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PARIGI: CUI PRODEST ?

DI PEPE ESCOBAR

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Non ci sono prove che sia un false flag – per ora. Ciò che sembra provato è che Daesh è in grado di portare avanti missioni avanzate con legami importanti.

Scorrendo centinaia di report ho trovato un cittadino danese che descriveva uno degli assalitori di un caffè parigino: ultra professionale, vestito di nero da capo e piedi e incappucciato, AK47, molto ben addestrato. Non sono i soliti bombaroli in mutande di Al-Zawahiri, sono killer professionisti. Questi ha lasciato la scena del crimine indisturbato e al contrario di quanto dice la polizia francese, potrebbe non essere stato catturato. Non indossava giubbotto suicida.

L’intel francese giura di stare monitorando almeno 200 cittadini rientrati dal “Siraq”. Un lavoro mediocre. Parigi scoppia di polizia. La mente fatica a credere ad almeno 8 jihadisti che si aggirano di venerdì sera vestiti come killer professionisti.

Per me, questa è anche una questione personale. La jihad è venuta dalle mie parti a Parigi. L’ho lasciata la settimana scorsa per il mio solito viaggio in Asia. Mi sono sempre preso gioco di Fox News descrivendo il mio quartiere come una zona “no-go” – ovviamente per ragioni stupide/sbagliate.

Hanno scelto un piccolo ristorante cambogiano, economico e confortevole, dove gli habitué sono giovani ed abbastanza alternativi. Ciò significa che il quartiere è stato selezionato con attenzione per mesi.

Hanno scelto un mix di luoghi molto simbolici.

C’è una partita Francia-Germania alla quale assiste il Presidente in uno stadio in cui le barriere – etniche e religiose – si dissolvono, un vero simbolo di multiculturalismo.

C’è una performance di una band statunitense in una sala concerti piena di giovani.

C’è un caffè qualsiasi, alla moda, nel secolare quartiere giovane e alternativo tra il decimo e l’undicesimo arrondissement.

Questo punta ad uno spettro concettuale calibrato – attentamente selezionato da membri francesi, probabilmente quelli rientrati dal “Siraq”.

Ciò indica anche un madornale fallimento dell’intelligence francese e del Ministro degli Interni.

Ci sono così tante ragioni accumulate negli anni per una vendetta: discriminazione esplicita ed implicita contro i Musulmani, che li ha portati ad essere considerati cittadini di seconda fascia, l’appoggio francese ai “ribelli moderati”, le guerre di Sarko I e del Gen. Hollande in Libia e Mali, i minimi bombardamenti in Siria, la Francia sostenitrice della NATO.

Il timing: fondamentale. Giusto in seguito all’annuncio USA/GB della “possibile” uccisione di Jihad John e una manciata di ore prima che il tavolo di Vienna potesse diramare una lista dei 10 maggiori terroristi in Siria (oggetto del mio articolo su Asia Times).

Chi ne trae vantaggio?

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: https://www.facebook.com

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14.11.2015

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide