Home / ComeDonChisciotte / PERCHE’ LA LETTERATURA FA INCAZZARE
16322-thumb.jpg

PERCHE’ LA LETTERATURA FA INCAZZARE

DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

“Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. […] Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti”.

(Umberto Eco, Fenomenologia di Mike Bongiorno)

Negli Istituti Tecnici, l’evento più drammatico che possa capitare ad un insegnante di italiano all’inizio di un anno scolastico è vedersi assegnato ad una terza superiore. Finché si insegna nel biennio, se si sorvola sulle esuberanze degli allievi appena graziati dalle medie, tutto fila relativamente liscio. Si rifrigge un po’ di analisi logica e del periodo, già salmodiata in tutte le tonalità alle elementari e alle medie, si assegna qualche emozionante temino sulla droga, sulla fame nel mondo o sull’emancipazione-della-donna-nella-moderna-società-occidentale e ci si ritrova in un battibaleno a maggio, con un corpo studentesco equamente suddiviso tra secchioni e citrulli senza speranza, ma serafico e pago.

Qual mormorio soave, si propaga nei cerebri studenteschi l’insana persuasione che l’italiano sia una materia “facile”: che basti analizzare il complemento di termine e la proposizione concessiva in un po’ di balbe frasette, innalzare qualche straziante melopea in puro inchiostro BIC al lavoro minorile dei miserandi negretti dell’Africa© (di quale nazione dell’Africa, esattamente, non si sa: gli allievi tendono a ridurre la specifità geografica a categoria kantiana) per vedere materializzarsi tra le dita, quale sacra Vibhuti, la sufficienza agognata. Dopo di che resta solo matematica da recuperare.

Ma quando si arriva in terza, ove la ministerial barbarie impone lo studio della storia della letteratura, la musica cambia. Luttuosamente, gli allievi realizzano che il dolce far niente è finito. Ora occorre leggere opere di autori veri, non piagnucolose storielline su miserrime femmine musulmane dagli occhi pesti, corredate di queruli arpeggi antologici. Occorre parafrasare Dante, Petrarca, Guinizzelli, Jacopone, analizzarne il lessico, soppesarne la struttura rimica, metrica e strofica, determinare la funzione delle specifiche scelte fonetiche, identificare le figure retoriche e la loro valenza nell’economia complessiva del testo, distinguere ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofi, comprendere il legame storico e culturale del componimento con la sua epoca, infine collegare le scelte stilistiche e contenutistiche di ogni autore ad altre opere, tentando di ricostruire la collocazione dell’opera stessa nella catena testuale.

Qui cominciano i pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio, il compianto de’templi acherontei. Gli alunni diligenti allibiscono, quelli somari ragliano in coro, con fragoroso strepito, la loro indignazione. Torme di genitori in tenuta da guerra o, a fasi alterne, da pellegrinaggio a Pietralcina, giungono a schiere, recando velate minacce o plorazioni accorate. I più cialtroni (o “ribelli”, come li chiamano i cialtroni loro simili) danno il via al boicottaggio delle lezioni, all’assenteismo pianificato, al sabotaggio delle verifiche. I più fessi pensano di cavarsela scopiazzando analisi precotte dall’immancabile telefonino e vengono regolarmente sgamati. E’ la fase in cui è più semplice distinguere i docenti ignoranti e calabrache, che cedono alle pressioni e tornano al piagnucolìo sui burqa e sull’infanzia rubata, dai docenti veri, che dicono: si fa così e punto.

Ma se il terrore degli allievi usi alla nullafacenza è comprensibile, più difficoltoso è capire perché, come recentemente sperimentato proprio su questo sito (qui e qui) anche nei forum telematici la letteratura e i letterati producano effetti assai simili. Finché si cazzeggia in libertà, tra un bicchierino e l’altro, di simboli fallici in Shakespeare, finché si rimestano col ramaiolo, in un’unica broda, Petronio e Catullo, spruzzandoli con fiotti robusti di Caravaggio e Velazquez, fino a ridurli a una pappetta indistinta di simboli grafici senza referente, allora la letteratura e l’arte sono tollerate. Ma nel forum come in classe, l’apparizione inopinata di un’analisi letteraria ponderata, o peggio, di un docente di letteratura non improvvisato, scatenano dapprima la pietrificazione stupefatta, poi lo sconcerto, infine l’ira più ferina tra gli astanti. Come mai accade questo? Perché la letteratura, ove non annacquata dalla blàtera sciolta, fa incazzare così tanta gente? Mi sono dato le seguenti risposte, che ho riunito, per comodità, in decalogo numerato.

1) La letteratura non è per tutti: l’ascesa del proletariato e dei ceti medi, realizzatasi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, aveva portato i ceti popolari a sfruttare la forza acquisita con le lotte per impadronirsi di quelli che, per secoli, erano stati gli odiati vessilli e simboli del nemico: la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università. Tutto ciò che era stato visto come segno distintivo della classe borghese, era ora in potere delle masse contadine e operaie. Le quali, tuttavia, non sapendo né maneggiare la letteratura, né innovarla, né tantomeno crearne una propria che fosse presentabile, si sono limitate a giochicchiare con il suo pregevole tessuto, a ridurlo a citazionismo becero, a ricavarne nastrini e volant da indossare sul vestitino della festa per farsi ammirare dagli amici. Ora che la carrozza fatata del proletariato è tornata ad essere una zucca, la fata borghese torna a riprendersi il suo bel vestito. L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come strofinaccio: o studiano e acquisiscono le alte competenze necessarie a portarli addosso con la dovuta eleganza e il dovuto rispetto, o tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia. Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce.

2) Un vero testo letterario è un meccanismo complesso: la sua densità semantica, le sue possibilità interpretative, le informazioni in esso contenute, i diversi significati di cui esso è capace di colorarsi attraverso le epoche, la sua capacità di offrire al lettore uno scorcio su visioni della realtà profondamente differenti dalle consuete, i dati che esso ci fornisce sulla realtà storica, sociale, economica, politica, ecc. in cui è stato prodotto, non possono essere colti attraverso una lettura distratta. Si può coglierli solo attraverso un’opera attenta e faticosa di analisi, che non tutti sono in grado di compiere o disposti a compiere. L’occhio allenato dell’insegnante di letteratura distingue agevolmente gli abili all’opera dagli inabili, relegando esplicitamente o implicitamente questi ultimi in una classe intellettiva secondaria. Da ciò nasce, prorompente, la sua fama di negriero e l’odio dei meno dotati nei suoi confronti.

3) La letteratura non ammette superficialità: a causa della sua complessità, il testo letterario deve essere oggetto di un giudizio critico motivato per esteso, nel dettaglio e con estrema precisione e chiarezza. Ciò rende furente il proletariato dei social network, abituato ad esprimere con la mera dicotomia “mi piace” – “non mi piace” la propria prospettiva sull’universo (e senza nemmeno dover scrivere queste poche lettere di proprio pugno). L’esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare e del pescivendolo e che richieda la trasformazione di questi ultimi in esseri raziocinanti per poter essere pronunciato, rappresenta una limitazione intollerabile di sovranità, alla quale la comare e il pescivendolo reagiscono con vano furore guerriero.

4) Il testo letterario ci pone a confronto con un’alterità spesso radicale: esso ci costringe a dialogare con culture, visioni del mondo, categorie di pensiero, strutture sistemiche, riferimenti etici, completamente diversi dagli attuali. La nostra prospettiva ne risulta profondamente relativizzata: il nostro sistema, i nostri valori, la nostra configurazione sociale, dunque, non rappresentano l’unico mondo possibile. Sono esistiti ed esistono altri mondi e altre prospettive che, per avere un proficuo rapporto col testo, dobbiamo imparare a conoscere. Ogni anno devo spiegare alle mie studentesse che il Boccaccio non dedica il Decameron alle donne perché desideri “emanciparle”; che il concetto di “emancipazione della donna” scaturisce da contingenze produttive e non etiche ed è stato elaborato per ovviare alla carenza di manodopera nelle fabbriche, dopo la rivoluzione industriale. Al contrario, Boccaccio è convinto che le donne stiano benissimo dove sono (relegate nelle loro stanzette a leggere e filare); vuole soprattutto sfruttarle come “target” ideale della nuova letteratura borghese, della quale egli è, se non l’iniziatore, almeno il codificatore. Ciò genera nelle mie allieve perplessità e differenti reazioni: comprensione nelle più intelligenti, indignazione berciante nelle oche mestruate.

5) La letteratura decentralizza: essa ci rivela che non siamo il momento più alto, luminoso e assiomatico dell’evoluzione umana, bensì un momento qualsiasi, i cui connotati etici di riferimento sono legati a contingenze politico-economiche in continuo mutamento. Se prestiamo attenzione, scopriamo che tali connotati hanno più a che fare con la configurazione economica e produttiva del periodo storico in corso che con pulsioni o ideali connaturati all’indole umana. E’ un principio banalissimo per chi ha letto e digerito Marx, ma che coglie spesso di sorpresa il fruitore sonnacchioso dell’informazione giornalistica e televisiva. Costui, se è un tipo sveglio, si rende conto ben presto che valori etici e sociali creduti immutabili vengono in realtà generati e diffusi dai sistemi d’indottrinamento propagandistico che le elite dominanti di ogni epoca storica approntano e gestiscono per i propri scopi; uno legge ad esempio “Germinal” di Zola e inizia a chiedersi perché certe “repubbliche” siano fondate sul lavoro, e perché, per che cosa e per chi si dovrebbe lavorare. Se trova la risposta, l’incazzatura è inevitabile. E’ una fortuna per l’ordine sociale che siano in pochi a porsi domande o anche soltanto a saper leggere. O forse non è una fortuna, ma solo l’ennesimo progetto ben attuato.

6) La letteratura è memento dell’impermanenza: prima che ci pensasse la stessa geopolitica, sarebbe bastato un qualsiasi testo letterario a ridicolizzare l’illusione di “fine della storia” propugnata da Francis Fukuyama. Leggendo un testo, scopriamo che non solo l’uomo e le sue strutture materiali, ma anche le configurazioni di potere, le reti di relazioni economico-sociali, tutta la complessa elaborazione della mente che siamo soliti chiamare “realtà” è soggetta ad alterazioni e mutamenti profondi. La mente umana è fluida e in continuo divenire e con essa si trasforma la realtà che da essa scaturisce. Ogni testo è prova che il mondo in cui viviamo non è fatto di sola materia, ma è un palazzo le cui mura sono composte in gran parte di idee. Di tanto in tanto, nuove idee poderose, veicolate dalla narrazione, sconvolgono il nostro modo di pensare al mondo e a noi stessi, distruggendo le vecchie strutture mentali e riconfigurandole su nuovi parametri. Lo stesso testo letterario è impermanente e assume valenze, significati, contenuti completamente cangianti col variare delle epoche e del pensiero. La letteratura è un messaggero dell’Apocalisse: annuncia nuove visioni della realtà affinché vecchi mondi scompaiano tra le fiamme e nuovi ne prendano il posto. Chi potrebbe non averne paura?

7) La letteratura costringe a crescere: nessuno può accostarsi ad un’opera strepitando, come un moccioso, la sua percezione del mondo e tentando d’imporla sulla lettera del testo. Ogni testo è un’entità che insegna il rispetto verso l’altro: esige di essere ascoltato con attenzione, in ogni sua parola, prima che l’atto ermeneutico sia possibile. Esso strappa l’uomo della strada alla sua illusione puerile di compiutezza. A differenza del Mike Bongiorno della “Fenomenologia” di Eco, ogni opera letteraria ricorda al suo interlocutore che egli non è Dio, che non è perfetto, che non è eterno, che non è al centro dell’universo e nemmeno del suo ristretto habitat sociale. Lo spinge a confrontarsi con la propria mortalità, con l’incompletezza delle proprie conoscenze, con la necessità di un percorso malagevole, doloroso e prolungato perché sia possibile, forse, pervenire un giorno ad una qualche maturità epistemologica. La letteratura ci costringe ad abbattere le strutture mentali candide e rudimentali della nostra infanzia e ad elaborarne continuamente di nuove e più complesse, abituandoci, strada facendo, alla mutevolezza incessante delle cose. Ci costringe ad imparare a parlare e ad esprimerci con proprietà per poter interloquire con lei. Essa esige lo svezzamento dell’individuo: la capacità di staccarsi per sempre dal seno dell’autorità e della propaganda e di acquisire capacità autonome di comprensione del mondo, fondate sull’attenzione all’altro, sul rispetto, sull’ascolto. In due parole, accostarsi alla letteratura impone a chiunque un salto verso la maturità.

C’è da stupirsi che in un mondo di adulti senza ormai altro desiderio che quello di restare bambini, essa sia la più detestata delle maestre?

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

6.06.2016

Pubblicato da Davide

  • ElTano

    Magnifico.

  • sollazzo

    Copiato ed incollato.

  • Servus

    C’è anche un altro motivo: l’incapacità di molti insegnanti ad insegnare.

  • Vocenellanotte

    Con insignificanti distinguo, condivido. Trovo il pezzo stimolante e serio.

  • ottavino

    Ottimo.

    Forse veniamo mandati troppo presto a scuola. I giovani dovrebbero scaricare un pò della loro esuberante energia fisica prima di gettarsi sui libri.
  • arlights

    Questo scritto mi riporta alla mente il periodo in cui frequentavo il liceo,una delle mie compagne di classe,detestava la letteratura,forse Freda avrebbe ricompreso anche lei nella definizione di "oche mestruate"’il nostro professore di letteratura non perdeva occasione per bistrattarla,e ovviamenta la relegava tra i senza speranza,ebbene si era figlia di quella classe media o popolare di cui lei riferiace.Ad oggi questa cara amica è laureata col massimo dei voti in fisica al Politecnico di Milano e fa parte dei famosi cervelli in fuga che lavorano negli usa perchè l’italia non ha saputo o voluto valorizzare.Per chiarezza lavora in una multinazionale e si occupa sdi Big Data…ah ma se avesse ben interpretato il Decameron forse….. 

  • riefelis

    E quando bisogna incomiciare a studiare? A quaranta anni?

  • riefelis

    Considerazioni molto interessanti.

  • Bertozzi

    Non è la letteratura che fa incazzare, ma i presunt(uos)i letterati e insegnanti di sta fava. E non dovrebbe essere fatta di chiarezza e concisione? Impossibile che uno che usa cosi tanti iper-ricercati aggettivi possa essere interessante,  impossibile. 

  • PietroGE

    L’articolo è interessante. Ad una lettura veloce però sembrerebbe che chi non capisce la letteratura è un, diciamo, non molto intelligente, rimasto bambino dentro e un po’ superficiale. Non è così, e poi dipende molto da come viene presentata agli alunni.

  • RicardoDenner

    Bè..Si può anche dire che certi giovani preferiscono vivere invece di studiare chiacchiere raffinate e arzigogolate..

    Adesso invece tutti devono diventare chierici castrati  o formidabili ipocriti della presa per il culo dei professori..e il marciume del mondo si riproduce con metodo scientifico..
    Leggere..scrivere e far di conto sono le basi per diventare buoni cittadini..poi chi vuole specializzarsi lo potrà fare..ma senza programmi obbligatori..che servono a foraggiare l’ISIS…la depressione giovanile e il rammollimento della civiltà.. 
  • luiginox

    la letteratura è una tra le mille sapienzialitò che l’uomo ha sviluppato.non fa incazzare ,come lei afferma caro professore ,ma può essere per alcuni meno interessante di altre materie non meno importanti per lo sviluppo prima dello studente  poi dell’uomo ed infine dell’intera società.il disprezzo che trasuda dal suo scritto per la classe operaia e contadina è molto irritante.anche lei ha bisogno dello zappatore che dissotterra le patate.con rispetto le confesso che penso lei sia un trombone.ossequi

  • totalrec

    E io che lei sia un somaro. Ossequi.

    (GF)
  • ottavino

    Credo, comunque, che il principale motivo per cui bisogna essere grati a Freda, risiede nel fatto che lui parla di costume.

    Costume, usi e consumi, non c’è altro di cui parlare.
    Tutte le pappette geopolitiche, economiche, dell’euro, del non euro, della politica, ecc., scompaiono di fronte al racconto di noi stessi.
  • bysantium

    Sono cosciente che l’intervento ha un orizzonte più ampio e generale ma forse chi sceglie un Istituto Tecnico lo fa perché non si sente particolarmente portato per la letteratura.
    Al proposito bisognerebbe sentire il parere di chi insegna nei licei, in particolare nel classico.
    E potrebbe, ahimè, essere uguale.

  • natascia

    Testo esemplare. Tuttavia , l’analisi del proletariato e del ceto medio, a mio avviso lascia, ampi margini  di critica.  In primo luogo, e forse lo scopo di questo componimento era proprio questo, rilevare cioè l’assenza di moderni odiati vessilli,  è infatti  legittimo chiedersi chi siano gli insegnanti odierni di letteratura, se non discendenti delle masse contadine e operaie riscattatesi illo tempore. Discendenti ormai nobilitati, non sofferti autori  in grado di rinnovare la letteratura stessa.  Le nuove visioni dell’umanità , difficilmente  derivano  dalle classi nobili e anzi gli sforzi compiuti dagli studenti meno agiati producono dei pensieri sempre decisivi per la salvezza dei popoli.  La fatica a cui ci costringe la  letteratura  stessa  è una barriera apparente  se paragonata a ben altre fatiche meno appaganti e ben più frustranti. La letteratura anche se inconsapevolmente, è  amata SEMPRE e spesso dai ceti meno fortunati.  Essa è la medicina, il rimedio, la cura di ogni  problema umano. Cercare di renderla difficile e lontana non la farà amare di meno.

  • Moreno
    L’insegnante di letteratura insegna la letteratura allo studente di letteratura ( per studente di letteratura bisogna intendere colui che vuole studiare la letteratura . Tutti gli altri no ) . Mi sembra lapalissiano . 
    Ma non condivido qualche altra considerazione : A) l’insegnante di letteratura bersaglio dell’odio proletario , in quanto simbolo della classe borghese : senza considerare i tantissimi proletari amanti della letteratura , secondo me nel 2016 l’insegnante di letteratura non viene più identificato come appartenente al ceto borghese . Al limite qualche professore universitario , ma gli insegnanti in generale direi di no . E anche quei pochi identificabili senza dubbio ancora come borghesi a mio parere non vengono , per questo motivo , "odiati" , ma rispettati e imitati . B) L’equiparazione tra classe proletaria e utenti di social network : ci sono milioni di professionisti , di certo non proletari , che scrivono quotidianamente sui forum , facebook , twitter ecc. C) L’accostamento tra l’utente di un forum e lo studente somaro dell’istituto tecnico . A parte che l’utente di un forum può essere tranquillamente una persona preparata , e anche più preparata di chi di mestiere fa l’insegnante , ma soprattutto la questione è un’altra … in un forum su internet conta solo quello che dici , non conta nulla il lavoro che fai : in un forum saltano i ruoli sociali gerarchici di insegnante e studente .. si è tutti sullo stesso piano . Sicuramente , anche in un forum , si tende a dare più credito ad un insegnante … ma non è detto che l’insegnante abbia ragione , o che non dica cazzate , o che l’utente anonimo non ne sappia più dell’insegnante , che magari sia lui stesso un insegnante .. e soprattutto in forum puoi tranquillamente rispondere all’"insegnante" , senza il timore ( anche di essere preso di mira )  che può avare lo "studente" , perché in un forum saltano i ruoli sociali : contano solo ciò che dici . Ovviamente senza offendere o far di tutto per mandare la discussione in vacca ecc..
  • Capra

    " L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come strofinaccio: o studiano e acquisiscono le alte competenze necessarie a portarli addosso con la dovuta eleganza e il dovuto rispetto, o tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia. Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce."


    L’insegnante, che sia di letteratura od altro, è prima di tutto una persona. Come tale il suo comportamento può attirare simpatie od antipatie. Qua mi pare si parta dal presupposto che essendo il docente persona di cultura può accomodarsi in automatico nei piani più alti della società, ma la cultura da se non rende degni di rispetto.
  • edoro
    é successo qualcosa e non ho compreso bene cosa.
    Io sono quell’allievo di istituto tecnico a cavallo tra gli anni 80 e 70  che soffriva per il povero prof d’italiano che veniva preso per il culo, quasi una tortura, durante l’intera ora dai soliti coglioni. 
    Ho apprezzato sia il "Non c’è più audio" della settimana scorsa che la replica pungente dell’utente Black_Jack, non ho compreso la "repressione" nei confronti dell’utente da parte de "la redazione".
    Ed oggi mi leggo questo articolo dove ad un certo punto compare il link ad una discussione sul forum ( http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=95757 ) in cui si discute se moderare o meno ed interviene l’AUTORE professore così carinamente:"Prendetevi un paio di lauree in letteratura, ottenete un’abilitazione all’insegnamento, vincete qualche concorso, pubblicate qualche saggio, trascorrete una decina d’anni in tutti i gradi nella scuola pubblica e quando sarete alla mia altezza mi degnerò di ascoltare i vostri suggerimenti" riferendosi alla metodologia didattica.
    ma checcazzo, questo è classismo, io, congegnatore meccanico non posso parlare di insegnamento al professore? io che ho costruito: i banchi, le penne, le macchine da stampa, lo spazzolone del cesso che utilizza quotidianamente, le scuole in cui si reca etc etc
    Io soffrivo per il mio prof, non per questo; non è la letteratura che fa incazzare …
  • edoro
    é successo qualcosa e non ho compreso bene cosa.
    Io sono quell’allievo di istituto tecnico a cavallo tra gli anni 80 e 70  che soffriva per il povero prof d’italiano che veniva preso per il culo, quasi una tortura, durante l’intera ora dai soliti coglioni. 
    Ho apprezzato sia il "Non c’è più audio" della settimana scorsa che la replica pungente dell’utente Black_Jack, non ho compreso la "repressione" nei confronti dell’utente da parte de "la redazione".
    Ed oggi mi leggo questo articolo dove ad un certo punto compare il link ad una discussione sul forum ( http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=95757 ) in cui si discute se moderare o meno ed interviene l’AUTORE professore così carinamente:"Prendetevi un paio di lauree in letteratura, ottenete un’abilitazione all’insegnamento, vincete qualche concorso, pubblicate qualche saggio, trascorrete una decina d’anni in tutti i gradi nella scuola pubblica e quando sarete alla mia altezza mi degnerò di ascoltare i vostri suggerimenti" riferendosi alla metodologia didattica.
    ma checcazzo, questo è classismo, io, congegnatore meccanico non posso parlare di insegnamento al professore? io che ho costruito: i banchi, le penne, le macchine da stampa, lo spazzolone del cesso che utilizza quotidianamente, le scuole in cui si reca etc etc
    Io soffrivo per il mio prof, non per questo; non è la letteratura che fa incazzare …
  • makkia

    La letteratura è, sotto molti aspetti, come qualsiasi altra arte.
    E’ tranquillamente alla portata di una fruizione naïve, laddove è richiesto solo un po’ di sforzo iniziale.
    E’ invece complessa, non per tutti, quando si aspiri a una fruizione "tecnica", profonda.

    A differenza delle altre arti, però, sembra che il suo studio sia conditio sine qua non per accedere allo status di cittadino colto.
    Anche volendo essere d’accordo su questo (opinarlo sarebbe tutto un altro topic), credo che il problema investa l’adulto molto più che l’adolescente.

    Come nelle altre arti, il godimento pieno si ottiene solo con la passione, lo studio, la perseveranza, la sensibilità (anche il QI aiuta) e, soprattutto, dopo aver compiuto un percorso di vita accompagnati da quella specifica forma di arte.

    Avanzo l’ipotesi che il compito dell’insegnante non sia di trasformare gli allievi in letterati o critici, ma di farli innamorare della letteratura.
    Per quanto ripugnante sia per uno che della letteratura fa ragione di vita, il risultato a cui tendere dovrebbere essere più modestamente di fare degli allievi dei lettori. Nel senso di "dotati degli strumenti per leggere".

    Poi starà alle capacità e alla storia individuale dei ragazzi evolvere, dal semplice piacere di venire in contatto con mondi diversi dal proprio, alla passione per il viaggio (o meglio i viaggi) che si possono fare immergendosi completamente e consapevolmente nel testo.

    Il motto dell’insegnante (e non solo di letteratura) potrebbe essere: Messo t’ho innanzi, omai per te ti ciba

    A latere, sono convinto che i gradi inferiori di istruzione potrebbero preparare i ragazzi a un incontro molto meno traumatico con la letteratura.
    Non c’è niente, nei bambini e nei ragazzini delle medie, che gli impedisca di approcciare questa come altre forme d’arte.
    L’impedimento c’è, ma non è davvero nel loro essere piccoli. E anche questo è un altro topic, probabilmente.

  • cedric

    Gianluca Freda ha scritto

    ——————–
     analizzarne il lessico, soppesarne la struttura rimica, metrica e strofica, determinare la funzione delle specifiche scelte fonetiche, identificare le figure retoriche e la loro valenza nell’economia complessiva del testo, distinguere ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofi, 
    Qui cominciano i pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio, il compianto de’ templi acherontei. 
    Torme di genitori in tenuta da guerra o, a fasi alterne, da pellegrinaggio a Pietralcina, giungono a schiere, recando velate minacce o plorazioni accorate.
    Ma se il terrore degli allievi usi alla nullafacenza è comprensibile,
     Ma nel forum come in classe, l’apparizione inopinata di un’analisi letteraria ponderata, o peggio, di un docente di letteratura non improvvisato, scatenano dapprima la pietrificazione stupefatta, poi lo sconcerto, infine l‘ira più ferina tra gli astanti. 
    si sono limitate a giochicchiare con il suo pregevole tessuto, a ridurlo a citazionismo becero, a ricavarne nastrini e volant da indossare sul vestitino della festa per farsi ammirare dagli amici. Ora che la carrozza fatata del proletariato è tornata ad essere una zucca, la fata borghese torna a riprendersi il suo bel vestito. 
     L’esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare e del pescivendolo e che richieda la trasformazione di questi ultimi in esseri raziocinanti per poter essere pronunciato, rappresenta una limitazione intollerabile di sovranità, alla quale la comare e il pescivendolo reagiscono con vano furore guerriero.
    Ciò genera nelle mie allieve perplessità e differenti reazioni: comprensione nelle più intelligenti, indignazione berciante nelle oche mestruate.
    La letteratura è memento dell’impermanenza
    esige di essere ascoltato con attenzione, in ogni sua parola, prima che l’atto ermeneutico sia possibile. Esso strappa l’uomo della strada alla sua illusione puerile di compiutezza. 
    con la necessità di un percorso malagevole, doloroso e prolungato perché sia possibile, forse, pervenire un giorno ad una qualche maturità epistemologica.
    ——————–
    Un  testo  accattivante ed affabulante che mostra come l’autore abbia un buon controllo della parola anche se più finalizzato al suono che al contenuto.
    Emerge chiarissimo un senso di frustrazione e noia "ma che ci faccio io ad insegnare letteratura italiana in una scuola, magari paritaria? " e di rimpianto "Come si stava bene a studiare al calduccio della facoltà, qui nessuno capisce le mie crasi e le mie ellissi!"
    Mio caro, la tua frustrazione ed il tuo rimpianto sono ben pagati dal tuo stipendio, semprechè non ti paghino in nero, allora e solo allora avresti diritto a lamentarti.
    Per ultimo ho evidenziato in grassetto alcune parole e frasi : in un qualunque liceo di provincia sarebbero state segnate con un bel segno blu ed il tuo tema avrebbe meritato non più di un  quattro, forse anche un tre e mezzo.
  • Gibilee

    Una modesta chiosa generalista.
    Negli istituti tecnici ‘serali’ di buona memoria – anni 70/80 -, frequentati per lo più da studenti lavoratori certo non giovanissimi, la letteratura proposta per quel livello è sempre stata ben accetta e seguita. Motivo di crescita personale e intellettuale, e mi riferisco a persone con le manine non da punto e croce. E’ovvio che non puoi proporre l’esegesi dell’Ulisse di Joyce.

    E’che oggi la comodità, la mancanza di lavoro e il fatto che l’istruzione non rappresenti più non l’ascensore ma neppure il montacarichi sociale o di livello
    di inquadramento, ha fatto se non chiudere ma decadere l’esperienza dei serali.

    In ogni ordine di scuola si è sempre banalmente saputo da secoli che è l’insegnante che ‘fa la materia’, anche i temi più ostici devono essere ben assimilati e capiti soprattutto da chi li propone pertanto esposti in modo molto intelleggibile ed interessante. Cosa lapalissiana anche per noi che siamo stati a nostra volta studenti. Un insegnante capra non è in grado di guidare il gregge, ne fa parte.

    Posto che nei tempi che furono, forse anche ora, Stato e parastato erano il migliore bacino di utenza per l’occupazione, in modo particolare sudista,
    la scuola ha dovuto accogliere di tutto; ministri e riforme hanno fatto il resto.

    Sempre nei suddetti anni proporre in un’assemblea sindacale anche la valutazione degli insegnanti significava il linciaggio sul posto da parte di molti astanti.

    Sic et simpliciter.

  • Georgejefferson

    Fantastico.

    Mi ritaglio del tempo perche’ e’ un ottimo spunto di riflessione critica (critica del testo) ed esercizio dialettico, sempre interessante.

    Non credo che mi banneranno come capitato a Jack, dato che tolgo ironia e sarcasmo (e’ un po dura ma con un po di impegno ce la si fa). Non ci saranno i motivi validi per la censura cosi ne approfitto per riprendere anche "i temi" e "gli argomenti" della volta scorsa, anche quello posti da jack, passati stranamente in sordina, per la quasi sola attenzione posta al gossip e rancore.

  • Georgejefferson

    Una leggera, gentile, educata e pacata critica all’articolo.

    Bella mi e’ piaciuta. Ma mi piace di piu il tuo scrivere quando piu passionale ed incaxxato (che non vuol dire per forza emotivo irrazionale, e nemmeno che "passione" e "incaxxatura" siano sempre un bene).

  • GioCo

    Per Freda è facile raccontare i guasti dall’interno di una dimensione, quella dispersa della mente giovane in questo "parco divertimenti tecnologico" che è l’era moderna.

    Anche se è una soluzione spiccia e desiderabile perché le masse possano accedere a quella specifica qualità di apertura mentale che si conosce solo con lo studio della letteratura classica, non si può imporre con la forza la riforma Gentile … ai gentili.

    Capisco il multiplo registro, quello della frustrazione già colta dai teleutenti e quella sottesa più superficiale che raccoglie la questione della incapacità a insegnare che Freda sottilmente indica con la scelta temuta del terzo anno, che suggerisce appunto come l’insegnamento debba poi misurarsi anche con le precarie prepariazioni degli insegnanti.

    Tuttavia ci sono altre questioni che il testo non affronta estremamente più gravi e che non riguardano il luogo (scolastico) e il tempo (moderno) ma ne condizionano il disfacimento in corso.
    Così posto il problema rimane locale e soggettivo, quando dovrebbe essere collettivo e affrontato con coscienza preparata alla critica costruttiva, perchè ognuno comprenda bene i significati che abbracciano gli accadimenti. Il testo rimane per ciò emotivamente condivisibiile, giusto per il conforto al "bravo professore" che suggerisce, ma inutile al fine della sua soluzione e questo non è un suggerimento, ma la sottolineatura del senso di profonda delusione che un personaggio come Freda, proprio lui da cui ci si può aspettare di meglio, scada incosciamente nella sua propria inconcludenza.

    Personalmente, ho conosciuto come tutti gli Italiani grazie alla scuola pubblica molti docenti e situazioni scolastiche e quindi condivido con i miei connazionali una adeguata esperienza di insegnamenti differenti per poter dire quanto segue: non è mai il docente o la materia a fare la differenza, ma la compartecipazione e la condivisione (molti lo chiamano "il momento magico") che si riesce a creare a volte durante la lezione per nessuna apparente ragione tra tutte le parti. E’ come nei film, a prescindere dal genere il regista si sforza di catturare il telespettatore, di usare ogni trucco che possa assorbire la sua attenzione, ma per quanto sia dominata l’arte, ottenere sistematicamente "la magia" rimane un sogno. Già Don Milani però sottolineava come il desiderio di fuga (da una situazione ritenuta peggiore, che nel suo caso era "il lavoro nei campi") sia un modo per ottenere quel risutlato.
    Oggi abbiamo immerso la gioventù un quantitativo tale di distrazioni che richiamano al piacere psicofisico che lo studio appare come molti altri momenti, faticoso e spiacevole, In effetti (nel cofronto) sfido chiunque a dire che Gardaland sia meno piacevole di una lezione di letteratura.

    Ciò che non mi va proprio giù è la piena consapevolezza che se restringiamo il discorso al livello educativo [b]non esiste alcuna distanza tra una lezione di letteratura e una giornata a Gardaland[/b]. In entrambi i casi farò esperienza e imparerò qualcosa e solo un cretino di classe solare può pensare che tra i due insegnamenti l’uno sia più potente o migliore dell’altro, perché si tratta esclusivamente di capire bene e soltanto "cosa", "come", "quando" e "perché" viene appreso ciò che viene appreso e quali sono le conseguenze: senza tale coscienza approfondita, dire alcunché d’altro prima di questo e tanto vano da condurci sempre alla retorica sterile: "i ragazzi preferiscono ca%%eggiare che studiare".

    Oggi fare educazione come pretendiamo sia fatta è come condannare un innocente ai lavori forzati per vent’anni e usare come metro di giudizio le lagnanze dei celerini che osservano come le "bestie subumane" non vogliono faticare come invece i guardiani sono costretti a fare loro malgrado per trattenerli, tant’é che da "sfaticati" questi vogliono solo uscire per l’ora d’aria: è semplicemente [b]satanico[/b]. Se è vero che le lezioni di Freda non sono parte della scuola dell’obbligo e che l’università non da nessuna garanzia per il mondo del lavoro è anche vero che nessuno ha un futuro se rimane con la licenzia media e questo lo sappiamo bene tutti. Se è vero che lo studente non vuole faticare è anche vero che la società non è più in grado di dire allo studente banalmente perché debba studiare, a che titolo e a che scopo, dato che [b]il patto sociale e stato fatto a pezzi, nel modo più grottesco, becero e scritteriato possibile[/b]. Cioè senza dare in cambio NULLA.

    Forse Freda pensa che "studiare da schiavo" sia più sensato saperlo buono per lo studente che "lo studio adatto all’Uomo", uno che per ora è molto di la da venire (in tutti gli ambienti). Poi però (tanto per fare un altro confronto) se ci capita di andare in una scuola per i figli dei pochi e privilegiati, troviamo che praticamente nessuno è indolente perchè in quel caso, quelle persone, sono perfettamente coscienti dell’utilità e della necessità di ciò che studiano e molto probabilmente Freda sarebbe da loro preso sistematicamente a calci, perché nessuno tra loro vuole tra i peidi meno che un genio assoluto. Infatti uno studio attento porta la mente ad essere altamente critica e allora in quel caso il docente viene spremuto come un limone e si trova nella situazione rovesciata: tra le élite sei un co%%%ne che deve dimostrare di valere qualcosa, nel disastro della scuola abbandonata a se stessa e frequentata dalla disperazione, sei qualcuno che può permettersi di langarsi della svogliatezza dei discenti affidati.

    Che tristezza.

  • totalrec

    "Per ultimo ho evidenziato in grassetto alcune parole e frasi : in un qualunque liceo di provincia sarebbero state segnate con un bel segno blu ed il tuo tema avrebbe meritato non più di un  quattro, forse anche un tre e mezzo."


    ??????
    Io sono rimasto a quando nei licei di provincia si segnavano in blu gli errori. Va bene che il mondo si è capovolto, ma mi pare che neppure adesso si segnino in blu le frasi corrette. Forse le ha segnate in blu perché il suo personale vocabolario non le contempla?
    (GF)
  • totalrec

    Non si chiama classismo: si chiama "evitare di parlare a vanvera di mestieri che non si conoscono, tanto più se lo si fa con arroganza, ignoranza e profonda maleducazione".

    Se lei è bravo a fabbricare banchi, penne, ecc. mi parli della loro fabbricazione e, se ho tempo, la ascolterò volentieri.
    Non mi parli però di come fare l’insegnante, perché quello è il mio mestiere, non il suo, e lei – glielo garantisco – non ne sa assolutamente nulla. Non più di quanto io sappia come si fabbrica la roba sopra citata.
    (GF)    
  • Georgejefferson

    Un manifesto della destra moderno (a dir la verita, mica tanto moderno). Una summa sintetica di elitarismo classista, nostalgico ed anacronistico.

    Perche destra?

    Ve lo spiego io, con garbo decostruiamo tutto l’impianto ideologico che sorregge il tutto.

    Solo allora, scartato il velo di maia dell’ideologia, si puo razionalmente giudicare la "verita" senza paraocchi.

    Mi raccomando total, non correggere nulla che e’ perfetto nel suo genere.

  • totalrec
    Citazione:

    "tra le élite sei un co%%%ne che deve dimostrare di valere qualcosa, nel disastro della scuola abbandonata a se stessa e frequentata dalla disperazione, sei qualcuno che può permettersi di langarsi della svogliatezza dei discenti affidati".



    Lei non sa quello che dice. Ho insegnato anche nei licei frequentati dalle cosiddette "elite" e il livello culturale era forse un paio di gradini al di sopra di quello degli istituti tecnici, ma sempre ben al di sotto della menzione d’onore. Pensare che la preparazione di un ragazzino del liceo possa rivaleggiare con quella di un docente, fosse pure un docente fresco di laurea, privo di abilitazione ed estratto per caso dalle graduatorie d’istituto, fa ribaltare dalle risa. 
    Gli unici aspetti davvero positivi, nei licei, sono la maggiore autodisciplina degli studenti, la competizione (che è sempre positiva) e la minor frequenza di piagnistei sulla mole di lavoro che i docenti assegnano di giorno in giorno. E’ per queste caratteristiche che dai licei escono individui mediamente più preparati, a prescindere dalla condizione sociale di partenza, non certo perché si tratti di scuole frequentate da geni.
    (GF) 
  • totalrec

    Georgejefferson, te lo dico con voce supplichevole: basta con questa solfa della destra e della sinistra! Basta, per pietà, per amor di Dio!

    (GF)
  • totalrec
    Citazione:

    "non esiste alcuna distanza tra una lezione di letteratura e una giornata a Gardaland"


    Benissimo, passi le sue giornate a Gardaland e non alle lezioni di letteratura.

    Eccone un altro che tra qualche anno darà la colpa dei suoi problemi allo stato, ai politici, alla crisi, ai malvagi banchieri, all’Unione Europea, alla sfortuna… e naturalmente agli "insegnanti che non sanno insegnare".
    Non alle giornate trascorse a Gardaland, per carità, che da quelle s’imparano tante cose, signora mia…
    (GF) 
  • Tanita
    Ho smesso di leggere ne "La letteratura non é per
    tutti".
    E’ difficile da spiegare ad uno che la pensa cosí. Io, argentina, sono
    finita per quelle cose della vita, nell’allora Magistrale Rayneri di Pinerolo,
    TO. Mio padre era nato a Piscina (TO).
    Ho avuto insegnanti straordinari quali Alberto Barbero e Giorgio
    Bassani. Loro erano convinti che la letteratura era per tutti (anche per me, il
    cui non posso piú che celebrare), ed erano capaci di darne prova (che é ció
    che fa di un insegnante, un Maestro: essere capace di insegnare). 
    Ho in un luogo centrale della mia biblioteca in Argentina, orgogliosamente,
    i tre voluminosi libri di "Tesi, Antitesi – Storia della letteratutra
    italiana". Li uso ancora, decenni di anni dopo…
     "L’insegnante di letteratura è il funzionario incaricato di dire
    ai ceti popolari che non possono più utilizzare i testi letterari come
    strofinaccio".
    La letteratura, professore, é stata  strofinacciata – mi si
    permetta la licenza – con speciale accanimento – precisamente perché fa
    pensare – da coloro che conformano tutt’altro che le classi popolari.
    Ma cosa potrei mai dire io a Lei, che si trova cosí in alto, lassú
    con i maestri strofinacciatori…

  • neroscuro2014

    Da insegnante, come mi sono dichiarato in passato attirando commenti poco simpatici (sic!) ,  ho già avuto modo di sperimentare personalmente quanto accade dentro e fuori la scuola. Freda ne descrive puntualmente le caratteristiche e va oltre aggiungendo quella manciata di ipotesi molto originali su cui vale la pena riflettere. Sarà superfluo ribadirlo, per uno che nella scuola ci lavora, tuttavia devo perché sarebbe giunto il momento per un’inversione di tendenza. La scuola di cui molti cianciano non esiste da un decennio almeno Tutto è cambiato. Da un lato agli insegnanti è stato richiesto un livello sempre maggiore di professionalizzazione, per cui è davvero ingiusto anche solo azzardare un paragone con i docenti di una volta, dall’altro si è avuto uno scadimento su tutto il resto, dall’utenza (sempre più rissosa, indisciplinata, pronta al ricorso e ad ogni scorciatoia che gli viene offerta )alle strutture sia esse fisiche come le scuole sia esse istituzionali come le leggi , per andare poi dal prestigio sociale al trattamento economico. Mi spiace per tanti improvvisati insegnanti, ma ha ragione Freda: troppa gente si permette di esprimere pareri non richiesti e perfino infondati, che non ci si azzarderebbe con qualsiasi altra professione, eccetto forse il CT della nazionale italiana, ma con ben altri effetti.

  • totalrec

    "Ho smesso di leggere ne "La letteratura non é per tutti"."



    Ne ha tutto il diritto.
    Una preghiera però: quando smettete di leggere, smettete anche di commentare.
    Concottare aria può essere piacevole per chi lo fa, ma è molto fastidioso per chi ascolta.
    (GF)  
  • Fischio

    Cosa dobbiamo fare, scomodare le origini della letteratura per rispondere alla nota di Freda? Meglio limitarsi a opinare l’ultima frase dell’articolo. Davvero lo scrivente crede che il desiderio degli adulti sia quello di restare bambini? Magari fosse così! Questa realtà ci spiega ben altro, e parla soprattutto di tristezza sociale. Gli ordini sono:vietare, proibire, uniformare, rendere ignoranti e quindi schiavi. Del resto i dominatori delle nostre vite non sono mai stati veri bambini, di quelli che si inventavano giochi e si esprimevano in tutte le loro caratteristiche. Lassù stanziano megalomani e farabutti, conservatori. Esempio: sul finire degli anni ’60 e l’inizio anni ’70, nelle scuole medie-superiori certi insegnanti di italiano riportavano alla lavagna versi di Francesco Guccini da analizzare. La società si poneva diversamente rispetto anche all’autoritarismo. Il Potere però recepiva il pericolo e allora…..eccoci qua, in preda a un Capitalismo feroce che ha tutto l’interesse di manipolare le menti dei sudditi, renderli incapaci di ragionare. Filosofia Storia e Scienza Materialistica (Marx), cardini del sapere, prevaricate dalla sfrenata e imposta tecnologia di consumo. E così dopo la TV spazzatura, la più grande delle bravate ipnotiche, irrompevano sui mercati aggeggi estremamente micidiali, alla faccia dello studio, del pensiero, della riflessione e perchè no, della letteratura… 

  • Georgejefferson

    Perfetto, avrai da aggiungere giudizio alle argomentazioni critiche che porto, vista la convinzione.

    Naturalmente non ti e’ richiesto, fai quello che vuoi.

  • RicardoDenner

    Credo che la simbologia della pistola di Goering sia un giusto richiamo esistenziale..assieme alla zappa ben usata.. per redimere certe questioni di natura culturale ..

  • totalrec

    Personalmente, quando sento parlare della pistola di Goering, metto mano alla pistola.

    (GF)
  • Laertino
    "… l’ascesa del proletariato e dei ceti medi, realizzatasi a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, aveva portato i ceti popolari a sfruttare la forza acquisita con le lotte per impadronirsi di quelli che, per secoli, erano stati gli odiati vessilli e simboli del nemico: la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università."
    Capita sovente, nell’inoltrarsi nella palude del "sapere alto", imbattersi nelle sabbie mobili della cultura raffazzonata, coperte da invitanti e coloratissimi fiori della banalità.
  • maxcasi

    Metti mano al pisellino….. ti passa prima…..

  • GioCo

    Invece putroppo per Lei so bene quel che dico e posso provarlo. Non ho cattedre e non insegno in istituti (per fortuna) però STUDIO il problema che lei inferisce con ipotesi personali e già il fatto che non risponde nel merito del mio post è indicativo.
    Parla di aspetti positivi riguardo la disciplina, quando per me è esattamente l’opposto, la disciplina può andare bene a Lei che ne ha bisogno per imporre la cultura con la forza, probabilmente per ottenere una qualche soddisfazione personale, che poi bisogna capire con quali ricadute collettive: la sua modalità educativa "migliore" produce più facilmente ottimi soggetti per una psicoterapia futura che persone equilibrate.
    Basta dire che la disciplina migliore arriva dalle università militari, dove non escono esattamente quelli che definiremmo "soggetti socialmente desiderabili". Ma questo ovviamente non credo le riesca facile notarlo.

    Il punto è che se vogliamo sapere cos’è l’educazione, possiamo avere l’esempio della forza, che sta nelle carceri dove probabilmente avrebbe una migliore visione del suo modello educativo (sempre che non sia per lei troppo tardi provare compassione anche per quel genere di sfortune) oppure l’esempio dell’affetto materno, che indubbiamente ha strumenti differenti per ottenere risultati simili.
    Ma andiamo alle prove: tutte le proiezioni di tutte le ricerche sono concordi a sottolineare quella che viene chiamata "legge dell’asimetria edonica". In sostanza l’Uomo impara più in fretta e meglio dalla esperienza negativa che da quella positiva, dal dolore e dalla fatica, piuttosto che dal piacere, ma c’è un ma enorme. Il dolore e la fatica compartimenta, crea rigidità mentali come la sua poichè tutto l’ipotalamo viene compresso durante la fase dell’esperienza negativa (di cui oltre ogni evidenza lei risulta vittima). Se lei ha la coscienza grande come un arancia come risultato di tale compressione, possiamo star qui a discutere di Aristotele o di qualche altro pensiero sublime appartenuto al passato della nostra cultura e da lei sapientemente (cioè dottamente) maneggiato, ma quello che può considerare la sua attenzione al tempo T è della dimensione di un arancia per ciò nel confronto con uno sciamano indigeno Africano che di Aristotele non sa nulla, ma con una coscienza grande come il pianeta, lei non potrà che giudicarlo inetto. Così è iniziata l’avventura coloniale.

    Perché si perdono gli strumenti cognitivi per giudicare tant’é che non ha capito nemmeno il riferimento ai contesti che ho inserito ma ha riportato tutto agli individui. Lei non sta facendo della sua migliore cultura uno strumento per adattarsi alla situazione, vuole che la situazione sia adatta alla cultura che desidera tanto trasmettere. Sta ragionando autoreferendo se stesso, dimenticando tutto il resto.
    Peccato che tutto il resto regga la possibilità (o meno) di ottenere l’attenzione che cerca.

  • GioCo

    @totalrec, vale quello che ho risposto al professore, ma aggiungo anche che lei non ha capito nemmeno il senso del sarcasmo implicito. Il che la pone in una situazione forse più imbarazzante.

    E’ evidente che non desidero in alcun modo sfruttare Gardaland per educare chicchessia, la mia è una costatazione scientificamente provata, no un intenzione.
    Riesce a capire? Noi non viviamo su Marte e non affrontiamo le ire degli alieni, anche se ci piacerebbe molto perché ci leverebbe parecchie "castagne dal fuoco", per usare una metafora.
    Noi affrontiamo tutti i giorni i nostri stupidi problemi quotidiani, uno tra tutti è rendersi conto qua’è il mare dentro cui stiamo nuotando: se sei un pesce, darai del coglione a chiunque ti chieda dell’acqua che bevi, perchè non riuscirai a capire nemmeno di cosa parla.

  • totalrec

    Si vede molto bene che lei non ha cattedre e che non insegna in nessun istituto. Soltanto da profani assoluti del mestiere, infatti, si sentono provenire disquisizioni così prive di contatto con la realtà. Lei deve capire che nella realtà concreta, e al di fuori degli arzigogoli psico-sociologici la cui diffusione, da qualche decennio ha letteralmente devastato il mondo dell’istruzione, possedere una disciplina è indispensabile per acquisire qualsiasi competenza. Certo, sarebbe meglio se la disciplina fosse autodisciplina, ma poiché parliamo di adolescenti che, per la maggior parte, non ne possiedono neppure l’ombra, è all’insegnante che spetta di imporla affinché le competenze possano essere trasmesse. Le garantisco che questa è la parte più estenuante del lavoro di un docente, che non fornisce a nessuno di essi una "soddisfazione personale", semmai stanchezza e un mucchio di grane; e infatti moltissimi rinunciano, ormai, a svolgere questo compito così ingrato. Il risultato è quello che ha sotto gli occhi: una generazione che non sa più né leggere né scrivere, che ha bisogno della calcolatrice per fare 14 diviso 2 (visto l’altroieri con questi miei occhi allibiti). A questo ci hanno portato tutte queste fregnacce sulla "libertà di apprendimento", l’interferenza con l’insegnamento di persone come lei, che danno consigli senza saperne NIENTE. 

    Spiacente, ma io ho deciso fin dall’inizio di andare in direzione opposta all’andazzo generale. Se pensa che sia facile e che il suo metodo sia migliore, perché non viene a fare l’insegnante anche lei, invece di stare a pontificare in astratto su un forum? Mi farebbe un immenso piacere poter verificare, al termine del percorso scolastico, quale gruppo di allievi, i miei o i suoi, avrà minori difficoltà nella vita (e non solo lavorativa: dico la VITA tout court, di cui il lavoro è solo un accessorio, per quanto rilevante).
    (GF) 
  • totalrec

    Trolla altrove, ciccino.

    (GF)
  • natascia

    L’autoreferenzialità, squalifica.

  • totalrec

    "la mia è una costatazione scientificamente provata".



    Che è sempre l’affermazione di chi non ha uno straccio di esperienza pratica in un campo determinato, ma è abbastanza presuntuoso da non voler lasciar fare a chi invece la possiede. Le "constatazioni scientificamente provate" sono l’arma che viene messa in campo dalle elite di potere quando vogliono ingerirsi in un qualsivoglia campo della vita umana allo scopo di devastarlo. I risultati ottenuti nella scuola dopo 30 anni di applicazione di queste forme mentali "scientificamente provate" li vivo sulla pelle tutti i giorni e francamente ne avrei le scatole leggermente piene. 
    (GF)
  • totalrec

    Non quanto la ciarla a vanvera di chi commenta un articolo, proclamando con orgoglio di non averlo neppure letto.

    (GF)
  • cedric

    Nei temi degli studenti liceali  non c’erano mai errori di ortografia,  di grammatica e neppure di sintassi: non si arrivava alle superiori con tale fardello perchè si veniva bocciati al ginnasio e si migrava verso altri lidi.

    Gli errori "blu" che ho evidenziato sono di stile, qualità che si richiede sempre in un tema: viene usata una eccessiva (ed insulsa) retorica non funzionale al contenuto, privilegiando,  abusandone,  l’effetto teatrale delle parole rispetto ai concetti esposti. 
    In un tema si potevano usare al massimo un paio di iperboli e un chiasmo, altrimenti partiva il segnaccio blu.  Però hai ragione tu a dire che il mondo s’è capovolto: forse oggi per errori blu si intendono quelli di ortografia e per errori rossi quelli di grammatica….
  • maxcasi

    Coda di paglia….he he

  • makkia

    Apprezzo l’apprezzamento.
    Tuttavia non ti offendere se a me sembra più qualificante parlare dei contenuti (miei e altrui), che "votare" lo stile con cui i contenuti sono proposti 😉

  • gaia

    La ringrazio che mi ha fatto notare dei contenuti, non li avevo rilevati.

  • totalrec

    "La ringrazio che mi ha fatto", fantastico. 

    In ciò che lei scrive non si rilevano né contenuti né forma.
    Ma non permetta a queste sciocchezze di impedirle di scrivere commenti a casaccio lo stesso.
    (GF) 
  • totalrec

    Cedric
    ha scritto:

    “Nei
    temi degli studenti liceali  non c’erano
    mai errori di ortografia,  di grammatica
    e neppure di sintassi: non si arrivava alle superiori con tale fardello perchè
    si veniva bocciati al ginnasio e si migrava verso altri lidi.

    Gli
    errori "blu" che ho evidenziato sono di stile, qualità che si richiede
    sempre in un tema: viene usata una eccessiva (ed insulsa) retorica non
    funzionale al contenuto, privilegiando, 
    abusandone,  l’effetto teatrale
    delle parole rispetto ai concetti esposti.

    In
    un tema si potevano usare al massimo un paio di iperboli e un chiasmo,
    altrimenti partiva il segnaccio blu. 
    Però hai ragione tu a dire che il mondo s’è capovolto: forse oggi per
    errori blu si intendono quelli di ortografia e per errori rossi quelli di
    grammatica….”

      

     

    Mi
    permetta di dire che lei ha frequentato un liceo davvero unico nel suo genere.
    Non tanto perché al ginnasio venissero totalmente eradicati i problemi relativi
    alle capacità di espressione scritta (nei licei che conosco io – e ne conosco
    tanti – ciò significherebbe eradicare il 95% della popolazione scolastica), ma
    perché è la prima volta che mi capita di sentir parlare di un liceo che
    incentiva i propri studenti a limitare il proprio lessico e le proprie
    potenzialità espressive. Io faccio il contrario: ad ogni parola corrisponde un
    concetto, un’idea, dunque accrescere il numero delle parole conosciute,
    significa accrescere la capacità di pensiero. Non è un caso che gli strumenti
    tecnologici che i dominanti forniscono alla massa siano volti a ridurre quanto
    più possibile il vocabolario degli utenti. Orwell ci aveva giusto: quest’anno
    mi è toccato spiegare a studenti di quasi 20 anni il significato di parole come
    "eccessivo", "teatro" e perfino "ciliegia".

    In
    questo forum ci sono utenti che amano straparlare a cazzo di ribellioni e
    rivoluzioni.

    Secondo
    lei, che "rivoluzione" può fare una persona la cui comprensione del
    mondo sia limitata ai bisogni essenziali e primitivi a causa di un vocabolario
    composto da non più di un centinaio di parole?

     

    Glielo
    dico io che rivoluzione può fare: quella in cui riveste il ruolo di carne da
    cannone. Il che mi va anche bene, perché in qualsiasi rivoluzione, la carne da
    cannone sacrificabile è un ingrediente assolutamente necessario. Occorrono però
    anche i leader della rivoluzione, quelli che essendo in grado di formulare
    pensieri complessi, sono anche in grado di organizzarla, pianificarla e
    gestirla.

    Costoro
    avranno bisogno di un lessico ricco ed elaborato se vogliono formulare pensieri e linee
    d’azione aventi le stesse qualità. La società di oggi (scuola compresa) è
    organizzata appositamente per togliere loro ogni capacità di parola, dunque di
    pensiero, dunque di leadership contrastiva.

    Comincia
    a capire perché, quando scrivo e quando parlo in classe, mi rifiuto
    categoricamente di utilizzare il tetto massimo di 50 vocaboli consentito e
    legittimato dal Newspeak oggi in voga?

    (GF) 

  • Georgejefferson

    Giusto. Pero, a parte la stizza, nel merito hai dibattuto poco o nulla (la volta precedente).

    Magari in questa occasione (appena riesco a trovare il tempo di scrivere) ci entrerai nel merito. Temo pero che cambierai spesso discorso, con la scusa di "non seguire il mio percorso), come altre volte.
  • Georgejefferson

    La strumentalizzazione di Orwell della destra e’ cosa trita e ritrita. Serve ad inculcare il credo ideologico del Dna, come fattore dominante della vita dell’uomo..ma, al di la della sua ovvia importanza, e’  una parte soltanto, che alla destra "intellettuale" piace sottolinearne l’importanza fondamentale, a livello di gruppi umani che idealizza come "differenti" fissandoli a priori fuori dai suoi contesti storici, generando necessariamente condizionamento escludente a priori. Questo antico credo ideologico (credo da inculcare nelle persone a fini strumentali di divisione e appunto visione mondo escludente) "dimentica" spesso la parte dei condizionamenti ambientali, ma sopratutto, nega a priori la possibilità di sviluppo autonomo della personalità, come reale sviluppo del libero arbitrio nel proprio vissuto storico, per tutti, tranne per il gruppo "preferito" idealizzato, e fissato artificiosamente come una specie di connotato naturale e destinale.

    Ma sono concetti che sviluppo meglio nel merito del "manifesto" di cui sopra. Lasciamo perdere per ora la parte "carne da cannone" estremista e guerrafondaia, che aprirebbe altri argomenti.
  • totalrec

    Eeeehhh…

    GJ, lei è l’esempio più calzante del concetto che sto cercando di spiegare in termini elaborati.
    Forse un esempio val più di mille parole: le hanno costruito intorno un mondo binomiale, fondato su due unici pilastri elementari, quelli dicotomici di "destra" e "sinistra". Lei ha nella testa queste uniche due parole – quindi due sole idee – e rielabora l’intero universo in funzione di esse. Lei è impossibilitato a comprendere la complessità delle dinamiche politiche, quindi ad intervenire in qualunque modo su di esse. Proprio a causa di questa limitazione verbo-concettuale è impossibile anche spiegarle quanto sia devastante dibattersi tutta la vita, come in un cortile di prigione, tra due soli muri che qualcun altro ci ha costruito intorno. Mi rivolgo perciò a coloro che la leggono e che non siano ancora vittime dello stesso disturbo bipolare: è questo il destino da cui, con le mie minime e del tutto insufficienti forze, tento di salvare qualcuno dei miei allievi. Lo si può fare solo tentando di far scaturire la comprensione di quanto sia stretto il legame che unisce l’efficacia nostro pensiero all’ampiezza del nostro lessico quotidiano.
    (GF) 
  • yago

    Per me, se un giovane tenta di capire qualcosa sulla marea di astrusi aggettivi usati in questo articolo come sfoggio culturale, ha qualcosa che non quadra. La cultura è altra cosa.

  • totalrec

    Ah sì? E che cosa?

    (GF)
  • makkia

    Magari in questa occasione (appena riesco a
    trovare il tempo di scrivere) ci entrerai nel merito. Temo pero che
    cambierai spesso discorso

    A mio modesto avviso ci sono già entrato, nel merito (della parte di discorso esposto da GF che mi ha sollecitato), e ho parlato di quello che a me piaceva chiosare, sempre (almeno mi sembra) afferente all’articolo proposto.
    Se rispondi a me, almeno prendi in considerazione quello che ho detto. Se lo fai, non avrò motivo di spiegarti perché hai capito male il mio pensiero e qual’è questo pensiero. Cosa, questa, che tu chiami "con la scusa di non seguire il percorso imposto da GeorgeJefferson". Io lo chiamo semplicemente "dire la MIA cosa e non la TUA" e non la considero una scusa ma un legittimo parlare di ciò che mi interessa. O anche: tu lo chiami "cambiare spesso discorso", io lo chiamo "riportare il discorso a quello che era mia intenzione dire".

    In alternativa: fatti tutti gli interventi che ti pare, ma non tirarmi dentro. Se vengo a rispondere vuol dire che ho trovato interesse al dialogo.

    en passant:
    Però, a parte la stizza, nel merito hai dibattuto poco o nulla (la volta precedente)
    Stai cercando l’apoteosi dell’off-topic.
    Parli di garbo nello stile (grazie, ma rispetto al topic chissene) e poi di stizza (ri-chissene), ti suggerisco di puntare un po’ sui contenuti e mi rispondi "giusto" e che però ne "ho dibattuto poco e niente"… in un altro topic.
    Che naturalmente sai solo tu e che io dovrei mettermi a indagare/indovinare (argomento affatto differente, altrove, in altro momento) ipoteticamente per difendermi dall’accusa di badare alla forma e non ai contenuti…

  • Georgejefferson

    Rivolgiti rivolgiti.

    Destra e Sinistra in termini filosofici, riguardano mille sfumature diverse, che seguono due direzioni diverse ma con innumerevoli varianti, non la rappresentazione dicotomica assoluta e bambinesca che descrivi.
    Puo non piacerti ma e’ la realtà, puoi chiamarle anche "pinco" e "pallino", non cambia la sostanza.
    La concezione tipica bellicosa e patriarcale che ci hanno costruito intorno, e’ la preistoria dell’umanita, la condizione di minorità millenaria crudele e senza cuore, cucita addosso alle persone per renderle schiave, nella gerarchia artificiale che si riproduce dall’alto al basso, con il popolo che scimmiotta il preposto a catena, e indotto a credere di non avere possibilità di libero arbitrio, se non per "razza" e concezione divina.
    Ovviamente sono tutte fandonie buone per i gerarchi ideologicizzati.

    Il tempo scorre, un processo e’ iniziato (pur con tutte le sue tragedie, purtroppo) da qualche secolo, e solo la mentalità piccolina dalla visione di tempo ristretta può illudersi di incatenare mentalmente tutte le persone per sempre, quella appunto di "destra" che fissa i suoi schemi mentali come immutabili negando a priori il riscatto del genere umano.

    Questo non significa che le situazioni miglioreranno per forza, nei secoli a venire, ovviamente. 

    Stendo un velo pietoso sulla retorica guerrafondaia (che spesso parte sussurrando, "la competizione e’ sempre un bene" ) a cui la risposta di pernacchie (armatevi e partite voi) e’ uno dei pochi successi (purtroppo) dei tempi moderni.
  • yago

    Vuole che la interroghi su analisi 1, 2, o chimica organica o sulle tecniche in vitro o su la fisica quantistica? Se solo ci si rendesse conto che la nostra ignoranza è grande quanto la misericordia divina, forse si avrebbe un minimo di cultura per essere meno presuntuosi. So perché  so di non sapere dovrebbe ricordare qualcosa. Per quel poco che  nella vita si può imparare consiglierei ad un giovane di avere una buona cultura generale prima di ogni specialistica, ma senza fare un dramma se non riesce a capire gli ipotassi e paratassi, ipàllagi e anastrofili e boiate simili che non so cosa siano ma di sicuro non ne sento la mancanza. 

  • makkia

    ma
    perché è la prima volta che mi capita di sentir parlare di un liceo che
    incentiva i propri studenti a limitare il proprio lessico e le proprie
    potenzialità espressive.

    Chiedo scusa ma non è quello il senso della "matita blu", nella quale ho sbattuto anch’io. Non si tratta di limitare il lessico o l’espressività, ma di criticarla costruttivamente.
    "Troppo pomposo", "strappalacrime", "retorico", "colloquiale" o più semplicemente "periodo involuto, spezzalo in più frasi", "delimita il campo prima, non dopo l’argomentazione". Nel mio liceo la matita blu segnalava questo tipo di osservazioni. Fino a quello che ancora oggi considero come un ipercorrettivo "troppo aulico, risparmiatelo per quando scrivi poesie".

    Matita blu che ho ritrovato all’università, per vedermi contestare un barbarismo (come il tuo "concottare", da "to concot", che ho trovato appropriatissimo nell’uso ma un po’ ardito nell’adozione all’italiano).

  • totalrec

    "Il tempo scorre, un processo e’ iniziato (pur con tutte le sue tragedie, purtroppo) da qualche secolo, e solo la mentalità piccolina dalla visione di tempo ristretta può illudersi di incatenare mentalmente tutte le persone per sempre, quella appunto di "destra" che fissa i suoi schemi mentali come immutabili negando a priori il riscatto del genere umano."


    Ma lo vede che parla per astrazioni concettuali generalistiche?
    Che cosa vuol dire "riscatto"? E "genere umano"? Lei ha mai visto un "genere umano", al di fuori della retorica filosofica? Io vedo solo singole persone, talmente diverse l’una dall’altra che assimilarle ad un unico genere si può fare sì, ma solo qualora si desideri prenderle solennemente per il sedere (e non sarebbe un’idea nuova, perché già altre rivoluzioni hanno pensato di adottare questo slogan, quindi ormai è pure difficile trovare un fesso che ci caschi, sebbene non impossibile).
    E che vuol dire "le situazioni miglioreranno"? "Miglioreranno" per quale categoria? Per chi? Si rende conto che il concetto di "miglioramento" è estremamente soggettivo? 
    Che cosa sta dicendo?
    Non le sembra che le sue categorie siano un po’ troppo ampie perché si possa applicare ad esse un pensiero politico concreto e incisivo? Non le sembra che simili ircocervi siano buoni al massimo per un temino da quasi-sufficienza al liceo, non certo per un’azione concreta di trasformazione della realtà?
    (GF) 
  • Georgejefferson

    Indubbiamente non ho argomentato nulla alla critica soft scritta sopra, non ne ho il tempo.

    Spesso si grida allo scandalo per come manipolano le persone con il linguaggio, ma se la critica riguarda se stessi diventa "ti concentri sulla forma, sullo stile o gossip".

    Poi si accusa di argomentare ad personam (la prassi) e quando arrivano gli argomenti (vedi anche quello di Gioco, personalita che esprime idee che non sempre condivido…che e’ stato attaccato "ad personam"non argomentando nulla di quello che ha scritto) si devia il discorso, o facendo collegamenti e associazioni pregiudiziali, o concentrandosi sulla persona.

    Funziona spesso cosi in questi contesti.In verita non c’e’ quasi mai intenti di dialogo, ma espressioni di forme mentali (tutte non originali ovviamente) che diventano "oggetto reale" del portatore, e "soggetto arbitrario" quelle dell’avversario, riproponendo in continuazione il principio (sacro e inviolabile della destra) della competizione selvaggia come stato di natura.Ti invito a leggere quello che sto scrivendo, non ti interessera facilmente, tanto lo leggi lo stesso.Il discorso delle "culture indotte" anche sara interessante (quello che "solo alcune" ecc..)

  • totalrec

    "ipotassi paratassi, ipàllagi eanastrofili e boiate simili che non so cosa siano ma di sicuro non ne sento la mancanza".



    Capisco, quindi cultura è per lei non sentire la mancanza di ciò che non si conosce. 
    Una volta questa si chiamava ignoranza e i somari come lei avevano la compiacenza di vergognarsene. 

    Forse i tempi sono cambiati, anche se fino a un certo punto: un somaro oggi non si vergogna più, ma si riconosce comunque.
    (GF)
  • totalrec

    Vabbè, makkia, mettiamola così allora: il mio stile espressivo mi piace e non si tocca (anche perché, come ho detto, non è dovuto al caso, ma ha motivazioni precise).

    Dopodiché se vogliamo parlare anche dei contenuti dell’articolo, bene; i miei interventi sullo stile si fermano comunque qui.
    (GF)
  • Georgejefferson

    Sono "regole" di comunicazione sofisticate che classificano, schematizzano, "oggettivizzano" le concettualizzazioni umane.

    Al popolo viene fatto credere che il ragionamento, o il giudizio, derivi da queste oggettivazioni (non conosci "la cosa" non hai "titolo" a concettualizzare, non ne hai il permesso come invece la casta intellettuale di contorno),Ma la concettualizzazione viene prima delle rappresentazioni "estetiche", e il significato di senso non sono quelle.Quelle sono marchette che servono (l’esasperazione della nozionistica, il suo abuso) per suggestionare il popolo e ridurlo ad autoconvincersi della propria inferiorita ontologica (cioe a priori) e servono a formare impiegati (in senso lato) e guardiani dell’ordine gerarchico costituito (i cuscinetti di protezione delle elite).

  • yago

    Se prima era un sospetto ora è una certezza : è un caso patologico. Oltre tutto anche pericoloso, se si permette di umiliare con la sua arroganza i suoi alunni dovrebbe essere cacciato a pedate. Naturalmente lei da bravo tuttologo è esente dal vergognarsi della marea di cose che non conosce o le quattro nozioni   che sa pensa siano al di sopra di ogni altra cosa?  Per fortuna i giovani di oggi sono vaccinati su personaggi come lei e se qualche volta ha l’impressione di esser preso in giro, non se la prenda, anche i somari sanno giudicare.

  • totalrec
    "Quelle sono marchette che servono (l’esasperazione della nozionistica, il suo abuso) per suggestionare il popolo e ridurlo ad autoconvincersi della propria inferiorita ontologica"

    Veramente è l’esatto contrario: servono a offrire anche ai meno dotati la possibilità di avvicinarsi ad un testo di complessità media, anziché alla solita chat o lista della spesa. Si tratta di termini il cui significato può essere chiarito in 20 secondi di ricerca su Google; e anche senza chiarirlo, l’articolo si legge lo stesso. Essendo un insegnante, non credo all’idea che si debba abbassare il livello espressivo a quello dell’utenza, al contrario il mio compito è elevare l’utenza a un registro espressivo più alto.  Se poi uno è contento di restare somaro, non c’è legge che glielo vieti.

    (GF)
  • totalrec

    Io mi permetto molto spesso, e con grande gioia, di umiliare gli arroganti e ignoranti come lei. E’ una delle grandi soddisfazioni della vita. Ce ne sono a volte anche tra i miei alunni e ricevono il trattamento che meritano. E’ uno dei tanti motivi per cui utilizzo un lessico complesso: per tenere i somari a distanza e rimarcare la differenza. Non ha nessun talent show da guardare, questa sera? Qui sta decisamente perdendo tempo.

    (GF)
  • Georgejefferson

    Ma va la…le qualita che accumunano (simili, spesso uguali) sono maggiori di quelle che "dividono".

    Ovviamente sono in maggior parte costrutti culturali, ma non esite che le "diversita" sono un a priori naturale..e le similitudini /uguaglianze costrutti artificiali (con l’aggiunta retorica dei "truffatori", da indurre "tutti" che costruiscono artificialmente).

    Quella e’ la pappetta della destra, che non vuole uscire dal sogno bambinesco che esista "il gruppo" di identita fisso, immutabile e destinalmente costruito.Si parla del "suo" desiderato di gruppo, affratellato cameratisticamente in forma escludente riguardo al resto del mondo.Grasse risate dei criminali d’elite compiaciuti di avere ancora schiere di credenti pronti a difendere il "loro" ordine costituito a tutti i costi. I tratti comun denominatori del genere umano, esistono da millenni, non si tratta di sicuro delle rappresentazioni astratte infantili di persone "tutte uguali" come robottini di fabbrica senza storia e senza anche diversita (che esistono e’ ovvio)..spacciate dai retori dell’identita nazionale come primato assoluto da inculcare che alimentano l’odio e "la competitivita" sacralmente intesa.

  • Georgejefferson

    O , ma hai bisogno di indurre dicotomia per darti ragione? (polarizzi estremi…o tutto o niente, o super nozionistica per apprendisti…o banale linguaggio da comara del mercato).Vedi che non sei serio? Dovresti rileggere quello che ho scritto.

  • yago

    Se avessi un minimo di intelletto capiresti che stai umiliando solo te stesso. Se la vita ti da grandi soddisfazioni nell’umiliare la gente, ti ripeto, fatti curare faresti bene a te stesso ed ai poveri cristi costretti a sopportarti.

  • totalrec

    I poveri cristi che desiderano restare tali possono starmi a distanza e badare ai loro talent show da miserabili. Corra, non sente che c’è già la sigla?

    (GF)
  • Georgejefferson

    E’ l’ostentazione comica auto compiacente (della nozionistica e schematizzazione ordinata) come tratto da esibire che fa sorridere.

    Non le regole specialistiche del linguaggio in quanto tali. 

  • yago

    Georgejefferson , è la fotocopia perfetta di uno dei personaggi tragicomici di Verdone.

    Sbagli a prenderlo sul serio.

  • Georgejefferson

    Ci vuole tempo per i contenuti, non c’entra niente la polemica con lo stile.

    E’ la retorica usata a man bassa, basta poco a dimostrarlo. Purtoppo ci vuole tempo.

  • totalrec

    "E’ l’ostentazione comica auto compiacente (della nozionistica e schematizzazione ordinata) come tratto da esibire che fa sorridere.

    Non le regole specialistiche del linguaggio in quanto tali".

    E non pensa che forse il sorriso è proprio uno degli effetti che miro a ottenere? 

    Uno dei tanti drammi dell’ignorante irrimediabile (non mi riferisco certo a lei) è che la parola di registro elevato lo umilia e lo fa sentire inferiore. L’assenza sempiterna di senso dell’umorismo è la maledizione che Dio ha scagliato sugli asini nel giorno stesso della loro creazione. Essi verranno costantemente mortificati anche da ciò che per gli altri esseri umani è fonte di sollazzo. La persona normale, invece, si limita a divertirsi di fronte all’ostentazione di un lessico volutamente sopra le righe. E’ evidente che scrivo per le persone normali, non per i quadrupedi.

    (GF) 

  • Tanita

    Di pari, come buoi che vanno a giogo,

    m’andava io con quell’anima carca,

    fin che ‘l sofferse il dolce pedagogo.


    Ma quando disse: "Lascia lui e varca,

    che qui é buono con l’ali e coi remi,

    quantunque puó, ciascun pinger sua barca",


    dritto sí come andar vuolsi rife’mi

    con la persona, avvegna che i pensieri

    mi rimanessero e chinati e scemi.


    Io méra mosso, e seguia volontieri

    del mio maestro i passi, e amenedue

    giá mostravam com’eravam leggeri,


    ed el mi disse: "Volgi li occhi in giúe:

    buon ti sará, per tranquillar la via,

    veder lo letto de le piante tue".

    P.S.: Non ho trovato "cocottare" nei miei dizionari. Neologismo, forse? Dialetto, chissá?

    P.S. II: Posso accettarle "ascoltare" facendo riferimento ad un testo (come licenza letteraria, mettiamo), ma non mi pare che si possa incentivare la dialettica usando l’imperativo per far tacere coloro che non la pensano come uno. Tra l’altro, Lei non sa niente di me. Potrei avere una o piú lauree, ottenute in diverse universitá del mondo. Potrei anche essere dottoressa, magari. Potrei forse insegnare letteratura (per tutti), chissá…

  • totalrec

    "Lei non sa niente di me. Potrei avere una o piú lauree, ottenute in diverse universitá del mondo. Potrei anche essere dottoressa, magari. Potrei forse insegnare letteratura (per tutti), chissá…"


    Beh, allora me lo dica lei chi è. Tendo a pensare che chi possiede tutti questi titoli non abbia bisogno di nascondersi dietro a un nickname per dire ciò che pensa o per criticare chi desidera. Io infatti non ne ho bisogno. Lei a quanto pare sì, e questo già dice molto.

    "Concottare" viene dal verbo inglese "to concoct", cioè "riunire insieme". E’ parola non comune (amo tutto ciò che non è comune), ma purtroppo, in questo caso, non è un mio neologismo: infatti lo si trova su quasi tutti i dizionari ed è attestato in varie traduzioni dall’inglese, nonché in autori di letteratura italiana come Giovanni Giudici.
    (GF)
  • Georgejefferson

    A parte la chiosa paternalistica "per le persone normali". Io faccio esercizio dialettico su temi a me cari (per passione alla filosofia politica) per quello "nel merito" ci devo dedicare il tempo necessario per scrivere bene (dal mio punto di vista)

    Ma per farlo seriamente bisogna togliere il sarcasmo. 

  • Tanita

    Ah! Excusez-moi! Era dall’inglese, era una voce popolare… Pensavo che parlavamo di letteratura e piú precisamente, di letteratura italiana…

    Neppure io so chi é Lei, ne m’interessa. Ma non per questo lo mando a tacere.

    D’altronde, i suoi commenti e risposte si commentano da sole. Stia tranquillo: state vincendo, per ora. Il potere é tutto delle élite che Lei sembra tanto gradire.

    Io sostengo la mia convinzione, ratificata empiricamente: La letteratura, cosí come ogni arte e scienza, é per tutti. Ci vuole averlo come progetto (anche di vita) ed essere bravi insegnanti. Il ché non si potrá raggiungere se la tendenza é, per dire, i 140 carattere di twitter, invenzione che non viene "dai ceti popolari".

    Sappia comprendere se mi scappa qualche errore: l’Italiano non é la mia madre lingua.

    Le auguro ogni bene.

  • Tanita

    Professore, ho finalmente capito che Lei, "totalrec", é l’autore di questo articolo. Mi scusi, andavo di fretta.

    Allora bene, da insegnante ad insegnante, ho l’urgenza di dirLe certe cose.

    1. I ragazzi e le ragazze attorno al mondo sono ció che gli adulti abbiamo fatto di loro (soprattutto gli adulti con Potere). Se Lei conosce – come dovrebbe – gli elementi basici di Psicologia e Pedagogia, non puó non saperlo. Le tecnologie. i mezzi e modi di communicazione che usano sono quelli che gli abbiamo consegnato noi.

    2. Se Lei insegna nella scuola pubblica, il suo dovere é far sí che la Letteratura (e qualsiasi altra disciplina di cui é titolare o che pretende insegnare) sia per tutti. Lo Stato italiano non Le paga lo stipendio per selezionare gli allievi piú bravi o meglio preparati o che vengono con le migliori condizioni di partenza e di vita – almeno non é cosí secondo le leggi riguardanti l’Educazione, la Pubblica Istruzione. Le paga per insegnare a tutti. Per far sí che i contenuti sotto la sua responsabilitá, possano essere costruiti e ricostruiti da tutti i suoi studenti e le sue studentesse. E mi creda, si puó.

    3. Un Maestro non si arrende, non si frustra, non attribuisce le colpe ai piú deboli, (in questo caso, gli allievi e le allieve), né le rimanda indietro ai genitori o agli insegnanti degli anni o i corsi precedenti: si prende le responsabilitá proprie del suo compito, si tira su le maniche, fa una buona diagnosi per stabilire il punto di partenza e da lí comincia, e incoraggia, offre motivazione, coinvolge, convoca, provoca, stuzzica, incentiva, fa scattare la naturale curiositá dell’essere umano.

    4. Un Maestro, infine, non va nei fori a sventolare la propria – presunta – sapienza e contemporaneamente sostenere la mediocritá del resto. Un Maestro é umile, impara dai propri studenti e studentesse, ascolta, capisce, fa dell’autocritica, ci ripensa, riprogramma, stabilisce una relazione dialettica tra i saperi, gli alunni e se stesso, realizza la triade didattica.

    Ecco la sfida che deve affrontare (che é anche ció che puó trarre di profittevole da questo suo intervento che – mi auguro – sia stato uno sfogo passeggero, in caso contrario ci vorrebbe licenziarlo per mala praxis): Faccia sí che la Letteratura di cui pare saperne abbastanza, sia per tutti i suoi allievi. Altrimenti non fará che occasionare danno agli studenti, il ché non mi pare sia il suo scopo; sono certa della sua buona fede.

    Le lascio un libro da leggere, tra tanti ai quali attingere: "Homo Academicus" di Pierre Bourdieu (Edizioni Dedalo ed altre). Bourdieu é, direi, lettura necessaria per ogni insegnante.

    Le auguro un grande successo, che d’altronde Le provvederá una felicitá singolare che forse soltanto proprio noi insegnanti abbiamo la possibiblitá di provare e i suoi ragazzi e le sue ragazze si ricorderanno e racconteranno di Lei decenni dopo, proprio come é capitato a me con notevoli insegnanti che ho avuto, molti di loro italiani.

  • totalrec

    Tanita ha scritto:

    "Se Lei insegna nella scuola pubblica, il suo dovere é far sí che la Letteratura (e qualsiasi altra disciplina di cui é titolare o che pretende insegnare) sia per tutti. Lo Stato italiano non Le paga lo stipendio per selezionare gli allievi piú bravi o meglio preparati o che vengono con le migliori condizioni di partenza e di vita – almeno non é cosí secondo le leggi riguardanti l’Educazione, la Pubblica Istruzione. Le paga per insegnare a tutti. Per far sí che i contenuti sotto la sua responsabilitá, possano essere costruiti e ricostruiti da tutti i suoi studenti e le sue studentesse."
    Lo Stato mi paga per dare a tutti la possibilità di elevare il proprio status culturale, ed è esattamente ciò che faccio. Dopo di che, molti non sono affatto interessati ad elevarsi. Sono invece contentissimi di restare a sguazzare nel loro fango (come si vede anche da questo forum) e l’unica cosa che sperano di ottenere dalla scuola è la possibilità di schizzare un po’ della loro melma addosso agli altri per sentirsi meno soli. 
    Questo non lo permetto, e me ne strafrego di quel che pensa lo stato in proposito. 
    Non penso affatto che gli alunni siano "tutti uguali" e penso anzi che la diffusione di questa folle convinzione rappresenti un insulto e uno schiaffo morale appioppato agli alunni più volenterosi e meritevoli. E ribadisco che non è questione di ceti sociali o di ambienti di provenienza: semplicemente esistono persone che, grazie a doti intellettive di livello accettabile, variamente acquisite, comprendono di avere davanti, con la scuola, un’occasione di crescita irripetibile; e poi ci sono quelli convinti che il mondo intero sia un immenso bar in cui stravaccarsi e sballarsi. 
    Per questi ultimi non ho pietà. La pietà la chiederanno al voto del consiglio di classe, sempre che venga loro concessa. La vita non gliene concederà di certo. Né io. 
    Riguardo alla possibilità di selezionare gli alunni migliori, qui si aprirebbe un lunghissimo discorso. La selettività nella scuola è tipica delle nazioni dotate di sovranità, le quali hanno dunque bisogno di creare e mantenere stabile una classe dirigente in grado di gestire la complessità dei rapporti socio-economici interni ed esteri. Nei paesi ridotti, come il nostro, allo sguatteraggio, dove chi realmente dirige sta altrove e le istituzioni sono occupate da miserrimi e ignorantissimi esecutori di ordini altrui, non si richiede invece di selezionare persone capaci (che sono anzi viste come il fumo negli occhi), bensì di sfornare individui mediocri, che sappiano tutt’al più schiacciare bottoni o eseguire in modo efficace le direttive provenienti dai governanti "occulti" (ma poi neanche tanto), senza intromettersi con idee proprie, senza perseguire né possibilmente possedere una prospettiva diversa da quella definita dai vertici. 
    Ovviamente non condivido questa impostazione e – nei ristretti limiti di ciò che mi è consentito fare – agisco "come se" l’Italia fosse destinata, prima o dopo, a riconquistare una sua sovranità. Se questa riconquista debba avvenire presto, tardi o mai, è cosa che non m’interessa: io preparo i miei studenti a ragionare in modo complesso e non banale, come se un giorno dovessero davvero essere in grado di prendere decisioni autonome nell’interesse del loro paese. La geopolitica e gli sviluppi internazionali penseranno (o non penseranno) al resto. 
    Considero ogni altro discorso – psicologico, sociologico, egualitarista, relazionale, fuffologico – frutto di degrado culturale e di una deriva antiautonomistica, per nulla causale ma accuratamente progettata, alla quale non ho intenzione di fornire il minimo apporto.
    (GF)  
  • yago

    Per fortuna esistono ancora professori degni di essere chiamati tali. Brava Tanita e se, posso darti un piccolo suggerimento, mira più al metodo di studio che alle nozioni. Per molti ( troppi) anni ho avuto il privilegio di insegnare qualcosa a specializzandi ai quali, di fronte a tematiche complesse, ho cercato sempre di metterli in grado di trovare da soli soluzioni seguendo metodiche di ragionamento  e di ricerca. Purtroppo ho conosciuto moltissimi docenti pomposi e schiocchi che si divertivano a mettere in crisi giovani in gamba. E’ ovvio che nella piccola sfera delle proprie competenze il gioco è estremamente facile. Uno studente non sarà mai in grado di avere conoscenze di centinaia di docenti. Purtroppo quando si è frustrati ed in cattedra è facile cercare rivincite sui malcapitati di turno. Sarei felicissimo se oltre ai docenti anche gli studenti potessero dare voti, per giudicare bisogna correre il rischio anche di farsi giudicare.    

  • totalrec

    "il privilegio di insegnare qualcosa a specializzandi ai quali, di fronte a tematiche complesse, ho cercato sempre di metterli in grado"



    Se lei è davvero un insegnante e scrive in questo modo, poveri noi e poveri i suoi studenti. Impari l’italiano prima di insegnare, magari scoprirà che non sono gli altri docenti a essere "pomposi e schiocchi": forse è soltanto lei ad essere un somaro.
    (GF) 
  • yago

    Ma lo vedi che sei un cretino. Non ho detto che sono un insegnante ma che ho avuto modo di insegnare. Non è la stessa cosa, ma che te lo dico a fare, lavare la testa ai ciucci è solo tempo perso. A me mi piace cosi e se non ti va bene vedi di andare a fan… Ti ripeto dovresti essere cacciato dalla categoria degli insegnanti a pedate nel sedere, sei un miserabile saputello del cazzo convinto di incarnare lo spirito della conoscenza.

  • totalrec

    Ah, ecco, non è un insegnante. Meno male. 

    Allora vada a pascolare altrove. 
    Inutile che le dica in quale considerazione io e, più in generale, la categoria degli operatori dell’istruzione pubblica siamo soliti tenere le opinioni di coloro che si esprimono con questa sintassi e in questi termini.
    (GF)
  • yago

    Infatti è inutile, della considerazione di un imbecille non me ne pò frega de meno( se vuoi te lo traduco) Per fortuna non sono un tuo alunno, costretto a subirti, ma il fa a fan vale anche per coloro che purtroppo non possono permetterselo. 

  • totalrec

    Guardi, penso che la sua qualificazione ontologica e professionale sia ormai evidente a tutti, nonché la conseguente rilevanza dei punti di vista che ne derivano. 

    Pertanto, se proprio desidera proseguire nel suo soliloquio, faccia almeno la cortesia di rivolgersi al sottoscritto dandogli del "lei". 
    Non ci troviamo allo stesso livello sociale, né tantomeno culturale; ed è spettacolo fastidioso e imbarazzante per chiunque osservare uno zappaterra ubriaco che dà fuori di matto, senza neppure essere in grado di rispettare le basilari norme d’interlocuzione pertinenti alla posizione in cui la natura e le connotazioni intellettive lo hanno collocato. 
    (GF) 
  • yago

    Giusto: lei è un cretino. Cosi va bene prof. ?

  • totalrec

    Va benissimo. Buona permanenza tra i morti di fame e saluti alla signora.

    (GF)
  • RicardoDenner

    La vera cultura non è tecnica..per quanto la si possa intendere anche in modo letterario..

    La vera cultura è identificazione nel vero..ma per capirlo occorre essere qualificati a farlo..e certe cose sono radicalmente opposte al sapere profano e libresco che la scuola pomposamente vuole trasmettere..
    Così..per puntualizzare cos’è cultura da cosa è nozione..per quanto approfondita..
  • totalrec

    Ci sono tante idee di cultura quante sono le persone. Io ho la mia e, poiché faccio l’insegnante, la applico al mio lavoro. Se lei desidera fare altrettanto con la sua, diventi insegnante.

    (GF) 
  • ottavino

    L’augurio è che qualcuno degli alunni di Freda diventi indomito come lui!

    Potessero apprendere questa lezione non credo servirebbe altro!
  • Tanita

    Insegno nella mia madre lingua, professore, che non é l’Italiano. Le ho fatto una rischiesta specifica a questo proposito, che Lei non ha considerato.

  • Tanita

    Mamma mia, professore, faccia un po’ d’autocritica!

    Vi propongo di fare lo sforzo di tenere su una dialettica riguardante i noccioli della questione…

  • Tanita

    Forse dovrebbe rileggere, professore. Io non ho mai detto che gli alunni sono "tutti uguali". Non avrei mai sostenuto una cosa del genere. Legga bene, per favore, poiché i discorsi costruiti sulla base di premesse false portano a conclusioni false, il ché puó anche essere intenzionale, certamente (dico, partire da false premesse, per trarre false conclusioni).

  • totalrec

    Era una mia considerazione random, non mi stavo necessariamente riferendo alle sue affermazioni. Perché è così tesa?

    (GF) 
  • Tanita

    "La geopolitica e gli sviluppi internazionali" non pensano, professore.
    Gli esseri umani, sí. Siamo quindi noi coloro che facciamo la
    geopolitica e diamo vita agli sviluppi internazionali.

    Proprio
    perché la Letteratura é strumento cosí formidabile per stimolare il
    pensiero, per elevarlo, é che dev’essere fatto raggiungibile per tutti i
    nostri allievi.

    Riguardo le "fuffologie", esse non sono parte di
    quanto le ho manifestato nei miei interventi, e Lei lo sa bene.
    Comunque se é di sua preferenza, torniamo alle origini. Faccio ricorso a
    pensieri elevati e celebri, ellaborati molto prima che sorgessero le
    diverse discipline che a Lei non piacciono, per illustrare la mia
    posizione:

    Socrate
    "L’insegnante mediocre racconta.
    Il bravo insegnante spiega.
    L’insegnante eccellente dimostra.
    Il maestro ispira".


    Socrate
    “Io ho questo unico, straordinario bene che mi salva:
    non mi vergogno, infatti, di imparare, ma faccio domande e sono molto grato a chi mi dà risposta.”

    Dal Dialogo di Platone “Ippia minore”, se non sbaglio.

  • totalrec

    Sarà forse perché insegno letteratura e non filosofia, ma l’immagine di Socrate che ho nella testa non è quella del sapiente descritta nei dialoghi di Platone, bensì quella delle "Nuvole" di Aristofane: un insopportabile scocciatore che si dedica ad attività astratte e inessenziali, come stabilire metodi efficaci per misurare il salto di una pulce o per stabilire la provenienza del ronzio delle zanzare.
    In ogni caso, avrei voluto proprio vederlo il buon Socrate a insegnare la sua filosofia all’Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci, anziché infastidire con essa i passanti frettolosi sull’agorà. Scommetto che si sarebbe convertito alla mia weltanschauung in men che non si dica.
    (GF)

  • RicardoDenner

    Bè..quello che vogliamo insegnare va incarnato..e certi insegnamenti possono anche non essere oggetto di materia di esame..soprattutto nella scuola pubblica..ma soprattutto possono risultare non in sintonia con i tempi e quindi sottoposti all’esilio..oppure ignorati semplicemente..e penso alla metafisica tradizionale o al pensiero iniziatico…espressi in forma guenoniana..quindi formalmente ineccepibili nei modi di pensiero occidentale..

    La cultura profana ..che si muove avendo per confine il mentale..è solo una deviazione moderna ..occidentale..lontana dalla realtà..e per alcuni..l’approfondimento .. può essere solo tempo perso..
    L’insegnamento..sotto qualsiasi forma..ha per presupposto l’interesse dell’allievo..frutto di una naturale disposizione assecondata..mancando la quale è solo nozione volta al fine pratico del diploma..quindi ..secondaria rispetto al fine..che è passare agli esami..
    Quale insegnamento serio può essere impartito a chi studia per compiacere la propria ansia di promozione sociale..?
    E ciò vale al giorno d’oggi per quasi tutte le professioni..slegate da un senso di utilità oggettiva ma solo impieghi al servizio dell’abominio..che poi è la produzione di materia inutile e anche molesta alla salute del mondo e degli uomini..
    Comunque non ho nulla da contestare.. tutte le cose che esistono hanno il loro scopo rispetto al progetto universale…ed è bene che ognuno svolga il suo compito..per quanto molesto possa essere..che tutto concorre all’Ordine finale..
    Le auguro quindi buon proseguimento nel suo lavoro..che io ho altri progetti e altri intendimenti..e finché i nostri spazi sono diversi..è bene che ognuno pensi alle sue difficoltà..riservando ogni tanto qualche tiro di voce senza tanta importanza come necessario svago a un perimetro culturale che tende a uscire verso la molteplicità del mondo..    
     
  • Georgejefferson
    Allora.
    Questo testo debutta con una assolutizzazione soggettiva (l’assegnazione ad una terza superiore come l’evento più drammatico…) enfatizzando il rancore personale introducendolo in termini universali.
    "Tutto fila relativamente liscio" (nel biennio) minimizza la presa di posizione espressa dopo nel banalizzare in forma infantile temi importanti:
    La droga,
    la fame di miliardi di persone ("fame nel mondo" e’ un classico da cabaret)
    e l’emancipazione-della-donna-nella-moderna-società-occidentale. (con i trattini, e questo discorso lo riprendo dopo riguardo alle citate "contingenze produttive").
    La chiusa finale del primo paragrafo "corpo studentesco di secchioni e citrulli senza speranza" non e’ nemmeno commentabile.
    Il concetto successivo riguardo all’ingenuità dei giovani, capaci di commuoversi, viene senza motivo valido stigmatizzato con rabbia, come fosse un sentimento sbagliato a priori e inteso come verità oggettiva (con la colorita fraseologia sul "lavoro minorile dei miserandi negretti dell’Africa").
    l’associazione della inesperienza di sapere geografico con le categorie Kantiane e’ senza senso, tranne forse come rinforzo retorico al rancore espresso di cui sopra.
    Il "dolce far niente" dei primi due anni e’ una ulteriore assolutizzazione di giudizio semplicistica, unita all’altrettanto semplicistico giudizia personalistico su quali siano, o meno "autori veri", con tutto il rispetto degli autori del passato, denigrando la consuetudine giovanile di commuoversi (ingenua spesso, senza dubbio ma associata al "far niente ) di fronte a "piagnucolose storielline su miserrime femmine musulmane dagli occhi pesti", in confronto allo studio (ovviamente utile, in sè, nella suo particolare scopo specialistico)…delle estetiche narrative , regole di comunicazione sofisticate che classificano, schematizzano, "oggettivizzano" le concettualizzazioni umane.
    Sorvolando l’ennesima espressione di rancore in forma poetica ( pianti, gli alti lai, il gemente cordoglio ecc…) con annesse offese non proprio idonee per un "vero" professore (i somari che ragliano) arriviamo all’indignazione verso i genitori, tutti racchiusi senza distinzione caso per caso e stereotipizzati, cioe etichettati in un unico schema di giudizio ( "in tenuta da guerra"…velatamente minacciosi ecc…)
    La distinzione tra "cialtroni" e "ribelli" (negli studenti) non e’ ben sprecisata, se "tutti" indistintamente oppure i veramente maleducati e "bambini" da una parte, nei confronti di reali motivi di ribellione ad un modello pedagogico e consuetudine ideologica aggressiva che non sembra mai messo in discussione, facendo di ogni fascio un campo senza riflessione sui motivi che distinguono gli studenti descrivendo i comportamenti che a prima vista, sono certo giustamente criticabili (scopiazzare, assenteismo, sabotaggio).
    Il rinforzo allo stigma senza distinguere arriva con l’esempio induttivo derivante dall’aneddoto ( ha copiato dal telefonino ).
    Il giudizio che compara i docenti (da distinguere gli ingnoranti e calabrache dai "docenti veri") non ha fondamento di ragione seria, ma riflette una personalissima "visione mondo" stereotipata.
    Ritorna il rinforzo ideologico della associazione "nullafacenti / giovani ingenui commossi da storie di tristezza e disperazione"…e arriviamo al collegamento ad un articolo precedente scatenante polemica, gossip e offese, ma anche argomenti di contenuto che non sono stati minimamente presi in considerazione, ma e’ rimasto un sassolino nella scarpa che ha bisogno di reclamare un riscatto, estrapolando parole e simbolismi senza un criterio serio di analisi della critica ricevuta (contenente offese giustamente criticabili).
    L’auto elogio descritto come "apparizione inopinata", e di docente "non improvvisato", cioè espressione "neutrale" senza opinione soggettiva fa sorridere perchè non esiste, tranne quando si ripete a pappagallo una narrazione di un altro senza aggiunte personali, come quando l’unico scopo e’ imparare una poesia a memoria.
    Ora veniamo al "manifesto" del decalogo numerato.
    1)La letteratura non è per tutti dipende, e’ uno slogan, perchè puo riflettere fondamento di verità (decisione di non intraprenderla, l’ essere poco portati ecc..) ma anche presa di posizione ideologica escludente che decide a priori (prima) chi può e chi meno, a prescindere dal possibile sviluppo di una persona (quindi classificandola per stereotipi, categorie pregiudiziali razziste).
    Il proletariato, che presumo si intenda le classi sociali divenute meno abbienti ed incolte, non proprio "si e’ impadronito" dei vessilli e simboli delle antiche aristocrazie e moderne borghesie chiamate "il nemico" come rinforzo retorico, semmai ne ha avuto maggiore accesso (ma non in larghissima parte), e "la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università" non sono naturalizzabili come le uniche possibili ontologicamente, come contenuto e metodi, ma, "la letteratura, l’arte, la cultura, le scuole, le università"…
    PROPRIETARIE in senso autoritario delle aristocrazie e moderne borghesie. E in quanto tali sempre prossibili di trasformazione e miglioramento parziale in istituzioni "includenti" per tutti.
    In potere delle masse contadine e operaie… (citare il popolo come "massa" serve sempre alla destra per sottolinearne la declinazione negativa, da indurre come "naturale" ed immodificabile) nemmeno, perche non e’ vero per niente che "il popolo" e’ riuscito a comandare come lascia indurre questa retorica che in altri contesti ammette in funzione di stigma ontologico delle moltitudini.
    Citare poi le persone del popolo, meno abbienti ed incolte, che :
    "non sapendo né maneggiare la letteratura, né innovarla, né tantomeno crearne una propria che fosse presentabile"
    Significa decidere a priori (pregiudizialmente) cosa sia,o meno "presentabile" esprimendolo in termini universali, e "dimentica" di dire che questa situazione, e’ determinata storicamente, e mantenuta, dalle stesse aristocrazie ereditarie e moderne borghesie ai fini di mantenimento del privilegio del potere per loro stessi.
    E senza questa specificazione, ne risulta una favolistica naturalizzazione dell’esistente (di ieri e di oggi) occultandone appunto i presupposti storici.
    Sorvoliamo sullo stigma sarcastico e bambinesco evidente, del popolo come "carrozza fatata tornata zucca" e la "fata borghese dal bel vestito".
    Arriva una cosa giusta, l’insegnante di letteratura oggi e’ (spesso) un "funzionario", specie quando riduce complesse vicende storiche nella sua personalissima (perche giudicata con convinzione come giusta, il giudizio nasce come personale, non "oggetto" uguale per tutti…questa e’ per l’utente Makkia) narrazione inculcata dalle classi dominanti.
    Il vittimismo per la spesso mancanza della "dovuta eleganza e rispetto", auto decisi a priori denota il rancore verso le reazioni bizzarre, non ragionate nelle loro diversita dei perchè, tra reali reclamazioni di dignità potenziale contro l’aggressivita dell’ordine costituito, e la semplice
    maleducazione.
    Non deve stupire, dunque, che tali funzionari siano bersaglio di odio feroce (spesso non giusto ed opportuno) specie quando si naturalizzano le vicende umane col presupposto fisso e ideologico conservatore, espresso come giudizio di verita universalmente riconosciuto (e cosi non e’), solo derivante dal passato, di quel poco che conosciamo (tornano a indossare i sacconi di tela e gli zoccolacci di sambuco che hanno rimarcato per millenni la loro storia ecc..)
    2) Un vero testo letterario è un meccanismo complesso dipende, anche un testo letterario semplice puo benissimo essere "vero", specie in quanto la qualità del "vero" e’ giudizio umano sempre opinabile e non sempre "fisso" stabilito a priori.
    I giudizi seri che non possono essere colti attraverso una lettura distratta e’ verissimo, ma qua siamo di fronte ad una associazione retorica che associa:
    La lettura distratta con
    Un testo letterario semplice pregiudicato come "non vero".
    Stendiamo un velo pietoso sulla esplicita posizione ideologica classista verso gli "inabili" (decisi tali dal professore tronfio di ego di turno) da relegare a "classe intellettiva secondaria"…legittima posizione, ma crudele ed elitaria (e falsa spesso, anche se non sempre, quando superficialmente etichetta le persone per stereotipi negandone il potenziale come possibilità di sviluppo, anche in altre specializzazioni in cui sono piu portati)
    Quindi vediamo che la "fama di negriero" puo avere contenuti legittimi nonostante la colorita espressione inducente al vittimismo.
    3) La letteratura non ammette superficialità.
    Qui torna la associazione induttiva arbitraria di prima che, ripetiamolo, associa:
    La lettura distratta con
    Un testo letterario semplice pregiudicato come "non vero".
    Rinforzando questa associazione ideologica con l’aiuto retorico dello stigma (in sè legittimo) dell’infantilizzazione del popolo dei social network, spinta e condizionata appunto dalle classi dominanti egemoni che controllano i mezzi di comunicazione di massa ai fini di controllo e privilegio. Con il fare tipico classista del paternalista elitario che dichiara a se stesso (per meglio convincersi) "il popolo non puo che essere condotto alla banalità"
    L’ultimo paragrafo contraddisce tutto l’impianto scritto prima:
    Cit. "L’esistenza di una sfera dello scibile sottratta al giudizio sommario istantaneo della comare e del pescivendolo e che richieda la trasformazione di questi ultimi in esseri raziocinanti per poter essere pronunciato"
    Perche presuppone "il possibile" sviluppo culturale del popolo, in contraddizione della "fissazione" ontologica arbitraria del suo essere naturale ben esplicitata fino a qua.
    4) Il testo letterario ci pone a confronto con un’alterità spesso radicale.
    Verissimo, pero c’e’ chi interpreta questa cosa in due pesi e due misure (solo quello che piace a me e’ da indurre con una connotazione positiva, velata ma convincente con la retorica…mentre "altri" testi non graditi, cioè senza il "mi piace" diventano spesso giudicati come "fantasie filosofiche astratte"
    Quindi e’ giusto non cadere nella soggezione delle sirene intellettuali persuasive, senza un giudizio critico libero e spontaneo, per giudicare da sè.
    Che il nostro sistema, i nostri valori, la nostra configurazione sociale, dunque, non rappresentano l’unico mondo possibile…
    A parte l’appellativo "nostro" che e’spesso usato simboleggiando il senso di "proprietà", e’ una ovvia banalità, come banale e’ il fatto che lo stesso principio vale per tutte le culture di ogni sorta, ed il libero giudizio del giusto e sbagliato ne determinano la costruzione di personalità.
    Non si capisce quale sia qua la funzione induttiva del Boccaccio, perche il giudizio libero non sta nel conformarsi o meno agli "intenti di Boccaccio", ma se il principio di emancipazione della donna, a pari dignità e rispetto, si ritenga giusto o meno.
    Che il fatto che le lotte del movimento femminile nella storia, siano state spesso strumentalizzate da opportunisti (come mille altri contesti di riscatto) per lo sfruttamento produttivo, e che ancora oggi non sia ben realizzato scatenando faide orrende tra l’universo maschile e femminile, contro una piu giusta parità nel diritto e dignità…non inficia per nulla la scelta libera e personale sul fatto di cosa sia giusto o meno.
    Specie quando si tenta di ridurre secoli di storia del movimento femminile (con anche le giuste critiche da fare, di opportunismo ed errore) nella macchiettistica espressione di frasette ad effetto e rancore (comprensione nelle più intelligenti, indignazione berciante nelle oche mestruate)
    Riducendo complessita di lotte e sentimenti e fatti storici, nella sola dimensione degli opportunisti egemoni (il "codificatore" borghese che tutto comanda)
    5) La letteratura decentralizza.
    E’ un primato assolutistico, anche il buon senso "decentralizza", perche solo i bambini ingenui ed i loro retori possono credere che viviamo in un epoca come "il momento più alto, luminoso e assiomatico dell’evoluzione umana"
    I connotati etici legati alle "contingenze" dipende, bisogna vedere caso per caso, ma sopratutto, e’ una proposizione che nega di principio la possibilità di giudizio personale di ogni persona, in definitiva trattata e considerata come un burattino incapace di scegliere quali connotati etici siano giusti per lui, o meno, riducendo il tutto a solo potere di coercizione delle classe dominanti, quando non sempre e’ cosi, e questo dipende anche dalla casta di intellettuali, solo tutti sempre "funzionari" o anche qualcuno "maestro" di indipendenza di pensiero.
    L’associazione con Marx andrebbe dettagliata un po meglio di poche frasette persuasive riguardo al principio di libertà del popolo.
    I valori etici e sociali creduti immutabili non e’ da intendere "per tutti" e "oggetto" , da conoscere fuori dal nostro giudizio. Si ritengono "immutabili" nella nostra interiorità per chi decide autonomamente di farli proprio perche giudicato di valore, per se stessi.
    Che i "valori etici" siano strumentalizzati dalle classi dominanti e’ ovvio. Diversa la "credenza" che essi siano sempre e solo stati "inventati" a fini di sfruttamento ed oppressione.
    Questa e’ una tesi un po bambinesca e complottista all’estremo non dimostrabile, se non all’ingenuo che si lascia persuadere a "scelgliere" precisi valori e connotati etici ben precisi che si sviluppano da queste credenze favolistiche (spesso il cinismo e l’individualismo egoista)
    Non basta l’aneddoto della repubblica fondata sul lavoro per dimostrare la tesi indotta (valori sempre e solo  "inventati" a fini di sfruttamento ed oppressione).
    Perchè c’e’ la motivazione dell’oppressore opportunista (reale senza dubbio) del lavoro come sfruttamento ai fini di privilegio…e "la scelta" libera di giudicare questo valore come principio che rappresenta la volontà di vivere bene con il proprio impegno e non sullo sfruttamento dell’altro.

    Che ci giochino su sfruttando e’ pacifico, e’ ovvio, ma non toglie di un grammo la giustezza di quel principio ( di impegnarsi con le proprie capacita e non sulle spalle degli altri) che chiunque puo fare proprio per libera scelta.
    Come anche chi decidere di "sfruttare l’altro" perche si convince che sempre…e comunque, quei falori sono falsi a priori e usati SOLO in funzione di sfruttamento.
    6) La letteratura è memento dell’impermanenza.
    Questo e’ apprezzabile, dal mio punto di vista specie se si sottolinea per bene che "ANCHE" le idee determinano, in un divenire di alternanza tra condizioni materiali che determinano ed idee, ed enfatizzando l’una o l’altra cosa e’ fuor di senso perche ci si perderebbe nell’infinito a ritroso espresso con la massima "uovo o gallina"?
    Altro discorso il credere che il popolo non possa…non abbia il "permesso" perche non puo per natura, decidere, scegliere, quali valori da praticare come immutabili per sè.
    Quindi la letteratura come "messaggero dell’apocalisse" e’ una bella frase poetica, ma dipende…sempre dipende. Con valori e ideali decisi come giusti, spesso la letteratura (giudicata portatrice di giudizi sbagliati) si attacca al kaiser dell’apocalisse.
    7) La letteratura costringe a crescere
    Non si capisce chi sarebbe quel "moccioso" che "vuole imporre" al giudizio dello scrivente, se le decisioni di giudizio sono decise per se stessi e non imposte (ognuno ha diritto ad esprimere le proprie opinioni ecc…) non c’entra nulla "il moccioso", a meno che dichiarare per partito preso che chiunque "osi" mettere in dubbio la sacra letteratura nei suoi giudizi di valore, sia da considerarsi moccioso.
    La letteratura che ci costringe ad abbattere le strutture mentali candide e rudimentali della nostra infanzia e ad elaborarne continuamente di nuove e più complesse dipende…non e’ una cosa assoluta, e’ legittimo "fissare" nel proprio intimo, il giudizio che si ritiene giusto e migliore, per tutto l’arco della propria vita, nonostante il mondo possa prendere pieghe barbare ed incivili come purtroppo spesso e’ successo.
    E questa e’ sicuramente strada di maturità.
    Ps. non ho corretto tutte le bozze ed errori non ho tempo, quando posso vedo di farlo.

  • totalrec

    Poffarbacco, Georgejefferson ha studiato il mio articolo riga per riga e ne ha tirato fuori un’esegesi dettagliata e argomentata, più lunga dell’articolo stesso! Nemmeno alla Bibbia è mai stata dedicata tanta attenzione! Non mi permetterò certo di sciupare questo momento magico con una replica piccata. Come si fa a detestare uno che dedica a un tuo scritto un’intera giornata?

    Grazie delle sue parole, Mr. Jefferson (anche se non sono riuscito ad arrivare alla fine) e complimenti vivissimi per la gran dovizia di tempo da perdere.
    (GF) 
  • Bertozzi

    Ho avuto lo stesso pensiero, giuro.

  • Georgejefferson

    La passione per qualcosa (quando non diventa mania ed ecceso di ego, e puo succedere se non ci si disciplina) nel mio caso la filosofia politica,non e’ tempo perso. Rileggendo in riposo noto molti refusi ed errori che cambiano il senso di alcune frasi (anche se se ne intuisce facilmente il giusto intendimento).E’ un peccato e per renderlo meglio leggibile domani ci dedico la mezzora necessaria. Se deciderai di pubblicarlo sul tuo sito (che ho inserito in attesa di moderazione) aspetta, per cortesia, la versione corretta.

  • Georgejefferson

    Nel complesso ci ho messo 3 o 4 ore (scaglionate). La critica l’avevo gia fatta mentalmente alla prima lettura. Spesso si tratta solo di stendere quello che gia hai formulato, che a mente e’ azione agile (non badi agli errori di scrittura e forma letterale) ma scritta necessita di tempo e concentrazione.

  • totalrec

    Non c’è pericolo. Se non corregge grammatica e sintassi (e possibilmente snellisce un po’) sul mio sito non lo pubblico di certo.

    (GF)
  • Tanita

    A proposito dei testi semplici o complessi, George Jefferson, mi vengono in mente i versi che Quasimodo scelse dal suo "Solitudini"…

    Ognuno sta solo sul cuor della terra
    trafitto da un raggio di Sole:
    ed è subito sera.

    Piú semplice di cosí… Ma quale potenza!

    Il pezzo del professore potrebbe servire da spunto – ed esempio – per ellaborare una spiegazione di buona parte dei problemi del mondo contemporaneo partendo dalla configurazione del suo pensiero. Me lo tengo… E speriamo di evolvere, noi, "le umane genti".

  • Georgejefferson

    He he. Non avevo dubbi. Snellire non si puo, anche se non appare evidente, e’ gia snello, in relazione alla mole di argomenti utili alla critica. La correzione sara’ limitata ai miei limiti (che sicuramente lo renderanno piu leggibile, ma probabilmente "non perfetto").

  • neroscuro2014

    Lei confonde la scuola pubblica con la scuola dell’obbligo. Se certi discorsi fino ad un certo punto reggono nella scuola dell’obbligo (non per le mie convinzioni, ma questo è un altro discorso), nell’istruzione superiore no e a ragione perché nessuno vorrebbe dei "professionisti" o dei "tecnici" squalificati che si nascondono dietro un titolo. Le conseguenze di un’istruzione "per tutti" come vorrebbe lei, sarebbe lo scadimento progressivo della società nel suo complesso, fino a rendere irrilevante un titolo di studio e l’istituzione che lo eroga. Tanto varrà a quel punto chiudere le scuole pubbliche e affidare l’istruzione e la selezione ai privati. Un bell’orizzonte classista che si prospetta innanzi, grazie a idee così apparentemente democratiche.
    L’altro errore che fa, di impostazione metodologica, è ritenere che gli alunni non necessitino di sforzarsi di apprendere perché c’è l’insegnante che invece deve trovare la via ai loro cervelli. Non so come lei abbia fatto la studentessa, ma io, prima di diventare insegnante, sono ovviamente stato studente e ho dovuto adattarmi alle richieste e alle difficoltà che gli insegnanti mi ponevano davanti con l’obiettivo di migliorarmi. Se fossi partito dall’idea che loro dovevano fare qualcosa, sarei rimasto un bambino capriccioso e mai avrei potuto apprezzare né la varietà delle persone dietro agli insegnanti, né la diversità dei loro metodi, né tanto meno mettere alla prova e sviluppare le mie capacità. L’impostazione che lei da è altamente criticabile,ma non mi permetto di darle consigli, al contrario suo, anche se leggerò volentieri il libro che suggerisce, ben sapendo che nessuno ha ancora scritto la parola fine alla didattica, alla docimologia e alla pedagogia.

  • natascia

    Così a braccia, ritengo che in ogni caso non sarà pubblicato. Certi Io, certi Ego  sono difficili se non impossibili da contattare.

  • Georgejefferson
    Non si capisce bene la distinzione forzosa tra scuola dell’obbligo e primaria secondo livello a quale merito ti riferisci, professori squalificati? Ma questa e’ una presunzione tua che induci a ritenerla come parte contrapposta dell’altro, quando invece hai fatto tutto da solo.
    Facile poi, retoricamente collegare il giudizio soggettivo (Prof. squalificati) non condiviso per tutti al presunto:
    "scadimento progressivo della società nel suo complesso ecc.."
    Non e’ una critica seria, con l’aggiunta poi della critica (senza contenuto) colorandola enfaticamente come "orizzonte classista" e "democratico".
    Figuriamoci reclamare "il metodo" con queste premesse (neroscuro, tu insegni davvero?) che accusano l’altro di elevare il mancato impegno (non necessitino di sforzarsi) senza chiarire la misura e le cause (quanto? sempre? perchè succede a volte?) tout court. E’ una calunnia.
    Non e’ dimostrazione il singolo aneddoto tuo personale che "hai dovuto adattarti", specie per il rancore che ti porti appresso, estremizzando problemi reali e da distinguere caso per caso, con l’esempio generico e semplicistico del "bambino capriccioso".
    Diversità dei vari metodi di insegnamento non sembra proprio, data la tendenza a classificare a senso unico verso le sue preferenze di giudizio.
  • neroscuro2014

    GJ hai la straordinaria capacità di non capire quello che è scritto e di non saper scrivere quello che vuoi dire, eppure scrivi. Cercherò di spiegarmi anche alla tua mente fino a ridurmi al lapalissiano.
    Squalificati sono gli studenti che escono da una scuola che non chiede loro di sapere e quindi mancano delle basi per svolgere le professioni o per essere dei tecnici, causando danni a sé stessi e agli altri, ma da uno che scrive "primaria secondo livello" tra i mille altri strafalcioni, non mi posso aspettare un discorso sensato perché non sa nemmeno come si suddividono gli ordini scolastici e dove si ferma la scuola dell’obbligo.
    Mi accusa anche di attaccare la persona di Tanita, quando in realtà ne critico il pensiero: sei tu che testualmente scrivi un attacco alla mia persona: [cit.:] "Non e’ dimostrazione il singolo aneddoto tuo
    personale che "hai dovuto adattarti", specie per il rancore che ti porti
    appresso, estremizzando problemi reali e da distinguere caso per caso,
    con l’esempio generico e semplicistico del "bambino capriccioso"."
    Ti consiglio di non scrivermi più e se proprio devi scrivere, evita di usare parole che non conosci in frasi sconnesse e senza senso alcuno. Spero di esserti stato molto chiaro.

  • Georgejefferson
    Ma, forse "non capisco", ma ridurre l’interlocutore a preferire Acriticamente "professori squalificati", che elogiano il NON impegno, associando senza presupposti seri "scadimento" della scuola come accusa da parte tua fa ridere, specie se ti attacchi al non saper scrivere fingendo di non capire quello che ho inteso.
    Qui hai lanciato una accusa "generica" portando poi il tuo giudizio su come dovrebbero essere "qualificati" gli studenti. E vediamolo allora questo giudizio.
    Perche una scuola dovrebbe chiedere agli studenti di "non sapere"? Intendi ripetizione a pappagallo per "sapere"? Non e’ chiaro.
    Se ti riferisci all’apprendimento a memoria di nozioni specialistiche per scopi tenici di lavoro non vedo quale scuola lo nega a priori. Anzi il giusto della scuola e’ proprio la varietà tra quello e sapere inteso come riflessione e giudizio concernente i rapporti umani, relazionali e umanistici. Poi ci sara la scuola "piu tecnica" e quella piu "umanistica", ben consci che sono semplificazioni per capirci.
    A me sembra invece che denigri senza serietà l’educazione umanistica in quanto tale, estremizzando in forma infantile le accuse, parlando di "danni" a se stessi ed altri ma potrei sbagliarmi.
    Attaccarsi alla frasetta "secondaria di secondo livello" per darti ragione si commenta da sè, commenta nel merito quello che ho scritto, non l’estetica o il gossip (lo sai che l’ho scritta apposta quella frasetta?)
    Nessuna critica hai scritto, e di chiarezza nemmeno (e’ qui da leggere, basta de costruire) se non rammarico espresso nella ostentazione estetica fine a se stessa.
    Non ho attaccato la tua persona, ho inteso che l’esempio del tuo vissuto, non fa necessariamente la verità, che nemmeno si quale sia la tua, si e’ capito.
  • neroscuro2014

    Proprio non ce la fai: gli squalificati sono gli studenti usciti dalla scuola e i loro titoli senza valore. Sai capire un contesto? Nella primo paragrafo, alla seconda frase, mi riferisco chiaramente a quanto scritto da Tanita sulla "scuola per tutti", ne è una prova la terza frase, quella sulle conseguenze, che chiarisce ulteriormente che non intendo "professori squalificati" ma "studi e studenti squalificati". Se poi uno non capisce nemmeno quando descrivo come diverrà inutile la scuola pubblica rispetto ad un contesto di lavoro e di vita, allora ci sono dei seri problemi.

  • Georgejefferson

    "Scuola per tutti" tu lo interpreti come "studenti che escono senza valore" (per semplificare)…con l’aggiunta delle frasi accusatorie senza contenuto reale di critica, ma riflettente solo paure tue.

    Questo e’, nero scuro. E’ come se mi mettessi a fare una ricerca su tutti i casi disperati (che ci saranno sicuramente) di persone uscite da istituti "tecnici" (per semplificare) perfettamente robotizzati, ad usare una metafora, al servizio del lavoro di sfruttamento (in tutto il mondo) delle classi dominanti per concludere: Scuole tecniche specialistiche di nozioni Uguale brutto.

    Vedi che e’ una bambinata? La specializzazione tecnica e nozionale e’ di ovvia importanza, io potrei anche considerare i fondamenti di verita e critica alla scuola che vuoi intendere, ma tu non vuoi ragionare e ti chiudi dietro ad un muro.

  • Georgejefferson

    Mi e’ piaciuto nel complesso questo intervento, avrei varie cose da dire e anche criticare (specie sul tema teologico) ma nel complesso tocca certi temi anche giusti. Non ho tante energie adesso e tempo, magari la prossima volta se ne puo riparlare.

  • neroscuro2014

    Mi fai il piacere di rivelarmi che titoli hai per parlare di scuola? Solo uno che non sa il linguaggio che si usa per comunicare dell’argomento scuola può capire quello che capisci tu di ciò che scrivo. Il mio messaggio era CHIARAMENTE rivolto a Tanita e non a te, che asserisce d’essere insegnante, quindi dovrebbe conoscere questo linguaggio e non cadere negli stessi errori di comprensione tuoi. La scuola è pubblica e questo la rende già per tutti. Quello che chiede Tanita e che io contesto come pure Freda è che la scuola dia un titolo a tutti a prescindere dai risultati e dall’impegno degli studenti, un po’ come certe correnti di pensiero politico e anche scolastico credono sia giusto fare. Mi spiace che tu non capisca che il ruolo dell’insegnante è doppio (a volte pure triplo o quadruplo): 1) conoscere e spiegare la materia (didattica), e ti assicuro che non è banale perché gli insegnanti hanno normalmente a disposizione un certo numero di strategie utili allo scopo di cui conoscono i pro e i contro; 2) valutare l’apprendimento dell’alunno (aspetto docimologico) e anche qui i criteri sono molteplici e sfaccettati. Siccome per quanto ci si sforzi di insegnare e di correggere la propria azione didattica esistono quelli che non vogliono apprendere e occupano il banco in ossequio ad una propria mal riposta ambizione o, peggio, per l’ambizione dei propri genitori (o secondo lei si tratta di povere vittime della cattiveria degli insegnanti?) di conseguenza esistono le valutazioni negative, che possono essere imperfette, come del resto lo è tutto nella vita, ma che ci stanno per ovvie ragioni pratiche. Se non capisci il significato di "ovvie ragioni pratiche", partecipa ad un corso di abilitazione all’insegnamento (requisito richiesto la laurea e tre anni di insegnamento o il concorso di ammissione), ma piantala di fare domandine e obiezioni inopportune. Già l’ho detto: solo sull’insegnamento e sulla nazionale di calcio ci sono tanti esperti esterni al mestiere e tu mi sembri molto molto esterno.

  • Georgejefferson
    Alla tua richiesta di titoli rispondo pernacchie. Un modo elegante come il tuo di fuorviare il merito del discorso. Il giudizio (sempre personale anche se puo essere condiviso) esiste al di la del linguaggio. Le accuse pregiudiziali sono li da vedere, nessun errore di comprensione, al limite ognuno decide con la sua testa se il pregiudizio senza contenuto tuo sia reale, o immaginario.
    Cit."La scuola è pubblica e questo la rende già per tutti" e’ uno slogan buono per idealisti romantici ingenui che pensano che una paroletta (scuola pubblica) sia sostanza in sè.
    Cit."la scuola dia un titolo a tutti a prescindere dai risultati e dall’impegno degli studenti" e’ un’altra barzelletta, uno slogan che accusa non si sa bene chi (solo un pirla puo desiderare una scuola cosi, infatti) Porta le citazioni precise dell "correnti di pensiero" che si esprimono in quei termini, ed ammettendo che due aneddoti li trovi, dimostrano l’inconsistenza dell’assunto ideologico (2 pirla che dimostrerebbero il tutto).
    Il ruolo dell’insegnante innanzitutto non e’ mai un qualcosa di "fisso" immutabile a priori, come un "oggetto" immobile da dimostrarne l’esistenza, ma al massimo definito piu, o meno in modo condiviso. Il triplo ed il quadruplo stanno ad indicare la maggiore mole di lavoro, o varieta di metodo e contenuto, ma non dimostri nulla delle accuse derivanti dal tuo rancore personale.
    1 conoscere e spiegare la materia dipende, quale materia?
    Il sentimento di un poeta si puo interpretare e magari ci si azzecca (indovinando cosa intendeva nel preciso e razionale senso compiuto), ma anche no, questo non toglie il fatto che una interpretazione che lascia spazio all’interazione (del maestro e dell’alunno) non e’ detto per nulla che non sia di valore, a priori. Quindi non e’ oggetto immutabile.
    Diversamente se la materia e’ prettamente fisica, come la descrizione delle componenti e funzionamento di un motorino di avviamento.
    Per quello dipende, assolutizzare con la frasetta non e’ serio.
    2) valutare l’apprendimento dell’alunno
    Come gia scritto, che non hai minimamente preso in considerazione: La distinzione tra "cialtroni" e "ribelli" (negli studenti) non e’ ben sprecisata, se "tutti" indistintamente oppure i veramente maleducati e "bambini" da una parte, nei confronti di reali motivi di ribellione ad un modello pedagogico e consuetudine ideologica aggressiva che non sembra mai messo in discussione, facendo di ogni fascio un campo senza riflessione sui motivi che distinguono gli studenti descrivendo i comportamenti che a prima vista, sono certo giustamente criticabili (scopiazzare, assenteismo, sabotaggio).
    Non so se " povere vittime della cattiveria degli insegnanti" Questo lo hai scritto tu e bisogna vedere caso per caso. Le valutazioni negative non sono sempre idonee e giuste, e questo e’ ovvio, come anche quelle positive possono prendere un abbaglio.
    Puo darsi che non capisco le TUE "ovvie ragioni pratiche", (in quanto tue, non per forza oggetto uguale per tutti nel giudizio).
    L’invito a "studiare" per fare il perfetto funzionario degli "ordini" ci sta, scrivi un invito formale in stile festina di compleanno per bambini, lo prendero sul serio.
    Su l’opportuno, o meno, chiunque legge si fara l’opinione che crede, ma puoi cercare di imboccargliela col cucchiaino (ed il "titolo"), forse 3 o 4 li convinci.
  • neroscuro2014

    Mi chiedi le citazioni?! Perché, tu hai prodotto citazioni? Tu stai dicendo cose che pensi vagamente o stai riportando il frutto di autorevoli figure della scuola? In altre parole, ma chi credi di trollare?
    Cercati gli interventi della Senatrice Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD. Intanto eccoti un link [www.orizzontescuola.it] per iniziare e tappati bene la bocca mentre leggi.

    Hai finito di leggere? Bene. Stammi a sentire attentamente: se non dichiari che cosa fai nella vita per vivere (ma un’idea me la sono fatta a giudicare dalla mole di interventi a qualsiasi ora),  significa che NON SEI TITOLATO A PARLARE DI SCUOLA. Il fatto di averne frequentata una, magari fino ad ottenere la fatidica terza media o anche un diploma superiore non ti autorizza a discuterne con cognizione di causa, come se tu dopo essere entrato in un ospedale da paziente, pretendessi di uscirne da medico laureato oltre che guarito. I tuoi ragionamenti sono inconsistenti, stupidamente pieni di termini che usi a sproposito e come ti si risponde nel merito, usi subito l’insulto e l’insinuazione. Chi sei tu per dire cosa provo io o cosa sono io? Sciacquati la bocca, totale analfabeta. La scuola non è l’assistente sociale di chi non ha né arte né parte né vuole averne. Di chi gioca a fare il ribelle, in altri termini. Punto. Chi vuole dei veri cambiamenti, studia e cerca di comprendere il mondo circostante perché acquisisce le categorie mentali e la visione di insieme per farlo. Dopo, solo dopo, agisce. Mi dispiace dirtelo, ma è più rivoluzionario Sergey Brin che ha studiato, e molto, di qualsiasi leone da tastiera che rosica e trolla tutto il giorno. Sic et simpliciter. Ho un’ultima rivelazione per te: tu non hai umiltà, cosa che invece pretendi da me e da Freda. Tu sei un vivido esempio di tutto ciò che fa grippare la nostra società: supponenza e inconsistenza. Io, al contrario tuo, non vado nemmeno da un muratore a dirgli come deve fare il suo lavoro perché ne ho rispetto e so che anche il meno bravo di loro è meglio di me nel suo mestiere. Se parlo di scuola è perché ci sto dentro come lavoratore da un pezzo. Questa si chiama consapevolezza dei propri mezzi e non è presunzione né tanto meno sfoggio di erudizione. Si, chiunque legga (manco un congiuntivo sai usare) si può fare un’idea. Dal canto mio reputo che la discussione sia finita, che ti ho tollerato abbastanza e di essere stato sufficientemente preciso o come diresti tu: s-preciso*.

    *A che serve sapere la lingua italiana ad un riformatore della scuola, anzi ad un cotale rivoluzionario che si esprime con neologismi inventati da sé medesimo? Sarebbe un inutile freno al cambiamento. Fatevi da parte pedanti insegnanti di italiano o verrete distrutti da qualche gigantesco strafalcione.

  • Georgejefferson

    Non e’ che sbroccare come un bambino inviperito riporta a ragione le semplificazioni qualunquiste che hai espresso. E nemmeno il richiamo alla grammatica dimostra un valore di giudizio buono da condividere.

    Da piccoli aneddoti, estremizzati dal tuo rancore, (probabilmente, ma potrei sbagliarmi), hai indotto piu volte conclusioni e intendimenti generali, assoluti, agli altri, che fanno ridere, e lo sai benissimo, questa e’ la mia critica.

    Pensando di apparire pure serio nella foga di attribuzione di tesi ovviamente assurde

    (riassumiamo il tutto con : i maestri che si compiacciono di chi non si impegna, e la scuola che premia i maleducati e bambini…ma si potrebbe elencare frase per frase).

    Questa e’ la tua serieta di dialogo ed argomenti. Un professore proprio, ma e’ comunque capibile nel senso di sfogo non ragionevole e sensibile del momento di rabbia per dei rancori non bene elaborati.

    Non ti ho troppo offeso, e quel poco non dovevo. Ti leghi ai "titoli" e aggressivo attaccamento all’oggetto in quanto tale, negando il libero arbitrio potenziale di giudizio alle persone.Tranne quelle che vuoi decidere tu, a priori, identificandoti col rango fasullo a cui credi di appartenere, o quelle sole persone che ti comandano i superiori di elogiare con gli "ordini" elitari derivanti dalla soggezione per l’autorita a cui sei stato educato con aggressivita e che inevitabilmente produce riverenza, timore e risentimento.

    Ecco questo legame stretto senza speranza, fa sorridere ma e’ anche molto triste.neroscuro.

  • Georgejefferson

    Il sapere non e’ tutto comparabile come contenuto. Il sapere umanistico, di scienza sociale, per es.

    le motivazioni alla base di eventi storici..

    le motivazioni di giudizio nella storia filosofica..

    le motivazioni di scopo delle scelte economiche,

    le motivazioni iniziali inconscie della psiche nello sviluppo delle scelte di tutti i giorni,

    le motivazioni di fondo sentimentali di narrative poetiche

    ecc..ecc.. non sono un "oggetto" fisso e "scoperto" in tutto da insegnare, ritenendo la ripetizione a pappagallo come "il sapere".

    Non sono saperi come quelli riguardanti l’operativita tecnica in se stessa (semplificando il "sapere" come avvitare una vite nel bullone, fino alla competenza specialistica misurabile con l’esperimento)

    Sono "saperi" che esprimono giudizio di altri nel passato, e ripetere a memoria altre interpretazioni di altri ancora (l’autorita’) non e’ garanzia di verita’, l’unica garanzia di verita’ e la nostra convinzione interiore, da esprimere e cercarne condivisione, eventualmente, democraticamente.

    Ma una persona, e considerata tale dal principio con dignita verso il suo potenziale (alto o basso che sia), deve essere libera. Libera di decidere con il suo giudizio spontaneo e autonomo. E l’insegnamento in questo e’ proprio trasmettere fiducia in se stesso e sua liberta di giudizio.Quando questo viene negato dal principio, con esagerata disciplina di negazione di se’ come fosse una prassi militaresca di esecuzioni di ordini prestabiliti intoccabili, produce frustrazione, rabbia e risentimento, perche (fin da piccoli) si nega una fiducia a priori verso se stessi.

    E magari da grandi si insegna anche, replicando pari pari questo modus operandi violento, divenendo "funzionari" del potere che determina questi diapositivi di controllo.E allora dovrebbe essere un processo, graduale di accompagnamento, alla liberta del suo giudizio (dell’allievo) con "amore" in senso lato ovviamente, affettivita, appartenenza ad un condiviso intendere umano della liberta di scelta. Questo non vuol dire assolutamente permettere tutto, non porre limiti, esagerata tolleranza come la destra elitaria (e quella piccola al seguito che scodinzola compiaciuta di una falsa attribuzione di importanza)… cerca di far credere, quando si parla di affettivita di rispetto nei rapporti scolastici (con bambineschi esempi per stigmatizzare col romanticismo indantilizzato banalizzando la questione).

    Significa educare la persona a non aver sempre bisogno della testa di un’altro per giudicare con buon senso, e magari dibattere, alla fine di un percorso, giudizi che si criticano a vicenda (tra maestri e allievi) e non importa se un giudizio "deciso" come giusto sia simile o uguale a quello di un altro, non e’ l’originalita di pensiero che rende autonoma una personalita, ma la sua liberta’ di esprimersi, decidere scelte ed interagire dentro di se’, senza soggezione (nel limite del possibile) senza coercizione psicologica con la paura e rigore esagerato. Fermo restando la giustezza della disciplina e rigore, ma non debordanti troppo da una certa misura.

  • neroscuro2014

    Tu ha litigato con la lingua italiana e questo mi è chiaro da un pezzo. Non hai un lavoro o ti vergogni del lavoro che svolgi, anche questo è chiaro (poi se mi va ti spiego perché). Non hai umiltà. Uno discute di criteri e tu vedi critiche alla cultura umanistica (dove mai ho espresso tale critica? Boh. Fa solo il paio con la tua scarsissima capacità di comprendere un testo). Uno parla di discrimine tra chi ha desiderio di apprendere e chi no e tu capisci "nozionismo". Questa è la parte migliore: nozionismo. Sarebbe interessante per me sapere cosa intende un analfabeta come te, ben supportato da presunzione, per "nozionismo". Come esperimento antropologico però, perché in realtà ho già capito che non conosci un granché di nulla. Usi solo dei termini "colti" in un penoso tentativo di metterti al pari di chi ha studi molto più solidi alle spalle. Per te la conoscenza di qualcosa è "nozionismo", come se per poter avere delle idee libere bisognasse avere la mente sgombra, come una stanza vuota, da riempire di volta in volta con "informazioni" prese qui e là (sennò che cazzo di tuttologo saresti?) magari da Wikipedia o da un libro*. L’idea che non sapere equivalga a prendere per buona qualsiasi informazione ci giunga o qualsiasi pensiero anale ti passi per la testa, nemmeno ti sfiora, ma non mi stupisce: anche questo aspetto è coerente con il resto.
    Vedi, chi insegna per mestiere sa che dietro allo studio, magari anche mnemonico, si sviluppano delle connessioni nervose che arricchiscono la capacità di pensare e se in un primo momento questo dà come risultato il ripetere a pappagallo, che tanto ti dispiace, sul lungo termine produce un cervello funzionante e pensante in modo autonomo in grado di produrre idee originali. I famosi neuroni-specchio sono alla base dell’apprendimento e guarda un po’ cosa fanno: copiano a pappagallo. Quindi, caro** dannoso tuttologo, parli di cose che non conosci: vedi coercizione laddove ci sono solo semplici meccanismi fisiologici  che devono essere stimolati se non si vuole avere l’equivalente cerebrale di un autistico (che lo è per motivi organici). Solo la tua crassa ignoranza e supponenza ti fanno vedere sistemi coercitivi anche laddove c’è semplice educazione e trasmissione amorevole di conoscenze (aka: istruzione).
    Te lo dico da tecnico: se uno alle elementari non impara le tabelline a memoria (quanta violenza sui poveri pargoli, oooooh!), poi dopo in matematica avrà delle serie difficoltà non tanto perché non riuscirà a fare i calcoli, ma perché gli sarà difficile capire le procedure e se non capirà una procedura, non potrà nemmeno comprendere una dimostrazione. Riassumendo: un bambino non impara le tabelline a memoria a 8 anni, a 15 anni la sua formazione in matematica è seriamente compromessa. Chiaro?*** Ecco perché l’istruzione è un percorso lungo nel quale non si deve permettere ad imbecilli improvvisati (a volte con tanto di laurea, come alcuni pedagoghi e psicologi a là page che seguono l’ultima profittevole moda) di mettere le mani. Tanto più se appartengono alla schiatta dei falliti trollatori. Purtroppo, questo, come si lamenta Freda è già successo e i guasti prodotti sono ben evidenti anche grazie a te, tuo malgrado.

    *Chissà chi deve scrivere e con quali strumenti "nozionistici" a questo punto. È un mistero che lascio a te caro** GJ.
    ** Caro nel senso di dispendioso
    *** La bocciatura a tempo debito serve a permettere un recupero dell’alunno, non a distruggerlo. Se anziché bocciarlo lo si promuove e il recupero non avviene durante l’anno, e si va avanti così negli anni successivi perché bocciare è brutto, si fa un’enorme ingiustizia a quel poveretto che arriverà all’età adulta con gravi lacune che si rifletteranno nella sua vita (accesso al lavoro, relazioni sociali, comprensione dell’ambiente, ecc…).

  • Tanita

    Oh, no, io sono molto tranquilla, professore.
    It’s all right.
    I’m sorry for your students and for yourself. Io can’t enjoy teaching and you’re failing at it – it’s evident – because of the way you think. Open up, professor free your mind. It’s never too late!

  • Tanita

    Errore grave, ci vuole un po’ d’ermeneutica, perbacco!

    Io non ho mai sostenuto – né sosterrei – che la scuola deva dare un titolo a tutti a prescindere dai risultati! Ma come l’é venuta in mente una conclusione del genere, se ha letto con attenzione quanto ho scritto?

    Io ho sostenuto, e lo ribadisco, che un vero Insegnante, un Maestro, dev’essere capace di tornare i contenuti, gli oggetti di studio, accessibili a tutti (fermo restando che non parliamo di ragazzi e ragazze con qualche handicap o malattia che possa costituire un’impedimento aldilá delle possibilitá degli insegnanti).

    Quel che decidano di fare con quanto imparato, é poi un’altra cosa. Ma noi abbiamo l’obbligo di far sí che i saperi possano essere costruiti e ricostruiti da tutti gli alunni.

    Perché la scuola sia accessibile a tutti non basta con aprire le porte degli edifici. Gli insegnanti sono parte integrante e sostanziale dell’Educazione, della Scuola, quindi determinanti della qualitá dell’accesso all’Educazione.

    Il ché é molto diverso da quanto da Lei interpretato e quindi, contestato. Lo stesso errore – forse intenzionale per scappare la questione di fondo? – che ha commesso il professore Freda nel valutare i (e rispondere ai) miei argomenti. Peccato.

    Una cosa vi dico, a Lei e al Professore: se questa che avete dimostrato coi miei interventi é la vostra competenza per leggere ed interpretare, é evidente che non avete imparato a dovere quando a vostra volta vi siete formati.

  • Tanita

    E’ un vero peccato che tanto Lei quanto il professore Freda facciano ricorso all’insulto e alla squalifica personale nel considerare gli interventi degli altri foristi.

    Si tratta di una mancanza di etica e deontologia professionale che dovresti riesaminare intanto vi diminuisce nella vostra qualitá d’insegnanti.

    Lo fate anche con i vostri allievi? Freda, almeno in questo suo articolo, lo fa, e con tanto disprezzo!

    Considerando i preconcetti e pregiudizi che mettete in esibizione, e la evidente mancanza d’autocritica, é veramente difficile stabilire una dialettica costruttiva. Mi auguro che riusciate a migliorare, per il bene dei vostri studenti.

  • Tanita

    Vero. Troppo in alto per i comuni mortali. Mi dispiace per loro, sono accecati dalla propria luce.

  • Tanita

    Non si preoccupi, Georgejefferson, Lei é stato fin troppo eloquente e chiaro.  Cristal clear. Riceva il mio saluto e considerazione per il modo in cui si é preoccupato di esaminare le "tesi" proposte dall’autore dell’articolo e i suoi sostenitori, e di rispondere a coscienza.

    Siccome questi professori sembrano cosí abbagliati dalla loro propria luminositá, ho paura che hanno grosse difficoltá per interpretare le risposte che vengono loro offerte (non soltanto le nostre, ma anche quelle di studenti e i loro genitori) e per stabilire qualsiasi esercizio dialettico.

  • Georgejefferson
    Ha ha…per me la conoscenza di qualcosa e’ nozionismo…cosi, tout court. Ecco cosa concludi. Come le tue accuse precedenti. (es. per semplificare): 
    tu ritieni che lanciare pomodori e noccioline al gorilla che si crede forte sia un bene.
     
    Questa la "qualita" delle tue critiche.
    E poi l’ oggetto sacro (connessioni nervose che arricchiscono), come fossimo robot automi senza cuore (Ps. cuore e’ una metafora, che simboleggia il senstimento, che battutina potresti trovarci? le bamboline e le roselline?) 
    …poi le parolaccie dei bambini (analfabeta anale imbecilli profittevole moda) che va bè, sorvoliamo.
    Il cervello funzionante del servo e’ spento, non e’un "cervello".
    Le idee originali in se non e’ sinonimo di qualità, sinonimo di qualità e’ il giudizio, quale giudizio ? riguardo al giusto e sbagliato, quello fa il cervello acceso. 
    Fisicalizzi tutto l’universo mondo e nemmeno ti rendi conto, cosa sta dietro all’imitazione degli altri, la paura di venir escluso, discriminato? Cosa sta dietro a queste coercizioni psichiche millenarie? L’oggetto? Il neurone specchio? O i "motivi organici"?
    Quale trasmissione "amorevole"? Quella che solo trasmette e non vuole ricevere per infantile senso (indotto) di superiorità bambinesca?
    Pero dimmelo da "tecnico" che ci facciamo crasse risate.
    E’ si, intendevo proprio che le tabelline sono violenza sui poveri pargoli. Proprio una critica seria, non c’e’ che dire.
    Salutami il tuo prossimo bocciato, neroscuro, quello li deviato nei meccanismi meccanici del suo corpo.
    Il poveretto
  • totalrec

    "Lo fate anche con i vostri allievi? Freda, almeno in questo suo articolo, lo fa, e con tanto disprezzo!"



    Modestamente sì. Disprezzo profondamente gli imbecilli e gli ignoranti che desiderano restare tali e nemmeno si accorgono della loro condizione. Generalmente so distinguerli dalle persone di valore o almeno in grado di evolversi positivamente nel corso del tempo. A differenza di lei, penso che questa capacità di discernere il pane dalla merda non rappresenti un handicap per un docente, bensì la quintessenza della sua professione.
    (GF)
  • neroscuro2014

    Vedo che è sua abitudine intervenire quando le fa più comodo per dimostrare quel che le pare "collega". Normalmente io leggerei gli interventi precedenti dove questo pezzente mi ha insultato in continuazione con le sue insinuazioni prima di puntare il  ditino e fare la maestrina, ma evidentemente io sono di una classe diversa dalla sua. Ah poveri i suoi studenti di sicuro non possono fidarsi di una persona così superficiale come lei. Vede? Anche io posso estendere un giudizio dal forum al suo ambiente lavorativo, che ci vuole? Ma no, lei è di sicuro una brava insegnante, mica unai paracula come sembra. Spero vivamente che si integri nella scuola italiana: è sulla buona strada.

  • neroscuro2014

    Scusa, hai proprio ragione. La mia mente ristretta dagli studi e dalla professione deve inchinarsi di  fronte al vero genio di uno che si esprime violando sistematicamente l’italiano e la logica. Che ci posso fare se non sono in grado di comprendere cos’è il cuore o l’anima? Sono qui per programmare gli studenti come robot. Ti prego, diventa insegnante e non privare la scuola del tuo contributo. Non sottrarci la tua presenza: abbiamo bisogno di te.

  • Georgejefferson

    Immancabile, l’anima.Gli angioletti pero anche.

    Fermo restando che l’esercizio di memorizzazione ha la sua ovvia utilita’, secondo me se scrivi a memoria una formula matematica, dimostrando la tua diligenza nel memorizzare "la logica", che ti hanno fatto credere sia un oggetto staccato dal giudizio umano (ps. i simbolini in matematica fanno molto effetto), riesci a distrarre i lettori dalle pirlate che hai accusato (per semplificare: premiare la svogliatezza e maleducazione a priori uguale bello…Maestri che promuovono tutti per principio di giustizia ecc..).E alcuni ne verranno suggestionati dimenticando le stronzate scritte per rancore, dimostrando che "hai studiato", e scoperto che l’essenza delle persone sta nei riflessi pavloviani e neuroni specchio.

  • neroscuro2014

    Non faccia la furba, questo lo ha scritto lei:
    Se Lei insegna nella scuola pubblica, il suo dovere é far sí che la
    Letteratura (e qualsiasi altra disciplina di cui é titolare o che
    pretende insegnare) sia per tutti. Lo Stato italiano non Le paga lo
    stipendio per selezionare gli allievi piú bravi o meglio preparati o che
    vengono con le migliori condizioni di partenza e di vita – almeno non é
    cosí secondo le leggi riguardanti l’Educazione, la Pubblica Istruzione.
    Le paga per insegnare a tutti. Per far sí che i contenuti sotto la sua
    responsabilitá, possano essere costruiti e ricostruiti da tutti i suoi
    studenti e le sue studentesse. E mi creda, si puó.

    In un’unica frase riesce ad essere supponente su come il collega lavori e comprensiva nei confronti dei suoi alunni. Come faccia a sapere cosa accada nella classe del collega, quale relazioni si siano instaurate, che tipi di persone siano i suoi alunni è per me un mistero. Chissà come lei definisce una persona che pensa di sapere cosa accade da qualche parte lontana. Nello stesso commento infila anche delle fantasie su quelle che sarebbero le leggi italiane. Non male per sole 5 righe e ce ne sono ancora.
    Lasciamo perdere e torniamo al suo commentino di sopra: "il Maestro, dev’essere capace di tornare i contenuti"  è bellissimo (tornare poi… suppongo sia un anglicismo). Le domando: dopo averle provate e riprovate tutte, con l’alunno che non capisce perché passa il tempo a chiacchierare e a disturbare la classe che si deve fare? Gli vado a dare ripetizioni a casa gratis o posso mettergli 4 e chiamarlo pelandrone? Mi rimorderà la coscienza? Sicuramente è colpa mia. È sempre colpa di qualcun altro, mai dello studente che è santo per definizione. Se non capisce perché non ha un lessico appropriato agli studi e all’età, non costringiamolo a leggere un libro, potrebbe ucciderlo sapere qualche parola in più. Non facciamogli ascoltare una persona erudita che si esprime in modo ricco e articolato: potrebbe sentirsi inferiore o annoiarsi. Se invece i suoi problemi sono le lacune accumulate nel corso degli anni in cui è stato ingiustamente promosso, mettiamoci per l’ennesima volta a rispiegargli tutto il programma del passato, mica bisogna andare avanti e dargli la sensazione di non essere indispensabile.

    Ma noi abbiamo l’obbligo di far sí che i saperi possano essere costruiti e ricostruiti da tutti gli alunni. Uhm,  sembra quella roba di fuffologia pedagogica che serve a dare lavoro a qualche figlio di barone universitario e che viene regolarmente cambiata e sconfessata ogni decennio circa dagli stessi fuffologi, per dare lavoro ad un nuovo pargolo. Sarebbe roba inoffensiva fin quando qualcuno non prende sul serio e alla lettera quello che questi hanno scritto. Io non ho alcun obbligo perché non ho il potere di ricostruire nessun sapere nell’alunno. Non posso entrargli nella testa e dargli la motivazione. È l’alunno che ha questo potere. È l’alunno che se vuole impara con l’aiuto dell’insegnante. Strano che sia io a sostenere che c’è una persona di fronte a me e non un robot programmabile e che questo sia dotato di una sua volontà incoercibile né totalmente aggirabile. Però se egli non vuole imparare, la scuola, tolta quella dell’obbligo, non è posto per lui. Non è difficile da capire e rende le cose chiare per tutti. Invece no, se uno scrive che tutti gli alunni devono costruire i saperi e noi abbiamo l’obbligo che ci riescano succede una cosa semplicissima che ho visto molte volte: si insegna un 20% del programma, a tutti però, e poi si regala il 6, sempre a tutti. Bello vero? Quelli che vogliono imparare così scelgono se rimanere impastoiati dai furbissimi nullafacenti o se cambiare scuola, magari privata. Così si sono create le scuole pubbliche ghetto dove ci sono i furbissimi ghettizzati, famosi in tutta la città. Io, una cosa così la chiamerei eterogenesi dei fini.

    Spero,  stavolta, di averla interpretata bene: del resto se lei è scusabile perché non è di madre lingua, lo sarò ben io che devo capirla e mi ci sforzo. Ma lei, da brava paracula par suo, vede solo la parte che le fa comodo e si permette pure di irridere nelle ultime righe del commentino di sopra.

  • Georgejefferson

    Off topic:

    Quel meccanismo di imitazione che affonda la sua storia a ritroso nel tempo, deriva dalla paura.Quella paura in origine era comune a tutti in un mondo cosi spaventoso nella sua brutalita e pericolo, ma veniva un po attenuata con la forza dell’insieme, dell’appartenenza e condivisione di quel sentimento drammatico, che faceva apparire meno soli, con la probabilita di minor pericolo.

    Ben presto "i sacerdoti" piu riflessivi capirono come sia possibile sfruttarla e ancora oggi i meccanismi sono gli stessi. E’ il sentimento della paura che ci spinge a cercare di stare insieme agli altri, ma anche il sentimento di affetto, rispettoso voler bene.

    Ma la paura viene esasperata con messaggi subliminali continui che per effetto imitazione la moltiplicano, imponendo ai legami di essere tali quasi solo su quei presupposti.E cosi si cerca "la gente"..nei centri commerciali, su internet. E ci terrorizza venire giudicati come diversi, Anormali, ben sapendo nel nostro intimo che il concetto di normalita e’ molto aleatorio e mutevole.

    Quando la personalita fin da piccolo subisce repressione indotta della propria sensibilita’, alcuni nel loro intimo, ne soffrono di piu di altri, ma crescendo "naturalizzano" il fatto e quindi…scoraggiati e incazzati neri per questa ingiustizia, ma dando per scontato che sia cosa fissa ed immutabile (naturalizzata)..non fanno altro che replicare come automi, il male che e’ stato inflitto a loro, con altri piu deboli (in un dato momento), chiudendo in fretta a se stessi la faccenda con lo slogan: il mondo e’ una catena che gira, ed e’ legittimo che come sono stato trattato io lo faccia agli altri.

    L’atto di volonta’ rivoluzionario, in questo contesto (rivoluzionario in senso lato) sta proprio bel ribaltare quel comportamento che replica uguale, nel suo opposto (anche se non "perfettamente" opposto), derivando la scelta dal giudizio dalla consapevolezza di questa ingiustizia, come contingenza storica derivante dalle abitudini umane e si frequente, ma solo per consolidamento "autoritario" (imposto a forza), e non "autorevole" (riconosciuto come giusto).

  • Georgejefferson
    La critica ("seria") accusatoria sarebbe: non si deve riprendere i chiacchieroni e disturbatori. Lo si aiuta a casa Gratis, la coscienza deve "mordere" e l’insegnante si deve dare la colpa tourt court. La colpa non e’ mai dello studente che e’ un santo per definizione, aiutarlo non costringendolo a legger un libro equivale ad ucciderlo. Ascoltare una persona erudita ecc.. e’ peccato e si sentirebbe inferiore o annoiarsi, non bisogna bocciare mai e bisogna dargli la senzazione che sia indispensabile. Bisogna insegnare poco e dare un 6 a tutti.
    A parte l’ offesa finale (paracula)…una critica cosi e’ senza dubbio giusta. Quale stupido insegnante puo intendere questo come educazione ed insegnamento?
    Solo dei fuffologi pedagogici che servono a dare lavoro a qualche figlio di barone universitario. Si, saranno sicuramente fuffologi pedagogici che servono a dare lavoro a qualche figlio di barone universitario.
    Non e’ una critica seria. Puoi negarlo ma e’ li da leggere, è solo espressione di rancore derivante da spiacevoli aneddoti personali cui avranno anche fondamento di ragione nella loro contingenza, ma ne ricavi giudizio verso l’universo mondo, derivante solo da qualche parola letta che ti ricorda quegli episodi.
  • Georgejefferson

    E’ una falsa critica con argomenti "frase ad effetto" (sempre colpa degli altri, biosogna promuovere tutti ecc..)

    Non dissimile da qualunque critica di mercato semplicistica che estremizza il vittimismo come forma retorica.
  • neroscuro2014

    Hai mai provato a scrivere dopo aver smaltito la sbornia?

  • neroscuro2014

    Hai mai provato a scrivere dopo aver smaltito la sbornia?

  • castagna

    Estraggo una parte come spunto e non
    come frattale esaustivo:

    “ connotati etici di riferimento sono
    legati a contingenze politico-economiche in continuo mutamento. Se
    prestiamo attenzione, scopriamo che tali connotati hanno più a che
    fare con la configurazione economica e produttiva del periodo storico
    in corso che con pulsioni o ideali connaturati all’indole umana. E’
    un principio banalissimo per chi ha letto e digerito Marx …..

    …..Lo stesso testo letterario è
    impermanente e assume valenze, significati, contenuti completamente
    cangianti col variare delle epoche e del pensiero “

    La
    considero una interpretazione debole; non già errata, bensì
    recessiva: è valida ma in misura piccola.

    So
    che ci vuole un minimo di sforzo per interpretare i riferimenti
    espressivi, miei in questo caso, di un interlocutore che si muove con
    concezioni leggermente divergenti; ma non è così difficile, e per
    chi non ci riesca…. meglio.

    La
    letteratura non è il memento dell’impermanenza, cosa che è pur vera
    ma solo come accessorio, bensì principalmente è il memento della
    continuità di idee e sentimenti tra individui di epoche e situazioni
    differenti: ecco perché ci piace, perché risuona sulle stesse note
    che già abbiamo dentro.

    Scienza,
    nel senso di sapienza e non di tecnologia, significa trovare le
    regolarità nei fenomeni. Se tutto fosse un fluido continuo divenire
    senza regole né limiti né cicli vorrebbe dire che tutto quello che
    sappiamo non varrebbe niente nell’attimo successivo. E sarebbe così
    e nel campo fisico e in quello psicologico, e morale ed estetico.

    La
    differenza tra classe e moda è semplice: lascia decantare
    quell’opera per un periodo congruo di anni: se ti piace ancora, e se
    altri ne fruiscono ancora, allora è classe, altrimenti è moda.

    In
    fondo l’arte è solo maniera: maniera nuova di esprimere contenuti
    vecchi, antichi, eterni.

    Non
    esistono idee nuove, sentimenti nuovi nell’uomo: sono tutti già lì
    nella struttura umana, e ciclicamente riappaiono. L’artista li scova
    con severa tenacia dentro di sé, e quindi dentro l’umanità, e
    riesce ad esserne tramite.

    Esistono
    correnti filosofiche, tra le quali il marxismo, che vorrebbero l’uomo
    essere solo una impermanente funzione di un sistema. Personalmente
    ritengo che l’uomo sia una struttura incoercibile.

    L’uomo-funzione
    è propaganda coercitiva dei prepotenti, dei violenti, di chi cerca
    di trarne un vantaggio, o, d’altro canto, siano i sofferenti e i
    carenti; di contro l’uomo-struttura per loro è un pericolo, è
    l’inferno. E il “Sistema”, qualunque sistema, cercherà sempre di
    propagandare le teorie per le quali l’uomo è solo una funzione: di
    rapporti socio-economici, di una nazione, di una religione etc…. di
    qualunque cosa sia definita come struttura reale.

    Al
    contrario l’unica struttura reale è l’uomo, il resto sono
    sovrastrutture, in linguaggio marxiano, funzioni, in linguaggio
    “castagnano”. (Poi, se vogliamo andare nel mistico filosofico,
    anche l’uomo evolve come struttura, ma ci vogliono generazioni e
    migliaia di anni; e in ultima e mistica analisi siamo tutte funzioni
    di una unica Struttura…. incenso e gong, please).

    La
    letteratura attiene principalmente alle strutture, e non alle
    funzioni. E’ per questo che richiede quella profondità, spesso
    guadagnata con fatica e sofferenza, che non tutti hanno; o forse che
    non tutti hanno il coraggio di avere.

    La
    lezione del rabbino Mordechai, alias Karl Marx, è la solita azione
    di falsità, azione rabbinica, clericale in senso lato.

    Da
    un lato perché pone come primaria la funzione, o sovrastruttura,
    che, come clero, vogliono far assurgere a divinità potendola
    controllare. Se la “struttura” primaria è la nazione, e noi
    siamo i re; o la religione, e noi siamo il clero; o la struttura
    economica, e noi siamo ricchi sfondati…. be’, si sa, il popolo non
    può essere vinto, deve essere convinto: ed ecco che arrivano tutte
    le teorie più strampalate sull’uomo-funzione religiosa, nazionale,
    economica, sessuale – vedi Freud – etc

    Le pulsioni primarie nell’uomo sono
    sempre le stesse. Se nei singoli individui possono assumere forme
    quasi infinite, quando sono normalizzate nella massa,
    sociologicamente, sono sempre le stesse riconoscibili pulsioni.

    Anche l’uomo, sociologicamente, è un
    fenomeno che come tanti ondeggia ciclicamente intorno la propria
    media.

    Per esempio il Pareto individua
    pragmaticamente sei pulsioni primarie – sempre normalizzate come
    media collettiva, non individuali – che chiama residui:

    istinto delle combinazioni

    persistenza degli aggregati

    bisogno di manifestare i sentimenti con
    atti esterni

    istinto di socialità

    integrità dell’individuo

    pulsione sessuale

    il resto sono derivazioni,
    razionalizzazioni, giustificazioni…

    La cultura vedica ne riconosce altre.

    In finanza solo due: avidità e paura.
    Etc..

    La Poesia smaschera la derivazione, la
    giustificazione, e mette a nudo i movimenti primari.

    Per ciò è eterna, interculturale,
    violentemente nuda.

    Una delle massime di Castagna da
    sempre?

    La Poesia è il motore del Mondo.

    E ciò perché in ultima analisi
    ognuno canta il suo canto, ognuno fa la propria Poesia, che poi è
    solo variazione estetica sulla sempiterna struttura umana. Potremmo
    definire l’ “io” solo come variazione estetica, poesia.

    Va be’…. credo di essermi in
    qualche modo spiegato: la letteratura ti porta in qualche modo verso
    l’essenza.

    Un rapidissimo excursus sul Mordechai,
    alias Marx.

    Questo affabulatore non fa altro,
    molto rabbinicamente, di intessere di grandi espressioni la banalità
    dell’economia: l’importante è creare la parola, il significante, su
    ciò si crea la suggestione e la venerazione della plebe.

    Due parole: “capitalismo” e
    “plusvalore” su cui aggancia la plebe.

    La prima significa che per qualsiasi
    atto economico occorre un capitale, gli strumenti. Scoprire l’acqua
    calda sarebbe stato più entusiasmante. Ma dire che per battere il
    ferro ci vuole il martello, cosa che tutti banalmente sanno, non è
    così suggestivo come chiamarlo “capitalismo”.

    Dire che per coltivare ci vuole la
    terra, ma va?, era troppo scontato.

    Del “capitale”, degli strumenti,
    in ogni caso non se ne può fare a meno: o li possiede l’individuo
    sparso o li possiede il potere centrale, che sono sempre individui
    sotto falso nome; e sempre “capitalismo” rimane.

    “Plusvalore”: fondamentale scoperta
    economica del Mordechai che scopre , dopo millenni, che se uno si
    sbatte lo fa per un vantaggio….

    Un consiglio Gianluca: dì che ti sei
    licenziato da professore e ti sei messo a produrre miele biologico
    sulle pendici dell’Appennino. E non cagare il cazzo, che ti frega…
    una volta avevi detto che eri morto!

    Dì che ti sei messo a fare il
    pastore, vediamo se ti vengono a insegnare come pascolare le
    pecore…

  • Tanita

    Errata: Dove dice "Io can’t" leggasi "You can’t". Grazie.