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PERCHE' CI AVETE TIRATO SU COSI' FEROCEMENTE CALCOLATORI, DISINTERESSATI, PAVIDI ?

DI MATTEO PUCCIARELLI

blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it

Stavo guardando su Facebook una lunga serie di fotografie risalenti agli anni ‘60 e ‘70. Le lotte, le manifestazioni, scontri con la polizia, gli striscioni, i colori visibili anche in bianco e nero, gli slogan, rabbia, molta rabbia, anche molta voglia di stare insieme, di condividere gli spazi, i sogni, il destino. Sì, bello, affascinante e tutto quanto.

Poi però i nostalgici di anni mai vissuti – accusati di essere rimasti ad allora solo perché di quegli anni invidiano la partecipazione, la radicalità, il realismo dell’utopia – pensano subito all’oggi, al deserto di oggi. Ogni volta mi viene da pensare che quelle piazze stracolme e così rebeldi erano fatte di gente in carne e ossa; altro non sono che i nostri genitori, o nonni. E mi domando, sempre, cosa ci avete lasciato? Perché ci avete tirato su così ferocemente calcolatori, disinteressati, pavidi?

Noi, che siamo i figli di quella generazione, siamo probabilmente – anzi no: ne sono sicuro – la gioventù o post gioventù più conformista e innocua che l’Italia da inizio ‘900 in poi abbia conosciuto. Ed è vero che il crollo delle ideologie, il consumismo, la televisione, il web eccetera, ok. È vero però che qualcuno dovrà pur averci educato, e forse non lo ha fatto bene, o forse quella ribellione di allora non era così sincera, o forse nel frattempo chi combattevate vi ha blandito e infine comprato.

Fosse solo una questione economica, poi. I soldi dopotutto non ci sono mai mancati, anche adesso che il lavoro scarseggia, perché c’eravate e ci siete voi. Quel che non ci avete insegnato è invece il poter credere che esista un’altra possibilità oltre all’adesione ad un sistema che ci è stato raccontato così, come se fosse dio, come se fosse legge di natura. Perché dovevamo essere performanti, noi. Pragmatici come lo siete diventati voi. Meno coraggio, meglio un sei politico esistenziale. Meno utopia, più piccola bottega.

E comunque tranquilli, perché la cosa più bella che ci avete regalato è una: l’incoscienza. Il progresso è finito da un pezzo, le cose vanno oggettivamente peggio e noi non ce ne stiamo nemmeno accorgendo.

68

Mattteo Pucciarelli

Fonte: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it

Link: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/04/13/matteo-pucciarelli-quel-che-non-ci-avete-lasciato/

13.04.2014

Titolo originale: Quello che ci avete lasciato

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    Beh. Io sono di quella generazioni, ma non ho figli… o meglio considero tutti fogli miei quelli della generazione successiva.
    Io qui quota parte sono interpellato… ma quota parte!
    Ognuno ha vissuto in modo diverso quegli anni…
    Gli individui possono essere anche molto simili, ma non sono mai identici, come non si trovano mai due impronte digitali identiche in due diversi individui…

    Di quella stessa generazione era e si dice, ad esempio, un Mughini, che già allora per me era uno …
    E potrei dire lo stesso di Giuliano Ferrara, che per conto del PCI veniva a tentare di cavalcare e ingabbiare le nostre spontanee assemblee…
    Io avevo la consapevolezza della necessità di protestare, ma non avevo chiaro cosa sarebbe successo dopo.
    Nelle riunioni, stupendo gli altri, chiedevo spesso: che ne sarà fra 10, 20, 30… anni? Quali saranno le conseguenze di ciò che facciamo o crediamo di fare oggi?

    Ricordo che era fortissimo in me il bisogno di consapevolezza, di sapere, di capire, di apprendere…
    Anche oggi conservo quello stesso smisurato bisogno di comprendere i processi in atto. Anche adesso avverto il senso del limite, dei miei limiti…

    Quando dovevo più spesso, in passato, riassumere la mia parte, il mio ruolo negli eventi di quegli anni, così dicevo: abbastanza vicino per vedere, abbastanza lontano per non bruciarmi. Usavo una metafora degli anni in cui al mio paese andavano spesso in fuoco della case, a volte per cause dolose, e tutti si avvicinavano alla casa in fiamme, ma non fin dentro le fiamme…

    Negli anni 60 e 70 ci furono molti che si bruciarono.

    I ragazzi di oggi spesso mi fanno pena e io faccio tutto quel che posso per aiutarli, ma con discrezione, molta discrezione, perché non mi piace atteggiarmi a guida o maestro… Non so se mai potrei esserlo… se ne sarei in grado… Allora come oggi rischio in proprio, giocandomi la mia vita, non quella degli altri.

  • EurasianMan

    La politica in parlamento sarà sempre politica, avrà da giostrare a seconda, propri interessi di classe o gestire la democrazia, amministrare la repubblica.. al di fuori nel mondo parlamentare. nella cronaca quotidiana in mezzo a molta brava gente, fiduciosa nel leader e nella propria ideologia politica o apolitica, c’è chi come un ragazzino vuol emulare per gioco i propri cartoni animati preferiti, c’è qualcuno cresciutello che non vede l’ora di emulare, alcune suggestioni indotte da un certo sistema.. volente o nolente, represse.. inconsciamente incapsulate dentro, nella propria mente.
    Al di fuori il cervello asseconda i sensi e le emozioni.. brevemente una nozione:
    perché i figli della generazione benestante di mezzo, pensano un futuro senza pensioni.. vogliono un loro leader, un futuro con pochi molto ricchi e tanti molto poveri.
    brevemente, non sono fascisti… o comunisti.. sono altri disinteressati senza ideologie politiche o formazione scolastica, gente che ha fastidio quando qualcuno sà..
    gente che non veda l’ora salga un regime per sfogare i propri istinti repressi, gente cresciuta..
    Quelli che ben pensano, diceva una canzone… all’italiano non si insegna come non essere preso per il culo al di fuori dell’Italia. gli si dice che oltre, lui non può andare, gli si dice che è una merda, che non capisce nulla, non gli vengono insegnati i trucchi del mestiere. che invece conoscono tanti extracomunitari che si muovono sulle barche nel Mediterraneo, che cercano l’altra sponda nord. Per andare dall’Italia verso altri paesi, o lavorare dove questi tanti ben pensanti.. non vogliono più lavorare.

    Non ho mai sentito nessuno trai conservatori.. promuovere uno stato di sussistenza con un reddito di cittadinanza… mai!

    Un mio amico di Stoccarda anni fa…, appena uscito dalla 56k ..aveva a me via pvt.. fatto vedere questo video,
    http://www.youtube.com/watch?v=m1TnzCiUSI0
    dicendomi come mai nessuno in Italia si adoperava per fare apprezzare il sistema IT. per riuscire ad essere apprezzati nel mondo e non derisi.. e al contempo apprezzare se stessi, sopratutto presi, gli italiani, singolarmente.
    francamente non sono mai riuscito a rispondere ne a lui, ne a me; non aveva senso il suo discorso. non capivo quale fosse il mio ruolo nel sistema Italia e allo stesso modo. come lui intendeva il sistema Italia; questo doveva di diritto dare a me una formazione, per affrontare culturalmente altri popoli o nazioni… questa sua domanda ora forse ha un senso…

    deo vindice.

    saluti un multinick

  • Truman

    E’ una delle elaborazioni più raffinate del centro sinistra di oggi: l’idea è che oltre a disgregare la famiglia, mettere gli uomini contro le donne, negare ogni identità sessuale che non sia LBGT, bisognava demolire i legami generazionali. Allora ecco la manfrina che questo disastro lo hanno combinato le generazioni precedenti.
    E allora:
    1) io ancora non mi sono arreso;
    2) questo casino non l’ho fatto io;
    3) se non ti piace la situazione attuale rimboccati le maniche e datti da fare.

    In subordine si può ammettere che siamo cascati tutti in una trappola, noi pensavamo fosse la democrazia, invece era una recita teatrale.

  • IVANOE

    Pucciarelli e lo chiedi perche’ siete diversi ?

    Semplice…
    Perche quelli che manifestavano negli anni 60 e 70  per  l’80% erano borghesi come te !!!
    Nella storia umana non c’ e’ stato ancora una vera protesta genuina e cioè  totalmente creata,organizzata e prodotta da figli esclusivi del proletariato e quando avverrà se mai avverrà allora ti dico che non ce ne sarà per nessuno…
  • Ercole

    Non ti sei perso nulla in quanto moltissimi di  quella generazione che si definiva comunista è rivoluzionaria ,ha fatto da apripista al neo riformismo ,si sono inseriti nel mondo del lavoro da dirigenti e hanno occupato tutti i posti di potere e diventati dei prezzolati della borghesia che a chiacchere dicevano di combattere e sono diventati i peggiri  cani da guardia del potere .Solo gli internazionalisti sono stati sempre coerenti e hanno difeso le battaglie dei lavoratori e continuano a farlo tuttora ,domenica 11 maggio siamo a Piacenza davanti ai magazzini IKEA per difendere gli addetti alla distribuzione contro il caporalato delle cooperative mafiose che di fatto li schiavizzano. Dei codardi degli anni 70 non sappiamo cosa farcene loro amano solo riempirsi la bocca sulla DEMOCRAZIA  (borghese )e si illudono che il capitalismo va riformato…..siamo alle comiche finali.

  • Georgios

    Io ho vissuto quegli anni. Sono stati bellissimi, un ricordo incancellabile.
    Ho cominciato a leggere e subito nelle prime tre righe c’è stata l’emozione dei ricordi. Allora in Grecia c’era la dittatura e io mi trovavo in Italia, figuriamoci, nel paradiso. Il 68, nel senso simbolico, e’ stato italiano, non francese, e non lo dico per ragioni scioviniste. E’ la pura realtà. Il movimento studentesco, il movimento operaio, il movimento femminista, l’autogestione, l’occupazione, un sacco di cose. Che hanno lasciato il segno: lo statuto dei lavoratori, l’articolo 18,
    la
    liberalizzazione degli accessi universitari, i decreti delegati, la scuola a tempo pieno,

    la riforma del diritto di
    famiglia, la legge sull’aborto, la legge sul divorzio.
    Non a caso in Francia e’ durato uno-due mesi mentre in Italia ci hanno messo più di un decennio, hanno usato la manovalanza reazionaria e provocatrice (con tutto il sangue versato), gli infiltrati, il terrorismo e anche la collaborazione dei vari compromessi, storici e non, per screditarlo e soffocarlo.
    Un’esperienza indimenticabile, dei sentimenti vivi e genuini una cosa meravigliosa che si può esprimere con una parola sola, ma grande come il cielo: partecipazione.
    Più tardi, da genitore, ho cercato di trasmettere non solo il ricordo storico ma sopratutto il senso dell’aria che si respirava. Ero sicuro che avrei avuto successo al 100% ma avevo fatto male i calcoli. Purtroppo non si può vivere dentro un guscio. Società, scuola, televisione, banche, politica hanno avvelenato tutto. Non e’ stato casuale.
    L’ho constatato leggendo subito dopo quelle 3 righe iniziali. Il solito veleno. Truman nel suo commento ha colto nel segno.
    Arrabbiato da tanta piagnucolante sfiga, ho linkato il sito originale dell’articolo. Ed eccoli là gli sfigati, quasi tutti sorridenti, come dei veri idioti. L’intellighenzia progressista della "sinistra" e della carità da setta religiosa.
    La verità, allora come adesso, e’ però una sola: quando le cose si mettono male, inutile prendersela col cielo che piove la merda. Bisogna stringere i denti e imboccare le maniche.

  • Georgios

    rimboccare

  • Gil_Grissom

    Questo sfascio e’ pero’ dovuto anche al fatto che molti di coloro che parteciparono alla rivoluzione culturale di quegli anni, una volta avuti i piccoli privilegi e le misere prebende tipiche dei borghesi, hanno rinunciato al loro sogno e a trasmettere quei valori di sete di giustizia sociale ai loro figli, o alla loro "prole" per utilizzare un termine marxista.

  • ottavino

    Si è trattato di un fenomeno di massa. E’ molto difficile per le masse "comprendere". Le masse sono inevitabilmente confuse e hanno tempi lunghissimi. La verità si da agli individui, non alle masse.

  • Georgios

    Quello che scrivi e’ assolutamente vero.
    Avrei però da notare due cose:
    Da una parte, gli studenti sono una categoria a parte, non una classe sociale dato che possono appartenere a classi diverse, ma in un contesto di accentuata lotta di classe possono agire da intellettuali in modo importante. Non a caso hanno cercato l’alleanza con la classe operaia e ci sono state molte occasioni di lotta comune. Poi, una volta persa l’identità di studente, ritornano a "ragionare" in termini di classe alla quale appartengono.
    D’altronde nella storia abbiamo moltissimi esempi di intellettuali della classe borghese che si sono dimostrati grandi leader del movimento di classe operaio, a partire da Marx ed Engels stessi. Lo stesso vale per Lenin ma anche più tardi come ad esempio con il Che e cosi via.
    D’altra parte la classe operaia italiana dell’epoca era già intaccata dai microbi del consumismo (fenomeno dell’operaio-massa) cosa che ha avuto un ruolo determinante allo spegnimento della lotta addirittura nel momento del suo più grande impeto (dopo l’autunno caldo del 69).
    Il fenomeno era stato raffigurato in modo quasi perfetto nel più bel film del cinema italiano, La Classe Operaia va in Paradiso.

  • ottavino

    E poi come si fa a pretendere che i "sessantottini" avessero capacità educative? Loro sono i primi a non averci capito nulla, perciò…..

  • Tanita

    Ah, ragazzi!

    "Si parte con note
    sul 1968 dal maggio francese al risveglio della
    primavera praghese, alla vittoria delle elezioni di Nixon e si precisa che
    “l’Italia già figura nei programmi della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato
    e del Pentagono come regione instabile, da sorvegliare ed eventualmente
    “puntellare” dopo le illusioni del
    centro-sinistra compiacentemente autorizzate dalle “teste di uovo”
    americane come Kennedy alla presidenza”. Si scriverà che “l’Italia è
    condannata ad essere oggetto e mai soggetto di politica internazionale , né la
    classe dirigente, per suo tornaconto, intende modificare questa
    condizione”. É impressionante leggere l’elenco dei Servizi operanti in
    Italia, da quelli americani a quelli tedeschi,francesi, inglesi, arabi e greci
    israeliani, spagnoli, portoghesi olandesi, jugoslavi, cino-albanesi, e quelli
    del Patto di Varsavia
    .
    http://www.reset-italia.net/2014/05/09/strategia-tensione-p2-gli-appunti-sequestro-maletti/#.U298GLDfOAI [www.reset-italia.net]

    "negli
    anni cinquanta era avvertito negli ambienti NATO il pericolo di una invasione
    ideologica comunista, fu per questo che i Paesi democratici, realizzarono una
    rete di resistenza nei vari paesi europei, nel caso in cui i comunisti avessero
    preso il potere attraverso un colpo di stato.

    Queste reti anticomuniste, finanziate in parte dalla CIA, erano
    presenti in tutta Europa, comprese nazioni neutrali.L’Italia partecipò a questo
    progetto mediante l’Organizzazione Gladio, capace di contrastare una possibile
    invasione dell’Europa occidentale da parte dell’Unione Sovietica e dei paesi
    aderenti al Patto di Varsavia, attraverso atti di sabotaggio e di guerriglia
    dietro le linee nemiche.

    Le organizzazioni “stay-behind” della NATO, analoghe all’italiana
    Gladio, rappresentavano quindi una possibilità di continuare a combattere in
    attesa dell’intervento degli Stati Uniti che, data la distanza geografica
    dall’Europa, sarebbe giocoforza arrivato in un secondo momento. Le sue cellule
    clandestine erano destinate a “stare nascoste”,o “al di là delle linee”, da cui
    il nome in inglese stay behind, in territori controllati dal nemico e
    comportarsi come movimenti di resistenza, conducendo atti di sabotaggio e di
    guerriglia.

    Vennero considerate altre forme di resistenza clandestina e non
    convenzionale, come operazioni “false flag”,attentati e simili operazioni
    rivendicate sotto falsa bandiera per fomentare divisioni politiche, e attacchi
    terroristici.

    L’Italia aderì in via ufficiale nel 1964, ma già in precedenza erano
    attivi accordi bilaterali tra SIFAR, allora Servizio d’Informazione delle Forze
    Armate, e CIA tesi ad arruolare ed addestrare nuclei di operativi in grado di
    organizzare la resistenza armata sul territorio occupato da un’invasione o
    controllato da “forze sovversive”.

    L’esistenza di queste forze militari NATO clandestine rimase un segreto
    strettamente sorvegliato durante tutta la guerra fredda fino al
    1990
    ".

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/emanuela-orlandi-cia-brigate-rosse-terroristi-1769212/ [www.blitzquotidiano.it]

    E
    cosí via…

  • Georgios

    Certo, in Grecia come filiale della Stay Behind c’era (c’è?) la Sheepskin ("pelle rossa di pecora", siamo estrosi noi) un sacco di volte "neutralizzata" e altrettante resuscitata.
    Ma, sai, non bisogna insistere con tutte queste ragnatele sistemiche perché si perde la sostanza e si corre il pericolo di credere che col sistema non c’è niente da fare, e’ tutto programmato. Non voglio dire ignorarle ma dare le giuste proporzioni. In fin dei conti anche lo zar aveva la sua Okhrana, questo non lo ha salvato.
    Grazie dei link.

  • makkia

    Mi limiterei a un "+1" ma fa tanto Gùgol plus. Perciò aggiungo:

    Per motivi di lavoro io ci campo in mezzo ai g-g-giovani e, al di là della confusione (dal mio punto di vista) che hanno in testa, hanno però chiare altre cose, molte più di quanto gli intellettuali gli creditano.
    E’ vero, sono disincantati e non danno retta al primo "profeta della rivoluzione" che passa di là. Ma fosse questo il motivo per cui li dipingono come ignavi?
    Perché non sono abbastanza creduloni da accorrere in massa alle sirene vendolate, savianiche, e altro ciarpame vivacchiante nelle nicchie ecologiche della globalizzazione?

  • Tanita

    Certamente, ma per prendere decisioni bisogna capire la realtá.
    Altrimenti
    crediamo che é tutta colpa dei nostri genitori.
    🙂
    Sai quante volte ho
    sentito cazz…te sull’Argentina (come sull’Italia e gli Italiani), quando in
    tutta l’America Latina si portó avanti un piano sistematico di
    dominazione?

  • Georgios

    Certo, pienamente d’accordo.
    Scusami, ma vedo molti in giro che cercano i colpevoli dappertutto, anche nella galassia di Andromeda!
    Saluti.

  • Gil_Grissom

    Magnifico film, cui pero’ non e’ inferiore In nome del popolo italiano con la recitazione superba di Gasman e Tognazzi.

  • Taser
  • Georgios

    Bell’articolo. Discordo sulla speranza. Ho commentato.