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PICCOLI PASSI NECESSARI

DI ALESSANDRA COLLA

comedonchisciotte.org

Macché. Niente. Proprio non ce la facciamo a considerare gli animali come individui senzienti. Per noi (per la stragrande maggioranza di noi, dico) sono cose: cose per nutrirci, per vestirci, per divertirci, per curarci, per servirci. Sono strumenti animati, avrebbe detto Aristotele: per lui lo erano anche gli schiavi umani, e lo sono stati anche per noi fino all’altro ieri. (Come sappiamo, lo schiavismo sussiste, altrove e/o in altre forme, ma è un discorso che ci porterebbe troppo lontano).

A leggere i giornali degli ultimi quindici giorni, comunque, c’è veramente di che avvilirsi o indignarsi o incazzarsi proprio, se appena si ha un briciolo di empatia: in ordine sparso (e omettendo molti, ma molti episodi), ecco combattimenti fra cani e fra cani e cinghiali; fattorie dell’orrore; cani e gatti tenuti in condizioni esecrabili; killer seriali di gatti; maiali morti asfissiati per l’incuria degli allevatori — il tutto compreso fra due capolavori d’inciviltà: l’uccisione gratuita del giaguaro Juma, prima mascotte delle olimpiadi e poi roba da buttare, e la morte dell’orso Arturo, dopo 30 anni di detenzione in condizioni assolutamente inadeguate alla sua natura. Senza contare le assurde fiestas a base di animali martirizzati e uccisi che tanto entusiasmo sembrano suscitare nei paesi latini, o i cani e i gatti bruciati vivi per appiccare gli incendi dolosi nelle foreste del Sud d’Italia.

E questo è quello che si legge sui giornali o che si ascolta, magari distrattamente, alla radio o alla tv. Ma se ci si sofferma a pensare, come dice il biologo e monaco buddhista francese Matthieu Ricard, che «ogni ora vengono uccisi 126 milioni di animali terrestri e marini», manca il fiato. Il fatto è che il fiato manca ancora a troppo poca gente: e sembra incredibile, visto che oggi disponiamo di tali e tanti mezzi d’informazione che davvero non è più possibile dire “non lo sapevo”. Oggi, semmai, non si vuole sapere. Si preferisce restare a bagnomaria nel proprio beato (nel proprio bruto, direbbe Leopardi) status quo, senza porsi nemmeno una domanda piccola piccola: abbiamo davvero il diritto di farlo? Ovvero: è ancora ammissibile usare la nostra condizione di esseri razionali (?!?) per infliggere sofferenza a miliardi di esseri senzienti anche in presenza di alternative efficaci? Per un numero sempre crescente di persone la risposta è “no”, ma i “sì” sono ancora troppi e scaturiscono da pesanti condizionamenti culturali e ideologici.

Eppure, non esiste alcuna abitudine che non possa essere cambiata, anche se troppo spesso si nasconde dietro il concetto paludato di “tradizione”. Ma la vita di per sé è cambiamento; è trasformazione. Non è affatto impossibile cambiare, né trasformare l’inferno che abbiamo creato per gli animali in un luogo di convivenza accettabile per tutti. Alla faccia delle abitudini, del folclore e del “si è sempre fatto così”. A dir la verità non costa nemmeno tanta fatica, perché abbiamo a disposizione molti modi, nel nostro piccolo, per contribuire a fare la differenza: basta scegliere un prodotto invece che un altro, variare le abitudini alimentari, preferire un altro tipo di divertimento… Sono piccole cose, alla portata di tutti. Del resto ogni viaggio, per quanto lungo, comincia sempre con un piccolo passo fuori della porta di casa.

Alessandra Colla

Fonte: www.comedonchisciotte.org

6.07.2016

Pubblicato da Davide