Home / ComeDonChisciotte / PICCOLA CORAGGIOSA NAZIONE (NON SIAMO NOI)

PICCOLA CORAGGIOSA NAZIONE (NON SIAMO NOI)

DI MAURIZIO BLONDET

maurizioblondet.it

Ero in Grecia in questi giorni e benché lontano dalla capitale (stavo alle pendici dell’Athos, il Monte Santo) ho potuto vedere il progressivo indurimento delle persone. Spero che i nostri media abbiano dato notizia delle enormi, continue ed infami minacce, umiliazioni, delle grossolane ingerenze e notizie false, degli sporchi trucchi che l’Eurogruppo, Merkel, e il Rettile della BCE hanno messo in atto per far sentire impotente, spaventare, far paura ai cittadini della piccola nazione e indurli a cedere. Prima, per forzarli ad accettare l’ennesimo indebitamento con programma di austerità senza prospettive, poi per indurli col terrore a votare Sì.

Non hanno risparmiato nessun abuso: dalla decisione di tenere una riunione dell’Eurogruppo escludendo la Grecia – che è pur sempre un membro dell’eurozona – fino alla decisione di Draghi di bloccare la liquidità alle banche elleniche, qui si sono visti autentici reati, comportamento criminali (1) che spero un giorno si possano portare alla Corte di Giustizia. Poi le notizie false: dall’emissione di sondaggi che facevano stravincere il Sì a nome di un’agenzia greca che si è affrettata a smentire di averli mai fatti (e denuncerà i reponsabili, se sarà possibile identificarli) fino all’ultima autentica informazione del Financial Times: in caso di No, saranno intaccati i depositi sopra gli 8 mila euro. Tremate, pensionati.

Non si può non citare Wolfgang Schäuble: dopo il referendum, “Il Bundestag va’ in ferie, sicché il governo tedesco non ha mandato per negoziare”, ci si rivede ad autunno, forse: “I greci possono far domanda di apertura di trattative, ma sia chiaro: questo avverrà su basi nuove e in un contesto degradato”. Detto a gente che non risuciva più a ritirare dal Bancomat i 60 euro quotidiani, era la promessa di affamarli tutti, se non obbedivano ai Rettiliani. E come tacere la storia del rapporto del Fondo Monetario che ha affermato: la Grecia è insolvente, il debito è impagabile tanto vale tagliarlo ed anzi dare allo stato ellenico altri 50 miliardi, per evitare una catastrofe umanitaria? In pratica, con ciò, gli esperti del FMI hanno dato ragione a Varoufakis che ha sempre detto: smettete di trattarci come se avessimo problemi di liquidità, quando abbiamo il problema dell’insolvenza… ebbene: l’Eurogruppo ha cercato di nascondere questo rapporto. Quando poi è stato scoperto, Dijsselmbloem non ha trovato di meglio che dire: è un rapporto superato.

No, nessuna bassezza, nessuna abiezione si sono risparmiati i potenti della cosiddetta Unione; non c’è quasi regola che si siano scritti loro stessi, che non abbiano violato perché tanto, quello che offendevano è un paese povero e indebitato; non esitando nemmeno a gettare nel fango (chiamiamolo fango…) il loro stesso preteso “prestigio”, la loro rimanente “autorevolezza e credibilità” in questo sporco esercizio di menzogne e forzature. Non si deve dimenticare Schultz (il Kapò), giunto ad auspicare ad alta voce un “cambio di regime”, la sostituzione del governo di Atene con una giunta di “tecnocrati” (alla Mario Monti, pensava). Ebbene: più questi esseri meschini e falsi insistevano a far paura al greco, più la piccola gente si convinceva che votare No era la sola risposta degna possibile. E poi, accada quel che accada.

Credo che il punto di svolta sia stato quando Varoufakis ha parlato di “terrorismo UE” ed ha detto: “Questa è una guerra”. I greci sanno cosa vuol dire guerra. Secoli di dominio turco combattuto senza sosta sulle montagne, le guerre greco-turche, l’ occupazione tedesca dell’ultimo conflitto… Per il greco, guerra significa abnegazione davanti a forze schiaccianti, coraggio davanti a un nemico cento volte più grosso, sacrificio nella più avversa condizione, indurire la volontà. Piccola e povera, quella greca è ciò che noi italiani non siamo: una nazione.

Mai sottovalutarla, una nazione montanara. “Spezzeremo le reni alla Grecia!”, disse quel tale. Finì come sappiamo.

Adesso, gli sporchi e indegni trucchi che dovevano indurre i greci a voltare le spalle ad un governo Syriza di estrema sinistra, hanno avuto l’effetto contrario: far votare per Syriza anche quelli che non l’avevano votato l’altra volta. Tsipras aveva una maggioranza risicata, tanto che ha dovuto fare un governo di coalizione; adesso il suo popolo gli ha dato una maggioranza del 61% ed una legittimità assoluta, che nessun politicante o tecnocrate si sogna in Occidente.

E non dite che non cambia nulla (vedo i commenti sui blog), perchè i debiti vanno pagati e perché i creditori sono sempre ed ancora i più forti. I greci lo sanno benissimo, che avendo dato a Tsipras un mandato così forte, con un atto sovrano così coraggioso, non hanno ancora risolto niente. Che è solo la preparazione alle battaglie future. Che ci saranno altri mesi ed anni da sacrificarsi, tirar la cinghia e fare con i soldi pochi pochi… ma finalmente, per uno scopo. E con una prospettiva futura. Quella che i creditori non hanno offerto, nella loro avarizia da bottegai. In questa “guerra”, hanno una fortuna che noi ci siamo sempre sognati invano, in Italia: hanno fiducia in Tsipras e Varoufakis. Nella lotta chiamata “negoziato” con i bottegai e criminali, non sono stati esenti da errori; ma hanno mostrato una dote che nessun politico italiano ha mai ritenuto utile alla “politica”, e nemmeno minimamente ha provato a darsi.

Questa dote si chiama – udite udite – “coraggio”. Ci sono momenti in cui la politica, la democrazia, richiedono atti di coraggio. L’accettazione del rischio, lo sprezzo del pericolo. E quelli, piaccia o no, ce l’hanno. Perciò hanno riscosso il rispetto del proprio popolo. Varoufakis si è dimesso? Una mossa deliberata, palesemente predeterminata, che fa’ intravvedere un disegno politico energico e complesso. Nella trattativa, non piaceva ai poteri arroganti e idioti. Non piaceva perché è competente, sa di cosa parla, e – fatto imperdonabile nella fattoria degli animali che è diventata la UE – diceva la verita: una verità che quelli non vogliono sentire, perché altrimenti tutto il loro sistrema – il sistema dei debiti impagabili, alimentato da sempre nuovi prestiti ad alti tassi – va’ a farsi fottere. Va bene, Varoufakis sa di essere un ostacolo per i malmostosi, e si toglie di mezzo. Naturalmente Tsipras e l’altro ministro che lo sostituirà non mancheranno di ascoltarlo, di tanto in tanto.

Dite che la Grecia non può sperare di vincere contro questi stra-potenti? Ma una cosa ha già ottenuto col suo coraggio e la sua accettazione del sacrificio. Che per schiacciare questo piccolo verme, la Tecnocrazia eurocratica s’è tolta ogni maschera – la maschera dell’oggettività, della “scientificità”, del “qui nella UE tutti sono uguali”, del “noi tecnocrati siamo apolitici”. Adesso sappiamo che cosa c’è dietro questa maschera: la menzogna, l’incompetenza, l’incapacità di pensare, e la pretesa “scienza” al servizio dei poteri più forti contro i deboli. Dite che non è molto? Attenzione. Vedo già un titolo sul Pais, il cosiddetto molto autorevole giornale spagnolo: “¿Y si Varoufakis tuviera razón?”, e se Varoufakis avesse ragione?. http://internacional.elpais.com/internacional/2015/06/16/actualidad/1434484437_524799.html

Varoufakis “ha” ragione. Ma è il suo coraggio che induce a fare la domanda, in Spagna. Nella Spagna di Podemos ho una certa speranza; c’è da qualche parte nel cuore iberico corrotto dal consumo dozzinale ed ora umiliato dagli usurai europoidi, l’antico coraggio. Ci sono gli inglesi che dovranno presto andare a referendfum: restare in questa Europa? Ho una certa fiducia: gli inglesi sanno riconoscere una dittatura, quando ne vedono una. Ho visto come ha reagito Marine Le Pen: “Il No del popolo greco deve preparare la via per un nuovo, sano corso. I paesi europei devono trar vantaggio da questo evento per unirsi attorno al tavolo di negoziato, prendere atto del fallimento dell’euro e dell’austerità, e organizzare la dissoluzione della moneta unica, necessaria per tornare alla vera crescita, al pieno impiego e alla riduzione del debito”.

pompe

Ho una certa fiducia che in tanti paesi il coraggio di questo piccolo popolo abbia messo in moto idee di coraggio, evolontà di mettere fine ad un sistema radicalemnte s bagliato, ormai tramutato in una dittatura molle ma inumana. Naturalmente non mi aspetto nulla dall’Italia. Il flaccido gigante che siamo sta al guinzaglio della Merkel. Per il privilegio di non essere mai consultati, e di poter mandare il vero servo di nome Padoan a riunioni dove Angela ed Hollande hanno già deciso, abbiamo versato “per la Grecia” 40 miliardi; non per la Grecia ma per le banche tedesche e francesi. Con 4 0 miliardi, da soli, la Grecia l’avremmo risanata, visto che il suo debito iniziale era di 33. Adesso perdiamo quei 40: li rimborseremo noi contribuenti. Ma che dico? Quante cose abbiamo accettato da quei padroni, quanti rospi ed umiliazioni. Quante ingerenze ed illegalità. Tutti i greci un po’ informati mi hanno rievocato di come Draghi fece cadere il govero Berlusconi con un golpe, aumentando lo spread, e poi con la complicità di Napolitano e della Merkel ci hanno appioppato tre “non eletti” scelti da loro, per far pagare a noi i mali investimenti di lorsignori…tanti greci mi hanno chiesto come avevamo reagito, noi, a quella chiara violazione delle norme democratiche. Come? Noi – ho dovuto rispondere – abbiamo applaudito la caduta di Berlusconi, Noi abbiamo adulato il vero, solenne cretino che ci hanno messo al suo posto, Mario Monti, e i due che lo hanno seguito…Anzi, lo stesso personaggio che s’è fatto togliere il posto da Draghi, non ha reclamato per essere stato cacciato in quel modo odioso, lui che la maggioranza del popolo italiano aveva votato. Nemmeno Berlusconi è mai stato sicuro del so buon diritto, ha avuto salda l’idea della propria legittimità: e purtroppo, va’ detto, con buoni motivi.

Quante cose abbiamo tollerato da questi cialtroni. Perché noi, abbiamo paura. Perché non siamo una nazione. Perché il coraggio, uno, non se lo può dare.

Sicché adesso siamo assenti a questo frangente della storia. Un momento che – nella speranza e nell’auspicio – mi ricorda quella scena che dicono avvenuta a Versailles:

“Cosa sono queste grida? E’ una rivolta?”

“No Sire. E’ una Rivoluzione”.

Speriamo che lo sia. Speriamo negli altri: in Podemos, negli Inglesi, nel Front National… che ci liberino dalle catene che ci siamo noi stessi stretti alle caviglie. Forse non ce la faranno, ma noi – questo flaccido paese grosso debitore, che Berlino ha voluto nell’euro perché fuori avrebbe costituito una concorrenza temibile – noi, non ci saremo.

Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it

Link: http://www.maurizioblondet.it/piccola-coraggiosa-nazione-non-siamo-noi/

6.07.2015

Note

  • “Non esiste attualmente alcuna procedura che consenta di escludere un paese dall’Unione Economica e Monetaria (…) Ogni decisione di viuolare le regole contro un paese particolare costituisce una minaccia per l’insieme dei membri dell’Unione. Bisogna dunque esesre chiari: la decisione presa dall’Eurogruppo potrebbe significare, a termine, la morte dell’Unione Europea. Il governo greco sarebbe dunque ben motivato a denunciare la Commissione e il Consiglio sia davanti alla Corte Europea di Giustizia, ma anche alla Corte internazionale dell’Aiia” (Jacques Sapir, Tyrannie Europeenne? http://russeurope.hypotheses.org/4019) ma anche Stiglitz, « Europe’s attack on Greek democracy », le 29 juin 2015,http://www.project-syndicate.org/commentary/greece-referendum-troika-eurozone-by-joseph-e–stiglitz-2015-06.

Pubblicato da Davide