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PERCHE' UN MONDO FINITO E' UN PROBLEMA


DI GAIL TVERBERG

Our Finite World blog

Perché un mondo finito è un problema? Posso proporre alcune risposte:

1. Un mondo finito è un problema perché condividiamo con le altre creature di questo mondo la stessa quota di “beni immobili”. Se gli uomini aumentano il loro consumo di risorse, le altre specie ne avranno di meno a loro disposizione.

Anche le risorse “rinnovabili” sono condivise. Se gli esseri umani ne utilizzano di più, gli altri ne dovranno usare di meno. I pannelli solari che coprono il suolo desertico interferiscono con gli animali e le piante selvatiche; la coltivazione di piante per i biocarburanti comporta una minore superficie disponibile per il cibo e le piante preferite dagli insetti utili, come le api.

2. Un mondo finito è governato da cicli. Ci piace progettare in modo lineare o con aumenti costanti nelle percentuali, ma il mondo reale non segue questi modelli. Il giorno ha 24 ore. L’acqua si sposta in onde. Gli uomini nascono, invecchiano, e muoiono. Una risorsa viene estratta da una zona, e questa zona diventerà molto più povera quando verranno meno gli introiti delle esportazioni. Quando un paese diventa più povero, potranno scoppiare disordini. Un esempio recente ci viene dalla scomparsa delle esportazioni petrolifere in Egitto, che ha portato nel 2011 le sollevazioni della Primavera araba (Figura 1). I combattimenti non sono ancora cessati.

Figure 1. Egypt's oil production and consumption, based on BP's 2013 Statistical Review of World Energy data.

Figure 1. Egypt’s oil production and consumption, based on BP’s 2013 Statistical Review of World Energy data.

Esistono delle connessioni tra le risorse e il funzionamento di un’economia, e i problemi causati dall’esaurimento di queste risorse rendono il futuro molto meno prevedibile di quanto i modelli ci vogliano suggerire.

3. Un mondo finito comporta che esauriremo i giacimenti più facili da estrarre di risorse quali combustibili, uranio e metalli. Ciònon significa che “esauriremo” queste risorse, ma che il processo di estrazione sarà più costoso, a meno che la tecnologia, in qualche modo, non riesca a tenere bassi i costi. Se i costi di estrazione aumentano, tutto quello che viene prodotto con questi combustibili e con queste materie prime diventa più caro, se le aziende che vendono questi prodotti possono recuperare l’aumento dei costi di estrazione. (Se così non fosse, falliranno, rapidamente!)

La Figura 2 ci mostra come nel 2002 ci sia stata una prima impennata verso l’alto di questi costi, sia per i prodotti che per le materie prime.

Figure 2. World Bank Energy (oil, natural gas, and coal) and Base Metals price indices, using 2005 US dollars, indexed to 2010 = 100.  Data source: World Bank.

Figure 2. World Bank Energy (oil, natural gas, and coal) and Base Metals price indices, using 2005 US dollars, indexed to 2010 = 100. Base metals exclude iron. Data source: World Bank.

4. Un mondo limitato significa che la globalizzazione aggraverà il problema, perché aumenta il numero di persone che richiedono questi beni rispetto alle quantità non utilizzate che si è in grado di aggiungere all’offerta. La Cina è entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel dicembre 2001. Il suo utilizzo di tutti i combustibili è da subito aumentato a livello esponenziale (vedi Figura 3, qui sotto). Come indicato al punto 3, il punto di svolta nei prezzi dei combustibili e dei metalli è giunto nel 2002. Dal mio punto di vista non si tratta di una coincidenza, ma è collegato all’aumento della domanda da parte della Cina, così come al fatto che abbiamo oramai già utilizzato una larga parte dei combustibili facili da estrarre.

Figure 3. Energy consumption by source for China based on BP 2013 Statistical Review of World Energy.

Figure 3. Energy consumption by source for China based on BP 2013 Statistical Review of World Energy.

5 . In un mondo limitato, gli stipendi non aumentano quanto i costi di estrazione dei combustibili e dei metalli, perché questi costi aggiuntivi non portano alcun beneficio alla società, ma rastrellano risorse che potevano essere utilizzate in altro modo. Stiamo diventando sempre meno efficienti nella produzione di energie e metalli. Questo perché stiamo processando combustibili estratti da zone sempre più remote e che hanno al loro interno una quota maggiore di inquinanti. I metalli hanno problemi simili, sono sempre più in profondità e in concentrazioni minori. Tutti questi sforzi e queste spese aggiuntive non aumentano la quota di prodotto. Al contempo abbiamo meno persone e meno risorse da utilizzare nel resto dell’economia. Per questa ragione la produzione totale di beni e servizi tende a stagnare.

In un’economia simile gli stipendi dei lavoratori non sono più agganciati all’inflazione. (Questo avviene questo perché c’è una minore produzione, e così il prodotto di ogni lavoratore è inferiore). Le aziende che producono energia e metalli avranno difficoltà ad avere profitti, perché con gli stipendi fermi i consumatori non possono permettersi di comprare prodotti a prezzi più alti. E c’è il rischio di un calo brusco nella produzione, perché i prezzi rimangono troppo bassi per giustificare gli alti costi degli investimenti supplementari necessari all’estrazione.

6. Quando i lavoratori hanno meno disponibilità (vedi il numero 5), compaiono altri problemi:

a. Se i lavoratori hanno meno disponibilità, ciò comporta una modifica nei comportamenti di spesa. Questo tende a rallentare o a fermare la crescita economica. L’assenza di crescita può colpire anche gli indici di borsa, visto che i prezzi delle azioni vengono fissati sull’idea che le vendite dei prodotti siano sempre in crescita.

b. Se i lavoratori possono permettersi meno acquisti, il bene che diventa sempre più fuori dalla portata è una casa costosa. E così i prezzi delle case stagnano o crollano a causa degli stipendi bloccati e dell’aumento dei costi dei carburanti e delle materie prime. Il governo può cercare di sistemare la cosa con un calo dei tassi di interesse.

c. Se i lavoratori vedono che i loro stipendi sono fermi, si affidano sempre più ai servizi sociali. Così il governo dovrà spendere più in sussidi, e non sarà in grado di incamerare imposte a sufficienza. Alla fine il governo avrà problemi di finanza se i costi di estrazione per i combustibili e per i metalli dovessero salire più rapidamente di quanto non venga compensato dall’innovazione, come avviene dal 2002.

7. Un mondo finito comporta che la necessità di fare debiti sia sempre maggiore, mentre la capacità di ripagarli diminuisce. I lavoratori si accorgono che alcuni beni, come le auto, sono fuori dalla loro portata, perché il loro prezzo è in relazione all’aumento di costi di estrazione dei combustibili e dei metalli. Per acquistare questi beni sarà sempre più necessario ricorrere al debito. I governi si accorgono che hanno bisogno di fare sempre più debiti per pagare i servizi promessi ai lavoratori sempre più impoveriti. Anche le società energetiche hanno bisogno di fare più debiti. Per esempio, secondo il Wall Street Journal:

Lo scorso anno 80 grandi compagnie energetiche nel nord America hanno speso 50,6 miliardi di dollari in più di quanto hanno incassato, in base ai dati di S&P Capital IQ. Questo deficit è il doppio di quello del 2011, e quattro volte quello del 2010.”

Mentre aumenta la necessità di fare debiti, diminuisce la possibilità di ripagarli. I redditi dei lavoratori ristagnano per gli alti prezzi dei combustibili e dei metalli. I governi hanno difficoltà nell’aumentare le tasse. Le aziende di questi settori hanno difficoltà nell’alzare i prezzi per finanziare i propri investimenti. Alla fine (cosa che potrebbe anche non avvenire in futuro), la situazione prende una piega non molto allegra.

Figure 4. Repaying loans is easy in a growing economy, but much more difficult in a shrinking economy.

Figure 4. Repaying loans is easy in a growing economy, but much more difficult in a shrinking economy.

I governi possono mascherare il problema per un periodo, con tassi di interesse minimali. Ma se i tassi di interesse dovessero poi salire, l’aumento delle rate potrebbe portare a default sul debito, e a enormi fallimenti su scala internazionale. Questo può avvenire perché tassi di intessi più alti portano a un’ulteriore necessità di incamerare imposte, e perché gli interessi più alti rendono gli acquisti delle case, delle auto e di nuove aziende meno fattibili. L’aumento dei tassi di interesse comporta anche un crollo del prezzo delle obbligazioni, e la probabile comparsa di problemi finanziari per banche e compagnie di assicurazione.

8. Il fatto che il mondo sia finito comporta che la crescita economica debba rallentare e alla fine fermarsi. Stiamo già assistendo a una diminuzione della crescita economica nelle aree che hanno subìto un calo nel consumo dei combustibili (Unione Europea, Stati Uniti e Giappone), anche se poi il resto del mondo ne ha fatto aumentare il consumo globale.

Figure 5. Oil consumption based on BP's 2013 Statistical Review of World Energy.

Figure 5. Oil consumption based on BP’s 2013 Statistical Review of World Energy.

I paesi che hanno avuto un forte calo nel consumo dei combustibili come la Grecia (Figura 6 qui sotto) hanno avuto anche forti cali nella crescita, mentre i paesi che hanno avuto forti aumenti di consumi energetici, come la Cina (vedi figura 2) hanno avuto un’analoga crescita.

Figure 6. Oil consumption of Greece, Based on EIA data.

Figure 6. Oil consumption of Greece, Based on EIA data.

Il motivo delle criticità nel consumo dei combustibili è dovuto al fatto che, per il petrolio, stiamo toccando i limiti di un mondo finito. Abbiamo già estratto la gran parte del petrolio facile da estrarre, e quello rimasto ha costi superiori e processi di durata maggiore. La produzione petrolifera mondiale non sta salendo in modo rapido, e i prezzi devono rimanere alti per coprire gli elevati costi di estrazione. La coperta è corta. Le nazioni che utilizzano soprattutto petrolio nel mix energetico (come la Grecia) scoprono che i propri sono troppo costosi in un mercato globalizzato. I Paesi che usano soprattutto carbone (più conveniente), come la Cina, hanno un enorme vantaggio competitivo sul versante dei costi.

9. Il fatto che il mondo sia finito è stato omesso da quasi tutti i modelli di previsione del futuro. Ciò significa che praticamente tutti i modelli economici sono errati. Questi modelli predicono una crescita economica indefinita, ma ciò non può avvenire in un mondo limitato. I modelli non considerano anche il fatto che la crescita economica diminuirà nelle economie mature.

Anche i modelli di cambiamento climatico prevedono un consumo di combustibile troppo alto per il futuro, sia nelle valutazioni standard che negli scenari da “picco petrolifero”. Questo fa piacere ai governanti. I limiti del petrolio sono spaventosi perché suggeriscono un possibile problema a breve termine. Se i modelli sui cambiamenti climatici suggeriscono la necessità di ridurre l’uso dei combustibili fossili in futuro, questi modelli danno modo ai governanti di occuparsi di un problema più lontano.

10. Anche le relazioni economiche più elementari tendono ad essere malinterpretate in un mondo finito. In genere gli economisti osservano le relazioni esistenti nel passato, e presume queste stesse relazioni possano funzionare ora. Ad esempio, agli studiosi piace analizzare quanto debito possa sostenere un’economia in rapporto al PIL, o quanto debito può sostenere un’attività imprenditoriale. Il problema è che la quantità di debito che un’economia o un’azienda può permettersi si può ridurre drammaticamente se la crescita economica si riduce, a meno che i tassi di interesse non siano estremamente bassi.

Facendo un altro esempio, gli economisti ritengono che un aumento di prezzo porti all’acquisto di un bene succedaneo o una riduzione della domanda. Sfortunatamente non hanno mai preso in considerazione il fatto che la riduzione della domanda di energia può avere un impatto fortemente negativo sull’economia, e può portare a una diminuzione dei posti di lavoro. Meno posti di lavoro significano meno domanda, ma è questo che davvero desiderano?

Gli economisti sembrano anche credere che i prezzi dei prodotti petroliferi continueranno a salire, finché non si arriverà al livello di prezzo delle possibili alternative. Se le persone sono povere, questo non necessariamente avviene, come anticipato qui sopra.

11. Oltre ai prodotti energetici e ai metalli, ci sono altri limiti che sno un problema in un mondo finito. Ci sono al momento difficoltà di approvvigionamento idrico in molte parti del pianeta. Questo problema potrebbe essere risolto dalla desalinizzazione, ma è davvero costosa e sottrae risorse da destinare altrove.

La terra coltivabile in un mondo finito è sottoposta a limiti. Il suolo è soggetto a erosione e la sua qualità degrada se viene maltrattato. La produzione di cibo dipende dal petrolio, dall’acqua, dalla terra coltivabile e dalla sua qualità, e si raggiungono rapidamente i limiti se uno di questi apporti viene modificato. Anche gli insetti impollinatori, come le api, sono molto importanti.

Probabilmente il più grande problema di un mondo finito è quello della popolazione troppo elevata. Prima dell’utilizzo dei combustibili fossili, la Terra poteva alimentare solo un miliardo di persone. Oggi non sappiamo quante persone possono essere nutrite senza l’utilizzo dei combustibili. Al momento la popolazione mondiale eccede i sette miliardi.

Ora siamo in un mondo finito

A questo punto, il problema di aver raggiunto i limiti di un mondo finito si è trasformato soprattutto in un problema finanziario. I governi vengono colpiti in modo particolare. Hanno bisogno di prendere a prestito sempre maggiori quantità di denaro per fornire i servizi che hanno promesso ai cittadini. Il debito è un problema enorme, sia per i governi che i privati. I tassi di interesse devono rimanere molto bassi perché il sistema possa ancora “reggere”.

I governi, o non conoscono la vera natura di questi problemi, o stanno facendo di tutto per nascondere la realtà ai propri elettori. I governi si affidano ai consigli degli economisti per le iniziative da prendere, ma i modelli degli economisti rappresentano in modo scorretto, il mondo odierno, e quindi possono solo offrire un aiuto scadente.

Il modo principale con cui viene trattato il problema dei limiti è dato dalle “soluzioni” utili a contrastare il cambiamento climatico. Queste soluzioni hanno una scarsa impronta in un mondo finito, ma così sembra che i politici stiano facendo qualcosa di utile. In questo modo offrono anche una fonte di reddito alle istituzioni accademiche e alle imprese “verdi”.

Il pubblico è stato calmato con una serie di racconti sulle soluzioni offerte dallo shale oil. I vari Quantitative Easing hanno fatto volare gli indici di borsa, e hanno tenuto bassi i tassi di interesse. Superficialmente, tutto sembra a posto. La domanda da farsi è quanto possa durare. I tassi di interesse saliranno, facendo svanire quest’atmosfera radiosa? O un altro cataclisma finanziario (ad esempio, un problema del debito in Europa o in Giappone) farà crollare il castello di carte? O la mazzata finale sarà data dal calo della fornitura petrolifera, dovuto forse al fatto che le aziende energetiche e petrolifere hanno raggiunto il massimo debito sostenibile?

Il 2014 sarà un anno interessante. Incrociamo le dita nell’osservare gli eventi. È surreale quanto siamo vicini ai limiti senza che i media riescano a comprendere la gravità del problema.

Gail Tverberg

Fonte: http://ourfiniteworld.com/2

Link: http://ourfiniteworld.com/2014/01/02/why-a-finite-world-is-a-problem/

2.01.2014

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da SUPERVICE

Pubblicato da Davide

  • cucchiluca

    Programmazione demografica

  • Firenze137

    La programmazione demografica ‘potrebbe’ essere una soluzione, ma chi lo fa programma ?. I Cinesi ?

    Penso che ormai – volenti o nolenti – non possiamo più continuare a buttare la polvere sotto il tappeto facendo finta di niente o peggio pensando che ci pensino gli altri a risolvere i problemi.

    Secondo me il pianeta terra ha ( o forse aveva..?) risorse sufficienti per TUTTI in un normale ‘dimorare’ su questa bellissimo  ( una volta ?)  Paradiso azzurro lanciato nel cosmo.

    Il problema è il suo abitatore omnifago, ominidistruttore, omnideturpatore che non si accontenta di quello che gli è stato messo a disposizione – si badi bene – in assoluta abbondanza rispetto ai propri bisogni stretti. 

    Ce n’era e ce n’è (forse ?) per tutti. Ma dobbiamo sbrigarci a fare .. l’inventario di quello che resta al 7 Gennaio 2014 e di quello che si autorigenererà.

    Quello che viene dall’inventario lo dividiamo per il numero di abitanti del Pianeta.
    E QUESTO è quello che ci tocca ad  ognuno.

    Chi  "va in rosso" attenta alla sopravvivenza degli altri. Quindi ….  

  • ilsanto

    Chi  "va in rosso" attenta alla sopravvivenza degli altri. Quindi …. 


    Quindi si arma all’impazzata e dice "Il tenore di vita degli USA non è negoziabile" versione aggiornata del famoso "Guai ai vinti".
  • cucchiluca

    Se alla programmazione demografica nessuno ci poggia il pensiero nessuno inizierà a ragionarci su

  • poisonedtooth

    Un articolo a spirale che sembra di proposito non voler affrontare il problema centrale pur richiamato nel titolo e vagheggiato varie volte nell’articolo stesso ma mai con la decisione dovuta:
    la terra ha a disposizione risorse finite quindi prima o poi la produzione mondiale cesserà completamente, con o senza energie rinnovabili, punto.
    Meravigliosamente siamo all’inizio della fine dell’era industriale, e il peak oil tanto dibattuto offusca le altre scarsità, prima fra tutte quella del nichel per fare l’acciaio inox, che oltre alle pentole serve a fabbricare i macchinari industriali, ebbene sembra che il nichel potrebbe finire anche prima del petrolio.
    In questo sito ( http://terresacree.org/ressourcesanglais.htm ) una lista di "end of…" previsioni sulla fine dei principali minerali fondamentali alla produzione industriale stilata da gente di buona volontà che non ha fatto altro che prendere i dati delle stime delle quantità di minerali esistenti sul pianeta ( http://minerals.usgs.gov/ [minerals.usgs.gov]) e rapportarle al livello di estrazione attuale, et voilà:

    2012 : end of terbium
    2018 : end of hafnium
    2021 : end of silver
    2022 : end of antimony
    2023 : end of palladium
    2025 : end of indium
    end of gold
    end of zinc
    2028 : end of tin
    2030 : end of lead
    2038 : end of tantalum
    2039 : end of copper
    2040 : end of uranium
    2048 : end of nickel
    2050 : end of oil
    2064 : end of platinum
    2072 : end of natural gas
    2087 : end of iron
    2120 : end of cobalt
    2139 : end of aluminium
    2158 : end of coal

    Riuscirà la tecnologia ha prolungare di qualche anno le capacità estrattive?
    Boh, nel frattempo speriamo che la produzione industriale non contribuisca anche agli end of: acqua, aria e terra fertile, nel qual caso ci sarebbe veramente da stare preoccupati.
    Una saluto e buona era post-industriale a tutti

  • Firenze137

    o.k. sparando all’impazzata potrebbe anche questo essere un inizio di qualcosa, ma dopo poco ci fermano.. perchè proprio questo è il punto la gente anche se sa che stiamo camminando verso il baratro non gliene po’ fregà de meno.

    Effetto Titanic..

    La gente dice , ma quando mai la terra che da millenni ci ospita facendo il bello e cattivo tempo e dando prova della sua immensa forza – sì va beh.. anche ne cattivo tempo, ma poi subito dopo nel bel tempo risanatore con altrettanta forza –  dovrebbe cominciare a fare solo il cattivo tempo !??.

    Mi pare Mergherita Hack diceva che l’autodistruzione è il nostro destino. Però non ricordo quanto remoto secondo lei. Secondo me non tanto. 

  • Ercole

    Beata ignoranza vedo che siete diventati tutti Malthusiani , si confondono sempre  gli effetti  e non si analizzano le cause il  problema non è la crescita della popolazione è IL CAPITALISMO ,è il modo in cui si ripartisce la produzione  e la   ricchezza(  nelle mani di pochi milioni di individui ) I BORGHESI.

  • cucchiluca

    Mi permetto di dirle che noi stiamo parlando di risorse globali, acqua, materiali, risorse, sicuramente il capitalismo come dice lei, ma a casa mia se siamo in quattro mangiamo per quattro se siamo in due mangiamo per due( va beh lo ammetto qualche volta per tre)