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OXI ! (NO)

DI JACQUES SAPIR

russeurope.hypotheses.org

La vittoria del NO al referendum è un evento storico. Farà da spartiacque. A dispetto delle numerose pressioni per il SI, da parte dei media greci come da parte dei dirigenti dell’Unione Europea, a dispetto del clima da panico bancario organizzato dalla BCE, il popolo greco ha fatto sentire la sua voce. Ha fatto sentire la propria voce contro le menzogne sulla situazione della Grecia, profusamente diffuse in queste ultime settimane. Dedichiamo un pensiero a quegli editorialisti che, di proposito, hanno travisato la realtà e fatto intendere che ci fosse un legame fra SYRIZA e l’estrema destra di Alba Dorata. Questo genere di menzogne non ci stupisce più, ma ce le ricorderemo

Il popolo ha fatto sentire la sua voce con insolita forza, perché contrariamente a quel che lasciavano ritenere gli exit poll, la vittoria del NO è stata ottenuta con uno scarto importante, attorno al 60%. Ovviamente questo rafforza il governo di Alexis Tsipras, e farà riflettere i suoi interlocutori. Presto ne vedremo gli sviluppi. Ma bisogna dire fin d’ora che le reazioni, siano esse quelle di Martin Schulz al Parlamento Europeo, di Jean-Claude Juncker alla Commissione[1], o di Sigmar Gabriel, il Ministro dell’economia e l’alleato SPD della Merkel in Germania[2], non lasciano spazio all’ottimismo su questo punto.

Questa vittoria del NO ha anche una particolare risonanza in Francia, com’è ovvio. Essa ha luogo a circa dieci anni da un’altra vittoria del NO, questa volta nel nostro Paese e in Olanda. Allora, era il 2005, si trattava del progetto di Costituzione Europea. Quel progetto fu rifiutato in Francia con oltre il 54% dei suffragi. Anche in quel caso la campagna mediatica condotta dai sostenitori del SI aveva passato ogni misura, aveva superato ogni limite. I sostenitori del NO furono sommersi da ingiurie e minacce[3]. Ma tennero duro. Risale ad allora il divorzio, sempre più ampio, fra i francesi e la casta mediatica, divorzio che si può leggere tanto nelle statistiche declinanti della stampa “ufficiale” quanto nel boom dell’audience dei blog, fra i quali questo.

Quel voto segnò la netta differenza fra ciò che pensavano gli elettori delle classi popolari e ciò che pensavano quelli delle classi benestanti[4]. Lo definii la “vittoria dei prolos sui bobos[5] [prolos, proletari, sta a indicare il popolino mentre bobos (bourgeois-bohéme) può essere reso in italiano con l’espressione «radical-chic», N.d.T.]. Sembra proprio che si sia verificato lo stesso in Grecia, perché se le periferie ricche di Atene hanno votato SI oltre all’80%, è con una proporzione inversa che il NO ha vinto nei quartieri popolari. Il NO dei greci è un eco diretto di quello dei francesi. Eppure, con una serie di manovre, un testo quasi analogo – il Trattato di Lisbona – fu adottato qualche anno più tardi per mezzo di un’alleanza inedita fra l’UMP e il PS. Si può datare a quel periodo la rottura, che abbiamo sotto gli occhi, fra le élite politico-mediatiche e l’elettorato. Questa negazione della democrazia, questo furto del voto sovrano, è una ferita profonda per molti francesi. L’ampia vittoria del NO in Grecia tocca questa ferita e potrebbe spingere gli elettori a chiedere conto di un passato che decisamente non passa.

Il senso di un NO

Bisogna però capire il significato profondo di questo NO. Si oppone all’atteggiamento decisamente antidemocratico dei responsabili sia dell’Eurogruppo sia della Commissione Europea o del Parlamento Europeo. Getta discredito su personalità come Jean-Claude Juncker o Dijssenbloem, o ancora come Martin Schulz, il Presidente dell’Europarlamento. Soprattutto si oppone alla logica che era stata messa in atto dopo il 27 giugno, quando Dijssenbloem, Presidente dell’Eurogruppo, aveva deciso di escludere di fatto Varoufakis, il Ministro delle Finanze greco, da una riunione. Questo atto inaudito significava escludere la Grecia dalla zona Euro. Va inoltre sottolineata la sorprendente passività del Ministro francese, Michel Sapin. Accettando di restare nella sala, si è reso complice dell’abuso di potere commesso da Dijssenbloem. Benché il governo francese dica ora di volere che la Grecia resti nella zona Euro, il comportamento di uno dei suoi membri più eminenti, uno degli uomini più vicini al Presidente della Repubblica, se non costituisce una smentita quanto meno getta un dubbio sulla veridicità di questo proposito. Il governo greco non ha avuto modo di notarlo o di prenderne atto. Ma di fatto siamo stati esclusi da una battaglia nella quale la Germania ha, direttamente o indirettamente, ispirato largamente le posizioni europee.

Il fatto che la BCE abbia organizzato nella settimana fra il 28 giugno e il 5 luglio l’asfissia finanziaria delle banche greche, provocando un comprensibile timore nella popolazione, è la prova che le istituzioni europee non intendevano in alcun modo proseguire il negoziato con Alexis Tsipras, ma che cercavano di ottenere o un suo passo indietro volontario, o un suo rovesciamento per mezzo di una di quelle manovre di palazzo rese possibile da un regime parlamentare come quello greco. Il referendum era anche un tentativo di opporsi a tali manovre. La vittoria del NO è una garanzia che, almeno per un po’, il governo Tsipras sarà al riparo da simili tentativi.

È possibile una ripresa dei negoziati?

Tutto questo non significa affatto che i negoziati sul debito greco riprenderanno, benché necessari e benché motivati, come ricorda un rapporto del FMI opportunamente pubblicato, a dispetto dei tentativi di embargo messi in atto dall’Eurogruppo[6]. Tutti gli economisti che hanno lavorato a questo dossier, personalità di prestigio come Paul Krugman e Joseph Stiglitz (premi Nobel), specialisti internazionali come James Galbraith o Thomas Piketty, hanno spiegato per settimane che senza una ristrutturazione del debito, accompagnata da un suo parziale annullamento, la Grecia non avrebbe potuto ritrovare la strada della crescita. Sembrerebbe quindi logico concedere alla Grecia ciò che nel 1953 fu concesso alla Germania. Ma bisogna far presto, senza dubbio entro le 48 ore, e non è detto che le istituzioni europee, che hanno cercato di impedire la pubblicazione del rapporto del FMI, lo vogliano fare. La dichiarazione di Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, o quella di Sigmar Gabriel che afferma che la trattativa è chiusa non fanno presagire nulla di buono.

La scelta di Yannis Varoufakis di rassegnare le dimissioni da Ministro delle Finanze ha destato stupore. È lui uno dei grandi vincitori del referendum. Ma la sua è una decisione abbastanza logica. Il cambio di guardia con Euclide Tsakalotos va oltre ad una semplice concessione tattica fatta ai creditori. Così almeno è il modo in cui Varoufakis ha presentato le sue dimissioni[7]. Tuttavia l’arrivo del nuovo ministro potrebbe anche significare l’arrivo di un uomo più deciso alla rottura. Tsakalotos non fa mistero di esser diventato euroscettico. A Bruxelles non se ne sono resi conto, ma Varoufakis era in realtà un convinto sostenitore dell’Euro e dell’idea europea. Non si può dire altrettanto di Tsakalotos. Questo cambio di guardia potrebbe avere conseguenze rilevanti nei prossimi giorni.

In effetti se la BCE non si decide in fretta ad aumentare il plafond dei prestiti di emergenza (ELA) la situazione in Grecia potrebbe rapidamente raggiungere un punto critico e i negoziati perderebbero ogni senso. È quello che ha detto Alexis Tsipras la sera della vittoria del NO. un accordo è possibile se e solo se le due parti lo vogliono. Ma c’è il ragionevole dubbio, e ben più di quello, che questa non sia la reale intenzione delle istituzioni europee.

Se la BCE non aumentasse il plafond dell’ELA il governo greco non avrebbe altre scelta. O dovrà mettere in circolazione “certificati di pagamento” che costituirebbero una moneta parallela, oppure dovrà assumere il controllo della Banca Centrale per decreto (quella che si chiama una requisizione) e obbligarla a immettere sul mercato tante banconote che conserva nei suoi depositi quante quelle che sono conservate – su sua autorizzazione – nelle banche commerciali. Benché un commissariamento della Banca Centrale sarebbe del tutto giustificato in virtù del comportamento della BCE e dell’Eurogruppo, che hanno coscientemente violato il senso e la forma dei trattati, è comunque probabile che venga scelta la prima soluzione. In ogni caso questa non era la posizione di Yanis Varoufakis. Allo stato attuale non sappiamo quale sia quella di Tsakalotos. Se il governo greco deciderà di emettere certificati di pagamento, questo porterebbe in breve la Grecia ad un sistema a doppia moneta ed è lecito pensare che, nel volgere di qualche settimana, una delle due finirà per sparire. Ci troveremmo di fronte all’uscita dall’Euro, al Grexit. È bene dire subito che questa uscita dall’Euro sarebbe totalmente e completamente imputabile alle istituzioni europee.

È in atto l’uscita della Grecia dall’Euro?

Bisogna ricordare che l’uscita dall’Euro non passa obbligatoriamente attraverso una decisione netta e definitiva. Questo è un punto che è stato chiarito molto bene da Frances Coppola in un articolo pubblicato su Forbes[8]. L’uscita dall’Euro può essere il frutto della logica delle circostanze e delle reazioni del governo greco di fronte al doppio gioco che sia l’Eurogruppo sia la BCE stanno conducendo e che sta strangolando finanziariamente la Grecia. E’ un fatto inaudito che una Banca Centrale, come la BCE, formalmente incaricata di garantire la stabilità del sistema bancario nei paesi della zona Euro, organizzi nei fatti lo strangolamento delle banche e il loro fallimento. È un fatto inaudito, ma non senza precedenti[9]. Bisogna risalire alla tragica storia del XX secolo.

In Germania, nel 1930, il Presidente della Reichbank (la Banca Centrale Tedesca), Hjalmar Schacht, si era opposto a un prestito che gli americani avevano fatto al governo tedesco di Weimar, provocando in questo modo il panico bancario[10]. Questo panico causò la caduta della coalizione allora al potere e portò alle dimissioni del Ministro delle Finanze, il socialista Rudolph Hilferding. Ottenuto quel che voleva, Schacht tolse il suo veto. Questo esempio mostra come l’azione antidemocratica di una Banca Centrale abbia un precedente, ma si tratta di un precedente tragico. Con l’arrivo al potere del cancelliere Brüning la Germania scelse una politica di austerità che, qualche anno più tardi, portò al potere i Nazisti. Il potere della Reichbanck diventò un potere parallelo a quello del governo. La parola «Nebenregierung», o «governo parallelo», è entrata da allora nel lessico tecnico e politico della Germania.

È dunque lecito chiedersi se l’uscita della Grecia dall’Euro non sia già cominciata da una settimana, su istigazione della BCE e del peso che la Germania ha in seno agli organismi della BCE. Ma è ovvio che, in tal caso, questa uscita sarebbe interamente imputabile all’Eurogruppo e alla BCE. Per dire le cose come stanno, si tratta di un’espulsione, un atto che è a un tempo scandaloso e illegale, che legittimerebbe il governo greco a ricorrere alle misure più radicali.

È qui che la Francia potrebbe rappresentare un freno. Per la tarda giornata di lunedì 6 luglio è prevista una riunione fra François Hollande e Angela Merkel. Diciamola tutta: affinché questa riunione possa cambiare le posizioni tedesche, la Francia dovrebbe mettere tutto il suo peso sulla bilancia e minacciare anch’essa l’uscita dall’Euro nel caso in cui la Germania perseguisse con la sua politica e con le sue azioni. Immaginiamo che François Hollande non farà nulla di tutto ciò. A dispetto delle dichiarazioni rassicuranti fatte da personaggi di second’ordine, il nostro Presidente tiene troppo a quella che crede essere una «coppia franco-tedesca». Probabilmente gli manca il coraggio di trarre le conseguenze, tutte le conseguenze, del comportamento pericoloso e scandaloso della Germania. E suo malgrado, così facendo condurrà l’Euro alla fine – il che non è poi così grave – ma trascinerà anche l’Unione Europea sul fondo, il che invece è grave.

La grande paura dei sacerdoti dell’Euro

Diciamocelo pure, c’è una cosa che terrorizza totalmente i responsabili europei: che la Grecia riesca a dimostrare che c’è vita al di fuori dell’Euro, e che questa vita può, sotto certi aspetti, rivelarsi anche migliore di quella che c’è rimanendo dentro l’Euro. È questa la loro paura più grande, quella che li riempie di ansia. Perché una cosa simile mostrerebbe a tutti, ai Portoghesi, agli Spagnoli, agli Italiani, e ai Francesi, il cammino da seguire. Una cosa simile dimostrerebbe l’enorme truffa rappresentata dall’Euro, dimostrerebbe che non è stato strumento di crescita né strumento di stabilità per i paesi che l’hanno adottato, e dimostrerebbe la natura tirannica dei poteri non eletti dell’Eurogruppo e della BCE.

È quindi possibile, forse probabile, che i dirigenti dell’Eurogruppo e della BCE facciano ogni cosa in loro potere per provocare il caos in Grecia. Hanno già cominciato a fare il loro sporco lavoro dalla scorsa settimana. È bene che il governo greco, pur continuando a negoziare onestamente ma fermamente, come fa dallo scorso febbraio 2015, si prepari a misure che assicurino la stabilità nel paese e il normale funzionamento dell’economia e delle istituzioni, fosse anche obbligato a prendersi alcune libertà andando oltre alla lettera dei trattati. Questo può essere il senso della dipartita di Yanis Varoufakis, che probabilmente vive il comportamento della Germania e dell’Eurogruppo come una tragedia, e il suo rimpiazzo con Euclide Tsakalotos. Dopotutto non è stata la Grecia la prima a rompere i trattati, e le azioni intraprese dall’Eurogruppo e dalla BCE da una settimana a questa parte possono essere considerate contrarie e in contravvenzione tanto con lo spirito quanto con la forma di quei trattati.

Questa rottura porta in sé i germi della fine dell’Euro. Quale che sia la politica che prenderà Alexis Tsipras, è ormai evidente che all’orizzonte dell’attuale crisi c’è questa fine.

Jacques Sapir

Fonte: http://russeurope.hypotheses.org

Link: http://russeurope.hypotheses.org/4063

6.07.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARTINO LAURENTI

[1] http://europa.eu/rapid/press-release_STATEMENT-15-5310_en.htm

[2]L’Obs, « Grèce, un non qui passe mal en Allemagne », 6 juillet 2015,http://tempsreel.nouvelobs.com/la-crise-grecque/20150706.OBS2132/grece-un-non-qui-passe-mal-en-allemagne.html

[3]Si vedano gli archivi del sito ACRIMED,http://www.acrimed.org/article1980.html ethttp://www.acrimed.org/article2014.html ainsi qu’à Lordon F., « La procession des fulminants », texte installé sur le site ACRIMED,http://www.acrimed.org/article2057.htm

[4]B. Brunhes, « La victoire du non relève de la lutte des classes », propos recueillis par François-Xavier Bourmaud, Le Figaro, 2 juin 2005.

[5]Sapir J., La Fin de l’Eurolibéralisme, Paris, Le Seuil, 2006.

[6]The Guardian, « IMF says Greece needs extra €60bn in funds and debt relief », 2 juillet 2015, http://www.theguardian.com/business/2015/jul/02/imf-greece-needs-extra-50bn-euros?CMP=share_btn_tw

[7] http://yanisvaroufakis.eu/2015/07/06/minister-no-more/

[8]Coppola F., « The Road To Grexit », Forbes, 3 juillet 2015,http://www.forbes.com/sites/francescoppola/2015/07/03/the-road-to-grexit/print/

[9]Je remercie un de mes correspondants, Christoph Stein, qui a porté mon attention sur ce point. [Ringrazio uno dei miei corrispondenti, Christoph Stein, per avermi fatto notare questo aspetto]

[10] Müller H., Die Zentralbank – eine Nebenregierung Reichsbankpräsident Hjalmar Schacht als Politiker der Weimarer Republik, Westdeutscher Verlag, Opladen, 1973.

Pubblicato da Davide