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POPULISMO? IL POPOLO VUOLE LA NARRAZIONE, NON LA VERITA’…

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Populismo, questo sconosciuto!! A ognuno il suo populismo. Ingombra l’inconscio collettivo delle folle irrequiete, gratifica le loro sollecitazioni di benefici umanitari, illude le loro nostalgie democratiche, rassicura le loro ansie metropolitane. Insomma non lo si nega a nessuno, soprattutto nel tempo malsano e degradato dell’egemonia dei banksters, dove la democrazia appare sempre più agonizzante e i Parlamenti degli Stati europei si sono svuotati di potere politico rappresentativo.

Il populismo infatti ha assunto diverse facce nell’arco della storia, e mistificando i propri fini e i propri interessi, ha comunque seminato bufale a volontà, camuffando i veri intenti con i falsi ideali proposti e i discorsi retorici ad effetto. Screditato poi, dopo l’ipocrisia del passato fascista, il populismo sta riconquistando terreno presso l’opinione pubblica, disorientata dalla ridondanza di significati privi di alcun senso, mentre i partiti esistenti facilitano questo revisionismo, perché non avendo veri programmi si sono trasformati solo e unicamente in dispositivi elettorali per vincere le elezioni: il loro paradigma dovrebbe essere “overcoming” invece di “planning”.

Gli attuali partiti, di sinistra come di destra, apparati di potere e interesse, hanno sostituito le classi sociali con le categorie borghesi e popolari a-politiche e decontestualizzate: le “donne”, i “giovani”, gli “immigrati”, i “gay”, e via discorrendo. Ai diritti sociali, tutela del benessere moderno, si sono sostituiti i diritti universali ed estetici e l’opera di smantellamento dei miti fondanti della modernità ha prodotto la progressiva compressione del benessere.
Il populismo postmoderno propone accidentalmente i tratti di una narrazione sempre più inquieta e devastante, dove le solide, compatte e stabili narrazioni della modernità si sono frantumate contro il nonsense di un sistema sociale globalizzato, privo di un baricentro definito, e sfilatosi verso una remota periferia a-ideologica, corredata socialmente di favelas agitate e baracche fatiscenti.

Le classi popolari dunque, orfane del “populismo marxista”, rappresentato ora dai fantasmi postmoderni dei partiti della sinistra storica, hanno abbandonato ufficialmente i partiti mainstream e si sono rivolte in maggioranza alle forze populiste (Movimento 5 Stelle prima e Lega Nord poi). Di queste strategie illusionistiche si ciba Matteo Salvini, come di una pozione di mandragola soporifera, che poi riversa sulle masse adoranti, eccitando le loro frustrazioni e incoraggiando le più disparate istanze.

Ma al popolo postmoderno non interessa la “verità” dei fatti né il senso degli eventi, perché vuole ascoltare solo le narrazioni. Però non più le grandi narrazioni della modernità, sistemi filosofici emancipativi, quali Illuminismo, Idealismo, Marxismo, ma favole illusionistiche, emerse direttamente dal nuovo oscuro inconscio collettivo, deriva inquieta e potente del fallimento del sogno modernista. Del resto anche l’allegoria del “mito della caverna” spiega perfettamente come gli uomini vogliano essenzialmente dei racconti e non riconoscano il sapere: preferiscono guardare le ombre che scorrono sulla parete piuttosto che girarsi verso l’abbagliante luce del sole. (Platone, La Repubblica)

Ecco perché sotto il palco leghista del 28 febbraio a Roma, c’era quel popolo ignorato e dimenticato della middle-class globalizzata, che pendeva dalle labbra del suo “guru”. C’erano pescatori, allevatori, operai, commercianti, agricoltori, artigiani, tutte quelle categorie sociali che rappresentano il ceto produttivo dell’Italia. E il “ball boy” del sistema, voce narrante regredita, che mistifica una metamorfosi orfica rispetto alla Prima Lega, diffonde ossessivamente le nuove (e antiche) minacce metropolitane: migranti e clandestini che invadono il paese, offrendo manodopera a basso costo, ingrossando le file della microcriminalità e minando così la serenità sociale; grottesche crociate contro l’Islam, riallineatesi integralmente con l’ordine capitalistico occidentale, unica dimora dei diritti e della ratio; euro killer che massacra l’economia dell’Italia, divenuta il sud Europa (contrappasso dantesco).

Ma perché la stampa mainstream ha sbandierato ai quattro venti la manifestazione di Salvini, acclamandone il successo strepitoso (invece piuttosto improbabile date le modeste cifre dei partecipanti), e invece ha taciuto spudoratamente sulla manifestazione milanese contro il Jobs Act e il lavoro gratuito all’Expo, contro Lega, fascisti vari (Casapound) e governo Renzi, che ha visto scendere in piazza tra le 40 e 70 mila persone? Forse perché la Nuova Lega di Salvini non è poi così “nuova”, anzi è piuttosto esattamente funzionale al sistema ?

Già, perché il nuovo giornalismo “postmoderno” si caratterizza per la ridondanza dei significati, che oscurano il senso degli eventi. La “notizia” della postmodernità consiste nella negazione stessa dell’informazione, perché non mira a “informare” sulla “verità” dei fatti, ma li reinterpreta “deformandoli”, proprio per oscurarli completamente (Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti). Un giornalismo che diffonde una rappresentazione virtuale, basata su schemi che non hanno più alcun senso reale, un giornalismo scorretto e disonesto, che non agisce al servizio del lettore, ma è sfacciatamente asservito al potere finanziario, vero e proprio regime euroatlantico autoritario.

Audace e spavaldo inoltre il populismo celodurista di Matteo Salvini, reduce da cerchi d’oro e anelli di diamanti dei vecchi tempi, vate carismatico della Nuova Destra, ma ristrutturatosi attraverso l’affiliazione iniziatica con gli economisti dalla B maiuscola (Bagnai/Borghi), ora è pronto a genuflettersi remissivo agli ordini del leader con l’altra B (Berlusconi).
Interessante anche il “populismo postmoderno” del filosofo Diego Fusaro, che non perde occasione per divulgare dogmi depistanti e confusi al suo pubblico assetato di verità metafisiche: “Personalmente, non sono tra coloro che gridano ossessivamente “fascista!” per delegittimare a priori l’interlocutore (Salvini). Da Socrate ho imparato che si dialoga con tutti, senza esclusioni. Se si rifiuta il dialogo, si ha perso in partenza. Il fascismo è un’esperienza morta e sepolta nel 1945.” Quindi dialogare con tutti, perché se si rifiuta il dialogo si è perso in partenza. Niente fascisti, né razzisti, né gattopardi rigenerati, semplicemente utili idioti del sistema, gatekeepers servili a guardia del cancello del capitale. Poveri leghisti, così ingenui e così generosi !!

Poi viene il “populismo riformista” di Matteo Renzi, satrapo coloniale del Nuovo Ordine Mondiale, capace di realizzare a comando riforme epocali che passeranno alla storia, come lo smantellamento ossessivo di ciò che resta della democrazia e del welfare state: Riforma del Senato (camera privata della sovranità istituzionale e composta da 100 senatori nominati), Jobs Act (precariato a vita), Riforma della Carta fondamentale dello Stato italiano, divenuta obsoleta e superflua per il profitto dei banksters della Troika (40 articoli revisionati); Riforma della legge elettorale “Italicum” (premio di maggioranza iperbolico per chi arriva primo e liste bloccate). E poi ancora in cantiere la Riforma della giustizia e quella della scuola.

Che dire? Ricordo con rabbia il populismo generoso, ingenuo, ma potente di Pier Paolo Pasolini, che immaginava un dialogo sulla tomba di Gramsci (Le ceneri di Gramsci), in uno scenario sociale italiano ormai mutato, attraversato da un marxismo in solitudine, in cui lui sentiva la vertigine dell’abbandono, la tensione del conflitto col Pci, ed esaltava la lotta dalla parte dei deboli e dei poveri, con profondo disgusto per l’ipocrisia del mondo borghese. Nella sua violenta critica contro la mutazione antropologica subita dalla società italiana, in forza del trionfo della tecnica capitalistica, che aveva imposto il centralismo fascista della civiltà dei consumi, potente, suadente, morbido e flessibile, biasimava con rabbia la perfetta sudditanza della pubblica opinione, dove gli individui erano stati degradati a puri atomi interscambiabili, come atomi/oggetti/merce del monoteismo del consumo.

Il sano, onesto e disperato populismo è quello di Pasolini, quando si rivolge alle “lucciole”, realtà popolari dotate di energia vitale e generosa, non ancora lacerate, violate, bruttate dalla società globalizzata. Ma il populismo di Pasolini era troppo onesto, quindi degno di disprezzo da parte del capitale. Ecco perché la sua fecondità critica fu velocemente rimossa, lordata da una morte ingiuriosa, oscurata da una “damnatio memoriae” degna dei più ripugnanti “profeti”. Lo scrittore regista infatti, pensatore non metabolizzabile, difficilmente ereditabile, maestro di dissidenza del “not politically correct”, era fondamentalmente inattuale, quindi una coltre di oblio sprezzante è scesa su di lui.
“Sine ira ac studio”?

Non possiamo più permettercelo …

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

10.03.2015

Pubblicato da Davide

  • Oxymen

    Tutto è narrazione. Da De Saussure a Chomsky la linguistica si occupa delle strutture narrative, di come si compongono e come funzionano. Ma una volta appurato questo, cosa resta? Una volta definita la narrazione una "necessità" indipendente dal contesto (narrano tanto i cacciatori-raccoglitori che i manager) resta da chiarire quale ne sia lo scopo. Narrare come tendere un agguato alla lepre è equivalente a narrare come tendere una trappola al consumatore? Da un punto di vista formale lo è. Cambia però il senso, lo scopo della narrazione. Cioè ogni narrazione nasce e si sviluppa all’interno di un contesto culturale che esalta e porta a compimento. Secondo Marx "la cultura dominante è la cultura della classe dominante". Questo significa che bisogna saper distinguere la prassi dallo scopo. A chi o cosa serve la narrazione? Perchè ci sono (anche qui su CdC) così tanti esperti di economia che divulgano da accorti guru postmoderni le litanie dell’homo oeconomicus (molto simili a quelle dei Testimoni di Geova) in netta antitesi con le narrazioni pasoliniane? La risposta è ovvia: per tenere fede al motto marxista appena citato. Non Pasolini ma M.Friedman, quindi.
    In questo contesto si agita il populismo. Come giustamente annotavi questa forma non appartiene ad alcuna narrazione particolare. Può servire ad unire le masse contro il nemico capitalista oppure ad avvicinarle al consumo compulsivo, indifferentemente. Pare che anche qui Marx abbia ragione, e la seconda ipotesi abbia scalzato la prima per ragioni di mera potenza messa in campo.
    La domanda quindi non è tanto se dobbiamo diffidare del populismo (ipotesi che sicuramente ha i suoi illustri vati tra i pensatori del ready-made, amanti dell’analisi superficiale) quanto nell’analizzare i contesti, ovvero nel contestualizzarlo. Cui prodest?
    Questo modo di ragionare è oggi abbondantemente disatteso, sostituito dal pensiero ready-made che si basa su analisi minute, si fonda su fatti marginali, si sostanzia su ipotesi semplicistiche. Insomma oggi la dialettica e quindi il populismo devono soddisfare palati abituati alla De Filippi, a contest dove i prevedibili guru danno indicazioni fin troppo ovvie, tese a mantenere un profilo basso di identità culturali che i media si sono incaricati di comprimere.
    Finita quindi l’era de "La fantasia al potere" da qualche decennio (casualmente dalla creazione della Milano da bere) si assiste alla glorificazione della pedanteria di (neanche tanto vago) sapore goebbelsiano, con i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra: Obama che bombarda ha il Nobel per la pace, Gheddafi che ci ha rimesso le penne per difendere il suo popolo è stato solo un atroce dittatore. E’ tutta una narrazione a senso unico ed al netto di siti di controinformazione che la Societé du Spectacle si rifiuta di considerare.

  • Georgejefferson

    Cit. " La cultura dominante e’ quella della classe dominante ".

    Quindi i codici del linguaggio posti a condizionare l’immaginario collettivo sono anch’essi decisi arbitrariamente dalle classi dominanti, giusto? Che dici Oxy?

    Quindi il "fatto" che pescatori, allevatori, operai, commercianti, agricoltori, artigiani…con tutto il rispetto e senza escluderne l’importanza, che siano le uniche categorie sociali che rappresentano il ceto produttivo,Lo hanno deciso le classi dominanti giusto?

    Lo hanno deciso loro che lo status di "produttivo" sia da circoscrivere al solo produrre beni materiali tangibili no? Contemporaneamente hanno deciso anche che l’unica misura  del valore e’ quello di scambio, e quindi la domanda determina la considerazione di quale valore merita o meno. Pero la domanda e’ a maggioranza determinata da loro stessi, che condizionano l’immaginario con i media ed egemonia culturale.E quindi quella esposizione del dato di fatto, (il ceto produttivo come se fosse l’unico), a chi giova?

  • Oxymen

    p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120%; }

    Si, direi che è
    così. Il capitale decide cosa è produttivo e cosa non lo è, sposta
    i confini tra le classi sociali, plasmamdole secondo i propri
    criteri. La middle class sta sparendo perchè non è più importante
    per il capitale, che ha trovato sistemi maggiormente remunerativi al
    mantenimento di quel tipo di lavoratori. "Produttivo"
    diventa quindi non solo un termine economico ma anche culturale. E’
    produttivo mantenere vivo un sistema mediatico come l’informazione
    (?!) su carta che in realtà costa tantissimo alla collettività?
    Dipende da cosa si intende per produttivo: quando l’estensore ed il
    giudice di questo valore sono la stessa persona il dubbio dovrebbe
    sorgere spontaneo. I giornali rientrano nel novero delle tecniche di
    propaganda essenziali al proseguimento dei piani del capitale. A chi
    giova? Ai popoli che sotto sedazione mediatica vagano tra le nebbie
    dell’informazione unilaterale? Oppure giova al solito capitale, che
    trova in quella sedazione un metodo efficace per ridurre
    l’inevitabile contrapposizione tra classi egemoni e classi
    subalterne?

  • KATANGA

    qui in spagna..

    il "partido popular"o PP, al governo, usa la parola populismo a mo’ di insulto contro PODEMOS il nuovo partito che sta spopolando nelle classi medio-basse ed annuncia, a un mese scarso dalle elezioni regionali, l’abbassamento dell’iva sugli spettacoli e l’intrattenimento dal 21% al 10% a due anni dall’averlo alzato dall’8% al 21% e averlo decimato.
    definizione da manuale di populismo
  • Neriana

    Il popolo non vuole la Verità perchè sa che la Verità non c’è, proprio perchè la Verità non puo’ esistere al netto delle sovrastrutture culturali e di percezione. 

    In principio era il Verbo , il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio 
    e quindi tutta la civiltà occidentale e non si erge sulla narrazione. Non a caso è San Cristoforo ( il Dio cinocefalo, Anubi) che porta la Buona Novella….ovvero la continuità narrativa di un potere che si fondava su una saga e che andava perpetuata attraverso  una congiunzione la nuova novella, piu adatta ad un pubblico europeo , piu comprensibile. 
    E’ il Verbo che tiene in piedi una moneta fiat, il nulla che diventa valore spendibile, debito e credito.Ancora oggi ci basiamo sulla percezione dell’economia. Tutti sappiamo che stiamo scambiando i tessuti del Re Nudo….ovvero il nulla, ma il Verbo materializza il nulla. 
    Anche la ribellione, o l’idea di cambiamento è , ancora una volta, la narrazione…il cercare il Salvatore, il Messia, il Rivoluzionario  che ci porti la lieta novella del cambiamento,,,e non basta sapere che come sempre, si resterà delusi , traditi pur sapendo che il tradimento era già insito nella novella. 
    E’ giunta l’ora dii cambiare non la novella, ma il patto narrativo.
  • Oxymen

    Sull’ultima frase potrei essere d’accordo se solo tu mi spiegassi in cosa consiste il "patto narrativo".
    Sul resto ci sarebbero molte cose da dire, il discorso che hai intavolato è denso ed interessante.
    In primis dubito che il popolo sappia distinguere tra Verità (maiuscola, per cairtà) e dialettica populista, dato che il Potere (anche qui maiuscolo, per carità) fa di tutto per confondere le idee ed educare all’indifferenziazione delle due cose. Dopo secoli di speculazioni sul Verbo (sempre maiuscolo, per carità) la narrazione si è spostata (grazie all’impeto borghese) dal divino all’umano. Questo nel Rinascimento, che segna una irrimediabile cesura tra le due distinte narrazioni a tutto favore dell’umano. Certo, il verbo (uso il minuscolo per convenienza) stigmatizza la narrazione distribuendo significati e significanti tra erogatori me fruitori della semantica. Ma il verbo stesso viene modificato nell’uso e per finalità che anche tu sottolinei quando dici che " l’idea di cambiamento è , ancora una volta, la narrazione". Affondando però nelle sabbie mobili dell’unica narrazione (o Verbo) che ad alcuni piace, ovvero nell’azione salvifica dell’Eroe che si fa immolare nel nome e per conto dell’Umanità intera. E’ una narrazione, questa, che insiste ad esistere nonostante le Rivoluzioni fatte non da singoli Eroi ma da masse di diseredati, e che attraversa i secoli con nomi diversi ma con finalità narrative identiche: togliere ai popoli il diritto e dovere di autoderminarsi il proprio destino e delegare tale compito alla buona volontà dell’Eroe di turno. Peccato che la postmodernità ci abbia consegnato eroi malconci e dubbiosi, recalcitranti e deboli, confusi e cialtroni. Meglio non fare troppo affidamento a questi Salvatori emaciati alla Monti, eletti tali per giunta non dal furor del popolo ma dalla protervia del Potere.

  • Rosanna

    @Oxymen ,

    perfettamente d’accordo
    con quanto dici, aggiungerei che le dispute economiche su
    Comedonchisciotte , che occupano pagine e pagine di commenti, a volte
    interessanti, a volte capziosi, a volte addirittura vagamente offensivi,
    celano una verità di fondo: cui prodest?

    Sull’interesse, ok,
    niente da obiettare, serve a capire la situazione attuale, serve a fare
    "narrazione" analitica delle profonde cause della crisi; sulle dispute
    verbali anche accese, ben vengano, possono servire a chiarire, anche se
    spesso dettate da narcisismo arrogante (del tipo, io so tutto e so anche
    che tu non sai un ca…); sull’offensività di alcuni commenti poi, si
    dovrebbe riflettere su quanto siamo capaci di interagire con gli altri,
    nel pieno rispetto della dialettica democratica, per il pieno gusto
    della conversazione colta, e non perché vogliamo a tutti i costi avere
    ragione. Ragione di che poi ? Ma soprattutto ragione perché?

    Forse che queste ulteriori "narrazioni" avranno la meglio sul pensiero economico dominante?
    Forse che in tal modo riusciremo ad evitare l’intralcio di "una cultura dominante della classe egemone che diventa la cultura dominante del popolo"?

    Magari !! Invece ci dobbiamo accontentare, da ingenui esponenti della "micro-cultura", di dibattere,
    controbattere, litigare …  ma a decidere saranno comunque unicamente
    gli esponenti della "macro-cultura".  Insomma ti ricordi "i capponi di
    Renzo", che si spennavano tra di loro?

  • Rosanna

      @Georgejefferson,

    Beh, su questo aveva ragione Céline: chi ha sempre la parola “popolo” o “democrazia” in bocca, in realtà disprezza sia il ”popolo", che la "democrazia".  E’ vero dunque che il "popolo" è una composizione spesso disomogenea di fatta di valori, istanze e culture diverse, è vero che non è composto unicamente dai ceti sociali produttivi, ma ci sono anche altri ceti non produttivi, ma ugualmente dotati di una loro propria dignità sociale, che però nell’attuale sistema neoliberista, gestito dagli interessi della classe egemone dei banksters, diventano ceti parassitari e "socialmente inutili", consumatori difettosi (direbbe Bauman), incapaci di rispettare il mantra  dominante "consumo ergo sum".

    Quindi non capisco per quale motivo il tuo commento sia così inquieto e dubbioso sul senso dell’affermazione di Marx:

    Cit. " La cultura dominante e’ quella della classe dominante ".

  • Neriana

    Per patto narrativo  intendo un cambiamento degli assiomi che oggi condizionano il modo di percepire la condizione umana e di conseguenza la politica e l’economia e che  ancora ruotano   attorno a quell’Axis "Verbo". 

  • Rosanna

    @Neriana,

    mi congratulo con il tuo ottimismo, però tu dici che "Il popolo non vuole la Verità perchè sa che la Verità non c’è", se posso obiettare, sono molto dubbiosa al riguardo, soprattutto sul fatto che il popolo possa capire il senso profondo degli eventi storici. Ti faccio un esempio: da un mio conoscente, che mi aveva chiesto una profonda documentazione sulla situazione politico-economica dell’Europa attuale, dopo avergli fornito quello che lui mi aveva richiesto, mi sono sentita rispondere che buona parte di quei documenti rappresentavano posizioni complottiste e sostenevano tesi da fantapolitica.

    Dunque mi verrebbbe da dire, non solo che il popolo molto spesso non cspisce nulla di quello che avviene veramente nei retroscena del potere, ma che ascolta unicamente le solite "narrazioni", fornitegli dalla cultura da cui è stato allevato, cioè sempre quella dominante.

    Un bel libro al riguardo:
    George Lakoff, Non pensare all’elefante !

  • sfruc

    Un unico appunto alla Spadini: non puoi fare di tutte l’erbe un fascio tra Borghi e Bagnai. Il primo – che pur argomenta in modo assai condivisibile e convincente sulla trappola dell’Euro – è un liberista dichiarato; il secondo nient’affatto. Per nulla.

    Borghi ha deciso di appoggiare Salvini perché riteneva necessaria una discesa in campo (un’opinione "opinabile" come ogni opinione) e perché riteneva che costui fosse l’unico a puntare forte sulle tematiche dell’Euro (Grillo era ancora ondivago in merito, all’epoca di tale discesa); ma per Borghi non c’è una differenza culturale di fondo con l’intrinseco liberismo della destra, c’è piuttosto una consonanza ove si escluda certo becerume. Bagnai no. Non ha cultura e appartenenza liberista, al contrario, né ha manifestato atti d’adesione partitica. Bagnai ha sempre parlato con tutti (dal Manifesto a SEL a Casa Pound) si è sempre confrontato con tutti coloro che gli hanno chiesto un confronto ma non si è mai schierato con una fazione politica – tantomeno la Lega, da cui lo divide peraltro la sua formazione ed estraziione di sinistra. Bagnai non si è schierato per un partito bensì solo CONTRO il partito unico (e trasversale) dell’Euro, da lui ribattezzato PUDE. 
    Screditare così Bagnai – e comunque ascrivergli delle false attribuzioni – non mi pare affatto corretto e contribuisce invece ad affievolire un dibattito del tutto cruciale. E ciò a prescindere dall’essere o meno d’accordo con le (ben argomentate) tesi di Bagnai.
  • Oxymen

    Avevo intuito una spiegazione del genere. La domanda che si pone diventa quindi: chi o cosa è in grado di esprimere la potenza necessaria a competere con il Verbo? A questo punto tutta la questione diventa un vaglio delle forze in campo. Il concetto stesso di "condizione umana" è  frutto di una narrazione teleguidata, quindi discutere sul suo profilo ed etimo significa ridisegnare i parametri stessi della narrazione imperante. Non se ne viene fuori….

  • Oxymen

    Rimango poco interessato alle diatribe puramente economiche come a quelle puramente politiche, perchè falliscono di osservare il contesto, che è primariamente culturale, cioè antropologico. A chi giova una discussione asettica sulle cifre del disaggregato contabile che omette, giocoforza, di  valutare gli attori ed il ruolo che tali attori hanno nel piano macroscopico?
    Narrazioni dettagliatissime quanto parziali, questa è la realtà degli specialisti, con vista da falco in un occhio e l’altro maldestramente trafitto come nel famoso quadro di Mantegna. Il cecchino è sempre lo stesso, quello che non solo obnubila i pifferai ma anche sensibilizza le percezioni uditive dei lemmings che si caparbiamente ricercano il suicidio di massa marciando al suono del pifferaio orbo.

  • Rosanna

    Carissimo sfruc,

    ti ringrazio del tuo appunto, cui rispondo molto volentieri, come del resto ho sempre fatto. Non so se hai seguito altri miei articoli, in cui io ho sostenuto sempre la stessa tesi e ho espresso sempre lo stesso giudizio a proposito di Bagnai, che ho seguito per alcuni anni dal suo blog.

    In ordine al problema del rapporto tra Bagnai e la Lega non mi sembra che sia andata come dici tu, e del resto di difensori del "maestro" ne son piene le fosse (detto alla lettera, perché lui i lettori critici li getta veramente nei fossi, con ingiurie e offese, basta seguire per un po’ il suo blog per rendersene conto).

    Comunque quel suo astio camuffato da goliardia all’amatriciana, non riesce a celare ai più navigati analisti (non so quanti anni tu abbia), che la sua formazione "de sinistra" lui l’abbia ampiamente tradita, perché in occasione delle ultime europee ha ripetutamente consigliato di votare la Lega, non solo, ma ha anche ripetutamente elogiato sul suo blog personaggi a dir poco ripugnanti (dal punto di vista politico), quali: Giuliano Ferrara, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Giorgio La Malfa, Mario Giordano … insomma tutti diretti responsabili del disastro in cui ci troviamo. Complimenti, bella idea!

    Quindi se Borghi è stato da sempre in stretti rapporti con la Lega, Bagnai è ancora più riprovevole, perché se sinceramente di provenienza di sinistra, come mai si è messo in diretto contrasto con quella sinistra sovranista che ha da sempre sostenuto il ritorno alla sovranità monetaria? come Sollevazione?

    http://sollevazione.blogspot.it/2015/03/caro-alberto-di-mimmo-porcaro.html

    Non solo, ma i suoi continui messaggi molto astiosi, anche contro il M5S che si è da SEMPRE  dichiarato contro l’europa, i trattati, l’euro (arrivando anche a indire un referendum, AL MOMENTO POLITICO GIUSTO, diversamente non sarebbe stato capito (vedi come è difficile parlare agli italiani di un problema oscurato appositamente dal potere), fa pensare piuttosto ad un progetto politico ben preciso, da parte del Bagnai, cavalcare cioè la destra per ricevere benefici politici ben precisi nel dopo euro.

    Altri economisti di cultura di sinistra sono stati al loro posto, vedi Nino Galloni. Ecco a differenza di Bagnai poi, dal mio
    modesto parere, io rispondo, mentre lui offende quelli che cercano di
    controbattere anche con rispetto e buon senso.

  • Neriana

    Rosanna,

    il popolo è opportunista, proprio perchè sa che la Verità non c’è. Alla fine si offre al miglior offerente a chi promette piu cose,  fossero anche 80 euro, o uno sconto sulle tasse, o un’uscita dall’euro quando e se l’euro è percepito come minaccia al suo benessere.  Ma anche se esistesse un popolo con alto senso civico, un popolo con valori profondi, atavici, sublimi…saprebbe che anche questi "valori"non sono la Verità, ma solo una morale….ovvero un abitudine. un vestito culturale, una narrativa,  comunque priva d’essenza.Perchè è quell’abito (costumbre/abitutine) che lo fa apparire umano tra umani, quantisticamente parlando…che lo fa esistere.
  • Tao


    E’ una questione di artificiosa complessità, dire anche il pensiero economico dominante.Alla fine l’economia dovrebbe essere quella cosa che permetta la vita degli umani, mentre oggisi parla dell’uomo come un fattore dell’economia di cui, si vede, si puo’ benissimo fare a meno. 

    Non basterebbe scansarsi da questo sistema ? O siamo noi che corriamo come todpi dentro una giostra motivati da una carota che ci fanno vedere, senza piu vedere che la gabbia è aperta e fuori c’è un prato di carote ? 

    Neriana

  • Neriana

    "La domanda che si pone diventa quindi: chi o cosa è in grado di esprimere la potenza necessaria a competere con il Verbo?"


    Io penso che oggi non c’è la forza per competere "narrativamente" col Verbo, e anche qual’ora ci fosse siamo troppo dentro la storia per riuscire a cambiare la Narrazione assumendo altri assiomi : )
    C’è la possibilità individuale, ma per la visione collettiva serve un evento che interrompa il " costumbre".

    Confesso che ho le idee molto chiare,ma non sono in grado di esprimerle. : ) 


  • adriano_53
    Epitaffio

    Il muro su cui incisero i profeti il loro verbo
    Ѐ crepato all’impuntura
    Sopra gl’attrezzi della morte
    Il chiaror del mattin balugina splendido

    Quando un uomo è affranto
    Con i suoi incubi ed i suoi sogni
    Gli poserà qualcuno in capo la corona d’alloro
    Mentre il silenzio annega le urla?

    La confusione sarà il mio epitaffio
    Quando arranco lungo un sentiero
    scosceso e sterrato
    Se lo imbocchiamo, possiam noi tutti
    sederci alle sue spalle e canzonarlo
    Ma ho timore che domani scoppierò in un pianto
    Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
    Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto

    Attraverso i ferrei cancelli del fato
    Le semenze del tempo vennero disseminate
    Ed irrigate dalle opere di coloro
    Che comprendono e di coloro che son compresi

    La conoscenza è una mortal compagna
    Quando non v’è alcuno che istituisca leggi
    Il destino dell’umana razza, io ben vedo,
    Ѐ nelle mani degli sciocchi

    Il muro su cui incisero i profeti il loro verbo
    Ѐ crepato all’impuntura
    Sopra gl’attrezzi della morte
    Il chiaror del mattin balugina splendido

    Quando un uomo è affranto
    Con i suoi incubi ed i suoi sogni
    Gli poserà qualcuno in capo la corona d’alloro
    Mentre il silenzio annega le urla?

    La confusione sarà il mio epitaffio
    Quando arranco lungo un sentiero
    scosceso e sterrato
    Se lo imbocchiamo, possiam noi tutti
    sederci alle sue spalle e canzonarlo
    Ma ho timore che domani scoppierò in un pianto
    Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
    Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
    In un pianto! In un pianto!

    Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
    Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto
    Sì, ho timore che domani scoppierò in un pianto!
    In un pianto!

    Così i King Crimson, In the Court of the Crimson King, nell’ottobre del 1969.

    Riascoltarlo potrebbe servire.

  • Arcadia

    Brava Rosanna, la mia stessa impressione.

  • Rosanna

    Grazie Arcadia,

    ci troviamo d’accordo su molti punti, ultimamente …

  • Rosanna

    Bella canzone, grazie

    con un bellissimo il testo,

    l’ho riascoltata volentieri …

  • Georgejefferson

    Il popolo e’… non vuol dire nulla, assoluto miope verso il divenire e doppiamente miope posto l’occultamento delle responsabilita delle classi dirigenti e loro esperimenti. Una credenza simil religiosa che assolutizza il solo parziale stato di cose presenti percepito. Spiega perche una abitudine in se debba essere priva di essenza.

  • Neriana

    Grazie adriano_53 per la bella … me ne ha ricordata una degli anni 70 di Rodriguez e ti posto qualche sprazzo, è in spagnolo ma si capisce lo stesso : )


    Ha pasado que el llanto se convierte en palabras,
    ha pasado que un hombre se convierte en palabras,
    palabras, palabras, palabras a granel.

    Cuando la muerte sea inalcanzable y rara,
    cuando un mohoso grillete repose en la vitrina,
    que se dé a cada hijo una flor y una bala,
    que se sepa que el mundo va sembrado de vidas.

    Se sabrá que este ir y venir de piedras no se quedó,
    que una lluvia lejana fue a mojar la ciudad.
    Fijaremos con clavos las ventanas, los sueños,
    los pedazos de tierra, la limpieza y el lodo,
    las guitarras, las sillas, las piedras y el amor.

    Porque ha pasado que historia se convierte en palabras,
    ha pasado que el mundo se convierte en palabras,
    ha pasado que todo se convierte en palabras,
    palabras, palabras, palabras a granel.

  • Neriana

    A volte le parole spiegano molto. Abitudine  contiene la parola abito, ma si capisce meglio in spagnolo dove abitudine si dice Costumbre ( costume ) , un’equivalente è morale che significa abitudine, amorale è percio’ senza abitudine . L’abito non è mai un essenza, ma una copertura che foggia, ovvero che dà forma. Ma cosa piu curiosa è il significato di persona. che deriva dal latino ; Per ( attraverso) e sonar ( risuonare), e persona era il nome della maschera che indossavamo gli attori per diventare personaggio. Per cui l’abitudine è modo di interpretare la vita, un patto narrativo per esistere con gli assiomi che abbiamo. 

    Il popolo, percio’ è quello che ha uno spropositato numero di neuroni a specchio..
  • Truman

    Si, ricordo, anche se la traduzione mi lascia qualche dubbio. Il ritornello l’avrei tradotto con qualcosa del tipo "Temo che domani piangerò" oppure "Temo che domani passerò il tempo a piangere".

    Bello però "il destino della razza umana nelle mani di Renzi e Obama".

  • Georgejefferson

    Chi lo ha deciso e a quale titolo, che il parametro di valore che definisce l’esistenza, sia una ipotesi astratta (tutta umana a mio avviso) che scarta il costrutto umano per principio?

    E sopratutto, che con pretesa simil religiosa, pretenderebbe di esulare dai principi di giudizio del bene e del male, possibili di condivisione?

    Le parole umane sono invenzioni, lo stesso principio di "maschera" e’ una invenzione umana non dissimile dal principio di essenza, e servono per costruire il senso condiviso.Rispondi alle domande sopra.

  • Neriana

    Forse non ho capito la sua domanda. Un parametro di valore è appunto un parametro, o meglio un criterio .In se,ad oggi non esiste una definizione assoluta di esistenza ,ma penso che l’esistenza è cio’che dal nostro punto di ossservatori, è cio’che si manifesta o meglio il modo di decodificare cio’ che è per noi manifesto. In questo anche il bene ed il male non sono valori assoluti ma convenzioni necessarie allo sviluppo sociale sucui si fondano le civilizzazioni. 

    Le parole sono bellissime perchè  non sono "invenzioni", per dire cose , ma sono concetti. Oggi tricottando troppo le parole si è perso spesso il concetto,o, se vuole,l’essenza.La perdita del significato o dell’essenza ha allontanato dalla condivisione. 
  • gimo

    Bel post ricco di comenti di livello.  

    Purtroppo io soo grezzo e ignorante e dove qualcuno vede populismo, verbo o Verbo, narrazione etc io ci vedo solo una sporca becera violenta propaganda di regime rivolta a un  massa ignorante, sottoscolarizzata, non acculturata che dal mio punto di vista però, è sempre esistita.
    Al tempo di Pasolini l’analfabetismo era la regola.
    E lo è anche adesso. Non fatevi ingannare dal fatto che la gente sa scrivere e leggere, l’analfabetismo è mutato e con lui è cambiata la narrazione che ora si rivolge a una massa piu grande e neo-analfabetaun po piu sofisticata, con bisogni diversi e aspettative diverse.
    L’agricoltore e l’operaio di oggi non hanno le stesse esigenze del contadino o dell’artigiano del ’66 nè le stesse aspettative.  Per cui la propaganda o narrazione (se quest’ultima parola vi piace di piu…..nella narrazione)  ha aggiustato il tiro per rivolgersi all’ex classe media retrocessa a popolo e al popolo promosso a classe media, in realt una unica classe medio-popolare, se mi passate la citazione Prolet ovvero "tutti gli altri" ripetto alla classe dominante che ha accelerato bruscamente assottigliando il gruppo e facendo il vuoto dietro di se.
  • Oxymen

    Mi permetto di intervenire: il "costrutto umano" è in sè sinonimo di "ipotesi astratta", proprio perchè (ci informa la Treccani) indica una "costruzione..o concetto sostanziale di un discorso, ovvero senso, significato, validità e valore"
    http://www.treccani.it/vocabolario/costrutto_%28Sinonimi-e-Contrari%29/

    Quindi il costrutto umano è da ascrivere all’interno del Logos, non appartiene ad altre ontologie.
    La risposta quindi va ricercata all’interno del Logos stesso, di com’è strutturato e di quali valori veicoli. Sì, sono tutte invenzioni umane tese a dimostrare la validità di certi valori o la negatività di altri. Questo è il dato di base. Il passo successivo è capire come costrutti umani diversi operino diversamente all’interno delle società perchè richiamano valori comportamentali che creano relazioni specifiche. Nelle chefferie ad esempio si manifesta la presenza di un costrutto verticistico ma ancora ben bilanciato con le esigenze della popolazione. Il moderno capitalismo, al contrario, manifesta un accentramento del potere e del denaro sempre maggiore con disuguagliaze sempre più evidenti, conseguenza di un costrutto teso a minimizzare l’importanza dei popoli e a massimizzare quella dei vertici.

  • Oxymen

    Hai ragione. Voglio solo sottolineare che analfabetismo non fa rima con cretinismo (semmai fu Marx a parlare di cretinismo parlamentare, intendendo certi processi di acculturamento assolutamente nefandi per i popoli). Viceversa la persona che Josè Saramago (Nobel per la letteratura) stimò maggiormente fu il nonno analfabeta.
    Pasolini non ce l’aveva contro l’analfabetismo, quanto contro l’appiattimento culturale. Una cultura analfabeta non è una cultura "inferiore" come ci dimostra Saramago. E’ una cultura che conosce perfettamente i criteri su cui si basa un tipo di esistenza, e li usa proficuamente. Sono i parvenu alfabetizzati che spaventano con la loro arrogante saccenza e le loro torri di avorio, incapaci di vedere una spanna oltre al proprio naso.
    Il peggio rimane l’analfabetismo di ritorno dei parvenu, cioè gente che non ha alcun concetto di cosa sia il proprio ruolo ed il rispetto che tale ruolo merita, e si arroga il diritto di posizionarsi su livelli che non li riguardano solo perchè hanno ricevuto da qualche parte un attestato di benemerenza, stilato da altri parvenu altolocati in un gioco infinito di scatole cinesi.
    La mossa maggiormente ricercata oggi è farsi approvare da qualche parvenu di ritorno per iniziare la scalata sociale. A queste cose il nonno di Saramago si disinteressò per tutta la vita, preferendo coltivare il proprio orto a quasiasi attestato di vanagloria. Di questo il Nobel Saramago si innamorò. E verso la fine della propria esistenza si dimostrò altrettanto caparbio nello schernire i parvenu di qualasiasi ordine e grado.

  • Oxymen

    Nel mio vocabolario il Verbo non è competizione ma comunicazione e l’Uomo è destinato a navigare nella Storia, non a combatterla.

  • Georgejefferson

    Va bene Oxy, ma le "altre ontologie" vanno dimostrate,e l’unico modo e’ di sentirle collettivamente col presupposto della condivisione a maggioranza. E’ l’unica legittimità di principio valida, altrimenti diventa "arbitrio di minoranza" mascherato da verità assoluta.

    Attenzione che io non dico che il principio di condivisione a maggioranza sia la dimostrazione di "altre antologie" in senso assoluto,e’ lo stesso principio arbitrario o costrutto umano. Ma non per questo e’ meno valido di quello espresso dalle minoranze che si pongono in alto a loro insindacabile giudizio. D’accordissimo sull’ultimo assunto del modo di produzione e morale imposta capitalista.
    Ora rispondo a Neriana.
  • Georgejefferson

    90 min. di applausi

  • gimo

    Si. Concordo.

    L’analfabetismo è purezza e nn è assenza di cultura.
    La distuzione delle culture ci ha regalato l’analfabetismo di ritorno (difrerenza che fai bene a sottolineare) peggiore e ben piu pericoloso. L’analfabeta moderno nn sa di esserlo.
    L’analfabeta puro ha perso la cultura popolare in cambio della cultura mass-mediatica che ha sedotto anche la borghesia mediamente colta.
    In questa purea informe vediamo la Santanche che dibatte con un filososo e un operaio metalmeccanico che dibatte con l’economista. E pure vediamo il populismo di Renzi che fa presa sul pescatore e sul professor universitario.
    La cultura profonda è riservata solo ai futuri lader per la creazione di una elite piu ristretta, che ha la "conoscenza".
  • Georgejefferson

    Un parametro di valore è un criterio dici Neriana, e non esiste una definizione assoluta di esistenza, diciamo pure una "prova" ne visibile ne sensibile condivisa a maggioranza, o universale. Quindi il senso del vero riguardo all’esistere o meno e’ arbitrario per definizione. Il punto dell’osservatore che nota in se’ una manifestazione e’ appunto suo, soggettivo. Legittimo e rispettabilissimo, ma non quando si arroga il diritto di definirlo come universale facendosi portatore delle altrui percezioni, o "visioni manifeste". Non dico che sia il tuo caso, ci mancherebbe.


    Neriana ha scritto:

    "Anche il bene ed il male non sono valori assoluti ma convenzioni necessarie allo sviluppo sociale su cui si fondano le civilizzazioni"

    Assolutamente d’accordo, anche se se quel "su cui si fondano" e’ un assoluto errato che andrebbe scritto come "su cui si cerca di fondarsi" che e’ ben diverso e non naturalizza in senso destinale l’assunto.

    Appunto per questo motivo esse (le concezioni condivise di bene e male") non sono per nulla "non reali" ma realissime prese di posizione che dimostrano l’esistenza della volontà eventuale, non di meno del credo religioso non meglio specificato di "essenza".

    Sai perchè si dice spesso che le parole non sono invenzioni? Perchè la concezione che pensa il senso della parola "invenzione" e’ di aggettivo negativo (ed e’ altrettanta costruzione umana arbitraria) mentre in se e’ neutro. Dipende quale e a quale scopo. Lo stesso senso di significato di "concetto" e’ invenzione umana, altrimenti devi dimostrarlo che e’ dono di una non meglio specificata essenza.

    La perdita del significato o dell’essenza ha allontanato dalla condivisione…dipende quale significato e sopratutto quella condivisione storica (o eden presunto perduto) quanto era arbitrario e deciso dalle elite in funzione dei loro stessi interessi ideali e di fede.

    Premettendo che sono per lo piu agnostico, ma non prevenuto. Rinnovo le domande di cui sopra, che sono molto terra a terra e per niente difficili Neriana:

    Chi lo ha deciso e a quale titolo, che il parametro di valore che definisce l’esistenza, sia una ipotesi astratta (tutta umana a mio avviso) che scarta il costrutto umano per principio?

    E sopratutto, che con pretesa simil religiosa, pretenderebbe di esulare dai principi di giudizio del bene e del male, possibili di condivisione?
  • Georgejefferson

    Perdona il mio carattere a volte troppo irruente, non e’ mia intenzione mancarti di rispetto.

  • Rosanna

    Hai detto bene gimo,

    "L’analfabeta puro ha perso la cultura popolare in
    cambio della cultura mass-mediatica che ha sedotto anche la borghesia
    mediamente colta."

    Infatti come diceva Pasolini, in un suo famoso articolo "delle lucciole":

    Dopo la scomparsa delle lucciole

    I "valori" nazionalizzati
    e quindi falsificati del vecchio universo agricolo e paleocapitalistico,
    di colpo non contano più. Chiesa, patria, famiglia, obbedienza,
    ordine, risparmio, moralità non contano più. E non servono
    neanche più in quanto falsi. Essi sopravvivono nel clerico-fascismo
    emarginato (anche il MSI in sostanza li ripudia). A sostituirli sono i
    "valori" di un nuovo tipo di civiltà, totalmente "altra" rispetto
    alla civiltà contadina e paleoindustriale. Questa esperienza è
    stata fatta già da altri Stati. Ma in Italia essa è del tutto
    particolare, perché si tratta della prima "unificazione" reale subita
    dal nostro paese; mentre negli altri paesi essa si sovrappone con una certa
    logica alla unificazione monarchica e alla ulteriore unificazione della
    rivoluzione borghese e industriale. Il trauma italiano del contatto tra
    l’"arcaicità" pluralistica e il livellamento industriale ha forse
    un solo precedente: la Germania prima di Hitler. Anche qui i valori delle
    diverse culture particolaristiche sono stati distrutti dalla violenta omologazione
    dell’industrializzazione: con la conseguente formazione di quelle enormi
    masse, non più antiche (contadine, artigiane) e non ancor moderne
    (borghesi), che hanno costituito il selvaggio, aberrante, imponderabile
    corpo delle truppe naziste. 

    In Italia sta succedendo
    qualcosa di simile: e con ancora maggiore violenza, poiché l’industrializzazione
    degli anni Settanta costituisce una "mutazione" decisiva anche rispetto
    a quella tedesca di cinquant’anni fa. Non siamo più di fronte, come
    tutti ormai sanno, a "tempi nuovi", ma a una nuova epoca della storia umana,
    di quella storia umana le cui scadenze sono millenaristiche. Era impossibile
    che gli italiani reagissero peggio di così a tale trauma storico.
    Essi sono diventati in pochi anni (specie nel centro-sud) un popolo degenerato,
    ridicolo, mostruoso, criminale. Basta soltanto uscire per strada per capirlo.
    Ma, naturalmente, per capire i cambiamenti della gente, bisogna amarla.
    Io, purtroppo, questa gente italiana, l’avevo amata: sia al di fuori degli
    schemi del potere (anzi, in opposizione disperata a essi), sia al di fuori
    degli schemi populisti e umanitari.

    Si trattava di un amore reale, radicato
    nel mio modo di essere. Ho visto dunque "coi miei sensi" il comportamento
    coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo
    italiani, fino a una irreversibile degradazione. Cosa che non era accaduta
    durante il fascismo fascista, periodo in cui il comportamento era completamente
    dissociato dalla coscienza. Vanamente il potere "totalitario" iterava e
    reiterava le sue imposizioni comportamentistiche: la coscienza non ne era
    implicata. I "modelli" fascisti non erano che maschere, da mettere e levare.
    Quando il fascismo fascista è caduto, tutto è tornato come
    prima.

    http://www.pasolini.net/saggistica_scritticorsari_lucciole.htm

  • Oxymen

    No GJ, se ho ben capito il tuo ragionamento non sono d’accordo. Tieni presente che tra i portatori di "ontologie altre" ben figurano presenze molto marginalizzate come i pazzi. E l’antipsichiatria si è storicamente incaricata di difenderle quelle "onotologie altre" a dispetto del "presupposto della condivisione a maggioranza". La pazzia è secondo alcune narrazioni un dono, ed una maledizione da estirpare secondo altre. L’idea di "normalità collettiva" troppo spesso collide con la libertà individuale, compressa entro limiti fissati da specifiche narrazioni che della "normalità" fanno una questione centrale. Aktion T4 fu il progetto nazista di sterminio dei malati di mente, giusto per ricordare fatti troppo spesso dimenticati e legati alla "normalizzazione" ovvero alla "condivisione a maggioranza". La condivisione alle volte si presta a pessime interpretazioni.

  • Cataldo

    La critica di Rosanna migliora con il tempo, volevo solo aggiungere una considerazione di base.

    Il pensiero politico spesso si articola senza un adeguato inserimento nel contesto tecnologico corrente,  si pensa erroneamente che alcuni concetti di base possano restare indenni dall’evolversi delle forme di relazione sociale, che necessariamente invece si adeguano ai paradigmi produttivi imposti dalla tecnologia.
    Oggi la formazione del consenso non può più contare su elementi aggreganti nel percorso di  formazione politica, diretta* od indiretta, questi elementi  sono stati travolti dalla rivoluzione digitale.

    Le forme attuali di comunicazione interpersonale**sono fortemente vincolate dal solipsismo insito nella fruizione dei contenuti (in)formativi, questa circostanza mina alle fondamenta la possibilità di una "resistenza critica" al mainstream emanato dai media  broadcast, per di più questo stato di fatto   non è negoziabile in alcun modo, perchè è un portato  della struttura stessa della comunicazione digitale; non è in azione solo  la volonta delle elite di frantumare tutti i corpi intermedi di erogazione per arrivare alle monadi consumistiche al centro della loro pervasiva trasformazione della società in gregge,  ci sono forze più profonde e senza segno che predispongono a questa azione.

    Senza questa premessa risultano incomprensibili altrimenti alcune trasformazioni in atto, e di conseguenza la stessa azione politica di resistenza risulta fiacca.

    Un termine che senza dubbio non ha al momento alcun significato confrontabile con il passato è populismo, quello di salvini e renzi non è populismo, è semplicemente il frutto di un sistema che si regge su una fiction, dove c’è bisogno di caratteri sbozzati all’ingrosso per le parti in scena, come per altro hai ben scritto nell’articolo, il rapporto dell’informazione con i fatti è quindi quello di crearli, una mitopoiesi all’ingrosso, dove non c’è bisogno nemmeno di una contestualizzazione storica o ideologica, in quanto i destinatari che la ricevono nella stragrande maggioranza dei casi non hanno più la possibilità materiale di elaborali in senso critico.

    Per questo dobbiamo difendere i corpi di aggregazione residui, e svilupparli, un luogo come Donchisciotte, ad esempio, puo svolgere un ruolo solo parziale mancando della fisicità indispensabile per un supporto concreto alla formazione del senso critico, specie per i più giovani, però è già qualcosa, poiche porta ad un confronto che aiuta anche quando se ne è meno consapevoli.

    *ad iniziare dai partiti politici, che hanno perso ogni momento di dibattito e formazione interna
    **oltre all’assorbimento del tempo libero in pratiche direttamente o
    indirettamente onanistiche, sia a fruizione singola che collettiva, togliendo ossigeno al confronto tra i cittadini

  • Rosanna

    Hai detto benissimo Cataldo:

    "Un termine che senza dubbio non ha al momento alcun significato
    confrontabile con il passato è populismo, quello di salvini e renzi non è
    populismo, è semplicemente il frutto di un sistema che si regge su una
    fiction, dove c’è bisogno di caratteri sbozzati all’ingrosso per le
    parti in scena …"

    Infatti noi assistiamo continuamente ad una rappresentazione scenica del teatrino della politica, dove si fa gossip, pettegolezzo, chiacchiericcio e pornografia del reale, tenendo ben celati quelli che sono i nuclei portanti del sistema e i veri motivi per la risoluzione dei problemi, all’interno di un apparato di propaganda così massificato e invadente che impedisce agli "spettatori" meno forniti di cultura, di capire il senso di tutto ciò che viene trasmesso, a tutte le ore del giorno e della notte, 24 ore su 24.

    Dunque non c’è bisogno di leggere Orwell, basta accendere una tv, sincronizzarsi su di un tg o di un talk show, e il gioco è fatto, siamo in presa diretta con il Grande Fratello. Il "popolo" non riesce a comprendere tutto ciò, anche se ne avverte le incongruenze politiche, che poi ricadono inevitabilmente sulla sua vita: pensioni, stipendi, precariato, welfare state …

    Ma con il termine "populismo" io ho voluto intendere un complesso atteggiamento che uomini politici e intellettuali tengono quando si rivolgono al popolo, e allora mi sono accorta che pochi di questi "profeti" appaiono onesti, convinti e generosi, ma piuttosto sembrano essere falsi e ipocriti.

    Ecco, solo Pasolini mi è sembrato veramente sincero, tanto che lo ammette lui stesso: "Io, purtroppo, questa gente italiana, l’avevo amata: sia al di fuori degli
    schemi del potere (anzi, in opposizione disperata a essi), sia al di fuori
    degli schemi populisti e umanitari. Si trattava di un amore reale, radicato
    nel mio modo di essere. Ho visto dunque "coi miei sensi" il comportamento
    coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo
    italiani, fino a una irreversibile degradazione."

  • Neriana

     Ciao Georgejefferson, scusa se ti rispondo solo ora ma ho visto da poco il tuo post. Ti premetto che non sono cosi "filosofa, ho solo una passione per le parole che a mio avviso nascondono tanti segreti. 

    L’esistere significa infatti, essere stabile. ma nelle lingue nordiche prende il significato di "io sono"
    Ecco perchè diventa importante il parametro, esistere nella cornice umana, è un modo stabile di essere e di percepire se stessi e gli altri Se pero’ cambi la cornice, e la guardi ad esempio da un punto di vista subatomico , vedi l’uomo come un’energia instabile, non molto differenziata da sasso o da un armadio, parimenti è diverso se guardi l’uomo da un punto di vista chimico. e via via a secondo il punto di vista dell’osservatore. Parimenti, in qualsiasi cornice metti l’uomo è esistente, ma la percezione di quell’esistenza varia, come ne varia l’importanza. Ovviamente siamo umani e quindi abbiamo la visione umana dell’esistere. 
    Pero’ anche in questo modo cambia la percezione a secondo degli assunti. Da quando il mondo è stato sommerso dal Logos, abbiamo la visione dell’esistere alla   Eraclito
    « Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità. » per cui di conseguenza l’arte della politica e del Governo che si ispira al Logos, che diventa Verbo e quindi dio.

    Ma questa è una visione occidentale che mette dio come Logos, in funzione di una morale sociale . Per questo detesto i greci ed il Logos, …e quindi il Verbo inteso come Logos. E forse la diatriba che piu mi piace perchè semplice della codifica del bene del male, è proprio nel mito di Antigone dove si capisce che il bene ed il male è un adattato al Logos e quindi con parametri " secondo necessità "-

    A mio avviso il Logos è un criterio umano che si è allontanato da quello che siamo, frattali del cosmo. Non che non ci debba essere il Logos, ma l’avvento del Logos ha fatto da leva adu n eccesso di presunzione umana,proprio perchè è stato assunto in frattura con un’"essenzacosmica".  Ecco perchè le parole non si inventano, ma sono essere stesse frattali,e dunque sempre esiste nell’essenza. 
    Come diceva Bernard de Cluny 
    stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus

    Temo pero’ che siamo usciti dall’ambito di popolo e populismo, e sicuramente Salvini non si pone il problema delle parole come segni 




     
  • Georgejefferson

    Non vedo il disaccordo Axy, e’ ovvio non e’ un assoluto, ma lo stesso vale come l’imposizione della minoranza.Il punto e’ quello, nessuno ha diritto di universalizzare una ontologia ed imporla agli altri. Allora la differenza sta tra il sentire quali interessi si fanno. Con la scusa che Hitler era stato votato democraticamente, si vuole spesso condizionare l’immaginario collettivo per legittimare scelte di minoranze e loro interessi,come potrebbero essere le tragedie avvenute che citi, alcuni ripristinerebbero volentieri le dittature palesi col consenso di chi dilegga la condivisione. Poi se una volta al potere faranno come altri criminali nel passato, vedi che attaccarsi alla legittimita sia di una che dell’altra non conta nulla, e’ strumentale. Quali interessi,di popolo o di elite? Non ho voluto intendere per nulla quello che hai pensato, certo che il popolo puo essere reso imbecille e disumano, e allora e’ contro questa egemonia culturale che bisognerebbe scontrarsi, non di sicuro dar credito alla minoranza per principio senza distinguere

  • Neriana

    Usando il Logos per definire la realtà mi rifaccio a fisico Niels Bohr osservò  : “Tutto ciò che chiamiamo reale è fatto di cose che non possono essere considerate come reali . ”


    quindi  "Se la fisica quantistica non vi ancora provocato un forte shock , significa non l’avete capita bene. “