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PERCHE' OBAMA HA FATTO BENE A NON SCUSARSI PER HIROSHIMA E NAGASAKI

DI MASSIMO FINI

massimofini.it

Barack Obama è il primo presidente degli Stati Uniti che è andato a Hiroshima per rendere omaggio alle vittime di quell’orrore. Non si è scusato come qualcuno chiedeva. E ha fatto bene. Bisogna almeno essere all’altezza dei propri crimini. Le scuse postume (come ad esempio quelle della Chiesa cattolica per le vittime dell’Inquisizione o per il rogo di Giordano Bruno) sono solo una forma di ipocrisia che rende ancora più odiosi quei misfatti. E quello di Hiroshima e Nagasaki (140 mila vittime a Hiroshima, 60 mila a Nagasaki e qualche centinaio di migliaia i morti in seguito per varie forme di cancro, più i circa 140 mila hibakusha, persone tuttora radioattive, con i volti spesso sfigurati o gli arti gravemente segnati) è stato il più grande nella pur tormentata Storia del mondo.

Anche perché la Bomba su Nagasaki seguì di tre giorni quella di Hiroshima e quindi gli americani sapevano benissimo quali ne erano gli effetti. La favola convenuta che la Bomba fu gettata per finire la guerra e quindi risparmiare altri milioni di morti giapponesi e americani è appunto una favola. La Bomba fu gettata per due motivi. Uno, minore, come ha ricordato Umberto Eco, era di avvertire l’Unione Sovietica che gli americani possedevano quest’arma micidiale. Duecentomila morti per mandare un messaggio, non c’è male. L’altro motivo, poiché la Bomba non aveva per obbiettivo strutture militari ma la popolazione civile, era di logorare la resistenza del popolo giapponese. Esattamente come era avvenuto, sia pur con armi più convenzionali, a Dresda, Lipsia, Berlino dove, per dichiarata decisione dei comandi politici e militari americani, bisognava colpire i civili “per fiaccare la resistenza del popolo tedesco”. E qui i civili morti furono alcuni milioni. Per cui fa sorridere, amaro, che oggi gli americani si ergano a grandi moralizzatori e deferiscano o intendano deferire a quella farsa che è il Tribunale internazionale dell’Aia per i ‘crimini di guerra’ i loro nemici, una volta i serbi oggi i guerriglieri dell’Isis, che di civili ne hanno uccisi qualche centinaio o migliaio.

Sky Tg24 ha intervistato alcuni giapponesi di Hiroshima e Nagasaki e ha chiesto loro che cosa pensassero della visita di Obama. Tutti se ne sono dichiarati felici. Erano evidentemente interviste mirate in cui erano state scelte accuratamente le persone da sentire. Perché sotto lo straordinario formalismo dei giapponesi, che è la loro prima pelle, la pelle di superficie, cova un sordo e fortissimo rancore contro gli americani non solo per Hiroshima e Nagasaki ma anche per avere imposto loro la devinizzazione dell’Imperatore. In Giappone l’Imperatore non è una persona fisica, ma un’astrazione, il simbolo stesso del Giappone. Il mio amico Ken, un ragazzo di trent’anni che mi faceva da interprete in un viaggio che feci qualche anno fa a Kyoto, Osaka e Tokyo, non sapeva nemmeno il nome dell’Imperatore (Akhito), non per disinteresse ma appunto perché l’Imperatore non è un essere umano in carne e ossa. In tutta la lunga storia del Giappone non c’è stato un solo attentato all’Imperatore. Eppure il Palazzo imperiale di Kyoto, costruito in legno, ha mura di difesa così basse che anche un ragazzino potrebbe saltarle con facilità.

I giapponesi non parlano mai di Hiroshima e Nagasaki e se, con cautela, cerchi di portarli sull’argomento cambiano discorso. E anche questo è un segnale.

Nel 2006 fui invitato a tenere all’università di Kyoto una conferenza sul tema ‘americanismo e antiamericanismo. Il ruolo dell’Europa’ (nemo propheta in patria, qui non mi invitano nemmeno a Otto e mezzo). L’altro relatore era un filosofo tedesco della scuola di Francoforte. Poi c’erano alcuni co-relatori che dovevano replicare: un giapponese, un coreano (Corea del sud), uno spagnolo, altri europei e un trentenne americano, con giudiziosa mogliettina al seguito, che sembrava per pettinatura e il modo di vestire una copia giovanile di George W. Bush. Si comportava con la consueta arroganza con cui si portano gli americani all’estero, ma non si rendeva conto del disagio che provocava. I giapponesi presenti, cerimoniosi e formalisti come sempre, non facevano trasparire nulla di questo disagio che però osservandoli con attenzione, avvertivi. Ma quel disagio sottocutaneo poteva essere semplicemente un’irritazione per un comportamento maldestro in un Paese dove la buona educazione, con tutti gli infiniti formalismi che laggiù comporta, è tutto. Più significativo è un altro aneddoto. Io ero arrivato in Giappone proprio dopo una partita di baseball (sport in cui i nipponici sono molto forti) fra la nazionale giapponese e quella americana dove gli Usa avevano vinto per 4 a 3 con un punto contestato. Ebbene per tutti i venti giorni che sono stato lì lo Yomiuri Shimbun e lo Asahi Shimbun, i più importanti giornali giapponesi, serissimi, e noiosissimi, che si occupano solo di economia, di finanza, di questioni internazionali, sono andati avanti a scrivere di quel punto contestato. Evidentemente sotto covava qualcos’altro. Del resto nel 1986 il neoministro dell’Educazione giapponese, Masayuki Fujio, riferendosi ai processi di Tokyo osò porre la scandalosa domanda “Chi ha dato ai vincitori il diritto di giudicare i vinti?”. Naturalmente fu subito tacitato dalla cosiddetta ‘comunità internazionale’, americani in testa, e se non ricordo male poco dopo defenestrato.

La violenza repressa di questo popolo viene fuori, ogni tanto, in qualche piccolo gesto incontrollato. Li fermi per chiedergli di una strada e loro, gentili, cortesi, educati, cerimoniosi ti ascoltano. Poi d’improvviso il braccio scatta in avanti, teso, in un gesto duro e perentorio e gridano “Ai!”. Ti stanno semplicemente indicando la direzione in cui devi andare, ma, per un attimo, nella loro mano tesa è spuntata la spada del samurai.

Voi scendete per la Chivodori, una delle strade principali di Tokyo, molto vista al cinema e riconoscibile per i grandi drappi, verdi, rossi, azzurri, che pendono, appesi fra le facciate dei grattacieli e sembrano addobbi per una festa. Sono invece striscioni pubblicitari, perché i giapponesi scrivono dall’alto in basso, in un traffico ordinato, silenzioso, senza colpi di clacson, avendo come rumore di sottofondo solo quello dei treni del metrò quando passano, ogni minuto o due, nei tratti allo scoperto. Passeggiate per questa via che è quella dell’high tech, con decine di negozi che arrivano alle specializzazioni più spinte (c’è persino quello che vende solo cuffie per walkman), e dagli schermi delle tv piazzate in ogni vetrina vedete un combattimento di scarafaggi con una folla di giapponesi urlante che tifa per il campione su cui ha puntato.

Certo oggi il Giappone, efficientissimo, tecnologico (basta scendere all’enorme aeroporto Narita di Tokyo e fare un confronto con lo scalcagnato JFK di New York per rendersi conto delle differenze) è per gli americani una specie di ‘quarta sponda’ e i rapporti economici, finanziari, diplomatici fra i due Paesi sono intensi e ottimi. Ma sono convinto che fra trent’anni, se il mondo esisterà ancora, i giapponesi tireranno fuori dal sottosuolo di qualche isola dove le hanno nascoste, una trentina di Atomiche e le getteranno su New York.

Massimo Fini

1.06.2016

Pubblicato da Davide

  • Black_Jack

    Fini è sempre troppo innamorato delle sue idee.

    A me i giapponesi nei loro rapporti e sentimenti nei confronti gli occidentali hanno dato tutt’altra idea.
    Non mi pare che abbiano tutto questo risentimento da nascondere, non più di quanto lo abbiano gli italiani, i francesi e i tedeschi verso il popolo che attualmente domina il mondo intero e che quindi qualche antipatia la provoca oer forza.
    I giapponesi sono estremamente affascinati dal mondo occidentale e la prova è la loro passione per la musica classica, l’Opera in particolare.
    A Tokyo ci sono, se non ricordo male, quattro grandi sale da concerto per musica classica europea mentre a Roma ce n’è una sola vera più altre molto minori.
    La Suntory Hall è bellissima e ospita annualmente i più grandi nomi del panorama musicale.
    I negozi di cd, almeno fino a cinque o sei anni fa, avevano sezioni di classica almeno triple di quelle italiane che ormai sono ridotte a qualche scaffale abbandonato e negletto dai clienti.
    Il punto è che il Giappone è sempre stato un paese volontariamente isolato dal suo contesto geografico; hanno gli occhi a mandorla come cinesi, tailandesi e coreani ma li disprezzano cordialmente, calorosamente ricambiati.
    Da soli non potrebbero fare nulla e la loro unica opzione concreta è mantenere il loro benessere facendo forza proprio sull’alleanza con gli USA che non possono in alcun modo fare a meno di loro.
    Senza gli americani sarebbero in completa balia di un’Asia sempre più cinese nella quale non saprebbero dove trovare sponde mentre Beijing ha da sempre la capacità di relazionarsi sostanzialmente con tutti, anche con i Vietnamiti che non sono sempre stati dei tradizionali amici.
    Ste visioni del samurai nascosto sotto le sembianze della troppo formale e non sincera (finta) gentilezza nipponica sono piuttosto il sogno di chi sogna senza convinzione in un crollo improvviso e clamoroso della dominazione americana.
    Il problema grosso per gli USA è casomai l’innata tendenza europea a allearsi con la Russia.
    Aspettiamo tranquilli l’elezione americana e dopo credo che avremo qualche imprevedibile sorpresa.
  • natascia

    Grazie per questa visione. Russia  baluardo geografico,  Giappone moderna forza morale. Entrambi diaframmi salvifici al colonialismo e appiattimento in essere. Sta ai pensanti la missione del loro rafforzamento. Ciò non significa guerra, significa libertà.  

  • AlbertoConti

    "Non si è scusato come qualcuno chiedeva. E ha fatto bene. Bisogna almeno essere all’altezza dei propri crimini"

    No caro Massimo Fini, questa non è materia di cinismo giornalistico, e non fa proprio ridere.

    Nel seguito dell’articolo poi sottolinei la consapevole responsabilità di una seconda bomba, che toglie ogni dubbio sulla criminalità estrema di quella decisione firmata dal presidente, dall’obama dell’epoca, in rappresentanza del popolo americano. E se non bastasse aggiungi Dresda e tutto il resto sul suolo europeo. A questo punto quel "… ha fatto bene" suona sinistro, che più sinistro non si può, del tutto fuori luogo. Qui tutta la retorica della shoah impallidisce al confronto, e manca la tua consueta franchezza sulle ovvietà che nessun’altro ha il coraggio di scrivere: non c’è alcuna differenza tra nazismo e american-sionismo, fanno parte dello stesso lato oscuro dell’uomo, che però diventa anomalia patologica per l’estensione temporale, geografica, numerica che assume nell’occidente.

    Ho sentito motivazioni anche peggiori, del tipo che questa era la giusta vendetta per Pearl Harbor, o per le atrocità contro i prigionieri americani.
    E’ lo stesso odio cieco, ottuso, ipocrita e malvagio verso i Paesi martoriati e destabilizzati in medioriente, ex-jugoslavia, e "resto del mondo", il cui centro sacro e intangibile (se non da loro stessi maestri dei false flags) sappiamo tutti quale sia. E dillo alla fine, come sai fare tu.

  • PietroGE

    Articolo francamente incomprensibile. La corona britannica si è scusata per il bombardamento di Dresden e ha contribuito alla ricostruzione della Frauen Kirche, simbolo della città. I bombardamenti sulle città tedesche e giapponesi sono stati crimini di guerra e coloro che  li hanno ordinati dovrebbero passare alla storia come criminali. La storia però la scrive chi vince e allora al banco degli imputati nel processo farsa a Norimberga c’erano solo i tedeschi.

    Obama avrebbe dovuto scusarsi. Solo con il riconoscimento dei propri errori si possono costruire alleanze durevoli. Quanto alle atomiche giapponesi, io non solo giudico probabile che le abbiano, ma sono anche convinto che le abbiano costruite con il consenso americano. La ragione? La Cina.

  • TizianoS

    Non si dice "devinizzazione" (che può essere applicata ai popoli bevitori), ma "dedivinizzazione" (se applicata all’imperatore Giapponese).

  • Cataldo

    il Giappone non avrebbe bisogno di alcuna sponda, è diventato una "sponda" con la sconfitta nella seconda guerra mondiale, oggi è relegato in un ruolo subordinato in proprio, a differenza dell’Italia la cui subordinazione  è ormai collegata e mediata  dalla generale subordinazione europea.
    In quanto dominato direttamente è evidente che il Giappone sia un paese a sovranità ultralimitata. Questa realtà non può essere cancellata in quanto ha una sua dinamica propria, alimentata anche dal fatto che la giustificazione ideologica originaria del ruolo del Giappone come gregario nel controllo del pacifico sia venuta meno con la guerra fredda.
    Lo scarto tra l’alto senso della Patria e la realtà di una mutilata autodeterminazione genera contraddizioni, alcune sono state alimentate ad arte dagli USA, fin quando hanno avuto un loro tornaconto, come la possibilità di possedere e manipolare sia il plutonio sia i vettori avanzati, altre sono state tollerate, ma i tempi richiedono una briglia sempre più corta, ed i contrasti sono destinati a approfondirsi.
    Su un punto convergono le forze in gioco, il riarmo ulteriore dell’impero, che procede a passi rapidi.

  • FBF

    OBAMA SI E’ SCUSATO

    Il pellegrino Obama, cioè il forestiero che va in paese straniero, in terra sacra, dove’è stato compiuto l’atto sacrificale, è per definizione peccatore. Hiroshima e Nagasaki erano due isole cristiane.Il bombardamento fu un sacrificio poichél’Imperatore Hirohito affermò: «Noi del partito della pace fummo aiutati dalla bomba atomica nel nostro tentativo di porre fine alla guerra».

    Questo sacrificio probabilmente non servì per terminare una guerra già finita, ma servì per gli anni futuri.

    Leggendo il Vangelo si capisce che il pellegrino è peccatore: Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i pellegrino i e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: “Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?”. Avendo udito questo, Gesù disse loro: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori”.
    Chiarito questo, dal Primo Libro di Samuele si narra l’elezione di Davide. L’elezione di Davide Re d’Israele dipese dal fatto che il Signore rigettò Saul “perché aveva il cuore chiuso". Il Signore fa capire al profeta Samuele che per lui non conta l’apparenza, “il Signore vede il cuore”. 
    Per cui quello di Obama è molto di più di una manifestazione pubblica un apparire, un sembrare. Inoltre una spettacolarizzazione della richiesta di perdono sarebbe stata di cattivo gusto. 
    Obama che rappresenta gli Stati Uniti, è pellegrino cioè peccatore, è presente e cioè testimone dunque è martire. Il martirio veniva considerato in passato – ma anche ora da alcuni – il vero battesimo, purificatore di ogni peccato.  Subendo il martirio la santità è assicurata, non potendo più peccare.
    Quello che poi succederà tra tre giorni, tre anni o trent’anni non sarà vendetta, ma al limite un favore al "partito della pace" per cui un altro atto sacrificale. Se fosse vendetta oltre ad essere un’azione impensabile tipica da faide, sarebbe un’offesa al vecchio Imperatore per cui alla Monarchia Imperiale.