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PERCHE' CONTINUIAMO A ELEGGERE DEGLI IDIOTI ? (DEMOCRAZIA VS PSICOLOGIA)

DI DEAN BURNETT

theguardian.com

Le elezioni del 2015 sono alle porte (riferimento alle imminenti elezioni in Gran Bretagna del maggio 2015, ndr) ed è chiaro a tutti che dire o fare cose poco intelligenti non sia un ostacolo al successo politico. Sfortunatamente, ci sono diversi meccanismi psicologici che portano perfetti idioti a essere eletti nelle posizioni di potere.

Politici. La loro reputazione è davvero bassa. In tutta onestà, questa è di gran lunga la loro più grande colpa, ma sarebbe stupido pensare che ogni politico sia tale. Se tutti lo fossero, il mondo intero collasserebbe prima ancora che si possano pronunciare le seguenti parole: ”posso mettere nel rimborso spese?”. Tutti pensano che i politici siano riprovevoli e quindi pensano sempre al peggio.

Un politico mette in atto una cattiva politica? E’ una persona terribile. Cambia idea e fa retromarcia? È debole e non propenso alla leadership. I politici promettono miglioramenti (tagli delle tasse, aumento della spesa)? Naturalmente stanno mentendo. I politici promettono di fare qualcosa di non popolare (aumentare le tasse, tagliare la spesa)? Sarà una garanzia assoluta.
È una situazione in cui nessuno ne esce vivo quindi perché importunano? Molti politici sono nelle loro posizioni per scopi personali, ma sicuramente ce ne sono tanti che cercano realmente di fare del loro meglio e si rassegnano alle opinioni negative che ricevono.

Dunque, per la cronaca, non tutti i politici sono idioti (sebbene la vostra definizione di idiota possa variare). Ma ne è comunque pieno. Gli Stati Uniti sembrano particolarmente toccati dalla questione; Sarah Palin, Ted Cruz, queste persone stavano/si stanno contendendo la presidenza. E l’esempio George W Bush ERA presidente. Per 8 ANNI. L’uomo le cui stupide riflessioni sono state in grado di sostenere affari con un arsenale nucleare al suo comando.

Non che il Regno Unito possa sentirsi compiaciuto, con il grado di comprovata idiozia che ha al suo interno. Michael Gove, Chris Graylng, Grant Shapps, Jeremy Hunt, David Tredinnick, un partito laburista ridicolo (un insieme di babbei), l’ascesa del UKIP, e il caro sindaco Boris Johnson.

Un gran numero di persone è pronto a dire che Boris Johnson sia davvero intelligente/pericoloso, e che stia solo facendo finta di essere un buffone. Ma questo supporta la nostra tesi: una persona intelligente deve fingersi stupida per raggiungere il successo politico.

Cosa sta succedendo? In teoria, si dovrebbe voler avere una persona intelligente e che capisca l’approccio e i metodi migliori per governare un paese nel miglior modo possibile. Ma non è così, la gente sembra attratta da esempi di discutibile abilità intellettuale. Ci sono tutta una serie di fattori coinvolti tra cui quelli ideologici, culturali, sociali, storici, finanziari; i politici comprendono tutti questi aspetti, ma ci sono anche dei processi psicologici che contribuiscono a questo fenomeno.

La sicurezza ispira sicurezza

Le persone sicure di sé sono più convincenti. È stato dimostrato in molti studi. La maggior parte di questi, prende spunto dall’ambiente dell’aula di tribunale e suggerisce che un testimone sicuro è più convincente per la giuria rispetto a uno nervoso e titubante (il che ha ovviamente implicazioni preoccupanti per la giustizia), ma può essere dimostrato anche altrove. È un fenomeno che è stato sfruttato per decenni dai venditori di automobili e dagli agenti immobiliari. I politici ne sono chiaramente consapevoli, e così tutti i media e il management delle Public Relations; un politico che non si presenti convinto e sicuro di sé viene (metaforicamente) distrutto. Dunque la sicurezza è importante in politica.

Comunque, l’effetto Dunning-Kruger rivela che le persone meno intelligenti sono incredibilmente sicure di sé. Le persone più intelligenti, al contrario, non lo sono. L’autovalutazione è un’utile abilità metacognitiva, ma richiede intelligenza; se non ne hai abbastanza, non ti consideri con difetti o ignorante, perché non ne hai l’abilità tecnica per farlo.

Quindi se vuoi una persona intrinsecamente sicura di sé per rappresentare pubblicamente il tuo partito politico, una persona intelligente sarebbe una cattiva scelta sotto molti punti di vista. Tuttavia questo potrebbe avere un risvolto positivo; alcuni studi hanno evidenziato che quando si dimostra che una persona sicura di sé mente o si sbaglia, viene considerata decisamente meno affidabile e attendibile rispetto a una persona non sicura di sé. Questo può in parte spiegare la cattiva fama dei politici, che riguarda per lo più una serie di persuasive individuali grandi promesse e una serie di miserabili fallimenti nel riuscire a mantenerle. Queste cose disgustano i cittadini.

La politica è complicata

Effettivamente, governare un paese di decine di milioni di persone, ciascuna delle quali ha diverse richieste e necessità, è un lavoro incredibilmente complicato. Ci sono talmente tante variabili che devono essere considerate. Sfortunatamente è impossibile far rientrare tutto ciò in una conveniente formula onnicomprensiva da usare con i media moderni, quindi le personalità cercano di venire alla ribalta più spesso. E le personalità meno intelligenti sono più sicure, quindi più persuasive e così via.

La gente è spesso infastidita da temi intellettuali e complessi e più in generale dalle discussioni. Potrebbero non avere esperienza nel tema, o ritenere superfluo avvicinarsi per la quantità di tempo e di sforzo che sarebbe necessaria. Ma la politica, e in particolare la democrazia, richiede una partecipazione attiva delle persone.

Diversi studi sulla personalità suggeriscono che molte persone dimostrano una propensione agli obiettivi, una “ indole verso lo sviluppo o la dimostrazione di abilità a raggiungere delle situazioni”. Sentire che si sta attivamente influenzando qualcosa (per esempio le elezioni) è una motivazione potente, ma se un qualche tipo ben informato inizia a sparare paroloni su tassi di interesse o sulla mancata gestione dei fondi di health care, questi alienerebbe quelli che non seguono tali questioni e non se ne intendono. Quindi se una persona sicura di sé dice che c’è una soluzione semplice o promette di far sparire le cose difficili, loro sembrano molto più appagati.

Questo è anche dimostrato dalla legge sulla banalità di Parkinson, secondo cui le persone passano molto più tempo e sforzo focalizzandosi su qualcosa di effimero che possono capire rispetto a qualcosa di complicato che non possono afferrare. Nella prima situazione, c’è una possibilità più ampia per la partecipazione e l’influenza. E la gente ama davvero le cose effimere, ergo le persone meno intelligenti riducendo i grandi problemi a rapidi (e inaccurati) ritagli sono potenziali vincitori del voto.

Alla gente piace connettersi, comunicare

Una delle più citate frasi di George W Bush era che la gente sentiva che avrebbe potuto “bersi una birra con lui”. Quindi, sentivano che potevano connettersi a lui, sentirlo vicino. Al contrario, l’elitarismo è una qualità negativa. L’idea che coloro che governano il paese siano al di fuori delle norme della società è allarmante per molti e da qui i costanti sforzi dei politici per “rientrare” nella definizione.

La maggior parte della gente è naturalmente propensa a preconcetti inconsci, pregiudizi, stereotipi, e preferisce stare nei propri “gruppi”. Nessuna di queste cose è particolarmente logica né supportata da realtà o indizi evidenti e alle persone davvero non piace che venga detto loro quello che non vogliono sentirsi dire. La gente è anche terribilmente attaccata allo status sociale; abbiamo bisogno di sentirci superiori agli altri per pensare che continuiamo a valere la pena. Come risultato, qualcuno più intelligente dicendo cose complicate che contengono fatti scomodi (e accurati) non susciterà interesse alcuno, e qualcuno chiaramente meno intelligente che non andrà a turbare la percezione dello status sociale se dirà cose semplici e magari intrinseche di pregiudizi che negano quei fatti scomodi, ancora meglio.

È una situazione infelice, ma questo sembra essere il modo in cui funziona la mente delle persone. C’è molto di più di quanto detto in queste righe, ma includendo più aspetti avremmo reso il tutto più complicato e questo, come risulta da quanto detto fino ad ora, non è il modo per far piacere le cose alla gente.

Dean Burnett

Fonte: www.theguardian.com

Link: http://www.theguardian.com/science/brain-flapping/2015/apr/02/democracy-psychology-idiots-election?CMP=fb_gu

28.04.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GUENDALINA ANZOLIN

Pubblicato da Davide

  • ottavino

    Ah, ah, ah… carino questo articolo…. l’autore non si rende conto di rappresentare perfettamente la mentalità che rende la gente stupida (e che poi di conseguenza fa eleggere degli idioti).

    E’ il risultato di una società che non educa. Ma che cos’è l’educazione? 
  • Truman

    Per evitare questi inconvenienti è stato deciso che noi italiani non abbiamo bisogno di eleggere idioti, essi prendono automaticamente la posizione che loro compete. Così uno che è stato eletto sindaco di Firenze si ritrova Presidente del Consiglio.

  • 1Al

    Mi sembra che ormai il voto del cittadino non incida minimamente sui governi e sulle linee politiche. Fanno e disfano senza chiedere più il parere della gente. Ma in effetti di politica reale in questo scenario, non c’è rimasta più traccia, le regole e le decisioni le detta la finanza internazionale. E mai a favore della comunità, ma sempre a nostro discapito. L’attuale democrazia è solo un teatrino per gonzi, l’apparenza è sempre quella di un sistema democratico più o meno rappresentativo, coi vari pupazzetti al loro posto e con i soliti rituali, ma in sostanza si tratta di dittatura bella e buona.

  • adriano_53

    Antropologia da pub
    Italiani: mangiaspaghetti;
    Francesi: mangiarane;
    Tedeschi: mangiacrauti;
    Inglesi: perfidi.
    Burnett avrebbe potuto inserire anche questi.

  • Denisio

    Questa è un analisi intelligente che rispecchia verosimilmente i parametri reali che i capibastone del tal partito (e di quello apparentemente antagonista) valutano attentamente per scegliere il cosidetti leader; l esempio antidemocratico e golpista italiano è la dimostrazione del gioco sporco che stanno facendo alludendo motivazioni, scopi, obiettivi molto molto discutibili per chi è sano di mente o meglio informato e intelligente.
    Quello che viene meno con tutta questa retorica priva di logica e a basso contenuto è l unità del popolo che si sente demoralizzato, intimorito, impotente, diviso.
    Già questa consapevolezza sarebbe utile, la consapevolezza comune innegabile che un gruppo di stronzi (per fare un complimento) sta decidendo delle vite di quasi tutti producendo danni in rapporto ai quali gli "scandalosi" fatti di expo sono solo briciole.
    Abbiamo bisogno di una utile ribellione su vasta scala e abbiamo bisogno di badare poco ai dettagli e molto alla sostanza che sono le nostre comuni vite. Mi dispiace ma non credo nelle soluzioni democratiche (la democrazia ora è un utopia)

  • GioCo

    Stupendo, tutte le scollature tra l’esistente e il politicante emergono sul predellino dell’analista sociale.
    Guardian?! Ma che ti guardinan?! =:))
    Un articolo quasi elettrico, dato che fotografa Ombre, di un dilemma che produce con il Flash.
    L’Ombra e gli "occhi vampiri" che paiono farci tanto cattivi nelle foto amatoriali.
    Amatoriali.

    Ma qual’è lo scopo? Cioè oggi chi ha uno scopo per fare politica? La politica è complicata?
    In effetti nelle favelas si fa politica. Si faceva nei villaggi neolitici e si fa tutt’ora quando discutiamo con il preside della scuola dove portiamo i figli.
    Facciamo politica quando lottiamo con l’amministratore dello stabile per l’adeguamento della caldaia, facciamo politica quando ci sediamo al tavolo per discutere un progetto in azienda.
    Facciamo politica quando andiamo dall’operatore di sanità pubblica e trattiamo con lui le cure per i nostri cari. Quando decidiamo di fare la spesa al supermercato e decidiamo di comprare una marca al posto di un altra, facciamo politica. Quando cerchiamo di pagare meno tasse, quando non rispettiamo le regole stradali perchè siamo stufi marci e "saltiamo la coda", facciamo politica.

    Tutte le volte che siamo chiamati a discutere qualcosa che ci coinvolge, ci obbliga a produrre un parere in funzione di decisioni da prendere e che riguardano una collettività, un "altro da noi" e che da questo  parere verrà influenzato in tutto e in parte il destino di questo "altro", facciamo politica.
    Ma la facciamo con un senso costante di irresponsabilità, miopia e ottusità intollerabili e questo è evidente. Perché pensiamo che la politica sia altro da noi, sia una palla da frullare velocemente e giusto perché obbligatoria. Poi c’è altro, c’è la partita, c’è il concerto, ci sono gli incontri piacevoli che danno senso alla vita.
    Abbiamo un senso della vita legato al piacere, allo spettacolo, alla soddisfazione personale. Peccato che poi il senso della vita insista impertinente a stare dall’altra parte, dal rifiutato, dal penoso, dal pesante, dall’insopportabile e opprimente, dal doloroso, dal faticoso, dal deforme, dal disgustoso. Insomma stia dalla parte dello sfigato.

    Così il senso della vita, c’è l’ha la sfiga ma noi insistiamo a cercarla nel sacco della gloria.
    Vuoto di senso. Tutto allora ci pare difficile, irraggiungibile: se il senso della vita non sta nel Sacco della Gloria, allora Babbo Natale non era solo una Stupidaggine, era un uno Stron%Maleficio.
    Abbiamo perso le capacità più basilari di saper discutere, di saperci comunità oltre che individui, di sapere che ci sono bisogni comuni e bisogni individuali e che se i bisogni individuali possiamo discuterceli allo specchio, così non va bene per quelli pubblici. Se vogliamo stare in una comunità, dove sono i luoghi di discussione pubblica? Dove sono gli scopi che rendono desiderabile tale discussione? Dove si insegna a stare in pubblico a discutere di problemi pubblici?

    La verità è che dal supermercato alla scuola, dalla TV al lavoro, siamo socialmente resi disadattati, disincentivati in ogni modo anche solo a pensare come esseri viventi sociali e con bisogni comuni. Siamo tutti ormai disabili gravi che infettano con il virus della disabilità sociale qualunque realtà ancora semi-sociale raggiunta e chiamano questo per convenzione "benessere". Siamo famelici Zombie, prodotti di scarto del Grande Dio della Tenebra Mercato, capaci di fare bene una sola cosa: portare ovunque la nostra malata mentalità demoniaca e chiamarla "civilizzazione".
    Come le gigantesche montagne di pattumiera scaricate in Costa d’Avorio, o gli sversamenti di veleni ultratossici nel delta del Niger per estrarre petrolio a basso costo, come il l’ Oceano di Plastica [www.nationalgeographic.it] scoperto da Moore o Fukushima. Come le mosche, i ratti e i corvi che prolificano nelle nostre amate metropoli, piene di tante cose splendenti e di spettacolari tecnologie luccicose.

    Poi rimangono solo loro come prepotenti, Banche e Multinazionali. Puoi protestare se vuoi, puoi dire No. Basta che che lo fai in silenzio perché "lo spettacolo deve continuare", cioè devi continuare in silenzio a putrefare dentro la macchina tecnologica, dentro la struttura, benedicendola perché ti tiene in Vita, come per Franco il dittatore, senza il diritto nemmeno a crepare in pace. Tanto non c’è un alternativa: fuori c’è solo violenza, inedia, guerra, dolore. Quelle che abbiamo provocato per poter diventare tecno-frenicii disabili sociali. Non il Benessere. Fuori, c’è la Vita oltre la macchina e la Vita ha senso se sai reggerla come individuo singolo tanto bene come individuo sociale.
    Ma chi ha voglia di reggere quello che non è divertente?
    Alza il volume DJ che sto GioCo mi ha già Rotto i 3/4!!!

  • kefos93

    Sono ignorante e chiedo scusa.
    MA CHI CAZZO LI HA MAI LETTI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Saluti.

  • kefos93

    Chiedo scusa, ma il mio mouse a volte fa scherzi.

    MA CHI CAZZO LI HA MAI ELETTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Di nuovo.

  • FBF
    In democrazia il voto di 2 ignoranti ha più peso di 1 colto. 
    Per cui la democrazia non esiste e molti continueranno ad eleggere "FINTI IDIOTI" poiché i politici in italia – ma non solo –  sono tutto quel che volete ma non non sono affatto idioti.  Loro hanno capito come funziona e chi comanda. 
    L’Homo politicus dovrebbe lavorare nell’interesse esclusivo del bene comune ma questo non è stato fatto poiché la partitocrazia fatta nascere dal Concilio Vaticano II uccise la politica favorendo il nepotismo per accelerare i ritmi naturali di chi arrivò. La tendenza al nepotismo rappresenta la selezione parentale. La società mutò da ethnos in ethos decelerando i ritmi naturali degli indigeni. Il sistema perciò non  può cambiare poiché per poter accelerare i ritmi naturali dei nuovi arrivati e naturalmente decelerare quella degli indigeni rimasti per poter creare una società basata sulle tradizioni e non sull’etnia.
    Per cui i politici sono quelli e non possono cambiare.
    Se però accadesse, scappate perché sarà un inganno come già accaduto in altri tempi e altre generazioni oramai estinte.
  • yago

    Se si ha un minimo di dignità non si accettano compromessi e questo in politica è vietato. Solo se si è ciechi non si può non vedere il marcio che circonda la politica. Se vedi e denunci diventi un pericoloso cane sciolto del quale i primi a volersi liberare sono i compagni di partito. E’ questo che determina la selezione naturale di una specie alla quale se non assomigli devi starne fuori. 

  • lucamartinelli

    Può essere! Ai miei tempi si diceva: "qual’è il limite della democrazia?" risposta: troppi coglioni alle urne!!.

  • lucamartinelli

    non conosco l’amico giornalista…..ma mi sembra un tantino dedito alle sostanze stupefacenti. "Eleggere" è un verbo impegnativo. Forse il tossicodipendente non ha ancora realizzato che la democrazia occidentale è un colossale inganno.

  • geopardy

    Concordo.

  • geopardy

    Negli Usa e in Italia è, ormai, sicuramente così, anche se c’è sicuramente gente in gamba in politica, ma in una società atomizzata deve fare i conti con il non pensiero di tanti "atomi liberi".