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POLIZIA DI STATO E FUNERALI DI STATO: DAL G8 AL TRIBUNALE DI MILANO

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellluna.info

La pace civile, l’ordine pubblico, quindi l’istituzione della polizia di Stato, sono indispensabili ad ogni società organizzata e complessa.

La mattina di quel sanguinoso 9 aprile arrivavo per un’udienza al tribunale di Milano, assieme al mio cliente, proprio mentre da esso usciva la gente a seguito della sparatoria.

Molte decine di agenti si affaccendavano intorno al palazzo di giustizia in modo incomprensibile e inconcludente, apparentemente casuale.

Altri, dentro, cercavano di stanare l‘omicida, asserragliato chissà dove nell’immenso fabbricato, forse assieme ad ostaggi, mentre il medesimo stava ormai raggiungendo in motocicletta la Brianza. Osservatori stranieri hanno commentato che la nostra polizia dimostrava evidente incompetenza e scarsa coordinazione.

Dinnanzi alla entrata principale, udii in paio di testimoni oculari che riferivano che lo sparatore era qualcuno collegato alla vicenda di Eutelia, la società telefonica della famiglia aretina Landi, società recentemente “saltata” e al centro di scandali e sospetti in cui si delineano possibili interessi imprenditoriali francesi. Il giudice Ciampi era appunto il giudice delegato di quel fallimento, anzi amministrazione straordinaria. Questa notizia, affacciatasi sulle pagine di alcuni mass-media del mainstream, da essi è però prontamente scomparsa, per restare solamente su testate minori o locali. In essa troviamo in ogni caso la prima possibile interpretazione del fatto, di tipo complottista: si tratterebbe sostanzialmente di un omicidio del grande capitale straniero, eseguito forse con l’appoggio dei soliti uomini deviati dello Stato italiano. Il giudice Ciampi potrebbe in tal caso essere un martire civile simile all’avvocato Ambrosoli nella vicenda del Banco Ambrosiano – solo che in quest’ultimo caso a sparare fu la longa manus di finanzieri-vescovi o perlomeno vaticanicoli.
Una seconda versione è quella della vendetta dell’imprenditore fallito verso le persone che lo avrebbero ingiustamente rovinato o sciacallato: un avvocato, un socio, un giudice fallimentare, che aveva fatto fallire una società dell’omicida. Anche questa versione è, in astratto, possibile, perché effettivamente la gestione dei fallimenti, in cui è possibile, coi giusti agganci, comperare ad 1 ciò che vale 10, vede filiere di giudici, curatori, cancellieri, avvocati, istituti di vendita giudiziaria, dediti in modo stabile e organizzato ad arricchirsi pilotando in combutta queste vendite in cambio di tangenti, come l’opinione pubblica recentemente ha potuto vedere nel caso di un certo giudice di un tribunale fallimentare laziale, che, in una intercettazione, chiede come usare una tangente di un milione ricevuto in contanti per un’operazione di questo tipo. Alle volte, per mettere le mani su patrimoni particolarmente interessanti, nei tribunali si arriva a dichiarare il fallimento anche in assenza dei presupposti di legge, oppure creandoli di forza. Non ho alcun elemento per ritenere che qualcosa di questo genere sia avvenuto nella fattispecie, il giudice Ciampi mi risulta abbia operato correttamente, e posso solo parlare in generale: se si facesse un’indagine sistematica sulla gestione dei fallimenti in Italia, salterebbe il sistema giudiziario.

Per il bene di tutti, vi è anche una terza e molto più verosimile versione, accreditata dal media più importanti e rispettati, alla quale anch’io accedo, ovvero che si sia semplicemente trattato dell’azione sconsiderata di uno squilibrato, imprenditore balordo e legittimamente dichiarato fallito; e che ora semplicemente si debba rendere più controllato l’accesso ai palazzi di giustizia, curando la qualità degli addetti ai controlli. Questa versione garantisce l’aspetto di legittimità dello Stato in generale, e la buona reputazione della giustizia. Quindi avanti con il Funerale di stato per tutti e tre: il giudice, l’avvocato, l’altro imputato, coram populo (ma voi, italianucci, il funerale di popolo a questo Stato, lo farete mai?).

E intorno ai funerali di Stato, rafforzato dal cordoglio, si accende il sentimento di unità sociale, se non anche nazionale. Di questo sentimento si sentiva il bisogno, perché da diversi anni, in veste di nuova cultura popolare, si sta insidiosamente diffondendo in Italia, come pure in altri paesi, un atteggiamento mentale critico, che esplicitamente disconosce legittimità alle istituzioni nazionali ed europee nonché allo Stato, contestandone la sovranità sui cittadini e descrivendole come strumentalizzate da una cricca di potere che li usa per opprimere la collettività violando sistematicamente le leggi e le garanzie, e calpestando la costituzione.

Questo atteggiamento critico viene ovviamente rinforzato dai fattacci del G8 di Genova, da quanto ne è seguito, fino alla recente condanna dello Stato italiano per fatti di tortura, emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. In effetti, questa vicenda delegittima lo Stato a tutti i livelli.

Al livello più basso, delegittima la truppa delle forze dell’ordine, cioè i bravi ragazzi in divisa, perché molti di essi (come anche è avvenuto in numerosi altri casi quali quello di Ferrara e quello dell’ospedale Pertini di Roma), pur apparendo fino al giorno prima bravi ragazzi, al momento giusto, nel liceo Armando Diaz come nella caserma di Bolzaneto, opportunamente guidati dai loro superiori, incoraggiati dal sentirsi in gruppo e dalle armi che brandivano, si sono trasformati in branco di belve in uniforme e hanno dimostrato di avere in sé pulsioni sadiche e ferocissime, degne di un processo di Norimberga. Ripeto: fatti del genere non sono minimamente isolati, ma piuttosto frequenti, in Italia e all’estero. In siffatti casi, però, non è la bestialità dei poliziotti che si manifesta, ma quella latente nell’essere umano in generale.

A un livello un pochino superiore, sono stati naturalmente delegittimati pure i funzionari di polizia, che hanno ordinato, diretto, coperto questi atti, e in più hanno posto in essere l’infame calunnia contro persone inermi che stavano semplicemente dormendo nella scuola Diaz, dopo averle seviziate.

Ancora di più sono stati delegittimati certi vertici della polizia, che non potevano non sapere, che non hanno impedito i prolungati crimini dei loro uomini, che davano le direttive, forse anche quella di attaccare i dimostranti pacifici e lasciar imperversare quelli violenti e facinorosi, ai danni della popolazione generale..

Più dei capi della polizia, sono stati delegittimati i politici, presenti a Genova durante i fatti, fatti che essi pure non potevano non sapere e probabilmente sono responsabili ultimi degli ordini impartiti e dei misfatti perpetrati, almeno sul piano politico.

Ma anche lo Stato come tale è stato delegittimato, perché ha coperto i responsabili e ha fatto continuare la carriera ai dirigenti che erano imputati, mentre la legge lo proibisce. Uno di questi ha ricevuto un incarico di altissimo prestigio e altissimo appannaggio, che conserva con i più autorevoli appoggi governativi, il che dimostra che ha agito conformemente e non contrariamente alle disposizioni dei poteri che contano, dunque non ha colpa: king’s man. Un altro grande capo ha deciso di cavarsela chiedendo scusa, mentre i misfatti richiedevano quantomeno il suo ritiro a vita privata previa devoluzione alle vittime di tutto il suo patrimonio. Evidentemente c’era una implicazione verticale che im
poneva solidarietà reciproca tra alti dirigenti e politici .

Il messaggio politico e morale è stato chiaro: la polizia ha licenza di reprimere con ogni mezzo, senza temere conseguenze, le legittime e pacifiche proteste contro le politiche economiche decise dai vertici internazionali ai danni degli interessi della popolazione generale e per il vantaggio della élite finanziaria globale: è proprio questo che faceva il G8 di Genova; per contro, la gente comune si deve aspettare che, se protesta contro questi interessi e le loro politiche, la polizia la massacrerà impunemente.

Delegittimata è stata, per finire, anche la cosiddetta giustizia, poiché non ha saputo o voluto individuare e punire le colpe, non ha difeso il principio dello Stato di diritto ma la ragion di Stato, e si è mossa con inaccettabile lentezza, e non solo nel caso del G8 di Genova, ma in molti casi di soprusi delle forze dell’ordine ai danni dei cittadini innocenti.

Se peraltro la delegittimazione investe tutti i livelli dello Stato e della politica, e non in un caso solo ma nella generalità dei casi, allora si deve dire che la delegittimazione in realtà sta colpendo non lo Stato, ma la concezione convenzionale dello Stato, come Stato di diritto, al servizio dei cittadini, democratico, sottoposto al vaglio di una giustizia indipendente, etc. etc. Da vicende come quelle suddescritte emerge quindi l’evidenza che lo Stato è una cosa diversa da quella generalmente supposta, avente una funzione, una finalità, un modus operandi molto lontani dalla concezione comune e ufficiale. Perciò, quanto prima smettiamo di sorprenderci e scandalizzarci che lo Stato si comporti come si comporta, tanto prima riusciremo a vedere in faccia la realtà e a fare i conti con essa.


Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info

Link: http://marcodellaluna.info/sito/2015/04/12/polizia-di-stato-e-funerali-di-stato/

12.04.2015

Pubblicato da Davide

  • omega86

    Le istituzioni italiane ed europee sono pura merda ed è il loro operato specie negli ultimi 2 decenni ad averle delegittimate agli occhi dei cittadini

  • Georgejefferson

    Urka che scoperta da prima pagina. Ma chi si sorprende? La nonnina che guarda tg1 forse.Si sorprende della luna?

    Dopo anni ad equiparare ruberie di caramelle con la svendita conto terzi del paese equiparando gli italiani ad una razza inferiore in quanto italiani?

    Un’avvocato della luna, che ostenta allarme per la protezione sociale dello Stato che ha dileggiato fino a ieri in quanto Italiano ed ora con un po di cagarella ciancia di ideale giustizia indipendente e stato di diritto.Ma e’ la stessa giustizia che chiude 4 occhi da 30 anni?

  • Teopratico

    Quoto Georgejefferson. La scoperta dell’acqua diluita in troppe, flebili parole (per non parlare dell’incipit in corsivo, senza virgolette….). Mi piange il cuore dover ricordare quel Bavoso di Beccaris e il suo re con tutto l’antico regno, e mi strappo i capelli pensando a Cossiga… Mi devo fermare qui.

  • GioCo

    Se si fanno battibecchi sul buono, il brutto e il cattivo, si giunge sempre al solito punto morto, che dipende dal luogo ove ci troviamo. Se siamo ad esempio poveracci e quale livello di ricchezza residua (alias accesso alle risorse) ci rimane.
    Ad esempio, sappiamo (magari senza ammetterlo apertamente) che oggi lavorare e avere uno stipendio che ci consenta di "stare mediamente tranquilli" è già una bella fortuna che non è più condivisa da una maggioranza. Attenzione poi alla classica trappola mentale del produttivismo-consumo: lavora chi è bravo, chi si impegna, chi ha voglia. Un lavoro lo si trova sempre.
    Questo infatti (giustamente, ricercatamente, strategicamente) non ci dice niente circa la "dignità" residua conservata. Ad esempio raccogliere pomodori, può essere una strategia per farsi una famiglia e una casa? Se vivere in baracche senza nemmeno l’acqua corrente è considerabile "strategia" potrebbe essere, ma credo valga solo per un disperato, no? Lasciamo ovviamente perdere "le attività volontarie estive", qui non mi riferisco ad esperienze mistiche di chi "vuole fare il contadino", ma alla necessità di sopravvivere nella quotidianità brutale e perversa del mondo mercantile, dove ogni residua alternativa è perduta. A parte lasciarsi morire.
    Allora vieni dall’Africa o dal Sud America. Ci vieni perché ovviamente qui la gente vive bene. C’è l’acqua corrente in casa, si mangia tutti i giorni, non piovono in testa a casaccio bombe intelligenti, non sparano dai droni invisibili su amici e parenti, non svegliano di notte plotoni di qualche fantomatica nuova milizia pronti a violenze d’ogni sorta e su te e i tuoi cari. Ma c’è sempre il fatto che sei un disgraziato, un avanzo del mercato. Uno che già per il solo fatto che vuole sopravvivere (e scappare) da casa sua, fa il furbo. Presto impari che poi fare il furbo ti conviene se vuoi sopravvivere. Anzi, sei obbligato dalla profezia auto-avverante dei "civili consumatori", addestrati apposta per odiarti. Ancora prima di poter spiegar chi sei e qual’è la tua storia sei un marcio, sei un immigrato, sei uno che deve subire zitto a prescindere.
    Sei uno schiavo che occorre al mercato per demolire il diritto, per produrre altri schiavi per il mercato. Noi comperiamo cellulari, automobili e tanti altri beni più o meno di lusso, che hanno bisogno di petrolio per essere prodotti e funzionare. Hanno bisogno di schiavi. Oggi in Cina domani chissà. Il mercato non ha odore, non ha luogo, non ha morale. E’ una bestia perennemente affamata e gravida che divora abbondanza e armonia e caca scarsità e disarmonia. Un mezzo necessario a pochi, per reggere un impero che si gretola alla base per la sua stessa azione corrosiva. All’inizio pare carico di promesse di inesauribile continuità, poi (come una singola batteria) può rendere l’acqua di un itero comune imbevibile. Ma si riproduce, ancora e ancora, come la processionaria, diventa endemico, infestante, cronico. Diventa come l’aria che respiri, non lo vedi più. Diventa come te e poi vai alla manifestazione e manifesti, ma per cosa? Per chi? Per il diritto che si gretola sotto i tuoi piedi, ogni giorno. Prima era l’extracomunitario da combattere, poi sarai tu l’extracomunitario e ti accorgerai che non c’era nessun extracomunitario. Hai combattuto solo per sostenere l’insostenibile, precipitando verso il basso di un risucchio. Il risucchio mentale di un idea. L’idea che avevi un diritto che qualcuno ti aveva dato e poi ti è stato tolto da qualcun altro per qualche motivo.

  • Teopratico

    Applausi!

  • furibondius

    Dinnanzi alla entrata principale, udii in paio di testimoni oculari che riferivano che lo sparatore era qualcuno collegato alla vicenda di Eutelia, la società telefonica della famiglia aretina Landi, società recentemente “saltata” e al centro di scandali e sospetti in cui si delineano possibili interessi imprenditoriali francesi. Il giudice Ciampi era appunto il giudice delegato di quel fallimento, anzi amministrazione straordinaria. Questa notizia, affacciatasi sulle pagine di alcuni mass-media del mainstream, da essi è però prontamente scomparsa, per restare solamente su testate minori o locali. In essa troviamo in ogni caso la prima possibile interpretazione del fatto, di tipo complottista: si tratterebbe sostanzialmente di un omicidio del grande capitale straniero, eseguito forse con l’appoggio dei soliti uomini deviati dello Stato italiano. Il giudice Ciampi potrebbe in tal caso essere un martire civile simile all’avvocato Ambrosoli nella vicenda del Banco Ambrosiano – solo che in quest’ultimo caso a sparare fu la longa manus di finanzieri-vescovi o perlomeno vaticanicoli.


    Della Luna, però, te l’ha messo li, tra le righe………
  • furibondius

    poi mettici che l’omicida la fa franca senza neppure un graffio…..