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PERCHE' SYRIZA HA FALLITO

DI YVES SMITH

nakedcapitalism.com

Mentre la finestra d’opportunità per il governo greco al potere di fare un accordo con i suoi creditori è sempre più chiusa, diventa urgente cercare di raggiungere un compromesso entro la prossima riunione dell’Eurogruppo, fissata per l’11 maggio. La Grecia ha un pagamento dovuto al FMI il 12 maggio che si rivelerà difficile da soddisfare. Con la nuova urgenza e il riallineamento della squadra negoziale, le probabilità di una capitolazione greca diventano maggiori, anche se la coalizione di governo tenta di riprendere terreno su alcune delle sue linee rosse, come le pensioni.

Se un default dovesse verificarsi, non è difficile immaginare che il FMI e la BCE farebbero alla Grecia un’offerta che non può rifiutare: il Fondo Monetario Internazionale si tirerebbe indietro dall’intento di dare alla Grecia un periodo di grazia per il pagamento degli interessi e tornerebbe all’atteggiamento da “falco”, conseguentemente la BCE non avrebbe altra scelta alla luce del default di rimuovere o limitare il suo sostegno nell’ambito della ELA (liquidità d’emergenza che tiene a galla le banche greche) e costringerebbe la Grecia ad imporre controlli sui capitali, a nazionalizzare le sue banche e all’emissione di una nuova drachma. Sia il pubblico greco che la maggior parte dei membri di Syriza si oppongono a una Grexit di questo tipo.

Tsipras continua a inviare segnali contrastanti sulle sue intenzioni. Ha virato di volta in volta a seconda dell’umore: cooperativo quando incontra resistenza da parte dei creditori; quasi sandinista quando deve fare appello agli elettori. Considerate questa sezione dal Financial Times di ieri che abbiamo segnalato in questi links:

Gli ultimi sviluppi avvengono mentre alti funzionari greci hanno pubblicamente riconosciuto in questi giorni che essi potrebbero essere costretti ad accettare misure economiche che hanno cercato di evitare, segno che stanno preparando gli elettori greci a delle dolorose concessioni.

Oggi sul Financial Times Tsipras ha rispolverato una postura di sfida dicendo che potrebbe essere costretto a indire un referendum. Abbiamo detto che il probabile svolgersi degli eventi renderebbe impossibile la consultazione popolare (la Grecia farebbe default prima dell’apertura delle urne) e il capo dell’Eurogruppo Jeroen Djisselbloem, schiarendosi la voce, ha detto più o meno la stessa cosa (il che equivale a definire l’idea di Tsipras un bluff). Dal Financial Times di oggi:

Il primo ministro della Grecia ha avvertito che avrebbe tenuto un referendum se i creditori internazionali avessero insistito su un “circolo vizioso di austerità”, come la chiave per sbloccare urgentemente il bailout di cui Atene necessita.
Poche ore dopo un gesto conciliante per i partner della zona euro della Grecia come il rimpasto del suo gruppo di negoziatori, Alexis Tsipras ha colpito ancora una volta.

Un referendum potrebbe portare a settimane di continua incertezza sulla solvibilità della Grecia. Un piano di Atene per tenere un plebiscito nel 2011 è stato effettivamente fatto fallire dai leader della zona euro. Ma alcuni funzionari credono anche che potrebbe essere un modo per il signor Tsipras di catturare il sostegno pubblico per un eventuale programma di riforme strutturali.

Jeroen Dijsselbloem, il ministro delle Finanze olandese che conduce le trattative greche come capo dell’Eurogruppo, ha detto di non pensare un referendum era un’opzione praticabile per il signor Tsipras data la necessità urgente di un accordo in modo che il denaro salvataggio può essere erogato al più presto.

“Costerebbe soldi, avrebbe grande incertezza politica, e non credo che avremmo il tempo”, ha detto il sig Dijsselbloem alla Radio Olandese. “Semplicemente credo che i greci non abbiano il tempo per farlo.”

Inoltre, come Ned Ludd ha sottolineato nei commenti di oggi, la Grecia si è ritirata da un altro dei suoi gesti di sfida, quella di coltivare legami con la Russia:

Un’offerta da Gazprom “pronta per la firma“ è stata rigettata da Atene.

Il governo greco alla fine ha esitato davanti all’offerta di Gazprom (che era pronta per la firma il 23 aprile 2015) a seguito di avvertimenti da parte della Commissione europea che i suoi termini erano in contrasto con il diritto europeo – vale a dire, il Terzo Pacchetto Energia.

Mi è stato detto da mia fonte che il governo greco non ha potuto alla fine portare a termine la sfida con la Commissione europea su questo tema a causa delle sue paure che questo metterebbe a repentaglio i suoi negoziati con i ministri delle finanze dell’UE nel corso della riunione dell’Eurogruppo.

Le “Fonti di Atene” di Alessandro Mercouris potrebbero essere un diplomatico russo o un funzionario della loro ambasciata a Atene, che è indispettita dalla strategia negoziale incomprensibile tenuta dalla Grecia.

Non c’era motivo di fare aperture a Mosca, se la Grecia non era disposta a patirne gli effetti. Era totalmente prevedibile che le autorità europee si sarebbero opposte a qualsiasi accordo in Grecia fatto con la Russia o con Gazprom. Se la Grecia non era disposta a sfidare le autorità dell’Unione europea sulla questione, non avrebbe dovuto procedere. Così come i russi devono essere infastiditi per essere stati abbandonati all’ultimo istante, i leader europei sono stati prima inimicati e poi si sono convinti che la postura anti-austerità della Grecia sia un bluff ben congegnato.

E come Ludd osservato più tardi:

Penso che la maggior parte di Syriza sia sempre in procinto di essere il nuovo PASOK. Il cammino verso il potere, naturalmente, ha richiesto la finzione che un governo guidato da Syriza fosse fondamentalmente diverso da quello guidato da Pasok.

Dal momento che l’obiettivo finale è sempre un accordo con la Troika, però, PASOK avrebbe ottenuto un affare migliore di ciò che Varoufakis mai avrebbe potuto. “Se non si può mordere, meglio non mostrare i vostri denti.” dice un proverbio Yiddish.

Secondo l’articolo del Financial Times, sembra che Syriza si prostri davanti ai suoi padroni della zona euro, sperando in un percorso più amichevole per il varo di un accordo con la Troika.

Un lettore americano con buone fonti a Washington ha presentato questo post alla fine di marzo. Avevamo deciso di non pubblicarlo perché volevamo approfondire di più l’idea centrale espressa nel post, ciè che Syriza non vuole governare. Nel contesto, si può dedurre che cosa significa, ma noi volevamo che lui ci spiegasse meglio l’idea di fondo.

Si noti che questa critica, che posso dire con sicurezza avrebbe provocato travasi di bile ai commentatori liberal che conosco, ha dimostrato di essere preveggente e accurata. La grande parte degli osservatori sta chiamando la posizione negoziale di Syriza “keynesiana”. Mentre la “modesta proposta” di Varoufakis era davvero keynesiana, il governo greco abbandonò la postura keynesiana di fronte all’opposizione dei creditori, lasciando solo l’opzione di mantenere un avanzo primario (che, in assenza di trasferimenti fiscali da parte di un Investmenk Bank di stampo europeo, assicura un continuo peggioramento della contrazione). Così dal punto di vista economico, ciò su cui Syriza sta battagliando è il diritto di decidere chi nella società greca porterà il dolore di questa continua austerità, e il governo sta lavorando per spostare tale onere sui ricchi. Non un grande passo avanti, a ben pensarci.

Ecco il racconto di un insider da Washington

“Tsipras sta costruendo una Paura-crazia basata sul terrore di fallire”)

Sono passati due mesi da quando ha preso il potere Syriza, che è il tempo sufficiente per fare una sorta di valutazione della loro filosofia di governo. Ecco quello che sappiamo. Quando Alexis Tsipras è stato eletto a capo del nuovo stato greco, il suo governo ha promesso due obiettivi che si escludono a vicenda. Il primo è stato quello di rimanere nell’euro. Il secondo era di ripudiare le politiche di austerità e rigettare la disposizione coloniale delle istituzioni che gestiscono l’Euro. Entrambe le politiche erano ben rappresentate dalle varie anime di Syriza che Tsipras pensava di poter addomesticare.

La strategia di Tsipras non era di scegliere uno di questi obiettivi e provocare con esso l’esclusione dell’altro, ma tentare di unirli in un audace tentativo di trasformare l’intera zona euro.

Tsipras ha deciso di fare della Grecia un progetto dimostrativo. Quando fu eletto, ha parlato nella fase iniziale di un “European New Deal”, in un cenno ai nuovi accordi di governo di Franklin Delano Roosevelt. E in effetti, i suoi primi tentativi legislativi inclusero cose come “buoni pasto” e energia elettrica per i poveri. Il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha parlato di investimenti a livello europeo nel settore delle infrastrutture per stimolare la domanda aggregata globale europea.

Per governare la Grecia ragionevolmente bene e ridurre la corruzione, bisognava prendere i soldi da coloro che non ne hanno bisogno e darli a coloro che ne hanno bisogno, e tale intento sarebbe bastato a far vedere agli europei che un “altro mondo era possibile”. Con la spinta aggiuntiva dall’attività economica europea, la Grecia poteva prosperare. Sicuramente il Pil sarebbe cresciuto dato che Atene ripartiva da zero.

In altre parole, Tsipras e Varoufakis cercavano di ‘salvare l’Europa da se stessa’, dimostrando che le politiche di austerità spacciate dalle élites bancarie europee stavano sfasciano il continente. Essi credevano che la Merkel avrebbe appoggiato ciò, credevano che certi individui chiave all’interno del FMI potessero incoraggiarli, e pensavano di poter organizzare un sostegno sufficiente all’interno delle istituzioni per cavarsela i primi mesi in modo che potessero davvero governare. Questo era il piano.

E si doveva avere simpatia per questo punto di vista. Il progetto europeo è una delle grandi conquiste dell’umanità. Dalla caduta dell’impero romano fino al 1945, quella europea è stata fondamentalmente una zona di guerra estesissima, con diversi gradi di violenza. L’Unione europea era essenzialmente un matrimonio tra Francia e Germania mediato dagli americani . Questa Unione è stata poi ampliata verso l’esterno e dotata di un notevole stato sociale (se paragonato, ad esempio, al welfare americano). Questa è l’Unione europea che volevano salvare, anche se Varoufakis ha sostanzialmente detto che l’American non ha alcun ruolo nell’Euro e che la Germania è la potenza egemone. Tuttavia manca l’ingrediente fondamentale che ha reso forte l’Unione europea, vale a dire un equilibrio di potere.

Ovviamente lo spettro del comunismo ha fornito un contesto critico aggiuntivo, e non è un caso che la fine dell’URSS come un sistema competitivo abbia coinciso con il rialzare della testa dei nazionalismi e con un’avidità senza freno del capitalismo globale. Nulla è inevitabile, però, e la svolta oligarchica intrapresa dall’Ue non lo era affatto.

Il fatto è che l’Unione europea è stata invertita. Ora è un insieme di attori che passano attraverso una serie di politiche di austerità che, in termini geopolitici, riflettono i film horror stile “the Saw”: condizioni sadiche imposte da banchieri e eurocrati che semplicemente amano la tortura. L’America è assente. La Germania è dominante e malevola, sia corrotta che vittimista. Il nazionalismo e l’avidità sono sempre più dilaganti, con sempre meno controlli istituzionali. E ‘in questo ambiente che i leader di Syriza stanno cercando di negoziare quello che sono essenzialmente trasferimenti fiscali in un’unione valutaria strutturalmente deficitaria, che è stato organizzato in modo da succhiare la ricchezza dalla periferia e trasferirla alle banche tedesche.

La ragione per cui c’è così tanto astio in questi negoziati è che Tsipras e Varoufakis operano in buona fede e chiedono politiche keynesiane di base nell’ambito di un (non democratico) quadro tecnocratico. La maggior parte degli attori istituzionali europei pensano che Tsipras e Varoufakis stiano cercando di superarli in astuzia e sconfiggerli con abilità levantina, sorretti dai loro alleati di sinistra populista sparsi in tutta Europa. Questo non è proprio vero. Tsipras e Varoufakis non hanno alcun piano B, fanno riferimento alle sadiche istituzioni europee perché credono che la scelta sia tra essere parte dell’Euro (seppur con un’economia colonizzata) e mille anni di buio. Sono, in altre parole, profondamente paurosi e timorosi. L’ironia, naturalmente, è che quando Tsipras ha invocato un New Deal europeo, ha perso ciò che ha reso Franklin Roosevelt un uomo di successo. Roosevelt aveva paura della paura e affrontata i banchieri di petto.

Ciò significa che Tsipras e Varoufakis stanno effettivamente lavorando per i banchieri. Non vogliono governare con una base di potere indipendente, non credono in ciò che hanno promesso alla gente e stanno organizzando il loro apparato di governo come un paura-crazia. Essi semplicemente non credono nell’autogoverno greco. Sono passati due mesi di fila di negoziati, che somigliano viepiù ad un accattonaggio, e non hanno avuto il tempo di prendere il controllo delle burocrazie o di prestare attenzione a ciò che sta accadendo attorno a loro; guardano solo la situazione politica immediata. L’economia greca non sta migliorando, perché l’incertezza ha distrutto quel poco di fiducia che c’era.
Governare non è facile, ed è particolarmente difficile in queste situazioni. E i leader Syriza non hanno esperienza in questo. Non sono persone cattive, e in situazioni normali, potrebbero anche essere dei buoni leader. Ma la strategia perseguita è brutta e il loro atteggiamento influenzato dalla paura degli europei è peggiore. Si tratta di una lotta per il potere, e i leader greci semplicemente non sono disposti a sostenere il proprio popolo sino in fondo. Si stanno illudendo circa le intenzioni delle controparti. I greci si sentiranno dignitosi per una volta con questo nuovo governo, ma non durerà per sempre. E poi i risultati inizieranno a pesare.

La leadership Syriza è ora più inguaiata dei partiti che hanno governato il povero Paese nel corso degli ultimi cinque anni, perché gli altri partiti non hanno promesso nulla di diverso rispetto alla solita catastrofe. Syriza però ha promesso la democrazia, la solidarietà, la dignità e l’euro. Ora Syriza è in procinto di dimostrare che la democrazia non funziona, che la marcia della solidarietà contro i banchieri è una frode. Il ruolo di Tsipras è simile a tutti gli effetti al ​​ruolo di Barack Obama: deviare le energie populiste verso lidi rassicuranti per il sistema. Come Obama ha fatto prima di lui, Tsipras è ormai in piedi tra il popolo con forconi e le banche. La probabile ricaduta naturalmente è peggiotr per i greci di quanto non lo fosse per gli americani, perché la Grecia ha poca influenza e non ha un dollaro su cui contare. Ma su un livello molto basilare, Tsipras e Varoufakis, proprio come Obama, sono semplicemente indisposti a governare. E ciò li rende oppositori di qualsiasi movimento realmente antagonista di sinistra.

La Grecia può ancora ancora uscire dall’euro, o può esser spinta fuori della zona euro. Ma rifiutando di scegliere tra i due obiettivi (rimanere nell’Euro o ripudiare l’austerità), ha perso il momento critico, oltre che molti depositi bancari, gran parte del loro surplus primario è andato e – ancor più essenziale – la credibilità è svanita. Dal punto di vista populista, il comportamento di Syriza è stato catastrofico. Ed è il momento di sconfessare quello che hanno fatto ed esporli al lungo crepuscolo neoliberista da cui traggono la loro ispirazione. Hanno avuto i famosi quindici minuti di notorietà. Ora è finita.

Yves Smith

Fonte: www.nakedcapitalism.com

Link: http://www.nakedcapitalism.com/2015/04/syriza-failed.html

29.04.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura del BUCANIERE

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Che cosa rende un impero solido? Il suo nemico.
    Quando è caduto il muro nell’89 tutti festeggiavano la fine della dittatura comunista, io assistevo in silenzio e pensavo "questa è la fine del capitalismo". Allora non sapevo quanta ragione c’era in quel pensiero, non avevo idea di cosa significasse.
    Sapevo solo che il capitale avrebbe circolato libero e senza freni e la macchina della storia avrebbe fatto il resto. I capitalisti sono resi selettivamente avidi opportunisti, oppure non avrebbero successo, quindi le politiche speculative avrebbero rapidamente eroso la fiducia nella democrazia come ancora di salvezza per i popoli dell’ex blocco sovietico che si sarebbero presto svegliati dal loro lungo torpore idealistico.
    Questo avrebbe creato un doppio crollo di ideali politici e una politica senza ideali e una politica senza futuro. Tanto più se capitalista e costruita attorno al babau comunista. Quindi il futuro per tutti era la dittatura in stile medioevale. L’improvvisa mancanza di un nemico avrebbe sciolto i capitalisti da qualunque imbarazzo o timore di perdita di fiducia politica o sociale: non essendoci più alternative ideologiche, la fiducia diventava secondaria e con essa la democrazia.

    Peccato che questo iniziò anche un lento ma inesorabile processo di macerazione dal basso che iniziò a erodere seriamente le basi del Mercato Unico. Presto ci si rese conto del calcolo errato, ma era tardi. In fretta e furia venne creato un fantoccio, uno spaventapasseri per i semplici. Il capitale pensa semplice e la soluzione fu semplicemente di crearsi un problema che non c’era, ma di cui si sentiva il bisogno. Un nemico.

    Ma il demonio fa le pentole senza i coperchi e la soluzione divenne presto una bomba con troppi spiacevoli effetti secondari a catena, tra cui l’insostenibilità della proposta tramite un esercito regolare basato sull’ideale. Senza ideali non c’è futuro per alcuna politica e presto s’è capito l’errore fatale degli anni ’90. Non ci sono ideali e senza ideali nessuno combatte per te. Allora siamo storicamente tornati alla politica dei mercenari dell’Italia del medioevo, con il problema che storicamente i mercenari hanno vinto qualcosa di importante solo se diventava tutto loro, come gli Sforza che divennero nobili conquistatori. Cioè non ci sono mai stati mercenari eroi per una patria solo per denaro, se omettiamo film e propaganda, ovviamente.

    Quindi adesso abbiamo un problema molto grave. Il dollaro è già finito e si scommette su quanto sarà lungo il tempo prima che la bolla definitiva scoppi. Ma non si può passare alla soluzione in canna (tipo Amero e iniezioni di repressione pubblica) senza provocare uno shock mondiale sui mercati di cui possono profittare gli attori emergenti, ricchi di liquidità e capacità produttiva. Allora bisogna contenere la concorrenza ma con quale esercito? Uno di droni perché l’altro non combatte, rimane al calduccio nelle proprie roccaforti a consumare il lauto stipendio. Mica scemo e poi tanto è comandato da aziende "per la sicurezza" che collezionano un po’ troppe figuracce. Quindi meno si muovono, meglio è, tanto più che si tratta di comandanti abbastanza spregiudicati da mordere la mano del padrone alla prima occasione. Quindi meglio non dare loro troppa opportunità di gloria.
    Questo ipertrofizza però l’apparato bellico attorno alle soluzioni meccaniche, lasciando sul terreno un incapacità di governo effettiva che si trasforma politicamente in caos. Non essendoci le forze per tenerlo sotto controllo, lo si alimenta per evitare che divenga terreno fertile all’espansione coloniale economica delle autonomie politiche emergenti.

    Ovviamente questa politica asettica ed economico-centrica, non coinvolge nessuno e i popoli attendono passivi che inizino a scoppiargli le bombe sotto il culo tra una puntatina al cinema e la rogna del lavoro, per uscire dalla case stralunati pensado "cosa succede? perchè proprio qui? cosa abbiamo fatto di male?". Stesse scene ovunque dalla Jugoslavia in poi.
    Male, malissimo è stato il calcolo di riportare la Russia sul filo della propaganda anticomunista. Tutto questo ha portato a uno scivolamento in avanti dei tempi previsti e ora si agita lo spettro della guerra nucleare, che oltre a non risolvere niente, non ridarà nemmeno indietro agli avidi il sogno infranto di predominio assoluto.
    Ma davvero, non so se ci meritiamo questo "sacrificio". Noi al posto loro credo non scenderemmo a patti, siamo infatti ancora qui a inseguire l’ideale diritto della punizione per chi sbaglia.
    Dall’idea di recupero, torniamo oggi verso le azioni punitive da camicia nera, quelle che che tanto piacciono ai regimi, quelle che puniscono a casaccio perché se puniscono è perchè c’è una ragione (non il contrario, cioè che si punisce se c’è una ragione).
    Le ragioni sono per i dotti e i dotti sono furbi, quindi meglio punirli subito così si mettono anche loro subito in riga. Dietro al selfy che va di moda.