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PERCHE' LA STAMPA ITALIANA RACCONTA LA GRECIA IN MODO APOCALITTICO ?

DI MATTEO NUCCI

minimamoralia.it

Atene.
Federico Fubini è il vicedirettore del Corriere della Sera. Non lo conosco e non l’ho mai incontrato. La prima volta che ho letto e riletto la sua firma è stato pochi mesi fa quando scriveva per Repubblica.
Il suo era un pezzo di apertura su Cernobbio e Varoufakis e le sue parole marcavano la prima pagina del quotidiano. Si apriva così: “Yanis Varoufakis usa meno cravatte ma più profumo della media dei ministri finanziari dell’area euro”. Perché l’inviato di Repubblica in prima pagina parla del profumo del Ministro delle Finanze ellenico (che peraltro, profumo o meno, ebbe un certo successo a Cernobbio)? Non potevo credere ai miei occhi. Ma poiché molti giornalisti sono ormai propensi alle note di colore, passai oltre. Ho dimenticato quelle parole fino a stamattina.

Sono arrivato a Atene nella notte. La città non dormiva, ma era presto per tirare le somme. Code ai bancomat. Gente impazzita. Popolazione allo stremo. Pensionati distrutti. La scelta “folle” di Tsipras di indire un referendum mi inseguiva sui titoli dei quotidiani da giorni. E siccome vengo in Grecia, amo la Grecia, studio la Grecia da più di vent’anni, non potevo crederci. Ma stamattina sono rimasto di stucco.

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Federico Fubini comincia così il suo articolo sul Corriere della Sera di oggi: “Nessuno sale più all’Acropoli. Da ieri ormai non ci salgono i turisti, i cui torpedoni sono scomparsi dai piedi della salita al tempio di Atena con l’approssimarsi dell’atto finale di questo dramma”. Intitolato “Grecia, il piano segreto di Varoufakis: una moneta parallela all’euro”, l’articolo racconta una serie di retroscena su Tsipras, Varoufakis, Syriza, Dragasakis (vice Premier moderato); e lascia intendere che Syriza è spaccata, che Tsipras è allo sbando e Varoufakis neanche a parlarne. Giocando sul filo di rimandi alla classicità di cui credo che Fubini non sappia granché, l’articolo si conclude con un’allusione al suicidio politico di Tsipras. Nulla di ciò che racconta Fubini è confermato da fonti. Può darsi che sia molto ben informato su Syriza e sulle sue dinamiche interne. Può darsi. Ho sentito persone interne a Syriza, oggi, che smentiscono drasticamente le sue ricostruzioni, ma può darsi che abbia ragione perché è possibile che le smentite non abbiano alcun valore, come è noto in questi casi.

Ci sono soltanto due dati che è possibile controllare di questo articolo. Il primo è l’Acropoli vuota che già ho citato. Il secondo eccolo: “Non c’è più tempo: i pagamenti nel Paese stanno collassando, i pensionati senza bancomat hanno diritto a ritirare non più di 120 euro ogni tre giorni e navi turistiche da 500 posti partono ormai dal Pireo per le Cicladi con 20 passeggeri a bordo.”

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E così sono sceso al centro di Atene, mi sono infilato a Monastiraki e ho percorso la stradina che costeggia l’Agorà intitolata a Adriano. Bar zeppi di turisti, bancomat solitari e senza fila, sono entrato all’Agorà e ho domandato se l’affluenza al sito fosse cambiata in questi giorni. “In nessun modo” mi hanno risposto. Forse però Fubini è salito su, nel caldo, sulla roccia dell’Acropoli. Sono uscito dall’Agorà su Apostolou Pavlou e sono arrivato alla piazzola dei torpedoni sotto l’Acropoli. Zeppa come sempre. Un pullman si è allontanato pieno e un altro ha preso il suo posto. Dove era stato Fubini? Sono salito su per la via disegnata da Dimitris Pikionis. Alle biglietterie la fila sotto il sole cocente. I Propilei affollati. Il Partenone come sempre accerchiato da turisti che scattano foto: giapponesi, francesi, italiani, inglesi, americani, greci. Non ho mai amato l’Acropoli affollata di gente. Il mio maestro, Gabriele Giannantoni, si svegliava alle sei per essere sotto il Partenone alle otto in punto, all’apertura. Sono cresciuto imparando a apprezzare il silenzio. Ma stavolta ero felice. Cosa aveva visto Fubini?

Me ne sono tornato a Monastiraki, ho preso la metro per il Pireo, l’ “elettrico” come chiamano qui il primo mezzo che percorse la capitale, un treno elettrico per metà esterno e per metà sotterraneo. Ho attraversato la strada aggirando il ponte aperto per le Olimpiadi e dall’anno scorso chiuso per lavori mai iniziati. Il porto pullulava di turisti. Due americane non sapevano nulla del “corralito” ma erano felici per non aver dovuto pagare i mezzi pubblici. Un gruppo di ragazzi se la rideva all’ombra fumando sigarette. Tutto come sempre. Ho domandato se ci fosse qualche cambiamento. Niente di rilevante, forse un lieve calo – mi hanno detto. È inizio luglio. Solo turisti. In mezzo alla settimana quasi nessun greco. Forse qualcuno ha deciso di rinunciare? Difficile dirlo. Lo sanno gli albergatori.

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Forse Federico Fubini è salito all’alba all’Acropoli e poi al Pireo ha trovato una nave che partiva con venti passeggeri a bordo? Ne dubito. Se anche fosse, non è questa la norma nei giorni più importanti in cui un referendum decisivo è alle porte. Le sue informazioni non raccontano la realtà. Come ci si può fidare di lui sui retroscena politici, se gli unici fatti che ha raccontato non sono reali?

Il mio mestiere non è quello del giornalista. Ma quando scrivo reportage dai paesi in cui viaggio, la regola è quella che mi hanno insegnato: raccontare ciò che vedo, domandare, controllare i dati. Si tratta della regola più importante per chiunque abbia la possibilità di essere letto anche solo da pochi lettori avidi di informazioni. Figurarsi su questioni di così grande importanza e su quotidiani letti da migliaia di persone. Così, sull’Acropoli ho tirato fuori il mio tesserino di pubblicista e ho scattato foto alla folla così come davanti ai bancomat solitari e vuoti e davanti al porto brulicante di viaggiatori.

Poi me ne sono andato a pranzo con una reporter che da anni racconta la Grecia per un grande quotidiano straniero. Abbiamo parlato, mi ha raccontato. Viene in Grecia e parla greco da una trentina di anni. Conosce il popolo e i suoi politici. La grandezza e la miseria greche. La tragedia. Il radicalismo. L’intelligenza. La predisposizione al dibattito. Eravamo in una taverna. Si sono uniti due greci a discutere di politica. Abbiamo chiacchierato fino alle quattro. Non so se lei scriverà di quel che abbiamo vissuto oggi a pranzo. So che a me piacerebbe se i lettori italiani potessero leggere i suoi magnifici articoli.

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In Grecia, in questi giorni, si decidono molte cose. Per il Paese e per l’Europa stessa. La campagna mediatica ha raggiunto qui proporzioni inaudite. Si sa bene quanto le tv private che dominano il panorama informativo greco siano tutte senza esclusione da una parte.

L’informazione europea potrebbe mostrare un’altra via, una via se non imparziale (ché l’imparzialità è un’utopia), ma perlomeno documentata e il più possibile fedele alla realtà. È sconcertante dover ammettere il contrario.

Matteo Nucci

Fonte: www.minimaetmoralia.it

Link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/perche-la-stampa-italiana-racconta-la-grecia-in-modo-apocalittico/

2.07.2015

Pubblicato da Davide

  • mago

    Questi giornalai hanno toccato il fondo…al tempo del fascismo erano professionalmente migliori facendo il debito paragone che non vi era democrazia..neanche la cronaca sportiva le darei talmente sono di parte,muti sugli sbarchi ma sempre pronti a scrivere articoli sul nulla…

  • andriun

    Un risultato quasi obbligato direi per una società effeminata che ha basato la sua esistenza e presenza solo attraverso l’apparenza.  

  • FBF

    IN GRECIA NON SI DECIDE NULLA. TUTTO E’ STATO DECISO. PARE CHIARO. ESATTO? In Europa, l’EU, la bella Europa secondo il grosso della sinistra messianico-pagana e non solo, stretta com’è nella tenaglia nell’etica universalista cattolica e del cosmopolitismo kantiano, la sinistra giusta che Lot-ta che dona i figli degli altri ai sodomiti  alla  sinistra "problema" e "male necessario", alla sinistra che usa Esaù, il bene e il bello non esiste più. 

    L’Europa è oramai una latrina infeudata da clan e tribù autoctoni, latrones in pellegrinaggio dopo aver peccato molto, per cui servi. In fondo con certi padri stranieri e traditori e certi figli/e che seguono le stesse orme non sarebbe stato possibile una Eu-ropa secondo il bene e il bello e cioè secondo natura. 
    Ad esempio, le Dolomiti sono patrimonio dell’Umanità o degli Alpini? Dell’umanità visto che gli alpini per loro natura conservatori sono stati eliminati. 
    Per cui secondo certi "sarebbe preferibile non cambiare l’euro e finirla sacrificarci, spalancare la porta sull’abisso di una svolta fascistoide di matrice catto-comunista in modo definitivo e iniziare una resistenza armata con qualsiasi alleanza pur di estirparli definitivamente. Provare inutilmente tanto sono protetti."
    In fondo l’idea non sarebbe male, ma finirebbe male sempre per il bene visto che il meglio è stato di proposito eliminato durante il secolo breve, durante le due guerre e poi con i radicali catto-comunisti dal ’68 in poi, ma anche prima durante il periodo di pace armata ed ora con la disoccupazione.
     
    Per cui la nuova moneta andrebbe ad accelerare i ritmi naturali dei figli di questi rossi e di tutto il resto che è sopravvissuto e cioè a caduta dei figli dei servi. In bene è oramai costituito da una manciata di schiavi di questi clan. 
    Se sopravviviamo per qualche tempo prima di passar a miglior vita con la lira avremo la garanzia di essere accuditi, di magiare, o di essere alimentati intubati, e di avere come omaggio l’eutanasia. Che cosa ne dite? Cambiamo l’Euro? Oramai direi di si. Il tempo degli eroi per nulla è finito.
  • Sven

    Ma è semplice il perchè…
    In questi giorni di vacanza, dovendo scegliere tra LA STAMPA, CORSERA e REPUBBLICA (nota Triade) non fa poi molta differenza. La linea di fuoco del capitalismo mondialista è quella di sparare a zero su qualsiasi tentativo di opposizione al potere insindacabile delle banche e della grande finanza.

    Per far ciò si prefigurano i disagi che i greci affronteranno, sia ora sia in caso di vittoria del NO… Ci si sofferma su svalutazioni, blocco contante, disagi in approvvigionamenti eccetera.
    Nessun cenno al fatto che poi la Grecia sarebbe grossomodo più "libera", es. di svalutare e farsi una propria politica monetaria. Del resto questo debito non potrà mai essere ripagato, qualsiasi saranno i sacrifici.
    Ciò che non va giù è proprio questo: che alla schiavitù del debito possa porsi fine con uno scatto da nazione "sovrana". Il mondialismo omologante vuole la fine delle Nazioni.

    Meno male che KRUGMAN e STIGLITZ quantomeno sono 2 autorevoli voci fuori dal coro, ben riprese dal tanto bistrattato SALVINI (che lo farà pure per demagogia elettorale, ma almeno lo fa..) in qualche trasmissione TV.

    Ad ogni modo penso proprio che l’operazione psicologica di massa per il SI’ farà effetto e il NO perderà.
    Del resto l’anglosfera non si fece molti problemi, ad esempio, a manipolare l’esito del nostro referendum Monarchia Repubblica, per ammissione stessa del Prefetto D’AMATO (che fu uno dei volenterosi artefici della manovra, come dice l’ottimo documentario di MINOLI sul suo conto).

  • Truman

    La frase “Yanis Varoufakis usa meno cravatte ma più profumo della media dei ministri finanziari dell’area euro” mi ricorda molto i calzini del giudice Mesiano:

    “Alle sue stravaganze in realtà siamo ormai abituati”. 

    “è impaziente e non riesce a stare fermo. Avanti e indietro… “.  E poi ancora, in maniera insistente: “Si ferma, aspira la sua sigaretta e poi ancora avanti e indietro”.

    Le immagini si soffermano sul giudice seduto sul seggiolone del barbiere, con la schiuma da barba sul viso.

    Un naturale avanzamento di carriera in base all’anzianità. “Lui va avanti e indietro”, ripete, ancora, la giornalista. Poi, poco prima di concludere il servizio, la scena cambia e si concentra su “un’altra stranezza: guardatelo seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare”.

    http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/cir-fininvest/canale-5-mesiano/canale-5-mesiano.html

  • lucamartinelli

    Non è che il caldo faccia brutti scherzi anche ai compottisti e simili?  Ancora a discutere sui giornali di regime? Non ne abbiamo ancora abbastanza? Da quando il Corriere o la Stampa e tutti gli altri sono divenuti credibili?

  • lucamartinelli

    Scherzi a parte siamo di fronte alle solite tecniche di propaganda e di condizionamento mentale. Per il potere sono irrinunciabili.

  • whugo

    Perché? 

    Perché è il tipico atteggiamento terroristico rivolto ovviamente al lettore medio italiano che, leggendo quotidiamente quei pilastri dell informazione scritta non può non avere portato il cervello all ammasso, ed ecco quindi che il fomentare la paura di quello che può succeder a mettersi di traverso alle decisioni della troika, paventare anche lontanamente l uscita dall ignobile moneta unica, non risanare debiti artificiosamente e ladrescamente alimemtati per depredare i popoli dei loro beni deve condurre per forza alla catastrofe, al degrado civile e sociale, al caos.
    Di contro se ne deduce che l appiattimento su posizioni autocastranti non può che essere l unica via possibile, unico come il pensiero,  unica come la moneta criminale imposta a milioni di cittadini, uniche come le versioni fornite da questi giornalisti che aasurgono a posizioni di prestigio solo per la loro capacità di sostenere tesi insostenibili senza provare una profondissima vergogna.
  • Eshin

    OTTIMO! 

    Una piccola indagine come questa
    svela benissimo l’ inganno costante.
    Con il bombardamento che c’è, 
    non bastano mai le repliche. 
      
  • castagna

    Articolo interessante ,
    grazie.

    Perché la stampa
    italiana racconta la Grecia in modo apocalittico?

    Per lo stesso evidente
    motivo per cui sullo stesso Corriere della Serva esce oggi l’articolo
    “Meschini più che criminali. Quando Rebecca West raccontò la
    miseria dei nazisti a Norimberga”

    Non l’ho letto, non
    leggo porcherie, e non so perché abbiano sentito la necessità di
    pubblicarlo oggi, in ogni caso sono articoli che pubblicano
    regolarmente per contratto. Sarà sempre la solita lista di falsità
    sui Tedeschi cattivoni e gli Anglo-Usa-Sion buoni salvatori, sulla
    favola dell’orrore della Scioà etc..

    Sanno che la maggior
    parte delle persone non controlla i fatti ma introietta le
    suggestioni che le vengono ripetute.

    Purtroppo la Grecia non
    uscirà dall’euro perché anche quei ladruncoli di Tsipras e C. non
    vogliono altro che “ gli aiuti”, ossia soldi, soldi, sempre più
    soldi, i tuoi soldi ovviamente, i nostri soldi… in nome della
    “solidarietà” ovviamente, e di tante altre belle parole..

    Il messaggio è chiaro “
    nulla salus extra Europam”.

  • rdifusco

    Sigmar Gabriel, un vice-cancelliere tedesco, ha dichiarato che il governo greco è una minaccia all’ordine europeo. Ciò che intende con “ordine europeo” è il diritto della nazioni più forti di saccheggiare le più deboli.Come è stato dimostrato, ciò che sostiene l’Impero è falso. Le misure di austerità imposte sulla Grecia hanno fatto crollare l’economia del 27%, dunque peggiorando il rapporto deficit/PIL e la posizione finanziaria greca. Tutto ciò che l’austerità ha ottenuto è stato gettare ancora più a terra la popolazione greca, rendendo ancora meno possibile ripagare i debiti. L’Impero non ha accettato il referendum democratico della prossima domenica, perchè non crede nella democrazia. L’Impero, come tutti gli imperi, crede nella sottomissione. La Grecia non è sottomessa. Quindi va punita. I persiani Dario e Serse la vedevano allo stesso modo di UE e Washington. Il governo greco è tenuto a fare ciò che i suoi predecessori avevano fatto: accettare denaro e lasciare che la sua popolazione venga derubata. In altre parole, oggi in occidente, la sovranità popolare e la credibilità dei governi non collimano con gli interessi finanziari dell’1% che controlla la finanza e l’ordine politico mondiale. Per concludere: se la democrazia può essere distrutta in Grecia, può essere distrutta in tutta Europa. Il popolo greco non solo ha nelle proprie mani il destino della democrazia occidentale, ma quello della vita sulla terra. Il meccanismo di Washington per creare attriti è costituito da UE e NATO. Violando accordi siglati da precedenti governi degli USA, Washington ha portato la NATO fino ai confini russi e sta schierando altre truppe, armi e missili, il tutto mentre continua a rilasciare dichiarazioni aggressive nei confronti della Russia. Washington sta facendo montare l’apocalisse. La Grecia può salvarci. Tutto ciò che i Greci devono fare è sostenere il proprio governo e spingere affinchè questo, il primo da un pezzo che rappresenti gli interessi della popolazione greca, mostri il dito medio alla corrotta UE, faccia default del suo debito e si rivolga alla Russia.Significherebbe l’inizio del disfacimento dell’UE e della NATO e salverebbe il mondo dall’apocalisse. Il mondo sarebbe salvo e dovrebbe la propria salvezza all’abilità dei Greci di aver capito quale sia la vera posta in palio. Proprio come avevano fatto a Maratona, alle Termopili, sull’Altopiano e a Micale. È difficile immaginare un altro scenario che ci possa salvare dalla terza guerra mondiale. Pregate che i Greci capiscano la responsabilità che hanno in mano, non solo per la libertà, ma per la sopravvivenza sulla terra. 

  • rossland

    Il dileggio è un’arma a doppio taglio: nel mettere in evidenza come difetti di cui burlarsi i dettagli personali del soggetto che si vuole colpire, si mette in evidenza anche la propria pochezza etica e morale.
    Se mi indichi il calzino celeste, mi indichi anche con cosa misuri i valori.
    L’episodio che citi mi fece vergognare di essere italiana più di quanto abitualmente mi succeda.
    Serve, nel senso proprio di portinaie (con tutto il rispetto dovuto alle portinaie vere…)

  • sotis

    grazie per queste indicazioni. Purtroppo i giornalisti sono diventati quasi tutti giornalai : si scrive  a pagamento secondo le indicazioni del "sior paron".

     Io spero tanto che la Grecia voti no e che il no cominci a sfasciare QUESTA europa delle banche. Se non sarà così ci rassegneremo a continuare a prenderlo nel c… Sicuramente non saremo noi italiani a dare un colpo d’ala. Ma quando mai!
  • GioCo

    Siamo alle soglie del nuovo mondo, quello prospettato dalla tecnocrazia, che dovremo affrontare armi in pugno, volenti o nolenti.
    Io più tra i nolenti (devo dire la verità) che se potessi fuggire strappandomi i capelli non ci penserei due volte. Ma fuggire dove? Sto schifiu ce tocca d’affrontà …
    Ogni epoca ha la sua e ogni epoca ci mostra il suo mostro, il suo orrore. Bene proseguiamo.

    Ogni volta ci troviamo davanti alla necessità di dinstinugere la notizia virtuale da quella reale. Se da una parte è logico rifarsi al passato, ad esempio alla propaganda, dall’altro il problema permane il frame, il media tramite cui arriva l’informazione che si fa tecnocraticamente sempre più ambiguo.

    Da una parte ci penetra i corpi attraverso i sensi, ad esempio con attrezzi per l’esperienza sensoriale immersiva (virtuality) che tendono ad entrare dentro nel corpo, ad essere invasivi e pervasivi nel quotidiano e nel lavoro (come il sistema di simulazione della lockheed martin che potrebbe avere già al suo interno un tuo clone simulato gestito da una IA per "testare" le resistenze psico-corporee alle armi progettate) dall’altra la presenza spettrale e incorporea si fa più evidenza corporea, come le conferenze con ologrammi.
    In questo assalto alla "verità", la verità diventa un concetto rapidamente olioso come un Jel (cioè che resiste alla prova del nove), fumoso come una nanopolvere (cioè sempre deprimente), repellente come una malattia (cioè terrorizzante).
    Curioso che solo pochi secoli fa la verità era eletta come parola divina e paradiso per i santi e i buoni praticanti.

    La rete garantisce la diffusione di una certa verità, pare lasciati aperti tubetti di ossigeno a cui appendersi, dentro un mare di denso fango nero velenoso, sempre più nero, sempre più velenoso.
    Sempre più non puoi farne a meno ma sempre meno puoi eleggerla a salvatrice. La rete ti fotte mentre ti promette la salvazione. Non era differente al tempo della chiesa, solo adesso al posto del prete che parla latino (ca%%o è sto latino?!) ci hai sta cosa davanti che parla il tecnocratese.
    Cambia qualcosa? Si, l’altare del sacrificio. Più pirotecnico, più gloriosamente allucinatorio.
    Non credo avremo nemmeno più bisogno di funghetti o merdaindovena per sbarellare. Basterà un caschetto virutale. Ma anche meno, dato che esiste già (almeno teoricamente) la possibilità di appendere un aggetto tipo wireless ai terminali nervosi umani. Basta metterlo in stanza e accenderlo e stai connesso … e la realtà si mescola alla virutalità, sempre di più, sempre di più, come un incubo da cui non ti svegli più.
    E noi non abbiamo nemmeno i mezzi più miti del pensiero per trovare strade anche minime per fuggire da quest’incubo. Come bimbi nella culla, attendiamo il nostro prossimo giocattolo tecnocratico per beatificarci del suo apporto e lo festeggiamo gioisamente, come i sacramenti più antichi, anche se siamo stati addomesticati a crederli certirtificazioni laiche.

  • Stodler

    Speriamo che abbiano mentito anche sulle intenzioni di voto del referendum.

  • falkenberg1

    Un articolo come quello pubblicato su quel quotidiano che neppure voglio nominare integra una chiara ipotesi di reato! Se non ricordo male art. 626 c.p. ”diffusione di notizie false e tendenzione ecc.ecc.”! Quello che che vogliono far passare, mandanti e sicari, è il solito mafioso messaggio: ”vedete cosa vuol dire uscire dall’europa e dall’euro?”. Occorre ribellarsi armi alla mano! Non esiste altro metodo contro la sfrenata, folle, schiavista, delinquenziale chiavica capitalista e contro le smanie di supremazia e dittatura ad ogni costo della c.d. commissione europea!  Peggio, molto peggio dei trenta tiranni! Quelli, a volte, erano anche filosofi questi, invece, sono dei pericolosi e malsani spregiudicati malsani gerarchi! Via dall’europa fogna della moralità!!

  • lanzo

    Ovviamente ordini di scuderia – vivo in un paese extra europeo e sono allibito che la triade CNN/BBC/ALJAZERA siano cosi’ compatte e ogni santo giorno mi affliggono co la Grecia – Ma come mai ?

    Negli USA, Detroit (probabilmente con un PIL superiore alla Grecia)  falli’ anni fa nell’indifferenza generale, eppure era  Motor Town – GM, Ford et cetera – divenne una citta’ scassata, solo Michael Moore ci fece un film.   La BBC poi  perche’ se la prende cosi’ a cuore, loro hanno sempre  la sterlina e di questa anomalia nessuno ne parla mai, il Qatar magari.  Alla fine cosa unisce tutti i suddetti portavoce ?  A mio parere gli interessi Gas/Petrolio, con la maiuscola.
    Fai caso le tre emittenti hanno dietro le petrolifere americane (CNN) La BP (BBC), e Qatar che e’ importante nel mercato petrolifero.
    Ma se sono cosi’allarmati co’ le lagrimucce all’occhi, a giudicare dagli annunciatori, perche’ non aprono il portafoglio e dicono alla Grecia – vabbe’, nun te preoccupa’, che mo’ ce pensamo noi a ripiana’ li debbiti  ?
  • Veron

    Vuoi sapere come mai la stampa disinforma sulla Grecia o sull’Ucraina o sull’ISIS e su tante altre cose?

    Ecco come Glenn Greenwald, giornalista di razza, descrive i suoi colleghi americani:

    “L’identificazione
    dei media dell’establishment con il potere costituito è cementata da vari
    fattori, uno dei quali è di natura socio-economica. Molti dei giornalisti più
    influenti negli Stati Uniti sono oggi multimilionari. Vivono negli stessi
    quartieri dei personaggi dell’elite politica e finanziaria cui in apparenza
    fanno da cani da guardia. Partecipano alle stesse funzioni, hanno la stessa
    cerchia di amici e conoscenti, i loro figli frequentano le stesse scuole
    private. È una delle ragioni per cui giornalisti e funzionari governativi
    riescono a scambiarsi il lavoro con grande immediatezza. La porta girevole
    colloca le personalità dei media in posizioni di prestigio a Washington, e con
    la stessa facilità molti funzionari governativi lasciano il posto per trovarsi
    in mano un lucroso contratto nell’universo mediatico (…) Sono passaggi
    laterali più che veri e propri cambiamenti di carriera, e avvengono così
    agevolmente proprio perchè il personale in questione continua a servire gli
    stessi interessi. Il giornalismo istituzionale statunitense è tutto tranne una
    forza outsider. È pienamente integrato nel potere politico dominante della nazione.
    Le due realtà sono una cosa sola dal punto di vista culturale, emotivo e
    socio-economico. Giornalisti ben inseriti, ricchi e famosi non vogliono
    sovvertire lo status quo che li ricompensa con tanta prodigalità: come tutti i
    cortigiani, sono ansiosi di difendere il sistema che li copre di privilegi e
    disprezzano chiunque lo metta a dura prova.”  

  • wld

    Una vera ingerenza dettata come un mantra a tutti i "giornalisti" direttori, redattori, editori al soldo della élite finanziarie.

    Questa presa di posizione la dice lunga sulla paura che il giocattolino si rompa.

  • Veron

    a cui aggiungo le parole di Federico Rampini:

    “Le minacce più serie al mestire di reporter sono sempre
    venute non dalla concorrenza di nuovi media bensì dall’intreccio tra affari e
    informazione, dai conflitti di interesse, dal servilismo, dalle collusioni e
    complicità tra giornalisti e politici, tra giornalisti e potentati economici, o
    semplicemente tra i giornalisti e le loro fonti quando le notizie diventano
    merce di scambio per favori reciproci, al servizio di agende occulte e
    inconfessabili, logiche di potere, di partito, di mafie, di cordate (…) I
    capitoli migliori nella storia del giornalismo hanno sempre avuto origine in un
    forte senso del prestigio di questo mestiere, della sua autorevolezza, della
    sua funzione di guardiano verso i poteri costituiti in una società democratica”.

  • lanzo

    Caro Veron – Hai colto nel segno.

  • esterina

    Ho imparato a non dare credito di ciò che buona parte della stampa scrive su cià che accade all’estero durante il "golpe" moscovita quando Gorbacev fu destituito.

    Ero a Mosca e al ritorno in Italia lessi i giornali che mi erano stati conservati e vidi qualche registrazione. Sembrava che fosse scoppiata la guerra nelle vie di Mosca.

    Falsità su falsità.