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PERCHE' LA GENTE NON SI RIBELLA ?

DI MARINO BADIALE

il-main-stream.blogspot.it

Se “gente” suona troppo populista alle vostre orecchie, potete tirare in ballo il popolo, le masse, il proletariato, la classe operaia, i ceti subalterni, come meglio vi piace. Comunque sia, il problema è chiaro, ed è fondamentale. Dopo tante analisi sociopoliticoeconomiche, possiamo dire di aver capito, almeno in linea generale, cosa “lorsignori” stanno facendo, e perché. Ma la possibilità di una politica di contrasto ai ceti dominanti è appesa a questa domanda: perché la gente non si ribella?

Non ho risposte, lo dico subito. Mi sembra però di poter argomentare che alcune delle risposte che più comunemente vengono ripetute sono poco convincenti. Proverò allora a spiegare questo punto, nella convinzione che togliere di mezzo le spiegazioni deboli o incomplete possa aiutare ad elaborare spiegazioni migliori.

Risposta n.1: “La gente sta bene, o meglio, non sta ancora abbastanza male”. Il sottinteso di questa risposta è che l’ora della rivolta scocca quando si sta davvero male, quando arriva la fame. Ma questa idea è sbagliata. Se fosse corretta, il lager hitleriano e il gulag staliniano sarebbero stati un ribollire di rivolte, e sappiamo che non è andata così. La miseria non è condizione sufficiente per la rivolta, ma neppure necessaria: gli operai protagonisti di lotte dure, fra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento, non erano ricconi ma nemmeno miserabili ridotti alla fame.

Risposta n.2: “le condizioni non sono ancora peggiorate davvero”. Il sottinteso di questa risposta (che tiene conto delle obiezioni appena viste alla risposta n.1) è che la ribellione scatta non quando si sta male ma quando si sta peggio: quando cioè si esperisce un netto peggioramento delle proprie condizioni di vita. Tale tesi è facilmente confutata dall’esempio del popolo greco, che da anni vede le sue condizioni di vita peggiorare di continuo senza che questa faccia nascere una autentica rivolta (al più, qualche manifestazione un po’ dura).

Risposta n.3: “mancano i gruppi dirigenti”. Qui si vuol dire che i ceti subalterni non hanno ceti dirigenti che li sappiano guidare in una lotta dura e intransigente. Questa risposta coglie ovviamente una parte di verità: è proprio così, mancano le persone capaci di essere leader della lotta. Ma a sua volta questo dato di fatto richiede di essere spiegato. Il punto è che non sempre, nei grandi mutamenti storici, c’è un gruppo dirigente già formato. Ci sono certo persone più capaci di capire e di dirigere, ma difficilmente è già pronto un autentico gruppo dirigente, unito e lucido. In Francia nel 1789, per esempio, un tale gruppo dirigente non c’era. È la lotta rivoluzionaria che lo ha forgiato. In molti casi, anche se non in tutti, i gruppi dirigenti si formano nel fuoco della lotta. Ma se il fuoco non divampa non si possono formare.

Risposta n.4: “la gente è corrotta”. Ovvero, ormai la corruzione, l’illegalità, la prevaricazione hanno contaminato anche i ceti subalterni, che non si ribellano contro l’orrido spettacolo offerto dai ceti dominanti perché lo trovano normale, e al posto loro farebbero lo stesso. Anche qui, si tratta di una risposta che coglie qualche elemento di verità, soprattutto in riferimento all’Italia, ma che mi sembra insufficiente. Non mi pare che nel sentire comune vi sia questa accettazione maggioritaria del farsi gli affari propri, eventualmente in modo illecito e senza guardare in faccia nessuno. Il diffuso disprezzo per i politici testimonia del contrario. È vero che, notoriamente, l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù, ma se anche si trattasse di ipocrisia questo testimonierebbe del fatto che un tale omaggio è necessario. Neppure in Italia è possibile dire apertis verbis “sono un ladro, siatelo anche voi”, e questo perché evidentemente la cosa non potrebbe reggere, perché non è vero che sono tutti ladri.

Risposta n.5: “siamo diventati tutti individualisti”: qui si vuol dire che l’ideologia neoliberista è penetrata talmente in profondità che ormai tutti ci comportiamo come l’homo oeconomicus dei libri, calcoliamo freddamente i nostri interessi materiali e non ci facciamo smuovere dalle ideologie. L’obiezione però è semplice: proprio dal punto di vista del freddo interesse materiale appare evidente la necessità della rivolta collettiva. È evidente infatti, come diciamo da tempo in questo blog, che il progetto dei ceti dirigenti italiani e internazionali è la distruzione di diritti e redditi dei ceti subalterni, ed è pure evidente che il singolo individuo può ben poco. Ma allora la rivolta collettiva dei ceti subalterni appare come l’unica strategia razionale, proprio dal punto di vista dell’interesse personale.

Risposta n.6: “è venuta meno l’idea di una società alternativa” : insomma il crollo del comunismo ha trascinato con sé ogni tipo di rivolta popolare. Il capitalismo attuale viene concepito come l’unica realtà possibile e ciò che succede ai ceti popolari appare come una catastrofe naturale rispetto alla quale la ribellione non ha senso. Anche in questa risposta ci sono elementi di verità ma la spiegazione appare insufficiente: infatti i contadini si sono ribellati infinite volte, in Occidente e altrove, senza nessuna idea di una società nuova e alternativa, ma anzi chiedendo il ripristino dei vecchi rapporti sociali, turbati da innovazioni recenti o dall’arrivo di “nuovi signori”. La grandi rivolte contadine in Cina non hanno mai sovvertito l’ordine socioeconomico ma, quando erano vittoriose, portavano a sostituire una dinastia con un’altra. Qualcosa di simile si può dire delle rivolte di schiavi, che quasi mai mettevano in questione l’ordine sociale basato sulla schiavitù. Insomma, la rivolta può esserci anche senza basarsi sull’idea di una società futura alternativa.

Risposta n.7: “non ci sono più i legami comunitari”, ovvero siamo tutti individui isolati che in quanto tali non riescono a lottare. Anche qui, c’è una verità ma è parziale. Se è vero che le lotte contadine sopra ricordate erano basate su legami comunitari, è anche vero che in altri casi dei legami comunitari si può dire quanto detto sopra a proposito dei gruppi dirigenti: ovvero che essi si formano nel fuoco della lotta. Le lotte operaie della fine degli anni Sessanta in Italia mettevano assieme operai immigrati da varie regioni del sud e operai del nord che magari chiamavano i primi “terroni”: i legami non erano dati a priori, si sono formati sulla base della condivisione degli stessi problemi e sull’individuazione degli stessi nemici.

Risposta n.8: “la gente non capisce, sono argomenti difficili”, o più brutalmente, “la gente è stupida”: ovvero la gente (il popolo, la classe ecc.) non capisce i suoi propri interessi, non capisce come essi siano messi in pericolo dagli attuali ceti dirigenti. L’argomento “la gente non capisce” è facilmente confutato dal fatto che i contadini cinesi o francesi in rivolta non erano necessariamente degli esperti di politica o di economia. Insomma per ribellarsi non è necessario avere le idee chiare sulle dinamiche socioeconomiche. Quanto alla tesi più brutale “la gente è stupida” si tratta di una tesi che è difficile da discutere, per la sua indeterminatezza (cos’è la stupidità? Come si misura?).
In ogni caso, anche ammettendo questa “stupidità” (qualsiasi cosa ciò voglia dire) essa non sarebbe una spiegazione ma a sua volta un problema da risolvere. Perché la gente è diventata stupida, ammesso che lo sia? Sembra poi strano dire che la stragrande maggioranza della popolazione, formata da tutti coloro che hanno da rimetterci dalle attuali dinamiche sociali ed economiche (casalinghe e operai, pensionati e professori universitari, scrittori e droghieri) sia diventata stupida nella sua totalità. Se si va al fondo e si cerca di capire cosa si intenda con questa “stupidità”, si vede alla fine che, per chi dice che “la gente è stupida”, la motivazione principale è appunto il fatto che non si ribella. Ma allora dire che la gente non si ribella perché è stupida vuol dire che non si ribella perché non si ribella, e abbiamo una tautologia, non una spiegazione.

Questo è quanto mi sembra di poter dire. Come ho detto sopra, non ho risposte da dare. Ciascuna delle risposte indicate contiene qualche elemento di verità, ma nessuna mi sembra cogliere davvero il problema, e anche mettendole assieme non mi pare si guadagni molto. Chiudo suggerendo che forse abbiamo bisogno di altri strumenti, diversi da quelli della politica e dell’economia, abituali per me e per gli altri autori di questo blog (e, probabilmente, per la maggioranza dei nostri lettori). Altri strumenti che possono essere: filo
sofia, antropologia, psicologia. Si accettano suggerimenti, anche e soprattutto di lettura.

Marino Badiale
Fonte: http://il-main-stream.blogspot.it/
Link: http://il-main-stream.blogspot.it/2014/02/perche-la-gente-non-si-ribella.html
20.02.2014

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Perchè prima pioveva, poi faceva freddo, e adesso c’è Sanremo.

    E’ inutile, noi siamo un popolo di rammolliti, resi passivi da intossicazione televisiva, idioti e ignoranti oltre che vili, paurosi e traditori. I nostri Avi, gli antichi Romani, inorridirebbero a vedere come siamo ridotti.
    Poi c’è da dire che tanti, milioni, non vogliono cambiare perchè a loro va bene così, anche se vedono il fratello? accanto morire di stenti o suicidarsi. Mi riferisco ai: Dipendenti Statali, Sindacalisti a tempo pieno, giornalisti di regime, Operai garantiti,Militari, banchieri, manager industriali e altri ancora,la lista è lunga. Questi sono una decina o più di milioni e non permetteranno mai alcun cambiamento.Forse potrebbero cambiare solo sotto una deflagrazione di un Bulava, che più presto che tardi un certo Putin ci sparerà contro, con piena ragione, oserei dire. Alla malora, popolo vinto, schiavo e succube. Meritiamo una brutta fine, la fine dell’agnello sacrificale, scannato per far piacere al Dio dei Satanisti. Cordialità.
  • pierodeola

    La gente non si ribella perchè per ribellarsi ci vuole organizzazione e soldi.
    A noi la CIA non dà ne l’uno ne l’altro perchè spende già troppo in Venezuela,Argentina,Ukraina e Africa.
    Quando Soros litigherà con Renzi e compagnia forse qualche soldo lo darà anche a noi e manderà Optor a darci una mano.
    Campa cavallo.

  • Giaurro

    Il tacito presupposto di tutto
    l’intervento è che la gente, quantunque non lo faccia, dovrebbe
    ribellarsi. E invece no. La ribellione non risolve mai nulla, non ha
    mai risolto nulla. Non si può combattere il divenire col
    divenire. Visto che Badiale chiede consigli di lettura, io gli
    consiglio di leggere Emanuele Severino. Non che fidi nell’efficacia di simili
    consigli. Dopo 700 anni di umanismo operativo e volontaristico nessuno in Occidente ha orecchie per la Verità, tutti, invece (e l’auctor badialiano, Marx, in modo emblematico) per la sola Volontà
    di potenza.

  • fengtofu

    Un briciolo di vero c’è in tutte le tue risposte, specie nella n 9, e poi c’è una decima, importante, e comincio da quella: a ribellarsi efficacemente sono i GIOVANI  vedi ’68, ma anche 1848, probabilmente 1789 (se guardi un anno prima, 1788, ci corrono 120 anni esatti fra le 3 date, che non è una coincidenza…) mentre l’Italia di oggi è e diventerà sempre più un paese di VECCHI,  pieni di rabbia e rimpianto, ma sempre vecchi acciaccati, paurosi ed impotenti. Le rivoluzioni o le guerriglie comprese quelle finte e sorosiane son sempre fatte da giovani, anche se guidate in retrovia da furbi vecchiacci, e questo vale anche per la carne da cannone delle guerre!
    Il n 9 è un poco più giusto degli altri grazie all’efficacissima repressione in guanti di velluto del Sistema che si è scaltrito a furia di fiaschi dei "pugni di ferro": infatti col DIVIDE ET IMPERA  è riuscito nel capolavoro di dividere il destra dal sinistra, persino finte ed uguali come sono, e ce ne vorrebbero milioni di Preve o Fusaro per spiegare tutto alle masse rimbecillite, dove la TV,il porno libero, i casinò liberi dovunque, i telefonini tuttofare,  le divisioni tra amanti della Juve e non, delle bionde o delle brune, del sugo o del pesto hanno completato l’opera anche con l’aiuto determinante del liguaggio astuto promosso dagli intellettuali venduti, a base di "Bene" "Progresso ,democrazia, diritti Umani" e altre cazzate che addormentano tutti. Per i pochi che si svegliano e si fan vedere, c’è sempre la depressione suicida, l’auto impazzita, l’errore dei medici, la rapina finita tragicamente o l’infarto inatteso.

  • spadaccinonero

    il commento di pierodeola ha centrato in pieno la questione…

    non condivido con l’articolista per svariate ragioni
    primo punto
    nei lager o nei gulag non c’è stata ribellione semplicemente perché i prigionieri erano infinitamente più deboli dei loro carcerieri (armati) altrimenti se ne avessero avuto la possibilità avrebbero avuto salva la vita, infatti tentativi disperati di fuga o ribellione ce ne sono stati
    gli anni 60 e 70 hanno generato la politica di oggi per cui era meglio che si stavano a casa loro a fare la calzetta – oggi si starebbe meglio
    punto secondo
    in Italia si sta ancora bene infatti determinate categorie come gli statali sono ancora tutelate
    se i Greci riuscissero ad organizzarsi rivolterebbero la situazione te lo dice uno che in Grecia c’ è stato poco tempo fa
    punto terzo
    mancano i soldi per organizzare non i leader o le idee
    punto quinto
    l’egoismo nasce nel benessere, se ci fossero problemi comuni e non a macchia di leopardo si tornerebbe a pensare comune
    punto sesto
    preferisco astenermi e tenere per me l’analisi
    punto ottavo
    si, la gente è stupida te lo dice uno che ascolta con attenzione i discorsi della gente comune, dell’elettore medio, posso dire con certezza che hanno 3 o 4 neuroni a testa.
    non mi baso sul livello culturale ma di finezza cerebrale, infatti ho sentito cose sagge da persone con la quinta elementare e totali idiozie da laureati con lode 
  • oriundo2006

    Non ho tempo per una ricerca completa ed aggiornata: ma che forse non ci sia lo zampino di chi CI CONTROLLA ? O che pensate che siamo LIBERI ? E de fà che ? Magnà, bevere e annà de corpo ? Cosa credete che stiano a fare le GALERE orrende e mai riformate in Italia ? Perenne monito per chi OSA anche solo PENSARE CIO’ CHE NON DEVE ( ricordatevi di Stormfront in Italia: mentre le persone con medesime idee e però armi in pugno sono lodate e benvolute dal Nostro Caro Fratello…e dall’apparato ufficiale italiota, obvius … ). Anche la crisi serve a raffreddare gli animi, cosa credete ? Come le droghe libere a gogò, le centrali dello spaccio perennemente rifornite di materiale umano per la vendita al dettaglio ( barconi della ‘morte’: si, hai voglia…). E poi, cominciano qua e là ad apparire articoli che mettono in giusta luce i ‘progressi’ ( si fa per dire ) della manipolazione applicata al genere umano: eh sennò quelle centinaia di migliaia di impiegati e militari NATO che ogni giorno vanno al lavoro con cosa avrebbero da divertirsi ? Non esistono mica solo i droni…Una brevissima rassegna stampa, che poi se ho tempo aumenterò:

    -http://rgw.altervista.org/index.php?mod=read&id=1331198087
    La domanda è comunque questa, quella reale e sensata: è giusto ‘ribellarsi’ A COMANDO, avendo delle buone ragioni dalla propria parte, ovviamente ? Non è già tradire la nostra natura più intima, quella tante volte presa a pretesto dalle religioni più menzognere, per accettare di diventare dei mostri, sia pure a fin di bene ? Perchè se si inizia non è che ci si ferma a metà, questo si, quest’altro no, adesso vediamo, questo è un anziano, questo/a è troppo giovane, ecc., dammi il tempo di pensare, e quant’altro. Si spara e si uccide e basta. E si viene uccisi ( ma questo tutto sommato è un dettaglio ).
  • ericvonmaan

    Voto la risposta n° 1… per la maggioranza ci sono ancora risparmi (accumulati dai nostri genitori e nonni) o risorse economiche supplementari (qualche pesnione, sempre di genitori e nonni) sufficienti a "tirare avanti"… aspetta che finiscano…

  • antsr

    Un importante punto non messo è: siamo oramai un popolo fisicamente oltre che psicologicamente di anziani. A questo sono più disponibili gli immigrati che aumentano sempre più e che più facilmente potranno avere la nascita di leaders.

  • sun

    Prendo spunto da questa frase per cercare una mia risposta:
    "La rivolta contro la tirannia deve colpire l’oppressione morale, l’avidità dell’uomo e le dogmatiche religiose, finchè non si dimostri che ogni cosa vivente è sacra" … mi pare che abbiamo perso il senso della sacralità, ci siamo dimenticati della nostra parte spirituale che è quella che alimenta la passione. Dov’è finito il nostro spirito che insieme alla ragione ci guidi a combattere per un mondo migliore?

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  • fobia1984

    risposta n°9: quando ci si dimentica e si tende a sopprimere la propria parte spirituale insita in ognuno di noi, beh, a quel punto si diventa praticamente accessibili, appetibili, e in balia di forze ectoplasmiche che praticamente usano la nostra mente al pari di una cassa di risonanza, col risultato che i pensieri invece di scaturire dalla sorgente di noi stessi, rimbombano attraverso di noi scambiandoli inconsapevolmente per i nostri, per cui il gioco è fatto, non è necessario l’innesto endocranicale di biochip per controllare la sfera mentale ed emotiva di un soggetto, se poi aggiungiamo anche l’addomesticazione e un’eccessiva civilizzazione, ovvio che la vita in sè stessa diventa priva di uno scopo autentico e di conseguenza si brancola nel buio aggrappandosi alle istituzioni.

  • searcher

    quoto la tua risposta…se non si ritorna ai valori spirituali (ma anche metafisici) dell’esistenza non ce ribellione che tenga,anche perché per l’appunto tutto dovrebbe partire da questa presa di coscienza….purtroppo pero anche in questo caso si ritorna al punto di partenza,visto e considerato che queste sono quasi tutte completamente addormentate.

    forse l’unico risveglio possibile e’ ipotizzabile in un tracollo talmente tremendo che la sofferenza che ne farebbe seguito farebbe da schok terapeutico..sempre se ci arriviamo ancora da vivi,sintende..
  • Giancarlo54

    Un po’ tutte le risposte citate.

  • cdcuser

    mi spiace, ma non condivido questa frase "gli anni 60 e 70 hanno generato la politica di oggi per cui era meglio che si stavano a casa loro a fare la calzetta – oggi si starebbe meglio"


    daccordo sulla strumentalizzazione che ne é stata fatta in alcuni (forse molti) casi, ma penso sia uma grossa mancanza di rispetto verso chi "veramente" e dico "veramente" ha rinunciato ai propri egoistici interessi e dato molto volte la vita per fare acquisire dei diritti a migliaia di persone per una vita un pó piú dignitosa.
  • Earth

    E’ un peccato che si sia aperta questa bella discussione e tra un paio di giorni  non ci sara’ piu’, perche’ questo articolo non sara’ piu’ visibile

    Poi lo riprendo sul forum
  • ursal666

    Non c’è coscienza della radice dei problemi ed infatti si inveisce a caso, non c’è coscienza di classe, e la convinzione diffusa è che non dipende da noi. Che non si può fare nulla.
    La popolazione dai 14 ai 40 anni è stata sovraesposta ai fenomeni di massa televisivi e di deriva dei social network: l’italiano medio sta ancora cercando di diventare una pop star.
    Ci hanno promesso e venduto un mondo in cui puoi vivere nell’agio e ostentare ricchezza e disprezzo. Così le ultime generazioni non hanno ancora capito cosa gli è successo.

  • Giovina

    Concordo Earth.

    (La home e’ di impatto e richima subito l’attenzione, pero’ tutto fugge via, un po’ come in facebook.
    Nel forum gli argomenti si possono trattenere tutto un po’ di piu’ se  interessa.)

  • BRAURONIOS

    L’interrogativo ha una sua nobile ascendenza. Tanto per citare il caso più noto, lo poneva già il grande Étienne de La Boétie.

    Di risposte valide ce ne sono molte, e ognuna di queste ha una sua parte di verità. Ma non stanno sullo stesso piano: non hanno pari peso, in generale; né hanno, volta a volta, una pari attualità.
    Tra le varie chiavi esplicative prese in esame da Badiale è l’ottava quella di gran lunga più importante. Ma a patto di saper andare oltre la formulazione più sommaria, come "la gente è stupida" oppure "la gente non capisce". Il principio è da approfondire e articolare a vari livelli. Ne indico, concisamente, due.

    A livello generalissimo, teorico, bisogna domandarsi seriamente che cos’è il "popolo": quale sia la sua identità, la sua consistenza, il suo orizzonte; quali siano le sue effettive potenzialità. Quello di cui parlava una sinistra sognante, mitizzandolo, non esiste. E in realtà non è mai esistito. Come simbolica premessa di una concezione politica, è essenziale. Ma come soggetto politico reale è sempre stato alquanto evanescente. Salvo a coagularsi, e acquisire una sua forza, una sua unità, una sua identità, sotto la spinta degli eventi e la guida lucida di pochi; dove e quando, in rare occasioni, le circostanze lo consentono.

    A livello più contingente, storico, nelle condizioni attuali, oggi, quella che abbiamo sotto gli occhi è una verità squallida e inquietante ma incontrovertibile. Da cui non è lecito prescindere in una seria analisi. La manipolazione delle idee, dell’opinione pubblica, rispetto alle questioni di ordine politico e prima di tutto rispetto ai valori, alle scelte pubbliche e private, ha raggiunto un’intensità vertiginosa e ormai ha un’espansione capillare. Ne consegue, tra l’altro, che viviamo in una società post-ideologica. Ma questo vuol dire, soprattutto, una cosa estremamente grave. È passata una truffaldina visione interclassista della realtà sociale e della politica. Chi abita le stanze del potere, o ne gode i frutti, i privilegi, non ha veli sugli occhi. Sa benissimo che le differenze esistono e sono decisive. Uno che se ne intende l’ha detto con chiarezza: “La lotta di classe? Certo che esiste ancora. Ed è la mia classe che la sta vincendo”. Gli altri invece, quanti in vario grado sono deprivati di beni e di potere, hanno in maggioranza assimilato una falsa credenza propalata ad arte: che le barriere non ci sono, o non sono proprio invalicabili; o comunque non sono il portato di una dinamica politica, di una guerra strisciante e non dichiarata. Si illudono che il male tutt’al più venga dalle ruberie dei singoli, oppure di determinate cricche. Non arrivano a rendersi conto che dipende da un meccanismo. E che, almeno in linea di principio, il meccanismo sarebbe riformabile. È questa la “gente”. È questo il “popolo”.

  • bysantium

    Se la discussione continuerà nel forum, come auspicato da Earth, avrò il tempo per un’analisi più approfondita.
    Per ora mi limito a dire che la risposta N. 3 ( “mancano i gruppi dirigenti” ) riveste un’importanza maggiore di quella accreditatale da Marino Badiale.
    Il fatto è che il Sistema questo lo sa bene e continua a favorire la nascita di nuove finte opposizioni con lo scopo di depistare ogni potenziale insorgenza.
    Tsipras, per es., mi sembra proprio l’ultimo emblematico caso.

  • vic

    Siamo alle solite, parlano e scrivono in italiano ma non sanno nemmeno guardare appena al di la’ della frontiera, dove vive gente che pure parla italiano ma mai si sognerebbe, nemmeno sotto tortura, di diventare politicamente italiana. Piu’ facile dissertare di massimi sistemi, di Gulag e chissa’ cosa.

    Mi spiace Badiale, lei e’ cieco.
    Quello che sta succedendo nella Repubblica e Cantone del Ticino, e’ una ribellione vera e propria. A suon di voti. E’ il popolo che si ribella ai propri governanti, alle grandi lobby ed ovviamente ai diktat dell’UE. La fiammata ticinese sta coinvolgendo tutta la Svizzera e la fiammata Svizzera probabilmente divampera’ in tutta l’UE alle prossime elezioni europee.
    Certo chiamare ribellione una votazione (piu’ votazioni, una sequela di votazioni, una votazione permanente) suona strano. Eppure e’ cosi’: la vera rivoluzione sta nell’esercizio della democrazia vera, in continuazione, come il battere regolare di un tamburo. Fate come volete, ignoratela e deridetela la Svizzera, denigratela perche’ morite d’invidia e d’ignoranza, anche se da mezzo millennio non fa che darvi lezioni di ogni genere. E per chi vuol costruire una vera UE, offre pure un modello da cui partire.
    Continuate nella vostra cecita’ da presunti eredi dei romani, come se non ci fossero stati imperatori romani africani rumeni e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. La diciamo tutta? L’impero romano ce la fece a tirar la’ per secoli e secoli proprio perche’ la sua classe dirigente non era piu’ ormai italica. Le elites di Roma pensavano di contare, in realta’ non contavano piu’ nulla.
    Esattamente come l’Italia di oggi.
    Riscoprite la democrazia e la rivoluzione e’ bell’e fatta: l’UE, la Nato e compagnia bella possono far campagna ma non votano. E’ cosi’ dura da capire?
  • Earth

    Concordo, pero’ il problema e’ che ce l’hanno levato il potere di voto, vedesi Renzi

  • Georgejefferson

    Determinate cricche,detengono i segreti del meccanismo e ne sono i guardiani.Poi ci sono gli eretici.

  • Georgejefferson

    Il voto e’ il contorno formale Vic,sacrosanto a mio avviso,ma insufficente.E’ la pressione popolare a dargli la forza.Il voto,in se,non puo nulla.

  • maledettalamiaboccaccia

    Una risposta a questa domanda si può trovare alla fine dell’interessante libro "il Grillo mannaro" di Stefano Montanari scaricabile in PDF dal sito http://www.disinformazione.it [www.disinformazione.it]

    in particolare alle pagine 99/100 ci sono i 10 punti tratti dagli scritti di Noam Chomsky!

    http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/libro.pdf [www.stefanomontanari.net]

  • vic

    Esattamente.

    Diciamo che il voto struttura la pressione popolare. Molto di piu’ che vaghe manifestazioni di piazza. Ci vogliono anche quelle, quando ci vogliono.
    Secondo me i paesi dell’UE, soprattutto l’Italia devono riscoprire la democrazia.
    Devono smetterla di farsi incantare dai mantra dell’UE che poi diventano mantra dei governi verso i propri cittadini.
    Qui ben pochi si lasciano incantare da Barroso, non parliamo poi di quell’ectoplasma di Van Rompuy. Immagino che sia la stessa cosa ovunque nell’UE.
    Ho ripassato a memoria qual erano i personaggi politici che qui difendevano a suo tempo l’UE. Era esclusivamente gente che avrebbe avuto da guadagnare facendo carriera dentro l’UE.
    Se entriamo contiamo qualcosa nel processo decisionale, dicevano i fautori.
    Oggi lo vediamo tutti come funziona il processo decisionale dentro l’UE.
    Se vuoi contare devi essere un paese sovrano, cioe’ starne fuori.
    Ed anche in quel caso le pressioni sono enormi, sempre di tipo dittatoriale.
    Comunque mi sembra che le pressioni popolari dal basso contro questo tipo di UE cominciano a farsi sentire.
    Non bisogna illudersi che un nuovo parlamento UE cambi chissa’ cosa. Chiamarlo parlamento fa un po’ ridere, in quando ha pochissime prerogative.
    La vera scossa la possono dare solo i cittadini, ognuno a casa propria, votando, facendo capire ai propri governanti che occorre smetterla con questi diktat calati dalla famosa troika
  • sun

    Un evento esteriore potrebbe servire a svegliarci dal sonno nel quale siamo sprofondati, ma, se nell’individuo non c’è una propensione a svegliarsi da questo sonno (una forte sensibilità che spinga a riscoprire la parte spirituale in sè), anche quello che tu chiami lo shock terapeutico non avrebbe alcun effetto, se non quello di far divenire la persona ancora più animale aggressivo in lotta per la sopravvivenza.
    Dobbiamo lavorare su noi stessi, individualmente, per poter sviluppare un forte senso di etica sociale, sperando che le difficili condizioni materiali dell’esistenza non abbiano il sopravvento, distruggendo così la nostra bella etica individuale. Dobbiamo fare uno sforzo quotidiano.

  • searcher

    sono d’accordo anche per la sottile differenza che giustamente mi fai notare..

    ok,lottiamo pure,giorno per giorno per controbattere questo sistema di "valori" a cui ci ha portato tutto questo,pero appunto essendo un lavoro su noi stessi,sull’individuo in se’,quale sarebbe allora la maniera per far si che anche gli altri adottino la stessa strategia?..mi sembra un rompicapo,e un po anche come piantare un seme in un terreno completamente arido.
    non so tu come ti rapporti a questo,sarebbe interessante per me sentire come la pensi al riguardo
  • OlausWormius

    Questa risposta vale anche per l’articolo "perché la gente non si ribella" che è in home.

    Il problema principale è che attraverso l’ingegneria sociale, la tecnologia, e la tirannia scientifica (o pseudotale) che è avvenuta nel corso dell’ultimo secolo l’uomo ha perso la propria spiritualità, la fede in Dio e quindi ha lasciato la strada libera a chi invece la fede ce l’ha ovvero i seguaci di Lucifero (si lo so che per molti la parola Lucifero potrebbe suonare buffa e un po’ retrò ma è così).

    Quindi a partire dall’illuminismo ma sopratutto a partire dal secolo XX è iniziata la fase finale che porterà in futuro all’instaurazione di un nuovo ordine mondiale di stampo socialista totalitario (nazismo e comunismo erano delle prove tecniche diciamo, come asseriva il socialista fabiano H.G. Wells).

    I globalisti, sopratutto quelli ai piani più elevati, sono perfettamente coscienti del loro credo che è quello luciferiano e perseguono un’agenda che per quanto ampia è piuttosto semplice e ripetitiva nel suo incedere. Tutti gli altri (gli schiavi) si perdono nella complessità e nella divisione tra mille ideologie, mille religioni e sette e questa grande confusione nelle masse neutralizza all’istante qualsiasi possibilità di ribellione, ammesso e concesso che serva a qualcosa.

    Il tutto si riduce sempre a meri sfoghi virtuali che tutto sommato sono accettati dalle elites se non anche incentivati, un po’ come la droga, il porno, gli psicofarmaci, la prostituzione, i casinò, lo show business e tutto ciò che in qualche modo funziona da sedativo.

    Le ribellioni si fanno o non si fanno, un po’ come i figli, i nostri avi (schiavi come noi) non credo proprio che avevano la mania di pianificare ogni cosa nella loro vita, altrimenti quasi nessuno di noi sarebbe qui a scrivere. In fondo il potere degli schiavi è sempre stato il numero e quindi fare figli in grande quantità sarebbe già una forma di ribellione, l’unica secondo me auspicabile perché qualsiasi forma di violenza non farebbe altro che creare ulteriori divisioni utili che alla fine si rivelerebbero utili solo all’"ordo ab chao".

    Se poi alle elites non piace che la gente fa figli (e potete essere certi che non piace dato che uno dei loro obiettivi primari è il depopolamento) si troverebbero costrette ad uscire allo scoperto tirannicamente più di quanto non fanno già ora e magari finalmente anche i più addormentati inizierebbero a svegliarsi.

    Le manie di pianificazione e la "qualità" sono cose per elitari, gli schiavi hanno solo il numero dalla loro parte ma essendo che non sono più coscienti di esserlo non ne possono più approfittare.

    La società e i rapporti umani sono troppo corrotti, il lavaggio del cervello è ormai irreversibile.

    I nostri avi erano chiaramente manipolati anch’essi in maniera brutale ma erano ben coscienti della loro miseria e non essendoci ancora le tecnologie attuali almeno potevano farsi la loro vita non davanti ad un teleschermo (di tv, computer o smartphone che sia). Quindi io penso che siamo messi un tantino peggio, la soluzione comunque c’è e non è quella di ribellarsi ma di ritornare ad un approccio più spirituale dell’esistenza.

  • giu42su

    io ne aggiungo un’altra:

    – perchè siamo ancora (nonostante tutto) troppo cattolici (2000 anni di religione sono duri da cancellare) e c’è in noi un sentimento occulto di senso di colpa, quasi che ci sentissimo tutti un pò responsabili di questo status quo. Possiano sbraitare, criticare, inveire, ma sotto sotto ci sentiamo autori del problema più che vittime. E questo è purtroppo anche terribilmente vero. Non siamo migliori dei nostri politici (in verità conosco tanta "gente comune" che in confronto i politici corrotti, bugiardi e demagoghi sono degli  angioletti, che questi almeno quello che fanno lo fanno per un piatto sostanzioso, mentre quella lo fa per un piattino di lenticche, per delle briciole) Staremmo anche male, economicamente, ma io vedo tanta di quella gente ("comune", di nuovo) che, per profondità d’animo, per cultura, per serietà, per professionalità ecc ecc, non meriterebbe un centesimo di quel (poco o molto) che ha. 
    Non popolo siffatto non è nello "stato d’animo" di fare una rivolta 
  • spadaccinonero

    Anche in ucraina ci sono qulli che ci credono veramente in quello che fanno e sostengono… anche loro avrebbero fatto meglio a stare a casa perché se ne pentiranno un giorno

  • sun

    Io compio lo sforzo sulla mia persona, mica posso catechizzare il mondo.
    Che senso ha essere contrari alla guerra e magari litigare con il proprio vicino di casa o con un collega? Lo sforzo per un mondo migliore deve essere compiuto su noi stessi, sull’etica individuale … questo non significa che tutto quanto potrebbe essere travolto da eventi catastrofici, compresa la nostra etica individuale.