confine si modifica senza sosta, l’operazione necessita di una coordinazione perfetta, sia in termini di tempi che di spazi, e di una precisione scrupolosa, in modo da non essere colpiti dalle truppe siriane.

russian_airstrikes_syria

Queste missioni non possono essere eseguite tramite bombardamenti, e raramente con missili anticarro, piuttosto attraverso l’uso di proiettili reattivi UB 16/32 cal. 57 mm (PRND) e di cannoni di artiglieria. Il processo consiste nel lanciare una cartuccia di PRND in picchiata da un aereo Su-25, a partire da una altitudine di 1000-3000m, con il supporto di elicotteri russi Mi-24PN, Mi-35M, prima di eseguire la caccia agli obiettivi (mezzi corazzati, punti d’appoggio e artiglieria), sotto la guida delle unità offensive siriane.

Il problema è che, ad un’altitudine inferiore ai 5000 m, gli aerei e gli elicotteri russi risultano vulnerabili ai lanciarazzi, e al di sotto dei 3000 m risultano vulnerabili ai cannoni calibro 23mm, di cui sono dotati i ribelli islamici.

Un altro inconveniente è che il distaccamento aereo impiegato dalla Russia in Siria è molto limitato numericamente (34-40 aerei e 34 elicotteri). Esso equivale a quello dei membri della coalizione anti Isis, non tenendo in conto gli Stati Uniti. Il 75% dei voli e dei bombardamenti contro lo Stato Islamico sono stati effettuati dall’aviazione americana. Tuttavia, la questione è che per garantire la vittoria delle armate siriane, l’abbattimento dei bersagli di terra, da parte dell’aviazione russa, per un risultato decisivo, deve riguardare migliaia di obiettivi. E la loro neutralizzazione richiede moltissimo tempo.

Un altro inconveniente del momento per la Russia, è che essi operano a partire da una sola base aerea in Siria, quella dell’aereoporto di Lattakia, che dispone di poche piattaforme per ospitare aerei e immagazzinare munizioni. La coalizione anti-Isis diretta dagli Stati Uniti dispone di basi aeree in Turchia, Bahrein, negli Emirati Arabi e Qatar, due nel Kuwait e sei in Arabia saudita. Essi possono, in caso di bisogno, utilizzare le basi aeree della Giordania e di Israele.

Un vantaggio è che, contrariamente agli Stati Uniti, la Russia dispone in Siria di un miglior meccanismo di raccolta e di elaborazione delle informazioni, dovuto alla cooperazione con l’armata siriana nei combattimenti in tempo reale, nei teatri delle operazioni. Questo procedimento rende più efficace il sistema russo di comando automatizzato – di altissima tecnologia-, di tipo C4I, che assegna automaticamente gli obiettivi rilevati dagli strumenti di ricerca (droni tattici e militari, aviazione ELINT, elicotteri di ricognizione e di attacco), all’aviazione russa, blindati o i depositi di artiglieria, secondo il rispettivo raggio d’azione.

La Russia ha creato in Siria un formidabile sistema di raccolta e di elaborazione d’informazioni.

Valentin Vasilescu

Fonte: http://reseauinternational.net

Link: http://reseauinternational.net/conclusions-des-premieres-frappes-aeriennes-russes-en-syrie/

3.10.2015

Traduzione dal francese per www.comedonchisciotte.org a cura di CHRIS BARLATI

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    Ottimo articolo,ma vorrei puntualizzare un’osservazione anziche limitarti a fare i confronti sulle dotazioni delle   armi e delle basi  dei contendenti criminali e assassini dei vari imperialismi  in campo  per il controllo dell’area geografica in questione :come mai non spendi una parola sulla condizione e la perdita di vite umane  del proletariato che subisce suo malgrado  la barbarie della guerra?

  • makkia

    Veramente, l’asset russo principale è che qualunque aereo ostile ad Assad viene istantaneamente contrastato dai caccia long-range di scorta alle missioni di attacco a terra. Ci sono "solo" 4 di questi, al momento, ma vedono e colpiscono a centinaia di Km di distanza.
    Un Su-30 di pattuglia sopra Roma, è una minaccia incombente su "ostili" in volo dal Trentino alla Sicilia.

    Chiunque voglia interferire con le operazioni congiunte russo-siriane deve affrontare la prospettiva di entrare in "incidente di teatro" con una superpotenza nucleare. Si tratta di una no-fly-zone di fatto.

  • AcidBoy

    speriamo allora che non avvengano "incidenti"…sennò son cazzi

  • makkia

    Leggendo gli analisti militari occidentali direi che noi abbiamo molta più paura di un incidente di quanta ne abbiano i russi.
    Ovvero: c’è questa diffusa percezione che, quando li provochi, i russi sono abbastanza matti da andare fino in fondo e che giocarci "a chi sterza per primo" è una pessima idea (non per niente la roulette russa è farina del loro sacco).

    Vedrei piuttosto qualche tentativo di false flag (tipo attacchi portati da truppe d’élite mascherate da beduini o da russi "disumanitari"; o anche aerei americani abbattuti da "fuoco amico" per dare la colpa ai russi), che difficilmente porterebbero a una crisi diplomatica ufficiale.
    Ovviamente tutti saprebbero chi e cosa, e sarebbero pronti a tirare fuori le loro prove (stile MH17) ma proprio per questo non ci sarebbe la scusa per lo scontro aperto.