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PERCHE' UNA GUERRA CON LA CINA E' UTILE ?


DI BRANDON SMITH
alt-market.com

Come regola generale, a un declino economico estremo di solito fa
seguito un conflitto internazionale altrettanto estremo. A volte, questi
disastri vengono attribuiti all’imperativo della sopravvivenza umana e
al desiderio di accumulare ricchezze durante una crisi. Ma il più delle
volte, la guerra in tempi di crisi economica è solitamente un mezzo per
le elite politiche e finanziarie per distrarre la masse dai loro
desolati portafogli e dalle loro pance vuote.
La guerra galvanizza le società, spesso con false pretese. E non sto
parlando delle “azioni politiche” superficiali o delle crociate per
“diffondere la democrazie” in quei paesi del Terzo Mondo che neanche le
vogliono.
No, sto parlando della guerra VERA: la guerra che mina il tessuto di una cultura, la guerra che esplode all’improvviso sull’uscio di casa della gente comune.

La realtà di un annientamento quasi totale è ciò che spesso gli oligarchi sfruttano per discolparsi della crisi economica, mentre plasmano a loro piacimento popoli e nazioni.
Data la facile prevedibilità di un collegamento tra catastrofe economica e scoppio di una guerra, è più che normale che gli Americani oggi siano piuttosto preoccupati. Mai finora nella storia il nostro paese è stato così vicino a un crollo economico di così vaste dimensioni, il tipo di crollo che uccide le valute e nello stesso tempo fa sprofondare in povertà centinaia di milioni di persone. E’ un crollo a cui siamo gradualmente arrivati grazie proprio agli sforzi dei finanzieri internazionali e delle banche centrali. Ne consegue, quindi, che la gravità della situazione è tale che c’e’ bisogno di qualcosa di altrettanto grave per distrarre l’attenzione generale.
E’ difficile prevedere quale forma assumerà questa distrazione e da dove avrà inizio, soprattutto perché le “elite” hanno così tante opzioni tra cui scegliere.

Il Medio Oriente è, ovviamente, una delle possibilità. L’Iran, anch’esso è un possibile catalizzatore. Lo stesso vale per la Siria, che è ancora in ballo. L’Arabia Saudita e l’Israele ora stanno collaborando in una strana alleanza che promette future agitazioni non indifferenti – anche senza l’intervento degli Stati Uniti. Sono ancora molti gli Americani che temono lo spauracchio Al Qaeda, ed un attacco terroristico non è poi così difficile da fabbricare. Tuttavia, se considero come sta cambiando l’equilibrio tra i poteri economici e se osservo gli attuali spiegamenti militari, credo che un potenziale pericolo possa nascere non solo negli aridi deserti della Siria e dell’Iran, ma anche nelle acque agitate del Mar della Cina Orientale.

La Cina è LA chiave di qualsiasi possibile implosione del sistema monetario statunitense. Altri paesi, come l’Arabia Saudita, possono certamente avere un loro ruolo, ma in ultima analisi, sarà la Cina a sferrare il colpo decisivo contro lo status di riserva detenuto dal dollaro. I dollari e i Buoni del Tesoro Americano posseduti dalla Cina potrebbero essere utilizzati come un’arma per scatenare una svendita a livello globale di beni e ricchezze legati al dollaro. La Cina ha interrotto i futuri acquisti di titoli e beni in dollari e ha limitato l’uso del dollaro negli accordi commerciali bilaterali con diversi altri paesi. I paesi produttori di petrolio stanno dirigendo le loro alleanze verso la Cina poiché essa è attualmente il più grande consumatore di petrolio. Ed è più che chiaro che la Cina si è preparata a tutto questo da anni. Quindi, date le attuali circostanze, come possono gli Stati Uniti anche solo pensare di entrare in conflitto con l’Oriente? Sfidare a duello i propri creditori di solito non finisce molto bene.
E nella migliore delle ipotesi, sarebbe un suicidio economico. Ma forse il punto è proprio questo: forse l’America intende proprio compiere deliberatamente questo passo apparentemente stupido.

Ecco alcuni segni di come si stanno gettando le basi per un conflitto..

GUERRA DI VALUTE E DI MISSILI

Nel Marzo del 2009, funzionari militari e d’intelligence statunitensi hanno si sono riuniti per partecipare insieme a un gioco di simulazione di guerra, un ipotetico conflitto economico tra USA e Cina.

Le conclusioni di questo “gioco” sono stato alquanto sinistre. I partecipanti hanno realizzato che gli Stati Uniti non avevano alcuna possibilità di vincere in un conflitto economico con la Cina. Ad ogni azione statunitense, la Cina aveva pronta una contromossa, un asso nella manica – ovvero, le loro riserve in dollari americani, che potevano usare come una bomba monetaria a neutroni, causando una reazione a catena che avrebbe condotto all’abbandono del dollaro da parte di tutti gli esportatori del mondo. Hanno anche scoperto che la Cina, silenziosamente, nel corso degli anni, aveva accumulato in giro per il mondo beni durevoli (terreni e oro), utilizzando per acquistarli fondi sovrani, società partecipate dal governo e fondi partecipativi azionari. La Cina poteva usare questi beni materiali come scudo contro eventuali svalutazioni dei suoi fondi in dollari e in titoli del Tesoro statunitense; in altre parole, nell’eventualità che avesse deciso di affossare il dollaro, le relative perdite finanziarie che ne sarebbero conseguite sarebbero state di entità accettabile.

La naturale risposta degli scettici a questo gioco di guerra simulata e alle sue conclusioni, era che il ricorso alla forza militare era solo l’ultima carta da utilizzare nell’eventualità di uno scontro economico USA/Cina. Ovviamente, i rapporti tra Cina e Russia suggerirebbero una possibile alleanza in risposta a tale azione ed escluderebbe totalmente il ricorso alle armi nucleari (a meno che le “elite” non stiano seriamente considerando un Armageddon nucleare…).

Detto questo, è, tuttavia, molto probabile che di fronte all’affossamento del dollaro da parte della Cina, il Governo possa seriamente ricorrere ad un’azione militare, come accadde con la militarizzazione e il totalitarismo tedesco in risposta alla grave inflazione del marco. Ma è folle anche pensare che gli unici a poter sperare di vincere in una simile impresa sarebbero gli internazionalisti.
Secondo me, questo potrebbe realmente essere il piano dei globalisti statunitensi e delle loro controparti asiatiche ed europee. L’ascesa della Cina a superpotenza finanziaria non è dovuta a suoi meriti puramente economici.

Infatti, la Cina ha un sistema fiscale scadente e innumerevoli progetti infrastrutturali finiti nel niente. Quello che invece la Cina ha come punto a suo favore è l’enorme flusso di capitali provenienti da banche e società multinazionali, di cui la maggior parte statunitensi ed europee. Inoltre, la sua valuta locale (Yuan) è fortemente sostenuta da entità finanziarie come JPMorgan Chase and Co. Il Fondo Monetario Internazionale sta tentando di includere la Cina nella sua valuta globale, l’SDR, cosa che darebbe al paese un ulteriore spinta a far crollare definitivamente lo status di riserva del dollaro. Grandi società finanziarie e banche centrali hanno reso più che possibile per la Cina di uccidere il dollaro, definendola apertamente come una “buona cosa”.

E’, quindi, possibile che gli scenari da giochi di guerra considerati dal Pentagono e da altri think-tank elitari come la RAND Corporation, non mirassero ad evitare un conflitto con la Cina, ma, anzi, ad assicurarsi che ne scoppiasse davvero uno?

LE ISOLE SENKAKU

Ogni guerra ha la sua scintilla, un evento di cui i libri di storia, in seguito, diranno “da lì scaturì tutto”. Per le guerre spagnole/americane fu il bombardamento della USS Maine.

Per la Prima Guerra Mondiale fu l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria. Per il coinvolgimento degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale fu l’affondamento del Lusitania da parte di un U-Boat tedesco. Per il coinvolgimento degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale fu l’attacco a Pearl Harbor. Per il Vietnam fu l’incidente nel Golfo di Tonkin (raccomando ai lettori di leggere con attenzione le storie nascoste intorno a tutti questi eventi). Mentre lo scoppio iniziale di un conflitto sembra essere spontaneo, la realtà è che la maggior parte delle guerre sono pianificate con largo anticipo.
Ci sono prove concrete che la Cina sia stata deliberatamente messa in condizioni di sferrare un attacco economico agli Stati Uniti d’America.

Il nostro governo è pienamente cosciente di quali sarebbero le conseguenze di un simile attacco, considerando che hanno ripetuto lo scenario del “gioco” di guerra più e più volte. E, per precisa ammissione della RAND Corporation, è da tempo che la Cina e gli U.S.A. si preparano ad un possibile scontro, entrambi basandosi sul concetto dell’ attacco preventivo. Cioè: l’unica reazione alla quale entrambe le parti si sono da tempo allenate e’ quella di attaccare per primi.
La semplice e banale disputa sulle Isole Senkaku nel Mar della Cina Orientale, fornisce un perfetto scenario dove porre una miccia e far scattare una scintilla.
Recentemente, la Cina ha istituito una “zona di difesa aerea” che si estende al di sopra di queste isole, che il Giappone ha già rivendicato come proprie. Cina, Corea del Sud e Stati Uniti, tutti e tre si sono già mossi per sfidare questa zona di difesa. La Corea del Sud ha addirittura esteso la sua propria zona di difesa aerea sovrapponendosi a quella Cinese.
La Cina ha risposto avvertendo che da questo momento in poi la sua flotta aerea militare monitorerà l’area e richiederà che tutte le altre nazioni forniscano preventivamente i piani di volo delle linee civili. La Cina ha anche affermato di avere in programma nel prossimo futuro l’ istituzione arbitraria di ULTERIORI zone di difesa aerea.

E’ da tempo che il Governo Statunitense di Barack Obama ha in mente di spostare la sua influenza militare nel Pacifico, proprio allo scopo di contrastare la dilagante presenza cinese. E quasi come se la Casa Bianca già sapesse che uno scontro fosse imminente.
Ora questo “spostamento” è in fase di accelerazione, per la vicenda delle Isole Senkaku, e gli Stati Uniti stanno trasferendo in Giappone dei loro jet anti-sottomarino, confermando il loro pieno appoggio al Giappone nell’eventualità di un conflitto bellico.
E, più recentemente, la stampa Giapponese ha anche predetto che lo scontro tra i due paesi potrebbe già avvenire nel prossimo Gennaio.

La Cina, con la sua flotta piuttosto limitata, ha concentrato tutte le sue energie e risorse economiche in tecnologie missilistiche avanzate – compresi gli “ship-killer”, che volano troppo basso e troppo veloce per poter essere rilevati dai normali radar. E’ la stessa strategia di guerra compatta e ad alta precisione adottata da paesi come la Siria e l’Iran, una strategia intesa proprio a confondere le tradizionali tattiche militari statunitensi.
Inoltre, riguardo alle Isole Senkaku, ben pochi sono stati finora i passi diplomatici intrapresi. Il giusto condimento per un piatto molto amaro.
Tutto quello che ora serve è un evento deflagrante – quell’ironica “svolta del destino”, come gli storici amano definire, quella scintilla che dà fuoco alla miccia.

La Cina potrebbe, ad esempio, vendere all’improvviso una grande quantità di Buoni del Tesoro Americano, magari come risposta all’esito del dibattito internazionale sulla cancellazione del debito previsto nella prossima primavera. Gli Stati Uniti potrebbero ricorrere a un attacco preventivo abbattendo un aereo militare o un sottomarino Cinese. Un missile impazzito potrebbe distruggere un aereo civile che viaggia nella zona di difesa e le due parti se ne darebbero reciprocamente la colpa. Il punto è che non possiamo aspettarci niente di buono da un’escalation della disputa sulle Senkaku.

PERCHÉ LA GUERRA È UTILE ?

Cosa c’è da guadagnare dal fomentare una guerra tra Stati Uniti e la Cina?
Cosa ci si può mai ricavare dal gettare l’economia Americana, la cosiddetta “gallina dalle uova d’oro” tra le braccia dei “lupi” della finanza?
Come detto prima, la distrazione è ai massimi livelli, e la paura è un prezioso capitale politico e sociale.
I finanzieri del globo hanno posto le basi di un probabile disastro economico Americano. Ma non vogliono addossarsene la colpa. La guerra fornisce una perfetta copertura per il crollo monetario ed una guerra con la Cina potrebbe diventare la copertura di tutte le altre coperture. Il danno finanziario che ne conseguirebbe e l’orrore per tutti gli Americani, potrebbero essere tremendi. In un tempo di guerra, quegli attivisti che mettono in discussione la legittimità e le azioni del governo statunitense, in passato considerato il massimo campione del libero pensiero, potrebbero facilmente essere etichettati come “traditori”dalle autorità e dalle masse impaurite (se il governo di oggi è pronto ad utilizzare contro di noi l’ Internal Revenue Service, pensate a quello che potrebbe combinare, sempre contro di noi, nell’eventualità di un caos post-bellico).

Tra le fitte nebbie di un panico nazionale, ci vorrà ben poco per arrivare a sopprimere i diritti e le libertà civili.
In primo luogo, la guerra tende a influenzare le masse, incoraggiandole ad una maggiore centralizzazione dei poteri, privandole dei loro diritti nel nome di un “bene comune maggiore” e ad accettare una minore trasparenza nelle attività governative e un sempre maggior potere nelle mani di sempre meno persone. Ma ciò che è più importante, è che, quando le polveri si sono posate, la guerra può rivelarsi un potente strumento di manipolazione filosofica.
La propaganda che è seguita praticamente a tutte le guerre del 20° e 21° secolo, implicava, sostanzialmente, un messaggio: la sovranità nazionale, o il nazionalismo, è la causa di tutti i problemi.
Il sistema istituito poi stabilisce che esiste una sola e unica soluzione per i problemi del paese: la globalizzazione.

Questo articolo di Andrew Hunter, presidente della Australian Fabian Society, è esattamente il tipo di discorso che mi aspetto di sentire, se scoppierà un conflitto tra Stati Uniti e Cina.
Identità e sovranità nazionale diventano i capri espiatori; e i Fabians (propagandisti globalisti) saranno lì, pronti a puntare il dito. La loro teoria è che gli stati-nazione non dovrebbero più esistere, che i confini dovrebbero essere cancellati e che si dovrebbe istituire un unico sistema economico e politico globale. Solo allora finiranno guerre e crisi finanziarie. E chi ci sarà a capo di questa utopia universale interdipendente? Tre a caso: provate a indovinare…
I Fabians, ovviamente, non parlano di banchieri globali e del loro ruolo nell’istigare le guerre e le depressioni degli ultimi 100 anni. E sono sempre queste le persone che poi finiscono ad occupare posizioni di autorità e responsabilità nel momento in cui si instaura la globalizzazione.

Quello che la maggior parte della gente ancora non comprende è che i globalisti non hanno alcun legame o senso di appartenenza con alcun paese in particolare, e sono pronti a sacrificare governi, economie, persino intere culture, nel perseguimento della loro “società ideale”. Dopo tutto il loro motto è: “Dal caos l’ordine”. La linea di fondo è che una guerra tra Cina e Stati Uniti non sarà causata da questioni di sovranità nazionale. Piuttosto, sarà scatenata dalle “elite” in cerca di un modo per PORRE FINE alla sovranità nazionale. Ecco perché un tale ipotetico conflitto, un conflitto architettato da anni dai “think-tank”, è molto probabile che diventi realtà.

Brandon Smith
Fonte: www.alt-market.com
Link: http://www.alt-market.com/articles/1866-is-war-with-china-inevitable
11.12.2013

Traduzuione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

E’ possible comunicare con Brandon Smith all’indirizzo: brandon@alt-market.com This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it
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Pubblicato da Davide

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