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PIU’ SPAVENTAPASSERI CHE PERSONE: LA TRAGICA ANTEPRIMA DEL COLLASSO FINALE DEL GIAPPONE

DI TYLER DURDEN

zerohedge.com

Qualche settimana fa abbiamo rivelato che la misteriosa persona dietro all’ultimo attacco di follia monetaria (più che fiscale) in Giappone non è altri che Paul Krugman (qui)
Da quel momento conosciamo quello che sarà il destino del Giappone: il fallimento dello Stato. Il paese – già in crisi demografica – ha ora a disposizione max un paio d’anni (forse meno) prima d’implodere come una specie di supernova iper-inflazionata.

E per avere una tragica anteprima dell’endgame (fine dei giochi) giapponese – risultato diretto delle politiche keynesiane e monetariste – ci rivolgiamo all’Associated Press (AP), che propone un report sul villaggio di Nagoro (che si trova “nel profondo delle aspre montagne nel sud Giappone, una volta patria di centinaia di famiglie”) e rileva che, ora, restano solo 35 persone in quel paese, con un’inferiorità numerica di tre a uno rispetto agli spaventapasseri, che Tsukimi Ayano ha creato per riempire le sue giornate e sostituire la compagnia di quei vicini che o sono morti o si sono allontanati.
Questo – e niente di più – è tutto quello che il Giappone deve aspettarsi da un futuro che lentamente (o molto rapidamente) sta svanendo nel nulla.

DALL’ASSOCIATED PRESS (AP):

A 65 anni, Tsukimi Ayano è una delle residenti più giovani di Nagoro. E’ tornata a casa proveniente da Osaka per prendersi cura del padre ottantacinquenne, dopo che per decenni aveva vissuto altrove.

“Hanno portato indietro i ricordi”, ha detto Ayano parlando delle bambole a grandezza naturale poste negli angoli della sua casa colonica, arroccate sulle recinzioni e sugli alberi, rannicchiate fianco a fianco su una bancarella, nella fermata dell’autobus ed ovunque una persona potrebbe fermarsi per riposarsi un po’.

“Quella vecchia signora veniva a chiacchierare e a bere il tè. A quel vecchio, invece, piaceva bere il sake e raccontare delle storie. Mi ricordava i vecchi tempi, quando tutti erano ancora vivi e vegeti”.

Ancor più della sua dissolvenza come “superpotenza esportatrice”, la sfida più grande per il Giappone potrebbe essere quella del calo della popolazione.

In Giappone più di 10.000 città e villaggi si sono spopolati. Le abitazioni e le infrastrutture diventano fatiscenti man mano che la campagna si svuota, conseguenza del calo del tasso di natalità e del rapido invecchiamento.
Nel nord-est del Giappone il terremoto e lo tsunami del Marzo 2011 hanno ucciso più di 18.000 persone, affrettandone il declino. Innanzitutto se ne vanno i posti di lavoro, poi se ne vanno le scuole, ed infine si fermano i contatori dell’elettricità.

Né il Primo Ministro Shinzo Abe, che guida il Partito Liberal-Democratico, né uno qualsiasi dei suoi rivali hanno capito come “far rivivere le realtà locali”, un problema urgente che ha assillato per decenni i leaders giapponesi.

Alcune comunità, tuttavia, stanno mettendo in opera diverse strategie per attirare persone più giovani e rallentare, se non invertire, il loro declino. A Kamiyama, ad esempio – un’altra comunità agricola vicino al capoluogo della regione, Tokushima – gli organizzatori della comunità hanno pianificato una strategia per attirare artisti e imprese high-tech.

La situazione di Nagoro è simile a quella di altre migliaia di comunità che stanno trasformandosi in città fantasma o, nel migliore dei casi, in musei a cielo aperto congelati nel tempo. Un trend evidente anche nel centro di Tokyo e nelle cittadine vuote, o quasi, che si trovano nelle periferie della grandi città.

Le piccole città sono in gran parte abbandonate. I negozi e le case sono state chiuse in modo permanente.

La chiusura della scuola elementare di Nagoro, due anni fa, ha rappresentato l’ultima goccia. Tsukimi Ayano, ora, apre le porte di quella scuola e guida i visitatori attraverso le aule immacolate, popolate da studenti ed insegnanti spaventapasseri.

Quando tornò nella sua città natale, 13 anni fa, Ayano provò con l’agricoltura. Pensando che i corvi avrebbero potuto mangiare i semi di ravanello, decise di creare alcuni spaventapasseri. Ormai ce ne sono più di 100 sparsi fra Nagoro e le altre città dell’isola di Shikoku.

Come sculture buddiste scolpite a mano, ognuno di essi ha una sua particolare espressione. Alcuni stanno dormendo, con le palpebre perennemente chiuse. Altri, invece, abbracciano dei piccoli spaventapasseri, o rappresentano uomini con gli aratri e le zappe.

Ayano ne porta uno con sé, per compagnia, nel viaggio in macchina di 90 minuti per andare a comprare dei generi alimentari nella città più vicina. Ma la maggior parte di essi resta a casa, per essere fotografati dai turisti che, per arrivarci, deviano lungo tortuose strade di montagna.

“Se non avessi fatto questi spaventapasseri, la gente avrebbe tirato dritto”, sospira Ayano, mentre accoglie il costante flusso di visitatori che arriva per visitare il suo villaggio.

La situazione delle campagne giapponesi è in parte una conseguenza del suo successo economico. Mentre il paese, dopo la 2° Guerra Mondiale, cresceva e diventava sempre più ricco, i giapponesi più giovani invadevano le città per andare a lavorare nelle fabbriche e nei servizi, lasciando i loro anziani ad occuparsi delle piccole aziende agricole.

La Grande Tokyo, con oltre 37 milioni di persone, e Osaka-Kobe, con 11,5 milioni di residenti, rappresentano quasi il 40% dei 127 milioni di giapponesi, con altre 10 milioni di persone, oltretutto, sparse in una manciata di capoluoghi di provincia.

“Man mano che la campagna si svuotava, c’è stato quest’enorme afflusso di persone”, ha sostenuto Joel Cohen, professore del “Columbia University’s Laboratory of Population”.

La popolazione del Giappone ha cominciato a diminuire nel 2010, scendendo da un picco di 128 milioni. Senza un drastico aumento del tasso di natalità, o un allentamento della convinta resistenza giapponese all’immigrazione, la popolazione dovrebbe scendere fino a circa 108 milioni di persone entro il 2050, e fino a circa 87 milioni entro il 2060.
Per allora, quattro giapponesi su 10 avranno più di 65 anni.

Il Governo si è posto l’obiettivo d’impedire che la popolazione cada al di sotto dei 100 milioni, ma gli sforzi compiuti per convincere le donne giapponesi ad avere più bambini hanno dato dei risultati piuttosto scarsi.

I giovani giapponesi continuano a lasciare che le campagne vadano alla deriva, preferendo andare verso grandi città come Tokyo, dove il tasso di natalità è di soli 1,13 figli (per donna), a causa dei lunghi orari di lavoro, dei costi molto alti e del pendolarismo assassino.

La popolazione di Miyoshi, che è la città più vicina a Nagoro, è scesa dalle 45.340 persone del 1985 alle circa 27.000 dello scorso anno. Un quarto della popolazione ha più di 75 anni.

Per invogliare i residenti ad avere più figli, la città (le autorità locali) ha iniziato ad offrire l’asilo gratuito al terzo bambino (di una stessa famiglia), ma anche pannolini gratis per tutti fino ai due anni e assistenza sanitaria gratuita fino al compimento della scuola superiore (diploma).

“Il modo per fermare questa deriva consiste nel convincere le persone ad avere più bambini”, ha detto Kurokawa, i cui tre figli ed i cui sette nipoti vivono ancora in quella zona. “A parte questo, abbiamo bisogno per le persone tornino o si spostino qui. Abbiamo bisogno di tutti loro”.

Ma non è una cosa semplice, nonostante l’aria fresca e lo spazio abbondante. “Non si può semplicemente prendere la gente per il collo e trascinarla qui”, ha detto Kurokawa. “Le persone devono volerci vivere, qui”.

Per abbinare i potenziali occupanti con le case vuote, città come Miyoshi hanno creato delle “banche delle case vuote.” In tutto il Giappone ci sono 8,2 milioni di “Akiya”, ovvero di case vuote, più di un decimo di tutti gli edifici residenziali.
Ma far arrivare dei nuovi residenti in città semivuote, accettando di conseguenza che ci siano dei nuovi arrivati, può anche essere una sfida.

A Kamiyama, una città di 6.000 abitanti nel Giappone dell’est, le autorità stentano ancora a convincere i proprietari, che sono spesso degli eredi che vivono in città lontane, ad aprire le loro case abbandonate per darle in affitto o per ristrutturarle – ha detto Shinya Ominami, Presidente di un gruppo civico che guida gli sforzi per rilanciare la città.
Kamiyama ha quindi istituito il programma “Artists in Residence”. Ma non solo, l’installazione di cavi in fibra ottica ha permesso a quel piccolo paese di promuovere sé stesso come luogo ideale per gli uffici-satellite dell’IT (lnformation Technology), con affitti che partono da 20.000 ¥ (circa 170 $) al mese. Fino ad ora undici aziende hanno accettato.
Nei briefings effettuati con i potenziali investitori, e durante le visite di funzionari provenienti da altre zone, Ominami mostra una diapositiva della via commerciale della città punteggiata da case vuote, e poi un’altra ancora con alcuni di quegli edifici pieni di nuove imprese – un bistrot, uno studio di design, un centro d’incubazione per l’IT.
“A Kamiyama con 50.000 ¥ (circa $ 430) d’affitto mensile si ottiene una proprietà davvero lussuosa, di classe estremamente alta”, ha detto Ominami.

Ed ha continuato: “progettando l’inserimento di nuovi e giovani residenti, favorendo le imprese che si rivolgono ad essi – come ad esempio una pizzeria, una gelateria o un ristorante che offre alimenti biologici – la comunità può effettivamente dare una nuova vita agli anziani e alle industrie tradizionali, come l’agricoltura”.

“La gente pensa al declino come ad un qualcosa di patetico. Ma è un pensiero troppo vago. Dobbiamo pensare con più lucidità”, ha insistito Ominami. “Dopo aver accettato la realtà, saremo anche in grado di capire come farvi fronte”.

Qualche consiglio: non invitate Paul Krugman a dirvi “come far fronte alla realtà” – egli servirebbe soltanto ad accelerare una fine fin troppo surreale.

Fonte: www.zerohedge.com

Link: http://www.zerohedge.com/news/2014-12-09/more-scarecrows-people-tragic-preview-japans-terminal-collapse

9.12.2014

Ndr

Le didascalie delle seguenti foto sono state tradotte con google translate

In questo giovedi 6 novembre 2014, un adolescente spaventapasseri si siede su un mucchio di legna a Nagoro, Tokushima Prefecture, Giappone meridionale. Questo villaggio nel profondo delle montagne aspre del sud del Giappone, una volta era la patria di centinaia di famiglie. Ora, solo 35 persone rimangono, in inferiorità numerica a treauno da spaventapasseri che Tsukimi Ayano realizza per contribuire a riempire le giornate e sostituire i vicini che sono morti o se ne sono andati. (AP Photo/Elaine Kurtenbach)

In questo Giovedi, 6 novembre, 2014 , Tsukimi Ayano cuce uno spaventapasseri ragazza dal suo focolare all’aperto nella sua casa nel villaggio di montagna di Nagoro, Tokushima Prefecture, Giappone meridionale. Questo villaggio nel profondo delle montagne aspre del sud del Giappone, una volta era la patria di centinaia di famiglie. A 65 anni, Ayano è uno dei residenti più giovani a Nagoro. E’ tornata da Osaka per prendersi cura di suo padre di 85 anni, padre dopo decenni di distanza. “Hanno riportato i ricordi“, ha detto Ayano delle bambole a grandezza naturale affollate negli angoli della sua casa colonica. (AP Photo/Elaine Kurtenbach)

In questo Giovedi, Nov. 6, 2014, i passeggeri spaventapasseri aspettano un autobus alla fermata dell’autobus per spaventapasseri a Nagoro, Tokushima Prefecture, Giappone meridionale. (AP Photo/Elaine Kurtenbach)

In questo Venerdì 7 novembre, 2014, un paio di pantofole siede pronto per essere indossato al di fuori di una casa abbandonata a Kawamata nel distretto di Tokushima, Giappone meridionale, una delle molte migliaia di case vuote in Giappone rurale. La popolazione in calo del Giappone è forse la più grande sfida del Paese, con migliaia di comunità spopolate, case vuote e infrastrutture fatiscenti come la campagna svuotata grazie ad un tasso di natalità basso e rapido invecchiamento. (AP Photo/Elaine Kurtenbach)

In questo Giovedi, 6 novembre 2014 , Tsukimi Ayano cuce una ragazza spaventapasseri dal suo focolare all’aperto nella sua casa di Nagoro, Tokushima Prefecture, Giappone meridionale. A 65 anni, Ayano è una delle residenti più giovani a Nagoro. E’ tornata da Osaka per prendersi cura di suo padre di 85 anni, dopo decenni di distanza. “Hanno riportato i ricordi“, ha detto Ayano delle bambole a grandezza naturale affollate negli angoli della sua casa colonica. (AP Photo/Elaine Kurtenbach)

In questo Giovedi, 6 novembre 2014, il fumo sale bianco da un focolare all’aperto a casa di Tsukimi Ayano sedeva da spaventapasseri che ha fatto in Nagoro, Tokushima Prefecture, Giappone meridionale. Questo villaggio nel profondo delle montagne aspre del sud del Giappone, una volta era la patria di centinaia di famiglie. (AP Photo/Elaine Kurtenbach)

In questo Giovedi, 6 novembre 2014, insegnante spaventapasseri come gli studenti nela scuola elementare ora deserta a Nagoro, Tokushima Prefecture, Giappone meridionale. Questo villaggio nel profondo delle montagne aspre del sud del Giappone, una volta era la patria di centinaia di famiglie. Ora, solo 35 persone rimangono, in inferiorità numerica a treauno con gli spaventapasseri che Tsukimi Ayano realizza per contribuire a riempire le giornate e a sostituire i vicini che sono morti o se ne sono andati. La chiusura della scuola elementare locale, due anni fa è stata l’ultima goccia. Ayano apre la porta e guida i visitatori attraverso le aule immacolate popolate con gli studenti e gli insegnanti spaventapasseri. (AP Photo/Elaine Kurtenbach)

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Non è la prima volta che mi chiedo dov’è che, in realtà, ZeroHedge voglia andare a parare. Questo articolo è costituito da un interessante brano dell’Associated Press – che parla della crisi demografica giapponese in relazione alle piccole comunità locali – rovinato da una premessa ed una conclusione senz’altro capziose. Ovviamente tutti hanno diritto ad esprimere le proprie opinioni, ma chi vuole ha il diritto di confutarle. Divido il commento in due parti:

    PREMESSA E CONCLUSIONE:

    Senza la presunzione di voler dare spiegazioni, in quattro righe, ad un fenomeno che richiederebbe centinaia di pagine, mi sembra che la crisi giapponese sia nata, in realtà, nel 1991, quando la bolla immobiliare (ma anche azionaria) di questo paese letteralmente esplose.

    La soluzione ideata allora dalle oligarchie finanziarie – chi altro? – fu quella di far indebitare lo stato per salvare sé stesse (perché non riesco a meravigliarmi?). Il resto, fino ai giorni nostri, è stato il frutto di eventi che si sono generati soprattutto di conseguenza (chi vuole ha gli strumenti per approfondire).

    La stessa cosa è successa negli Stati Uniti nel 2008. Tutti ricordiamo i mutui sub-primes, i derivati e la Lehman Bros. La Fed ed il Governo degli Stati Uniti (come anche i Governi e le Banche Centrali Occidentali), non hanno fatto altro che ripetere quanto già avevano fatto i giapponesi: salvare la grande finanza speculatrice, anche a costo di distruggere l’economia reale.  

    Premesso che il parallelismo che ZeroHedge fa di Monetarismo e Keynesismo dimostra essenzialmente la sua incompetenza (che diavolo c’entra l’uno con l’altro?), attribuire alle teorie keynesiane (è ciò a cui punta ZeroHedge) il salvataggio della “grande speculazione finanziaria” è assolutamente capzioso.

    Quando ci si trova in una “trappola della liquidità” (scolasticamente, quando la politica monetaria non riesce più ad esercitare alcuna influenza sulla domanda, e dunque sull’economia), l’unica entità che può avere una funzione anticiclica è lo Stato, che opera con interventi a sostegno dell’economia reale. Capito? A salvaguardia dell’economia reale, e non per parare il sedere alla speculazione finanziaria. La politica di Roosvelt, ad esempio, e non quella di Clinton/Bush/Obama.

    Fermo restando che una politica monetaria espansiva non ha mai fatto male a nessuno (il contrario lasciamolo dire agli “austriaci”, che vogliono solo difendere coloro che, saliti in cima, tolgono la scala, così non sale più nessuno), e precisando ulteriormente che una Banca Centrale non “crea” proprio niente (perché la quantità di moneta presente nel sistema è largamente al di fuori del suo controllo), cosa c’entra Keynes con la politica monetaria giapponese, ma se vogliamo con le più svariate teorie economiche, compresa la MMT, che vengono ricondotte a Keynes con la stessa credibilità attraverso la quale io e l’autore dell’articolo potremmo essere definiti fratelli, avendo in comune Adamo ed Eva (o la scimmietta Lucy, come uno meglio crede)?

    Ma ZeroHedge sostiene anche, più o meno, che la Banca Centrale crea la moneta e che questa crea l’inflazione (il Giappone che implode come una supernova iper-inflazionata), ovvero che l’inflazione è un qualcosa di esogeno, e non endogeno, come ormai quasi più nessuno si azzarda a dire.

    Mi appoggio, allora, a Marc Lavoie che, in “A Primer on Endogenous Credit-Money”, così scrive: “Quando gli studenti iniziano un corso di economia monetaria post-keynesiana, le loro menti sono state a tal punto distorte dal fallace argomento neoclassico secondo il quale l’offerta di moneta è esogena, che rimane loro difficile da capire anche la più semplice spiegazione di come la moneta sia endogenamente creata dalla domanda”.

    Ovvero sono i prestiti che creano i depositi, e non il contrario (“Come Don Chisciotte” ha pubblicato diversi articoli sull’argomento). Le dinamiche inflattive, in effetti, sembrerebbero decisamente più legate alla struttura del mercato del lavoro (la curva di Phillips esiste, cosa che mi sembra ZeroHedge voglia negare).

    L’ARTICOLO DI ASSOCIATED PRESS

    Tyler Durden (pseudonimo comune a tutti i giornalisti di ZeroHedge) attribuisce a questo articolo una valenza (un’anteprima della fine del Giappone, collegata addirittura alle presunte iniziative di Krugman) che non ho ben capito da dove possa trarre.

    Il fenomeno anagrafico descritto ha chiaramente altre origini rispetto all’attuale crisi economica. Questa lo ha senz’altro peggiorato, ma non lo ha certamente causato. L’origine è più lontana nel tempo, e ha molto a che vedere con la struttura della società giapponese conseguente alla rivoluzione industriale del dopoguerra.

    Non è casuale il fatto che sia comune a molti paesi europei, ma soprattutto alla Germania (che cresce – seppur poco e sulla pelle degli altri paesi dell’eurozona – e ha un deficit pubblico sostenibilissimo), la cui popolazione, a bocce ferme, dovrebbe passare, dagli oltre 80 milioni di oggi, a poco più di 60 milioni da qui a cinquant’anni. Dovrebbe “salvarsi” soprattutto la Francia (con un deficit pubblico irrefrenabile e con un’economia che non vuol saperne di crescere), che passerebbe ad oltre 80 milioni di abitanti, dai 65 di oggi, grazie ai figli degli immigrati.

    Paradossale, Mr. Durden, vero?

    Franco iltraduttore

    15.12.2014
            

  • cavalea

    Al di la delle considerazioni sull’andamento dell’economia, non riesco a capire cosa ci sia di tragico, nella decrescita della popolazione, in un paese con densità antropica che si aggira sui 350 ab/Kmq, in un territorio ormai consumato da infrastrutture di ogni genere.

    Non comprendo perchè mai, la sola ricetta sia quella della crescita antropica infinita, seguita dalla crescita parallela di produzione e consumi.
    Un mondo con meno abitanti, con meno produzioni e consumi, è possibile e auspicabile.
    Il concetto di infinito, non appartiene e non può essere inseguito dal genere umano, se non nella prospettiva  trascendentale.
  • leopardo

    Dissento totalmente. Se la popolazione mondiale si riducesse ad un decimo di quella attuale, a beneficiarne enormemente sarebbero sia la flora e la fauna del pianeta, un bene incommensurabile, sia l´umanitá rimasta, sottratta finalmente ad una infame e bieca lotta per la sopravvivenza.

  • albsorio

    http://www.google.it/search?hl=it-IT&ie=UTF-8&q=spopolamento+rurale&gws_rd=cr&ei=Yb6OVNGDGZT7arjAgrAF 

    Il problema dello spopolamento è interconnesso ad altri fattori.
    Per esempio i servizi come la scuola o il lavoro, la crisi economica, all’inizio lo amplifica poi quando si arriva alla sopravvivenza lo riduce.
  • Dostojevskij

    D’accordo su alcune considerazioni riguardo Zerohedge (fondamentalmente il mondo visto dagli occhi di un trader in crisi di coscienza, prospettiva interessante ma con tutti i limiti del caso), per il resto noto soltanto che assecondare la creazione di moneta in base alla domanda (domanda da parte di chi? altra questione fondamentale, a cui aggiungerei: assecondata dall’offerta da parte di chi altri? e fino a che punto stiamo parlando dello stesso chi?) porta inevitabilmente ad una sua crescita infinita ed esponenziale che inevitabilmente finisce per sganciarsi e soffocare qualsiasi altra dinamica con cui è in rapporto per diventare un circolo virtuoso a sé stante in cui la moneta tende a diventare nient’altro che misura di sé stessa fino alla sua inevitabile distruzione per inutilità sopraggiunta (un po’ come Willy il coyote che cammina nel vuoto beatamente finché non né prende coscienza, e cade).

    Quello che Durden nota è nient’altro che questa dinamica e che i suoi commentatori chiamano ironicamente QE infinity, lo stadio terminale di un sistema che non è più in grado di produrre nessun’altra alternativa e che si è lanciato in una ultima spettacolare corsa nel vuoto. Sono d’accordo nel pensare che a questo punto col gold standard cambierebbe poco, il crollo avverrebbe prima invece che dopo e per lo più si congelerebbe l’attuale società nel momento in cui le diseguaglianze sono ai loro massimi storici. 
    Di sicuro sappiamo che quando arriverà la caduta austriaci, postkeynesiani o chi altri si troveranno sempre d’accordo su chi dovrà pagarne il prezzo in primo luogo come hanno già dimostrato d’intendersi a riguardo più volte, motivo per cui dal mio punto di vista il dibattito è assolutamente inutile e privo d’interesse se non addirittura fuorviante per uno che, come me, vive nel parco buoi.
  • Hamelin

    Pensiero in linea al pensiero di chi governa occultamente il mondo .
    A breve verrete accontentati…

  • cavalea

    Sembra che i fantomatici esecutori del progetto, non abbiano grossi risultati, perchè ci si avvia allegramente verso i 10 miliardi di individui.

    Al di la delle varie ipotesi di complotto e altro, mi sembra che sostenere l’idea di un mondo che presuppone la crescita infinita di persone e consumi, sia una follia.
  • luiginox

    lasciamo stare l’economia, scienza inesatta e inaffidabile,il succo dell’articolo era che la popolazione del giappone non cresce più.meno male.il concetto nazista di lebensraum (spazio vitale) non è poi così peregrino.anche in natura ogni specie rispetta la densità massima di individui nel territorio.neanche l’homo sapiens può andare contro natura,sia giapponese o altro.

  • vic

    Inetressantissimo tema.

    Dicono quasi di piu’ le foto del testo.
    E’ forse un’immagine di come potrebbe essere il mondo dopo il picco antropico: pieno di spaventapasseri e cose-spaventapasseri.
    Concordo con quelli che vedono la decrescita demografica come un bene e non come un male. E pure con quelli che puntano il dito contro gli economosti, capaci solo di immaginare modelli economici in perpetua crescita.
    L’iniziativa della signora giapponese e’ commovente e contemporaneamente di una grande intelligenza didattica, e direi pure artistica. L’arte manda messaggi, giusto?
    E pone domande: come ripopolare le campagne? Come far funzionare una societa’ prevalentemente di anziani? In buona sostanza: come decrescere dignitosamente? Per gli economisti il non plus ultra delle domande: come far funzionare l’economia della decrescita? Per la felicita’ degli spaventapasseri, degli ammiratori di spaventapasseri, dei fotografi di spaventapasseri, dei reporter sulla comunita’ di spaventapasseri.
    Il dunque sembra essere: come colmare il fossato tra citta’ e campagna. Bastano le sovvenzioni statali che aiutano i contadini? Qual e’ la molla psicologica per invogliare giovani famiglie ad abbandonare la citta’ per la campagna? Nel medioevo, che era molto campagnolo, erano i monasteri a fare da coagulo artigianale nelle campagne. Attorno ai monasteri scorreva una attivita’ che oggi definiremmo di microeconomia.
    Forse gli economisti farebbero bene a ripensare in micro e non solo a pensare in macro. La riscoperta dell’artigianato passa giocoforza per una virata psicologica: l’accontentarsi di cose fatte sotto casa invece di correre nei grandi magazzini a comprare l’ultimo gadget industriale. Far convivere il micro col macro, la globalizzazione con il localismo. E’ forse questa l’unica via percorribile per uscire pian piano dalla situazione che sta inesorabilmente strozzando tutti.
    Di esperti di finanza si puo’ fare a meno. Di bravi artigiani no. Il dramma e’ quando i primi fan finire impagliati i secondi.
    Questo e’ il succo dell’articolo.
    Comunque W la decrescita! Reimparate a far la calza, a farvi da sole i maglioni e i vestiti di tutti i giorni. Non esorta anche a questo la signora giapponese coi suoi manichini di paglia? Mi senti signorina in carriera che non c’hai mai tempo per nulla? A 65 anni sarai perlomeno capace di vestire un manichino di paglia, o solo di leggere tabelle?
    Chissa’ se qualche cantautore si fara’ venire l’ispirazione per una bella canzone da questa vicenda giapponese.
  • Hamelin
    Se non hai notato la 3a Guerra Mondiale è in pieno svolgimento ( la fase di conflitto armato fisico avviene sempre in un secondo momento,scommettendo punterei su estate 2015 o magari i Russi resistono e ritardano di qualche anno  ).
    Le armi odierne possono spazzare via i 10 Miliardi di individui in meno di un ora.

  • giannis

    a tutto questo si aggiunge il disastro nucleare di Fukushima , i falsi  media di regime non ne parlano ma se si cerca in rete si capisce che dovrebbe essere 10 volte peggio di chernobil , potrebbe essere per il giappone un apocalisse  di tumori i prossimi anni

  • Jor-el

    Tutto inutile. I fan della decrescita si considerano dei gran rivoluzionari, mentre lavorano per il nemico:

    THE GEORGIA GUIDESTONES:
    Mantieni l’Umanità sotto 500.000.000 in perenne equilibrio con la natura.
    Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità.
    Unisci l’Umanità con una nuova lingua viva.
    Domina passione, fede, tradizione e tutte le cose con la sobria ragione.
    Proteggi popoli e nazioni con giuste leggi e tribunali imparziali.
    Lascia che tutte le nazioni si governino internamente, e risolvi le dispute esterne in un tribunale mondiale.
    Evita leggi poco importanti e funzionari inutili.
    Bilancia i diritti personali con i doveri sociali.
    Apprezza verità, bellezza e amore, ricercando l’armonia con l’infinito.
    Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura, lascia spazio alla natura.
    Il 10% ha convinto il 90%  che l’unica via è il suicidio, per amor delle farfalle e dei fiorellini.
    MORTE AL NWO!